mercoledì , 28 gennaio 2015

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E’ più sano il meticcio o il cane di razza?

E’ vero che i meticci sono più robusti e sani dei cani di razza?
O al contrario, il cane preso al rifugio può nascondere problemi di salute?
Una perplessità che spesso frena molte persone all’adozione di un cane riguarda il suo stato di salute fisica.
Le letture cinofile e i pareri degli esperti spesso non aiutano a risolvere questi dubbi.
Da una parte c’è chi sottolinea l’importanza di rivolgersi ad allevatori seri, che garantiscano una scrupolosa sorveglianza della cucciolata e compiano controlli genetici dei riproduttori. Dall’altra parte c’è chi sprona all’adozione dei randagi, rassicurando che si tratta di cani meravigliosi, capaci di dare tanto amore, esaltando la loro intelligenza e arrivando ad affermare che essi godono di maggior salute rispetto ai cugini con pedigree, notoriamente più delicati.
I testi sacri di cultura cinofila evidenziano quanto sia fondamentale una corretta socializzazione, avvertendo che cuccioli non correttamente seguiti da persone esperte e competenti non saranno mai cani equilibrati e potranno mostrarsi insicuri, timidi o aggressivi.

E’ naturale che una persona di buon senso possa chiedersi: “chi fa i controlli genetici sui meticci che finiscono al canile? Chi si occupa della loro socializzazione da cuccioli? Se le vaccinazioni sono così importanti, come posso fidarmi a prendere un cane di dubbia provenienza, che probabilmente da cucciolo non è mai stato nemmeno visitato?”
I casi sono due: o gli allevatori dei cani di razza dichiarano il falso e, conseguentemente, i test genetici e i controlli dei riproduttori non sono così indispensabili, ma servono solo come scusa per giustificare il prezzo alto dei cuccioli, oppure sono le associazioni per la tutela dei randagi a raccontare bugie e a proporre l’adozione di cani che probabilmente finiranno per ammalarsi e costare più di un cane di razza, in termini di spese veterinarie e comportamenti distruttivi.

Succede spesso che molte persone coerenti e razionali, anche in base alle esperienze vissute, finiscano per abbracciare una di queste due tesi. Oppure può succedere che, attenendosi alla saggezza popolare, ci sia chi finisce per pensare che la verità stia nel mezzo.
In parte è vero, ma sotto alcuni aspetti c’è il rischio di malinterpretare.
Applicare questa regola di vita a certi contesti può avere effetto fuorviante.
Spero che le riflessioni che seguono siano un aiuto per chiarirsi le idee.

Salute e morfologia
Che i bastardini siano più sani dei cani di razza è ovviamente una diceria, diffusa da chi deve collocare animali che nessuno vuole.
I meticci, con le loro caratteristiche uniche e sempre diverse, devono infatti la loro esistenza alla presenza dei cani di razza e ai loro rimescolamenti. Se non esistessero i cani di razza i bastardini sarebbero tutti uguali, cioè somiglianti al tipo ancestrale da cui derivano, come avviene in tutte le popolazioni naturali. Il fatto che non ci sia un meticcio uguale a un altro è dovuto infatti al continuo rimescolarsi delle mutazioni proprie delle razze. Se una particolare mutazione ha l’effetto di pregiudicare la salute di una razza, non si capisce perché non dovrebbe fare altrettanto quando si presenta in un meticcio.
La maggior incidenza di alcune malattie in determinate razze, piuttosto che nei bastardini, risulta tale solo perché si paragona UNA razza all’intero gruppo dei meticci, che è formato invece da TUTTE le razze mescolate insieme.
Sarebbe più corretto fare un raffronto tra i bastardini e tutti i cani di razza congiuntamente; ma allora vedremmo che i dati non si discosterebbero più di tanto, perché accanto a razze che presentano problemi specifici ve ne saranno altre completamente esenti, ma soggette a problemi diversi.
Prendendo in considerazione una singola malattia, disfunzione, o menomazione, come possono essere l’epilessia, l’incontinenza o il criptorchidismo, non dovremmo riscontrare differenze di frequenza tra cani di razza e meticci. Probabilmente i risultati saranno leggermente migliori nei cani di razza meglio selezionati.
A favore dei bastardini va invece la minor incidenza di tutte quelle disfunzioni che sono in un qualche modo legate a caratteri morfologici estremi.
Nei meticci, infatti, il continuo rimescolamento casuale dei caratteri ereditari fa in modo che ogni tratto somatico tenda ad avere una variabilità più limitata intorno alla media della specie.
Ad esempio è molto difficile trovare meticci di taglia gigante, anche solamente sopra ai cinquanta kilogrammi. Ma anche le mutazioni di nanismo, che portano alcune razze a pesare meno di due kilogrammi, sono decisamente infrequenti nei meticci.
Lo sono altresì i musi schiacciati, le orecchie lunghissime, le rughe e il mantello completamente bianco. Per ottenere caratteristiche estreme è infatti necessario utilizzare sempre e solo riproduttori che le posseggono. Anche un solo accoppiamento con un tipo differente ridimensiona tutto, portando la caratteristica verso il normo-tipo.
E’ innegabile che molti dei problemi di salute che mettono in crisi diverse razze canine (ad esempio la sordità, la predisposizione a dermatiti, difficoltà motorie e di respirazione) sono spesso legate a caratteristiche estreme, che si discostano eccessivamente dal tipo ancestrale.
I bastardini, pur nella loro disomogeneità e lontananza dal lupo, sono comunque quasi tutti di tipo lupoide o bracco-lupoide; la taglia va dal medio-grande al medio-piccolo; la linea dorsale è quasi sempre parallela al terreno.
Difficile trovare appiombi perfetti o costruzioni scheletriche perfettamente armoniche, ma è altrettanto difficile osservare costruzioni decisamente innaturali. Ne consegue una minor incidenza di tutte le patologie sopraelencate, che sono proprie quasi esclusivamente dei cani di razza più selezionati.

