Periodicamente, le associazioni animaliste (ENPA, LAV e altre)  partono con campagne pubblicitarie che, anziché promuovere i cani da adottare, criminalizzano (o quasi) gli allevatori di cani di razza pura. Il manifesto LAV che vedete qui a sinistra, qualche anno fa, scatenò le reazioni indignate della cinofilia ufficiale, che si ribellava con veemenza a questa forma di “razzismo al contrario”.
Crediamo sia il caso di approfondire  l’argomento con alcune considerazioni che potranno apparire a loro volta polemiche, ma che vogliono solo trovare una risposta alla domanda che dà il titolo a questo articolo.
Vogliamo davvero la fine del randagismo?
E allora perché, in alcuni casi, proprio gli organi direttamente interessati si comportano in modo assolutamente incoerente con lo scopo dichiarato?
Quello del manifesto LAV è solo un primo esempio: boicottare il cane di razza dipingendolo come un “inutile oggetto di lusso” (perché questa è l’immagine che traspare dal manifesto incriminato) non può certo ottenere l’unico scopo di invogliare la gente all’adozione di cani abbandonati.
Uno sgradevolissimo effetto collaterale sarà sicuramente quello di far pensare al grande pubblico che i cani di razza siano “oggetti” leziosi per persone in cerca di uno status symbol, e non di un vero amico.
Ma a questo punto tutti i proprietari di graziose meticcette si saranno sentiti in dovere di pensare: “Giusto! Chi compra “quei cosi lì” è un razzista! Molto meglio la mia Birba, che ora è pure in calore…quindi le faccio fare una bella cucciolata di cani “veri”, rustici e senza tante menate. E li piazzerò di sicuro, visto che si fa propaganda contro i cani di razza!”
Questo la LAV dovrebbe saperlo benissimo!
Quindi, a che gioco stiamo giocando?
Se andiamo a leggere tra le righe di varie proposte di legge, ci rifaremo la stessa domanda.
Perché le leggi sui “cani pericolosi”, le proposte di “patente di guida per la “conduzione” di alcune razze (io alla patente cinofila sarei STRAfavorevole, ma solo se interessasse TUTTI i padroni di qualsiasi razza e non-razza) e così via…sembrano andare tutte nella stessa direzione e avere tutte lo stesso scopo: l’eliminazione del cane di razza pura.
Basta guardare le percentuali nei rifugi per capire che condannare le razze pure, e quindi incentivare la produzione di meticci, è il modo migliore per incrementare il randagismo.
I cani belli, tipici, sani e soprattutto di buon carattere (e cioè quelli prodotti dai migliori allevamenti) al canile non ci finiscono.
E non venitemi a raccontare che nei rifugi ci sono anche molti cani di razza, perché non è esattamente così: nei rifugi ci sono cani dell’Est, cani prodotti dal cagnaro di turno, cani che “somigliano” a labrador, setter o pastori tedeschi e che con molta buona volontà i volontari cercano di spacciare per tali…ma che tali NON sono.
Non sono belli, non sono tipici e spesso non sono neppure di buon carattere: ed è quasi sempre per questo che sono stati abbandonati.

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Che la gente sia cattiva e carogna è un dato di fatto, ahimè.
Ma alcune leggende metropolitane sul randagismo andrebbero sfatate.
Per esempio, non è vero che si abbandonano cani solo d’estate: si abbandonano cani tutto l’anno.
Quindi quello delle ferie non è il “motivo” per cui il cane viene mollato…ma semmai è il “momento” in cui (con frequenza solo leggermente superiore alla media) si arriva a mettere in pratica una decisione che in realtà si era già presa da tempo.
E perché si era presa?
Semplice: perché il cane si era rivelato una scocciatura.
Si era scoperto, guarda un po’, che non era un peluche ma un essere vivente che mangiava, sporcava, rosicchiava, abbaiava, richiedeva attenzioni…e dopo l’entusiasmo iniziale per il cucciolino tanto carino ci si era resi conto che un impegno così era al di sopra delle proprie forze.
Ricordiamo che la stragrande maggioranza dei cani viene abbandonata entro il primo anno di vita!
Ma quando una persona si rende conto che non regge la presenza del cane in casa, cosa credete che faccia?
Che parta e lo molli sulla prima autostrada disponibile?
Io credo proprio di no.
Un minimo di cuore ce l’hanno quasi tutti…o meglio, ce l’hanno sicuramente MOLTE più persone di quelle che alla fine abbandonano davvero il cane in autostrada.
E se non gli frega nulla del cane, a forza di vedere manifesti e spot pubblicitari, anche i più deficienti dovrebbero aver capito che un cane abbandonato è un pericolo anche per automobilisti, motociclisti e molte altre categorie di persone.
Per questo io sono non sicura, ma STRAsicura che almeno il settanta per cento di questa gente, prima di liberarsi del cane in modo tanto incivile e indegno, abbia cercato di sistemarlo diversamente, chiedendo ad amici, parenti e conoscenti se lo volevano.
Solo che il cane bruttarello, dal carattere non ottimale e/o malaticcio non lo vuole nessuno!
Il cane bello, sano e di buon carattere, invece, si sistema facilmente.

Certo, non è giusto: anzi, è una cosa atroce che l’uomo non sappia amare un cane per quello che è e si lasci condizionare dai canoni estetici.  Ma questa purtroppo è la realtà dei fatti.
La si potrà modificare nel tempo, facendo cultura cinofila (a cominciare dalle scuole) e animalista (non in senso “fanatico”, ma nel senso di insegnare il rispetto per tutti gli esseri viventi): ma l’attuale situazione, che vede un’immensa ignoranza di base e una scarsa sensibilità verso i problemi degli animali, non si può certo ribaltare da un giorno all’altro.
Quindi, perché le associazioni protezionistiche (tutte!) tendono a fare più retorica a favore dell’adozione che campagne davvero incisive per promulgare una cultura cinofila di base?
Perché i manifesti sui muri di tutte le città italiane non invitano a sterilizzare i cani (meticci e non), anziché perdere tempo in un’improbabile sfida “meticcio vs cane di razza”?

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Viene spontaneo chiedersi se davvero si DESIDERI, ardentemente e con convinzione, la fine del randagismo.

