mercoledì 8 Luglio 2020

“Accoppiamoli” tutti – parte seconda: l’avvocato del diavolo

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Buonasera, sono l’avvocato del diavolo.
Io conosco un sacco di storie di privati accoppiatori…ma non tutti sono “cuggini”.
Alcuni lo sono e sono consapevoli di esserlo…ma sono altrettanto consapevoli che tanti allevatori sono più “cuggini” di loro.
E sono consapevoli che comprando un cane tramite i canali tradizionali rischiano di ritrovarsi un soggetto della stessa qualità di quella prodotta da loro (se non peggiore), pagandolo dieci volte di più.
Tra i privati accoppiatori che ho conosciuto ci sono molti cacciatori.
Ne ho conosciuti diversi che hanno preferito tenersi un cucciolo della propria femmina (con difetti evidenti, spesso riconosciuti dagli stessi proprietari) piuttosto che prendere un cucciolo da un allevatore: alcuni per spendere meno, ma altri perché sono rimasti fregati.
Testimonianza: “Prima di questo qua avevo preso un cucciolo da un allevatore che ha dei cani belli e fa anche esposizioni.
L’ho pagato un milione e quando è diventato grande era più o meno allo stesso livello di quello che mi ha dato il mio amico per duecentomila lire”.
Un altro mi ha raccontato di aver preso un bidone con un cane che non era bravo e poi l’ha “dovuto” cambiare e se avesse badato meno alle solite storie che ti raccontano gli allevatori (linea di sangue qui e là, sangue tedesco e sangue svedese) e avesse fatto un accoppiamento col cane dell’amico vicino di casa, provatamente bravo, il risultato sarebbe stato migliore.
Molti poi ricercano lo “stile” del proprio cane nei figli…ed effettivamente ci sono degli atteggiamenti “familiari” che si tramandano.
Senza entrare nel paradosso degli accoppiamenti di meticci, o degli incroci assurdi, ci sono molti aspetti che fanno propendere per l’ accoppiamento “fatto in casa”.
L’aspetto economico è solo uno di questi, forse il più incisivo: ma il fatto è che abbiamo un sistema che penalizza notevolmente chi fa le cose per bene.
Per concludere un campionato è necessario spendere un sacco di soldi di iscrizioni, viaggi in expo molto lontane, toelettatore, cosmetici, a volte handler: tant’è che persino gli allevatori portano avanti un numero limitatissimo di cani.
Quasi tutte le femmine accoppiate dai “cuggini”, se fossero in mano ad allevatori, verrebbero accoppiate comunque.
A volte (anche sfruttando il lavoro fatto da altri precedentemente, sia chiaro) dall’accoppiamento del “cuggino” col cane del vicino escono cani che non sono poi così diversi da quelli prodotti dall’allevatore.
E soprattutto non lo sono agli occhi del cittadino normale.
Il Pongo e la Peggy dei “cuggini” fanno cuccioli che agli occhi di tutti sono comunque dei dalmati, anche se in expo (forse) direbbero che sono brutti.
E la storia delle malattie? Che mi dite di tutti i meticci che ci sono in giro e che arrivano a 16-17 anni?
Gli yorkshire di 8 chili, i cocker di 45 cm, i pastori tedeschi a pelo lungo, i setter simil-breton… ognuno di noi ha per vicino di casa almeno uno di questi cani che molto spesso sono sanissimi, malgrado la selezione inesistente.
Altro punto a favore è che i cuccioli nati in casa e seguiti come unica cucciolata maturano un carattere meraviglioso e dal punto di vista psichico sono molto meglio di quelli nati negli allevamenti.
Negli ambienti in cui si fa lavoro questa cosa è risaputa.
In ogni caso c’è il vantaggio di seguire il cucciolo dal momento in cui nasce e farlo crescere come si desidera.
Il cane sarà sempre nel suo ambiente, non c’è stress da ambientamento, il rischio di paure è minore, non c’è cambio di alimentazione.

Un’altra categoria di “accoppiatori privati” è il mondo degli agilitisti.
Gli agilitisti spesso accoppiano badando soprattutto all’attitudine sportiva dei cani, senza pensare alla morfologia.
Nel campo in cui vado io c’è un ragazzo che fa anche bellezza, e ha fatto dei cuccioli eccezionali sotto tutti gli aspetti: e questo è il massimo.
Ma ci sono molti che fanno accoppiare anche cani che morfologicamente sono…insomma.
Però vanno forte, e a noi importa soprattutto il carattere.
Meglio il cane nato nella stessa città, che andiamo a prendere dal vicino e con cui giochiamo quando è ancora con la mamma, piuttosto che quello che andiamo a prendere a 500 km, non vediamo mai, ci dobbiamo fidare dell’allevatore e paghiamo il quadruplo.
Per questo i figli degli accoppiamenti privati vanno a ruba: soprattutto nelle piccole taglie, in particolar modo tra i “barboncini”, dove se ne vedono proprio di tutti i colori.
L’importante è che abbiano un pedigree, per poterli iscrivere regolarmente.
Della morfologia se ne fregano tutti.

