Il gioco è solo un momento di svago?
Sicuramente no!
Per il cane che lavora, o per il cucciolo che dovrà lavorare in futuro, il gioco deve far parte di un vero e proprio “programma” educativo e formativo.
Molti proprietari arrivano al campo, magari con il cane già grandicello, e alla prima lezione, quando l’istruttore spiega che l’addestramento si baserà prevalentemente sul gioco, obiettano tristemente: “Ma allora io non ci riuscirò mai…il mio cane NON GIOCA!”
Questo, semplicemente, non può essere vero.
Tutti i cani giocano: sono “programmati” per farlo, perché il gioco, in natura…fa parte di un vero e proprio “programma” educativo e formativo!
I cuccioli imparano tutto attraverso il gioco: le posizioni gerarchiche, la lotta, la caccia.
Tutto quello che servirà loro per essere cani (o lupi) sociali ben inseriti nel branco e utili alla comunità.
Per questo non può letteralmente esistere un cane incapace di giocare: mentre possono esistere (e purtroppo sono anche abbastanza numerosi) i cani in cui il padrone è riuscito a spegnere completamente l’interesse per il gioco. E questo è un errore gravissimo.
Vediamo come evitarlo, e cerchiamo anche di capire qual è il modo corretto di giocare con il proprio cane.

CON IL CUCCIOLO

1) Non lasciare al cane giocattoli che possa usare da solo
Per i momenti di noia ci sono passatempi diversi, come le ossa finte da rosicchiare o i giochi “antinoia” come i Kong: ma i classici giocattoli – palline, manicotti ecc. – sono giochi “interattivi” che devono essere fatti assolutamente con il proprio umano.
Il gioco, per il cane, deve essere il momento in cui si stringe maggiormente il rapporto con il proprietario: quindi il padrone deve assolutamente far parte del gioco.
Un cane che ha a disposizione decine di palline, giochini di gomma, manicotti e affini…proprio come un bambino, perderà ben presto interesse per questi oggetti.
Al contrario, il cane che vede il gioco come un momento di gioia che coinvolge cane e padrone sarà sempre più entusiasta e disposto a tutti pur di poter giocare con noi.

2) E’ il padrone che decide quando si comincia a quando si smette
Il semplice atto di dare “il via alle danze” e di decidere (fermamente e senza ripensamenti) quando è ora di smettere fa sì che il cane veda nel proprietario un superiore gerarchico, passo importantissimo che dovrebbe venire “prima” (nel senso che dovrebbe stare alla base) di qualsiasi tentativo di educazione/addestramento.
Naturalmente non è questo l’unico momento in cui dobbiamo porci in modo “dominante”  (ovvero come guide e maestri) nei confronti del cane, ma è “uno” dei momenti fondamentali. In natura è sempre il superiore gerarchico che gestisce i giochi: e questo vale sia per gli adulti (soprattutto papà e mamma) che tra gli stessi cuccioli.
Osservando per anni i giochi delle cucciolate, anche molto prima che cominciassero a definirsi in modo chiaro le diverse posizioni gerarchiche, ho potuto notare che i cuccioli “master di giochi” (ovvero quelli che in più occasioni danno il via a giochi di caccia, di lotta eccetera) tendono ad assumere posizioni di superiorità gerarchica quando inizia l’ordinamento del branco.
Quindi non aspettate che sia il vostro cane a portarvi la pallina e a invitarvi al gioco: anzi, se lo fa, ignoratelo.
Lasciate passare qualche minuto: poi prendete in mano la pallina (o altro giochino), chiamate il cane e cominciate a giocare.

3) Il gioco va gestito a seconda di ciò che pensiamo di fare col nostro cane quando sarà grande
Il gioco deve essere un momento di “unione” e non di distacco: quindi, con un cucciolo molto piccolo, vanno sempre molto bene i giochi che prevedono un contatto fisico (compresa la “lotta”, gestita in modo molto soft); con cuccioli un po’ più grandini, diciamo dai tre ai quattro mesi, si potrà cominciare a giocare con  stracci e salsicciotti se il cane dovrà avere un futuro in UD, mentre si può cominciare ad usare la pallina con i futuri cani da agility (o altre discipline che richiedono che il cane lavori lontano dal conduttore).

