di DAVIDE CARDIA – Non è nostra intenzione ribadire l’importanza di questo esercizio. Semplicemente vogliamo condividere gli step che utilizziamo a Debù per costruire un richiamo il più affidabile possibile.

Step 1: Richiamo Controllato
Il cane viene trattenuto da un aiutante, per mezzo di una pettorina la cui fascia anteriore non gravi sulla  trachea, mentre il proprietario si allontana velocemente. Durante il movimento, il proprietario:
· deve stimolare il cane con suoni continui.
· Non deve dare le spalle al cane
· Non deve tenere le mani in basso

Questa parte di lavoro produce due effetti:
1. Aumenta la frustrazione e il desiderio di raggiungere il conduttore
2. Possiamo associare all’azione il comando vocale. Infatti, non appena il conduttore chiama il cane (Pippo, Vieni!) o usa il fischietto, noi lasciamo andare immediatamente il cane.
Si tratta forse dell’unico esercizio in cui usiamo subito la parola: infatti, diversamente da altri comportamenti (seduto, terra ecc.) il cane capisce subito cosa deve fare.
Non appena il cane raggiunge il conduttore, questi provvederà a premiarlo ampiamente.

Consigli:
· Il premio deve essere variabile in durata e quantità;
· Non usare assolutamente il collare: oltre ai possibili danni alla trachea, il cane si abituerebbe a sentire la pressione sul collo e questa sensazione andrebbe a desensibilizzare una zona del corpo su cui lavoriamo molto quando insegniamo al cane che il guinzaglio serve per dare indicazioni e non punizioni;
· Possiamo usare un gioco come premio solo se il cane conosce le tre regole che insegniamo al campo (desiderio del gioco, saper lasciare, saper riportare), altrimenti l’azione non è ripetibile;
· Per i cani piccoli non c’è bisogno della pettorina; basta trattenerli con una mano sul petto.

IMPORTANTE per i cani paurosi: dobbiamo osservare se il cane ha paura della persona che lo sta trattenendo. Se sì, questo esercizio “non s’ha da fare”. Infatti in questo caso, quando rilasciamo il cane, questi capisce di essere premiato per la sua fuga o per come ha affrontato il pericolo, non per aver obbedito al richiamo.

Step 2: Richiamo senza distrazioni
Quando il cane ha capito cosa ci aspettiamo da lui, lo portiamo in un ambiente recintato e privo di distrazioni particolari: un prato va benissimo, l’importante è che non ci siano scoiattoli! Lasciamo il cane libero di muoversi ed annusare, quindi lo richiamiamo: al suo ritorno, il premio dovrà durare a lungo. E’ importante che in questa fase non ci siano distrazioni “più interessanti” del conduttore.

Step 3: Distrazioni 1
In questo step insegniamo al cane ad allontanarsi da qualcosa che desidera (che rappresenta la distrazione). Il valore della distrazione deve essere di importanza crescente per il cane. L’aiutante comincia a dare pezzetti di cibo al cane e lo fa allontanare dal conduttore. Quando il conduttore chiama il cane, l’aiutante cessa immediatamente qualsiasi azione (basta cibo e basta movimenti) e diventa “neutro”. Man mano che il cane diventa più bravo, le distrazioni aumentano: ad es. l’aiutante può continuare a dare il cibo, ma il cane tornerà ugualmente dal conduttore.

Step 4: Distrazioni 2
Se prima abbiamo insegnato al cane ad allontanarsi da qualcosa di desiderato per tornare dal conduttore, ora gli insegniamo a tornare dal conduttore mentre sta correndo verso qualcosa che desidera. Sebbene per noi umani sia quasi la stessa cosa, così non è per il cane, anche tenendo conto della sua scarsa capacità di generalizzazione. Quindi, mentre prima il cane era già sull’oggetto desiderato, ora dobbiamo richiamarlo mentre si sta dirigendo verso quello che desidera.
Ci servono pettorina e lunghina. Un figurante stimola il cane. Un aiutante trattiene il cane tramite la lunghina. Il proprietario sta a fianco dell’aiutante. La prima volta permettiamo al cane di raggiungere il figurante, così da esaudire il desiderio e creare l’aspettativa per la volta successiva.
Dalla seconda volta in poi, il cane viene bloccato a metà del tragitto. Si chiama il cane e appena ritorna, tantissimi premi. Sfruttiamo la punizione negativa bloccando l’accesso a quanto desiderato dal cane, per poi procedere col rinforzo positivo.
Ci avviciniamo sempre più al figurante, in base ai progressi del cane: questi deve tornare al richiamo senza che la lunghina lo blocchi.

Step 5: Guinzaglio e richiamo.
Per questa fase, il cane DEVE prima aver imparato il ruolo del guinzaglio inteso come “guida” e non come mezzo di punizione. Il ruolo del guinzaglio lo insegniamo separatamente dal richiamo e da qualsiasi altro esercizio ed è una parte fondamentale del nostro programma educativo.
In questo step il cane deve imparare la sensazione del guinzaglio nel contesto del richiamo: questo è necessario per evitare i comportamenti superstiziosi. Infatti se il cane non sa che il guinzaglio dà indicazioni e non punizioni, nel momento in cui è focalizzato su qualcosa e non risponde al richiamo, “toccandolo” col guinzaglio, il cane potrebbe non capire  che la correzione arriva perché non è tornato al richiamo. Molto probabilmente penserà invece di venire punito per la presenza della cosa su cui aveva il focus, con relative reazioni di evitamento, paura e anche aggressività. Dobbiamo prepararlo perché questo non avvenga.
Quindi, una volta che il cane sa a cosa serve il guinzaglio, gli mettiamo un flexy o una lunghina (questa volta usiamo il collare). Andiamo a passeggio e gli diamo corda, quindi lo chiamiamo e subito dopo gli facciamo una minima pressione col guinzaglio per farlo tornare. Anche se il cane torna subito, noi lo facciamo lo stesso, così che sappia cosa inequivocabilmente ci aspettiamo da lui. Non deve essere uno strattone e lo si fa per pochissime volte.
Se, durante la prova, il cane non si vuole allontanare da noi perché non vuole ripetere l’esperienza, non dobbiamo forzarlo: passeggiamo tranquillamente e aspettiamo che riprenda lui l’iniziativa di farlo. Questa fase è molto delicata e sconsigliata agli “umani inesperti”.