Chi cerca un cane non va quasi mai dall’allevatore: la prima cosa che fa è chiedere se c’è qualcuno che ha dei cani di razza …”ma mica da spendere un’esagerazione”.
Si cerca “un cane con un buon carattere da tirare su”.
A volte addirittura si spammano i “cugginari”… cioè quelli che sono una via di mezzo tra cuggini e cagnari e fanno i “barboncini”, i pinscher o i chihuahua tutti uguali, cambia solo il nome sul pedigree.
Per i “large” invece adesso si possono trovare i labrador, prodotti in scala industriale.
I figli di Scottex e Luna, di solito, morfologicamente, non sono un gran che: ma sono pur sempre labrador e hanno il pedigree.
Tutti cani che spesso e volentieri hanno solo una morfologia non proprio in tipo…ma in realtà non hanno tutti quei problemi di salute che profetizzano gli allevatori “seri”.
Questo contribuisce a far sì che la figura dell’allevatore venga percepita sempre più come quella dell’imbroglione, che avrebbe voluto far spendere il quadruplo per un cane uguale.
Ha vinto le mostre?
Ma a me non interessano le mostre!
Questo è quanto.

Ovviamente mi rendo conto che le categorie descritte si distaccano un poco dalla figura del “cuggino” che vuole il figlio del proprio cane per altri motivi o che vuole far vedere ai bambini il miracolo della natura.
Però è sempre materiale su cui riflettere.
Non vorrei che sembrasse che approvo tutti i comportamenti sopra citati: non li approvo, però li capisco.
Perché capisco la situazione.
Il vero problema secondo me è che l’attuale sistema penalizza chi vuole lavorare bene, che è costretto a vedere i cuccioli a prezzi molto alti soprattutto per spese burocratiche che non sempre hanno a che vedere con la qualità e con la salute dei cuccioli messi al mondo.
L’altro problema è che anche nel mondo degli allevatori ufficiali ci sono troppi “cuggini”: molte persone si riempiono la bocca di paroloni…selezione, prove, esami, certificati. Ma in realtà tutto quello che fanno è pagare radiografie e toelettatori e presentare i cani che hanno, finché non capita di avere il risultato.
E quando è ora di accoppiare si affidano un po’ a quello che gli passa per la testa, perché le competenze di genetica a volte non sono molto oltre al livello degli accoppiatori “cuggini”.
Molti, se non altro, fanno diverse prove: quindi, se un riproduttore ha dato buoni risultati, se ne accorgono. Ma è tutto qui.
E così…ogni volta che una persona paga un cane come cane da expo e se lo ritrova adulto praticamente uguale a quello che gli avrebbe dato il vicino di casa per poche lire; ogni volta che uno spende fior di quattrini per avere riproduttori lastrati, monitorati e controllati e poi si ritrova ugualmente il cane con problemi di salute, mentre lo yorkie comprato al mercato campa diciott’anni senza mai vedere il veterinario ….alla fine l’opinione pubblica si sposta a favore dei cuggini.
E di chi è la colpa?
Il cane sulla destra è stato venduto come…Maltese.
In parte il fatto che sembri più grosso del boxer è un’illusione ottica dovuta alla posizione: ma il cane è almeno quattro volte più grosso di quanto dovrebbe secondo il suo Standard…senza contare che a un Maltese somiglia ben poco anche in senso generale.
Anche se fosse sano e di buon carattere, si può davvero pagare un cane come questo come se fosse di razza pura, senza sentirsi truffati?


Risponde Valeria Rossi:

Caro Avvocato,
lei in parte ha ragione: ce l’ha sicuramente quando parla di allevatori che hanno ben poca competenza in più rispetto ai privati che accoppiano Fufi e Bubi.
Noi però continuiamo a ripetere da secoli che questi non sono i “veri” allevatori, così come non sono “veri” allevatori quelli che producono quantità anziché qualità; non sono “veri” allevatori quelli che allevano per soldi e non per passione…e potremmo andare avanti fino a domani mattina.
Forse, domani mattina, i “veri” allevatori rimasti in campo si conterebbero sulle dita di una mano.
Resta comunque il fatto che esistono.
Sono pochi, sono bestie rare, sono difficili da identificare, ma ci sono: e se si va da loro a comprare il cane, la differenza tra questi cuccioli e il cane del vicino salterà agli occhi anche del più neofita tra i neofiti.
Il (solito) problema è quello dell’identificazione: perché sappiamo tutti com’è che l’ENCI “qualifica” gli allevatori, ovvero con quali criteri attribuisce un affisso.
Basta intestarsi due cagne, fare due cucciolate… e soprattutto pagare.
QUESTO è ciò che conta!
Che poi il neo-allevatore non distingua un gene da un carciofo…questo all’ENCI non interessa affatto.
Su questo punto abbiamo già polemizzato in passato e non smetteremo mai di battere (a quando un ESAME per gli aspiranti allevatori?), quindi non intendo riaprire qui un discorso troppo complesso per esaurirlo in poche righe.
Vorrei invece contestarle alcuni altri punti del suo discorso:

