Uno dei miei compiti, quando da bambino accompagnavo a caccia mio padre, era quello di ispezionare e ripulire i cani una volta ritornati a casa. Era un lavoraccio, sia perché erano puntualmente pieni di quei fastidiosissimi ricci che formano un tutt’uno con le frange, sia perché ad inizio stagione, quando la temperatura era ancora mite, le povere setterone erano letteralmente tempestate di zecche.
Dato che all’epoca erano davvero pochi i repellenti efficaci su questi antipatici animaletti – e dato soprattutto che i due o tre insetticidi disponibili in commercio erano delle vere bombe chimiche – ricordo che mio padre preferiva avvalersi dell’aiuto del suo piccolo veterinario, piuttosto che correre il rischio di intossicare i nostri cani con esteri fosforici di prima generazione o qualche altro pericoloso intruglio.
A dire la verità quel lavoro piaceva sia a me che ai quadrupedi, che assumevano le posizioni più assurde per permettere alle mie dita di raggiungere le maledette succhiasangue.
E nel frattempo mi sentivo importante.
Vent’anni dopo rischiai perciò di mettermi a ridere, quando alle tre di notte il cellulare squillò e mi portò la preoccupatissima voce di un cliente che aveva trovato una zecca sul suo cane ed era nel panico più totale.
A nulla valsero i miei consigli telefonici su come liberare Pucci dallo sgradito ospite senza il mio intervento e così me lo ritrovai davanti all’ambulatorio il mattino successivo, combattuto fra il desiderio di imparare come eseguire questa operazione ed il ribrezzo di toccare con le mani quello schifoso esserino pieno di sangue.

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Ma come si toglie una zecca?
Facciamo un passo indietro e vediamo prima come è fatta.
Le zecche non sono insetti, ma strette parenti dei ragni e per questo motivo sono dotate non di sei, ma di otto zampe. Sulla prima coppia di queste presentano il cosiddetto organo di Haller, che assieme ad altri peli con funzione tattile percepisce un complesso di stimoli termici, meccanici e chimici che permettono al parassita di individuare l’ospite.

Ipostoma

L’assunzione di sangue avviene attraverso un organo di puntura ed ancoraggio, detto ipostoma, che viene conficcato nella pelle dopo che questa è stata lacerata con i cheliceri.
L’ancoraggio è estremamente tenace per due motivi: il primo è che l’ipostoma è dotato di uncini rivolti all’indietro, che fanno presa sui tessuti dell’ospite; il secondo è che una volta attaccata, l’appendice buccale secerne una sostanza adesiva che la salda ai margini della ferita.
Questo fatto, unito alla relativa fragilità del resto del corpo, fa sì che in mancanza di una particolare dimestichezza o di strumenti appositamente studiati, sia piuttosto difficile estrarre una zecca senza rischiare di lasciare l’ipostoma conficcato nella pelle.
La soluzione, senza bisogno di correre dal veterinario, sta…nell’ubriacare la piccola bastarda. Un batuffolo di cotone idrofilo imbevuto di alcool è tutto quello di cui abbiamo bisogno per convincere la succhiasangue che in quel posto non è desiderata: basta premerlo dolcemente sulla zecca per un paio di minuti ed ecco che la presa dell’ipostoma diventerà molto meno tenace, permettendoci di estrarre l’intero animaletto dopo averlo ruotato su sé stesso per un paio di volte senza tirare, anche se l’operazione risulta decisamente più semplice utilizzando un’apposita pinzetta.
Il problema maggiore dell’infestazione da zecche non risiede però nel loro brutto vizio di succhiare il sangue, ma nel fatto che possono rappresentare per i nostri cani un’importante veicolo d’infezione per alcune gravi malattie, che ora vedremo nel dettaglio:

Lyme disease (borreliosi di Lyme)
La malattia, che può colpire anche l’uomo, è causata da una spirocheta chiamata Borrelia burgdorferi ed interessa anche altri mammiferi ed uccelli. Viene trasmessa attraverso la puntura di zecche del genere Ixodes (ne esistono di molte specie, generalmente legate alle varie aree geografiche), ma pare che possa venire veicolata anche da zecche di altri generi.

