ATTENZIONE: questa serie di articoli intende spiegarvi cosa vi metterete “davvero” in casa se decidete di prendere un cane di una certa razza. Per scoraggiare gli appassionati? No: per scoraggiare gli acquisti impulsivi e istintivi. I “veri” appassionati, anche conoscendo bene i pro e i contro di una razza, non cambieranno mai idea. Ma chi si butta a testa bassa è meglio che la cambi “prima”, piuttosto che stufarsi del cane “poi”.

Cane bagnato, cane fortunato!
Questa è l’essenza stessa del termine “retriever”: e il Golden è un retriever, appunto. Ovvero un cane da riporto, con particolare attitudine per il riporto in acqua.
In quattro parole: un cane da lavoro.
Invece il Golden, purtroppo, è diventato un “cane di moda” (insieme al “cugino” Labrador) e troppo spesso viene acquistato da persone che non sanno neppure cosa sia un retriever.
Sanno che è un cane dolce, tenerissimo, buono con i bambini…e a loro tanto basta.
Ma non basta al cane!
Se davvero amiamo gli animali, se non ne abbiamo voluto uno solo per accontentare i bambini (che tra due mesi, finito l’entusiasmo per la novità, sapranno a malepena di averlo), ma perché desideravamo davvero un amico a quattro zampe… allora dobbiamo informarci bene su quelle che sono le reali necessità di un retriever.
Che NON è nato per fare il “peluche” di casa e tantomeno il “nano da giardino”: per essere felice lui ha bisogno di ben altro.
Diamo un’occhiata alla sua storia per cominciare a capire qualcosa di più su questa splendida razza.

