mercoledì , 22 novembre 2017
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Il cane abbaione

Ogni persona che entra in un rifugio lo percepisce in maniera diversa.

Sensazioni positive e negative spesso si accavallano.

Molti hanno paura di non riuscire a sopportare le facce tristi dei cani dietro le sbarre. Altri si aspettano cani malridotti e si stupiscono di trovare cani grassi e un po’ viziati che si permettono di lasciare cibo nel piatto.

C’è chi si aspetta cani decrepiti e sofferenti in gabbie sovraffollate e rimane sbalordito nel vedere cani in forma, ben tenuti, in una condizione igienica non certo peggiore rispetto a quella vissuta in allevamento o presso tante famiglie, ma c’è anche chi pensa al cagnolino sperduto bisognoso d’affetto e rimane deluso dall’atteggiamento un po’ menefreghista e cattivello di alcuni cani che non mostrano di ricambiare l’affetto e le attenzioni ricevute, con l’obbedienza e la devozione che ci si aspetterebbe.

C’è forse solo un aspetto che accomuna tutti i visitatori e non passa mai inosservato ed è, in effetti, la prima cosa che si nota entrando in un canile: una grandissima “cagnara”.

L’ingresso di qualsiasi persona, sia estranea che familiare, è regolarmente accolto da un coro di latrati, ringhi, guaiti ed effetti acustici di ogni tonalità e frequenza.

Chi per salutare, chi per fare la guardia, chi per spirito di imitazione, chi semplicemente per fare casino, quasi ogni cane appartiene a quella categoria che molti di noi non esiterebbero a definire “abbaioni patentati”.

E’ più che naturale che questa situazione sia fonte di grande preoccupazione per il potenziale adottante, che razionalmente sarà portato a chiedersi se sarà mai in grado di gestire un animale adulto ormai abituato ad abbaiare a piacere, senza che nessuno si curi di farlo smettere.

Ma non lasciamoci condizionare dalle apparenze. Fortunatamente tutti i cani, una volta portati in famiglia, anche senza insegnamenti o particolari strategie, per chiassosi che siano, si rivelano sicuramente meno abbaioni di quanto non fossero in canile.

E’ soprattutto la vita in canile che incentiva l’abbaio.

Ed è la concentrazione di cani che lo fa risaltare.

E’ logico che il rumore sia amplificato, anche in virtù del fatto che ogni abbaio è “contagioso” e i cani spesso si istigano a vicenda.

Ben diverso è il caso di un individuo o una coppia di cani che vivono soli in uno spazio tutto loro o con pochi vicini disciplinati che abbaiano poco.

In secondo luogo, ricordo che il comportamento del cane che lascia il canile, almeno nel primo periodo, non è così temibile come ci si aspetta. Il cane spaesato, poco sicuro di sé che studia l’ambiente e cerca di farsi accettare in un nuovo branco, solitamente è molto discreto, molto controllabile, e non abbaia.

I problemi, semmai, possono riemergere in un secondo tempo, dopo che il cane avrà acquisito sicurezza e si sentirà padrone del territorio, o se sarà viziato o stimolato negativamente.

Paradossalmente, nella nuova sistemazione possono esserci stimoli all’abbaio fino a quel momento sconosciuti, poiché non si trovavano nell’ambiente relativamente “spoglio” del canile. Ragazzini che urlano, gatti, motociclette, animali da cortile. Anche cani descritti dai volontari come “poco inclini all’abbaio” possono aver subito dei condizionamenti particolari nel periodo precedente all’adozione e manifestare un comportamento inatteso quando sono messi di fronte a fonti scatenanti.

In generale, però, eventuali problemi si manifestano sempre dopo un periodo di “rodaggio”. Portando a casa il cane di un rifugio, solitamente, ci troviamo di fronte a un cane che, compatibilmente con le caratteristiche proprie della tipologia morfologica cui appartiene, ha una frequenza d’abbai più che accettabile. Sta a noi cercare di non far degenerare il comportamento e prevenire ogni possibile regressione allo stadio di cane lasciato a se stesso.

