Stavolta toccherò un solo argomento, che però mi sembra importante: ovvero, il fatto che spesso le razze cambino non perché lo Standard sia stato modificato, ma perché i Giudici vengono influenzati da ciò che vedono sui ring.
Mi spiego con un esempio personalissimo.
Il primo siberian husky che portai in expo non era mio:  era di un cliente che me l’aveva portato ad addestrare perché scappava come un treno ogni volta che lo portava a correre in un prato, e quando andava bene lo recuperava in serata, altrimenti due o anche tre giorni dopo.  Solitamente tornava coperto di sangue, al che il suo umano si terrorizzava (almeno le prime volte), poi lo lavava e scopriva che non aveva neanche un graffio.
In compenso poi si sentivano voci su un misterioso “lupo o forse orso” che aveva devastato il pollaio X o fatto fuori mezzo gregge al pastore Y, “casualmente” proprio in quella zona lì.
Il cane si chiamava Aslak ed era il primo husky che vedevo in vita mia (era la fine degli anni ’80).  Giudicato col mio metro di adesso, lo definirei una grossa mucca bianca e nera con gli occhi azzurri, con pochi angoli davanti e troppi dietro, senza un briciolo di classe, con una coda orrenda e un pessimo movimento: ma a quel tempo me ne innamorai perdutamente.
Ci lavorai sopra due mesi filati (bilancio: un pollaio fatto fuori quasi per intero, una pecora sgozzata e una capra salvata in extremis dall’attacco ma morta ugualmente d’infarto, povera bestia) e in quel tempo mi innamorati perdutamente anche del carattere dei cani nordici (perché alla fine avevo trovato la chiave per farmi obbedire, ed è stata una delle maggiori soddisfazioni della mia vita cinofila). Infatti decisi di allevarli.
Però, carattere a parte, Aslak mi sembrava anche di una bellezza abbagliante: tanto che suggerii al suo proprietario di portarlo in expo.
Lui, che non aveva neanche mai sentito nominare le mostre canine, non sapeva da che parte cominciare: così fui io a presentarlo, a fare tutti i CAC del caso e a vincere trionfalmente l’esposizione di campionato (a quei tempi esisteva ancora) battendo  un ‘immane numero di avversari: due (i siberian husky in Italia, all’epoca, non è che fossero “pochi”: non c’erano! Li aveva solo la famiglia Agnelli, e i loro riuscivano ad essere ancora più brutti del “mio”).
Non appena Aslak diventò campione, purtroppo, il suo proprietario si fiondò a prendere una femmina (in Finlandia, da dove proveniva anche Aslak) e cominciò a fare cucciolate a ripetizione: nel senso proprio di “una ad ogni calore”, visto che quei cuccioli  così diversi dal solito e così particolari si vendevano come il pane.
Per questo motivo, ovviamente, litigammo di brutto ed io non presi da lui la mia prima cucciola: altrimenti è probabile che sarei partita proprio con una bella muccona bianca e nera.
Invece, fortunatamente, mi feci passare la cotta accecante (oltre al nervoso) e mi misi a ragionare da allevatrice: cominciai a studiare la razza, le sue origini, la sua storia, la sua evoluzione  (trovando quasi esclusivamente materiale in inglese, lingua che io parlo come Luca Giurato parla l’italiano, e facendo quindi una fatica bestiale).
Scrissi (male) a mezzi Stati Uniti e mi feci mandare uno sproposito di copie del “Siberian quarterly”, una rivista esclusivamente dedicata alla razza, che impiegò mesi ad arrivare…ma quando finalmente ebbi in mano le mie copie e cominciai a sfogliarle con gioia febbrile…mi trovai di fronte una razza completamente diversa da quella che conoscevo io!
Com’è che erano così piccoli? (Aslak sfiorava i 65 cm al garrese, tipo pastore tedesco: a me pareva normale, visto che allevavo proprio quelli, ma in realtà era un filino fuori taglia).
Com’è che la coda non gli faceva quella bella  giravolta sulla schiena?
E soprattutto, perché – con poche eccezioni – non avevano quei begli occhioni azzurri?!?
Nel corso delle mi affannose ricerche (nel senso che cercavo di capirci qualcosa) ebbi l’immane botta di c… di trovare un’allevatrice italo-americana, che non solo parlava italiano (non avete idea del mio sollievo…), ma avendo la famiglia di origine a Pavia faceva continuamente  la spola tra Stati Uniti e Italia. Lei si offrì di portarmi una cucciola figlia di due suoi campioni che aveva appena accoppiato, ed io accettai con entusiasmo.
Sì, sì, dai, che bello! Solo, per favore… che abbia gli occhi azzurri!
Ovviamente, con gli occhi azzurri,  non ne nacque neppure uno.
Morale della favola: io mi ero innamorata di un cane più o meno così  (purtroppo non ho conservato foto di Aslak: ma il tipo all’incirca era questo..sempre che riusciate ad immaginarlo con una testa molto più grossolana, con la coda che appoggia sul dorso e con un posteriore iperangolato, da pastore tedesco):

