di VALERIA ROSSI –  Devo ringraziare moltissimo Patricia per avermi fatto conoscere questo libro, che ha come sottotitolo “Lezioni da un cane libero pensatore”. Mi era stato chiesto se lo mettevo sullo stesso piano di “Io e Marley” (che mi aveva divertito e commosso, come suppongo abbia fatto con chiunque, ma che mi aveva anche fatto venire la pelle d’oca per l’overdose di “cugginate” che contiene) e adesso che l’ho letto posso rispondere che no, con Marley non ha praticamente nulla a che fare.
E’ altrettanto commovente (chi non l’avesse letto prepari i kleenex per la parte finale, dove si riceve una doppia botta dritta al cuore), non altrettanto divertente, forse (anche se qualche parte buffa e simpatica c’è anche qui)… ma soprattutto è completamente diverso perché, a differenza di John Grogan (autore di Marley), Ted Kerasote ha una cultura cinofila di tutto rispetto (o quantomeno, ha tantissimi libri sui cani).
E’ un po’ un peccato che la inserisca tutta nel libro in un modo che personalmente ho trovato un filino pedante, non tanto da infastidire ma abbastanza da spezzare il racconto, rendendolo meno emozionale: ma forse questa è una pecca solo per chi è cinofilo e le cose descritte le sa già a memoria, mentre il neofita che le scopre per la prima volta probabilmente le legge con avidità e con grande piacere (è sempre difficile leggere mettendosi nei panni di diversi altri tipi di lettori: forse lo sanno fare i critici letterari veri, cosa che di certo io non sono).
Sta di fatto che chiunque legga “Io e Marley” non impara un accidenti di psicologia canina ed etologia (semmai impara cosa NON fare), mentre chi legge “La porta di Merle”si fa una buona cultura in merito.
Io poi ho un dannato vizio che non è certo colpa dell’autore, ma che mi rovina decisamente la lettura: e cioè quello di andare a controllare le note una per una. Per questo adoro le note a pie’ pagina, mentre ucciderei chi (come Kerasote) le raggruppa tutte alla fine di ogni capitolo: perché vado continuamente avanti e indietro e in questo modo spezzo continuamente il filo del racconto.
Però questo è un problema mio personale, spero non troppo condiviso perché altrimenti “La porta di Merle” avrebbe probabilmente meno fans di quanti non ne meriti.
Per quanto riguarda il messaggio lanciato dal libro, la filosofia del cane “libero pensatore”mi trova d’accordo fino a un certo punto: giusto permettergli di esprimersi, giusto permettergli di pensare (ci mancherebbe!)… però è anche vero che la porta aperta sul mondo va bene nel Wyoming (e forse anche in qualche paesino nostrano molto, ma molto “campagnolo” e con poche auto, ammesso che ne esistano ancora), mentre mi terrorizzerebbe in ambienti più urbani.
E poi Kerasote si contraddice platealmente quando, dopo aver lasciato il suo cane libero di scegliere la sua vita, le sue amicizie e i suoi pensieri, va a correggerlo col collare elettrico (e usato pure male, perchè fa capire al cane che è lui a dargli la scossa) per evitare che frequenti una signora che lo ingozza di cibo. Al di là del fatto che semmai il collare l’avrei messo alla sciura… non era meglio dare qualche limite e qualche regola e tutta ‘sta libertà, prima di mettersi lì a correggere il cane col telecomando?
Questo dal punto di vista cinofilo. Da quello letterario, Kerasote è veramente bravo e sa coivolgerti e convincerti che tutto ciò che lui “fa pensare” al cane sia vero: ovviamente non sarà stato sempre così, però narrativamente funziona benissimo.
Ecco, nell’insieme questo libro ha un po’ il limite di voler fare troppe cose insieme: parlare di psicologia, etologia, tecnica e contemporaneamente avvincere nel racconto non è per niente facile. Ritengo che l’Autore l’abbia fatto nel miglior modo possibile… ma nonostante questo, trovo che questa sovrapposizione  renda un po’ più fredda la parte narrativa; almeno fino alla parte finale, dove mi sono rigorosamente sciolta in lacrime (anche perché di note a fine capitolo ce n’erano due sole, e stavolta ero così presa dalla storia che le ho saltate a pie’ pari).
Concludendo: credo che “La porta di Merle” sia un libro veramente importante per chiunque ami i cani, travolgente (penso) per i neofiti, un po’ troppo pretenzioso (forse) per il cinofilo esperto che ogni tanto avrebbe voglia di prendere il  sciur Ted e di dirgli “vie’ un po’ qua, discutiamo un po’ di questa cosa”.
Non l’ho trovato “Il miglior libro sui cani mai scritto”, come ha sostenuto Elisabeth Mashall Thomas, però mi  piaciuto molto e credo che valga decisamente la pena di leggerlo…purché con l’avvertenza “don’t try this at home”. O almeno, “try qualcosa ma non tutto”…a meno che non abitiate anche voi nel Wyoming!

