“Mi sono presa un cane da compagnia”, dice la signora all’amica.
– Ah, davvero? Di che razza?
– Mastino napoletano. E’ dolcissimo, guarda, un vero tesoro…

Non ne dubitiamo: il mastino napoletano è davvero un tesoro e fa moltissima compagnia, anche perché, come tutti i molossi, “appiccica” e vorrebbe vivere sempre ai tuoi piedi (o SUI tuoi piedi, alla faccia dei suoi ottanta chili o giù di lì).
Però non è esattamente un “cane da compagnia”: è appunto un cane che “fa” compagnia. Cosa che, peraltro, sanno fare benissimo tutti i cani del mondo.

Ma se andiamo a vedere, tutti i cani del mondo sanno anche fare i cacciatori, i pastori, i guardiani e i difensori.
Però, per ognuna di queste attività ausiliarie dell’uomo, sono stati selezionati degli “specialisti”: per questo è piuttosto difficile vedere qualcuno che fa sheepdog con un siberian husky (anche se ho appena scoperto che almeno una persona lo fa!), che va a caccia col dobermann o che sceglie il chihuahua come cane da guardia (anche se uno di essi ha appena sventato una rapina!).
Almeno nove proprietari su dieci, quando hanno in mente un lavoro o uno sport da fare col cane, si rivolgono alle razze selezionate per quel lavoro o quello sport. Almeno nove proprietari su dieci, quando hanno bisogno di un cane da compagnia, si prendono un cocker, un border collie, un terrier o magari proprio un mastino napoletano.
Domanda: perché? Perché sono davvero in pochi a scegliere una razza selezionata proprio per la “compagnia” in senso specialistico?

A me vengono in mente due risposte (ma chi ne avesse altre è pregato di comunicarcele!): la prima è che la compagnia non viene percepita come una vera “specializzazione”. Non si ha la sensazione che sia occorso poi ‘sto gran lavoro per selezionare razze capaci di essere simpatiche e giocose, proprio perché un po’ tutti i cani lo sono: compresi i cani fantasia del canile, che di simpatia quasi sempre ne hanno da vendere.
La seconda è che il cane da compagnia appare ai più come un esserino lezioso e fragilino, una specie di soprammobile adatto alle sciure over 60 che collezionano statuine di Capodimonte, ma mai e poi mai a persone giovani e dinamiche e soprattutto mai e poi mai all’ UOMO virile, baffuto e cazzuto (ho sentito millemila volte la definizione di “cane da gay”).
Bene: sono tutte panzane… escluso forse il fatto che in realtà il “vero” cane da compagnia, avendo un aspetto molto tenero, spesso viene scelto da persone più sensibili della media, come appunto  le donne e i gay.
Ma il fatto di avere un aspetto “che fa tenerezza” non significa essere né fragili statuine, né mezze tacche, né accessori di abbigliamento.
I cani da compagnia SONO CANI a tutti gli effetti.
E sono cani che, nel corso dei secoli, sono stati oggetto di una severa selezione per garantire caratteristiche idonee al loro scopo, proprio come i cani da caccia o da difesa.

In loro, ovviamente, si è cercata una bassa aggressività intra e inter-specifica; ma anche una spiccata intelligenza unita ad un’altissima docilità (e non è facile: di solito, quando sale la prima, scende la seconda e viceversa); una innata giocosità e perfino un buon “senso dell’umorismo” (non sto scherzando: i chihuahua, per esempio, sono in grado di capire e apprezzare gli scherzi… e anche di lasciarsi “vestire” manifestando allegria, anziché fare le facce infelici che fanno mediamente gli altri cani se solo gli metti un impermeabile quando piove).

Insomma, si è lavorato moltissimo sul carattere per garantire che i proprietari di questi cani potessero godere della loro compagnia senza avere troppi problemi… ma soprattutto si è fatto in modo che i cani stessi si sentissero perfettamente realizzati nel loro ruolo senza obbligare i loro umani ad impegnarsi in attività diverse dall'”accudire e coccolare”.
E se vi sembra cosa da poco, allora non avete presente le facce annoiatissime dei cani “costretti” a fare i cani da compagnia, pur essendo nati per tutt’altro scopo (vedi terrier e bassotti, che sono in testa alle preferenze delle sciure collezioniste di statuine e invece sognano solo una tana in cui andarsi ad impegnare in combattimenti all’ultimo sangue con un selvatico).
Non avete presente la faccia letteralmente schifata del cagnino fantasia preso al rifugio, che magari ha sangue di cane da pastore e invece viene portato in giro dalla bambina che lo mette nella carrozzina della bambola con la cuffietta in testa.