 

Diverse forme di ixodes

E’ tipica di alcune zone degli Stati Uniti e dell’Europa Centrale, ma è presente anche in Italia.
Dopo un periodo d’incubazione molto lungo (solitamente da due a cinque mesi), l’esordio avviene con innalzamento della temperatura fino a 40-41°C, calo dell’appetito, stanchezza, ingrossamento dei linfonodi periferici; a questi sintomi del tutto aspecifici, ovvero non indicativi di una particolare malattia, se ne associa però uno piuttosto tipico: la poliartrite. Il cane manifesta dolori articolari e spesso si può notare un ingrossamento bilaterale delle articolazioni di carpo, gomito, tarso e ginocchio.
La diagnosi si basa su una combinazione di anamnesi (cane frequentemente punto da zecche nei mesi precedenti i sintomi), segni clinici e test sierologici (che però non danno sempre risposte certe).
La terapia, anch’essa a volte necessaria per giungere alla diagnosi definitiva, è a base di antibiotici come ampicillina, doxiciclina e tetraciclina, somministrati per almeno tre settimane.

Ehrlichiosi canina
E’ una malattia sostenuta da una rickettsia chiamata Ehrlichia canis, un microorganismo che parassita le cellule mononucleate del sangue.
Viene trasmessa attraverso la puntura di zecche del genere Rhipicephalus.
La sintomatologia prevede anemia, depressione, letargia, perdita di peso, febbre, ingrossamento dei linfonodi e tendenze emorragiche con petecchie, ecchimosi ed epistassi. Sono segnalate anche alterazioni oculari (uveite anteriore e/o posteriore), problemi nervosi, zoppie ed insufficienze epatiche e renali.
Il decorso della malattia è decisamente variabile, dato che può attraversare fasi da acute a croniche e comprendere anche lunghi periodi di quasi totale assenza di sintomi clinici. Nel pastore tedesco, purtroppo, si assiste spesso ad una cronicizzazione dell’infezione con esito letale.
La diagnosi viene formulata a seguito di specifici test di laboratorio (IFA, Western Immunoblotting, PCR), associati ad analisi volte alla ricerca di specifiche variazioni di alcuni parametri dei valori dell’emocromo e della coagulazione.
Anche qui la terapia è efficace, a patto di intervenire prima che la malattia abbia debilitato eccessivamente l’organismo colpito. Si basa sull’utilizzo di antibiotici quali la tetraciclina, la doxiciclina ed il cloramfenicolo.

Dermacentor

Babesiosi canina (piroplasmosi)
Molto diffusa in Europa, è sostenuta da Babesia canis, un protozoo veicolato da zecche dei generi Rhipicephalus e Dermacentor, che parassitano i globuli rossi causando anemie emolitiche di gravità variabile.
La patologia è purtroppo di frequente riscontro nei cani alloggiati nei canili, probabilmente a causa della presenza di un elevato numero di esemplari in poco spazio, mentre alcuni Autori sostengono che questa malattia sia particolarmente frequente nei levrieri.
Come quasi tutte le altre patologie protozoarie, la sintomatologia e la gravità sono dipendenti dalla reazione del sistema immunitario del cane. Dopo un periodo di incubazione variabile da dieci giorni a tre settimane, i reperti dell’esame clinico degli animali colpiti dalla forma acuta sono solitamente non specifici ed includono febbre elevata e mucose pallide, mentre petecchie, ittero ed ingrossamento di fegato e milza sono occasionali. Quando si presenta in forma cronica, la babesiosi causa invece febbre intermittente, perdita di peso ed anoressia.
La diagnosi di laboratorio viene eseguita con test IFA di buona attendibilità.
La terapia ha risultati variabili in relazione allo stato immunitario dell’animale ed è basata su diminazene aceturato, fenamidina isetionato ed imidocarb, tutti farmaci caratterizzati da notevole tossicità sia locale che sistemica, quindi possibili cause di numerosi effetti collaterali.