1) “A me non interessano le mostre, e questo è quanto”.
Per me questo…non è “quanto” per niente! Anzi è solo il segno più evidente della scarsa cultura cinofila che aleggia nel nostro Paese.
Non si possono ignorare le mostre (o almeno i risultati ottenuti in mostra dai genitori del cane che ci interessa) se si vuole un cane di razza pura: perché il cane di razza pura deve essere sano, di buon carattere e TIPICO.
Se non è tipico, e cioé se non risponde ai dettami dello Standard della sua razza, può avere tutti i pedigree che vuole, ma non sarà un cane di razza pura.
Sarà, come lei stesso ha detto, un “barboncino” generico, ma non un barbone. Sarà un simil-pastore tedesco o un quasi-labrador.
Se fosse un cane di razza PURA, sarebbe anche tipico: non esistono vie di mezzo.
Un cane tipico può anche essere brutto, sia chiaro: ma nel suo Standard ci deve rientrare, altrimenti non appartiene più a quella razza.
Ora, qual’è l’unico mezzo per definire la tipicità di un cane?
Non è certo il pedigree, che garantisce la tipicità dei genitori, ma NON del cane in oggetto: e non è così scontato che da cani tipici nascano sempre e solo cani tipici.
Quello della selezione è un campo difficile ed effimero: anche cani più “riconoscibili”, come il Dalmata, perderebbero rapidamente il tipo se gli accoppiamenti non fossero severamente controllati.
Se così fosse stato, la selezione non avrebbe mai avuto alcun senso: basterebbe accoppiare due bei cani la prima volta, e poi via tranquilli!
Invece no: la selezione va tenuta sotto stretto CONTROLLO, altrimenti ci scappa di mano.
Dovrebbe essere ormai noto a tutti che anche i cani iperselezionati, se lasciati liberi di accoppiarsi a casaccio, perdono tipicità già alla prima generazione, e nel giro di due-tre generazioni tendono a tornare tutti al “cane medio”, ovvero al bastardino di media taglia.
Non è il pedigree a garantire la purezza di una razza, ma la selezione eseguita attraverso gli accoppiamenti più oculati e attraverso il continuo controllo della tipicità.
Questo controllo è quello che si esegue in esposizione.
Che ci piaccia o meno.
Le mostre canine saranno “mafiose” (spesso lo sono), saranno vendute (spesso lo sono), saranno troppo costose e sempre meno attendibili…tutto questo è verissimo: però restano anche l’unico posto in cui si può controllare la tipicità di un cane.
Sono l’unico mezzo per avere a disposizione un esperto che ti dice “sì, ci siamo, questo è un bel dalmata” (o yorkshire, o pastore del Caucaso).
Oppure “no, non ci siamo, questo cane non è tipico”.
Poi magari non vinci, magari litighi per la coppa, magari ti incavoli come una iena perché ti hanno messo davanti quel ciofecone che però ha l’handler giusto che ieri sera è andato a cena con quell’infame di un giudice…ma questi sono solo gli effetti collaterali di una medicina “buona”, l’unica che può tenere in buona salute le razze.
E sa che le dico?
Che di porcherie in expo ne ho viste tante, ma proprio tante…però non ho mai visto nessun giudice dire a un cane che era in Standard quando non lo era.
Dire “non mi interessano le mostre”, quindi, equivale a dire “non mi interessa avere un cane di razza pura”.
Più che lecito, per carità: personalmente sono tutt’altro che razzista e adoro i bastardini, tanto che ne ho uno in casa. Però l’ho preso al canile, non l’ho pagato come se fosse un cane di razza.
Questa è la differenza numero uno, ma NON è la cosa più importante.
La cosa davvero importante, come sa chiunque abbia un MINIMO di cultura cinofila (ovvero quattro gatti)…è che non esiste la selezione “familiare” o “caratteriale” che lei tanto caldeggia.
Non si può selezionare SOLO il carattere, SOLO la salute o SOLO la bellezza: altrimenti le razze se ne vanno a quel paese.
La vera difficoltà dell’allevamento (sempre quello serio) sta proprio nel fatto che non basta schioccare le dita per avere cani completi, e cioè belli-bravi-sani: ma questi sono gli unici cani che hanno “un senso” cinofilo!
Allevare cani bellissimi ma displasici è un peccato mortale, esattamente come allevare cani “che vanno forte” e morfologicamente fanno pena.
Questa scelta è un insulto per la razza – qualsiasi essa sia – perché è una scelta che ignora la base stessa della cinofilia: i cani non sono costruiti a blocchi.
Il cane, come l’uomo, segue leggi genetiche che ancora ci sfuggono per il novanta per cento…ma di cui abbiamo capito almeno una cosa: i caratteri sono tutti collegati tra loro.
Se oggi alleviamo ciofeche brave a caccia, domani o dopodomani al massimo avremo ciofeche che non cacciano neanche più…perché a forza di ignorare la morfologia potremmo ritrovarci, per esempio, cani con cattive angolazioni (e quindi incapaci di correre a lungo), o col pelo troppo lungo che si impiglia nei rovi e blocca l’azione…o troppo corto, che rende il cane incapace di reggere i rigori invernali.
La bellezza, in cinofilia, è sempre e solo funzionale; perfino la toelettatura del barbone, apparentemente leziosa, ha le sue origini nei tempi in cui il barbone era un cane da riporto in acqua, e veniva tosato per poter compiere nel modo migliore il proprio lavoro.