Nei paragrafi che seguono cercherò di schematizzare le principali situazioni-tipo di abbaio indesiderato evidenziando le misure solitamente consigliate per prevenirle o per porvi rimedio.

La guardia

Sono parecchi i cani che hanno l’istinto di abbaiare quando un estraneo invade il loro territorio. Ovviamente, si tratta di un fenomeno maggiormente radicato nelle razze selezionate allo scopo e negli incroci derivati da queste, ma non sono così rari gli esempi di cani da caccia o da compagnia che si comportano da perfetti avvisatori.

Le caratteristiche morfologiche tipiche degli avvistatori (orecchi eretti, muso allungato, aspetto lupino) di solito sono sufficienti a individuare i soggetti più portati alla guardia, anche se questa associazione sta perdendo validità con il proliferare delle razze canine. Fino a poco tempo fa, infatti, il numero delle razze in circolazione che contribuivano a formare i meticci, era relativamente contenuto. Se si incontrava un cane con orecchi eretti, vi era un’altissima probabilità che derivasse da incroci col pastore tedesco e simili. Così come nei cani di tipo braccoide era spesso riconoscibile l’impronta dei segugi italiani o dei setter. E ogni razza, ovviamente, lasciava in eredità molti tratti caratteriali. Oggi, incontrando un cane di aspetto lupoide, non abbiamo più la certezza di quanto possano aver contribuito razze da pastore, nordici, piccoli terrier o spitz di origine lontana con carattere molto diverso, come il chow chow o l’akita inu. Per questo è anche molto più difficile fare pronostici in termini di aspettative di carattere.

In ogni caso, va anche ricordato che un perfetto cane da guardia è quello che non abbaia inutilmente, ma lo fa solamente per segnalare situazioni di pericolo e non insiste ad abbaiare dopo che il padrone lo ha richiamato. A volte disturba maggiormente un cane da compagnia indisciplinato.

Perciò non è sempre necessario evitare i cani da guardia per scongiurare abbai indesiderati, perché con qualche insegnamento possiamo indirizzare l’abbaio verso le situazioni in cui si rivela effettivamente utile.

Sostanzialmente, il cane da guardia abbaia a tutto ciò che ritiene anormale. Ciò che fa la differenza in termini di propensione all’abbaio, è la soglia tra ciò che il cane considera normale e ciò che ritiene sospetto o pericoloso. I cani più diffidenti possono avvisare anche sentendo un piccolissimo rumore in lontananza. Per altri, è necessaria l’invasione del territorio da parte di un estraneo con chiare intenzioni minacciose. E’ abbastanza frequente una reattività diversa in caso di invasione del territorio da parte di cani o persone. Vi sono cani che tollerano estranei in casa, ma reagiscono abbaiando se si accorgono di un altro cane a centinaia di metri di distanza. Anche in questo caso si tratta molto spesso di abitudine. Questi cani sono abituati ad avere contatti con persone diverse, mentre non capita tutti i giorni di ospitare un conspecifico. Infatti, a volte si incontrano cani che abbaiano a tutti i conspecifici di passaggio, ma non al cane del vicino che vive nel giardino confinante, a meno che questi non sconfini e non stravolga la “normalità” cui sono abituati.

Un modo per intervenire sulla reattività del cane, dunque, è quello di modificare la sua percezione di normalità, aumentando, se necessario, i contatti con gli estranei e con gli altri animali. I veri cani da guardia che non ammettono estranei sul loro territorio e possono divenire persino pericolosi in un contesto urbano, solitamente non vengono mai toccati da estranei e hanno contatti stretti solo col padrone. Un cane ben socializzato, che segue il padrone, che incontra altri cani e viene toccato e coccolato da molte persone dentro e fuori il proprio territorio, ha maggiori probabilità di sviluppare un carattere tranquillo e silenzioso. Il che non significa necessariamente un pessimo guardiano, specialmente se non vive in campagna o non deve fare la guardia a un capannone, ma sta in un condominio di cento famiglie. In una situazione veramente anormale, per esempio se una persona sconosciuta entra in casa in piena notte, anche cani solitamente indifferenti agli estranei possono far sentire la loro voce e richiamare l’attenzione del padrone. Al contrario, un cane che abbaia ad ogni minimo rumore e ci abitua a decine e decine di falsi allarmi nel corso della giornata, rischia poi di essere ignorato in caso di reale pericolo.