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6 Commenti

  1. Anch’io l’ho letto e mi è piaciuto. Sembra proprio di essere lì, dentro la storia, fra i bighorn e le cascate con Merle che ti trotterella davanti. Dicevo, mi è piaciuto, ma non tanto quanto “Emma ed io”: questo sì, che è il miglior libro mai scritto sui cani (per me).

    • Uh…”Emma ed io”! L’ho letto secoli fa e non me ne ricordo praticamente nulla, se non una cosa che apprezzo sempre moltissimo nei libri sui cani: Emma alla fine NON muore! 🙂
      Mi ricordo anche che mi era piaciuto un sacco e che mi ero stupita del fatto che fosse considerato “letteratura per ragazzi”, quando è un libro che secondo me va bene per tutti, ragazzi e adulti. Ho spulciato la mia libreria (incasinatissima perché non ho più posto per piazzare i libri, quindi li infilo un po’ ovunque), ma non l’ho più trovato, che rabbia! Va a finire che me lo ricompro 🙂

      • ah ah ah!!! lessi anche io questo libro milioni di anni fà!! Da li il mio amore per i Labrador….fighissimo quando Emma si accorge che è stata “licenzata”….

  2. A proposito di “Emma ed io” (scusate l’OT), secondo me dovrebbe essere adottato nelle scuole come libro di testo perchè ti apre una finestra su un mondo che meriterebbe di essere conosciuto più a fondo. Io l’ho letto da ragazzina e sono rimasta folgorata… Sai che ora l’autrice fa l’educatrice cinofila? Guarda: http://www.sheila-hocken-dog-training.com/

  3. Sì, avevo letto La porta di Merle e ne avevo parlato anche in un commento, e concordo con le parole di Valeria. Anche se, da non esperta cinofila, a me tutto quello che l’autore ci infila dentro, mi aveva elettrizzata. Anche se non tutto avevo condiviso… ma capivo perché avesse sperimentato anche sistemi barbari. Le note in fondo ai capitoli mi innervosiscono parecchio… proprio perché, come dice Valeria, è tutto un anda e rianda che rischia di spezzare l’atmosfera e le relative emozioni. E mi costringe a usare due segnalibri… La parte finale la si legge in gran parte, almeno io, praticamente singiozzando… ma, a differenza di altri libri dove il cane di turno muore, non so, è quasi naturale, è l’ultimo atto di tutta una vita condivisa e in questo libro ci stava tutta.
    Forse lo si potrebbe definire un libro adatto non tanto a chi ama i cani ma soprattutto a chi ne vuole sapere qualcosa di serio, al di là della storiella. A chi magari un testo solo tecnico non lo leggerebbe, ma questo sì, anche se poi vivendo in Italia e non negli sconfinati spazi americani molto di quel che fanno autore e Merle non sarebbe il caso di ripeterlo…

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.