ORIGINI E STORIA
“C’era una volta un Lord inglese che una sera, recandosi al circo, vide dei fantastici cani dal mantello d’oro: se ne innamorò, venne a sapere che i cani venivano dalla Russia e dopo una lunghissima trattativa con i proprietari, che erano cacciatori di pellicce, riuscì ad aggiudicarsene una coppia (secondo altre versioni due coppie, o addirittura otto cani). Li portò quindi a casa sua e cominciò ad allevarli…”
Questa simpatica favoletta, avvalorata dalla presenza in Russia di cani da riporto dal mantello dorato (i setter russi), rimase a lungo in auge tra i fans del Golden, a cui piaceva molto la leggenda dei misteriosi cani dall’origine esotica.
La realtà, però, era completamente diversa e venne alla luce negli anni ‘50, quando i libri di allevamento del Lord inglese (che esisteva davvero, e si chiamava Lord Tweedmouth) vennero ritrovati da un suo pronipote.
Su quei libri erano segnati tutti gli incroci e tutte le nascite a partire dal 1868, quando Lord Tweedmouth decise di creare una nuova razza partendo da Nous, un retriever giallo, e da Belle, una Tweed Water Spaniel (razza ormai estinta) dal pelo marrone.
Nous, nato nel 1864, era stato acquistato a Brighton ed era figlio di due Wavy Coated Retriever, entrambi neri (il Wavy Coated è il progenitore diretto dell’attuale Flat Coated Retriever).
Da questo primo incrocio nacquero quattro cuccioli gialli, un maschio e tre femmine, che possono essere considerati i primi Golden (o quasi) della storia.
Il “quasi” è dovuto al fatto che più tardi altre razze, come setter irlandese e bloodhound, ntervennero nella selezione; ma già la prima cucciolata mostrava caratteristiche molto desiderabili, tant’è vero che il Lord tenne due cagnine per sé (Cowslip e Primrose) ma cedette il maschietto (Crocus) a suo figlio e la terza cucciola (Ada) a suo nipote, anch’egli allevatore.
E’ certo che la famiglia di Lord Tweedmouth, nel giro di pochissime generazione, riuscì a fissare una nuova razza che non aveva proprio nulla di russo…e che non ha mai avuto neppure alcuna parentela con il Labrador, anche se molte persone credono ancora che il Golden sia semplicemente “un Labrador a pelo lungo”.
Io stessa ho definito le due razze “cugine” poche righe fa…ma solo perché sono entrambi retriever! In realtà le loro origini sono completamente diverse e, come vedremo tra poco, è piuttosto diverso anche il carattere.
Ma per ora restiamo alla storia, scoprendo che i “cani d’oro” di Lord Tweedmouth piacquero molto ai cacciatori dell’epoca: quindi fiorirono diversi allevamenti (tutti basati su riproduttori di Tweedmouth) che portarono la razza alla prima iscrizione in un Libro Origini ufficiale.
Essa arrivò nel 1913, quando la razza venne chiamata “Golden or Yellow Retriever” (prima di allora i cani erano sempre stati registrati come “Flat Coated gialli”).
Nel 1920 la denominazione venne cambiata in quella attuale di “Golden Retriever” e venne anche redatto il primo standard, a cura del
primo Golden Retriever Club: ma ci vollero altri quarant’anni prima che il Golden venisse riconosciuto dal Kennel Club inglese come nuova razza.
Questo avvenne infatti nel 1960, quando in realtà il Golden – passato attraverso due guerre mondiali – aveva subito un bel po’ di danni quantitativi e qualitativi.
Solo a partire dagli anni ‘80 si può dire che la razza sia tornata in piena salute, anche se oggi – divenuto “di moda”, come dicevamo – rischia di nuovo grosso: è innegabile che, in cinofilia, la moda riesce a fare più danni di una guerra!
Lasciando perdere gli “pseudogolden” allevati dai soliti cagnari che sono saltati fuori un po’ ovunque, e non citando proprio i cani dell’Est che somigliano a un Golden come io assomiglio a Sofia Loren, possiamo comunque dire che morfologia e doti caratteriali oggi sono ben fissate, anche se si nota ancora una leggera eterogeneità nelle diverse linee di sangue.
Fortunatamente molti Club, in tutta Europa e anche in Italia, stanno facendo del loro meglio per “salvare” la razza dai rischi dell’eccessiva
popolarità: purtroppo non è facile, quando la richiesta diventa così pressante, tenere sotto controllo la riproduzione nel suo insieme…ma ci
sono molti allevatori seri che si danno veramente da fare per evitare il peggio, tenendo sotto controllo la salute – per prima cosa – e poi bellezza e carattere.
“Purtroppo”, tra virgolette, proprio il carattere del Golden è la causa principale della sua diffusione: quando le masse hanno scoperto che si trattava di un cane docile, duttile, amichevole, intelligentissimo e facile da addestrare…si sono buttati tutti a pesce.
Ma queste doti caratteriali erano state selezionate per creare un cane da lavoro, e nella fattispecie un cane da riporto. Il Golden ha questo nel suo DNA: non ha il ruolo di “cane da divano”. E per quanto sia dolce e buono…se viene costretto a vivere sempre e solo tra quattro mura diventa un cane stressato e infelice.
Per questo continuo e continuerò a ribadire che il Golden DEVE ASSOLUTAMENTE LAVORARE.
Questo non significa che debba andare per forza a caccia: ci sono mille modi per farlo vivere bene senza ammazzare alcun animale.
Però non può e non deve stare senza far niente, perché questo significa snaturarlo e mancargli di rispetto.