La consanguineità
Insignificanti, a mio avviso, sono invece le differenze in termini di problemi di salute determinati da una presunta eccessiva consanguineità.
Questo perché la consanguineità non è un problema di per sé.
La consanguineità non crea patologie: contribuisce solamente a far sì che queste si manifestino rapidamente, se i genitori ne sono portatori.
In assenza di consanguineità, le stesse patologie, comunque presenti nel corredo genetico, potrebbero restare allo stato latente nei portatori per decine e decine di generazioni, per poi ripresentarsi a distanza di anni. Solo se si giunge a una situazione in cui i pochi riproduttori tutti imparentati sono *anche* portatori di patologie ben precise, allora la consanguineità è, a dir poco, catastrofica.
Ma se ci si trovasse nella fortunata situazione in cui tutti i riproduttori, benché imparentati, fossero portatori di particolari pregi, tra cui longevità e robustezza, una consanguineità programmata e oculata non farebbe altro che fissare anche queste caratteristiche.
Insomma, è meglio una consanguineità controllata e messa in atto con obiettivi ben precisi (quelli di ottenere cani belli e funzionali), che non una selezione casuale che non si preoccupa nemmeno di evitare l’accoppiamento di cani con gli stessi difetti, siano essi consanguinei oppure no.
In ogni caso è sbagliato pensare che i meticci siano sempre esenti da consanguineità o che lo siano più dei cani di razza.
La maggior parte di essi nascono in seguito a disattenzione dei proprietari, che non si accorgono o non si preoccupano del calore della propria femmina.
E questa non compie certo centinaia di kilometri per incontrare il maschio, ma lo trova nel vicinato o addirittura nello stesso nucleo famigliare. Quante volte capita che una madre si accoppi con un proprio figlio della cucciolata precedente, non collocato o sistemato presso un vicino! O che a non essere collocata sia una femmina, che al primo calore si accoppia col solito cane del vicino che a sua volta è suo padre, suo zio o suo fratello, o magari tutti e tre contemporaneamente!
Questa consanguineità strettissima e incontrollata è molto più pericolosa di quella ponderata messa in atto dagli allevatori competenti e finisce per controbilanciare i benefici della totale assenza di parentela che contraddistingue altri meticci, nati invece dagli accoppiamenti più disparati. Ancora una volta, per motivi diversi, le differenze a favore o sfavore di una o l’altra categoria finiscono per bilanciarsi.

Non si può prendere una posizione a favore dei meticci o dei cani di razza basandosi solo sull’appartenenza a una di queste due categorie, ma bisogna valutare caso per caso, tenendo anche presente che neppure il confine tra le due categorie è ben definito. Ci sono cani di razza così mal selezionati da sembrare quasi meticci, come ci sono meticci catalogati come tali per la sola mancanza di certificato, ma con buona aderenza allo standard di una razza riconosciuta.