4) Il cane non deve mai averne abbastanza
E’ importantissimo smettere SEMPRE quando il cane è al massimo della gioia e dell’eccitazione, senza aspettare che si stanchi o addirittura si stufi di giocare.

I GIOCHI

La lotta corpo a corpo
Questo gioco abitua il cane a essere toccato e manipolato e gli fa perdere l’istinto atavico di autoprotezione nei confronti dell’uomo: quindi è un gioco davvero prezioso, che stringe fortissimamente il legame tra cane e uomo.
A volte, però, si “stringe” anche qualcos’altro: e cioè la morsa del cucciolo, che purtroppo non ha cognizione della propria forza.
Giocando, lui tenderà sempre a prendere in bocca mani, braccia e perfino nasi, se ci arriva…e stringerà pieno di entusiasmo, provocando ululati di dolore nell’umano di turno perché i denti da latte sono praticamente AGHI che fanno un male bestiale.
Questo è il momento giusto per insegnargli ordini precisi come “NO!” e “PIANO!” (o parola equivalente).
Ricordiamo che il cucciolo è un cucciolo, inconsapevole dei propri mezzi. In altre parole, non ha la minima idea del male che riesce a farci con quei dentini aguzzi.
Per evitare il “massacro” di mani e piedi dobbiamo far capire al cane che non apprezziamo i suoi morsi.
Ma non possiamo pretendere che lui obbedisca di punto in bianco ai nostri ordini umani, visto che ancora non li conosce: tanto meno potremo aspettarci che comprenda una confusa accozzaglia di “No! Smettila! Ahia! Mi fai male, ma sei scemo? Mollami! Ehi! Ahi! Uh!”
Quando ci sente emettere questi suoni disarticolati il cane li scambia per emissioni vocali di eccitazione, esattamente come il ringhio dei suoi fratellini quando giocavano alla lotta: in pratica pensa che ci stiamo divertendo un sacco…e stringe ancora di più!
Lo stesso accadrebbe se lo spingessimo via o se gli dessimo una sberla: a parte il fatto che è assolutamente deleterio per il nostro rapporto punire un cucciolo che sta giocando (è uno dei fattori che creano i famosi “cani che non giocano), un cane di buona tempra pensarebbe: “Ueilà, si gioca duro! Quindi devo impegnarmi al massimo!”…e tornerebbe alla carica più assatanato di prima.
Che fare, allora?
Se osservate una cucciolata che gioca, vedrete chiaramente che i metodi per dire “basta” sono ben altri.
Il cucciolo che sente male, tanto per cominciare, guaisce.
Se poi vede che questo non basta, smette di partecipare al gioco…e se gli altri ancora non capiscono che ne ha avuto abbastanza, se ne va (lentamente e senza correre, perché altrimenti i fratellini penserebbero che è cominciato un “gioco di caccia” e lo inseguirebbero).
Quindi, con il cucciolo piccolissimo, fin dai primissimi giochi che facciamo con lui, dovremo stabilire un preciso rapporto tra azione del cucciolo, parole che pronunceremo e azioni che compiremo noi.
Per esempio:


