di MARCO CARUCCI – Cambiamo registro. Dopo un paio di scritti su tematiche “particolari”, faccio un umile passo indietro, cedendo volentieri e doverosamente a Valeria Rossi il compito di affrontare argomenti volti a solleticare la pruderie dei lettori, visto che ci ha già promesso un articolo sui cani … nudi.
Da parte mia, questa volta, una rassegna cino-scientifica, attenta e seria. Per quanto ne sono capace. Temo pochino.

paracane1Etologicamente, un opportunista: tale è il cane.
Orbene, nel sentire comune, il termine “opportunista” non è che abbia una connotazione propriamente positiva. Al contrario quando definiamo così un collega, un conoscente o un parente, non intendiamo prendere atto che gli manchi qualche sequenza fondamentale nella caccia; no, diciamolo francamente, in pratica gli stiamo dando dello stronzo. E ciò è tanto più vero ove si consideri che spesso rafforziamo il concetto specificando che la persona a cui si rivolge la nostra velata critica “è solo un opportunista di m…”.
Ne consegue che usare l’aggettivo sostantivato “opportunista” per definire il cane, può sembrare, sebbene ethologically correct, incongruo.
Per altro verso, non potendosi prescindere da una classificazione scientifica, dobbiamo pur riuscire ad inquadrare, con rigorosa nomenclatura, la predisposizione sociale interspecifica del cane stesso che, essendoci intrinsecamente simpatico, merita una definizione più appropriata.
Un paraculo.
Se di primo acchito il termine può sembrare eccessivo o irriguardoso, basta attenersi alla definizione che ne dà il vocabolario: ovviamente (potevano esserci dei dubbi?) ho scelto quello della … Treccani che fornisce la seguente definizione: “in senso figurato, chi sa abilmente e con disinvoltura volgere a proprio favore una situazione o fare comunque il proprio interesse”; ben si nota che trattasi solo di una lucida descrizione del nostro amico laddove la chiave di volta sta, per l’appunto, in quell’ “abilmente e con disinvoltura” che descrive alla perfezione l’indole di specie.
Ovviamente, sempre per procedere con metodo scientifico, necessitano alcuni esempi pratici a conferma di quanto detto. Eccoli.

paracane2Con quel musetto un po’ così.
Potendosi ragionevolmente escludere che all’interno dei sacchi amniotici delle cagne gravide vengano proiettati ai feti dei documentari divulgativi sulle attitudini emozionali degli esseri umani, così da essere istruiti nel momento stesso di affrontare la vita extra-uterina, qualche illustre studioso dovrà ben spiegare, prima o poi, come facciano i cuccioli, già a pochi giorni di vita, a mettere su quella insuperabile faccia da cuccioli, avente il solo scopo di annichilire ogni resistenza umana.
Si deve necessariamente ammettere una trasmissione genetica dell’indole suddetta, volta, nel caso di specie, ad ottenere tempestiva adozione – con conseguenti vantaggi vita natural durante – da parte dell’umano di turno. Vi è peraltro da riconoscere che l’esempio in questione è inficiato dal fatto che vi è un elemento esterno che può contribuire a raggiungere l’obiettivo finale: spesso, infatti, il cucciolo “lavora” in coppia con un complice, l’allevatore: il quale, astuto, ci piazza subito in braccio il piccoletto e, al contempo, ci rintontonisce di parole soavi, decantanti le infinite virtù del batuffolo peloso, volte a vincere le nostre ultime, ormai flebili, riluttanze … et voilà, sfilatoci disinvoltamente dal portafogli un millino (quando va bene), la nostra vita è pronta a cambiare per alcuni lustri.

paracane3Mettiamoci comodi.
Avanti nell’analisi con freddo distacco chirurgico: una volta giunto in casa (nostra), il quattrozampe viene fornito di ogni comfort possibile, ci mancherebbe: cuccia invernale e cuccia estiva, plurimi tappetini pisciassorbenti ed autoasciuganti, copertine da mezza stagione, cuscinone ventilato etc.
Arriviamo a commettere improbabili acquisti preventivi: una tale che conosco è stata capace di comprare il materassino rinfrescante per alleviare le estati della rottweiler … che sta ancora in allevamento, tanto è piccina. Così, atteso che larga parte della superficie areale della nostra abitazione è occupata da accessori destinati a garantire una comoda autonomia di vita al nostro convivente peloso, quale teoria alternativa alla paraculaggine può avanzare l’etologia ufficiale per dare ragione del fatto che l’amico, con abile e disinvolta nonchalance, trascura tutto l’armamentario di cui è stato munito e si ritrova sempre e comunque raggomitolato sulla nostra poltrona, allungato sul nostro divano, stravaccato nel nostro letto?