Credo di avervi terrorizzati a sufficienza, ma sono convinto che un minimo di terrorismo sia necessario per evitare l’evitabile ai nostri cani. Vediamo perciò come prevenire queste malattie, ricordando che così come una rondine non fa primavera, una zecca non fa malattia…ma se Pucci non la prende del tutto, è meglio!
Innanzitutto un dato: è dimostrato che una zecca infetta comincia a secernere saliva (con funzione anticoagulante ed anestetizzante) non prima di due ore dal momento in cui inizia a succhiare e che questa secrezione raggiunge il suo massimo in circa settantadue ore.
Ora, dato che eventuali microorganismi si trovano proprio nella saliva, è chiaro che la possibilità di contagio da parte di una zecca infetta è inversamente proporzionale al tempo che un eventuale antiparassitario impiega a far secca la zecca stessa: più rapido è l’antiparassitario, meno schifezze la zecca attaccherà al cane.
E questo è il fulcro del discorso: trattate i vostri cani.
Trattateli quando vedete zecche in giro, ma trattateli anche se non ne vedete, per evitare che ne prendano.
Di prodotti validi in giro ce ne sono tantissimi: dagli spot-on che associano la profilassi antifilaria alla protezione dai parassiti esterni, ai classici collari impregnati; dagli spray alle soluzioni utilizzabili anche negli ambienti frequentati dal cane.
Chiedete al vostro Veterinario come prevenire le infestazioni da zecche, tempestatelo di domande finché non vi sarà tutto chiaro…e non fatevi bastare il foglietto illustrativo del primo antiparassitario trovato al supermercato.

 

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16 Commenti

  1. vorrei avere una risposta ad una domanda se è possibile…può una zecca se non è rimossa adeguatamente portare un cane alla paralisi delle zampe posteriori ed infine alla morte istantanea?

    • @Antonio: non proprio. O almeno , non in quanto “non rimossa adeguatamente”.
      Le zecche portano malattie come quella di Lyme, per esempio, che causano una poliartrite, anche grave: se non curata può portare anche febbre, problemi neurologici ecc. : ma basta che la zecca si sia attaccata e la malattia si può trasmettere, anche se poi viene rimossa completamente. Di paralisi e morti instantanee per morsi da zecca non ho mai sentito parlare, ma potrebbe sfuggirmi qualcosa. Magari i nostri lettori vet possono essere più precisi su questo punto. In ogni caso, se una zecca (non portatrice di malattie) non è rimossa adeguatamente, tutto quel che succede è che la testa rimane nella cute e si incista. Può anche causare un’infezione, ma niente di così drammatico come paralisi e morte.

    • Rosa, se si salverà non lo possiamo certo sapere (tanto meno da lontano)… io posso solo fare tanti auguri di pronta guarigione al tuo cane, e sperare che il tuo vet sia in grado di trovare le cure più adeguate anche per queste nuove complicazioni che sono insorte.

    • Quando l’hai applicato, il buon prodotto? Magari l’azione è finita…oppure la zecca si era appena attaccata e non aveva ancora subito l’azione…oppure il buon prodotto non funziona più :-(… perché pulci e zecche hanno questa bella abitudine di sviluppare resistenza contro tutti gli antiparassitari, prima o poi. E infatti ogni tot i produttori devono modificare la formula, perchè altrimenti anche i prodotti migliori non servono più a nulla.