Guarda caso, in cinofilia la bellezza è intesa sempre e solo in modo FUNZIONALE: non si cerca l’estetica, si cerca la costruzione più adatta al tipo di lavoro che il cane deve svolgere.
E allora come possiamo ignorarla?
Se ignoriamo morfologia e costruzione, nel giro di due o tre generazioni avremo cani costruiti in modo da NON poter più svolgere il loro lavoro (visto che il modo giusto è quello prescritto dallo Standard).
Le sembra davvero una scelta molto furba?
Certo, in prima generazione è facile ottenere “figli d’arte” che vanno come fulmini in agility, cacciano ai massimi livelli o fanno risultatoni in obedience. Ma poi che succede?
Bastano un paio di generazioni per perdere tutto: tant’è vero che chi alleva cani esclusivamente “da lavoro”, in qualsiasi campo, deve andare ad attingere spesso alle linee di bellezza…altrimenti si mangia capra e cavoli.
La cinofilia sta viaggiando TUTTA sui binari sbagliati, perché ogni razza che si divide in due (bellezza di qua e lavoro di là) non ha più di dieci anni di vita.
E’ storicamente dimostrato.
L’unica alternativa è creare razze “ex novo”, come è già avvenuto per il pastore tedesco (quelli da lavoro ormai somigliano a un pastore tedesco quanto un setter), per il siberian husky (i cani da slitta non hanno neanche la vaga parvenza di husky, tant’è vero che si chiamano “alaskani”, “alaskan husky” e così via…almeno questi hanno avuto il buon gusto di cambiare nome) e per diverse altre razze che se già non sono arrivate a spaccarsi ci arriveranno presto.
La cosa vale anche al contrario, ovviamente: i setter che si vedono oggi in expo…vorremo mica chiamarli setter, vero?
Se provano a entrare in un terreno cespuglioso non ne escono mai più!
Purtroppo – e ribadisco, PURTROPPO! – questi cani vincono anche le mostre: è una cosa che dovrebbe far rivoltare lo stomaco anche al più accanito espositore del mondo.
No, NON SI PUO’ (e non si deve) spaccare in due una razza.
Ne’ per cercare l’eccessiva bellezza, né per cercare l’eccessivo carattere.
Queste sono tutte scuse che denotano una cultura cinofila prossima allo zero assoluto: ma se i professionisti dell’agility, dell’utilità o della bellezza hanno almeno un motivo valido per farlo (i soldi)…il privato rischia tutto per niente.
Scelta folle e autolesionista se mai ce n’è stata una.

2) E la storia delle malattie? Che mi dite di tutti i meticci che ci sono in giro e che arrivano a 16-17 anni?

Le dico che è vero, esistono: così come è vero che spesso si compra un cane in allevamento e questo risulta ugualmente displasico.
Ma anche questo fa parte dei rischi che si corrono cercando di ottenere un cane “completo”: bisogna avere la pazienza di seguire strade lunghe e difficili, e ogni tanto si incontra anche un ostacolo.
Sarebbe facilissimo eliminare la displasia da qualsiasi razza, lo sa? Basterebbe usare solo ed esclusivamente riproduttori “00”, come la farina.
Tempo tre-quattro generazioni al massimo, la displasia non ci sarebbe più: solo che rischierebbe di non esserci più neanche la razza.
I metodi di selezione troppo drastici non consentono un miglioramento progressivo e costante: possono azzerare un problema in breve tempo, solo per crearne altri 123 (pensi un po’ a come andrebbe a finire una qualsiasi razza in cui si facesse, per esempio, “pulizia etnica” di tutti i cani displasici…e poi si scoprisse che le linee di sangue superstiti sono tutte portatrici di atrofia della retina!).
La selezione non può funzionare così: si lavora lentamente, cercando di tirar fuori sempre il meglio. E spesso si sbaglia.
Ma c’è comunque differenza tra una selezione “lenta” e nessuna selezione: perché io le contesto vivacissimamente tutti questi figli di “Scottex e Luna” esenti da displasia.
Io non sento praticamente ALTRO che privati disperati perché hanno comprato il cane in negozio, o dal “cuggino” di turno, e il cane si ritrova due anche da buttar via e due gomiti da piangere.
Ma dove li vede, lei, tutti  ‘sti cani non selezionati e così sani?
E anche ammesso che qualcuno ci sia…se sono sani è pura fortuna. E personalmente preferisco avere un certa percentuale di rischio dopo un accurato lavoro di selezione, piuttosto che chiudere gli occhi e sperare nella botta di c…
Non so lei.
Concludo, quindi, dicendole che è vero: chi cerca un cane non va dall’allevatore, ma cerca “un cucciolo di razza, ma da non spendere un’esagerazione”.
E FA MALISSIMO!
E’ come andare da un concessionario e chiedere “una macchina che cammini, ma che costi poco”.
Sicuramente gliela daranno, e sicuramente il cliente uscirà dalla concessionaria con la macchina in moto: ma bisogna vedere per quanto continuerà a camminare.

