timbu2_1di ANDREA SCHIAVON – Lo scorso 22 agosto  ho dialogato con tutti voi parlandovi di Timbu, il mio amstaff afflitto da una grave forma di epilessia idiopatica, ovvero “il grande male”, e della mia ricerca spasmodica di trovare una soluzione, un sollievo… un qualcosa che migliorasse la qualità della vita del mio cane, sperando di poter essere utile anche ad altre persone con la mia esperienza.
Giusto a dover di cronaca ricordo che l’epilessia è un disturbo cronico che affligge gli uomini e anche i cani (e altre specie animali), caratterizzato da una sintomatologia di convulsioni più o meno frequenti associate a scariche neurali involontarie. Le crisi epilettiche sono provocate dall’anomala eccessiva sollecitazione dei neuroni del cervello. Le relative scariche elettriche sono provocate dall’alterazione oscillatoria (ad alta ampiezza) del potenziale di membrana cellulare.
Mi sembrava doveroso tenervi informati sulla situazione di Timbu e sulle novità legate alle cure che ho intrapreso e che sto intraprendendo.
Ci eravamo lasciati con una speranza riposta in una dieta chetogenica:  una strategia alimentare strutturata ad uso umano nel 1920 e nata come trattamento per i bambini malati di epilessia.
E’ una dieta povera o assente di carboidrati ma ricca di proteine e lipidi.
Lo scopo è quello di abbassare i livelli di glucosio in modo che il corpo attinga altrove le energie, dai grassi appunto. Quando il sistema metabolico si adatta a questa situazione, il corpo riduce l’utilizzazione delle preziose proteine, affidandosi alla combustione dei grassi e ai corpi chetonici come fonte preferenziale per produrre energia (i corpi chetonici sono sottoprodotti  acidi causati da alti livelli di ossidazione degli acidi grassi). Se la produzione di corpi chetonici aumenta notevolmente il loro accumulo nel sangue genera una sorta di stato chiamato chetosi che in definitiva – e semplificando la cosa – va ad ottenere lo stesso effetto o quasi dei fenobarbiturici che normalmente si utilizzano per la stabilizzazione delle crisi epilettiche.
Con Timbu dopo tutti gli esami e la formulazione della dieta strettamente personalizzata a fine settembre abbiamo iniziato l’avvicinamento alla dieta vera e propria.
Ovvero, prima di entrare a regime bisognava sostituire gradualmente il vecchio cibo in crocchette con gli ingredienti per la dieta (principalmente carne con base grassa di maiale cotta).
Devo fare una doverosa premessa: il professor Maurizio Dondi dell’università di Parma, che ha preso in cura Timbu fin dall’inizio e con cui si è instaurata una sincera amicizia, è sempre stato scettico e titubante dicendomi di provare pure… ma di tenere presente che la chetogenica è sempre stata una chimera dei ricercatori veterinari.
Il protocollo di avvicinamento alla dieta a regime ha richiesto circa 20 giorni, perché gli ingredienti erano parecchi.
Prima della dieta chetogenica, Timbu aveva avuto un lungo periodo (il suo più lungo periodo) di intervallo tra una crisi e l’altra, ovvero 19 giorni che per noi erano una sorta di vittoria… ma non ci accontentavamo e quindi ci siamo buttati anime e corpo in questa prova.
Durante la fase di avvicinamento al regime dietetico Timbu ha iniziato ad avere crisi parecchio intense, con intervalli di 4 giorni, con anche un ricovero in clinica per essere sedato in via endovenosa e quindi gassosa.
Anche la sedazione che normalmente veniva fatta per “fermare” le crisi non faceva quasi più effetto e il cane aveva crisi a grappolo anche da sedato.
Abbiamo anche dovuto mettere un’agocannula pronta e fissa in vena per eventuale sedazione venosa, visto che appunto quella intramuscolo risultava ormai quasi inutile.
Arrivati a regime dietetico chetogenico completo è successo quello che non avrei mai immaginato.
Un fine settimana Timbu, nella notte tra sabato e domenica, ha avuto 18 crisi epilettiche di medio/alta entità con relativo pronto intervento delle due veterinarie curanti Sabrina Borella e Carola Schimdt dell’ambulatorio ai Laghetti di Maerne di Martellago che lo hanno sedato e stabilizzato.
Contattato il centro che mi seguiva per la dieta chetogenica mi veniva detto di sospendere immediatamente la dieta stessa e di ritornare al regime alimentare precedente. Purtroppo la sfiga  ci vede benissimo e per Timbu la chetogenica non andava bene… anzi!!!