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La cagnina che mi portai a casa era fatta così (questa non è “simile a”: è proprio lei, la Snowwhite, capostipite del mio allevamento):

U-GUA-LI, vero?
Sta di fatto che, una volta cresciuta la cucciola, la portai in expo, a un’internazionale,  in classe Giovani: e lì ebbi un’altra botta di c…, perché la giudice era americana.
Visto che gli altri concorrenti (sempre pochi, sia chiaro!) erano più sul tipo di Aslak … la Snow,  a nove mesi appena compiuti e alla sua prima uscita in assoluto su un ring, si beccò l’Ecc. I e il Migliore di Razza (CAC e CACIB no, ma solo perché era in classe Giovani: altrimenti mi avrebbe dato anche quelli).

Expo successiva, nazionale, un mesetto dopo: io entro sul ring tirandomela ogni oltre limite di tiraggio umano, e la classe è sempre quella. Stessi cani (anche perché c’erano solo quelli, in Italia), stessi conduttori (che io guardo dall’alto in basso, quasi compatendoli)…ma cambia il giudice, che stavolta è  italiano.
Risultato: MB terzo (giusto perché eravamo in tre).
Motivo di tale discrepanza nei giudizi?
Molto semplice: la giudice americana era abitata a vedere cani come il mio, e quelli degli altri italiani le facevano venire il mal di pancia. Il giudice italiano aveva visto sempre e solo cani come gli altri, e la mia non solo gli faceva venire il mal di pancia: non gli sembrava nemmeno un husky!
Per fortuna, proprio in quel periodo, altri allevatori scoprirono che la razza, dopotutto, era americana e che non era una cattiva idea quella di  importare cani dagli Stati Uniti. Quindi, nel giro di un annetto, gli husky cominciarono a somigliare tutti alla Snow (e meno male, perché così quel MB rimase l’unico sul suo libretto).
A quel punto io scoprii anche una cosina che, da povera ingenuotta, non avevo neppure preso in considerazione: se importi un cane dal Paese d’origine di una razza poco nota, pubblicizzalo a tutto spiano!
Appendi i manifesti con i risultati dei genitori, dei nonni e dei bisnonni. Fai sapere  in giro, mooolto casualmente, quanto l’hai pagato (se è un cane americano o giapponese, tranquillo che la cifra farà sicuramente effetto).