E sorgono molti dubbi, avvallati da alcune considerazioni pratiche.
Per esempio…se il randagismo scomparisse dal panorama cinofilo italiano, chi se ne avvantaggerebbe?
Sicuramente  i veri cinofili, a cui si stringe il cuore nel vedere per le strade poveri esserini macilenti e spauriti, a volte feriti, a volte palesemente malati, in balia delle auto di passaggio e della crudeltà di chi trova lecito gettargli addosso pietre o acqua bollente.
Ma chi, invece, ci rimetterebbe?
Questa è la domanda più interessante…e più preoccupante: perché i primi a rimetterci sarebbero quelli che sul randagismo “ci vivono”.
Ho già accennato qualche mese fa al fatto che l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali, di fatto la più antica associazione protezionistica italiana, un tempo Ente di diritto pubblico divenuto privato con decreto del Presidente della Repubblica il 31 marzo 1979) si comportasse più come un’agenzia immobiliare che come un’associazione a favore degli animali.
Poiché è sempre opportuno portare prove concrete di quanto si afferma, ecco un esempio estratto da un’interrogazione parlamentare presentata nel ’92:

L’ENPA sicuramente possiede il più consistente patrimonio immobiliare tra le varie associazioni protezionistiche italiane, avendo goduto e continuando a ricevere sostanziosi lasciti che però non rendono stranamente nulla, cosa amministrativamente non lecita ed umanamente non credibile; nonostante le esplicite richieste in nome della trasparenza della democrazia, la Presidenza nazionale non ha mai voluto rendere pubblico l’elenco delle numerose proprietà sparse sul territorio nazionale.

Se il randagismo sparisse davvero, a chi lascerebbero i loro beni tutte le povere vecchiette senza parenti, che si sono illuse negli anni di aver aiutato cani e gatti abbandonati?
Ecco qui come li hanno aiutati (da un’interrogazione parlamentare presentata nel ’95):

Nell’ultimo decennio il Presidente dell’ENPA, avvalendosi della complicità del suo vice, ha gestito l’Ente senza avvalersi di revisori dei conti, con bilanci occulti (omissis) al solo scopo di ottenere benefici personali che nulla hanno a che vedere con gli scopi statutari; ultimamente il presidente nazionale, con la complicità del suo vice e del presidente della sezione di Milano, ha alienato un immobile del valore di qualche miliardo in Milano per una cifra, si dice, inferiore a quella di mercato indotto da motivi non certo protezionistici, con deliberazione illegale e senza reinvestirne il ricavato in altri immobili come imposto nell’atto di donazione.

Premesso che le persone di cui si parla in questi atti sono state rimosse dai loro incarichi (però ci sono voluti più di dieci anni) e che, per quanto ne sappiamo, oggi NON ci sia alcun delinquente a capo delle maggiori associazioni animaliste… credo che comunque si cominci ad intuire quali interessi si nascondano dietro all’apparente “buon cuore” di chi sta al vertice di queste associazioni.
Non sono tutti così? E’ stato un caso sporadico?
No, purtroppo no.
Potrei riempire pagine e pagine di dossier che vedono accusati di illeciti vari, di volta in volta, i responsabili di diverse, notissime associazioni “protezionistiche”…termine che a questo punto mi sembra quasi indispensabile mettere tra virgolette.
E la cosa più grave è che questi signori non sfruttano solo gli animali: sfruttano anche i volontari, persone  “davvero” di buon cuore che si sbattono quotidianamente per aiutare cani e gatti, per sfamarli e curarli, per dare loro una parvenza di vita dignitosa anche nella triste realtà dei canili.
La maggior parte delle associazioni “animaliste”viaggia in un clima di totale omertà: è impossibile leggere gli statuti (forse perché è meglio non leggerli? Un vecchio statuto della Lega Nazionale per la Difesa del cane prevedeva la possibilità di vendere cani per la sperimentazione scientifica, allo scopo di finanziare l’associazione…); non dicono quali e quante proprietà possiedono; non permettono nemmeno ai soci di consultare i bilanci; i volontari sono costretti ad accettare tutto questo sulla base di ricatti morali, tipo “non rompere le scatole o qui non ci entri più”.

Ma attenzione…non ci sono solo le associazioni a “marciare” sul randagismo.
Ci sono anche i molti, moltissimi privati che negli ultimi anni, dopo l’approvazione della legge che impediva l’eutanasia sui cani abbandonati, hanno offerto le loro strutture (o le hanno create apposta) per dare ospitalità a un numero davvero impressionante di cani.
Esistono canili che ne ospitano 6 o 7 MILA in una sola città…e alcuni gestori di questi canili ottengono fino a 5 euro al giorno per ogni singolo cane.
Vogliamo fare due conti?
Stiamo bassini, e consideriamo solo 3000 cani a 5 euro al giorno.
3000 per 365 per 5 fa 5.475.000 euro all’anno.
Sissignori: quasi CINQUE MILIONI E MEZZO di euro.
Poiché si può mantenere un cane in modo più che decoroso con meno di due euro al giorno (assistenza veterinaria media compresa), tre milioni e rotti di euro rappresentano il guadagno NETTO annuo di queste “persone di buon cuore” che si occupano di animali abbandonati.
E siccome al peggio non c’è mai fine, molte di queste persone “di buon cuore” non investono affatto i due euro al giorno per mantenere i cani, ma danno loro da mangiare immonde schifezze che costano meno di 50 centesimi al giorno.
Non per niente c’è un vero e proprio assalto alle gare di appalto per queste strutture “a scopo benefico” (a cui spesso le associazioni protezionistiche, non essendo forse abbastanza sporche e prive di scrupoli, non vengono neppure invitate).
E non per niente chi ha tremila cani in canile non ha alcun interesse nel vederli adottati. ANZI!
Diversi servizi (per esempio quelli di Striscia la Notizia) hanno chiarito al mondo, se mai ce ne fosse stato bisogno, che queste persone non fanno entrare il pubblico, accampano scuse, fingono di essere chiusi e così via…tutto perché si scocciano da morire se qualcuno gli porta via i loro cinque euro al giorno.
Dietro a quei cinque euro c’è un essere vivente che soffre e che avrebbe tanto bisogno di una famiglia “vera”?
MA CHISSENEFREGA!

Naturalmente questo stato di cose, in un Paese civile, non dovrebbe essere possibile.
Ma non c’è mai un controllo, non c’è nessuno che intervenga?
E come no!
Ci sono i controlli delle ASL, obbligatori e periodici. Ma uno che guadagna tre milioni l’anno puliti, secondo voi, non può investire qualche spicciolo per mettere a tacere anche le ASL?
Figuriamoci.
Vengono colpiti (e magari chiusi da un giorno all’altro…con le conseguenze che vedremo tra poco) solo i canili che finiscono, per un motivo o per l’altro, nell’occhio del ciclone.
Il famigerato canile di “Casa Luca”, a Roma, è stato chiuso perché è finito in TV…e non certo perché il nostro governo, le nostre ASL o le nostre forze dell’ordine se ne fossero interessate.
Perché il marcio venga punito occorre che il marcio diventi famoso: così funziona in Italia.
Ma intanto che si chiude un canile lager, altri diecimila prosperano sulla pelle dei cani abbandonati.
E immaginiamo quanto sarebbero felici, i loro gestori, se il randagismo sparisse!