Un motivo per cui molti cani abbaiano eccessivamente risiede spesso nella soggettività del territorio considerato di proprietà. Il cane non sa nulla delle mappe catastali e considera come proprio territorio quello entro il quale è solito urinare. Se abbiamo l’abitudine di fare uscire il cane dal giardino per farlo sporcare nel tratto di strada adiacente al cancello o nel prato antistante, il cane considererà anche quella zona come proprio territorio e sarà portato ad abbaiare ogni qual volta qualcuno vi si avvicina. Se poi il cancello è chiuso o se il cane è rinchiuso altrove, per esempio si trova su di un balcone dal quale può vedere tutto, la tendenza all’abbaio sarà ancora più intensa, poiché il cane si sentirà impossibilitato a difendere qualcosa che gli appartiene. Per questa ragione, per evitare lamentele, sconsiglio di lasciare che il cane sporchi nelle aree comuni condominiali e nelle zone visibili da casa cui hanno accesso anche altre persone e animali. Meglio caricarlo in macchina e portarlo in un parco un po’ più distante o comunque non lasciare che marchi il territorio nel primo tratto della passeggiata, aspettando di arrivare in un punto che da casa non si vede.

E’ anche consigliabile variare ogni giorno l’itinerario della passeggiata, portando il cane, ogni volta, in luoghi diversi. Eviteremo così che il cane prenda possesso del percorso della passeggiata e che lo difenda come il terreno di casa.

Al rientro dalla passeggiata, solitamente, i cani sono più propensi ad abbaiare e a fare la guardia. Lungo il percorso hanno sentito molti odori di altri cani e di persone estranee, hanno segnato il territorio e si sono illusi di aver allargato la propria area di controllo. Al disinteresse che caratterizza la vita sonnacchiosa casalinga, subentra il desiderio di esplorare, di conquistare, di andare a caccia. Si svegliano gli istinti. A meno che la passeggiata non sia durata tutta la giornata o vi sia stata una sfiancante attività fisica, al rientro, i cani sono pieni di sé e carichi come molle. Per questo motivo è consigliabile evitare che le passeggiate si concludano in orari critici nei quali i vicini sono insofferenti agli abbai. Se sapete che in passato i vicini si sono lamentati con altri proprietari di abbai durante la notte, evitate le lunghe passeggiate alla sera. Meglio il mattino: al rientro magari i vicini sono al lavoro, o comunque sono impegnati e non fanno caso ad eventuali abbai. In altri casi, possono esserci vicini che amano dormire fino a tardi e invece non prestano attenzione agli abbai pomeridiani o serali.

Così come le passeggiate incentivano l’abbaio, i pasti possono avere effetto dissuadente. Solitamente dopo i pasti i cani preferiscono sonnecchiare, sono meno attenti agli stimoli esterni e sono anche meno disposti agli sforzi fisici e alla lunghe passeggiate. Quindi scegliere in modo strategico la collocazione temporale dei pasti e delle passeggiata all’interno della giornata può essere un ottimo metodo per evitare abbai indesiderati.

Abbaiare per attirare l’attenzione

Questo tipo di abbaio è più frequente nei cani che vivono fuori casa, ma non è escluso che possa verificarsi anche nel caso di cani da appartamento, in alcune occasioni, per esempio durante i pasti o al mattino quando il cane pretende che il padrone si alzi.

Si tratta solitamente di un abbaio intervallato e persistente, molto snervante. I cani lo adottano quando vogliono accedere a situazioni che sono loro negate. Solitamente vogliono uscire da un recinto in cui sono stati rinchiusi, vogliono entrare in casa se sono lasciati fuori, oppure vogliono cibo o attenzioni. Nei casi più gravi, incoraggiati da un comportamento sbagliato del padrone, si arriva ad avere cani incontentabili che abbaiano apparentemente per nulla, in realtà per avere un miglioramento della propria condizione, qualunque essa sia.