Step 6: Disobbedienza
Se il cane ha capito, ma decide di disobbedire, si può pensare ad intervenire con una punizione positiva. Tornati a casa, però, è bene ricominciare a lavorare.

Step 7: Collaudo e Generalizzazione
Ripetere il lavoro in situazioni e contesti diversi, facendo sempre in modo di avere il controllo sulle distrazioni (quando e dove appariranno).

Collare Elettrico
Alcuni istruttori includono uno step in cui è previsto l’uso del collare elettrico. Lo step sarebbe diviso in due sessioni: la prima che prevede l’uso della punizione positiva (collare a voltaggio basso e impulso dopo il richiamo) e  la seconda che prevede l’uso del rinforzo negativo (collare a voltaggio bassissimo e cessazione dell’impulso al ritorno del cane).
A Debù non riteniamo necessario questo step, sia per questioni etiche, sia perché secondo noi si possono raggiungere gli stessi risultati anche senza questo strumento. Ne ho voluto parlare ugualmente perché credo sia bene conoscere tutte le realtà esistenti e capire il fondamento teorico/pratico su cui si basano.

COSA NON FARE

In fase di apprendimento:
· Non chiamare il cane se non si ha la certezza del ritorno
· Non cominciare a lavorare senza avere con se i premi
· Non chiamarlo per poi metterlo in macchina, nel kennel ecc.

La foto è di Edo Badalamenti

 

 

 

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75 Commenti

  1. Riguardo al punto 6 mi chiedevo quale fosse il tipo di punizione positiva che utilizzate, il cane trovandosi a distanza come fate a punirlo nel momento dell’ errore???
    Grazie
    Mirko

        • secondo me se puoi punirlo vuol dire che lo hai riacciuffato… e a quel punto è controproducente, perché comincia a pensare che tornare (o farsi prendere) non gli conviene assolutamente…

          • Il riprenderselo al guinzaglio, se non sbaglio, andrebbe considerata come una punizione negativa (tolgo la libertà), non positiva.

            Non voglio essere polemica, anzi io ho proprio problemi col richiamo, mi piacerebbe sapere se esistono metodi o trucchi che non ho ancora utilizzato. 😉
            La disobbedienza si ha di solito con il cane libero, che ha già ben compreso il comando e lo esegue anche in condizioni di distrazione diciamo 9 volte su 10, ma magari in quel frangente non vuol tornare perché attratto da altro. Quale punizione positiva (citata appunto nel sesto step) si potrebbe allora applicare a distanza per fargli capire che la sua disobbedienza non ci é gradita?

          • il guinzaglio non dovrebbe essere una punizione di nessun tipo… però anche il mio fa come il tuo.
            Che si fa?
            Quando è possibile io me ne vado, con decisione, e funziona.
            Però alle volte non è possibile, perché si sta comportando male nei confronti di un umano e umanamente non posso mollarlo là (sarebbe troppo villano e apparirebbe menefreghista lasciare un cane che ti fa una gran scenata e fa anche un po’ paura).

            …in quel caso mi arrabatto, lo sgrido… e tutto lo show che si può immaginare

        • Se il cane ad un certo punto torna è giusto premiarlo.
          Così capisce che quello è il comportamento corretto.

          Il fatto di sgridarlo perchè arriva “dopo un pò” credo sia un modo di pensare tipicamente umano.

          Il cane ha la mente (per fortuna) più semplice della nostra nel modo di ragionare… quindi se quando viene da te lo sgridi, lui intuirà che IL VENIRE DA TE E’ LA COSA SBAGLIATA.
          Se invece quando lo riuacciuffi, ti congratuli e magari gli dai anche un premietto, la volta dopo sarà sicuramente invogliato a venire da te… perchè avrà imparato che al richiamo corrispondono coccole e gratificazioni.

          Almeno questo è il mio pensiero….

          • Io posso parlare solo per la mia esperienza.
            Non puoi chiamarlo, riacciuffarlo, e tornare a casa… allora si la vive come una cosa negativa.

            Io in passeggiata, senza apparente motivo, richiamo la mia pelosa, quando arriva mi congratulo con lei, la premio e continuiamo la passeggiata.

            Lo faccio anche 10 volte… poi all’11 allora la aggancio e torniamo a casa.

            Altrimenti si che associerà “ogni volta che mi chiama mi lega e fine dei giochi”… inoltre di solito una volta a casa cerco di interagire ancora con lei con qualche gioco di attivazione mentale… in modo che per lei sia divertente ed interessante anche il rientrare nell’appartamento…

            Poi se qualcuno ha qualche consiglio in più… io purtroppo sono solo all’inizio del mio percorso formativo di educatore….. 🙂

          • Il mio dubbio è proprio questo. Anche secondo la mia personalissima e piccolissima esperienza la punizione (il riacciuffarlo e tornare a casa, o la sgridata) nel richiamo é sempre controproducente.
            Per quello ero particolarmente interessata a sapere se ci fossero stratagemmi a cui non avevo pensato.

      • Angelo:
        Il mio segugio istriano insegue bene la selvaggina di mio interesse,bravissimo a cinghiali, e’ ubbidiente al richiamo quando è stanco, mi sta bene, lo cerco col satellitare mi avvicino a 100 mt e arriva subito al richiamo. Solo un problema: se nel suo percorso incontra capre, o non so se vada proprio a cercarle,insegue pure quelle e rischia di arrecare danni,essendo molto lontano da me non sente il richiamo, cosa posso fare per evitare che segua le capre ??? Qualcuno può darmi una mano? Grazie….