Non avete presente, insomma, che tutti i cani “fanno” compagnia, ma che la fanno come valore aggiunto, oltre al lavoro per cui sono nati: mentre il cane da compagnia selezionato solo per questo scopo non sogna altro. Quando viene accudito e coccolato, ha trovato il suo Eden personale. Non gliene frega nulla di pecore o selvatici, di specchi d’acqua in cui nuotare o di boschi da esplorare.
Sta bene in appartamento, è felice di viverci, è totalmente gratificato dal ricevere coccole, venire pettinato e spazzolato.
Confesso di aver sempre pensato a lungo con una certa angoscia alla vita dei barboni da esposizione, che immaginavo “costretti a subire” le lunghissime sedute di toelettatura necessarie ad ottenere le fogge richieste dallo Standard.
Ecco: non avevo capito un tubo di questi cani.
Quando girammo un documentario su di loro, ed ebbi modo di frequentare un allevamento per qualche giorno, mi resi conto che il barbone non vede l’ora di salire sul tavolo della toelettatura, perché per lui questo significa “attenzioni”, significa “lunghe coccole” da parte degli umani: e se le gode tutte, con l’aria beata e felice. Non ho mai visto una sola traccia di stress, né un “calming signal”, né alcuno dei palesi segnali di “nooooo!!!! Pietààààà!” che lanciavano, per esempio, tutti i miei husky quando dovevano essere lavati.
Ma mica solo loro. Quando ho pubblicato il “vero standard” (umoristico) del labrador, un’amica allevatrice mi ha ricordato che, pur avendo rimarcato la sciaguratissima attrazione di questi cani per l’acqua, intesa anche come pozzanghera limacciosa in cui trainare l’umano al guinzaglio, non avevo citato il fatto che invece li schifasse profondamente la sola idea di entrare in una vasca da bagno.
Verissimo. Praticamente tutti i cani si schifano… tranne appunto quelli da compagnia (barboni in testa, ma non solo) che accettano volentieri di essere bagnati, “shampati” e perfino asciugati col phon (altra cosaccia bruttissima), pur di stare vicino ai loro umani.

Insomma: per essere un cane “che fa compagnia” basta avere quattro zampe e una coda. Ma per essere un cane “felice” di essere solo un compagno di vita, di dare e ricevere amore e coccole, NON BASTA ESSERE PICCOLO!
E non è giusto che molte persone scelgano di relegare tra quattro mura cani che in realtà avrebbero bisogno di correre a perdifiato, solo perché sono piccolini o perché hanno le gambe corte.
Ogni cane dovrebbe essere rispettato per quella che è la sua vera essenza, per quello che la natura e/o la selezione umana hanno fatto di lui: perché indietro non si torna. Un cane nato per cacciare non diventa un pacifista pantofolaio solo perché noi odiamo (giustamente, dal mio punto di vista!) la caccia:  lui sarà sempre più felice e realizzato se potrà fare il suo mestiere, perché quel “mestiere” ce l’ha ormai nel DNA.
Ovviamente con questo non voglio dire che un terrier o un beagle da compagnia siano necessariamente degli infelici: però quelli che vanno a caccia (o che “credono” di andarci: perché non c’è bisogno di ammazzare nessuno, basta portarli in prati e boschi e loro cacciano per conto proprio!) sono sicuramente un po’ più felici di lui.
Ora, è chiaro che se decidete di adottare un ospite del canile o rifugio locale non è il caso di fare tanti sottili distinguo:una vita tra divani, poltrone e coccole è comunque meglio di una vita in canile, per qualsiasi cane.

