di LAURA BIAGIOTTI – E’ abbastanza semplice trovare una “guida alla scelta del cane” (o del gatto), ma sono rarissime le “guide alla scelta tra cane e gatto”.
La netta linea di separazione tra dog people e cat people è uno dei pochissimi luoghi comuni pressochè universalmente accettati, probabilmente perchè senza questo caposaldo dell’universo pet smetterebbero di esistere milioni e milioni di pagine di aforismi e citazioni divertenti. E con questi sparirebbe l’infinita quantità di libriccini colorati che ogni bravo umano di cane o di gatto è tenuto a ricevere ogni anno come originale regalo di Natale.
In realtà è molto più ragionevole immaginare che la scelta dell’animale domestico di riferimento sia più che altro legata alle esperienze precedenti, tendendo ognuno di noi a scegliere di vivere con l’animale con cui ha già avuto occasione di sviluppare un rapporto stretto e coinvolgente.
Quando questa prima esperienza avviene nell’infanzia, si può addirittura azzardare l’ipotesi di una “pet preference” che se correttamente alimentata può passare di generazione in generazione, quasi come un tratto genetico.
Visione questa senz’altro romantica ed affascinante, che però ha la pecca di non poter comprendere gli umani che, come la sottoscritta, hanno scelto in modo abbastanza razionale il loro pet di riferimento in età adulta, nè tantomeno quelli che decidono di avere sia cani sia gatti.
A meno che uno non supponga che quest’ultima combinazione sia sempre e solo legata a una necessità di coabitazione tra una cat person e una dog person, e nel supporlo faccia ogni sforzo per non cadere ulteriormente nel luogo comune ipotizzando un epilogo della convivenza sullo stile di quello della Guerra dei Roses (dove Danny de Vito, dopo aver assistito al massacro tra Kathleen Turner e Michael Duglas, conclude proprio con la morale: “gli amanti dei cani non dovrebbero sposare gli amanti dei gatti”).
In realtà la convivenza con cani e gatti può essere felicissima, a patto di gestirla in un modo accettabile sia per i pet – che comunque devono dividersi il territorio ridotto di un appartamento – sia per gli umani: per i quali raddoppiano, oltre alla gioia, gli impegni di gestione.

TRUCCHI FONDAMENTALI PER UNA FELICE CONVIVENZA TRA CANE E GATTO

IN TEORIA

1. Tienili sotto controllo finchè non hai la certezza matematica che vadano d’accordo ed abbiano imparato a rispettarsi. Anche se si adorano, un cucciolo di trenta chili che dà una zampatina amorevole al fratellino di tre chili è un rischio.
2. Se hai più cani, non permettere loro di allearsi contro il gatto. E meglio presentare al gatto un cane alla volta, in modo che ognuno di loro capisca che il gatto è un membro della famiglia e non un giocattolo o una preda.
3. Se il cane ha un notevole istinto predatorio, è meglio insegnargli il comando “lascia” prima che abbia occasione di sfogare le sue abilità venatorie sul gatto.
4. Lascia sempre al gatto vie di fuga che siano inaccessibili al cane: porticine basculanti della sua misura, mensole raggiungibili solo con un salto felino eccetera.
5. Presta estrema attenzione a dividere le coccole nel modo più equo possibile. La rivalità per le attenzioni dell’umano può essere molto più cruenta di qualunque diatriba territoriale.

IN PRATICA

1. Fai in modo che il cane non possa materialmente avvicinarsi alla lettiera del gatto. Altrimenti prima o poi ne assaggerà il contenuto.
2. Non lasciare cibo che il cane non deve mangiare in punti dove il gatto può raggiungerlo: anche se davanti a te si inseguono e fingono di odiarsi, il gatto si divertirà un mondo a lanciare in terra dei bocconcini al cane. Al di là delle considerazioni dietetiche, a te toccherà pulire il pavimento.
3. Fai in modo che il gatto abbia abbastanza giochi da inseguire o da cacciare, che siano valide alternative alla coda del cane.
4. Servi pasti separati. Al cane non fa bene mangiare la pappa del gatto, che è troppo ricca di proteine. E se il gatto cerca di mangiarsi la pappa del cane, il cane potrebbe decidere di difendere la ciotola e attaccarlo, e avrebbe quasi ragione.
5. Spunta le unghie al gatto, non si sa mai.