    • Bellissimo articolo che spiega perfettamente come fare ed è esattamente la strada che seguo da anni sia con i miei cani che al nostro campo, peccato che poi ogni cane e conduttore siano diversi…e non tutti rispondono alla stessa maniera purtroppo…. per quanto mi riguarda credo che il richiamo sia uno dei pochi comandi che non tutti i cani saranno in grado di eseguire nella loro vita… certo il collare elettrico non l’o mai usato(e non ho nemmeno intenzione di usarlo) quindi non ho provato tutte le strade possibili…però per quanto tu sia interessante, positivo, rispettato e amato dal tuo cane, credo che l’inseguimento di un fagiano o di un gatto sia un istinto che supera ogni inibizione…(per alcuni cani)

      • nemmeno io ho mai costruito il richiamo con il colleare elettrico (veramente siamo proprio contrari all’utilizzo sia per questioni etiche sia perché siamo convinti che si possano ottenere gli stessi risultati solo con più pazienza)ma l’ho citato lo stesso perché quando do informazioni cerco di farlo nel modo più completo possibile. Credo anche che tu abbia ragione quando parli di gatti e fagiani ma… ma c’è un MA. Qui non parliamo di inibizione all’istinto, bensì di dar significato a camportamenti che senza l’addestramento per il cane un significato non l’avrebbe. Il significato lo acquista col vantaggio che il cane ha a tornare ad ogni richiamo: il vantaggio a stare con noi perché con noi si sta bene, ci si diverte. Abbiamo beagle che tornano nonstante passi un leprotto e i malin che rispondono al fischio subito prima di mordere il gambale. E’ un lavoro lungo e spesso è necessario ritornare agli step precedenti, ma quando il cane capisce il risultato arriva. E’ solo tanto difficile.

        • Se solo non fossi così lontana mi fare un abbonamento a vita al vostro campo…
          Il richiamo è il comando più basilare ma anche il più difficile.
          Cioè… ci sono cani che non vedono l’ora di tornare da te e che hanno il richiamo compreso nel prezzo ed altri per cui è un optional costosissimo 🙁

        • Che sia tanto difficile non c’è dubbio…l’importante è non arrendersi mai… anche se come dicevo prima credo che non sia possibile avere un richiamo al 100% con tutti i cani…
          l’importante è conoscere perfettamente il proprio cane e liberarlo solo in situazioni di sicurezza e di certezza di un richiamo efficace…

          • Anch’io vorrei maggiori delucidazioni sul grado di obbedienza che si può ottenere sul richiamo. Davvero si può ottenere il 100% con cani di ogni età e razza? Penso ad esempio a cani di razze geneticamente molto indipendenti e generalmente abituati a risolvere spesso i propri problemi da soli, come ad esempio i cani da guardia.

          • Secondo me alcuni cani rispondono al richiamo di qualsiasi umano (il loro di riferimento, ovvio). I cani appiccicosi, per esempio, sono cani che lo imparano subito e rispondo benissimo.

            Alcune persone sono in grado di ottenere il 100% di successo con qualunque cane.

            Il normale proprietario di cane con cane indipendente… ne dubito…

        • Con i cani da caccia è davvero difficile. Soprattutto è difficile trovare aiuto. Ho provato con un educatore cinofilo che ha subito gettato la spugna e poi con un addestratore vecchia maniere che mi ha detto di legare una cora intorno alla pancia del cane in modo da cappottarlo quando prova ad allontanarsi…
          Il problema è che il mio cane è un pointer (sì l’ho scelto intenzionalmente, sapevo che ci sono questo tipo di problemi ma ci sono altri vantaggi: adoro i cani da caccia).
          Il mio pointer dunque nel giardino di casa viene al richiamo nella maggior parte dei casi (non sempre), fuori non viene MAI. Se mi avvicino, ma sono ancora distante, scappa ad orecchie basse e continua la sua battuta di caccia, se riesco ad essere a poca distanza da lui e gli tiro un urlaccio si ferma o viene. Ma avvicinarsi ad un pointer che galoppa è quasi impossibile. Faccio queste prove in un quagliodormo recintato, altrimenti lo perderei. Se io non vado a recuperarlo o anzi mi allontano lui nemmeno se ne accorge (a volte esco dal campo, vado alla macchina, ritorno e lui sta ancora correndo).
          Nessun premio: carezza, gioco o bocconcino è per lui più ambito del selvatico (fosse anche un passero). Il secondo addestratore mi ha detto che è dominante e che mi ha messo i piedi in testa. Però nel giardino di casa sembra sottomesso (per es. aspetta che gli dia il permesso di mangiare quando metto il cibo nella scodella, segue routine abituali, non abbaia, non ringhia). A me appare soprattutto indipendente e trascinato da un impulso venatorio incoercibile. Tutti i cacciatori mi dicono di usare il collare elettrico o di lasciarlo addestrare ad un dresseur di preofessione (il che mi dispiacerebbe molto perché non vorrei separarmi da lui e perché anche i dresseur a quanto ne so usano tutti il collare elettrico, ma con le mie sole forze non credo di riuscire a ottenere molto.

        • Gran bell’articolo, esauriente e pratico.
          Ho avuto 3 cani prima dell’ultima arrivata, ma solo con lei sto sperimentando un’educazione ragionata.
          Per questa ragione, sto leggendo molto sui diversi metodi, e credo che il metodo debba essere cucito addosso al cane e al suo padrone come se fossero un’unica cosa.
          Quindi ritengo corretto illustrare le varie tecniche e spiegare perché un metodo è meglio di un altro e in quale occasione.
          Sono convintissima che l’educazione e l’addestramento siano una cosa che richieda tempo e impegno, ma dai frutti generosi.
          Al momento la mia boxerina di 5 mesi, torna solo la metà delle volte che la chiamo, ma sono fiduciosa di riuscire a farla tornare quasi tutte le volte, conscia del fatto che essendo un boxer, quindi testona per natura, avrà bisogno di più tempo e pazienza.
          Per esempio il mio secondo volpino che inizialmente rincorreva ogni gatto che incrociava, riuscii a fargli perdere questa pericolosa abitudine.
          Addiritura con lui riusci a farmi “restituire” un passerotto che aveva in bocca, acchiappato pochi istanti prima, integro e illeso, credo che sia dipeso dal fatto che con lui giocavo tantissimo al riporto della pallina?!?!
          Quindi come dici tu Davide tutto sta a far capire loro che a seguire le nostre indicazioni non si hanno mai esperienze negative, ma positive e divertenti.