3) I cuccioli nati in casa e seguiti come unica cucciolata maturano un carattere meraviglioso e dal punto di vista psichico sono molto meglio di quelli nati negli allevamenti.

Certo…se nel frattempo non sono stati letteralmente mangiati dai vermi, perché magari nessuno aveva spiegato al “cuggino” che i cuccioli vanno sverminati.
O se non sono morti di freddo perché al “cuggino” avevano detto che i pastori tedeschi possono vivere benissimo fuori, e allora ha lasciato che la sua cagna partorisse in garage a venti sotto zero…e così via.
Ma se vuole ho anche il caso opposto…una cucciolata di bulldog il cui “cuggino allevatore” sapeva che dovevano stare al caldo, e allora gli ha comprato lo “scaldacuccia”, l’ha messo al massimo…e i cuccioli sono morti per disidratazione.
Non so lei, avvocato, ma io di questi casi ne sento in continuazione.
E come i “cuggini” sono impreparati dal punto di vista sanitario e della pura e semplice “gestione” di una cucciolata, non vedo perché non debbano essere altrettanto incapaci di tirar su cuccioli psicologicamente sani.
Certo, li socializzeranno molto (spesso senza sapere cosa stanno facendo): ma questo è tutto.
Ho visto anche centinaia di “imprinting” sbagliati (solo su uomini o solo su donne, per esempio) che hanno creato cani con seri problemi di carattere.
Tutto questo in un allevamento serio non succede, perché l’allevatore sa quello che sta facendo, quando va fatto e come va fatto.
Se poi continuiamo a parlare di cagnari, o di allevatori commerciali che se ne infischiano dello sviluppi psichico dei cuccioli…allora le dò ragione. Ma non inviterò mai nessuno ad acquistare cuccioli da questa gente.
Gli allevatori seri sono un’altra cosa!

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15 Commenti

  1. Per me invece si può dire che madre natura e l’uomo abbiano lavorato a braccetto nella creazione delle prime razze, prima l’intervento di madre natura era più forte e piano piano è stato sempre più forte il ruolo dell’uomo, fino ad oggi che gioca a fare Dio ma non ne ha veramente i mezzi. Quando nelle prime grossolane selezioni all’uomo serviva un cane per un determinato scopo, ne sceglieva alcuni morfologicamente adatti poi andava avanti con le generazioni selezionando di volta in volta i migliori, è normale che in quei tempi non badasse all’aspetto ma, e qui intendo che madre natura ha fatto la sua parte, dopo un po di tempo i cani di lavoro si assomigliavano tra loro. Se ad esempio il lavoro richiedeva un pelo più lungo madre natura nel tempo lo forniva.
    Il comportamento è legato all’aspetto, nei geni.
    Poi penso per esempio al contorno degli occhi del border collie utilissimo nel suo lavoro. Non ne conosco la storia ma suppongo che potrebbe essere stato un caso la nascita di questa particolarità, e siccome avevano più risultati quelli così, ecco che natura e uomo (che magari non ci faceva neanche caso ma badava solo al rendimento sul campo)hanno creato insieme il border collie che conosciamo oggi.
    Comunque una volta si badava all’aspetto solo in rari casi mentre si premiava più spesso il comportamento e la morfologia ma nascevano lo stesso le razze, durature, stabili.
    Ora ditemi se è possibile al giorno d’oggi, con i criteri di oggi creare un cane che serva veramente a noi, che potrebbe avere queste caratteristiche: Molto longevo, calmo, che sopporti i botti di fine anno, che non morda mai i bambini, molto intelligente fino a capire subito come attraversare le strade, che perda un po il ruolo di sentinella 🙂
    Ma ci prova qualcuno? perchè secondo me volendo si riuscirebbe.
    Parti del comportamento si trasmettono eccome, a livello genetico e mitocondriale.
    Ma oggi si guarda solo all’aspetto ed al mantenimento delle vecchie razze, ma il mantenimento non lo si ottiene perché ce ne infischiamo del carattere, che si trasmette anch’esso.
    Come si fa se le fattrici rimangono a fare le fattrici, se lo fanno da quando hanno anche un solo anno di età, se le premiazioni sono in base a quello che sono?
    Vabbè sto divagando un bel po

  2. dimenticavo, in più di un occasione non hanno forse ricreato alcune razze? quindi come si fa a dire che “Nell’ottica dell’espositore fissato, è meglio una razza estinta che una “imbastardita”.”
    Vabbè ok si può dire perchè l’hanno ricreata con gli stessi metodi (incroci anche se nel tempo le razze cambiano..).
    Io piuttosto direi che se ogni tanto ricreano delle razze … non ho tutti i torti a dire che le stiamo lentamente impoverendo