Hanno imparato che, se abbaiano, il padrone farà qualcosa per loro.

L’abbaio di questo tipo è, infatti, spesso rafforzato, più o meno inconsapevolmente dal padrone stesso.

Solitamente gli individui che tornano al canile in lacrime, dicendo di non sopportare più il cane, hanno avuto un atteggiamento di questo tipo: inizialmente hanno risposto al cane esaudendolo per almeno un paio di volte, perché, secondo canoni umani, le richieste sono state valutate come esaudibili.

Successivamente però si sono resi conto di non poter essere sempre a disposizione del cane. Ci possono essere situazioni particolari (presenza di ospiti, mancanza di tempo, condizioni climatiche incompatibili) in cui esaudire le richieste del cane diventa molto difficile. A questo punto, solitamente, il padrone reagisce sgridando il cane a distanza, prima in modo bonario (che può essere interpretato dal cane come incoraggiamento a fare meglio) poi con toni più decisi. Il terzo passaggio, infine, è la cosa peggiore che si possa ipotizzare ai fini del risultato che si vorrebbe ottenere: il padrone, estenuato dalle continue richieste, finisce per accontentare il cane pur di farlo tacere. In questo modo si è insegnato al cane che non basta abbaiare per essere esaudito. Bisogna farlo a lungo. Certo bisogna avere pazienza, ma la pazienza ai cani non manca e quando hanno imparato che abbaiando, prima o poi, ottengono ciò che vogliono, continueranno a farlo per tempi incredibilmente lunghi. Per evitare tutto questo, bisognerebbe quindi tenere un comportamento opposto a quello esibito da questi sventurati padroni. E’ quindi opportuno evitare di accontentare il cane dopo che questi ha tenuto un comportamento indesiderato quale l’abbaio; piuttosto, si prendano misure tendenti alla produzione dell’effetto opposto a quello sperato dal cane. Un’altra cosa importante è non avere sensi di colpa se il cane, nel richiedere attenzioni o cibo, ha qualche ragione. Se il cane abituato a mangiare o uscire alle sette del mattino, pretende di farlo anche la domenica, ma noi, sgridandolo, pensiamo “poverino, hai perfettamente ragione”, il cane continuerà ad abbaiare. Tanto vale non sgridarlo e alzarci! I cani sono molto abili a intuire i nostri stati d’animo. Se vogliamo esaudirlo, è molto utile farlo solamente dopo che ha obbedito a qualche comando gradito (“seduto”, “fermo”) e dopo che è stato zitto per qualche minuto. Solo in questo modo possiamo velocizzare i tempi d’apprendimento e uscire da situazioni insostenibili: mi rendo conto che non è proponibile ignorare il cane che abbaia fino a che non si rende conto che abbaiano non ottiene niente. Funzionerebbe, ma non sempre i vicini hanno la pazienza di aspettare i risultati.

In ogni caso, l’ideale sarebbe non arrivare a situazioni simili. Si tenga presente che il cane questua solamente ciò che ha già sperimentato essere possibile. Un cane non abbaierà per poter entrare se non è mai stato in casa. Lo farà regolarmente se, in un primo momento, lo accogliamo con noi e, in seguito, stanchi dei peli, delle pipì fuori posto o dei disastri, decidiamo di lasciarlo in giardino.