CARATTERE ED ATTITUDINI
Uno dei motivi che hanno scatenato la popolarità del Golden è stato sicuramente il celeberrimo spot della carta igienica, in cui il cucciolo – a dire il vero – era un Labrador: ma siccome sono in pochi a distinguere le due razze, e tantomeno i cuccioli, la “fortuna” (che dal mio punto di vista è jella nera, visti i danni che fa la moda) è arrivata per entrambe.
Cominciamo allora col dire che un retriever non fa così solo da cucciolo, con la carta igienica o con qualsiasi altra cosa che si possa prendere in bocca: lo fa per tutta la vita, se non viene educato correttamente.
E non perché sia “dispettoso” (i cani, non finirò mai di ripeterlo, NON sanno cosa sia un “dispetto”), ma perché il retriever “è” un eterno cucciolo, che non perde mai la gioia di vivere e la voglia di giocare.
Lo stesso entusiasmo che lo rende un cane felice di lavorare e di rendersi utile, purtroppo, può diventare assai seccante se il cane non ha modo di sfogare le sue energie e la sua festosità in qualcosa di costruttivo: in questo caso sarà “costretto” a spargere carta igienica, a riportare vasi cinesi, a masticare tappeti e così via.
E se il padrone si lamentasse andrebbe preso a calcioni (lui, non certo il cane!), perché non ha capito che tipo di cane si stava mettendo in casa e non è stato in grado di gestirlo come un retriever anziché come un peluche.
Esagero? Sentite qua.
Tempo fa, nella sala d’attesa del veterinario, ho conosciuto un proprietario di Golden che ripeteva continuamente “ma chi me l’ha fatto fare, ma chi me l’ha fatto fare”…
Incuriosita, visto che il cane sembrava tranquillissimo, gli domandai perché parlasse così: lui rispose con un elenco tragicomico di drammi,
disastri, distruzioni e affini. Roba da terza guerra mondiale.
Mi spiegò che il cane non aveva assolutamente nulla, stava benissimo: ma veniva portato ogni tanto dal veterinario perché solo in sala d’attesa – avendo paura del dottore – si metteva tranquillo e permetteva al proprietario di riprendere fiato per mezz’oretta!
Cercando disperatamente di non ridergli in faccia, a quel punto, domandai come vivesse il cane: e la risposta mi fece rizzare i capelli.
Viveva praticamente in un kennel, perché fin da cucciolo aveva avuto il vizio di riportare tutto: normale, essendo un Golden…solo che
lui aveva preso la cosa in senso un po’ troppo lato.
Tra i “riporti” più eclatanti che ricordo c’erano stati quello di un ferro da stiro acceso (preso per la maniglia, quindi senza danno per il cane, ma lasciato poi cadere su un piede della padrona…), quello di una bottiglia di salsa di pomodoro (che si era rotta quando l’aveva mollata) e quello di una bottiglia d’olio (idem).
In più “riportava” regolarmente la bambina di casa, prendendola per una mano o per un braccio e trainandola fino al genitore più vicino. La bambina, che era piccolissima, non sempre era disposta a farsi “riportare”: quindi faceva resistenza ed era piena di lividi su mani e braccia.
Da qui la decisione di relegare l’animale in kennel per gran parte della giornata, cosa che ovviamente faceva scattare crisi di gioia compulsiva ogni volta che la porta veniva aperta…con conseguenze facilmente immaginabili.
“Ma avete mai pensato di fargli fare un corso per retriever? Di insegnargli qualche comando, giusto l’educazione di base…e soprattutto a riportare un dummy, anziché tutto quello che trova per casa?”
“Un che?” rispose lui, sgranando gli occhi.
Ora, io capisco che si possa prendere un retriever perché si è visto un buffo cucciolo in televisione e si è partiti a testa bassa senza chiedersi nulla: è follia pura, okay, ma succede (e sappiamo tutti che succede fin troppo spesso).
Ma santo cielo…almeno dopo che l’hai preso, come fai a non informarti un po’, a non cercare di capire che tipo di cane hai e cosa devi fare per vivere bene con lui?
Come fai ad avere un retriever da due anni (questa era l’età del cane in questione) e a non sapere nemmeno che cos’è un dummy?
Se non lo sapeste neanche voi (il che è normalissimo se NON avete retriever in casa), vi spiego subito che il dummy è lo speciale riportello morbido che si usa per addestrare questo tipo di cani.
Ci sono dummy di vari tipi e misure, dai semplici “salsicciotti” di tela morbida a quelli che possono galleggiare e a quelli ricoperti di pelo: ci sono anche gare di riporto che si effettuano esclusivamente con l’uso dei dummies, senza sparare a nessun animale ma garantendo al cane la piena espressione delle sue attitudini e delle sue doti venatorie.