    • Ti rispondo qui anche per l’altro commento. Ti sei accorto che ti contraddici un po’? Primi parli di “razze create dai nostri avi”, come se questo fosse il top: poi parli di “selezione naturale” come se anche questa fosse il top.
      Guarda, però, che le due cose si escludono a vicenda! I nostri avi (ma proprio a partire da mooolto lontano nel tempo, eh!) hanno cominciato a selezionare perché volevano un cane domestico,e come tale “utile”. La selezione naturale non crea cani utili all’uomo, ma semmai utili in funzione della sopravvivenza della propria specie (che è l’unica cosa che interessa a Madre Natura).
      Quanti cani di buon livello escono dagli allevamenti? Quasi tutti, se l’allevatore è bravo. Nessuno, se l’allevatore è – passami il gioco di parole – un cane.
      Quello che la cinofilia ufficiale dovrebbe fare è togliere di mezzo i “cattivi” e sostenere i bravi: purtroppo fa l’esatto contrario… ma ciò non toglie che i bravi siano l’unica possibile salvezza per il cane del terzo millennio (anche perché, se così non fosse, i canili sarebbero pieni di cani di razza. E invece sono pieni di meticci, chissà come mai).

  3. Ok stabilito che per mantenere una razza non servono veri campioni (giusto?), quanti cani in percentuale escono di media alta dal totale degli allevamenti, ivi compresi dunque quelli semi criminali? perché io praticamente sto parlando a favore dei meticci o comunque degli eccessi negli allevamenti e la mentalità “voglio un cane di razza” comporta e favorisce anche quegli allevamenti, per ignoranza, soldi, disinformazione.
    Poi io lo dò per certo: a mantenere un profilo alto di una razza, la si distrugge, perchè la si impoverisce, perchè non si può guardare il carattere insieme alle mille altre cose cui bisogna tener conto.
    Alcune razze probabilmente le possono anche aver create oggi stesso ma incrociando altre razze sulla base della morfologia, non penso proprio su basi di una volta, cioè che i cani di una qualunque razza pastore “si assomigliano tutti” (tra i membri di quella razza selezionata semi/naturalmente migliaia di anni fa) perché i geni comportamentali sono gli stessi che modificano il colore ad esempio, e quelli che richiedono l’adattamento al lavoro ed al clima si testano “sul campo”. Voglio dire che oggi si parte “al rovescio”, sull’aspetto, e a volte se va bene si includono anche altre caratteristiche, ma non credo che sarà mai come la selezione semi/naturale de na volta, dove la natura aveva più influenza e si sa, lei fa le cose per bene :).
    Scusate c’è caldo 🙂
    Sul punto dei cani da lavoro… cani da difesa possono essere neri o marroni a puà bianchi, possono pesare 40 o 70 Kg, molossi o pastori… I cani da ricerca idem, basta che abbiano un buon fiuto (quale cane non l’ha?), un intesa col padrone da unità cinofila, e a seconda dei casi devono avere il requisito di non aver paura dei botti o altre cose… tutte cose che può benissimo svolgere “un bastardino selezionato”. Dei pastori idem, i bovari chiedono certe caratteristiche per forza di cose, non altre.
    I cani imperfetti certo che trovano collocazioni al giorno d’oggi e forse anche ieri..ieri poi anche uno zoppo umano non durava a lungo… ma è anche vero che un muso troppo schiacciato per dirne una, è addirittura richiesto in certi standard.
    Per le razze inutili… si ci sono razze assolutamente inutili, nel senso che il vecchietto che non ha nessun altro al mondo vorrebbe una cane sano che muoia dopo di lui, e stop 🙂
    Io credo che avere solo cani di razza con standard alti o come si dice sia un utopia, primo perché tante razze non servono più quindi la natura non ci può mettere del suo, di conseguenza si hanno tristi gare di agility o obbedience per razze pensionate per provare a selezionare qualcosa in più oltre all’aspetto visto che non lavora più quasi nessuno, secondo perché è come anzi di fatto lo è, un incrociare dei fratelli con conseguente impoverimento genetico. La natura prendeva tante strade per arrivare a cani che si assomigliavano tutti ma in perfetta salute e senza problemi di discendenze. L’allevatore no. Ne prende una, se avesse una fotocopiatrice di cani la userebbe… o no?

  4. A leggervi da semi ignorante evinco che gli allevatori bravi saranno si e no l’1% e questi si e no tirano fuori l’1% di cuccioli campioni
    Sapete, no, che a mantenere una razza si impoverisce la razza?
    Vi rendete conto che le razze non le ha create l’uomo moderno ma sono stati i nostri avi senza i criteri che si usano oggi ma solamente in base alle attitudini del cane da lavoro? Ma esistono ancora cani da lavoro? quale lavoro?
    I metodi di oggi secondo me sono “il cane” che si mangia la coda. Con un cane buono su 10.000 negli allevamenti si arriverà a niente. Anzi si, a distruggere il cane.
    Preferisco il cane del contadino al quale non interessa nulla delle razze, questi cani più passa il tempo e più ci accorgeremo che diverranno gli unici sani ed equilibrati, gli unici che nasceranno ancora con un linguaggio appunto innato, quelli cui un domani, se esisteranno ancora gli allevatori e le razze, verranno pescati per avere un po di DNA buono.
    Oggi come oggi si mantengono razze che non servono a niente, lentamente se ne cambiano gli standard, se ne creano di nuove altrettanto inutili, cercando di smarcarsi tra problemi caratteriali, malattie ereditarie, sperando che il mix genetico partorito duri qualche anno, chi lo sa, lo si saprà dopo aver dato alla luce 3 o 4 generazioni… il tutto per che cosa oltre a distruggere il cane così come lo conosciamo? Per amore cinofilo? per ego? per soldi?