Se però amate il cane di razza pura, e avete deciso di acquistarne uno SOLO come cane da compagnia… allora non si vede per quale motivo non si dovrebbe scegliere uno “specialista”, anziché costringere ad adattarsi a questo ruolo un cane nato per fare tutt’altro.
I cani “specialisti” nel ruolo di compagni di vita sono moltissimi e spaziano attraverso diverse tipologie, taglie e attitudini: si va dal cane per totali sedentari a quello piccoletto, sì, ma anche sportivo; da quello per chi adora passare ore a spazzolare e pettinare il suo pet a quello a pelo raso, sbrigativo e ultracomodo; dal formato tascabile alla taglia un po’ più “consistente”.
Solo quelli tutelati dal Club Cani da Compagnia sono divisi in ben sette sezioni diverse: in più ci sono quelli che rientrano in gruppi diversi dal nono, ma che sono cani da copagnia a tutti gli effetti (come il bulldog inglese, lo staffordshire bull terrier…o l’alano): c’è decisamente l’imbarazzo della scelta. L’importante sarebbe sempre scegliere pensando prima al benessere del cane e poi al nostro gusto estetico (che invece è quello che, nove volte su dieci, indirizza il neofita verso il suo primo cane, che spesso si rivela poi inadatto alle sue esigenze e al suo stile di vita).
Il fatto che i cani da compagnia siano piccini (alano escluso) e dal carattere dolce, e quindi non si sognino (quasi) mai di morderci non ci autorizza a considerarli dei peluche. Non lo sono. Sono cani senzienti, pensanti, intelligenti, che hanno bisogno di fare una vita serena e realizzata: cerchiamo di offrirgliela.

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27 Commenti

  1. Bellissime, e soprattutto verissime parole!
    Posso chiedere se è ancora reperibile da qualche parte il documentario sui barboni? Mi interesserebbe davvero moltissimo! =)

    (quanti -issimi! XD)

    • @Dani: lo staffy E’ assolutamente un cane da compagnia! E’ un cane da compagnia che sa fare anche un sacco di altre cose 🙂

      • mah. direi che è e resta un terrier che ama la caccia al nocivo (che si tratti di topi o gatti poco importa) e che è pure un po’ rompicxxni con gli altri cani.. che poi sappia farti compagnia, dubbi Ze.ro 🙂

        • @Dani: mah… sarà che il mio era decisamente più “bull” che “terrier”. Ovvero morbosamente appiccicoso, bambinone (vabe’ che era pure maschio…che è un’immensa aggravante quando si parla di tontoloneria canina) e divanaro, a meno che non vedesse una palla, nel qual caso schizzava. Coi gatti ci dormiva abbracciato, i topi invece li cacciava (ma non mi ricordo che ne abbia mai preso uno: i veri killer da topi – micidiali – che ho avuto sono stati gli husky). Rompicoglioni con gli altri cani, sicuramente sì: Nun so’ cani da parchetto. Ma da compagnia non parchettara, alla grande! 🙂

        • @Dani: eh, ma mica solo lui. Se si vuole un cane da “tener fermo” mi sa che si può giusto scegliere tra pechinese e carlino. I cani da compagnia so’ pur sempre cani! (sul pechinese e sul carlino, in effetti, qualche dubbietto ce l’ho 🙂 )

          • Adesso mi hai fatto diventare curiosa xD come mai dici questo? In che senso? Scusa eh, potevi non dirlo se non volevi che poi ti chiedessi di spiegare u_u haha 😀

          • @Dusia: scusa, ma pechinesi e carlini ti sembrano cani? 🙂
            Scherzi a parte…diciamo che in alcuni casi la selezione dei cani da compagnia è andata un “filino” oltre il lecito. O meglio: è difficile definire un confine del “lecito” che sia uguale per tutti… ma oltre il “mio” lecito ci sono sicuramente andati. Perché per me i cani che non camminano, non respirano, non riescono a partorire da soli ecc. ecc. non sono più cani. Sono esserini adorabili che mi piacciono da matti… ma “cani” non riesco più a definirli.

          • Aaah è questo che intendi 😛 certo, non avevo capito che parlassi della morfologia, credevo intendessi il carattere o chessoio… Certo, ti do’ ragionissima 🙂