Ma ora torniamo un attimo al canile che viene chiuso, con conseguente esubero di cani abbandonati nella città X, che ovviamente non si sa dove infilare perché gli altri canili (lager o no) sono regolarmente stracolmi.
A questo punto può accadere che compaiano all’orizzonte un gentile signore e/o una gentile signora che si offrono di prelevare un numero imprecisato di cani per condurli all’estero, dove il fenomeno del randagismo è stato fin troppo limitato, tanto che la gente è letteralmente affamata di bastardini da coccolare.
Chi crederebbe a una simile panzana?
Nessuno, vero?
E invece c’è chi ci casca, o finge di cascarci, e affida “pacchi” di cani a questi gentili signori che spariscono poi nel nulla.
Nessuno è ancora riuscito a capire dove finiscano effettivamente i cani.
Cosa ci sarà dietro? Pellicce? Vivisezione?
Non siamo in grado di dirlo.
Quello che possiamo dirvi è che, tempo fa, un animalista riuscì ad ottenere nome e indirizzo della famiglia tedesca presunta destinataria di uno dei tanto agognati bastardini, e andò a vedere personalmente.
La persona che gli aprì la porta non solo non sapeva nulla di questa storia, ma non aveva mai avuto cani e neanche ne desiderava uno.
Un altro animalista, qualche anno fa, seguì un furgone carico di cani “da portare ad adottare all’estero” e riuscì a farlo bloccare poco prima che passasse la frontiera.
A bordo c’erano quaranta cani narcotizzati…perché è risaputo che gli animalisti gentili che portano cani a famiglie straniere glieli portano SEMPRE narcotizzati! E’ un tocco di classe in più che la nuova famiglia non potrà non apprezzare!
Bene…sapete cos’è accaduto, di fronte all’evidenza più lampante?
E’ accaduto che i gentili signori hanno sciorinato la loro favola delle “famiglie straniere in attesa di meticcio”, che le forze dell’ordine se la sono bevuta e che l’animalista E’ STATO DENUNCIATO PER DIFFAMAZIONE, per aver osato insinuare che questi adorabili personaggi perseguissero fini non protezionistici!

Sembra impossibile?
Peccato che sia anche vero: parliamo di fatti ampiamente documentati, che sono finiti su tutti i giornali.
Così come è documentato il fatto che una veterinaria inviata dalla ASL sia entrata in un canile gestito da volontari, abbia trovato trenta cuccioli in discreto stato generale di salute, abbia deciso che erano troppi e li abbia soppressi tutti per “motivi demografici”.
Uno dei volontari presenti, choccato dalla scena a cui aveva assistito, la riportò pari pari sul suo sito Internet, definendo la dottoressa “una veterinaria isterica”.
Com’è finita?
Semplice: il volontario è stato denunciato per diffamazione, mentre la veterinaria ha raccontato che i cuccioli erano tutti in fin di vita…e continua ad esercitare tranquillamente la professione, vivacemente supportata dall’Ordine dei veterinari.
Lo stesso Ordine, peraltro, che supporta i veterinari compiacenti che invece di curare i cani dei canili lager, quando si ammalano, vanno a sopprimerli di nascosto senza denunciare nulla.
E NON lo fanno gratis.

Tutto questo è stato più volte accertato e provato: questa è la situazione del randagismo in Italia.
Ma quale “piaga da combattere”?
Il randagismo è un enorme business che mantiene nel lusso centinaia di persone.
E nessuno, se non i poveri deficienti che hanno davvero a cuore il bene dei cani, vuole vederne la fine.
Perché se si volesse davvero la fine del randagismo, la soluzione sarebbe semplicissima: basterebbe la sterilizzazione obbligatoria per i meticci.
Intanto che si va a fare il tatuaggio all’ASL, i maschi vengono vasectomizzati e le femmine ovariectomizzate.
GRATUITAMENTE, perché i soldi ci sono: basta toglierli agli sfruttatori e usarli per pagare i veterinari.
A chi non la rispetta la legge, due o tremila euro di multa.
E fine della favola.
Chi vuole un bastardino va a svuotare finalmente i canili, mentre le strutture esistenti si lasciano ad esclusiva disposizione dei cani non adottabili perché malati, o dal carattere ormai irresistibilmente rovinato dalle esperienze precedenti.
I miliardi di euro che oggi si buttano via per ingrassare i delinquenti che sfruttano i cani si spendono per le sterilizzazioni e per aiutare queste povere bestie.
Una volta che tutti i canili e tutti i rifugi saranno vuoti, si potrà permettere nuovamente la nascita di cani meticci: ma severamente controllata, come dovrebbe essere (e non è) anche quella dei cani di razza.
Ma per ora fermiamoci ai meticci, e chiediamoci: CHE CI VUOLE, ad eliminare il randagismo?
Per farlo sparire completamente nel giro di dieci anni basterebbe una legge: ma è una legge che darebbe troppo fastidio ai troppi personaggi che lucrano sulla pelle dei cani abbandonati.
E siccome questi personaggi hanno già lucrato tanto, e dispongono di molti soldi, ecco che sono loro a fare le regole.
Perché “denaro” è “potere”.

Dimenticavo…bisogna anche considerare la probabile opposizione di chi pensa che la sterilizzazione sia una violenza sui “poveri cagnolini che hanno tutto il diritto di riprodursi”.
Ma questo, a mio avviso, è un falso problema.
Infatti, se amano davvero i cani, queste persone dovranno capire che questa scelta non danneggerà in alcun modo la loro Birba o il loro Fuffi (visto che la sterilizzazione, semmai, risparmia solo gravi problemi di salute).
Invece può evitare che milioni di altre Birbe e di altri Fuffi trascorrano una vita indegna, in balia di maltrattamenti e sfruttamenti.
Sono convinta che, con una campagna informativa davvero estesa e completa, tutti i veri cinofili capirebbero.
E chi cinofilo non è, NON DEVE AVERE CANI!

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33 Commenti

  1. Certo una allevatrice da 25 anni non può parlare male degli allevatori e dei cani di razza. Nessuno dice che i cani di razza meritino meno amore ma di certo vi portano in tasca parecchi soldi…
    comodo..

    • @Mousse: i “parecchi soldi” li fanno i cagnari, non gli allevatori. E purtroppo, a volte, i “moltissimi” soldi li fanno le associazioni pseudo-animaliste che nel problema del randagismo vedono soprattutto un grosso business, come ho scritto nell’articolo. Ma restiamo agli allevatori. Ti invito a leggere questo articolo qua: http://www.tipresentoilcane.com/2011/04/03/mille-euro-per-un-cucciolo-ma-e-un-furto-o-forse-no/ …e a dirmi poi cosa ne pensi.
      P.S. : per quanto mi riguarda, non allevo più da molti anni. Ciò non toglie che rispetti immensamente il lavoro degli allevatori seri, mentre mi disgusta quello dei commercianti di cani.
      Ma le due cose NON sono sinonimi!

