sabato 4 Luglio 2020

Sto fuori casa otto ore al giorno: posso prendere un cane?

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Valeria Rossi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

di VALERIA ROSSI – Negli ultimi tempi questa domanda mi è stata rivolta un numero veramente impressionante di volte. Spesso (l’ultima volta proprio stamattina) nella variante “esiste una razza che possa stare molte ore al giorno da sola?”.
In passato avevamo già trattato l’argomento, in questo articolo che parlava in particolare dell’ansia da separazione.
Oggi, però, vorrei riprendere l’argomento da un altro punto di vista: chiarendo, tanto per cominciare, che NO, non esiste “una razza” particolarmente adatta alla solitudine: esiste semmai una “specie”, e si chiama “gatto”.
Il gatto è – almeno dal punto di vista etologico – un animale solitario, che in natura vive per conto suo, caccia da solo, non ha bisogno di interagire con altri per cavarsela.
Come al solito, in realtà, la pratica non sempre dà pienamente ragione alla scienza: una delle mie due gatte, se sono in casa ma la chiudo fuori dalla porta, è capace di passare quaranta minuti a saltare sulla maniglia, finché riesce finalmente ad appendercisi, ad  aprirla e a venirsi a piazzare davanti al monitor a farmi purr purr a millemila decibel  (che è poi il motivo per cui le chiudo spesso la porta in faccia). Sarà anche un animale solitario, ma la compagnia le piace assai.
Però, se resta sola in casa tutto il giorno perché io non ci sono, lei se ne infischia. Si fa i fattacci suoi, dorme, gioca con sua sorella, si arrampica sulle tende. Quando rientro, che sia stata fuori dieci minuti o tutto il giorno, la prima cosa che fa è sempre e solo quella di andare dalla ciotola: “Allora? Si mangia? Sei in ritardo, è questa l’ora di arrivare? Ho fame!”.
Se lasci da solo un cane, lui passa tutto il tempo a pensare che non ci sei (poi può reagire abbaiando e disfando casa, oppure attendendo pazientemente: ma senza di te la sua vita è vuota e senza senso): e quando rientri, anche se se stato fuori dieci minuti netti, ti fa le feste come se non ti vedesse da trent’anni.
Questo perché il cane è – sempre dal punto di vista etologico – un animale sociale: il che significa che ha bisogno di interagire con altri per sopravvivere (e non solo perché “gli piace stare in compagnia”).
La differenza, ovviamente, è abissale. E’ vero che cani e gatti amano entrambi il rapporto con l’uomo, le coccole, l’interazione, lo stiamo-vicini-vicini: ma se per il gatto questa è una scelta, per il cane è una “conditio sine qua non”. Senza compagnia, senza un gruppo sociale, il cane pensa di non poter sopravvivere: quindi, quando resta solo, pensa immancabilmente: “Oddio, e adesso cosa sarà di me?”.

Il gatto, se resta solo, pensa: “Okay, non c’è nessuno: posso dormire, oppure dare un’occhiata in giro per vedere se posso ammazzare qualcuno  per cena”.
Il pensiero di essere in balia degli eventi non lo sfiora neppure.
Per il cane, al contrario, è l’unico pensiero.
Ecco perché sostengo sempre che “solo” e “cane” non dovrebbero poter stare nella stessa frase: perché il cane unico, ogni volta che viene lasciato a se stesso anche solo per pochi minuti, si pone la domanda “cosa sarà di me”.
Teme, per esempio, che la cena non arriverà mai: e poco conta il fatto che venga servita in ciotola anziché cacciata dopo aver stabilito una strategia di branco: la cena prevede interazione, uno che la offre e un altro che se la mangia. Se manca il primo, il secondo muore di fame.
Ma il cane è davvero così scemo da pensare “oddio, morirò di fame” ogni volta che i suoi umani escono di casa?
No, ovviamente no: o almeno, non proprio.
Istintivamente lo penserebbe, perché il suo DNA è quello e c’è poco da fare: però è possibile, attraverso l’educazione, l’abitudine, il condizionamento – chiamatelo un po’ come volete – arrivare a far sì che pensi: “Morirò di fame? Ma no, dài: è uscito, ma poi torna. E’ sempre tornato, tornerà anche stavolta”.
E in un angolino della sua mente aggiunge: (“Forse”). Però solo in un angolino.
Ma questo è solo un esempio – anche un po’ esasperato, se vogliamo – di ciò che prova il cane restando solo: perché non è solo una questione di cibo. Per il cane la socialità è “di per sè” un bisogno primario: siccome nella realtà dei fatti è quello che permette di soddisfare tutti gli altri, il cane lo sente proprio come qualcosa di cui non può fare assolutamente a meno. Anche se resta solo con una ciotola piena di cibo, infatti, lui non si sente tranquillo (potrebbe sempre arrivare un predatore, va’ a sapere. “E da solo come lo affronto?”).
Il cane è davvero così scemo da pensare che casa nostra possa essere improvvisamente invasa da predatori affamati?
Ancora una volta, non proprio. Ma sotto sotto, nel fondo del fondo del suo inconscio, sì. Perché un animale sociale è fatto così, i suoi geni gli dicono questo: da soli non si sopravvive. E se l’esperienza pratica può insegnargli il contrario, può tranquillizzarlo sul fatto che prima o poi il branco si riformerà, che non è stato lasciato solo per sempre ma solo temporaneamente e in condizioni di assoluta sicurezza…una piccola parte di lui non  ci crederà mai fino in fondo.

Detto questo: esistono razze che “possono stare da sole” in assoluto?
Ovviamente no: se così fosse,  non sarebbero cani.
Esistono razze che soffrono meno la solitudine rispetto ad altre?
Questo sì.  Le razze che la soffrono “un po’ meno” esistono, e vanno cercate esaminando la loro storia e la loro selezione: i cani guardiani delle greggi o delle mandrie, per esempio, per secoli sono stati abituati a passare molte, molte ore da soli a controllare il bestiame e ad evitare che fosse attaccato dai lupi o dagli orsi. I cani nordici sono cani a cui è sempre stato chiesto di prendere decisioni autonome. Se stai in fondo a una slitta trainata da cani non puoi vedere, per esempio, il burrone che ti si apre davanti: il cane di testa, invece lo vede. E se non decide in proprio di fermarsi o di cambiare direzione, la cosa finisce male. Quando leggo libri in cui vengono definite come “intelligenza” la prontezza nell’obbedire agli ordini, mettendo quindi ai primissimi posti in classifica i cani più docili come pastore tedesco o border collie, io penso sempre che una slitta trainata da border collie finirebbe probabilmente inghiottita dal primo crepaccio che trova. Con i pastori tedeschi, avendoli allevati e addestrati per molti anni, levo il “probabilmente”: sono SICURA che volerebbero di sotto con tutta la slitta e col musher attaccato.
Per questo motivo, nei cani nordici, è stato considerato assai gradito un certo gradi di indipendenza, e la loro selezione ha preferito i cani che sapevano affrontare i problemi da soli, senza chiedere aiuto all’uomo.
Proprio in questi giorni si parlava dell’esperimento di “detour”, quello in cui si pone un animale in un contenitore aperto nella parte posteriore, ma che di fronte ha una strozzatura oltre la quale l’animale non passa. Al di là della strozzatura c’è un uomo con del cibo in mano. L’animale può aggirare la strozzatura, volendo, per raggiungere il cibo: l’unica cosa che non può fare è procedere in linea retta.
Ecco, in questi casi si vede chiaramente la differenza tra cane e gatto: quest’ultimo, infatti, appena si accorge che andando dritto non ci passa, torna indietro, fa il giro e raggiunge il cibo.
E il cane? Il cane chiede aiuto all’uomo. Lo guarda, gli porge la zampa, piagnucola, abbaia. Le prova veramente tutte per attirare la sua attenzione ed essere aiutato a risolvere il problema.
Solo quando si rende conto che l’uomo non interagisce con lui (infatti non deve farlo, in questo esperimento), che non risponde ai suoi segnali, che proprio non se lo fila…allora cerca una soluzione alternativa e alla fine si decide a fare il giro.