Per “spegnere il gioco” si intende smettere di lottare e/o nascondere il giocattolo, restando completamente passivi finché il cucciolo non si calma.
Se stavamo giocando accovacciati vicino a lui, ci alzeremo in piedi e rimarremo immobili, senza parlare e senza muoverci. Se eravamo già in piedi ci trasformeremo…in statue di sale.
Il cucciolo resterà perplesso: infatti gran parte del divertimento va perduta quando il compagno di giochi non partecipa più attivamente!
Così l’entusiasmo del cucciolo si smorzerà, lui smetterà di stringere…e a quel punto potremo ricominciare a giocare.
Se stringe di nuovo troppo, sentirà di nuovo la parola “PIANO!”…e così via finché non capisce che c’è un limite oltre il quale non deve stringere se non vuole “rovinare tutto”.
L’ AHI! (meglio ancora se sappiamo fare un vero CAIN in lingua canina!) deve essere breve e acuto, e va usato solo quando sentiamo davvero male: serve a far capire al cucciolo quanta forza può essere sopportata dalla pelle umana…che, ricordiamolo, è MOLTO più delicata della pelle canina.
Spesso il cucciolo fa “già” piano, secondo il suo metro: magari sta mettendo nel morso un quarto della forza che sarebbe occorsa per far fare “CAIN!” a suo fratello.
Non può certo immaginare che per noi sia già troppo!
L’unico modo per fargli capire che noi abbiamo una pelle di pastafrolla è “dirglielo in canese”, facendo CAIN e spegnendo il gioco.
“Abbandonare” il gioco, invece, significa proprio andarsene, lasciando il cucciolo da solo per qualche istante (se si è in casa conviene andare in un’altra stanza, lasciar passare un minuto e poi tornare): lo si può fare sia quando lui ha “attaccato” una parte del corpo a cui non deve assolutamente mirare, sia quando non dà alcun cenno di voler rallentare il suo impeto, anche se noi abbiamo spento il gioco.
Con questi semplici accorgimenti otterremo in pochissimi giorni che il cucciolo impari a dosare la propria forza quando il giocattolo sarà rappresentato dal nostro corpo.

Il gioco predatorio (o gioco della caccia)
Questo gioco va condotto con criteri ben precisi: si può iniziare legando uno straccio (ottima la pelle di daino) a una corda, che a sua volta verrà fissata a un bastone. Il gioco si può svolgere con un cucciolo singolo, ma anche con una intera cucciolata.
Colui che regge il bastone comincerà a muoverlo lentamente in modo che lo straccio strisci sul terreno simulando i movimenti di una preda: avanti, indietro, di lato. Lo si muoverà sempre in senso rotatorio, evitando i cambi di direzione troppo bruschi perché il cucciolo potrebbe farsi male girando troppo repentinamente su se stesso.
Lo scopo è quello di far sì che il cucciolo, incuriosito, “insegua” la preda e infine la afferri con i denti.
Quando l’avrà afferrata bisognerà “competere” con lui molto dolcemente, evitando assolutamente gli strappi ma iniziando una leggera trazione in modo che il cucciolo sia stimolato a stringere per non farsi scappare la preda.
ATTENZIONE! Se commetteste errori in questa prima fase (come quello di dare uno strattone deciso rischiando che il cucciolo senta male) potreste giocarvi il futuro sportivo del cane (e anche la sua fiducia in lui)..
Quando si ha a disposizione una cucciolata, la competizione solitamente si innesca tra i diversi cuccioli, che si contendono la preda facendo il “tira-molla” tra loro: se però si ha un singolo cucciolo, l’antagonista dovrà essere l’uomo e quindi la responsabilità è tutta sua.
Per le prime volte il “tira-molla” dovrà sempre finire con il cucciolo che “vince” la preda: questo aumenta la fiducia in se stesso, base indispensabile per un cane da lavoro.
Gradualmente si potrà passare dallo straccio al salamotto, mantenendo il gioco sempre uguale ma aumentando (SEMPRE per gradi!) la forza di contrasto, per invitare il cane a stringere più forte che può.
IMPORTANTE! Questo gioco va assolutamente sospeso appena inizia il cambio dei denti e ripreso solo verso i sei mesi, quando il cucciolo avrà tutti i denti definitivi ormai completamente sviluppati.