    • @Mousse: i cani di razza ci portano in tasca parecchi soldi? Ma a chi? A 1 proprietario su 100 che va in expo e vince?
      Il il cane di razza l’ho preso, l’ho pagato quello che dovevo e mi verrebbe da dire che visti gli esami, le lastre, il modo in cui tiene i cani, il tipo di alimentazione, la scelta delle linee di sangue e lo sbattimento che si è fatto per due mesi, l’allevatore se li è pure meritati i miei soldi. Anche perchè, se non scegli l’allevamento in batteria, devi contare che non ci sono cuccioli in vendita 365 giorni l’anno e le cucciolate non sono sempre numerose. Ma cani da mantenere ci sono sempre. E lui infatti non riesce a fare solo quello come lavoro, nonostante i 1500 euro a cucciolo. Ci vuole passione e amore per fare l’allevatore serio, o rischi l’esaurimento nervoso.
      Quindi che ci guadagni mi fa anche piacere, ma tranquillo che non è l’unico motivo per cui ha scelto di allevare.
      O pensi che portino soldi a chi li acquista? Perchè sempre io, il cane l’ho scelto con il mio educatore (da pagare) acquistato (soldini) fatto l’inserimento e socializzazione (sempre educatore da pagare) fatte le visite e i vaccini (indovina? Da pagare…) e purtroppo l’ho persa dopo pochi mesi perchè ha preso, nessuno mi ha saputo spiegare come, il Tetano (per la cronaca, tentativo di cura e degenza in clinica si fanno sentire).
      Ora ho di nuovo un compagno e ho dovuto rifare tutto da capo, spero di essere meno sfortunata ma ti posso assicurare che non è per soldi che si prende un cane. Perchè anche volendo, non è così facile rientrare nei costi, neanche per gli allevatori.

  2. Io allevo gatti, e posso dire che i soldi che prendo li spedno tutti per loro, i miei cuccioli escono con tutti i test genetici e virali negativi, ho fatto costruire loro le casette con una parte coperta ed una no, ecc ecc ecc… Quindi non vedo proprio perchè discriminarci… Anzi! Noi vendiamo gatti sani e non solo, per il pedigree devono sterilizzare il gatto, proprio per la salute dell’animale!

  3. posso fare l’avvocato del diavolo???? ovviamente d’accordo con TUTTO ciò che hai scritto..

    poi però penso.. se si sterilizzano tutti i meticci…. poi rimangono solo cani di razza… e io che amo i meticcetti.. come faccioooo???

    ripeto, è un paradosso. sappiamo che non finiranno mai i meticci, che non diverrà realtà (purtroppo) la sterilizzazione di tutti i meticci. è una domanda fantascientifica… che però mi chiedo davvero!!!!!!

    • vabbè ma non è che i meticci nascano solo da altri meticci… sarebbero una razza pure loro a questo punto, no? XD
      i cani di razza diversa che si accoppiano fanno meticci, che fanno altri meticci, che fanno altri meticci, e così via… 🙂
      il punto è porre un freno all’accoppiamento indiscriminato: che riguardi cani di razza o meticci non conta. ciò che conta è che ‘sti cani poi finiscono in strada, dove proliferano inarrestabili.
      se i proprietari smettessero di far accoppiare i loro animali, già questo porrebbe un’importante battuta d’arresto al randagismo. perché se il cane del mio vicino partorisce 8 cuccioli, non tutti riusciranno ad essere piazzati e, obbligatoriamente, quelli che “avanzano” faranno una brutta fine. quindi, prima, bacchettiamo i proprietari dei cani. condanne serie a chi abbandona. poi si sterilizzano i randagi, et voilà! randagismo sotto controllo. come sempre, tutto comincia più su, dalle azioni di chi si trova sulla cuspide della piramide: l’uomo.
      comunque non è che il cane di razza abbia più diritto di accoppiarsi del meticcio, come ha detto qualcun altro.

  4. Una clinica veterinaria di Roma ha un cartello: Chi ama i cani non fa nascere i meticci! è l’ unica dove ho visto una presa di posizione.
    Ho provato ad adottare un cane dal canile, non volevo un cucciolo, ne uno piccolo di taglia.Potevo prendere un cane di una certa età ed anche con problemi comportamentali(cercavo di spiegare ai volontari che ho un po di esperienza e vorrei dare una possibilità ad un cane)Non ho finito di parlare e mi hanno detto NO! Non sei italiana…Non mi hanno chiesto NIENTE!!Avevo un altro cane di 5 anni( il mio vecchietto di adesso, oramai 12 anni)che non era un dominate, casa con il giardino, lavoro stabile, niente figli!! Quali sono le condizioni per adottare?? Mah….Adesso ho i miei 3 cani e sto bene cosi, mi sono sentita umiliata per niente! Vedo spesso dei volontari senza nessuna cultura cinofila, conosco molti che pensano che sterilizzare il cane sia un male!Ho visto casi in qui hanno affidato un cane aggressivo, non socializzato per niente ad una famiglia con bambini!!!!Pensate voi com ‘ è finita!! Non bisogna far morire i cani( come pensano molti volontari) ma non far nascere cuccioli che non hanno una salute “garantita” per quanto possibile ed una vita felice davanti a loro! Poi credo che ci siano abbastanza razze canine da soddisfare tutti i gusti!! O , no?

  5. Non posso che quotare Valeria assolutamente su TUTTO. C’è comunque da dire che alcune campagne degli enti “protezionistici” non sono proprio inservibili… ci sono per esempio quelle contro le pellicce e contro la vivisezione. Ad ogni modo, visto che comunque queste esulano nettamente dal contesto in cui ci troviamo, purtroppo le realtà sono queste: che mi dite degli ammassi di carcasse dietro ai canili? Cani la cui morte non sarà mai denunciata (ed i cinque euro costantemente elargiti anche per quelli ormai passati a miglior vita?).

  6. Non metto in dubbio il fatto che molte associazioni per animali finiscano per sfruttare i musini dolci di cuccioli abbandonati o nati già randagi, per mettersi in tasca un po’ di soldi.
    Sono molto diffidente verso annunci di associazioni (anche molto conosciute!)che mettono in giro, ho letto ultimamente che per la cuccia di un cane da salvare servivano ben 400 euro (di donazioni!!!)… ora, io la cuccia per esterno per la mia pelosa l’ho pagata meno di 200 ed è davvero un monolocale niente male con materasso isolante interno.