E’ un cretino?
No: è un animale sociale. Che per prima cosa, di fronte a un qualsiasi problema, cerca la collaborazione del gruppo.Però, anche in questo caso, ci sono forti differenze di razza. Io ho eseguito questo esperimento, proprio preciso preciso (vabbè: precisissimo no, perché gli sperimentatori seri non si mettono a ridere, e a un certo punto io l’ho fatto) con uno dei miei husky e con la mia boxer: vi traduco dal canese le due diverse reazioni.
Husky: “Ops, non ci passo. Ehi, me lo allunghi tu quel pezzo di carne? Non ci passo! Auuuuuh? Mi senti?  Me lo dai? No? Vabbe’, allora faccio il giro e vengo a prendermelo da solo” (col chiaro sottinteso: “Stronza!”).
Tempo totale: trenta secondi circa.
Boxer: “Ops, non ci passo. Me lo dai tu, vero? Vero che me lo dai? Ehi, dico a te! Sgrunf, sbraurg, sgrufugn…ma che, sei sorda? BAU! Ho detto BAU! BAUBAUBAU! Niente, non ci sente. O è diventata sorda o è  diventata scema. BAUUUUUUUUU??? Guarda, ti dò la zampa. Zampa zampa zampa. Facco seduto. Faccio terra. Abbaio ancora un po’? Ma sì, va’: BAU! Merda. Niente. Mi hanno sostituito l’umana con una statua di cera? Devo scoprirlo, devo andare a vedere, adesso spacco tutto, così passo e lo scopro. SDENG! (capocciata con tentativo di sfondamento dell’ostacolo: è stato qui che mi è scappato da ridere, al che la cagna ha pensato che le dessi finalmente attenzione e ha ricominciato TUTTA la routine dall’inizio. Però questo è stato un errore mio, non suo, quindi non vale)”
Siccome ero tornata di cera, la cagna ha cercato  ancora per un bel po’ di scatafasciare l’ostacolo: e forse ce l’avrebbe anche fatta, se non fosse stato, per l’occasione,  un tubo di cemento. Poi si è sdraiata a terra per un minuto buono guardandomi ancora con gli occhi da Gatto con gli stivali  di Shrek. POI si è alzata, ha fatto il giro ed è venuta a prendersi la carne.
Tempo totale: non mi ricordo, sono passati i secoli. Però un’eternità. Abbastanza perché arrivassi sul punto di stufarmi, di ritenerla incapace di eseguire un detour e di lanciarle la carne, pur di finirla.
Morale: i cani non sono tutti uguali, neppure nella socialità e nella ricerca di rapporto. E’ inutile che faccia una “lista della spesa” di razze più  o meno adatte a passare molte ore da sole: basta informarsi un po’ sulle origini e sulla storia di ognuna di esse, e trarre le debite conclusioni. Le razze selezionate per “pensare in proprio”, per passare molto tempo lontane dall’uomo, per lavorare lontane dall’uomo (quindi cani nordici, segugi, cani da guardia del bestiame o del gregge) sono, generalmente, meno “appiccichine” dei cani selezionati per stare proprio francobollati all’uomo (cani da difesa, cani da compagnia, cani da guardia della proprietà privata).
Nessuna di queste razze, però, è… un gatto: quindi anche il cane più “adatto” a stare molto da solo sarà sempre “adatto” tra virgolette, appunto. Sarebbe più corretto dire “meno inadatto”, piuttosto che “più adatto”. Perché il cane, in quanto cane, da solo non ci dovrebbe proprio stare mai. E figuriamoci per otto ore al giorno.

Visto, però, che nessuno di noi fa Gates o Batista di cognome, e che a quasi tutti noi poveri umani “tocca lavura'”… ecco che il problema si presenta anche quando abbiamo ben presente l’etologia canina e i bisogni primari del cane. Perché quello di arrivare alla fine del mese è un nostro bisogno primario, e in qualche modo tocca soddisfarlo.
La risposta sembra semplicissima: il cane ce lo prendiamo quando andiamo in pensione. Oppure ce lo prendiamo solo se a casa, quando noi andiamo al lavoro, ci resta una moglie casalinga o una nonna che in pensione c’è già.
Però ci sono un sacco di famiglie che, per soddisfare il bisogno primario di arrivare a fine mese, sono costrette a lavorare in due (e se capita, spediscono a lavorare pure la nonna): se queste famiglie amano i cani, che devono fare? Rinunciare per forza?
In realtà, no: non è detto.
Dipende.
Dipende da quanto siamo disposti a sostituire la quantità con la qualità, per esempio: perché il cane si romperà sicuramente le scatole per otto ore al giorno, ma se almeno un paio delle altre otto disponibili (considerato che anche dormire è un bisogno primario) le dedichiamo completamente a lui, allora il gioco può valere la candela.
Se invece lo lasciamo a casa otto ore, poi arriviamo a casa stanchi e magari pure con le palle girate, gli facciamo pat pat sulla testa, gli sbattiamo quattro crocchette in una ciotola e poi ci rincoglioniamo davanti alla TV (anche se col cane sdraiato sui piedi con la faccia adorante, perché finalmente è tornato il suo Dio)…allora è meglio lasciar perdere, perché quel cane lì sta facendo una vita di merda.
ANCHE se scodinzola, anche se ci dà le musatine e fa le scemate, anche se ci guarda come se fosse felice come una Pasqua.
Certo, è contento di vederci: e spera di fare qualcosa con noi. Ma se quel “qualcosa” è guardare insieme il Grande Fratello, a me vien voglia di mandarvi le guardie zoofile e di farvi fare la multa per doppio maltrattamento: del cane e di voi stessi.

Ultime cosette:
a) avere un giardino non risolve un’emerita cippa. La solitudine è solitudine, che tu abbia a disposizione due metri quadrati o dieci ettari;
b) la presenza di un altro cane aiuta. Non basta a creare un vero “gruppo”; ma aiuta (l’effetto collaterale è che il cane potrà legarsi di più al suo simile che a te);
c) un cane che sta tranquillo ad attendere il vostro ritorno, che non si mette ad abbaiare, che non distrugge la casa e così via, non si “compra fatto”. Si costruisce, si crea con pazienza, coerenza, calma ed esercizio.
Il cane va abituato gradualmente, progressivamente, senza stressarlo “sparendo” alla sua vista per ore quando l’avete adottato da due giorni, facendogli pensare che non tornerete mai più e gettandolo nella più nera disperazione (alla quale magari reagirà facendovi fuori mezza casa). Uno dei motivi per cui io no riesco ad essere totalmente contraria al “cane per Natale” è il fatto che Natale preveda per quasi tutti gli umani un periodo di vacanza che si può dedicare alla prima educazione di un cucciolo, ma anche di un adulto (con attenzioni doppie, quanto ai problemi di solitudine, per i cani adottati in canile, che spessissimo sviluppano ansia da separazione): educazione che non deve consistere solo nell’insegnargli a fare la pipì fuori, ma che deve assolutamente comprendere anche l’abituazione a qualche periodo di solitudine.
Il cane deve capire, pian piano, che voi tornerete SEMPRE. Che non deve temere nulla. Che non ci sono predatori in giro per casa, che non verrà mai lasciato morire di fame e di sete, che ogni santissima sera riceverà la sua dose di coccole e di “cose che farete  insieme”.
In questo modo si potrà avere un cane non che “possa” stare per molte ore da solo infischiandosene come un gatto, ma che “sopporti” di passare molte ore da solo (magari con qualche passatempo, come un kong o un osso da rosicchiare) senza far danni e senza far casino.
Non sarà il cane più felice del mondo, questo scordatevelo: ma può essere un cane che conduce una vita serena, ben sapendo che alla fine dell’attesa arriva, ogni giorno, qualche momento che vale davvero la pena di vivere.
d) ricordate che l’impegno di rendere la vita del vostro cane degna di essere vissuta sarà costante ed immutabile, previsto per ogni santo giorno di tutti i quindici anni circa che passerete insieme.
Se vi sembra già faticoso il pensiero di portarlo a pisciare tre volte al giorno, lasciate perdere: perché oltre a questo ci DEVE essere assolutamente un periodo della giornata dedicato a lui, in cui potrete lavorare o giocare o fare sport, ma dovrete farlo  insieme e dovrà essere divertente per entrambi. Altrimenti è meglio prendersi il gatto.
E, attenzione. avete presente i bambini che, pur di avere un cane, promettono e strapromettono che se ne occuperanno sempre e per sempre, che non si stuferanno mai e poi mai di badare a lui, di preparargli la pappa e di portarlo fuori e di spazzolarlo e blablabla… e poi, passata la prima settimana, rifilano il pacco alla mamma e tornano a pensare solo alla playstation?
Ecco… ho visto emergere, in molti umani adulti, un pascoliano “fanciullino” che si comportava esattamente nello stesso modo: solo che la mamma disponibile non ce l’aveva.
Queste sono persone che, finito l’entusiasmo iniziale, conducono (e fanno condurre al cane) una vita che si trascina in una noiosa routine che non dà alcuna soddisfazione a nessuno dei due. Sono anche le stesse persone che, quando sono meno responsabili o più bastarde, abbandonano il cane.