Allo stesso modo, i cani che non ricevono mai niente dalla tavola non abbaiano per ottenere cibo. Però, è sufficiente trasgredire qualche volta per far emergere il problema. Se siete soliti liberare il cane dal recinto ogni volta che rientrate, non potrete più permettervi di essere visibili quando il cane è nel recinto, senza scatenare abbai di protesta. Se lo liberate dieci minuti dopo il vostro rientro, la situazione è ben diversa. Il consiglio è quindi quello di non partire concedendo la massima libertà e permettendo al cane di entrare e uscire a piacere in qualsiasi stanza, di salire su letti e divani e di scroccare cibo a tutti, se poi non siete sicuri di poter mantenere queste abitudini per sempre. A fare concessioni si fa sempre in tempo. Si consideri inoltre che, adottando un cane di un rifugio, ci si mette in casa un animale abituato a vivere in un recinto e a ricevere qualche attenzione una volta al giorno, durante le operazioni di pulizia e la somministrazione dei pasti. Non ci vuole tanto a migliorare una situazione simile: il cane vi sarà grato anche se, inizialmente, porrete severe limitazioni. E’ sicuramente preferibile che il cane abbia modo di ricevere gratificazioni durante tutto il corso dell’ambientamento e, man mano che diventa più educato e affidabile, gli sia concessa una libertà d’azione sempre maggiore, piuttosto che concedere tutto subito, vedendosi poi costretti a negare privilegi già acquisiti. Sarebbe un disagio per il padrone, che dovrebbe sopportare gli abbai di protesta, ma anche per il cane che interpreterebbe i divieti come una regressione nella scala gerarchica o un tentativo di esclusione dal branco e, avendo già sperimentato l’abbandono, ne soffrirebbe parecchio.

L’istinto predatorio

Alcuni cani possono abbaiare per la presenza di stimoli esterni che scatenano l’istinto predatorio. Le prede più ambite sono solitamente i gatti, gli uccellini le lucertole e i topi: ognuno ha le proprie preferenze. Per i cani che vivono all’esterno, la presenza di altri animali può essere fonte di forte disturbo.

L’importante è che il padrone capisca il motivo per cui il cane abbaia. E questo è già un buon inizio: non sempre i padroni sono osservatori così attenti!

A seconda delle situazioni, si possono quindi prendere dei provvedimenti volti all’eliminazione dello stimolo scatenante: pannelli che impediscono di vedere oltre la recinzione, eliminazione fisica dei topi, repellenti per i gatti, ecc.

Un’altra soluzione può essere quella di spostare il cane all’interno dell’appartamento o in un’altra posizione dove il disturbo sia minore. Se questo fosse troppo impegnativo, si potrebbe, al limite, trovare almeno una sistemazione provvisoria. Nel frattempo, si può lasciare accesso al cane alle aree più a rischio solo in presenza del padrone, correggendo ogni tentativo d’abbaio con il comando “NO” (o stringendo il muso per qualche secondo) e inducendo il cane al silenzio mediante la richiesta di esecuzione dei classici esercizi “seduto”, “terra” “resta”, ecc. e ovviamente premiandone l’esecuzione silenziosa.

Stimoli esterni

Diverso dalle precedenti forme d’abbaio, è quello per paura o per associazione con esperienze negative. Alcuni cani, nel periodo precedente all’adozione, possono essere stati spaventati o condizionati negativamente. Conseguentemente, possono manifestare avversione o inquietudine in presenza di detereminate categorie di persone, oggetti o situazioni. Ci sono cani che non sopportano le biciclette, altri se la prendono con chi indossa vestiti particolari. Ho conosciuto un cane che abbaiava allo squillo dei campanelli. Le possibili fonti di disturbo sono così vaste che non si possono elencare. A volte si ha la sfortuna di dover inserire il cane in un ambiente pieno di stimoli negativi per il cane.

C’è una differenza sostanziale tra questo tipo di causa d’abbaio e le situazioni ipotizzate in precedenza. In questo caso, l’abbaio non è finalizzato all’ottenimento di qualcosa, ma è solamente la risposta inconscia a un riflesso condizionato. Raramente, perciò, si ottengono risultati con l’obbedienza e controcondizionamenti che fanno leva sulla volontà del cane. Sgridare un cane perché abbaia per paura è come picchiare un bambino perché piange. E’ invece opportuno controstimolare con associazioni positive, facendo seguire allo stimolo scatenante azioni gradite al cane, badando però a non premiare involontariamente comportamenti sbagliati.