    Detto ciò, io non disdegno e non distinguo nè i cani di razza nè i meticci, per me sono semplicemente CANI,e come tali dovrebbero essere amati e curati.
    Se devo dare un’idea personale, preferisco scegliere di adottare un cane dal canile o dalla strada, piuttosto che comprarne (e non mi dite che non si tratta di comprarlo) un cane da un allevamento o da un negozio di animali.
    Probabilmente ragiono così perchè so che il cane cosìddetto di razza verrà comunque adottato e non avrà un triste destino davanti.
    C’è da dire che molti sono quelli che prendano un cane da allevamento semplicemente per dire che è figlio di Igor e nipote di Einswei,e spesso lo trattano più come un oggetto che come un essere vivente con tutte le sue necessità — vedi vicina di casa che fa uscire il suo Maltese solo su un trolley-trasportino vestito da bambola e fa fare pipìpupù nella lettiera — vedi padroni che non fanno socializzare i loro cani (e caso strano capita che siano sempre quelli di razza) — vedi padroni che si fanno mille foto con i cani e poi gli fanno uscire giusto per non farli fare pipìpupù in casa quindi in 10min e via (idem nei casi che ho visto sempre cani di razza).
    Naturalmente non si può dire che tutti siano così, ci sono anche padroni di cani di razza pure giudiziosi.

    Per il resto favorevolissima alla sterilizzazione, ed ho conosciuto un’associazione, che si occupa di un canile di un piccolo paesino e dei cani randagi dei dintorni, che posso assicurare che la promuove, prendendo i cani che trova sulla strada e portandoli a sterelizzare (oltre che dando croccantini della miglior qualità e offrendo quando possono un riparo).
    Come al solito non è giusto fare di tutta l’erba un fascio.

  7. Concordo assolutamente con quanto detto…..mi capita di discutere di questo “razzismo inverso” anche ogni volta che la mia labrador va in calore, perchè i conduttori di meticci o candidano i loro maschietti come possibili papà o criticano l’assenza di sterilizzazione della mia. (E perchè non è castrato il meticcio allora?). Penso che il cane di razza, selezionato dall’esperienza di un serio allevatore, abbia tutto il diritto di accoppiarsi con un cane di pari requisiti, proprio per mantenere la selezione caratteriale e di razza. Nondimeno credo sbagliato mettere al mondo altri meticci, quando ce ne sono anche troppi involontariamente messi al mondo e da adottare. Mi risulta però che il canile di Milano dia in adozione cani sterilizzati/castrati e che molte associazioni animaliste chiedano obbligatoriamente che ciò venga fatto dagli adottanti, pena la negazione dell’adozione. Ringrazio inoltre per le informazioni ricevute circa alcune associazioni, molto meglio sapere la verità che nascondere la testa sotto la sabbia. Avere un cane di razza, non significa non amare i meticci e non volerli aiutare. Si possono fare entrambe le cose….

    • Secondo me, anche gli allevatori dovrebbero “pretendere” la sterilizzazione dei cani che vendono, perché non è comunque giusto che una persona non abilitata faccia accoppiare liberamente il proprio cane, vendendo o regalando o abbandonando i cuccioli in base, poi, alle circostanze che vanno a crearsi.
      Credo che questo punto metterebbe d’accordo i volontari e gli allevatori: i primi vedrebbero calare il randagismo, i secondi manterrebbero al sicuro i loro “interessi economici” (perché è pur sempre un lavoro e devono pur campare) e salvaguarderebbero lo standard di razza, che è ugualmente importante.

      • e come nn essere d’accordo ? peccato che ci sono due piiiiiiccolissimi impicci.
        il primo: manchiamo del pedigree ‘Not for breed’ (non per riproduzione) e deficitiamo completamente di una legge/regolamento/chiamalatucomepreferisci che imponga, prima di fare una cucciolata (non importa se di razza o meticcia) una serie di garanzie.
        due: il numero degli allevatori seri continua ad essere alto, MA hanno un numero di cuccioli, paragonato a tutti gli altri (cagnari, commercianti, privati, importazione etc) assolutamente ininfluente sul numero dei cuccioli totali.
        aggiungo che l’ignoranza, nel senso dell’ignorare, anche i basilari bisogni del cane è ancora, purtroppo, dilagante.

  8. Salve,
    non sono d’accordo con tutto ciò che è scritto nell’articolo.
    Io non sono assolutamente contro i cani di razza e soprattutto sono favorevole al fatto che i cani vengano fatti nascere solo da persone esperte, con cognizione di causa.
    Però c’è un’esasperazione da entrambe le parti. Non è vero che in canile si trovino solo cani brutti, cattivi e pricopatici. Ce ne sono di deliziosi (certo, dipende dal canile in cui vengono rinchiusi, da quanto tempo, dalle esperienze…) ma non vengono presi in canile solo perchè le persone non si fidano. E hanno ragione. La difficoltà di adottare un cane in canile sta nel fatto che chi dovrebbe consigliarci e aiutarci in una scelta consapevole non sa una beneamata cippa di niente. Allora in questo gli allevatori seri vincono a mani basse.
    Però non conosco canili, o associazioni che affidino cani senza che vengano sterilizzati o castrati, almeno qui al nord. Quindi il fatto che gli animalisti non vogliano sterilizzare i cani l’ho trovo alquanto inesatto.
    Normalmente sono le persone più ignoranti e inesperte in materia che comprano il cane piuttosto che prenderlo in canile, a scapito anche della “qualità” dell’esemplare.
    Sono questo tipo di persone che comprano in negozio, prese dal cane di moda, dal fattore estetico, dalla pucciosità, senza alcuna consapevolezza e cognizione di causa. Senza rivolgersi ad allevatori seri che magari se fan pagare 300 euro in più un motivo ci sarà. E sono queste le prime persone che abbandoneranno il cane quando si accorgono che non è un trudi.
    Difficilmente abbandonerà un cane chi lo va a prendere in canile, assumendosi dal principio maggiore responsabilità delle proprie azioni.
    E poi sono sempre i suddetti proprietari di cani di razza che non li sterilizzano, che li vogliono fare accoppiare. Come se bastasse fare il mercante in fiera perchè il cane venga su bene. Ho un labrador, mi basta un labrador qualsiasi. Ho uno yorkshire, va bene uno yorkshire. Poi nascono alla bene e meglio e pensano anche che il loro cane valga come quello di allevatori accreditati e stimati. Poi gli restano sul groppone o li rifilano ad altri ignoranti padroni come loro e così via. Addio razza e un sacco di cani simil razza in giro.
    Per quanto riguarda il magna magna attorno a queste associazioni, enpa e simili, non posso pronunciarmi. Ma credo che non differiscano da qualsiasi altra attività economica. E le persone che aprono canili solo per guadagnarci mi sembra un dato di fatto, ma sono tutto meno che animalisti e nessuno credo abbia mai fatto confusione tra le due cose.