  2. Parole sante!!!!
    quante volte leggo qua e là gente che cerca il cane piccolo perché vive in appartamento, e magari siiiiiiii!! gli piace tanto tanto il jack russel, è dolcissimo, piccolo, simpatico! poi che malgrado la stazza abbia un gran bisogno di movimento non lo sanno nemmeno, il cane esteticamente gli piace, e basta quello!
    a parte questo, che è comunque un fatto che denota la totale ignoranza della gente quando vuole scegliersi un compagno di vita (basta che sia bello poi al carattere manco ci pensano), vorrei dire a proposito della toelettatura, che a molta gente pare una tortura, che è vero quello che scrivi, il cane abituato si rilassa quando viene toelettato, io ho 3 shih tzu, di cui 2 in pelo, bagnetti settimanali con conseguente asciugatura di minimo un paio d’ore ciascuno, spazzolatura quotidiana, ciuffetti vari, che fanno i miei cani durante tutto ciò? si addormentano sul tavolino con il musetto appoggiato al loro cuscinetto da toelettatura.
    addirittura l’unico dei tre che porto in expo, quando sta sul tavolino o nel recinto prima dell’expo, si stravacca beatamente a pancia per aria, alla faccia dello stress!
    odiano sentirsi sporchi, appena li metto sul tavolino loro si sdraiano beati, sono vanitosi e amano tutte queste cure. chiaro che bisogna abituarli da piccoli, un cane adulto che non è mai stato spazzolato o lavato o tenuto a pelo lungo, non amerà immediatamente tutte queste cose.
    ma se i momenti di toelettatura vengono vissuti come coccole extra, allora state tranquilli che li sentirete pure russare mentre vi prendete cura del loro manto.

  3. il proprietario medio che prende il cane da famiglia nella maggior parte dei casi prende il cane “perché gli piace”, con qualche vago pensiero allo stile di vita. O meglio…. crede gli piaccia, perché di fatto è molto influenzato dalla moda. Come quando compriamo i vestiti, che siamo convinti di prendere quello che ci piace di piu’ e ci è piu’ comodo per l’occasione in cui lo indossiamo… però guarda caso, l’anno scorso non avremmo preso lo stesso vestito per fare le stesse cose.
    Le mode girano e i cani da compagnia vengono scelti solo quando il caso vuole che sia proprio quella la razza del momento. A volte succede. Vedi dalmata anni fa e Cavalier King charles piu’ recentemente. E’ anche vero, come dici tu che c’è minor consapevolezza delle caratteristiche che specializzano un cane da compagnia… se ne accorge solo chi lo prova. Molti pensano che il cane da compagnia non sappia far niente, mentre al contrario tutti gli altri cani sono in grado di essere cani da compagnia. Quindi è anche poco valorizzato…. perché spendere soldi per un cane che deve solo farci compagnia? Basta un comune meticcio… E non avendo il paragone non ci si accorge se abbaia molto di piu’, se è piu’ litigioso, se fa le buche in giardino, se puzza di piu’, se perde piu’ pelo se è piu’ indipendente e si resta convinti che “un cane è sempre un cane”.
    Molti pensano cane da compagnia = “cane di lusso”, ovvero la selezione sarebbe solo orientata a cercare caratteristiche fisiche che diano un aspetto particolare… e qui però ahimè forse c’è un fondo di verità… si è arrivati a questo solo negli ultimi tempi però. In realtà quasi tutte le razze (anche quelle tipicamente da compagnia) si sono evolute in base a precise esigenze…. una volta standardizzate però si sono conservate con l’obiettivo di mantenere le caratteristiche fisiche fissate (indipendentemente dalle esigenze, che magari cambiano) e esaltare i tratti di tipicità che contraddistinguono le razze e le rendono uniche. Io ho dei bolognesi e parlo con cognizione di causa… è vero che nella vita domestica dell’italiano medio sono *pur sempre meglio* del cane non specializzato preso a caso. Hanno caratteristiche preziose: abbaiano pochissimo, non perdono pelo in casa, non puzzano da bagnati, non sono mordaci, tollerano cani, gatti, animali, bambini… eppure però le esigenze delle dame del seicento, con villa, giardino, dieci dometstici e giardiniere residente, non sono certo quelle dell’impiegata di Voghera che abita in condiminio e deve portare fuori il cane al mattino nell’aiuola tra lo smog delle macchine sotto la pioggia prima di portare i bambini a scuola… E perfortuna non c’è solo una razza da compagnia. Prendi un griffoncino di bruxelles ed è già un’altra storia…