    • @Dario:
      idem…il mio cane è peggiorato nel richiamo dopo il corso di educazione di base poichè ha capito che poteva anche continuare a puntare l’agnello dei vicini e tornare solo una volta stufa di non poterlo raggiungere…
      certo stavamo lavorando sulla condotta al piede e non sul richiamo, ma avrei gradito che al posto di “attirala/falla tornare a lavorare” unito poi quando dopo 20 minuti tornava “è molto brava: è tornata nonostante l’agnello…” (cazzXXXX!!!! e almeno potevano evitare di rifiutarsi di lavorare x moderare il suo istinto predatorio verso agnelli e gatti visto che c’erano agnelli e gatti attorno al campo e lavorare con la mia era perciò un calvario…contando anche che il problema principale di disubbidienza del mio cane è il predatorio e lei NON INSEGUE un agnello, lo acchiappa e lo strattone x il collo fino a che non sono abbastanza vicina da darle un LASCIA efficace…e x fortuna il LASCIA lo esegue bene almeno con me a 1m di distanza, e il LASCIA lo avevo insegnato IO già da prima del corso, come avevo insegnato un VIENI decente: il cane conosceva i comandi di base, il suo problema era che tirava al guinzaglio se si eccitava o vedeva piccioni e che se partiva dietro una preda la fermavi solo con il lazo o a preda seminata o catturata, e con un comportamento simile anche se estremamente saltuario il cane finisce x non stare quasi mai libero)…

      …anni dopo sempre da sola almeno il problema “piccioni on cane al guinzaglio” l’ho risolto, ma gatti con cane al guinzaglio no, e nemmeno “gatti capre e simili con cane libero”…

      Anche quando andavo a cavallo notavo che su 20 istruttori ne trovavi forse uno decente e forse su 100 ne trovavi 1 bravo, gli altri, istruttori federali in primis, erano ignoranti come capre in materia di cavalli, e purtroppo erano anche macellai di prim’ordine (almeno nel campo dei cani è facile trovare tanti istruttori fra il mediocre e l’incompetente ma fra di essi molti non sono macellai) che fanno sembrare Millan un educatore cinofilo CZ…

      • mi si è tagliato un pezzo di commento:
        intendevo che avrei gradito un consiglio su COME far tornare il cane mentre punta l’agnello, o almeno che si trovasse il modo x lavorare lontano da quelle maledette pecore visto che non si intendeva insegnare alla mia a non predarle e il cane passava metà lezione a cercare di superare la recinzione rischiando di riuscirvi…

  2. La punizione positiva è quella descritta al punto 5: la trazione con il guinzaglio! Che può essere un po’ più energica qualora il cane abbia disobbedito volutamente. Però si fa UNA volta e bon, poi si torna indietro di uno o più step perché significa che il cane non ha assimilato bene il meccanismo.
    Anche su FB stanno dicendo la stessa cosa: punizione positiva? Arghhhhh!!! Urlacci, botte, strattoni!
    Ma non bisogna pensare sempre e solo agli esempi che si fanno ai corsi per educatori cinofili (che per essere più comprensibili sono spesso molto enfatici): punizione positiva è tutto ciò che si “aggiunge” (segno +) per far si che il cane non ripeta un comportamento (questo è il significato tecnico di “punizione”).

    • Signora Rossi la mia era una domanda fine a se stessa, so che esiste l’ abitudine a pensare che punizione positiva uguale coercizione. Mi chiedevo solo come riuscisse a usare una punizione positiva a distanza senza l’ uso del collare elettrico (che ovviamente è una opzione neanche lontanamente concepibile). Non c’era polemica nella mia domanda.
      Grazie per l’ attenzione
      Mirko

    • …nel tuo articolo dove si parlava del no(smetti di fare quello che stia facendo e vieni subito da me),può essere intesa come punizione positiva?
      nel senso che mentre sta commettendo una cosa scorretta il cane ,ed io vado +”aggiungere” uno stimolo neutro che può essere qualsiasi rumore che richiami l’attenzione del cane(stimolo neutro) ,allora può essere ritenuta punizione positiva ?:)
      aggiungi? aggiungi cosa? io sapevo qualcosa di avversiva o spiacevole per il cane per essere intesa punizione positiva

      • Per come lo insegno io (quindi parlo per me, e non per il resto del mondo), il “NO” è un comando e non una punizione: non è sgradito perché significa semplicemente “Ehi, smetti di fare quello che stai facendo e vieni qua”.
        Ovviamente la punizione prevede che la cosa che si aggiunge sia avversiva o spiacevole per il cane (altrimenti non eviterebbe il ripetersi del comportamento: tant’è che se è piacevole diventa un rinforzo). Non credevo ci fosse bisogno di specificarlo, è abbastanza intuitivo.

  3. Io son stata fortunata con Nala (bernese) perchè è di base una cozza ed il richiamo ci ho messo davvero poco ad insegnarglielo, con un metodo molto simile a questo (anche se ovviamente, essendo io sciuramaria, meno strutturato). Ci mettevamo in area cani io e mio marito, cane libero. Lui la tratteneva con una mano (aveva 4 mesi quindi era ancora fattibile) mentre io mi allontanavo dandole “aspetta”. Poi da lontano tutta felice le dicevo “Nala vieni!” e lei ovviamente cercava di venire da me. Mio marito la tratteneva qualche secondo per poi liberarla. Arrivando da me si prendeva un sacco di coccole e complimenti. Così a turno.

    Domanda: perchè dici di non dare le spalle al cane?
    Io da sciuramaria il richiamo l’ho fatto sia di fronte che di spalle 🙁

    Un po’ più duro è stato il vieni con grandi distrazioni (giochi con altri cani, inseguendo il coniglietto etc). Giocando con altri cani ora torna subito se la chiamo (il problema sono gli altri cani che la seguono come cozze), gli inseguimenti non li fa praticamente più e se parte il più delle volte riesco a fermarla con uno stop o no e poi la richiamo.

    Quello che ancora non riesco a farle troppo capire è che quando arriva da me dovrebbe frenare.
    Perchè lei corre tutta felice, frena con le zampe davanti ma non col culo… in realtà lei tenta di mettersi seduta più o meno di fianco ma si sa, l’inerzia del culone è una gran brutta bestia, vi lascio immaginare ahah.

    Consigli su come insegnarle a frenare in tempo e farle capire di mettersi seduta davanti?
    Grazie 🙂

    • Questa la so! Perchè la teoria la so tutta eh? La pratica…vabbè è un’altra storia. Se non ho capito male Nala torna e cerca il “piede”, quindi va a cercare la lateralità. Prova ad insegnarle il “sotto” che praticamente dovrebbe tradursi nella prima foto dell’articolo, cane seduto di fronte che ti guarda.
      Prova a metterla seduta, dai il fermo e poi ti porti davanti a lei, tieni i bocconi in una mano ma poi ricongiungi l’altra, in modo che il cane veda le due mani unite e le tieni basse e centrali davanti a te. Poi fai un passo indietro e contemporaneamente dici “sotto” lei dovrebbe seguirti e sedertisi davanti. Pian piano fai 1 passo -sotto- 2 passi-sotto- e così via, poi allunghi lo spazio.
      Così il cane capisce la posizione.
      Se poi non era quello che chiedevi ed ho capito male… ho fatto pure la figura barbina della “sciuramariasaccentecheperòc’hailcaneindisciplinato..”