Lo so che è difficile vedere nel futuro, capisco che a volte ci si faccia tutto un film sulla vita col cane che poi si scontra pesantemente con la realtà e ci delude (spesso perché non si è stati capaci di trovare il cane giusto, ma a volte solo perchè credevamo di essere fatti per vivere con un cane, ma semplicemente non era così). Però, almeno, cercate di pensarci bene prima: perché noi non siamo bambini di cinque anni (co buona pace del Pascoli) e un po’ di sano buon senso dovremmo essere in grado di usarlo.
Pensarci, analizzare bene tutti i pro e i contro,  convincersi che “si può fare” e poi scoprire, magari, che la cosa era molto più difficile del previsto, che esistono ostacoli di cui proprio non potevamo neppure immaginare l’esistenza…ci sta.
Può succedere.
In realtà a volte sembrano insormontabili situazioni che invece hanno un rimedio semplice (“Ahhh! Lavoro troppe ore fuori casa!”…e poi si scopre che in ufficio il cane sarebbe bene accetto: bastava chiedere. Oppure: “Non posso portarlo fuori a far pipì a metà giornata!”…e si scopre che il ragazzino del primo piano, di mestiere, fa il dog sitter. E così via): però, in alcuni casi, davvero “non ci si fa”, la vita col cane risulta insostenibile.
Mi auguro fortemente che in questi casi si corra ai rimedi cercando per il cane una famiglia più adatta, o pagando un numero sufficiente di dog sitter, anziché pensare a soluzioni infami: però, ripeto, può succedere.
Invece partire in tromba senza averci perso neanche un briciolo di tempo a valutare la cosa, prendersi il cane in modo irresponsabile e poi scoprire che “non si poteva fare” perché si trovano ostacoli che avrebbero DOVUTO essere prevedibilissimi…ecco, questo è da emeriti pirla.
Quando sento cose come: “l’ho riportato indietro perché è cresciuto“,  o “non lo voglio più perché abbaia“, mi viene quello che dalle mie parti  si chiama “sciupùn de futta”. Ovvero, la classica voglia di spaccare tutto (e nella fattispecie, la faccia del personaggio in oggetto).
Che i cani piscino, caghino, abbaino e – guarda caso – crescano, non sono cose che si possono scoprire da un giorno all’altro. Si devono sapere PRIMA e ci si deve pensare prima.
Così come si deve sapere che il cane è un animale sociale e che ha bisogno di contatti sociali.
Se non possiamo garantirglieli in assoluto, NO CANE, no party.
Se la cosa è risolvibile con l’aiuto di familiari, amici e anche dog sitter (dio abbia in gloria chi li ha inventati), allora sì, ci si può pensare.
Però responsabilmente.

 

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71 Commenti

  1. Grazie dell’articolo, come sempre utili e mai banali! Colgo l’occasione per esporvi il mio problema:il mio cane ha 1 anno, è un trovatello ed ha paura degli altri cani. Quando usciamo di casa X andare al lavoro è tranquillo, poi appena sente qualche rumore sulle scale o altri cani che abbaiano dà i numeri e abbaia.. non è un abbaiaire continuo e disperato, non da ansia da separazione, ma è proprio arrabbiato..come posso fare?

  2. Per chi deciderà di optare per il gatto , vorrei solo avvertire che il simpatico animaletto ama cacciare al mattino presto,molto presto….tipo alle 5 e se abitate in appartamento ……….io e mio marito ci mettiamo i tappi e il cane ci guarda col fumetto : ma perché!!!!!!!!!

  3. Provo a commentare anche se l’articolo è di 3 anni fa. Il dubbio che mi pongo io è questo: io sto in compagnia dei miei cani tutto il tempo della mia vita; è difficile che esca di casa senza di loro (a parte quelle due o tre cose tipo spesa al supermercato, o una messinpiega dalla parrucchiera, cose così insomma!). Non posso dire di far fare loro una vita pienissima come leggo in certi commenti qui: non fanno agility, non fanno sheep-nonsocosa, non fanno sport insomma. Fanno passeggiate, non certo di ore, ma belle e sane. Fanno delle belle corse in giardino, se il clima lo permette, ma solo quando sto lì con loro, magari un’oretta (in giardino non li lascerei mai incustoditi). In casa giocano molto insieme; sono affettuosi e giocherelloni, dormono con noi, ecc. Ma, ecco il mio “ma”. Due giorni alla settimana sono fuori per lavoro quasi 11 ore e mezzo. Io me li guardo con le telecamerine: dormono sempre. Magari dieci minuti giocano insieme, magari se sentono suonare il postino si muovono dal divano, gironzolano 10 minuti, ma ripeto il 95% del tempo dormono: non distruggono nulla, non abbaiano, non piangono. Devo pensare che facciano una vita tremendamente orribile? Non so come valutare 2 giorni “brutti” su 7. OVVIAMENTE quando li ho presi la situazione familiare/lavorativa era diversa, ma ci si deve adeguare per forza. Ai dog-sitter boh, onestamente non ci avevo mai pensato: come si può conoscere qualcuno di affidabile? Lasciare le chiavi di casa a qualcuno non è cosa da poco…

  4. Basta farsi un giro per le campagne dove ci sono casette , villette o baracche per incontrare cani che viviono nella piu’ totale solitudine spesso anche senza cibo e acqua . Complici le prolifere cucciolate homemade tipiche del cane “Corso” (giusto un esempio ) almeno qui in Puglia è ormai il cane di tutti . A quanto ne so è una delle razze molossoidi molto molto poco incline alla vita da eremita e poi i possessori si lamentano che sti poveri DETENUTI distruggono tutto . 🙁

  5. Dopo averci pensato per molti anni e cercato di organizzarmi al meglio ho preso un cucciolo di piccolo levriero italiano. E’ una razza che conosco perché mio fratello ne ha già due che io tengo spesso.
    Lavoro tutto il giorno dal lunedì al giovedì e mezza giornata il venerdì, però mi sono organizzata con due ragazze che fanno le dog sitter ed hanno un jack russel di 1 anno. Il mio cucciolo ha 3 mesi quindi per ora sta con le dog sitter 3 giorni la settimana e da solo 2 mezze giornate. Adora giocare con il suo amichetto peloso e considera le dogsitter di famiglia. Le due mezze giornate che sta da solo è molto bravo e solo qualche volta fa a pezzettini una parte di pannolino assorbente. Quando vede i cani di mio fratello gioca un sacco con loro ed anche con la cagnolina di una mia vicina di casa con la quale si rincorrono come matti per tutto il giardino condominiale. Adesso cominciamo le lezioni di addestramento e quando sarà più grande cominceremo con l’agility.
    E’ vero che non sono sempre presente ma credo che come sempre la cosa più importante è lanciarsi in questa avventura con gli occhi bene aperti sapendo a cosa si va incontro ed organizzandosi per offire al proprio peloso una vita felice e serena