IL PRIMO INCONTRO

In ogni caso, proprio come tra gli umani, quello che conta è la prima impressione.
Dal modo in cui viene gestito l’incontro iniziale tra cane e gatto dipende un’enorme percentuale del successo della convivenza, e per questo motivo è bene prepararsi ad un processo di presentazione molto graduale la cui durata dipende esclusivamente dalle personalità dei due pets: a volte basta una sera, a volte un mese non è sufficiente.
L’importante è non demordere: il metodo è quello consigliato da tutti i canili ed i gattili d’America, Paese dove notoriamente i pets che non fanno amicizia facilmente vengono restituiti o abbandonati senza troppi ripensamenti.
La cosa più saggia è evitare l’adozione d’impulso e pianificare con qualche giorno d’anticipo le modifiche che devono essere fatte alla casa per organizzare il periodo di introduzione.
Ad esempio, se voglio far abitare il cagnolino nuovo nel bagno dove oggi c’è la lettiera, sarebbe bene spostare quest’ultima qualche giorno prima che l’intruso prenda possesso del bagno, onde evitare rappresaglie da parte del gatto.
In secondo luogo, non fa male una sosta portafortuna dal veterinario per verificare che il nuovo amico non porti nessun parassita ai nuovi fratellini.
A questo punto è bene evitare di sentirsi fortunati e limitarsi a presentare il nuovo arrivato come se fosse la cosa più naturale del mondo: è molto più sicuro attenersi alla procedura che ha dimostrato di funzionare nella maggior parte dei casi:

1) Sistema il nuovo arrivato in una stanza chiusa, in modo che il pet già residente possa annusarlo da sotto la porta, senza vederlo. Ovviamente è importantissimo avvantaggiare l’animale già presente, lasciando a lui la parte più ampia del territorio. Almeno, io mi arrabbierei se in occasione dell’arrivo del mio fratellino nuovo mi chiudessero in bagno.

2) Per un giorno o due lascia la porta chiusa, avendo però cura di servire i pasti contemporaneamente e vicino alla porta. In questo modo i due potranno sentire i rispettivi odori e associarli al profumo buono della pappa che tanto li rende felici.

3) A questo punto scambia le stanze, lasciando che ognuno dei due esplori e annusi il territorio dell’altro, ed osserva le reazioni.

4) Quando entrambi hanno dato segno di non vivere come una grave invasione il nuovo odore nella stanza, tenta l’incontro, sotto supervisione e avendo sempre cura di garantire ad entrambi una via di fuga.

5) Finchè non hai la certezza assoluta che è nata una grande amicizia, tienili separati e lasciali interagire solo sotto la supervisione di un umano.

L’ODORE DEL GATTO

Cani e gatti non sono nemici per definizione: nessuno riuscirà mai a convincermi del contrario.
Il mio è il gatto più imbranato e pauroso del mondo, ma la prima volta che ha visto un cane  ha avuto assai meno paura di quando incontra un nuovo umano.
Allo stesso modo, da parte dei cani che incontriamo dal veterinario, percepisco molta più curiosità che istinto predatorio nei suoi confronti (eppure è un miciotto cicciotto e succoso, gli manca il contorno di verdurine per essere una perfetta merenda!).
La cosa che più mi stupisce è la convinzione con cui gli umani dei cani credono non solo che i loro amici mangeranno i miei gatti, ma addirittura che io sia in pericolo solo per il fatto di vivere con dei gatti.
Personalmente mi considero una persona gentile indipendentemente dalla specie con cui mi sto rapportando e se un cane mi annusa le scarpe io lo saluto e gli chiedo come sta.
In fondo lui sta scoprendo a sua volta chi sono e dove sono stata di recente. Perchè non dovrei ricambiargli la cortesia? Normalmente però mi risponde l’umano.
“Si capisce che hai i gatti, sarà per quello che il mio cane ti annusa”.
Ora, a parte che i cani hanno iniziato ad interessarsi a me quando ancora di gatti non ne avevo, l’idea non mi convince per niente.
Se così fosse, all’annusata dell’ipotetico odore di gatto che mi porto addosso dovrebbe conseguire un inseguimento, o un ringhio, insomma una reazione qualunque, ma diversa da quello che invece succede di solito, cioè che il cane in questione si mette a scodinzolare e a coprirmi di bacini.
Secondo me, molto semplicemente, i cani sanno riconoscere gli umani a cui piacciono i cani.
Quello che non mi è chiaro, invece, è perchè i proprietari dei cani debbano arrampicarsi sugli specchi per giustificare questo tratto cosi’ piacevole della personalità dei loro amici.
In fondo, quando i miei gatti vanno a farsi coccolare dagli ospiti, io non dico mai “si vede che hai addosso l’odore del topo”.