      • No direi che hai capito piuttosto bene eheh. Lei cerca di mettersi di fianco e credo sia perchè è la posizione che più spesso le faccio assumere in passeggiata se ci fermiamo, ad esempio prima di attraversare la strada. Non ho mai puntato sul fatto che si sedesse composta nè perfettamente parallela a me perchè insomma siam in passeggiata non in gara 🙂
        Lei quindi quando torna tenta evidentemente di raggiungermi al fianco e frenando davanti va in derapata di culo ahah.
        Ho notato che se, mentre arriva, mi metto bella dritta e impettita lei frena un po’, immagino perchè col corpo la sto “bloccando”… ma rallenta solo un po’ eheh.

        Proverò col tuo suggerimento, in pratica si tratta di insegnarle un comando nuovo, e a lei piacciono le cose nuove, fortunatamente 🙂

        Grazie

        • Buona fortuna… e attenta ai piedi…a volte il mio preso dall’entusiasmo interpreta il “sotto” un pò troppo alla lettera e si posiziona ESATTAMENTE sulle scarpe…. (con i suoi 33 kiletti…stellina)e, ehm…. diciamo che il bernese non è che sia famoso per essere leggiadro… eh eh..
          Buone Feste!!

  4. bell’articolo, molto bello, io non ho nessuno che mi aiuta a insegnarle il richiamo, e quando siamo libere x i prati se lei decide di andare,và……… ma poi torna ehh!!un suggerimento x educarla senza l’aiuto di un’altra xsona?
    enri. 😀

  5. Madò, su questo argomento sono ipersensibile sicché mi parte subito l’embolo polemico. Premetto che ormai i problemi del richiamo col cane grande sono risolti, per la mia gioia e fortuna (col secondo: mai avuti, si vede che è nata imparata). Tralascio il penoso racconto dei tre anni praticamente passati al parco senza potermene andare e invece chiedo lumi su alcune frasi e alcuni modi di dire che, in tutta sincerità e dopo l’esperienza fatta, mi costernano. Mi soffermo soprattutto su due COSE DA NON FARE:
    · Non chiamare il cane se non si ha la certezza del ritorno (quindi, in pratica, non lo chiami mai sto cane, visto che il problema è proprio quello)
    · Non cominciare a lavorare senza avere con sé i premi (la mia i premi non li voleva e non li vuole, con lei non è mai stato possibile lavorare con il cibo)
    Ho lavorato per anni con un educatore (che considero uno dei migliori su piazza) al quale sono infinitamente grata per avermi insegnato molte cose fondamentali, ma su tutte questa: sforzati di trovare la “tua” soluzione per il “tuo” cane, roba su misura insomma, ché quella preconfezionata spesso non funziona.

    • Anche con Margot il premio in cibo funziona poco… le coccole invece le accetta sempre ben volentieri! 😉
      Con Rex la svolta era la pallina, con la pallina faceva tutto!
      Come dici tu per ogni cane c’è una leva 😀

  6. Una settimana fa ho insegnato al mio cane questo esercizio: dò il comando “terra”, mi allontano, poi lo chiamo: il cane a questo punto si precipita correndo nella mia direzione si ferma davanti a me in posizione seduto.
    E’ stata una vera soddisfazione perché lo ha imparato immediatamente, solo che un paio di giorni fa, mentre correva nella mia direzione dopo il richiamo, ha preso una dolorosissima storta alla zampa posteriore sinistra. Si è rialzato piangendo dolorante e io mi sono precipitato a consolarlo (lo so che in teoria non andrebbe fatto, ma è stato più forte di me). Per fortuna niente di grave: dopo pochi minuti non aveva più dolore.
    Il problema è che adesso non vuole più farlo: ci mettiamo a giocare e lui è entusiasta come sempre, ma nel momento in cui gli dò il comando terra e mi allontano, lui si alza e si va a nascondere nella sua cuccia con le orecchie basse.
    Mi chiedo: ma non è che ha pensato che il dolore che ha provato gliel’ho procurato io, dato che la storta l’ha presa a meno di un metro da me?
    E come posso fare per fargli dimenticare questo shock e riprendere l’esercizio?

    • Non è solo “possibile”: è altamente probabile. Il cane ha ricevuto una punizione positiva (tanto per restare in tema..) dall’ambiente, non certo da te: ma lui non lo sa.
      Lascia passare qualche giorno senza riprovare l’esercizio: dagli il tempo di dimenticare. Poi riprendi a step: terra, niente richiamo, gioco. Terra, richiamo a un metro di distanza, gioco.
      Poi riprendi il richiamo, ma partendo dal seduto… insomma, vai a passi successivi senza MAI ripetere la sequenza “incriminata”. Riprovala tra un mesetto, quando il cane avrà ormai assimilato bene tutte le altre e non gli sarà più successo niente di sgradevole.
      Purtroppo gli esercizi “bruciati” (anche non per colpa nostra) bisogna farli sparire per un bel po’ di tempo.

  7. “La punizione positiva è quella descritta al punto 5: la trazione con il guinzaglio! ”

    ??? cioè? non capisco…al punto 5 c’è scritto:”il cane DEVE prima aver imparato il ruolo del guinzaglio inteso come “guida” e non come mezzo di punizione.”
    immagino che il tutto avvenga con lo strozzo…altrimenti che punizione è? ma poi non doveva essere a distanza??

    • a) chi ha detto che doveva essere a distanza? L’ha scritto qualcuno nei commenti, che evidentemente ha frainteso: si sta parlando della prosecuzione del punto 5) (che si svolge al guinzaglio). Il punto 6) (sempre col cane al guinzaglio) prevede che in caso di disobbedienza voluta si faccia una trazione più efficace;
      b) ma come sarebbe a dire, “che punizione è” se non c’è lo strozzo? Ma vi siete davvero tutti convinti che lo strozzo sia l’unico collare “cattivo”?
      Prova a dare uno strattone violento a un cane che indossa la pettorina: se vuoi lo fai volare contro un muro. Siccome non indossa lo strozzo, allora non sarebbe una punizione?!?