Questi disturbi possono inoltre sparire per assuefazione, se il cane è sottoposto allo stimolo in modo continuato. Il successo dipende però anche dall’intensità del nervosismo manifestato: un conto è il cane leggermente disturbato, un altro è il cane letteralmente terrorizzato. Un fattore fondamentale è anche l’età in cui è maturata l’avversione allo stimolo scatenante. I traumi subiti in età adulta sono solitamente ricondizionabili, mentre le paure acquisite nel periodo della socializzazione rimangono indelebili nella mente del cane.

Paure genetiche

Una paura particolarmente diffusa è la paura degli spari, dei botti e dei temporali.

Molti cani, di riflesso, sono disturbati anche da motorini e altri veicoli scoppiettanti. Questa paura, al pari dei fenomeni visti nel paragrafo precedente, può risalire a uno spavento nelle prime settimane di vita. E’ ovvio però (data la diffusione del fenomeno) che sia alquanto improbabile che tutti i cani che hanno paura degli spari abbiano avuto esperienze negative da cuccioli. Infatti, nella maggior parte dei casi, si tratta di una disfunzione genetica, nota come ipersensibilità uditiva.

In alcuni cani geneticamente predisposti, gli scoppi provocano un fastidio insostenibile, difficilmente eliminabile con addestramento e ricondizionamento.

Malgrado il problema non sia risolvibile, può comunque essere attenuato, con un programma di desensibilizzazione che prevede l’affronto di scoppi non particolarmente forti, con un progressivo aumento di intensità e di frequenza man mano che il cane prende familiarità con questi rumori. L’importante è non avere fretta e procedere gradualmente.

Per farlo smettere di abbaiare

Un ultima raccomandazione, prima di concludere: per qualsiasi motivo il cane abbai, non lo si sgridi a voce alta.

Un metodo tanto controproducente quanto diffuso è, infatti, quello di intimargli di tacere urlando frasi minacciose, facendo lunghi discorsi per assicurarsi che il cane senta e capisca dal tono imperioso che non si è contenti del suo comportamento.

Anche un cane che abbia familiarità col nostro linguaggio, in un momento di eccitazione così forte, non presterà la minima attenzione alle nostre parole. Frasi come “smettila, subito! Guarda che se vengo lì chissà cosa ti succede!” per il nostro amico sono del tutto assimilabili al baccano dei colleghi che al rifugio stavano nel recinto a fianco, che si accanivano contro di lui attraverso la rete, quando questi abbaiava per gli stessi motivi.

Gli sembrerà che anche noi ci uniamo al concerto.

E per lui è normale che sia così: lo facevano tutti anche al canile!

Il cane può zittirsi momentaneamente per paura, come un cane piccolo che si rifugia nella cuccia quando si ritrova ad essere bersaglio dell’aggressività di uno più grosso. Ma non gli insegniamo a non abbaiare in questo modo.

Se proprio vogliamo dare un comando, sarebbe opportuno dire semplicemente “NO”, se il cane ha già imparato il significato di questa parola. E possibilmente non gridando. Decisi, ma a bassa voce, facendo capire al cane che non si può fare rumore. Nemmeno noi ne facciamo.

Nel caso si debbano rieducare cani divenuti particolarmente abbaioni, paradossalmente è molto utile insegnare l’abbaio a comando.

Con cani molto docili funziona alla perfezione.

Si dica la parola “abbaia” quando si è già intuito che il cane abbaierà o quando sta già abbaiando. Ma il cane verrà premiato quando smette di abbaiare (si pronuncerà la parola “silenzio” e lo si farà smettere). Quando il cane ha capito il meccanismo, gli si chiederà di stare zitto per intervalli di tempo sempre maggiori, prima di dare il premio. Dopo un minuto, dopo due….dopo quattro. Si raddoppi il tempo ogni volta e in poco tempo il cane arriverà ad aspettare in silenzio per periodi sufficientemente lunghi da far dimenticare lo stimolo per cui l’abbaio era iniziato. Ovviamente, oltre un certo limite, il cane perde la concentrazione e può riprendere ad abbaiare per un motivo diverso. Comunque questo esercizio non ha grande validità per contrastare la propensione all’abbaio, ma spesso è un metodo molto valido per far sì che il cane si riduca al silenzio immediatamente a un nostro cenno.

E non è poco.

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