Il dummy, insomma, sta al retriever come le pecore stanno al border collie, o la manica al pastore belga: è il suo strumento di lavoro per antonomasia.
Poi, se proprio non ci si appassiona al riporto (ma allora perché, perché prendersi un retriever?), si può anche “dirottare” il cane verso altre discipline: ci sono golden bravissimi in agility, golden che fanno freestyle, golden da protezione civile, da obedience… praticamente da TUTTO, esclusa solo l’utilità/difesa che proprio non è la disciplina più adatta a questo tipo di cane (e non perché servano “cani cattivi” in UD, ma perché servono cani con il morso tenace e potente, mentre i retriever sono selezionati per avere il morso “morbido” tipico dei cani da riporto, che non devono danneggiare la selvaggina). E se proprio si avesse il fondoschiena così pesante da non aver voglia di alzarlo per portarlo fino a un campo di addestramento…si può insegnare al cane a riportare le ciabatte, o il giornale, o quello che vi pare. Ma non si deve MAI lasciare l’iniziativa a lui, perché altrimenti sarà del tutto logico che vi riporti il ferro da stiro o una figlia recalcitrante.
“E pensare che l’avevamo preso proprio perché è una razza buona con i bambini – sospirò il signore della sala d’attesa alla fine della
descrizione della vita d’inferno che stavano facendo con il cane – Volevamo che crescessero insieme…e invece adesso mia figlia si
mette a urlare e a piangere ogni volta che lo liberiamo”.
“Ettecredo, povera piccola” – pensai io.
Venire utilizzata come “sostituto dummy” non è sicuramente il massimo.
Essendo stata a mia volta “riportata” da diversi cuccioli e cuccioloni di golden e labrador so che l’esperienza, pur essendo divertente, è piuttosto fastidiosa: i denti, per quanto “morbidi”, sono sempre denti!
E per una bambina di due o tre anni la cosa dev’essere veramente traumatica.
La mia conversazione con il signore-che usava-la-sala-d’attesa-come-calmante durò ancora pochi minuti, perché poi venne il mio turno di entrare dal veterinario: in quei pochi minuti, però, riuscii ancora a scoprire che il cane non era mai stato portato a nessun campo “perché
loro amavano il cane e non volevano che venisse picchiato”.
Così toccò a me, stavolta, sgranare gli occhi e rispondere: “Non volevate CHE COSA!?!”
Ma non era la prima volta (purtroppo) che mi succedeva di trovare persone che vedevano il campo di addestramento come una sorta di sala delle torture per cani: quindi non persi molto tempo a stupirmi e mi lanciai subito in un’accorata disquisizione sul fatto che un buon campo di addestramento è esattamente l’opposto: ovvero una sala giochi, un parco dei divertimenti, un luogo in cui il cane non vede l’ora di tornare ogni volta che può! Solo in alcuni sciagurati casi si trovano ancora “domatori” che pensano di poter educare i cani con la violenza, ma quelli basta evitarli (e possibilmente denunciarli).
A quel punto toccava a me e la conversazione finì lì: quando uscii dall’ambulatorio signore e cane se n’erano andati.
Non li rividi mai più, quindi posso solo sperare che le mie parole siano servite a qualcosa; ma ho raccontato questa storia soprattutto per far capire come anche il cane migliore del mondo possa diventare una specie di incubo per una famiglia inadatta/impreparata… e come i pregiudizi possano completare l’opera, impedendo alla stessa famiglia di porre rimedio ai propri errori.
Concludendo: se volete un Golden guardatelo come cane da lavoro e MAI come “giocattolo per bambini”, “compagno ideale per persione
anziane” e così via.
Può essere tutto questo, anzi è un amico fantastico per tutti, dai più piccini ai nonnetti… ma solo se viene educato correttamente e se ha la possibilità di rendersi utile.
Non importa in quale attività, lavoro o disciplina: l’importante è che ne abbia una.
Ribadito questo punto fondamentale, vorrei ricordarvi anche il Golden è un cane estremamente sensibile; molto più sensibile, per esempio, del Labrador, che invece è piuttosto “tostarello”.
Quindi, se avete bambini, sappiate che un Labrador può prendere smanacciate in testa, ditate negli occhi o tirate di coda dal bambino di casa senza farci molto caso (anche se picchierei i genitori che lo permettono), mentre il Golden potrebbe traumatizzarsi, specie se è un cucciolo.