  6. ho adottato 2 anni fa un Pointer che aveva già un anno, tolti i primi giorni in cui soffriva la separazione dopo si è molto tranquillizzato. Vivo da sola, sto fuori casa 8-9 ore al giorno, ma quando torno a casa sono tutta per lui, anche se è difficile. Ma la cosa veramente difficile e angosciante per me è dargli l’habitat di cui ha bisogno per sentirsi un cane soddisfatto. dopo 12 giorni di Basilicata, tra Parco nazionale del Pollino, fiumi, boschi, laghi e mare in cui Fulvio ha corso ininterrottamente per 8 ore al giorno come minimo, mi sono resa conto tornando a Roma di che vita del cavolo che fa. Per carità, usciamo 2-3 volte al giorno, me lo porto ovunque, appena torno a casa stiamo insieme, giochiamo, usciamo, il weekend si parte x la montagna… ma vivo al centro di Roma, le 2 aree cani vicine fanno SCHIFO: polverose, puzzolenti, piccole e SEMPRE piene zeppe di cani (il mio è un maschio e non va d’accordissimo con tutti quindi spesso non può entrare). Allora capita che alle 8 di sera, stanca morta, me lo carico in macchina e lo porto in un parco alla periferia di Roma dove può correre come un pazzo, come piace a lui. Però non ci sono altri cani, quindi non socializza..insomma…come la giri la giri mi sento un pò ‘incastrata’. Da una parte so di fare del mio meglio (andiamo anche al campo a fare gli esercizi e a giocare), investendoci praticamente il 90% del mio tempo libero (che tra l’altro non potrei impegnare meglio, visto la gioia che mi dà stare con lui) ma dall’altra parte mi dico “brava, tenere un pointer in città..bella idea..sei un mostro!” questo è il mio tormento post-vacanze..nell’attesa di vincere l’enalotto e di comprarmi una villa con tenuta da caccia in inghilterra, avresti qualche suggerimento per me?
    Grazie!

    • Purtroppo non ho una risposta da darti, ma hai tutta la mia comprensione! ANche io ho un cane e anche se meticcio a volte capisco che forse la vita di città non fa per lui, poi mi chiedo.. ma se non lo avessi preso magari farebbe una vita peggiore..noi ci mettiamo tutto il nostro impegno e sono sicura L, da quello che hai scritto che lo fai anche tu..

  7. Ciao Valeria
    Cercavo qualche informazione ed ecco comparire questo bellissimo articolo.
    Vorrei un parere sincero su una situazione che inizia a consumarmi dentro e che non so come affrontare…

    Vivo da solo e a causa perdita del lavoro sono stato costretto a cambiare città spostandomi da Bologna a Roma per trovarne uno che mi consentisse perlomeno di mangiare e pagare le bollette. Ho una cagnolina da 3 anni che è la mia vita, è una meticcia che ho salvato una sera dalla strada… è la mia ombra però per fortuna non ha mai sofferto di ansia da separazione, quando io esco lei si addormenta e dorme fino a quando non torno. Prima abitavo a 5 minuti a piedi dal lavoro e quindi in pausa pranzo tornavo sempre a casa per poter stare con Briciola un paio di ore. Ora invece sono ad 1 ora di distanza.. e ovviamente non posso tornare. Ci svegliamo la mattina alle 6.30 e facciamo una mezzora di passerggiata. Alle 7.30 esco da casa e ritorno verso le 18 massimo 18.30 . Lei non fa neanche i bisognini ne in casa ne fuori al balcone e aspetta me. Appena rientro la prima cosa che faccio è darle la pappa e poi usciamo per una lunghissima passeggiata di almeno 1 ora, poi tornati a casa mi faccio una doccia, preparo qualcosa da mangiare e giochiamo un po. Nonostante io non veda che soffra mi viene l’atroce dubbio che non sia una vita felice per lei. Anche perchè dormendo tutto il giorno praticamente la sera è iperattiva e non vorrebbe mai dormire io invece sono distrutto e crollo morto verso mezzanotte.

    Briciola ha un carattere molto socievole.. scodinzola a qualsiasi cane e qualsiasi umano.. è felicissima quando qualche amico porta un suo cane a casa e gioca come se fosse una cucciola.

    Per renderle questa situazione più sopportabile ho pensato a varie alternative:
    1) prenderle una compagna.. un altra cagnolina magari della stessa età visto che non riuscirei a seguire un cucciolo… ma non vorrei che poi invece di un cane che soffre di solitudine avrei due cani che soffrono di solitudine
    2) Rivolgermi ad un dogsitter per “spezzare” la giornata… purtroppo ho chiesto in giro e mi hanno chiesto tutti cifre molto alte.. si parla di 200-250€ al mese per portarla a spasso 1h ogni giorno (tranne sbato e domenica), ed è una cifra che non mi posso permettere altrimenti non pago più l’affitto…
    3) Darmi una pugnalata al cuore e dare la mia cagnolina ad una famiglia dove forse sarebbe più felice… ovviamente questa cosa è una decisone estrema che non vorrei prendere ma le voglio talmente bene che pur di saperla più felice.. sarei disposto a morire io di pianti…

    Cosa mi consigli di fare? Sto malissimo perchè non so come andare avanti…
    Grazie!

    • Antonio, a me non sembra che Briciola sia una cagna infelice…magari potresti darle un po’ di più, ma nessuno può avere tutto dalla vita!
      Una compagnia canina potrebbe essere una soluzione, ma secondo me con quello che ti costerebbe il secondo cane puoi pagarti un dog sitter magari non tutti i giorni, ma due-tre volte la settimana (sarebbe già un miglioramento per lei e non dissanguerebbe te).
      Visto il bellissimo rapporto che avete, non penso proprio che Briciola abbia bisogno di un’altra famiglia.

  8. Da poco meno di 2 anni possiedo un jack russell terrier. Fin da quando ho deciso di prendere un cane di questa razza sono stata abbastanza consapevole della sua particolarità (vivacità,energia,determinazione,ecc..)e ci siamo iscritti ad un corso di obbedience. I risultati non sono stati brillantissimi,ma il cane si gestisce abbastanza bene, non è mai salito su letti e sedie (solo sul divano), non ruba nè elemosina cibo dalla tavola, sporca solo fuori, non è mai stato distruttivo. Le sue uscite sono 1/2 ora al mattino (rimane da solo in giardino dalle 8.00 alle 13.30 circa, il resto della giornata lo trascorre in casa o in giardino con noi) e almeno un’ora nel pomeriggio (prima di cena), quando ha la possibilità di correre senza guinzaglio nei campi, inseguendo lepri ed altri animali. Generalmente non torna al mio richiamo, ,ma solo quando ha perso interesse per quello che sta facendo (in casa o in giardino invece accorre subito).
    L’unico atteggiamento che mi impensierisce è il fatto che la sera, quando guardiamo la televisione sul divano o sul dondolo del giardino, lui si rincorre la coda e le zampe posteriori, fin quando non si calma acciambellandosi con una zampa posteriore in bocca (come per calmarsi..) Nella zona in questione si sta diradando il pelo. Fino a poco tempo fa mordicchiava orecchie di manzo, adesso ha perso interesse. Da cosa può dipendere questo comportamento che temo sia di autolesionismo? Un’altra sua particolarità è che quando rientriamo a casa pe pranzo, ci aspetta dietro il cancello, poi appena ci avviciniamo si allontana e finge di essere interessato ad altro, e non ci fa le feste..Con questo atteggiamento ci sta manifestando il suo dissenso per averlo lasciato da solo?? In attesa di risposta le faccio i complimenti per la professionalità e la chiarezza..

    • Sean, se mi posso permettere di darti qualche suggerimento, dovresti fare delle attività che si basano sulla concentrazione sullo sviluppo delle competenze in vari ambiti,magari anche qualche gioco cognitivo, attività di ricerca olfattiva.ovviamente per farlo dovresti rivoglerti ad un educatore, ma vedrai che proponendo al tuo cane molte attività interessanti, quando andate liberi dal guinzaglio risponderà molto prima al tuo richiamo perchè sarai tu il centro d’interesse del tuo cane 🙂 Il jack russell può dare enormi soddisfazioni.
      Cordialmente, Iunia

      • Grazie mille per la risposta, anche se tempo che per lui non ci sia niente di più interessante che inseguire una lepre…

  9. io vorrei solo dire: ahahahahahahahah, io ho un boxer, e mai ho letto qualcosa di più vedo sulla loro “scemenza”… anche la mia quando vuole qualcosa si siede, poi fa terra, poi da la zampa, poi si risiede, poi da l’altra zampa, poi piange, poi torna a terra!!!!!