Il gioco con la pallina
La pallina, specie per i cani di taglia medio grande, deve essere del tipo dotato di cordicella: inizialmente si giocherà con la pallina esattamente come con lo straccio.
In seguito potrà anche essere lanciata e lasciata al cane per qualche istante…ma subito dopo il padrone dovrà recuperarla e impossessarsene.
Ricordiamo i due concetti fondamentali:
a) il cane deve amare voi, non il giocattolo! Il giocattolo deve essere un mezzo, un tramite, non il suo vero “oggetto di desiderio”; purtroppo so che questo criterio contrasta pesantemente con i metodi utilizzati da molti sportivi (specie agilisti) che invece ritengono di dover creare cani “pallinodipendenti” per ottenere i migliori risultati, ma dal mio punto di vista il cane dev’essere un AMICO dell’uomo e non uno strumento per raccattare coppe. Anche se questo mi ha sempre creato molte antipatie, continuo a mettere chiunque renda un cane pallinodipendente sullo stesso piano dei cacciatori per cui il cane è un oggetto, esattamente come il fucile. Ovviamente è più facile far impazzire il cane per il giocattolo, piuttosto che farlo impazzire d’amore per il suo umano… ma questo non giustifica MAI questa deviazione assoluta dal corretto rapporto cane-uomo;
b) il cane deve essere sempre pieno di aspettativa e di entusiasmo nei confronti del gioco, e non deve mai stancarsene.
I motivi per cui vi ho chiesto di acquistare una pallina munita di cordicella sono due: il primo è che solo con la cordicella potrete giocare in modo “interattivo”, ovvero in due con la stessa pallina (senza cordicella il cane dovrebbe mordervi la mano per poter giocare!); il secondo è che, purtroppo, molti cani giovani esagerano e inghiottiscono la pallina, rischiando il soffocamento.
In questo caso la cordicella è preziosa perché vi permette di tirarla fuori all’istante.

I giochi “di presa”
Oltre al gioco col manicotto o con la pallina, vi sono giochi specifici per cani particolari: per esempio lo “springpole”, che consiste nel tenersi appesi con i denti a un salamotto sollevato da terra, fa impazzire di gioia i cani da presa come il pit bull che vediamo nella foto, mentre è inadatto a cani meno atletici.
Nell’immaginario popolare questo gioco (che in alcuni Paesi è un vero e proprio sport) appare come un maltrattamento: ho visto articoli in cui si diceva che “il povero cane viene costretto a restare appeso per prepararlo al combattimento”, ecc. ecc.
In realtà il “povero cane”, se è un cane da presa, si diverte come un pazzo!
Nessuno lo obbliga né ad afferrare il manicotto, né a rimanere lì appeso: lo fa perché gli piace, punto e basta.
Questo gioco è utilissimo per “smaltire” le energie dei cani più focosi.
L’importante è che:
a) venga svolto sempre sotto lo stretto controllo del padrone;
b) non venga trasformato in una stupida “esibizione” per far vedere “che cane tosto che abbiamo”, magari sollevando il cane a due o tre metri da terra per fare più “scena”.
Il cane deve poter mollare quando gli pare e piace, saltando giù senza rischiare di danneggiarsi: l’unico problema, con cani come il pit bull, è che spesso si stufa prima il padrone…che quindi sarà costretto a prendere in braccio il cane e staccarlo dallo springpole a cui lui resterebbe appeso per…giorni!
Questo tipo di giochi va eseguito solo con cani che hanno completato la maturazione fisica.

I giochi nell’acqua
Non solo Terranova!
Tutti i cuccioli, se ne abbiamo la possibilità (ovvero se viviamo vicino al mare o a un lago) dovrebbero essere avvicinati al nuoto, che è un prezioso esercizio fisico e che consente anche di approcciare in modo soft (e corretto) il riporto, perché il cucciolo, una volta afferrato l’oggetto (dummy per i retrievers, fresbee per i cani destinati al disc-dog) tenderà sempre a tornare verso riva, e quindi verso il conduttore, anziché allontanarsi per giocare da solo con la “preda” catturata: in queste situazioni è semplice e comodo utilizzare per le prime volte comandi come “porta” e “lascia”.

I giochi di attivazione mentale
I giocattoli per l’attivazione mentale non vanno confusi con i “passatempo antinoia” (tipo Kong, ovvero giochini di gomma al cui interno si trovano bocconcini che vengono “seminati” man mano che il giocattolo viene scrollato o fatto rotolare).
Mentre i passatempo si possono lasciare al cane quando resta da solo, i veri giochi di attivazione mentale devono essere sempre evolti sotto la supervisione del proprietario, che NON deve assolutamente intervenire, ma che deve essere presente: un po’ perché danno all’umano preziose indicazioni sui meccanismi mentali del cane, un po’ perché i giochi, pur essendo costruiti nel modo più sicuro possibile, sono talora fisicamente complessi e quindi il cane potrebbe farsi male utilizzandoli in modo scomposto; un po’ perché la soluzione del gioco (che non dovrà MAI essere agevolata dall’umano, in nessun modo) deve essere sempre accolta con grandi manifestazioni di soddisfazione, gratificando il cane. All’attivazione mentale dedicheremo comunque un articolo a parte.