    • Uhm…dissento su un po’ di punti 🙂
      Primo: gli allevatori bravi NON sono l’1%. Quelli “bravi” dal punto di vista tecnico sono almeno il 50%. Quelli bravi, onesti e veramente cinofili, che amano più il cane dei soldi…forse sono il’10%: ma questo non influenza lo sviluppo delle razze (semmai influenza l’opinione della gente, che preferisce andare dal cagnaro “perché spende meno”).
      Dei cani campioni, personalmente, nun me po’ frega’ de meno: per me l’allevatore bravo è quello che ha una MEDIA alta di cani sani, tipici e di buon carattere. Se poi gli esce il campione, meglio per lui. Ma preferisco di gran lunga la media alta senza campioni al singolo campione che salta fuori per puro culo da una produzione media di ciofeche.
      Poi: le razze le hanno create i nostri avi (quasi tutte: alcune sono molto recenti e al massimo le hanno create “i nostri nonni”) in base alla funzionalità: il nostro compito di allevatori sarebbe quello di mantenere e migliorare questa funzionalità. Che significa “esistono ancora cani da lavoro?” CERTO che esistono: esistono cani da guardia, da difesa, da pastore, da caccia, che fanno lo stesso identico lavoro dei loro avi…ed esistono cani che fanno sport o discipline sociali (protezione civile, pet therapy ecc. ecc.), tutti lavori per i quali occorre comunque una selezione. L’unica differenza tra noi e i nostri avi è che loro il cane difettoso lo facevano fuori senza tanti complimenti, mentre oggi cerchiamo: a) di prevenire i difetti, effettuando i controlli sanitari necessari; b) di non tirare una fucilata in testa al cane “imperfetto”, ma di trovargli comunque una collocazione come cane di famiglia.
      Non mi sembra che questi siano passi indietro. I passi indietro, semmai, si sono fatti laddove si è cercata solo ed esclusivamente la bellezza, trascurando salute e carattere. Ma chi alleva così è un cagnaro, anche se vince mille campionati.
      Dissento anche sull’esistenza di “razze inutili”: ogni cane, di razza o non di razza, è sempre utile. Anche quando serve solo a farsi voler bene dal vecchietto che magari non ha nessun altro al mondo.
      Però questo non è un buon motivo per continuare a far nascere cani “ad capocchiam”, proprio perché noi non siamo i nostri avi: loro tenevano solo i cani utili e gli altri li facevano fuori, noi riempiamo i canili.
      L’unico modo per non distruggere niente, ma migliorare tutto, è allevare con competenza, passione e amore. Non certo produrre meticci dai quali – non illuderti – nessuno andrà mai a pescare nessun DNA. Nell’ottica dell’espositore fissato, è meglio una razza estinta che una “imbastardita”.

  5. @Mariachiara: come non darti ragione, anzi DOPPIA ragione?
    Le expo ormai sono soltanto “cosmetiche”: però è anche assurdo che gli allevatori subiscano passivamente questa deriva. Anzi, siccome il discorso è lungo…mo ci scrivo un articolo 🙂
    Grazie per lo spunto!

  6. io credo che per gli allevatori veri le expo siano un problema enorme, non solo perché gli esperti giudici certe volte esperti non lo sono o fanno finta di non esserlo. Il problema è che le expo sono concepite per valutare il soggetto, NON le sue qualità come riproduttore. È vero che ci sono concorsi in cui si può iscrivere un cane insieme a qualcuno dei suoi figli, ma sono a latere e infatti per regolamento FCI sono facoltativi. Non determinano certo quale cane può diventare campione della sua razza. Faccio un esempio. Io allevo e per i miei piani di allevamento ho scelto un cucciolo figlio di un cane che si è qualificato in Progenie ad una expo mondiale. Quando dico questo nessuno ci fa molto caso. Ma quando dico che lo sesso cane a due anni e mezzo aveva già quattro campionati e diversi BIS strabuzzano tutti gli occhi. Come può l’esperto giudice in un tempo compreso tra il minuto e mezzo e i tre minuti (tanto dura un giudizio) stabilire le virtù riproduttive di un soggetto? È vero, ci sono i campioni riproduttori… cioè cani che hanno raggiunto un tot di figli titolati, a seconda del Paese. Ma sono campionati quasi ad honorem che infatti vengono concessi anche post mortem. In più in molti casi i campioni riproduttori… non hanno altri titoli. C’è un altro problema, che riguarda i cuccioli. Io ho provato a portare una cucciolata completa in show, la mia prima cucciolata, perché ero ansiosa di scegliere i soggetti migliori anche in base al giudizio di persone qualificate. Peccato che ora, a distanza di anni, i giudizi ricevuti si siano rivelati completamente erronei. E questo non perché i giudici non fossero competenti, ma perché a nessun giudice viene insegnato come dovrebbe essere il cucciolo di tale razza… perché nello standard non se ne parla, e non se ne parla nemmeno nei corsi di formazione!!!!! Quindi il giudice se proprio non ha allevato quella razza lì… tenderà a premiare il cane che ‘assomiglia’ di più a un adulto, mentre in moltissimi casi il cucciolo morfologicamente corretto deve avere caratteristiche diverse da quelle di un adulto. Ora su queste basi è evidente che le expo NON aiutano gli allevatori. Io porto in show soltanto i cuccioli che ritengo tipici, perché ricevano una formazione adeguata, e i cani adulti che IO in prima persona ho giudicato eccellenti e che si trovano in perfette condizioni, non per avere un giudizio ma per il piacere di farlo. Però è triste, e mi piacerebbe vivere in un mondo in cui le expo fossero un AIUTO per il mio lavoro di allevatore, non soltanto un bel momento con i miei cani migliori.