A parte quest’ultima considerazione, comunque, c’è da dire che la Snow (come gli altri cani americani che man mano arrivarono) stava perfettamente nello Standard, mentre per farci rientrare Aslak  serviva un notevole sforzo interpretativo.
Però, a parte cose “lievemente” eclatanti come l’altezza (per un maschio di siberian husky il massimo sono 60 cm… e già son già tanti, non ci arriva quasi nessuno), se uno legge lo Standard non è che si renda proprio conto di quale sia il tipo più corretto.
Una volta che le misure e i rapporti ci sono, che gli angoli sono più o meno quelli, che la coda è portata correttamente… il cane della foto in alto è un husky, esattamente come quello della foto sotto.
E’ altrettanto evidente, però, che in foto sembra di vedere due razze diverse.
E se paragoniamo la Snow ai cani che girano sui ring di oggi, ne troveremo una terza, ancora diversa.

Perché succede ciò? Semplice: perché gli Standard non sono fotografie.
Quelli italiani in realtà sì, nel senso che esaminano ogni singolo centimetro, ogni pelo, ogni angolo con precisione millimetrica, e ti descrivono tutto perfettamente (col risultato che, molto spesso, i cani non ci arrivano neanche vicino, perché  un cane COSI’ perfetto non esiste): ma gli standard americani lasciano ampi, ma proprio amplissimi spazi all’interpretazione del Giudice. Non parliamo poi degli Standard inglesi, che  poco che dicano “il cane deve avere quattro zampe e una coda, fine”.
A quel punto il Giudice, pover’uomo, cosa può fare?
Ovviamente non può che farsi un’idea basandosi su quello che vede ogni domenica: indipendentemente dal fatto che quello che vede sia più o meno vicino all’idea che si era fatta leggendo lo Standard (ammesso e non concesso che l’abbia letto).
Ma a questo punto può succedere che l’allevatore Pinco, che ha in casa quaranta fattrici e sforna duecento cuccioli all’anno, porti sui ring di tutta Italia un’overdose di cani suoi.
Il doppio, il triplo, il quadruplo dell’allevatore Pallino, che invece di fattrici ne ha tre e può presentare, quando va bene, quattro o cinque cani suoi.
Se Pinco alleva in modo molto diverso da Pallino, succederà che il giudice si troverà di fronte, in una classe, sette cani “di tipo Pinco” e un cane “di tipo Pallino”.
Secondo voi, quale gli sembrerà quello giusto?
Bravi, avete indovinato.
Risultato? I cani di tipo Pinco saranno quelli che vincono di più, quelli che fanno i campionati, quelli che arrivano sul ring d’onore; quindi i cani di Pinco faranno più monte, quindi  i cani di tipo Pallino diventeranno sempre più rari e sembreranno sempre più sbagliati a un numero sempre crescente di giudici.
Alla fine la razza X verrà identificata SOLO nel tipo Pinco, e Pallino dovrà adeguarsi oppure chiudere bottega.

E’ grave? No, se Pinco è bravo!
Se però quello bravo era Pallino, son cavoli amari.
Se Pinco è un allevatore che bada solo alla bellezza “cosmetica”, se è uno di quelli che, come dico solitamente io, “allevano peli”, e non cani… la razza rischia di prendere una brutta china.
E la tragedia sta nel fatto che “allevare peli” è quasi sempre una scelta vincente, perché sui ring ormai si giudica badando più all’estetica che alla funzionalità.
Così abbiamo gli husky “peluchoni” (che attaccati a una slitta probabilmente sverrebbero, sempre che non scompaiano proprio nella neve perché son diventati pure così tappi che da una neve medio-alta sporgerebbero solo le orecchie ), ma anche i collie dal mantello iperfluente e dalle gambe ipercorte, che dietro a un gregge non riuscirebbero più a correre perché le pecore li seminerebbero in cinque minuti; e anche i labrador obesi, che possono riportare giusto una pallina, basta che non gliela tiri troppo lontano; o  i San Bernardo da 110 chili che sulla neve ormai sprofonderebbero, perché nessun manto nevoso al mondo potrebbe reggerne il peso.
Fanno scena? Assolutamente SI’!
Possono ancora fare il loro lavoro? Assolutamente NO!
Tanto che, quando si tratta proprio di razze “da lavoro”, nate per quello e selezionate da sempre per quello, le linee finiscono per spaccarsi in due: da una parte i cani da show, dall’altra i cani da lavoro.
Razze completamente diverse, tipi completamente diversi, allevatori separati, clienti idem.
E’ già successo nel pastore tedesco, sta succedendo nel pastore belga e nel border collie… nel rough collie no, perché i cani da lavoro non esistono praticamente più.
Se vuoi ancora un collie “fatto a cane da pastore”, devi cercarti uno smooth: che però, avendo il pelo corto, non piace e quindi ha diffusione zero, o quasi.
Il rough collie da lavoro è una razza praticamente estinta: alla faccia di Lassie.