  8. Io non ho parlato di pettorina. La vedo dura applicare una punizione positiva ad un cane con su un collare a fettuccia facendo solo una trazione come scritto, amenoché non si strattoni. Questo il motivo per cui ho scritto che mi sembra applicabile solo con lo strozzo una tale punizione. Continuo a non capire perché prima sia scritto che il guinzaglio debba essere solo guida e non punizione e poi invece sia il mezzo attraverso il quale arriva la punizione…non ci sono altre punizioni possibili. E se il mancato ritorno é a distanza? Che faccio, lo vado a prendere lo metto al guinzaglio e lo punisco?? Non penso…

    • il lavoro fatto col guinzaglio prepara il cane alla correzione senza che questa sia esagerata e senza strattonate(ma soprattutto il collare a strozzo non serve): quindi semplicemente con una leggerissima pressione dico al cane che quello che deve fare è raggiungermi. i dettagli del lavoro li mostriamo al campo, anche perché è un lavoro delicato. Non so se sei una collega, comunque sia, visto come “interpreti” l’uso del collare a strozzo, spero per il cane che non sia tua abitudine usarlo. Per il resto, quanto scritto sono indicazioni. per chi non viene al campo e per i non addetti ai lavori, i primi 3 step sono più che sufficienti per ottenere un discreto richiamo (se il cane supera il terzo step – distrazioni comprese – avete fatto un buon lavoro).

      • Davide, noi arriviamo appena al secondo step, e Crono ha oramai superato i due anni; non ho letto tutti i commenti e mi scuso se sarò ridondante ma posso ricominciare tutto da capo seguendo queste indicazioni non ostante l’età?

  9. ” Non so se sei una collega, comunque sia, visto come “interpreti” l’uso del collare a strozzo, spero per il cane che non sia tua abitudine usarlo. ” …direi proprio di no.
    Cmq la mia confusione nasce dal fatto che nel tuo precedente articolo citavi 3 tipi di punizioni:
    1) correzione tradizionale basata su stimoli spiacevoli per il cane tramite strumenti come collare elettrico, con le punte, a strozzo
    2) pressione sociale
    3) punizione “psicologica”
    date che la 2 e a 3 non le hai menzionate in questo articolo, ho pensato che quella che usassi fosse la 1 anche perchè, ripeto, che punizione è fare pressione su un collare normale?? a me non sembra molto chiara…per il cane intendo, amenochè non venga strattonato con lo strozzo. Il tutto per capire senza polemica.

  10. Con i cani da caccia ritenete corretto usare la stessa procedura?
    Loro però sentono l’impulso venatorio più di qualsiasi desiderio di avvicinarsi al conduttore (non solo non si può competere con un fagiano, ma neppure con un passero se il cane è un pointer).
    I miei non accettano bocconcini, non sono attratti dal gioco e il pointer (l’altra è una setter) nemmeno da rinforzi sociali tipo carezze e coccole. Ho provato anche a farmi aiutare, ma sia un educatore (che tentava di lavorare col rinforzo positivo) sia un addestratore più tradizionalista (e coercitivo) mi hanno dato poco aiuto. Non mi resta che rivolgermi ad un dresseur, ma in quel caso mi tocca lasciar lì il cane, non partecipando alla sua educazione (il che mi dispiace molto) ed accettare l’uso del collare elettrico (perché così mi risulta che operino tutti i dresseur o quasi).

    • Sì, questa tecnica funziona anche con i cani da caccia, proprio perchè si ottiene un condizionamento (termine che non piace più a nessuno, ma senza il quale purtroppo i problemi non si risolvono…) basato tutto sulla gioia di tornare dal conduttore, ma efficace come lo sono sempre i condizionamenti. Con alcuni cani particolarmente “infoiati” sulla caccia si fa più fatica, ma alla fine il risultato arriva comunque (ed è anche duraturo, a differenza di quanto accada usando il collare elettrico).

  11. con alcuni amici, che avevano problemi a seguire procedure di apprendimento come quelle descritte, ho provato una scorciatoia:
    – fischio e getto un boccone
    – fischio e getto un boccone
    – fischio e getto un boccone

    – mi allontano
    – fischio
    (se il cane non arriva) chiudo la sessione e rimando al giorno successivo
    (se il cane arriva) getto un boccone

    dopo qualche giorno, dopo che è arrivato e l’ho premiato
    – mi allontano di nuovo
    – fischio
    … ecc

    spero d’esser stato utile, ciao

  12. colgo l’occasione per mettere in evidenza un’altra pratica, che purtroppo so essere usata in alcuni campi ed a mio avviso è scorretta.

    l’addestratore si pone abbastanza vicino al cane, mentre il proprietario abbastanza lontano.
    il proprietario chiama il cane; se il cane non va dal proprietario, l’addestratore lo spaventa ad esempio lanciandogli addosso qualcosa.

    lo scopo – a detta di quelli che usano questa “tecnica” – è convincere il cane che quando il padrone lo chiama è per metterlo al riparo da minacce…

    • La buona, vecchia punizione remota… pre-tele. Mi auguro almeno che lo facciano senza farsi vedere (cosa peraltro difficilissima: secondo me il collare elettrico l’hanno inventato proprio per superare questa difficoltà!), perché altrimenti l’unica cosa che il cane capisce è che l’addestratore è uno stronzo.

      • Allora stiamo freschi, io chiamavo e se lui non veniva gli tiravano qualcosa dietro: il guinzaglio o una tanichetta di plastica con qualche sassolino dentro.

        • @Dario:

          il cane dopo non cercava di “prevenire” scappando a priori dall’addestratore?

          poi i cani associano in modo molto preciso: quindi se a un cane insegni il richiamo così (quindi con un addestratore che gli tira qualcosa stando in vista e non che ad es lo bagna con acqua e limone con il liquidator da nascosto) mi sa che non ci siano grandi garanzie che il cane lontano dall’addestratore torni se non x i premi che riceve dal conduttore…e ancor + dubito che il cane in tal modo capisca che se viene richiamato è x evitargli un GENERICO pericolo: capirà che se viene chiamato al campo con addestratore nei paraggi è x evitargli la psicopatia dell’addestratore folle (dal punto di vista del cane l’addestratore che fa così è un pazzo a cui ogni tanto girano i 5 minuti e lancia oggetti addosso senza motivo…oppure è una persona pericolosa da evitare SEMPRE, “l’ideale” avere un cane che pensa ciò dell’addestratore con cui si lavora…)…

          Della serie:
          “strategie raffazzonate proposte da addestratori/educatori che non pensano”…
          (perchè anche l’educatore gentilista può proporre strategie stupide x il richiamo…certo probabilmente fa molti meno danni..ad es a me facevano lavorare fin da subito in un recinto adiacente a distrazioni fortissime come agnelli, e ciò in poche lezioni ha deteriorato i comandi che il cane eseguiva decentemente..)