La selezione naturale

Un altro fattore da tener presente è la selezione naturale, a volte ancora presente nei meticci ed eliminata, o peggio ostacolata, nei cani di razza. Se un cane ha valore commerciale il proprietario, solitamente, fa tutto il possibile per portare tutti i cuccioli alla svezzamento, anche a costo di allattare artificialmente figli di madri senza istinto, di sottoporre a cure veterinarie e integrazioni alimentari cuccioli poco vitali, che sarebbero sicuramente morti in condizioni naturali.
La sorveglianza veterinaria, le vaccinazioni, gli antiparassitari, il riscaldamento artificiale sono tutte misure che assicurano benessere al cane e permettono di consegnare cuccioli al massimo della forma, senza che il loro sviluppo sia compromesso da deficienze alimentari o danneggiato da condizioni ambientali avverse. Nel contempo, però, queste misure impediscono di mettere alla prova la robustezza dei cuccioli e, a volte, si finisce per immettere nella popolazione canina numerosi soggetti poco resistenti alle malattie, che avranno bisogno di un maggior controllo veterinario.
I cani senza valore economico, al contrario, spesso devono affrontare una selezione molto più dura.
Nascono solitamente da cagne un po’ trascurate e lasciate a se stesse (altrimenti il proprietario si preoccuperebbe anche di non farle accoppiare). Frequentemente devono affrontare lo svezzamento senza alcuna misura che tenda a dare loro più probabilità di sopravvivenza. I più deboli muoiono entro pochi giorni dalla nascita e se l’intera cucciolata andasse persa, il proprietario non si dispiacerebbe più di tanto. Anzi, a volte succede addirittura che cani sanissimi siano soppressi nei primi giorni di vita dagli stessi proprietari, che limitano le cucciolate in previsione di difficoltà di collocamento.
I cuccioli che superano la selezione naturale e la riduzione ad opera dell’uomo risultano essere cani fortissimi.
Se hanno superato il periodo più delicato della loro vita senza vaccinazioni, se hanno sviluppato una struttura ossea normale senza un’alimentazione adeguata, se hanno un mantello ricco e folto senza nessuna protezione dai parassiti ci sono sicuramente buone probabilità che una volta inseriti in una famiglia, a seguito di una gestione normalissima con soli controlli veterinari di routine, raggiungano un’età avanzata e non presentino mai alcun problema di salute, rivelandosi più robusti di molti cani provenienti da allevatori superscrupolosi…ma a che prezzo!

In realtà i controlli genetici, la selezione mirata e la grande competenza tecnica degli allevatori si rendono necessari principalmente per ragioni etiche.
La rigida disciplina gestionale e le cure quasi maniacali cui sono sottoposti i cani di razza non trovano certo giustificazione nella loro presunta maggior delicatezza.
La vera ragione risiede nel fatto che, per raggiungere gli stessi risultati in termini di salute e vitalità, occorrerebbe una selezione ambientale spietata, oggi moralmente inaccettabile.
Potremmo dire che si può giungere allo stesso risultato in due modi: riproducendo per quanto possibile la selezione naturale nella sua spietatezza, quindi non fornendo alcuna cura, lasciando che i cani siano divorati dai parassiti e decimati dalle malattie.
Oppure sostituendosi alla Natura con una selezione più soft, cioè fornendo tutti i comfort, ma allo stesso tempo cercando di intuire ciò che la Natura eliminerebbe in condizioni più sfavorevoli.
Per fare queste valutazioni occorre spesso sottoporre i cani a test mirati, fare controlli veterinari per individuare i soggetti più validi e avere grande competenza nel valutare la morfologia della razza che si alleva, dovendo escludere o limitare la riproduzione dei soggetti più deboli (senza alcun bisogno di adottare metodi drastici).