    Io ho parlato della mia razza ma vedo che anche in altri casi la selezione di oggi continua a focalizzarsi su tratti morfologici particolari (chi il pelo lunghissimo, chi la faccia con una certa espressione, chi il colore, chi la taglia, chi le orecchie) e a esigenze non piu’ attuali, tant’è che in molti casi la scelta piu’ funzionale per la famiglia media resta “davvero” il meticcio del canile (magari non prendendo il primo che capita ma scegliendo il iu’ adatto). Anche con i cani da compagnia di fatto capita quello che avviene con le razze da “lavoro”, dove si continuano a selezionare le doti per lavorare col gregge quando il gregge non ce l’ha nessun proprietario (che deve andare a fare il pastore come sport per compiacere il cane), si seleziona il predtorio con cani che non vedranno mai una volpe o un tasso, l’olfatto potentissimo con cani che stanno tutta la vita col guinzaglione…. e anche coi cani da compagnia va a finire che spesso l’impiegata di Voghera si ritrova a organizzare i salotti intellettuali per discutere dei massimi sistemi pettinando il pechinese….anche se non avrebbe l’esigenza di un cane con un mantello cosi’. Da un lato, da amatore… trovo irrinunciabile abbandonare la selezione di caratteristiche storiche, cosi’ come fa tristezza pensare di selezionare collie che non lavorino piu’ con le pecore, maremmaniabruzzesi socievoli, setter che non possono piu’ cacciare… dall’altro però la consapevolezza che mantenere certe caratteristiche significa farli rimanere cani per pochi.

    • @Denis: sentumpoamme’, denis… ma sei hai il tempo di scrivere tutti ‘sti commenti lunghi quasi quanto i miei (ovvero, delle paginate)… PECCHE’ poi mi dici che non hai tempo di scrivere nuovi articoliiiiiiiiiiiiiiiiiiii????

      • perché i commenti li scrivo di getto, se c’è un errore di ortografia o una cosa che non si capisce, pazienze e di fatto è come rispondere a una domanda… ci metto cinque minuti. A fare un articolo fatto bene, ci vuole molto piu’ tempo… a pensarlo, a correggerlo… e ci vuole anche “l’ispirazione”… cioè avere qualche cosa da dire non fare un artiolo tanto per fare.

  4. Cara Valeria, da tempo aspettavo un tuo articolo sui Barboni e questa tua ammissione di poca conoscenza della razza mi lascia…spiazzata O_O. Fa niente, eh, LOL, resti sempre la mia addestratrice preferita e, non avendo fino a pochi mesi fa molte idee sensate sulla cura dei cani, ho deciso che quando non so cosa fare, faccio come dici tu. Dopo anni con trovatelli, “scarti” di amici, cani “di famiglia” che ogni membro della famiglia trattava in modo diverso, ora che i figli son cresciuti e che per il momento ho smesso di lavorare, mi occupo del mio primo cucciolo, mio primo cane di razza, primo cane “mio”. Ho scelto il Barbone dopo molto ragionare, l’ho scelto nano per determinati motivi (anche se amo le taglie medie) e l’ho scelto perché oltre ad essere docile, facilmente addestrabile e intelligente, è un cane da riporto in acqua. Non ci avevo pensato, che apparteneva al nono gruppo. Veramente non avevo neanche pensato che in Italia non si può tanto andare al mare col cane, e, freddolosa come sono, ancora non sono entrata nel fiume o nel lago per nuotare con lui, e siamo al punto che io entro fino alle caviglie e lui fino alla pancia (ha 17 settimane). Piuttosto pensavo, e ora so che avevo ragione, che avrei avuto qualche problema a spiegargli che non può cacciare la mia anatra dodicenne Penna Bianca, anche se gli do da mangiare anche carne di anatra (ovviamente è la carne che preferisce eheh) e gli permetto di far alzare i piccioni: se corre appresso all’anatra, finge di non aver capito il “no”, anche se poi cede al “vieni qui” (temo che quando avrà imparato a riportare verrà “qui” con l’anatra in bocca).
    Vero che, tocco ferro, pare che non gli dispiaccia essere toelettato (per ora faccio io, così come mi taglio i capelli da sola), ma non è che proprio ci vada matto: aspetta il croccantino di ricompensa perché è stato fermo 😀
    Gli piacciono le coccole, ma senza esagerare, e, se proprio non sta per addormentarsi, sembra preferire il gioco (gioco a “ce l’hai” col cane e non mi sento per niente stupida 😀 ).
    Ecco, secondo me il Barbone è diventato da compagnia perché è un cane che si adatta a fare qualunque mestiere, ma credo che a far compagnia a persone poco dinamiche si annoi, perché lui è soprattutto nuotatore e cacciatore, e ama saltare e correre. Magari faremo un po’ di mini agility non competitiva, con calma, e prepareremo qualche danza come show per gli amici… Insomma, vorrei che ci facessimo compagnia a vicenda praticando attività che piacciono sia a me che a lui 🙂