  10. Ciao, volevo chiedere un consiglio a proposito di ansia da separazione. Quando ho preso la mia prima cavalier ne ha sofferto un po’ all’inizio mentre la abituavo a stare da sola ma ho persistito nell’educazione e adesso non ha problemi, quando la lascio sola dorme tranquilla, non distrugge, non abbaia ( ha 1 anno e mezzo). Dato che tra qualche anno avevo in mente di prenderne un’altra, volevo chiedere se nell’educazione alla “solitudine” dovrei interessarmi che la nuova arrivata stia buona da sola in casa MA CON LA SORELLA, oppure se è meglio abituarla a stare proprio sola anche senza l’altro cane, visto che può capitare di doverne far uscire uno solo mentre l’altro deve rimanere in casa.
    Vorrei anche qualche dritta generale su come comportarsi nell’educazione DEL SECONDO CANE, cioè ad esempio: visto che la prima arrivata sarà sempre capo branco nei confronti della seconda, o comunque nel caso dei cavalier, degna di maggior rispetto, è meglio che il padrone porga la ciotola rispettando la gerarchia per non offendere nessuno? o ad esempio, ognuno una cuccia sua? o visto che dopo i primi ringhi la maggiore sicuramente accetterà la nuova venuta e allora finiranno col dormire insieme?….insomma, se non esiste già, sarebbe carino un articoletto sui consigli per il “secondo cane”, grazie!!!
    p.s. per i cavalier non c’è nessun problema di convivenza fra soggetti dello stesso sesso, anzi, è caldeggiata.

    • Mumble mumble…qui i casi sono due: o la stessa persona mi scrive in email con un nick, qui con un altro e su FB con un terzo…oppure vi mettete d’accordo e poi mi chiedete tutti contemporaneamente la stessa cosa…oppure c’è proprio “qualcosa nell’aria” che fa venire lo stesso tipo di dubbi a diverse persone contemporaneamente!
      Intanto che io cerco di spiegarmi questo fenomeno metafisico, ti dico che essendo questa la terza o quarta richiesta in pochi giorni giorni di un articolo sul “secondo cane”, mi sento in dovere di scriverlo quanto prima! 🙂

  11. Ciao. A me piacerebbe moltissimo fare la dog sitter, ma mi pare difficile entrare nel giro. Abito a Genova in zona centro. Qualcuno sa darmi delle dritte? Grazie Claudia

  12. Per fortuna la mia compagna non lavora, quindi non è mai solo, anche lo stiamo abituando comunque a star solo per un po’, si va per gradi, ora siamo ad un’ora, puntiamo ad un massimi di tre! 🙂

  13. Bell’articolo, però io penso che i cani nordici ad esempio siano un tipo di cane che sta più in branco, è con la muta di cani e con il conduttore, di un cane da guardia che è lasciato solo in giardino…nell’articolo si afferma il contrario…

    • I cani nordici sono molto lupini, quindi molto “di branco”. ma sono anche indipendenti: la loro vita non si svolgeva solo come cani da traino, ma anche come cacciatori (solitamente in proprio). Quindi sì, sanno stare in branco, ma sanno stare anche da soli: è anche per questo che mi piacciono tanto :-)!

  14. Ciao Valeria, a me sembra eccessivo tu dica “Non sarà il cane più felice del mondo, questo scordatevelo: ma può essere un cane che conduce una vita serena, ben sapendo che alla fine dell’attesa arriva, ogni giorno, qualche momento che vale davvero la pena di vivere.”
    Voglio farti il mio esempio….io lavoro 8 ore al giorno(faccio un turno unico).
    Tutti i giorni faccio 6 ore di attività con il mio cane e per atività non intendo guardare al tv,intendo momenti in cui si passeggia,si gioca,si fa educazione,si interagisce con altri cani,insomma il cane si diverte e “vive”.
    Queste 6 ore sono piene, spezzettate nell’arco della giornata ma sono tutte sue e di “qualità”.
    Per le restamti ore, 5 le dormo,ovviamente in casa con lui (che è sulla pedana a fianco al mio letto) le altre siamo comunque sempre insieme.
    Ah dimenticavo, ogni giorno fa una cosa diversa, esempio lunedi spiaggia, martedi citta,meroledi agility al campo scuola.
    Non fa mai due giorni a fila la stessa cosa e la stessa passeggiata.
    Quando sono al lavoro lui dorme tranquillo sul divano, non abbaia e non fa danni ( anche perche è stanco morto).
    Sinceramente non credo sia infelice, anche perchè più di così non saprei cosa fare……
    Dimenticavo il cane in questione è un golden retriver…
    Ciao!

    • Ma secondo te io parlavo di persone che stanno 6 ore al giorno con il cane? Rileggi l’articolo, please! 🙂
      Certo che il tuo cane non è infelice: gli dai sicuramente il massimo. Io non capisco perché tante persone mi abbiano chiesto “ma il mio cane sarà mica infelice?!?” quando in realtà i loro cani fanno una vita pienissima. Da un lato mi fa piacere che tante persone se ne preoccupino, anche esagerando un po’: significa che amano davvero tanto i loro cani. Dall’altro, però, mi preoccupo perché temo di aver scritto malissimo e che non si sia capito un tubo 🙁 🙁 🙁

      • Vai tranquilla Valeria si è capito, è che come in tutte le cose, o troppo o niente 😉 ossia magari chi fa tanto si preoccupa e chi invece dovrebbe preoccuparsi e farsi qualche domanda e un esame di coscienza non lo fa….
        Comunque posso dirti che vivere da solo come nel mio caso con un cane e dover andare a lavoare non è facile.
        Non fraintendermi per me avere un cane è la cosa più bella del mondo e il rapporto che ho con lui è unico ma questo richiede davvero tanto impegno.
        Ciao e complimenti per il sito!! 🙂

      • per me c’e’ sempre un po’ di dubbio per chi, come me o Luca, sta fuori tanto tempo. Io arrivo a 4-5 ore di attivita’ al giorno, ma spesso mi chiedo: basteranno? E le altre ore? Ripeto, comunque il mio cane quando non ci sono sta con i miei, gioca col gatto, rosicchia i suoi ossi, pero’ non e’ come stare 12-13 ore con me. Lo vedo dalla faccia che fa in quei giorni successivi ad altri di attivita’ intense, che occupano tutta la giornata. Vado a lavoro e lei mi dice con lo sguardo: “Ma come? Oggi te ne vai, dopo che ieri ci siamo divertiti cosi’ tanto assieme?”

  15. bellissimo articolo! io sono dog sitter e ho fatto un corso apposito proprio pensando di diventare il jolly che permette anche a cani di persone molto impegnate di avere una vita piacevole, ma nella realtà devo dire che chi si prende responsabilmente un cane mette già in conto l’ impegno che ne deriverà contando sulle proprie forze e risorse, e si avvale del dog sitter solo in situazione particolari (matrimoni, battesimi, comunioni, malattie, fratture, divorzi, trasferte, ecc). mentre il cliente medio è quello che ha preso il cane(magari un grosso maschio intero..) senza pensarci tanto e soprattutto senza educarlo, quindi chiama il dogsitter quando il peloso diventa ingestibile in passeggiata, perchè tira come un bue o si pesta con tutti gli altri cani, o è agorafobico e si impunta, o scappa sfilandosi anche la pettorina più avvolgente.. un’ altra cosa sgradevole è che molti pensano che un dog sitter sia un’ educatore che costa meno, e tentano di farti fare (a metà prezzo) cose che nn sono di tua competenza..ovviamente io per sopravvivere a certe uscite con certi cani ho dovuto dar loro un minimo di educazione, ritrovandomi dopo poco assediata da sciuremarie che pretendevano che educassi i loro cani nell’ oretta in cui li portavo a pisciare, magari raccogliendo lungo la strada altre 2-3 amiche con cani altrettanto maleducati..gratis, ovviamente, perchè il guinzaglio lo tengono in mano loro..io le spedisco tutte dall’ istruttrice dalla quale ho fatto il mio corso, ma ben pochi di questi cani arrivano al suo campo..
    per me invece il dog sitter è un alleato soprattutto del cane!! io cerco di trovare per ogni cane la passeggiata o l’ attività che li gratifica e rilassa di più, in modo che la sensazione di benessere faccia loro compagnia anche dopo che li ho riportati a casa, e porto in giro 1 cane per volta ( nella mia città ci sono dog sitter che passeggiano 4-5 cani per volta..)
    è un lavoro che mi piace e che fa accumulare un sacco di esperienze importanti, perchè hai a che fare con molti cani, ma in una situazione più positiva e “reale” rispetto a quella di un canile.. un ottimo tirocinio per gli educatori in formazione, ma che richiede un forte senso di responsabilità e una buona dose di ironia. segnalo inoltre che alcuni campi offrono anche il servizio di “asilo”: tu porti il cane andando a lavorare e torni a prenderlo a fine gionata lavorativa, e lui nel frattempo potra scegliere tra le attività proposte dal campo..una iniziativa interessante,( a parte i costi..)