Corse, salti e acrobazie

ATTENZIONE: più il cucciolo è destinato a diventare grande e pesante, più sarà delicato nei primi mesi di vita.
Quindi, regola d’oro: NON far correre troppo i cuccioli, stando soprattutto attenti a non fargli fare bruschi cambi di direzione, e non farli MAI saltare, per nessun motivo. I salti per i cuccioli sono assolutamente deleteri, sia per i gomiti che per le anche.
Neppure i cuccioli di piccola taglia devono saltare, almeno fino ai 5-6 mesi di vita:  per quelli di taglia media si dovranno aspettare almeno gli otto-nove mesi, e per quelli di taglia gigante l’anno.
Ma allora come facciamo con i cani da agility, o da disc dog?
Molto semplice: ASPETTIAMO!
I cani possono imparare tranquillamente i fondamentali di queste discipline semplicemente passando su barriere a terra per i cani da agility, o rincorrendo il fresbee lanciato raso terra per quelli da disc dog e così via. Per i cani che dovranno affrontare ostacoli e palizzate vale lo stesso criterio: barriere a terra o al massimo a pochi centimetri da terra.

L’ADULTO CHE NON SA GIOCARE

Un cane adottato in età adulta, specie se proviene da un rifugio o canile, potrebbe aver  dimenticato come si gioca: il modo migliore per fargli tornare l’entusiasmo è quello di partire dai giochi che assecondano i suoi istinti naturali, come l’impulso predatorio. Potrà volerci un po’ di tempo, ma alla fine il desiderio di afferrare uno straccetto che si muove mimando la “fuga” di una preda sarà irresistibile per quasi tutti i cani.
I cani in cui si ha l’impressione che il gioco sia stato inibito dall’uomo andranno incoraggiati molto, con lodi e carezze: una volta capito che il loro nuovo umano non impedisce loro di giocare, anzi è felice che lo facciano, quasi tutti i cani si “lasciano andare” e diventano più giocherelloni di un cucciolo.
Con un cane adulto è bene evitare inizialmente i giochi troppi fisici, la lotta corpo a corpo, il tira-molla: potrebbero creare una competizione. A questo tipo di giochi bisogna avvicinarsi gradualmente.
Straccio, salamotto e pallina sono, solitamente, i migliori viatici per riavvicinare un cane al gioco: ma vanno molto bene anche i giochi di fiuto, come le piccole “piste” di bocconi o i giochi più semplici di attivazione mentale, che servono anche ad aprire la mente del cane a nuove e sconosciute possibilità.
In ogni caso bisognerà adattare il metodo al singolo soggetto: proviamo “tutti” i possibili giochi, sempre gradualmente e senza mai forzare il cane, ed insistiamo laddove vediamo i primi barlumi di interesse.
Cerchiamo sempre di non assumere posizioni troppo dominanti durante il gioco.
Nel caso di cani che hanno addirittura “paura” del gioco (come accade a volte ai cani che hanno subito maltrattamenti, e che si spiattellano a terra se un umano alza una mano, anche se in quella mano c’è una pallina ) si può iniziare a giocare con il cibo, utilizzando per esempio un wurstel al posto dello straccetto per mimare la “preda” da raggiungere. L’appetibilità dell’oggetto spingerà il cane a cercare di afferrarlo: quando ci sarà riuscito, verrà premiato non solo dal fatto di poter mangiare un boccone di wurstel, ma anche dall’entusiastica approvazione del proprietario. E’ un primo passo verso la gratificazione che, in seguito, dovrà venire dall’atto stesso del gioco e non solo dall’acquisizione del premio.
A volte possono occorrere diversi mesi per riabilitare un cane che non sa giocare: personalmente consiglio sempre di dedicarsi a questo prima che a qualsiasi altro esercizio o insegnamento, perché senza gioco non si può avere un cane che lavora con gioia.


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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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