Il fatto che sia un cane immensamente buono, e che non reagisca praticamente MAI, non vi autorizza a gettarlo in pasto a certi piccoli piranhas di terra.
La stessa sensibilità impone di lavorare con un Golden utilizzando sempre e solo rinforzi positivi, limitando al massimo l’uso delle punizioni ed evitando assolutamente ogni forma di imposizione fisica, anche se “dolce”.
Con un Golden (educato) basta quasi sempre un’occhiataccia per chiarire le cose: però quell’occhiataccia va data, perché questo è anche un cane dall’intelligenza mostruosa. E come tale è prontissimo ad approfittare delle nostre debolezze.
Fategliene passare una e lui la ripeterà per centodue volte circa. E se a un certo punto voi reagirete, lui vi guarderà con quegli occhioni dolcissimi e mortificatissimi, come se volesse chiedervi: “Ma perché non me lo lasci più fare? Se finora ti è sempre andato bene!”. Così riuscirà pure a farvi sentire in colpa…e non a torto!
Altra caratteristica tipica di questa razza: se non siete bravi insegnanti, ovvero se non comunicate nel modo giusto, avrete l’impressione
di possedere un cane completamente idiota.
Sì, perché lui non si sognerà mai di ringhiarvi o mostrarvi i denti, né di scappare lontano da voi: insomma, non farà nulla di quello che altri cani fanno quando vanno in conflitto con il padrone.
Lui “si chiude”…ma non come farebbe, per esempio, un terrier di tipo bull, che mette proprio su l’espressione triste ed imbronciata del cane il cui orgoglio è stato profondamente ferito.
Naaah…troppo facile!
Il Golden continua a guardarvi con la sua aria “sorridente”, continua a far andare la coda a mille, continua a sembrare il cane più sereno del mondo, profondamente innamorato di voi: ma NON VI SI FILA DI STRISCIO.
Gli avete detto “seduto” in tono brusco e scostante, che lui non ha gradito? Resterà in piedi. L’avete chiamato? Non verrà. Però, a meno che non siate profondissimi conoscitori della psiche canina, non riuscirete a capire che il cane è offeso con voi, perché i segnali sono infinitesimali e pure diversi da soggetto a soggetto (conosco un cane la cui massima espressione di fastidio è socchiudere leggermente
gli occhi).
Morale: molti proprietari disperati dicono agli amici di avere “un cane scemo”, un cane che “non capisce niente”…quando in realtà sono solo loro a non capire.
Quindi concludo questa breve disquisizione sul carattere con una verità forse un po’ scomoda da digerire, ma troppo importante per essere ignorata: il Golden sembra un “cane per tutti”, ma non lo è affatto.
Certo, è un cane che chiunque può acquistare senza correre rischi di aggressione (a meno che non lo acquisti da un cagnaro, perché in quei casi non potrà contare su nessuna selezione caratteriale e potrà succedere esattamente di tutto): ma “cane buono” non è sinonimo di “cane adatto a chiunque”.
Il Golden è un retriever, è un cane da lavoro, è un cane intelligente e sensibile…e come tale merita di finire in mano a persone che vogliano impegnarsi per capirlo, educarlo ed aiutarlo a sviluppare nel modo migliore le proprie doti.
In poche parole, che vogliano amarlo nel modo giusto.
Altrimenti, nel migliore dei casi, sarà un cane sprecato…e nel peggiore finirà come nella famiglia dell’aneddoto che vi ho raccontato: non sarà felice nessuno, né gli umani né il cane stesso.

I PROBLEMI DI SALUTE
Poiché mi sono dilungata già troppo sl carattere, vi dico  solo le due cose più importanti.

1. Acquistate un cucciolo SOLO da un allevamento serio, anzi super-serio, che si preoccupi di controllare le malattie genetiche (displasia
dell’anca e del gomito, patologie oculari).
La razza è di moda e nelle razze di moda, che vengono allevate in quantità industriali per soddisfare la richiesta, le malattie genetiche si diffondono sempre a macchia d’olio. Quindi FATE ATTENZIONE, tutto maiuscolo. Cercare di risparmiare qualche euro all’acquisto significa quasi sempre investire il quadruplo in spese veterinarie.

2. Il Golden è un atleta, non una mucca. Se è vero che i cani da acqua devono avere un leggero strato di grasso sottocutaneo che li protegga dal freddo, questo non significa che debbano pesare ottanta chili.
Purtroppo la tendenza “all’ingrasso”, che già abbiamo visto nel Labrador, si sta diffondendo anche nei Golden da show.
Ma è una cosa sbagliatissima: evitatela!

 

 

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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