  13. Un chiarimento: in pratica nello step 5, la pressione sul guinzaglio è un modo per dire al cane “Hey, guarda che ti sto chiamando, torna qua da me”?
    E questa pressione non deve essere vista dal cane come una punizione, ma come un’indicazione, giusto?

  14. E aggiungo, a monte di tutto, deve essere instaurata una profonda relazione con il proprietario, altrimenti il cane non torna. Cioè, comprende quello che gli si chiede, ma decide coscientemente di non tornare perché non gli conviene/preferisce fare quello che sta facendo. E lì le punizioni (step 6) diventano inutili, perché altrimenti il cane comincerebbe a tornare solo per spaventato da eventuali punizioni.

  15. I miei hanno imparato subito e dico per fortuna perché il mio primo cane-uno splendido dalmata- mi fece vedere i sorci verdi:-)
    Detto questo, loro sono ubbidienti ma quando vedono un ciclista o un corridore….partono a razzo e non mi ascoltano….l’educatore mi disse Che hanno un forte istinto to predatorio…. E quindi, come fare?

    • La risposta è “Devi diventare più interessante tu del ciclista o del corridore”… ma detto così non serve a nulla, perché poi bisogna scoprire “come” diventarlo. E questo non è che si possa spiegare in due parole su internet… bisognerebbe vedere i cani, conoscerli, provare a lavorarci.
      Se il tuo educatore non sa superare il problema del forte istinto predatorio, l’unico consiglio che posso darti è quello di rivolgerti a qualcun altro: e questo senza nulla togliere al primo. Ma magari questa è una cosa che lui non è in grado di fare, e qualcun altro sì.

    • @BiaeArgo:

      fa come ti ha detto la redazione: se il problema è quello ti aiuterà poco continuare a lavorare sul richiamo senza lavorare sull’essere + interessanti dello stimolo alla predazione (con la mia feci questo errore, e ottenni risultati miseri nel senso che ancora adesso se vede una capra o la richiamo PRIMA che sia scattata o se è già partita l’unica è seguirla e farle mollare la presa quando la cattura o sperare che la capra riesca a fuggire il che fa tornare subito il mio cane)…
      La tua fortuna è che il tuo cane corre dietro corridori e ciclisti, ovvero UMANI con cui puoi ragionare e è + facile fare strategie x aiutare il cane ad ignorarli passo passo: ad es se un tuo amico ha una bici puoi riuscire a richiamare il cane a bici ferma e poi a bici portata a mano, poi a bici che va piano e via via + veloce, idem x i corridori (a cui dire se il cane parte di fermarsi SUBITO, ma molti lo fanno x fortuna).

      Anche la mia da cucciolona partiva pure dietro biciclette e corridori ma insegnarle a non farlo fu abbastanza facile proprio perchè essendo umani puoi approcciare la cosa step x step e farli fermare…altro paio di maniche è quando il cane insegue gatti capre caprioli e simili (anche trovare un amico con capra o un amico disposto a far fare da cavia al gatto è difficile (e poco etico x il gatto che anche se tenuto x sicurezza in una gabbietta si prende comunque un coccolone…).

      Io con la mia non ho ancora trovato nulla che mi renda + interessante di un gatto in corsa (almeno a corsa già avviata): cibi anche “prelibati” come fegato trippa ecc non bastano (i wurstel sono totalmente inutili in quei casi sul mio cane)…è + orientata al gioco infatti inizialmente avevo discreti risultati con un salamotto che usavo SOLO x il richiamo e che il cane bramava, ma l’ho bruciato al corso di educazione per via dell’agnello dei vicini quindi ora il cane lo brama ma sa che può ignorarlo se c’è una vera preda… Poi almeno il mio cane una volta partito non è che disubbidisce, non mi sente proprio fino a cattura della preda (o a quando la preda la semina), e una volta una signora x salvare il gatto da un inseguimento le spruzzò perfino del cif in pieno muso senza che il cane cessasse l’inseguimento (quindi mi sa che anche i collari alla citronella sarebbero inutili)…molto frustrante visto che x colpa di un recinto rotto ora anche nella casa di campagna di una mia amica non posso + liberare il cane se non in momenti particolari, passeggiate nei boschi e in campagna me le scordo, e nei luoghi dove la libero devo essere sicura almeno al 99% che non ci siano gatti o altre prede e stare sempre all’erta x richiamarla PRIMA che parta su una preda imprevista..

      Quindi se il tuo cane insegue solo ciclisti e corridori meglio cercare di correre ai ripari subito al posto che lavorare su altre cose e lasciar incancrenire il problema (poi nella vita di tutti i giorni avere un cane che ad es fa una bella condotta al piede libero ma scatta se vede un ciclista, non serve a nulla nel senso che anche se la condotta è favolosa il cane non potrà stare libero quanto potrebbe..)..

  16. La domanda della radazione “e se il cane non ha fame?” mi ha fatto sorridere, perchè, per quanto mi riguarda, è un’ipotesi dell’irrealtà! Ho un cane che, come dico spesso, si “ammazzerebbe” per un bocconcino e questo accade anche quando ha appena mangiato. Lui ha sempre fame, ma proprio sempre sempre. Significa che è corretto utilizzare con lui lo stratagemma del cibo (cosa che ho fatto anche a proposito di richiamo, quando era cucciolo) o andrebbe comunque stimolato anche con altri mezzi?
    nb: nonostante il metodo bocconcino e la fame atavica, ha 2 anni e mezzo e non è affatto sovrappeso, anzi. si muove molto 🙂

    • Laura, un cane sempre affamato è una grazia di dio (soprattutto se non ingrassa).
      Conosco labrador che per un biscottino imparerebbero a risolvere le equazioni di secondo grado…
      Il mio “accetta” il premietto in segno di cortesia per la serie “capisco che ho fatto proprio la cosa giusta” e metà delle volte lo sputa “ok, lo ho accettato, ma non pretenderai anche che lo mangi…”
      … a meno che non ci siano altri cani nei pressi, nel qual caso si sacrifica…

      • Hahahahaha! Cani di questo genere ne ho avuti anch’io. Pochi per la verità quelli che non se la mangiavano quando glielo davo io ( adesso mi viene in mente solo uno), mentre diversi non l’accettavano o appunto sputavano quando era un estraneo ad offrirgli.