Rimedi?
Non ne ho. Neanche utopistici come quelli che ho presentato (o meglio, “vagheggiato”) per gli altri problemi.
Non ne ho anche perché gli Standard, se vogliamo proprio dirlo papale papale, son malfatti.
Troppo generici, con troppa libertà di interpretazione: esclusi quelli italiani, appunto…che però esagerano dal lato opposto e quindi, visto che nessun cane riesce a rispecchiarli in pieno, lasciano nuovamente molta libertà di interpretazione.
Anche qui, alla fin fine, sono gli allevatori a decidere la razza: e in alcuni casi la disfano letteralmente.
Provate a leggervi lo standard del mastino napoletano, tanto per dirne una, e poi guardate i cani di oggi.  Non sono “lo standard”,  ne sono l’esasperazione: a volte, oserei dire, la caricatura. Però vincono.
Sono cani che ormai, se dovessero inseguire un malintenzionato, farebbero dieci metri prima di schiantarsi al suolo con la lingua fuori (sai che cani da guardia, eh…).
Però hanno delle teste che pesano settanta chili l’una, e va bene così: il resto del cane è un optional.

In un commento all’articolo di ieri, un amico (che è anche un nostro collaboratore) ha scritto più o meno così: “Lasciamo in pace chi si diverte con le expo esclusivamente cosmetiche, e proviamo a cercare un’alternativa per il lato zootecnico. Perché le expo ormai sono così e non c’è rimedio”.
Probabilmente ha ragione (anzi, quasi sicuramente): ormai indietro non si torna, anche perché ci sono troppi interessi in ballo.
Però questo mi sta bene solo fino al punto in cui una razza non viene completamente snaturata, rovinata, assassinata.
Quando invece succede, io non riesco a pensare “lasciamoli stare, se son contenti così”. Perché saranno anche contenti gli espositori con le loro coppette: ma i cani proprio no.
Non credo che nessun cane possa essere felice di non poter più respirare, da tanto corto che gli hanno fatto diventare il muso; o di non poter più correre. E magari neanche di avere addosso dieci chili di lacca per far stare in piedi trenta chili di pelo cotonato.
Un limite DEVE esserci, dei paletti bisognerebbe metterli.
E qualcuno, prima o poi, dovrebbe fissarli.

 

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25 Commenti

  1. Valeria, “ha ragione”, senza “(quasi sicuramente)”.

    Cinofilia espositiva e sportiva oramai sono mondi completamenti separati: i primi non calchereanno mai l’erba di un campo di addestrmento ed i secondi andranno in esposizione solo per l’MB di ordinanza e/o per un LIR