  7. Vedo che ci stiamo tutti concentrando sulla questione “expo”, anche se ci sarebbero davvero tanti altri sounti interessanti in questo articolo… ma evidentemente è un argomento che brucia! Io credo che le cose siano davvero peggiorate, se molti di noi si sono disillusi. Io frequento le expo da più di 30 anni, ma mai come in questi ultimi anni ho visto tante cose da dimenticare. Peccato! Potrebbero essere davvero una bela palestra, se le cose andassero come dovrebbero andare. Vabbè, paziena, i miei cani so comunque dove andarmeli a prendere, c’è comunque modo di informarsi e trovare le persone giuste! Di certo mi è passata la voglia di portarli a giudicare in esposizione, per avere pareri che non contano niente.

  8. Ma la più bella frase l’ho sentita io. Una volta contestarono a un giudice di aver fatto vincere un cane fuori standard. La sua risposta è stata: “probabilmente lo standard è stato cambiato ieri sera”

  9. eh… pure io in expo di cani fuori standard, tipo troppo grandi o troppo piccoli per dire, o con difetti evidenti anche collegati alla salute tipo vistoso enognatismo, o zoppia MOLTO evidente, fare CAC BOB BOG e anche BIS o riserva BIS, come ho vistocani squilibrati, troppo paurosi o troppo aggressivi non venire squalificati quando si dovrebbe… e guarda… lasciamo stare

  10. Il problema, a mio avviso, è che tra l’ideale e la realtà nel mondo della Cinofilia c’è davvero di mezzo il mare, un mare insidioso e difficile da attraversare.
    Valeria…quel che scrivi lo condivido appieno, a partire dall’importanza che dovrebbero avere le expo…ma ahimè la realtà è spesso diversa. Bisognerebbe veramente lottare per cambiare questo stato di cose e non certo per realizzare chissà quale utopia, ma semplicemente un mondo cinofilo più serio dignitoso. Condivido molte delle affermazioni del sig. Ferretti semplicemente perchè credo siano realistiche. Conosco veramente tante persone bugerate dagli allevatori…persone che hanno speso da 700.00 a 1000.00 euro per cuccioli diventati adulti molto meno tipici di soggetti quasi coetanei provenienti da cucciolate private e “costati” meno della metà.
    L’unica differenza sta nel fatto che i primi hanno il pedigree e i secondi no…ma, mi domando, quanto valgano e quanto siano veritieri simili pedigree…
    Ovvio, però, che accoppiamenti scellerati come quelli descritti nel precedente articolo non andrebbero mai fatti e che bisognerebbe veramente far piazza pulita di certe “cugginate”…

  11. “Che di porcherie in expo ne ho viste tante, ma proprio tante…però non ho mai visto nessun giudice dire a un cane che era in Standard quando non lo era.”
    e invece io questo l’ho visto… un cane con difetto da SQUALIFICA diventato campione italiano grazie ai giudici italiani all rounder che evidentemente lo standard della razza non l’avevano mai letto… 🙁 ma il proprietario è convinto che gli ignoranti siano stati i giudici esteri specialisti che ovviamente gli hanno valutato il cane correttamente…

    • @Irma: azz…spero proprio che sia l’eccezione che conferma la regola. Io ho fatto expo per una ventina d’anni, e una cosa così grave non l’ho mai vista. Cani mediocri che diventavano campioni, quelli sì (a carrettate); giudizi in cui si giudicava il conduttore senza manco guardare il cane, idem (a una settimana di distanza, all’expo che mi serviva per finire un campionato italiano, mi son vista passare davanti un cane che la settimana prima , CON LO STESSO giudice, si era beccato il MB. Solo che allora lo presentava il proprietario, mentre lì lo presentava l’allevatore…no comment). Ma cani fuori standard, no, quello mai.
      Si vede proprio che al peggio non c’è mai fine…

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