Se siamo veri cinofili dobbiamo riconoscere che, se il primo metodo di selezione descritto era (è) ancora accettabile in una società primitiva, caratterizzata da ristrettezze alimentari e inadeguatezza del sistema sanitario per gli stessi uomini, è invece totalmente da condannare nella nostra ricchissima società.
Si auspica che, sempre con maggior frequenza, chi riproduce cani si attenga al secondo metodo di selezione, al fine di mantenere o meglio migliorare la salute generale della specie.
E’ però ingiusto discriminare quei cani che comunque, loro malgrado, sono arrivati a noi attraverso il primo barbaro criterio di selezione.
E’ stato crudele ciò che hanno sopportato, ma è altrettanto crudele che la loro sistemazione in famiglia sia compromessa da falsi timori inerenti al loro stato di salute. Le loro prove le hanno già superate: sono spesso cani fortissimi e sempre in ottima forma e di ciò bisogna prendere atto.

La via di mezzo NON è sempre la migliore

Per tutte le ragioni esposte, anche se può sembrare paradossale, la bipartizione tra le motivazioni di chi consiglia il cane di razza ben selezionato e proveniente da un allevamento serio e competente e quelle di chi consiglia di rivolgersi al rifugio più vicino non è affatto illogica e non è solo frutto di distorte interpretazioni personali.
Entrambi i consigli sono validissimi e questo è proprio uno di quei casi della vita (la famosa eccezione che conferma la regola) in cui la virtù non sta nel mezzo, ma proprio negli estremi.
Se la nostra paura principale è quella di avere un cane problematico e vogliamo soprattutto garanzie di equilibrio psichico, salute e robustezza, abbiamo due possibilità:

1) rivolgerci a un allevatore tra i più scrupolosi, che alleva cuccioli seguiti e controllati, conosce la genetica e seleziona i riproduttori per massimizzarne salute e funzionalità;

2) rivolgersi a un canile e adottare un cane adulto, di bell’aspetto e preferibilmente non di razza (a meno che non se ne conosca la storia).
Un cane giunto all’età adulta senza selezione e senza cure specifiche molto spesso è sopravvissuto a una selezione naturale severissima e ha moltissime probabilità di essere forte e resistente alle malattie.

Dal punto di vista della salute sono quindi i cosiddetti “casi intermedi” ad essere più a rischio. Per esempio i cani di razza non selezionati. Al primo posto quelli prodotti dai grandi allevamenti intensivi che puntano tutto sulla quantità e riforniscono negozi, fiere del cucciolo e strutture in cui il cane viene trattato come un bene di mercato.
Ma a volte anche quei privati che accoppiano con troppa leggerezza col cane del vicino o dell’amico, incuranti non solo dello standard (sarebbe la cosa meno grave), ma, a volte, persino del controllo di eventuali difetti fisici, che facilmente degenerano se non interviene la famigerata e inesorabile selezione naturale.
Gli stessi problemi potremmo averli anche con i meticci allevati con tanto amore e poca professionalità.
E’ il caso di quelle persone che volutamente fanno riprodurre bastardini, preoccupandosi della “frustrazione dell’istinto materno del proprio cane” o sperando utopisticamente di “perpetuare il proprio beniamino” e ottenere un erede dal carattere fotocopiato.
I bastardini sono robusti se sopravvivono a condizioni avverse;  se invece nascono in appartamento, sono allevati da proprietari apprensivi che forniscono ogni cura e si fanno in quattro per salvare anche i cuccioli meno vitali, sono esattamente uguali ai cani di razza mal selezionati.

Ora immagino che sorgeranno nuovi dubbi: “Ma chi garantisce che non si incappi in casi simili adottando un cane al canile?”
Ancora una volta, mi sento di tranquillizzare.
Effettivamente è piuttosto frequente che cani acquistati attraverso i canali più a rischio finiscano per essere ospitati al canile.
Sono spesso i cani che il canile non lo lasciano mai.
Non solo per la difficoltà nel trovare famiglie disposte a tanti sacrifici per gestirli correttamente (qualche impagabile benefattore a volte si trova), ma spesso perché la natura dei loro problemi fa sì che siano gli stessi cani ad avere difficoltà a inserirsi in un normale contesto famigliare.
Per esempio ci sono cani estremamente timorosi, che hanno trovato la loro sicurezza proprio nel recinto del canile, nella certezza di un pasto e nell’uscita agli stessi orari.
Non si lasciano avvicinare da estranei e un ulteriore distacco sarebbe una sofferenza.
Altri hanno gravi problemi fisici.
Alcuni sono ciechi o sordi, o entrambi. O hanno difficoltà motorie e necessità di cure quotidiane da parte di persone esperte e conosciute.
Un eventuale inserimento in famiglia non migliorerebbe più di tanto la qualità della loro vita ed è spontaneo chiedersi se non sia meglio rivolgere le proprie attenzioni su qualche loro collega in buona salute, che avrebbe invece la possibilità di riprendere una vita normale.