    • @Mczook: umpf… il “quasi” era una pia illusione… non mi togliere anche quella!
      Però, ragazzi, questa storia è un po’ come quella della politica: “ormai è così, cosa vuoi farci”…. cosa vuoi farci?!?
      Mettiamoci d’accordo in mille, che con la rete è facilissimo: Grillo ci ha costruito un movimento politico, noi non possiamo costruirne uno cinofilo?
      Mettiamoci d’accordo e mandiamo una mail all’ENCI con mille firme, chiedendo che esista, almeno “in aggiunta” se non “al posto di”, un giudizio cinotecnico in expo.
      Una “sezione riservata” a cani di cui si possa vagliare la progenie, che presentino i certificati medici ecc. ecc. . Che vengano valutati in base all’effettiva possibilità di svolgere il lavoro per cui sono nati.
      E se l’ENCI non ci caga, stiamo tutti a casina per un anno, senza iscrivere neanche mezzo cane a una expo “cosmetica”.
      Se si facesse qualcosa del genere, scommetto che le cose cambierebbero!
      Il problema è trovare mille allevatori davvero “cinofili”…questo sì.

  2. Ecco, sotto questo aspetto i tanto bistrattati allrounder teoricamente dovrebbero dare piu’ garanzie dei cosiddetti specialisti. Dico teoricamente perché si presuppone che l’allrounder sia diventato tale veramente per competenze tecniche e non solo per meriti di anzianità… e che si sia letto veramente gli standard.
    Un giudice specialista, essendo allevatore ancor prima di giudice può essere portato a premiare i cani simili a un suo ideale che può a volte discostarsi dallo standar.
    Un allrounder veramente preparato di fronte a un cane di sessantacinque centimetri, sapendo che lo standard ammette un massimo di cinquantanove potrebbe benissmo dire “un momento, tiriamo fuori il cinometro?”… poi magari i veri amatori non accettano, fischiano…. si dirà che lo standard “va interpretato”, si proporrà di rivderlo… ma il rischio deriva verso il modello di chi conta di piu’ è arginato…. se avessi tempo la quarta parte la scriverei io :DD …

    • @Denis: lo troveresti, invece (o “anche”…) il tempo di scrivere qualcosa sulla genetica del mantello tigrato? Un’appassionata di Akita mi ha chiesto di dirti (testuale) che “te lo chiede in ginocchio”. Vedi tu … 🙂

  3. Di per sé è una cavolata… è eredità semplice mendeliana. Il tigrato domina sul fulvo. Trova tutto qui:

    http://www.millenniumdogs.net/genetica.htm

    L’unico dettaglio è che sui testi moderni il gene tigrato viene indicato con la lettera K (Kbr che domina su k) anziché Ebr, dopo che è allelico col gene responsabile del nero. Ma la sostanza non cambia. Al limite si potrebbe disquisire sulle sue modaltà di espressione e sulla sua interazione con altri geni… magari quello, si’… trovando il tempo.

    • ecco ! mi aggiungo alle ginocchia dell’appassionata di akita ! spiegami un po’ anche se c’è una relazione/interazione tra tigrato e focato.. e se c’è qual’è e com’è… peeeeeeppiaaceeereeee !

  4. @Denis con i giudici allrounder il rischio che si corre è proprio quello di cui parla Valeria ossia non di far vincere il cane più in standard ma quello che il giudice è abituato a vedere.Per quanto riguarda la misurazione poi il problema della taglia è presente anche nella mia razza ma nessun giudice se ne accorgerà se il 99% è fuori e solo il restante è ok.Anzi come mi è capitato quello penalizzato nel giudizio è proprio il cane che rientra nei limiti.

    • @sylvie, il rischio lo corri con gli allrounder rincoglioninti… ma in quanto “rincoglioniti”, non in quanto “allrounder”. Io non sono un giudice e quindi almento per il fatto di non vedere cani tutte le domeniche e di non essere allenato dovrei saperne molto meno della media della categoria… ma ti assicuro che se vedo un volpino (che non è la mia razza) che si avvicina piu’ all’altezza di un cocker che a quella di un kleinspitz, conoscendo gli standard, quando meno mi viene il dubbio che o uno o l’altro.. qualche cosa che non va c’è…. il rischio di accettare per buono quello che si è abituati a vedere almeno *in teoria* è piu’ elevato quando si guarda una razza sola. Se si giudicano tante razze è anche il paragone tra le tante che fa apparire le divergenze dallo standard: se due per due razze è previsto lo stesso rapporto cranio muso, ma nella realtà vedi che non sono uguali…. è abbastanza ovvio che in una delle due lo standard non descrive la realtà effettiva.