  17. Sciuramaria wrote: “Il mio “accetta” il premietto in segno di cortesia per la serie “capisco che ho fatto proprio la cosa giusta” e metà delle volte lo sputa “ok, lo ho accettato, ma non pretenderai anche che lo mangi…”
    ah! ah! grazie Sciuramaria! (colgo l’occasione per farti anche i complimenti per il nome!). In effetti sento e vedo cani che fanno così. Mi pare così strano… L’idea che avevo del cane corrisponde perfettamente a ciò che poi mi sono ritrovata: un essere che ha perennemente fame, che mangerebbe sempre e di tutto. Mi chiedo solo se ho fatto bene a sfruttare questa cosa per il richiamo e… un pò per tutto…

  18. ankio ho qualke problema cn il richiamo , premetto ke ho una cucciola di alaskan malamute di 6 mesi e su cui ci sto lavorando su tutte le regole fondamentali , esegue tutte le regole che gli impartisco , l’unico mio problema e sul richiamo , non sempre torna , a maggior ragione quando siamo nei campii dove io la porto quotidianamante x soddisfare le sue esigenze di esplorare e di svagarsi e scaricare energia …. avete qualke consiglio da darmi oltre a quelli sopra citati ?

    • Sì: non prendersi un cane nordico se si vuole un richiamo impeccabile! 🙂
      Scherzi a parte, di tecniche ce ne possono essere diverse, ma un cucciolo di sei mesi non può essere sempre perfetto… quindi non bisogna chiamarlo se non si è sicuri che arrivi (il che significa lavorare molto col guinzaglione, almeno finché il richiamo non sarà sicuro).

      • …salvo che, se hai un cane che contestualizza molto, poi risponde benissimo al “vieni” quando è al guinzaglio/longhina mentre quando è libero la faccenda gli sembra totalmente diversa 🙂

        • Esatto, Sciuramaria, la mia faceva proprio così. E dopo tre anni di educatore, esercizi vari e quant’altro, ho risolto dando ascolto a un consiglio “da parco”: l’ho lasciata libera ma con una corda di un paio di metri attaccata al collare. Lei correva, giocava, saltava e miracolosamente, quando la chiamavo, tornava subito. Dopo un mese ho eliminato la corda e lei ha continuato a tornare come se niente fosse…

          • il mio è non so se più furbo o più scemo… quando era legato (anche con una sorta di longhina da 4 metri) dopo un po’ non si allontanava neppure più. Si sedeva o sdraiava per terra aspettando. Se mi allontanavo io mi seguiva…
            Potrei riprovarci, forse se l’è dimenticato…

  19. Ci sono delle cose che non capisco nell’articolo, ad esempio perche’ il proprietario non possa essere di spalle come nel metodo del Qaudrifoglio che ottiene risultati equivalenti a questo metodo.
    Io non sono uno psicologo canino ma guardare in faccia un cane puo’ essere visto come una minaccia anche a 20 m di distanza, e’ piu’ bello vedere il cane che corre e poi ‘taglia’ la strada al proprietario come per bloccare la preda.
    Poi non capisco perche’ non posso usare il collare, se viene trattenuto e sente un po’ di male la fine del dolore corrisponderebbe con il comando d richiamo e aumenterebbe il desiderio di andare dal proprietario, anche se io lo ritengo superfluo. Se tira per andare vol dire che ha un minimo di ansia di separazione e non e’ leale nei confonti del cane usare l’ansia di saparazione per scopi addestrativi. Sarebbe pu’ corretto che il cane fosse libero anceh se mi rendo conto che la pressione sul collo gli da stimolo ad andare nella direzione opposta a quella della trazione.

  20. scusa…non ho riletto tutti i commenti.ma per quanto riguarda il richiamo,perché non si tiene prensente l’ATTENZIONE ?? il cane ti guarda o almeno sta con gli occhi su di me o è concentrato su di me e in quello specifico momento devo utilizzare il comando Vieni

    • Jack, quello che hai scritto e’ molto importante, ovvero che il cane sia in attenzione su di te. Ma come c’e’ scritto nell’articolo quando il cane esegue perfettamente l’esercizio si passa alla fase successiva piu’ difficile, ovvero il richiamo con distrazione. Se il cane e’ motivato esegue bene l’esercizio.
      Secondo me alla fine di tutto l’addestramento il cane deve venire dal proprietario anche se e’ in quel momento e’ distratto, ma ci vuole diverso tempo per raggiungere questo risultato.
      Io aggiungerei che questo metodo illustrato nell’articolo e’ valido, ma anche se se ne usa uno diverso l’importante e’ ripetere l’esercizio sempre allo stesso modo, con coerenza e costanza. E aggiungerei di fare giocare il cane alla fine dell’esercizio per interrompere una serie di comandi che il cane esegue per fare un favore a noi, indipendentemente dai premi gia’ dati.

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Nato a Moncalieri(TO) il 23/10/69, ha frequentato il liceo classico e poi filosofia a Torino. Una decina di anni fa ha cominciato a seguire Moguez per imparare il mondioring. Ha passato alcuni anni a cercare di recuperare cani problematici (morsicatori soprattutto) presso il canile di Piossasco (TO), che ancora aiuta in caso di necessità. Fa parte del direttivo della Onlus Canisciolti (www.icanisciolti.com) che segue i cani del canile di Avola. E' addestratore ENCI e Tecnico preparatore per il C4Z (cittadino a 4 zampe). Nel 2011, con due colleghi, ha aperto il Gruppo Cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) dove si occupa di educazione, addestramento, sport . Ha partecipato ad alcune puntate della trasmissione radiofonica Uno all’Una su Prima Radio e alla trasmissione televisiva Aria Pulita di Telecity7Gold.