  9. Anche nel piccolo canile del mio paese, quando sono andata a propormi semplicemente per passeggiate, offerte di cibo ecc, mi hanno mandato via in fretta. “Non ci serve niente”. “Abbiamo già tutto noi.” “Tanto i cani non li possiamo portare fuori”.
    Guarda un po’, per ogni cane ricevono tot.
    Non so neanche dove finisce la tristezza e inizia lo schifo.

  10. Mi spiace, ma devo obiettare su molte cose che hai scritto.
    Verissimo, c’è un racket spaventoso sul randagismo, che riguarda le associazioni più influenti e importanti, che addirittura fanno da prestanome a quelle più piccole fondate da persone qualunque molto volenterose.
    sono queste ultime a compiere il vero lavoro. sono queste ultime la maggior parte delle associazioni presenti sul territorio.
    si tratta di singole persone, privati: studenti/esse, casalinghe, disoccupati/e, ecc. che si occupano ogni giorno per diverse ore al giorno degli animali nei rifugi, che ospitano in casa quelli in esubero che non possono legalmente ed oggettivamente stare in rifugio, e che si occupano di sottoporli a cure veterinarie e che si occupano personalmente di trovare le adozioni.
    è una realtà piccola ma diffusa capillarmente, che non ha niente a che fare con le associazioni “ufficiali”, talvolta non ne mantengono nemmeno il nome e, se lo mantengono, è solo per motivi legali, dal momento che nella maggior parte dei casi non ricevono nemmeno i fondi.
    queste persone pagano PERSONALMENTE le spese mediche degli animali, e i costi del viaggio per mandarli in adozione.
    perché è vero che le associazioni sono finanziate, ma soltanto sulla carta! in pratica, non ricevono niente, o cifre talmente basse che non bastano a occuparsi nemmeno della metà degli animali ospitati. e così queste associazioni campano a stento, e solo grazie alle offerte dei privati, ai volontari che organizzano mercatini di beneficenza, che pagano di tasca propria e che, per di più, pagano pure il tesseramento annuale. oltre al lavoro che ci mettono, ovviamente.
    onestamente, non sono stata affatto felice di leggere questi attacchi rivolti a loro. queste persone, che sono il sostrato su cui poggia la lotta al randagismo, si sacrificano per davvero e fino in fondo per il loro ideale di aiutare gli animali. certo, hanno pure loro moltissimi limiti e grandi difetti, ma ci provano sinceramente. e la prima cosa che ripetono fino alla nausea a tutti quelli che incontrano è: STERILIZZARE-STERILIZZARE-STERILIZZARE!
    E non parliamo delle asl veterinarie, per favore. il vero racket è prima di tutto lì.
    io parlo per esperienza personale, poiché ho fatto parte di due associazioni di volontariato zoofilo per 6 anni, poi le ho abbandonate e ho ripreso a occuparmi dei randagi per i fatti miei, come ho sempre fatto.
    non ho mollato per il racket di cui avete parlato voi. questo l’ho visto ma non riguardava i volontari o l’associazione, bensì i comuni che gestivano ed erogavano i fondi.
    esempio: per legge la nostra associazione doveva ricevere 12mila euro l’anno, più una sede e un rifugio debitamente approntati secondo lo statuto asl. di tutto questo, abbiamo avuto 3mila euro l’anno, un rifugio che abbiamo costruito con le nostre mani in una zona non edificabile e a fortissimo rischio di frane (è un territorio a elevato dissesto idrogeologico), senza allacciamento elettrico, acqua calda, nemmeno i bagni per i volontari. nulla. abbiamo costruito tutto noi, persino il massetto di cemento su cui poggiare l’edificio, che abbiamo ricavato da un container arrugginito che un tempo era adibito a bagno pubblico durante la sagra di paese.
    e i finanziamenti? boh! nelle tasche di sindaco e vice sindaco, che hanno provveduto pure a farsi molta pubblicità con i mass media, per vantarsi del loro interesse al sociale. il risultato è stato controproducente, per noi: gente da ogni dove veniva a portarci i propri animali che non voleva più tenere e, quando noi dicevamo che, per statuto, potevamo legalmente occuparci solo dei randagi sparsi sul territorio comunale, quelli usavano il ricatto morale per convincerci a prenderci i loro animali: “se non ve lo prendete, lo vado a sperdere”. se non ce li prendevamo, provvedevano loro, durante la notte, a LANCIARCELI OLTRE IL CANCELLO, in mezzo al mucchio di cani già ospitati. Non vi dico quanti cadaverini abbiamo ritrovato la mattina, uccisi dalla caduta o aggraditi a morte dai cani nei gabbiotti che, bell’e buono, si vedevano piovere addosso altri cani.
    ora, in questo contesto fatiscente, privi delle risorse necessarie, abbiamo fatto del nostro meglio. loro continuano a fare il loro meglio. io me ne sono andata, ma non per questo motivo, ma per i limiti cui ho accennato prima:
    i volontari hanno buona volontà, ma sono sostanzialmente degli “ignoranti”. persone che non sanno come funziona la mente di un animale, che non ne conoscono le esigenze basilari e nemmeno i principali malesseri. non sanno capire quando stanno male… sono in buona fede, ma fanno un sacco di danni, perché non sono supervisionati da responsabili dotati delle esperienze e conoscenze necessarie a gestire una struttura con simili problematiche, e nemmeno i cani. me ne sono andata perché questi volontari non erano neanche in grado di capire che dei cuccioli con la gastroenterite non andavano tenuti nello stesso ambiente di cani adulti non vaccinati. e il risultato è stata un’epidemia che ha fatto strage nel rifugio. me ne sono andata perché lavavano i pavimenti dei box con la formaldeide, perché il veterinario convenzionato con l’associazione aveva detto che andava bene. me ne sono andata perché non erano disposti a pensare con la propria testa, ad ascoltare chi sapeva qualcosa in più ed era disposto a insegnargliela. il veterinario diceva che andava bene, e se lo dice lui allora è vero. nessuno mette in dubbio quanto dice un veterinario.
    i risultati della loro ignoranza/ingenuità/testardaggine/buona fede erano cani morti avvelenati per aver leccato i pavimenti bagnati.
    perché i cani amano bere nelle pozzanghere, ma i volontari manco questo sanno.
    me ne sono andata perché non tolleravo che il veterinario affibbiatoci non fosse un vero veterinario: era un millantatore, privo di titoli e abilitazione, assegnatoci come veterinario perché aveva agganci alla asl ed era amicone del sindaco. me ne sono andata perché una sola voce, la mia, non bastava a convincere i miei “colleghi” dei guai che stavano combinando, del fatto che, in buona fede, facevano più danni che buone azioni. per loro bastava metterci l’impegno e il “pensiero”.
    e le asl… all’inizio andavamo da loro a sterilizzare i cani e i gatti. strutture sporche, lerce, rotte, inadeguate. per risparmiare (“tanto sono solo randagi, mica hanno il padrone che si lamenta” cit. dei vet della asl) usavano mezza dose di anestetico e gli animali si svegliavano durante l’operazione. ai volontari che si sconvolgevano i medici della asl dicevano che era un riflesso condizionato, che in realtà mica erano svegli per davvero. e loro gli credevano, perché se lo dice il vet dell’asl…!
    io, urlando come una matta, facendo un bordello della malora, ho fatto in modo che smettessimo di andare da loro per sterilizzare gli animali. ma ho ottenuto soltanto di farli finire da quel finto veterinario – smascherato da striscia la notizia, per dovere di cronaca.
    insomma. potete dire, a ragione, che moltissimi volontari sono persone prive delle necessarie competenze a svolgere il loro ruolo, ma non sono prive di scrupoli come li avete dipinti. sono “ignoranti”, e troppo spesso sono costretti a occuparsi di cose che, anche se fossero ben preparati, non gli competono. come le vaccinazioni che fanno loro stessi agli animali, per risparmiare soldi che altrimenti ci mettono di tasca loro.
    io me ne sono andata perché non tolleravo di lavorare in una situazione così disperata: piuttosto che far morire un cane in rifugio perché il volontario non sa che la gastroenterite è una malattia altamente infettiva, io preferirei lasciarlo in mezzo alla strada quel cane. perché da solo ha più possibilità di sopravvivere rispetto a stare chiuso in una gabbia in quelle condizioni, e perché spero che possa incontrare qualche brava persona che gli dia da mangiare. perché ci sono anche i volontari che si occupano solo di quello: andare in giro a mettere cibo agli angoli delle strade, per i randagi girovaghi.