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timbu2_2Prontamente contatto il professor Maurizio Dondi che mi spiega che la carne di maiale grassa e gli altri componenti della dieta hanno indotto in Timbu una grande produzione di istamina.
Solitamente l’istamina provoca prurito… ma nei soggetti con gravi forme di epilessia e refrattari ai fenobarbiturici può essere una sorte di “innescante”… della benzina sul fuoco.
Dondi mi ha detto di sospendere subito la dieta e di alimentare il cane con riso bollito, patate lesse e olio di soia, oltre ad un multivitaminico di supporto.
Sono passati oltre 20 giorni… quindi in assoluto l’intervallo più lungo tra una crisi e l’altra: Timbu  non ha più avuto crisi e addirittura per la prima volta in un anno risulta essere finalmente “sedato” dalla massiccia dose di fenobarbiturici e quindi abbiamo iniziato a diminuire i dosaggi e avendo già eliminato uno dei quattro prodotti che normalmente assumeva. Ora stiamo già procedendo con la diminuzione lenta e graduale del terzo prodotto… e credetemi, per noi è già un successo!!!
Devo dire che Timbu con la sua dieta totalmente vegana ora sta bene… o almeno la strada imboccata sembra quella giusta, compreso la riduzione dei farmaci. Io sono molto contento e anzi ho iniziato a guardare e prendere in considerazione certi regimi dietetici, come appunto quello vegano, sotto un’altra ottica.
Timbu è un cane sano… a parte l’epilessia, in quanto ad un controllo epatico e renale è risultato perfetto malgrado i farmaci assunti da un anno e le numerose sedazioni.
Io non sono nessuno per giudicare l’operato dei medici ai quali mi sono affidato… anzi, per paradosso posso dire che mettere Timbu a regime chetogenico ci ha permesso di vedere una pensare a qualcosa  che forse non era mai stato preso in considerazione prima, e cioè ad una possibile intolleranza alimentare.
Ora prima di Natale andremo a Parma e il professor Dondi lo sottoporrà a degli accertamenti per appurare appunto che non sia intollerante a degli alimenti e che questi siano un potenziale innesco delle crisi epilettiche.
Ovviamente ci godiamo questo periodo di relativa tranquillità e sinceramente non ci sembra neanche vero.
Ringrazio ovviamente il professor Dondi per la sua grande capacità di comprensione e la sua grande esperienza che ci ha permesso di uscire da una situazione che sembrava senza scampo.(18 crisi sono devastanti per il cane in primis ma anche per chi lo deve gestire).
Continuiamo così: vi terrò informati degli sviluppi sul mio cane… e il grande male!

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16 Commenti

  1. Sono veramente Felice di leggere queste nuove belle Notizie!,Questo è proprio il caso di non tutto il male viene per nuocere.
    In Bocca al Lupo!

  2. Ho avuto anche io un cane epilettico… ma non lo è sempre stato, iniziò ad avere crisi a 10 anni. Ovviamente iniziò a prendere barbiturici, e non ebbe più, ma una notte (dopo due anni dall’inizio della sua epilessia) ebbe un attacco inaspettato, così la portammo in clinica di corsa (erano tipo le 3.00). Dopo due giorni siamo andati a prenderlo, ma appena ci vide ebbe un nuovo attacco, la notte successiva morì in clinica… dico sempre che mi sollevò dal brutto compito di decidere se farla addormentare (ci stavo “dormendo sopra” – si fa per dire – proprio quella notte…). La veterinaria della clinica non mi consigliò nemmeno di valutare l’eutanasia, disse solo “sai, in questi casi non si sa mai, gli attacchi possono smettere…”. Come le speranze di vita del mio cane furono brevi, lo fu anche la sua di portare incasso alla clinica per i giorni di degenza…

    Nota: era un pechinese di 12 anni suonati… e in quell’occasione imparai che ci sono veterinari che sarebbe meglio andassero a fare i netturbini…

  3. Non so se può essere utile perché ogni caso va da se io in passato x la mia cagnetta usavo gocce omeopatiche R33 che vendevano in farmacia da una crisi ogni 20 GG a una i due all’ l’anno e prive di controindicazioni il cane stava bene e aveva riacquistato vivacità e vigore e nel mio caso ha fatto miracoli in bocca al lupo

    • Sono felice che sempre più persone vengano a discutere ed ampliare la conoscenza dei cani su questo sito. Trovo assurdo che, però, queste stese persone non applichino il medesimo metodo anche a tutto il resto. Come per esempio l’omeopatia, una pseudomedicina utile solo per gonfiare i portafogli a danno dei più deboli che ci cascano.