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4 Commenti

  1. Buongiorno,
    ho un bassethound di quasi 7 anni che convive da sempre , in armonia e amore con i gatti. Una settimana fa , nonostante i pereri contrari dei miei famigliari , ho inserito nel branco un pastore tedesco di quasi tre anni femmina. Da subito la cana ha avuto uno scontro con la gatta dominante del branco , mentre gli altri se la sono data a gambe, preciso che gli animali vivono esclusivamente in giardino, ora a distanza di una settimana , le cose non sono cambiate , la gatta le si piazza davanti le soffia e cerca di graffiarle e lei di rimando le abbaia e cerca di acchiapparla con la bocca, se prendo la gatta in braccio per sistemarla in un luogo sicuro , la cana da basso sbatte i denti, se la guardo male smette. Mentre gli altri gatti li ho messi al sicuro dentro un casotto di legno in cui ripongo gli attrezzi, e gli porto da mangiare lì, sono terrorizzati , poverini e io mi sento terribilmente in colpa. Sinceramente sono preoccupata, mio marito continua a dire che appena riuscirà ne ammazzerà prima uno poi tutti, io non ci dormo la notte, ho anche sistemato una parte di giardino recintato ,prima destinato ad orto, ora destinato ai gatti ma con questa pioggia non ci vanno perchè non ha la tettoia. Io voglio che imparino a convivere ma ho tanta paura di trovare un gatto morto ucciso dal cane, non mi perdonerei il mio egoismo. Se qualcuno ha qualche consiglio o esperienze simili, li ascolterei volentieri. Grazie Laura

    • Porta tutti dentro casa, se puoi. I cani rispettano gli animali che fanno parte del branco (e quindi della famiglia): se li vede solo fuori dubito che tu riesca a gestire la situazione. In alternativa, falle almeno capire che questo comportamento non è accettato (leggi: falle un cazziatone galattico quando prova a inseguire un gatto).

  2. Curiosamente questo articolo mi era sfuggito al momento della pubblicazione. Se non fosse stato per il commento di Laura non l’avrei visto proprio.
    E, pur condividendo in blocco quanto scritto, secondo me manca una doverosa premessa. O meglio la necessità di una doverosa verifica dello storico degli animali che vogliamo far convivere.
    Quando abbiamo deciso di portare a casa Afra dal canile, la prima cosa che abbiamo verificato è stata la sua tolleranza ai gatti, che al rifugio dove stava non mancavano. Sia ospiti interni che un’intera colonia all’esterno. Allo stesso modo, con le gatte di casa, abbiamo fatto diverse prove con il cane di mio padre, a cui i felini fanno l’effetto di un complemento d’arredo. Poi, solo poi, Afra è venuta a casa e abbiamo fatto tutti i passi successivi.
    Perché se è vero che cane e gatto possono sicuramente convivere senza problemi, è altrettanto vero che un particolare cane (o gatto) può non andarci d’accordo. Per esperienze (dolorose) passate, imprinting o semplicemente per antipatia. Esattamente come succede agli esseri umani.
    Purtroppo, Laura, questo sembra proprio essere il tuo caso… sembrerebbe proprio che si siano trovate due ‘teste dure a confronto’. Oltre a molta attenzione non saprei cosa consigliarti. Spesso, in questi casi (gatti che vivono all’aperto) il branco tende a spostarsi, cioé ad andarsene.
    Mario

  3. Grazie delle risposte, comunque non posso tenere i gatti in casa perché mio marito è allergico, per non fare differenze. Per quanto riguarda il fatto di fare un cazzo atone non c’è bisogno perchè quando ci sono io non si permette , il problema è quando sono fuori o in casa. Mario Giovanni hai ragione il fatto è che gli ex proprietari mi avevano detto che è molto mite e quelli del canile che con un po’ di pazienza si sarebbe abituata a loro, vorrei sapere quanto tempo ci vuole se vedo che il rapporto proprio non si crea la porterò in capannone dove però dovrebbe rimanere chiusa e comunque lontana da me e dal resto della famiglia, insomma se si abituasse io potrei offrire più tempo e cure, aspetto ancora qualche giorno e poi deciderò.

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