  16. Ottimo articolo come sempre. Posso aggiungere due cose? Primo, che se non si hanno mai avuti cani, e si vuole conoscere PRIMA il proprio vero grado di passione e, di conseguenza, disponibilita’ a qualche sacrificio e di responsabilita’, l’ideale (almeno io l’ho trovato molto utile) e’ andare a fare volontariato in un canile, perche’ si hanno le responsabilita’ (pulire, nutrire, portare fuori i cani) ma se si pensa “basta, mi rendo conto che in realta’ i cani non mi appassionano poi cosi’ tanto, li trovo solo simpatici da vedere in tv” si puo’ smettere senza abbandonare un cane che si era affezionato a noi e, in ogni caso, soffrira’. Secondo, che, anche se non per tutti i lavori, oltre a potersi portare dietro il cane (che gia’ permetterebbe di non lasciare solo il cane, socializzarlo e magari giocare con lui nelle pause o momenti di attesa) a volte si puo’ unire l’attivita’ col cane al lavoro, insegnandogli a portare degli oggetti, segnalare l’arrivo di persone, ecc.; anche se non e’ sufficiente a soddisfar il bisogno di attivita’ del cane, e’ pur sempre meglio che dormire e basta. 🙂

    • Ciao Alice, io da volontario e proprietario di un cane non so se sia la stessa cosa, a meno che l’impegno di volontariato non sia giornaliero. La differenza secondo me la vedi nel giorno di pioggia, in cui vuoi o non vuoi la passeggiata la devi comunque fare, e magari non porti neanche l’ombrello perche’ ti e’ d’impaccio, oppure la sera in cui torni da lavoro distrutto, magari hai fatto gli straordinari, o magari quando stai male (a me e’ successo) e comunque hai l’obbligo (perche’ al di la’ del piacere, e’ chiaramente un dovere) di passare un po’ di tempo col tuo cane. La cosa bella da sottolineare, pero’, e’ che le attivita’ col cane hanno un effetto rilassante anche dopo una giornata particolarmente faticosa!

      • Be’, certamente parlavo di un impegno un po’ “sostanzioso” come volontario, non semplicemente andar li ogni tanto a coccolare i cani. Io per esempio venivo impiegata a dar da mangiare a cani riluttanti, o perche’ avevano piu’ voglia di gironzolare che di mangiare, o perche’ dovevano mangiarci assieme delle medicine, e ho trovato MOLTO utile imparare a conoscere anche il lato, se vogliamo, piu’ “seccante” del cane, quando qualcosa che dovrebbe essere semplice e normale di obbliga invece a metterci impegno e inventiva nemmeno dovessi vincere il campionato di obedience, e essere obbligato ad averci a che fare: perche’ se non riesci a accettare il fatto di impegnarti al massimo e avanzare di un passetto minimo, o di dover perdere un sacco di tempo per un cane pauroso, o comunque anche di dover pulire le gabbie anche quando non hai voglia, secondo me, difficilmente porterai fuori il tuo cane anche con la pioggia o avrai la pazienza di insegnargli a sporcare fuori invece che relegarlo in giardino…
        E sono assolutamente d’accordo sull’effetto rilassante dei giochi col cane 😉 specie se hai dei cani matti come cavalli… 🙂

        • allora si sono daccordo, il mio impegno come volontario e’ limitato a una-due volte a settimana, purtroppo, e comunque abbiamo la fortuna di avere cani senza grandissimi problemi, anche se la pazienza e’ sempre richiesta.

  17. ho un cane adottato al canile, lo porto fuori un’ora e mezzo la mattina e due ore alla sera, tre gg a settimana andiamo ad addestramento (agility/obedience).Nel week end passeggiate o addestramento, comunque sempre insieme. Lavoro e quindi lo lascio da solo circa 4 ore al gg; la mattina viene una signora che mi aiuta in casa e lo porta un pò fuori, io arrivo per la pausa pranzo, lo riporto fuori e gioco un pò con lui in giardino, ma al pomeriggio non c’è soluzione… deve stare a casa, e ci sta direi bene, dorme sul divano tutto il pome.
    Tra poco prenderò un border collie, che farà le stesse attività, passeggiate e agility. Nei week end mi piacerebbe provare lo sheepdog! Questo articolo però mi ha fatto riflettere… soffrirà la mia borderina? finchè sarà piccola posso chiedere alla signora di fermarsi anche al pomeriggio…ma poi dovrà per forza abituarsi a stare un pò sola, con l’altro cane… Spero di non allevare un cane troppo infelice:-(

  18. io sono una dog sitter e una futura educatrice cinofila e di questi casi mi occupo tutti i giorni!! Padroni che mi pagano per far passare l’ansia da separazione ma che non rinunciano a dormire con loro ce ne sono a bizzeffe..e io aggiungo una cosa FONDAMENTALE a questo bellissimo alrticolo: la prima cosa di cui ha bisogno un cane (oltre alla compagnia) è il MOVIMENTO, ripeto, IL CANE DEVE MUOVERSI, CORRERE, SALTARE, e non nel giardino di casa perchè se no si rincoglionisce!! Bisogna portarlo fuori, possibilmente ad un’andatura un po’ più rapida del normale (ok, non è indispensabile). Vi assicuro, che se prima di lasciare un cane solo per ore e ore mentre siete al lavoro lo portate a fare una passeggiata di minimo 45 minuti, il cane sopporterà mooooooolto meglio la solitudine (e il kong citato dall’autrice dell’articolo è un altro gioco miracoloso)!! I dog sitter (la sottoscritta) servono a questo: non hai tempo/voglia)disponibilità di portare fuori il cane? Eccomi, un’ora e mezza di corsa scandita da giochi, coccole e incontri con altri cani, e il vostro beniamino avrà sfogato molta della sua energia e sarà rilassato e felice (e aspetterà il vostro ritorno a casa sodddisfatto e tranquillo).

    • Una curiosità..
      In che modo dormire col cane influenza l’ansia da stress?
      Dopo un anno ho convinto mio marito ad “ammettere” la nostra cagnona (senza particolari problemi di ansia) in camera da letto (prima dormiva in giardino o in salone sola o in compagnia dei nostri gatti).
      A me sembra che gradisca molto questo momento di “gran sonno di branco”.
      Di sicuro lo gradisco io (e benchè faccia il burbero pure il marito).
      Pensi che il dormire con noi la renda “meno autonoma ed attrezzata a trascorrere momenti di solitudine”?

      • No, perché dovrebbe? Se è abituata a stare da sola per qualche ora senza piantar casini, il fatto di dormire con voi non dovrebbe influenzare nulla. Se già soffrisse di ansia da separazione, allora non consiglierei proprio di ammetterla nel letto: ma se non ne soffre, non è certo quello che gliela fa venire!