    e non diciamo fesserie sul fatto che le persone abbandonano i cani per motivi di salute e comportamentali: TUTTI E DICO TUTTI i cani di cui mi sono occupata non erano aggressivi o difficili da gestire. e le malattie che avevano dipendevano esclusivamente dalla vita randagia che conducevano. nessuno aveva malattie che potevano essersi sviluppate prima dell’abbandono. per la maggior parte si tratta solo di parassiti, denutrizione, rogna, leishmaniosi, ferite da combattimento, da investimento, ecc.: i problemi tipici dei randagi.
    per quello che riguarda la mia esperienza, i cani più sono malconci e malati, più è facile (PARADOSSALMENTE!) farli adottare. perché le persone vogliono leggere storie strappalacrime su questi cani. se nelle foto li vedono belli sani, felici e pimpanti, non li vogliono. Ho ospitato un cane BELLISSIMO, EDUCATISSIMO, INTELLIGENTISSIMO, DOLCISSIMO, SOCIABILISSIMO, per un anno e mezzo prima di trovargli una casa, perché le persone pensavano “questo cane sta TROPPO bene, non ha bisogno di me”. come se un cane sano non meritasse una casa…
    i gatti di cui mi occupo sono tutti sani e non riesco a farli adottare. quelli che arrivavano da me con mascelle rotte, fratture delle anche, traumi cranici debilitanti, senza denti o arti, paralitici…: tutti adottati. giuro, non so perché. ma, di certo, nessuno guardava alla razza.

    nell’ambiente che ho frequentato io la critica agli allevatori era posta in questi termini: “perché far nascere altri cani quando le strade e i canili ne sono pieni? è sbagliato perché, in questo modo, si favorisce il fenomeno del randagismo perchè una percentuale di cani finirà sempre in strada, a causa di alcuni allevatori poco seri cui avanzano i cani e non sanno che farsene, o perché saranno gli stessi proprietari a liberarsene per qualche motivo; perché se non ci fossero gli allevamenti i cani nei canili avrebbero più chance di essere adottati. E poi, noi ci sbattiamo a sterilizzare e voi li fate figliare, così è un circolo perverso che non avrà mai fine!”
    Ecco, più o meno è tutto qui quello che i volontari pensano sul serio degli allevatori e delle razze. non ha niente a che fare con una sedicente superiorità del meticcio rispetto al cane di razza, almeno per noi volontari. anzi, quando ci ritroviamo un cane randagio di razza siamo ancora più contenti, perché sarà facilissimo farlo adottare, perché la maggior parte delle persone preferisce l’animale di razza.

    E ve lo dico io, che non sono chissà chi, ma che sin da piccola ho sempre desiderato lavorare a stretto contatto con gli animali: curandoli, addestrandoli, pulendoli, nutrendoli, salvandoli, educandoli… qualunque cosa, pur di stare con loro. Ve lo dice una che a 5 anni già sapeva cos’erano il veterinario e lo zoologo perché voleva diventare entrambi e che, per avvicinarsi di più al suo sogno, nell’attesa di diventare grande, girava per il paese raccattando randagi a cui distribuiva cibo e coccole, ottenendo in cambio uno stuolo di cani randagi che le facevano da bodyguards e non la mollavano mai. 🙂

  11. ho letto l’articolo ed è un cumulo di fesserie.
    innanzitutto tacciare chi combatte la vendita di vite di incentivare la riproduzione di meticci è poco onesto intellettualmente: le associazioni combattono la vendita di animali con la stessa energia con cui fanno campagne per la sterilizzazione.

    Che scriva che i cani vengono abbandonati tutto l’anno e in estate ci sia un lieve aumento è un’altra falsità. vero è che li abbandonano tutto l’anno, ma in estate c’è un aumento di abbandoni da far girare la testa.
    Per scrivere una cosa del genere significa che l’autore dell’articolo non è mai entrato in un canile.

    Che dietro molti canili ci siano giri di soldi e mafia è vero: ma mica è colpa di chi si rompe la schiena per gli animali, è che siamo in italia e c’è chi trova il modo di lucrare su tutto.

    dopodichè, la selezione della razza è esistita anche per gli umani e la ricordiamo come una pagina nera della nostra storia: se si tratta di animali, invece, va bene. Questo per ribadire sempre che valgono meno.

    Vendere i figli di qualcuno è vergognoso, schifoso, dare un prezzo a un essere vivente e venderlo come un oggetto alla moda..non ha giustificazione alcuna.

  12. Finalmente!

    Basterebbe sì sterilizzare, come basterebbe fare in modo che l’obbligatorietà del chip, ovvero leggi e responsabilità correlate, fossero rispettate, per cucciolate di razza e non. Ma siamo nel paese delle mazzette, delle opportunità nascoste e della mentalità e considerazione nei confronti dei cani ancora troppo spesso mediocri (è ottimismo/buonismo in tanti casi la definizione “mediocre”) perchè questo enorme vizio abbia cura.