  2. Mia sorella sta per adottare una setterina di 8 mesi da un canile campano.
    Quando ha chiesto se era già stata sterilizzata e se le erano state fatte le analisi per la leishmania o filariosi o altro, sono stati un po’ evasivi. Forse era con loro da poco tempo e non avevano fatto ancora niente. Fatto sta che le è stata diagnosticata l’ehrlichia, e a quanto dicono hanno iniziato già a curarla. Le hanno detto che la cura dovrà durare 21 giorni e che per questo non potranno sterilizzarla e dovrà pensarci lei quando si sarà ristabilita…. -_- (intervento che comunque avrà per mia sorella un costo non indifferente…)
    A parte quest’ultimo aspetto, la sua preoccupazione è che non guarisca del tutto dall’ehrlichia e che la malattia le resti latente e che possa riapparire nel corso della vita della cagnetta…
    Cosa potete dirmi in merito? Sarà potenzialmente “pericolosa” per altri cani rimanendo, magari, portatrice asintomatica di questa malattia?
    Scusate la mia ignoranza, ma vorrei avere qualche info aggiuntiva. Grazie.

    • L’erlichiosi si cura con trattamento antibiotico e se la forma non è troppo grave (dipende da un sacco di fattori: età, condizioni generali ecc.) la prognosi è favorevole e definitiva. Non è pericolosa per gli altri animali, perché non è contagiosa: è trasmessa solo dalle zecche.

      • …beh, la cagnetta immagino sia debilitata dall’abbandono e probabilmente un po’ stressata dall’attuale stallo in canile, ma è giovane e comunque le hanno detto che è in forma leggera….
        Meno male, va!
        Grazie per la risposta!!!!

  3. il mio carlino maschio di 3 anni l’altro giorno faceva fatica a mantenersi dritto mentre faceva pipì, oggi invece sempre proprio non reggersi sulle zampette posteriori. cosa può essere. viviamo in campagna quindi prende cardotek compresse tutti i mesi e expot antiparassitario.

  4. Io giorni fa ho trovato una zecca sul mio cane .su due piedi forse stupidamente ho versato sopra essa una goccia di frontLine, ora sul posto della zecca c è una super crosta sembra che la testa della zecca sia entrata.che devo fare?

  5. Utilizzare Alcol è assolutamente sconsigliato perché può indurre la zecca al vomito, veicolo di possibili infezioni. La cosa più efficace sarebbe l’etere (avendolo), altrimenti olio di oliva che facilita l’estrazione

  6. Buongiorno. sono preoccupata per il mio cane. negli ultimi tempi malgrado trattamenti vari gli ho tolto diverse zecche (con la meravigliosa apposite pinzetta) purtroppo l’utima ieri pomeriggio, e venuta via male ed e rimasta una parte attaccata. adesso sembra secca non c’e pus ne arrossamento ho disinfettato a fondo la zona ma non so cos’altro fare

    grazie dell’aiuto!

  7. […] Il problema maggiore dell’infestazione da zecche però sta nel fatto che possono rappresentare un’importante veicolo d’infezione per alcune gravi malattie che si possono manifestare con febbre, inappetenza, anemia, emorragie (ematuria), epistassi, perdita di pelo, difficoltà deambulatorie, encefalopatie, sintomi neurologici (convulsioni, crisi epilettiche) e in casi estremi possono portare anche alla morte. http://www.tipresentoilcane.com/2011/05/08/le-malattie-da-zecche-nel-cane/ […]

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Laureato a Bologna nel 1997, per due anni sotto la guida del Prof. Antonio Venturini ha approfondito argomenti di chirurgia presso la Facoltà di Medicina Veterinaria. Perfezionato in omeopatia presso la scuola triennale della S.M.B. Italia, già radiografista autorizzato da Ce.Le.Ma.Sche. per la ricerca ufficiale delle malattie scheletriche del cane, dal 2000 svolge la libera professione come socio fondatore e direttore sanitario dell’Ambulatorio Felsina. Argomenti di maggiore interesse: Ortopedia, chirurgia generale, medicina d’urgenza, alimentazione. Ama: i suoi tremila cocker inglesi, la pesca, i computers e la fotografia. Odia: lavare i ferri e alzarsi presto (a meno che non si vada a pescare).