      • Ciao Mog, io mi riferivo specificatamente all’ansia da separazione, sindrome comunissima che hanno principalmente i cani adottati da canili o salvati, ecc. e consiste nel non saper stare senza il proprio padrone. Se lasciato solo il cane presenta un sacco di problematiche: o abbaia piange guaisce come un disperato (come sta facendo il cane del mio vicino in questo momento) o distrugge mobili, o fa bisognini dappertutto, non mangia, oppure tutte queste cose insieme! Insomma, toglili il padrone anche per mezz’ora e va nel pallone nel modo più assoluto! Di casi di ansia da separazione mi si presentano tutti i giorni e mi dicono SEMPRE “Mi fa i dispetti perchè l’ho lasciato da solo!” —> NO NO e poi NO!! Fa così perchè è in uno stato mentale alterato dalla normalità, ha molto probabilmente un sacco di energia repressa e non sa come sfogarla (quindi mordicchia ossessivamente i mobili). Tutto sto preambolo per rispondere alla tua domanda: l’ansia da separazione non la può curare un educatore o chicchessia, poichè si risolve nella maggior parte dei casi “staccandosi” un po’ dal proprio cane, mi spiego: il cane non può fare a meno del padrone perchè si è formato un legame fortissimo (troppo forte) il che fa piacere al padrone, che si sente il Dio del proprio cane! Ma per la mente e il comportamento del cane è nella maggior parte dei casi dannoso!! Un sintomo facilmente riconoscibile è se ti segue sempre in casa, ovunque tu vada diventando la tua ombra!! (Ci tengo a precisare che NON SOLO questo fa di un cane un ansioso, se leggete questo commento e dite “Anche il mio cane mi segue!” non spaventatevi necessariamente). Sicuramente dormire col proprio cane alimenta un rapporto molto intimo che potrebbe sfociare nel morboso; è molto piacevole dormire col proprio cane e io consiglio sempre questo alle persone con cui lavoro: se il vostro cane presenta già sintomi dell’ansia da separazione sarebbe meglio non dormire mai col cane, per quelli invece che non ritengono che il proprio cane sia ansioso e che vogliono dormirci insieme io dico va bene MA a queste condizioni: siete VOI a invitare il vostro cane a letto e siete VOI a decidere quando deve scendere (e se lo decidete voi il cane deve immediatamente scendere, non dovete contrattare con lui solo perchè vi fa gli occhi dolci). In sostanza dovete essere VOI a dare regole, confini e limiti al cane, lui non deve decidere niente, può al massimo sperare di dormire con voi, ma siete voi che dovete permetterglielo o meno. Spero di aver risposto alla tua domanda (anche se mi sono abbastanza allargata, chiedo scusa è la deformazione professionale 🙂 ), se hai ancora dei dubbi o domande chiedi pure!

        • Grazie mille del chiarimento.
          In realtà il cane non dorme nel letto con noi, dorme in camera ai piedi del letto (anche perchè essendo una bestiona di 40kg se sale lei scendiamo noi).
          Non soffre di particolari problematiche, non ci sono conflitti gerarchici e non mi pare sia particolarmente ansiosa.
          Leggendo il commento ho temuto che questa mia “debolezza” da poco acquisita potesse “indebolirla nella sua autonomia”.

  19. Da aprile io vorrei iniziare a fare la dog sitter, ho iniziato ad informarmi ma si trova davvero poco su internet! Ho già preparato alcuni “volantini” però un articolo sui dog sitter(e i dog walker magari) sarebbe una cosa meravigliosa!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 🙂

  20. Buongiorno,
    volevo porre una domanda: io sto fuori casa 12 ore, ma ho un marito che torna a casa per l’ora di pranzo. Ho tre cani di cui una ha quasi 15 anni e li amo più della mia vita. ho una dog sitter che me li porta fuori due ore al mattino e due al pomeriggio e io prima di andare al lavoro con loro sto fuori una mezz’ora, la sera non riesco; ovviamente il sabatoe la domenica è tutto dedicato a loro. Mi sorge un dubbio atroce, visto che i miei cani hanno tutti una storia precedente di abbandono e forse peggio: ora nonostante io faccia del mio meglio gli faccio fare una vita di merda? era il caso di non averne? grazie per l’attenzione che mi potrà dedicare. Loredana

    • Loredana, ma le pare?!? 🙂
      I suoi cani mi sembra vivano una vita pienissima.
      Ribadisco il concetto che l’opera dei dog sitter è preziosa e che dovrebbe essere una figura molto più valutata di quanto non sia adesso!

  21. scusate, non volevo fare la talebana, è solo che spesso credo che le persone dovrebbero essere responsabili, nel senso, a nessuno piace essere messi li e considerati zero…
    è che come ribadisce l’articolo spesso si sta via 8 ore e poi non si considerano i bisogni degli altri (animali/genitori/figli) e che altrettanto spesso le migliori intenzioni iniziali si tramutano nel “ti ho dato da mangiare ti ho fatto pat pat adesso non rompere” …

    per l’ansia del micio, assolutamente contraria ai farmaci anti ansia … però non ritengo sia carino infilare uno o più gatti in un appartamento e fingere che una volta dato il cibo e l’acqua siano a posto, hanno bisogno un minimo di interazione anche loro, e rimango sempre fermamente convinta che se si provasse a vedere i gatti come si vedono i cani si rimarrebbe stupiti… chiaro tutto questo senza trasformarli in sostituti di bambini o mostruosità simili, solo che il rischio è il dire, non mi prendo un cane perché non ho tempo da dedicargli allora prendo un gatto perchè tanto al gatto che gli frega…

    • Vito, assolutamente d’accordo: non intendevo certo dipingere il gatto come un animale a cui devi dar da mangiare e poi fregartene!
      L’interazione la cercano tutti, la vogliono tutti: è che non riesco proprio a concepire che si possa prendere un animale senza desiderare di stare con lui, di scambiarsi coccole eccetera. Io mi riferivo solo ai momenti in cui questo “non si può” fare, perché si è costretti a stare fuori casa: in quelle ore lì – quelle normali di lavoro – il gatto effettivamente se ne infischia ce non ci siamo (anche perché lui SA che torniamo alla sera: gli bastano due giorni per impararlo), e il cane no (e a convincersi che torniamo davvero ci mette qualche mese).
      Però devo dire che io ho sempre messo sullo stesso piano il rapporto affettivo con cani e gatti e sono sempre stata ricambiata più o meno in eguale misura: non parliamo ovviamente di utilità o di obbedienza (anche se la gatta Venerdì fa il seduto e la condotta senza guinzaglio…), ma di affetto puro e semplice. Lì tra cane e gatto io non vedo grandi differenze.
      Però, se esco, i cani si disperano e i gatti dormono (o fanno danni. Dipende! Ma li fanno per divertirsi, e non perché siano stressati dalla mia assenza).

    • Vito, il gatto è tutto un altro pianeta. In campagna ne “abbiamo” cinque. Lo metto tra virgolette perché più che altro sono i gatti che ci hanno adibiti ai loro servigi.
      Non ci siamo “presi il gatto”. E’ stata una gattina randagia che ha deciso che abitare vicino a noi le piaceva: così abbiamo cominciato a comprare croccantini e a sfamarla. Poi ha scodellato 5 gattini… L’abbiamo sterilizzata e abbiamo sterilizzato anche le due gattine (è stato un safari). Ora i gattini sono cresciuti e fanno una vita un po’ selvatica un po’ domestica (uno viene in casa per qualche ora, gli altri preferiscono di no.
      Uno dei maschietti ha deciso di andarsene altrove: è tornato un paio di volte, ma poi basta.
      Gli altri due maschi vanno e vengono. Le gattine sono più stanziali.

      Se fossero stati cani certo non si comporterebbero così: una volta “acquisito” un padrone non si sarebbero più scollati da noi…
      Anche il gatto più affezionato a noi, quello che viene in casa, alle volte sta via una settimana per i fatti suoi.
      A un gatto ben nutrito davvero può bastare di stare sulle ginocchia mentre si guarda la televisione e in mezzo a i piedi mentre si prepara la cena. A un cane assolutamente no.