  4. Andrea, sei proprio una persona speciale, come Timbu! Ti abbraccio forte forte e bacio virtualmente Timbu sul musotto!
    PS sono quasi tentata di fare la cavia per una decina di giorni mangiando vegano e bevendo te verde prima degli esami del sangue…..sempre che poi non vada a finire che mi mangio il dottore…..:-D

  5. La dieta vegana per un cane o peggio per un gatto che non hanno patologie particolari come nel caso di Timbu, è un vero maltrattamento. Qualche anno fa discutendo con un veterinario professore in endocrinologia mi raccontava di numerosi casi di disfunzioni molto gravi riscontrate in cani che seguivano diete vegane per il capriccio di animalisti talebani che non rispettavano la natura e la fisiologia dei propri animali. Una cosa è la dieta vegana nell’uomo, scelta rispettabilissima, un’altra è costringere un cane o un gatto a una dieta che non è la loro naturale

  6. un bacio a Timbu, anche il mio jack è epilettico, lui era arrivato a 12 crisi al giorno ma adesso con i farmaci sembra sotto controllo, proverò a modificare l’alimentazione come indicato, grazie per aver condiviso questo problema.

  7. Anche il mio amico peloso aveva il grande male ma sono riuscito a curarlo con Matever, un farmaco ad uso umano per l’epilessia, da quando ha iniziato a prenderlo le crisi sono quasi totalmente scomparse

  8. Provo a dare un piccolo contributo o quanto meno un consiglio legato alla nostra esperienza diretta. Anche la nostra boxerina di due anni, da circa un anno soffre di epilessia idiopatica, con un frequenza che si era attestata intorno ai 7-9 giorni. Le crisi si presentavano in forma diverse, da convulsioni con bava a corse spasmodiche contro ogni parete della casa, ecc. La cura è stata iniziata con Gardenale, ma le crisi continuavano con la stessa frequenza. Fatti tutti gli esami del caso (risonanza al cervello, prelievo del liquor, EEG, esami epatici, ecocardiogramma, ecografia all’addome, ecc.) è stato affiancato il Levetiracetam, ma non è stato notato alcun cambiamento. Quindi con la dovuta progressione il neurologo veterinario ha sostituito il Levetiracetam con il Tegretol. Un disastro! Dopo pochi giorni ha iniziato ad avere crisi a grappolo che non venivano placate dai clisteri di Micropam che solitamente utilizziamo. Anche la corsa dal vet per il fenobarbitale in muscolo che solitamente la stordiva per due o tre giorni ha solo “alleggerito” la situazione. Tegretol sospeso immediatamente, lasciando solo il gardenale affiancato alla sera da una compressa di bromuro di potassio e da una di melatonina. Dopo un paio di giorni la situazione è tornata alla normalità. La frequenza è tornata ad una o due crisi ogni 8-9 giorni.
    A questo punto ho preso contatto con un vet omeopatico che finalmente senza dover ricorrere ad esami invasivi, ha prodotto una anamnesi comportamentale della nostra cagnolona, e con lui abbiamo iniziato un percorso legato a rimedi omeopatici. Contemporaneamente abbiamo affiancato alcune sedute di agopuntura e un aggiustamento della dieta, eliminando il secco e passando ad una dieta casalinga con carne e verdure lessati. Abbiamo mantenuto per ora sia il gardenale che bromuro e melatonina. I tempi hanno iniziato ad allungarsi, fino a 26 giorni, poi ha avuto ancora un paio di crisi molto molto leggere, poi tranquillità e normalità per altri 31 giorni.
    Quindi ha avuto ancora crisi a grappolo per tre giorni calmate con clisteri di Micropam e con somministrazioni del rimedio omeopatico.
    Ora stiamo proseguendo. I rimedi omeopatici non sono invasivi verso l’organismo, per contro sono più lenti nell’azione, quindi dovremo attendere qualche mese per vedere gli effettivi benefici, anche se ad oggi il risultato è più che positivo. E’ difficile pensare ad una guarigione definitiva, ma l’obiettivo è quello di ridurre la frequenza e l’intensità delle crisi. Anche lei, passate le crisi è una cagnolona normalissima, gioca con gli altri cani in modo irruento e instancabile, con noi sa giocare o essere coccolona, mangia, dorme, insomma fa la boxer. Spero di aggiornarVi presto con notizie ancora più positive.

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