    • @Antonella: vabbe’, dai… il documentario sui barboni l’ho girato parecchi anni fa… nel frattempo qualcosina in più sulla razza l’ho imparata (non tanto direttamente, ma da amiche “barboniste” che mi hanno raccontato le loro esperienze). Quindi l’articolo arriverà! Per il resto… un cucciolo di quattro mesi non è ancora del tutto “barbone”: per ora è del tutto “cucciolo” :-).
      Aspetta e vedrai…

  5. io preferisco che mi facciano compagnia cani che hanno certe attitudini e caratteristiche fisiche anche se non facciamo agonismo a livelli spinti o no facciamo un “professione” precisa… insomma cazzeggiamo allegramente in compagnia facendo cose che piacciono ad entrambi ed i miei cani sono capaci di seguirmi nelle cose che mi piacciono.ma io so bene che caratetristiche deve avere il mio cane e di fatti mi ci trovo da dio…

  6. Io ho imparato a fare tante cose perché avendo adottato dei cani di un certo tipo, poi ho aggiustato il mio stile di vita per accordarsi con il loro (a parte l’husky da sheepdog, quello è stato il risultato molto imprevisto di un “esperimento cinofilo”!)… ma devo dire che già sapevo in partenza che sarebbe stato così e avevo fatto in modo che la mia vita si potesse adattare abbastanza facilmente.
    Come dice una canzone dei Mercanti di Liquore (“Il Viaggiatore”) “impara la tua direzione
    da gente che non ti somiglia” e trovo che se glielo permetti, i cani sono spesso sommi maestri di vita. 🙂

  7. io volevo un cane da compagnia…tra le varie razze specialiste in questo ho scelto il cavalier king…prima di prenderlo ho studiato la razza, mi piaceva la descrizione del carattere, “dolce, affettuoso e giocherellone” e, ritenendo che si adattasse a me in toto, ho deciso di prenderne uno.
    Risultato: io probabilmente ho l’unico cavalier (ma forse anche l’unico cane da compagnia) che non ami le coccole e le attenzioni…è indipendente, lo è sempre stato sin da cucciolo, non è appiccicoso e odia essere spazzolato (e dire che da cucciolino l’ho abituato a spazzole varie)…
    all’inizio mi era venuto il dubbio che ci fosse qualcosa di sbagliato nel nostro rapporto…poi però pensando e ripensando mi sono convinta che in realtà è fatto proprio così…è il suo carattere…e in fin dei conti va bene così…
    aspetto che esca “il vero standard del cavalier king” ihihihih

    • @Rosangela: ma il cavalier “ama” moltissimo le coccole! A me sembra che ci sia qualcosa di atipico nel cane: posso chiederti dove l’hai preso?

  8. Non è che le odia le coccole, ma non è di quell’appiccicume tipico dei cavalier…cioè, se lo prendo e inizio a grattargli la pancia, sta un po’ e poi se ne va…non è che reagisce male, ma non viene a cercarle, tranne quando non sta bene, in quel caso si che è sempre attaccato.
    Cmq l’ho preso in un allevamento.

    • @Rosangela: allora è proprio un “tipaccio” così…il classico caso di come l’individualismo a volte se ne infischi della selezione di una razza 🙂

      • si infatti…che poi a parte l’appiccicume per il resto ci siamo…mi segue stanza per stanza e quando siamo sul divano si accontenta di stare vicino (d’estate…perchè d’inveno sta quasi sempre spalmato addosso)…l’unica cosa forse atipica, ma parlando in generale, è che quando torno a casa non mi fa le feste…lo trovo esattamente come l’ho lasciato…questo non so da cosa dipenda…
        cmq una cosa che volevo dire…se lo si accarezza in testa e sulle guance (soprattutto in testa) comincia coi calming signals…si lecca il naso e sbadiglia…ditemi che non è l’unico a cui da’ fastidio essere accarezzato in testa…vi prego…

        • da quello che ho studiato sui cani, e per la mia limitata esperienza, a nessun cane piace essere toccato sulla testa. Solo che alcuni sopportano pazientemente, altri no.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.