      • Redazione, mi fido ciecamente della redazione, sono completamente d’accordo con quello che dice, non volevo stravolgere ciò che è stato detto nell’articolo,volevo solo fare la puntigliosa e specificare, per chi legge, che non è che il gatto è la scappatoia per farsi gli strafattacci propri, alla fine se tutti prendessero degli animali solo ed esclusivamente per desiderare di passare del sano tempo insieme non esisterebbero i cagnari… anche io ho sempre creduto che gli allevatori fossero amanti della razza che miravano a migliorare carattere e salute… ma a quanto pare sono rarità e non la norma… così come il padrone che si adopera in ogni modo per il proprio cane..è anche vero che probabilmente chi non si interessa del proprio animale non legge questi articoli, basta vedere i commenti di chi fa di tutto per fare felice la propria bestiola.. quindi ho messo i puntini sulle i dove non era necessario…mea culpa

        Sciuramaria, (che sembra un offesa ma non lo è, perché tutti siamo sciuremarie) il gatto di campagna che compare e scompare non lo metto nella categoria degli animali scelti appositamente per la propria compagnia, il gatto di campagna ha tutti i suoi giretti e le sue cose, sicuramente non si annoia, ma se lei prende uno di quei mici e lo chiude in un appartamento 24 ore su 24 sicuramente il gatto non si diverte, non ha stimoli e se non riesce nell’omicidio sicuramente al suicidio ci pensa purché lo si tolga da li (ecco, il cane avrebbe pensato subito al suicidio), anche il cane di paese/quartiere che viene sfamato da tutti e va un po in giro se la svivacchia e non può avere sicuramente crisi d’ansia da separazione da qualcosa che non ha mai avuto… sicuramente il cane soffre molto di più del gatto, ma credo che come nei cani si parli di caratteri più indipendenti, ciò si possa fare anche nei mici, e parlo di mici con cui si convive regolarmente e a cui si dedica del tempo… il mio gatto si “sfava” se io la sera arrivo a casa e guardo la tv senza considerarlo, e se non miagola per attirare l’attenzione mi porta i giochi (se li fa lanciare e poi li riporta e se non li lancio sa come farsi capire, mi ha addestrata benissimo altro che rinforzo positivo/negativo), se quando torno a casa dopo una lunga giornata non gli do quei 5 minuti di attenzione miagola e cerca di togliermi quello che ho in mano (vedi telefono o pc) per ottenere almeno due patpat… la gatta dei miei non lo fa assolutamente… sono due casi distinti… quando dico che bisogna vedere i cani ed i gatti come esseri simili, intendo che trattandoli allo stesso modo anche i gatti possono diventare affezionati e soffrire, magari non allo stesso livello e con la stessa frequenza del cane, sicuramente i gatti soffrono molto meno l’ansia, perché non sono assolutamente così dipendenti dall’essere umano e perché non sono animali che hanno bisogno di un gruppo, bisogna tuttavia considerare che se vivono a contatto con noi sviluppano un attaccamento anche loro, ed anche loro sicuramente ne soffrono se vengono privati della loro normalità per qualsivoglia motivo, non si discute sul fatto che siano due pianeti completamente diversi ma far passare il gatto per l’animale che se ne strafrega mi sembra un po démodé e mi darebbe noia diventasse una splendida scusa per chi non vuole prendersi la responsabilità di dover accudire un animale

  22. Una domanda: la compagnia di un gatto secondo lei puo’ in qualche modo alleviare la mancanza dell’umano? Premessa: il mio cane resta solo soltanto tre-quattro ore alla settimana. E’ possibile che mentre non c’e’ nessuno in casa interagisca con il mio gatto? Non parlo di “far la guardia al gatto”, ma proprio giocare, inseguirsi, ecc. Io ho la netta sensazione che non succeda, ma ovviamente non ho alcun riscontro.

    • In qualche misura, probabilmente sì: serve comunque a fare “compagnia”, anche se non serve a “far branco” (che è ciò che vorrebbe il cane) perché due specie diverse non possono fare una vera vita di branco (e noi col cane? Sì, perché attraverso l’imprinting gli facciamo credere di appartenere tutti alla stessa specie… o quasi!).
      Però, avendo sempre avuto cani&gatti insieme, posso dire che di compagnia reciproca se ne fanno, eccome. Quindi, per “allieviare” un po’ la solitudine, penso che il gatto possa andar bene. Per “sostituire” la figura dell’umano o di un altro cane, allora no.

  23. Lavorare non è un ostacolo all’avere un compagno peloso se quando si finisce di lavorare si ha voglia la propia vita a lui/lei…

  24. Ehm, l’ultimo a fare questa domanda sono stato io….ti ho fatto partire “l’embolo”? 😀
    PS confermo che prenderò i pesci rossi 😛

    • A meno che non ti chiami Federica nell’intimità…no, non sei stato tu 🙂 E’ stata appunto Federica, che ha postato questa domanda stamattina!

  25. ora non vorrei fare la puntigliosa (in dialetto direi fare la scunzamnestra o la cioccapiatti, visto che siamo in vena di dialetti) ma…c’è sempre un ma… posso aggiungere una mini postilla sul fatto che l’ansia da separazione è riconosciuta anche nei gatti, e che quindi il “sto fuori otto ore al giorno” significa SE SEI UNA PERSONA UN MINIMO RESPONSABILE NON PUOI PRENDERE ANIMALI DI ALCUN GENERE? ok, magari l’acquario si ma fidati, anche quello ti porterà via un bel po di tempo e se stai via 8 ore al giorno, le rimanenti è meglio se ti riposi, fai un po di movimento, pulisci casa e socializzi con la tua specie…

    • Sciuramaria, posso essere cinica? L’ansia da separazione nel gatto se la stanno inventando quelli che vogliono riempire anche i gatti di psicofarmaci. E non me lo leva dalla testa nessuno.
      Chiaro che anche il gatto “bambinizzato”, se di punto in bianco viene lasciato solo, potrà dare qualche segno di stress: ma la patologia vera e propria, nel gatto, non esiste. Purtroppo esistono i veterinari specializzati in mangiasoldologia, questi sì.

      • Sono innocente… e i miei gatti non soffrono affatto di ansia da separazione, né ne hanno mai sofferto tutti i precedenti che ho avuto.
        Pur essendo molto affezionati stanno tranquillamente anche 48 ore da soli purché provvisti di cibo e acqua sufficienti. Forse un gatto da solo ha meno autonomia, ma 8 ore al giorno le regge benissimo.

      • La mia gatta soffre di ansia da presenza: cioe’ odia la presenza di chiunque a casa 🙂 motivo? Non puo’ rubare cibo dalla cucina!!! 🙂

  26. brava valeria ! però qualcosa + che un accenno al dog sitter avresti dovuto farlo.. molta gente neppure sa che esistono ! e invece sono utilissimi proprio per aiutarci a spezzare la giornata ai ns bobi.. 🙂

      • eccomi, io sto dedicando la mia vita ai cani!! in primis sono dog sitter, sono in procinto di studiare psicologia canina applicata e sono pure una volontaria del canile! 🙂

      • Ciao Valeria, io offro invece un servizio diverso, quello dell’ “Asilo” ovvero pensione giornaliera: quando uno dei miei clienti abituali, ma anche nuovi, mi dice che un dato giorno o mezza giornata non può occuparsi del cane (spesso quando sono invitati a matrimoni o cose così) mi portano il cane a casa e gioco/esco io con lui/lei.. Questa realtà è quasi meno conosciuta del DogSitting “normale” ^^

      • Ciao anche io faccio il dog sitter da un paio d’anni e volontariato al canile,studio da “privatista”tutto ciò che riguarda il comportamento dei cani e dei padroni,quindi anche psicologia umana e vorrei,spero presto,frequentare un corso e specializzarmi nella rieducazione (ci sono tante offerte che,orientarsi è difficile) purtroppo le tipologie di clienti sono due e non equamente divise:le suremarie (sono siciliano ma ormai fa parte del mio vocabolario tecnico-cinofilo :-)) e la seconda tipologia,pochi, che invece anche se non sanno granchè sui cani almeno applicano il buonsenso e non strisciano musi dove il cane sporca.Concordo in tutto con anna è un passatempo fantastico,di definirlo lavoro non mi riesce anche perchè spesso sono io a chiamare i clienti e chiedere di fare una giro in bici con il loro cane e i miei insieme,lo so non giova agli affari, machissenefrega! adesso è meglio smettere di scrivere sennò consumo la tastiera.
        P.S. cara Valeria avrei due o tre milioni di domande da farti.

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