  13. io continuo a pensare che sia meglio adottare un cane del canile piuttosto che comprare un cucciolo in allevamento data la grandissima quantità di animali abbandonati che si trovano nei nostri fatiscenti canili italiani. E visto che il randagismo soprattutto al sud è una piaga che non si riesce o vuole debellare, desidero di cuore mandare un pensiero di solidarietà alle tante volontarie che ogni giorno in silenzio e con i propri scarsi mezzi economici si fanno in quattro per salvare tante anime perse … E POI IO DOVREI COMPRARNE UNO ?

    • @Michela

      A parte il fatto che estremizzare sempre con la lotta “meticci vs razza” non credo porti da nessuna parte.

      Adottare al canile è una cosa molto bella.

      Però esistono anche persone che un cane da canile NON SE LO POSSONO PERMETTERE; un paradosso? No, semplicemente non possono permettersi incertezze sullo stato di salute o sul carattere.
      Io abito con una nonna pressochè psicopatica, e se avessi preso un cane da canile e quello avesse fatto la minima pazzia, l’avrei dovuto probabilmente far abbattere. Con la mia Lily (una cockerina di razza), presa da un allevatore SERIO, non ho invece mai avuto il minimo problema, come mi aveva garantito l’allevatore, con cognizione di causa.

      E poi, mettiamo che a me serva un cane da lavoro: come faccio ad essere sicura che il cane dal canile sia in grado di farlo? Passi per la caccia (pare che i canili siano pieni di setter e affini, anche se spesso poi ai cacciatori non li danno, non capisco perchè), ma se me ne serve uno da pastore, e finisco con un incrocio di rottweiler? A quel punto devo per forza andare a prenderlo da un allevatore…

    • Io ho due cani di razza michela, uno mi è stato regalato dopo che è morta una bassotta europea di 12/14 anni che avevo adottato, l’altra che ha quasi 4 anni l’ho comprata dopo che mi erano morti i miei due amici pelosi di vecchiaia, mi piace sapere come sarà il mio cane da grande e più o meno gli standard di razza c’è lo dicono, ma mi preoccupo anche dei cani dei canili o che cmq nn sono di razza e cercano casa, e quindi siccome dove mangia uno ne mangiano due, ho di tenerne uno di razza e uno no.. primadi comprare la weim in realtà ho provato ad adotarne uno, per ben due volte sono arrivata al canile municipale dieci minuti prima della chiusura, correndo come una pazza tra l’altro perchè canile lontano e lavoro con orari assurdi.. e per ben due volte mi hanno mandato via… quindi ci riprovo con rifugio argo, due sorelle simil pit bellissime, premetto che ho cani dacchè sono piccola e che li addestro sempre almeno il corso base e poi o agility o obbedience, quindi proprio digiuno nn sono, ma non me li hanno voluti dare… O.o adesso io mi impegno anche a dare una casa ad un randagio preso dal canile ma sarà per la prossima volta e mi dispiace soprattutto quando leggo di cani anziani che vogliono solo passare una serena vecchiaia, ma per questo giro.. poi per quanto riguarda il randagismo? se si vuol debellare questa malattia, dovremmo debellare l’ignoranza del genere umano, vietare la vendita di cuccioli per natale, il 60% di questi cuccioli viene poi abbandonato per l’estate.. senza contare che noi umani siamo egoisti quando la ns vita non ha spazio per un cane e noi lo vogliamo, lo prendiamo in un modo o nell’altro, spesso senza sapere a cosa andiamo incontro ed invece di adattarci il più possibile al ns amico peloso che ci ama incondizionatamente nonostante le ns mancanze (per usare un eufemismo) c’è ne liberiamo come? li si abbandona.. allora nn discriminiamo l’allevatore serio, che si fa un “mazzo così”.. ma condanniamo il genere umano dove l’ignoranza regna sovrana, e lo stato che come al solito nn è in grado di aiutare chi davvero si impegna a cercare di aiutare questi poveri animali sfortunati, fermare il randagismo è un concetto astratto di cui c’è gente che se ne approfitta per far soldi, mentre ci sono persone a cui davvero interessa la sorte di queste anime sfortunate, ma nn facendo discriminazione, ma aiutando come può..

      • Cmq fare l’allevatore è semplicemente un lavoro come tutti gli altri! Pare che ora è una missione spirituale o un atto di beneficenza!

  14. Facile sterilizzare i cani, se TUTTI ti fanno sentire un mostro se mostri l’intenzione di volerlo fare. Persino la mia veterinaria mi ha guardata male quando le ho detto che vorrei far sterilizzare il mio meticcio…

  15. Basta con questa storia che i cani meticci sono brutti e quelli di razza bellissimi perché è esattamente il contrario.. Come per la specie umana la mescolanza genera solo individui più belli più forti e sani e viceversa! Anche sul carattere smettiamola di raccontare frottole perché esso dipende principalmente dalla esperienze che ha vissuto il cane e dalla ambiente e dal modo in cui è stato educato! Esteti da 4 soldi finitela di raccontare chiacchiere!

    • Inoltre i cani non sono oggetti come emerge vengano considerati dalla maggior parte dei commentatori, non esistono esclusivamente in funzione dell uomo, se ed in quanto lui lo voglia.. Si vede quanto rispettate e amate i vostri stessi cani blasonati!

  16. Sono pienamente d’accordo con l’articolo. Vorrei solo aggiungere che lo stesso atto di dover pagare il lavoro dell’allevatore implica una scelta estremamente profonda. Pagare significa sacrificarsi in partenza, spesso mettere da parte i nostri risparmi. Significa aver usato la testa, aver ragionato. Significa essersi informati sulla razza, sulle sue necessità specifiche, significa aver messo sul piatto della bilancia le caratteristiche di quella razza rispetto al nostro stile di vita e non essersi invaghiti di un cucciolo tenero che magari crescendo sarà completamente ingestibile e finirà ad ingrossare le fila di quelle povere bestie segregate a vita. Se la ricera è stata fatta bene saremo anche in grado di giudicare, seppur minimamente, il lavoro dell’allevatore. Il prezzo pagato è per onorare il lavoro di un professionista e non c’è cosa più preziosa del lavoro. L’allevatore in cambio ci lascerà portare a casa un essere vivente con alcune caratteristiche note e per noi desiderabili, ma con il dono e la scintilla della propria personalità esattamente come accadrebbe per qualunque meticcio…un essere unico.

  17. Articolo giustissimo a mio avviso. Quando si prende un cane da un allevatore non si compra una vita si onora il lavoro di un professionista e spesso proprio il fatto di dover pagare, che viene sempre additato come atto inumano è il segno di una scelta operata con la testa oltre che con il cuore. Cosa che andrebbe sempre fatta quando si decide di adottare un essere vivente che dipenderà da noi. Il cane se selezionato in modo corretto avrà alcune caratteristiche che avremo avuto cura di scegliere in base al nostro stile di vita e che ci permetteranno di farlo vivere al meglio.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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