paracane4Una dieta bilanciata.
Argomento nutrizione: dalla marca di crocchette che provoca la forfora all’altra marca (ancor più pregiata e rara, prezzo in proporzione) che cagiona diarrea, passando per la pappa a preparazione casalinga che mangia con distaccata sufficienza e gli fa venire in contemporanea forfora e diarrea; ricorriamo al filetto scottato sulla piastra (che è gradito, però ben al sangue, mi raccomando, sennò si lamenta con lo chef) e, insomma, mentre stiamo disperatamente studiando, senza badare ai costi, ilmodo di fornirgli un adeguato equilibrio dietetico, in un corretto rapporto calorico non disgiunto da una pronta appetibilità, il nostro, in mezzo al prato, divora con suo grande gusto – e senza alcuna conseguenza collaterale – una cacca.
È o non è paraculo?

paracane5Come in un ufficio ministeriale.
È giunto il tempo di tirare le fila di questa dotta disamina.
Dunque, il cane, nella notte dei tempi, si è aggregato all’uomo perché ha scoperto che, così, riusciva a mangiare senza correre i rischi connessi alla caccia, in pratica si rimpinzava gratis: e già cominciamo bene. Poi, approfondendone lo studio, si è capito che ama collocarsi in un ruolo sicuro, nell’ambito della famiglia, rifuggendo le responsabilità gravose che demanda volentieri a terzi, addirittura stressandosi qualora, per inadeguatezza altrui, venga chiamato a svolgere compiti gerarchicamente disagevoli, ben felice di farsi i propri lavoretti senza dovere pensare ad altro, dormendo beato e sereno, nutrito ed accudito com’è.
E se questo, vedi la definizione di cui sopra, non è fare il proprio interesse…
Rebus sic stantibus, sorge forte il sospetto di esserci tirati in casa un impiegato statale: vuoi vedere che arriva a chiedere anche la tredicesima?

 

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15 Commenti

  1. (…) Dunque, il cane, nella notte dei tempi, si è aggregato all’uomo perché ha scoperto che, così, riusciva a mangiare senza correre i rischi connessi alla caccia, in pratica si rimpinzava gratis: e già cominciamo bene. (…)

    HAhahha, parole sante!

  2. Che il mio cane fosse un paraculo lo avevo capito, che fosse connaturato alla razza l’ho scoperto adesso, il che mi rincuora!
    Grazie mille per l’articolo illuminante!

  3. “una tale che conosco è stata capace di comprare il materassino rinfrescante per alleviare le estati della rottweiler … che sta ancora in allevamento, tanto è piccina.” posso provare ad indovinare l’identità del personaggio misterioso? 🙂

  4. Verissimo, articolo divertente e pieno zeppo di verità!!!

    Quando l’educatore mi ha detto che il mio cane era un opportunista…. me l’ero presa pensando che SOLO il mio lo fosse e ne avevo fatto anche una questione mia personale e invece poi ho scoperto che è un’altra BELLA caratteristica dei cani 🙂

  5. Non ci posso credere che la Treccani possa prendere in considerazione un termine come “paraculo”. Stasera vado a verificare.

  6. la prode educatrice spartana acquirente del materassino corrisponde a valeria!!! che per l’occasione si e’sciuramarizzata (ih ih ih ih! ).

  7. Bellissimo! bello il linguaggio, la trattazione scientifica e le foto a corredo. solo un piccolo appunto se posso permettermi (benché capisco di essere di fronte a un satiro esperto): peccato la scivolata in fondo volta a denigrare una categoria di persone facendo di tutta l’erba un fascio…

  8. bellissimo articolo!
    Ci rivedo in pieno il mio Jack, al quale comunque sarei disposta a dare pure la quindicesima, se me la chiedesse.
    d

  9. p.s. Il cane è un sommo statalista e cultore del welfare, il gatto un individualista alla Howard Roark (Ayn Rand) che non chiede e non dà aiuto.
    Tra i due, non c’è dubbio chi sia più simpatico. Il cane. Sviluppa capacità sociali funzionali alla sua missione: farsi campare.
    Il gatto è più un idolo da ammirare, un’ispirazione, per tutti noi gregari e impelagati in reti di mutua dipendenza, belle pesanti anche, a volte.

  10. Chiedo a gran voce una trattazione simile per l’altro “paraculo” che occupa i posti più alti di casa… alti nel vero senso della parola… Sua Maestà il gatto….

    Perchè se il cane alla fine è un’opportunista, almeno ti guarda con sguardo innamorato e quindi un pizzico questo sguardo ti gratifica… ma il gatto?

    Sig. Marco, ci delizi con una sua nuova analisi!

    Un saluto e complimenti
    Silvia

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