Si deve aggiungere anche che molti casi disperati o con gravi problemi di salute (leggi cuccioli dei canifici) non arrivano nemmeno al canile, ma finiscono ben presto sotto terra.
Il rischio di incappare in uno di questi cani, però, è alto solamente nel caso di scelte precipitose che riguardano cuccioli, quando spesso ci si lascia impietosire dalla loro espressione triste che li fa apparire solamente bisognosi di protezione, nascondendo invece problemi di salute o caratteriali.
Nel caso di cani adulti, invece, questo rischio è molto ridotto. La realtà che abbiamo di fronte è spesso ben riconoscibile e decisamente molto meno invitante!
Non avremo più cuccioli smarriti, ma cani fobici che si spostano ossessivamente da una parte all’altra del recinto con sguardo assente e posture innaturali. Non avremo più un cucciolo grassottello col pancione, o un’andatura buffa e scoordinata, ma cani magrissimi e spelacchiati, che zoppicano in modo evidente o non si reggono in piedi ….. insomma, molto spesso possiamo fidarci della prima impressione.
Ancora una volta, inoltre, è doveroso ricordare la possibilità di fare affidamento sui gestori di strutture efficienti e funzionali.
A volte non solo conoscono molto bene i cani, ma, dopo numerose esperienze di affidamento sanno anche valutare la tipologia della famiglia adottante che hanno di fronte.
Sanno riconoscere le persone che hanno la competenza e lo spirito di sacrificio necessari a prendersi cura di un cane problematico, anziano o malato, e capiscono quando invece è meglio indirizzare verso un cane “normale”, sano, equilibrato, che non darà alcun genere di preoccupazione.
Pubbliche o private che siano, le migliori strutture che si occupano della raccolta e del reinserimento in famiglia dei cani abbandonati ricevono visite regolari da parte di veterinari.
I cani sono sterilizzati, ben alimentati e vaccinati contro le malattie più a rischio. Vengono affidati solo dopo visita e parere favorevole di un veterinario.
Viene rilasciato un regolare contratto che prevede impegni specifici per entrambe le parti e che non ha solo il valore di minaccia di interventi legali in caso di trattamento non adeguato, ma soprattutto esprime la disponibilità del rifugio a qualsiasi genere di supporto e assistenza anche dopo il collocamento.
Un simile trattamento non lo troviamo facilmente, se non da parte degli allevatori più responsabili o dei privati più coscienziosi. Ancora una volta non è l’appartenenza a una categoria a determinare il comportamento corretto, ma la serietà delle persone.

Conclusioni

Al di là di tutte le considerazioni che sono state fatte (che comunque spero siano servite), il consiglio finale resta quello di rivolgersi in ogni caso a persone con la testa sulle spalle.
Se sia prudente fidarci dei consigli dei volontari di un rifugio, lo intuiremo parlando con loro e osservando come sono tenuti i cani all’interno della struttura: i fatti dicono più delle parole.
Avremo l’accortezza di non indirizzare la nostra attenzione sul materiale di recupero, sulle cucce un po’ mangiucchiate, spesso costruite artigianalmente, sulle ciotole ricavate da vecchie pentole o sull’abbigliamento “casual” dei volontari, ma valuteremo il reale benessere dei cani, le cure che ricevono, la pulizia dei recinti e il rapporto tra spazio disponibile e numero di cani ospitati.
Se queste osservazioni conducono a un’impressione positiva, è lì che dobbiamo prendere il nostro cane.
Se poi ci troviamo di fronte un cane adulto, con un bel mantello che denota ottima salute, che si muove scioltamente e non manifesta comportamenti inconfutabilmente deviati o patologici, possiamo stare tranquilli che si tratta del classico meticcio modello “carro armato”, il “vagabondo” tradizionale, sopravvissuto a malattie e avversità, che ha imparato a cavarsela in molte situazioni sopperendo a eventuali manchevolezze formative da parte dei primi proprietari con una maturata saggezza e forte senso della realtà.
Caratteristiche che non mancheranno di farsi apprezzare nella vita quotidiana insieme ai nuovi compagni umani.

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