  5. E’ sembrato anche a me che giudici specialisti, allevatori da tanti anni di una razza, specialmente se Inglesi e anzianotti, siano molto legati ad un tipo di cane e vedano come fumo negli occhi quei soggetti che, pur essendo eccellenti, non rientrano nei loro parametri di giudizio. Tanto per fermarci alla morfologia!… perché se prendiamo in esame il movimento, allora è difficile capire cosa percepiscano questi giudici. Ma è anche vero, purtroppo, che molti allrounder (nella mia esperienza soprattutto gli Italiani) hanno una visione “sterilmente tecnica”: laddove un Inglese, allevatore e giudice da tanti anni di una razza, parla di “beautiful dog, Excellent balanced head, kind expression,correct lay of shoulder, dead level topline, good turn of stifle,confident and true on the move…” un allrounder Italiano non ottuagenario e con molta esperienza nei ring, parla di “rapporti cranio facciali” e altre amenità tecniche che non rappresentano per niente la terminologia inglese trasposta in italiano, bensì tutt’altra cosa. Secondo me, chi usa una terminologia del genere ad ogni costo e ci è pure affezionato, non percepisce l’essenza di un cane nel suo insieme ma lo giudica, sterilmente e tecnicamente, sommando i vari distretti anatomici. Leggere uno standard e applicarlo al cane non significa saper giudicare. Un giudice, quando i cani entrano tutti insieme nel ring, ha già individuato i cani di maggior qualità, a colpo d’occhio (l’cchio dell’esperienza su quella specifica razza). Vivere e capire una razza non è cosa da poco, e certamente non è cosa da manualetto o standard letto la sera prima.

    • è vero Gianni; leggere un giudizio americano o inglese e leggerne uno cinotecnico è un altro linguaggio; tuttavia se vogliamo avere un confronto lo si può fare soltanto con l’utilizzo di un linguaggio comune dove ‘rapporti cranio facciali corretti’ ha un significato ben preciso, a-personale, su un punto specifico della razza (posto ovviam che nello standard sia indicato), sul quale non è possibile confondersi; un ‘excellent balanced head’ è a) un giudizio ‘personale’ (e non cinotecnico) b) come me lo spiega (se glielo vado a chiedere) quali sono le caratteristiche di ‘exc balanced’ ?
      ho passato giornate con giudici inglesi per farmi spiegare delle cose legate alle proporzioni e NESSUNO è stato in grado di darmi una risposta che fosse univoca, individuabile senza dubbio e tecnica. Piace molto anche a me questo linguaggio ‘easy’ ma non mi insegna niente.

  6. …fatto sta che il giudice “easy” (?) è in grado di giudicare (e bene), il tecnico “cranio-facciale” un po’ meno. Ma davvero c’è bisogno del manualetto tipo quello della lavatrice per giudicare un labrador? una testa pesante si vede, se il cane è lungo o corto di rene si vede, l’inserimento della coda si vede, la cassa toracica (spring of ribs) si vede…l’angolazione della spalla e del posteriore, altrettanto…ecc.ecc. Non credo che, ad es., i golden siano stati mal selezionati, sia in UK che nel resto d’Europa, anzi! eppure sono stati selezionati sulla base dei giudizi all’inglese espressi dagli allevatori-giudici.
    Certo, se uno certi cani li vede una volta ogni tre anni vorrebbe avere uno strumento tecnico nel quale rifugiarsi, ma questa esigenza la sente perché è insicuro e non ha nemmeno tanta confidenza con il senso delle proporzioni e la bellezza funzionale del cane. Insomma, quei cani li ha visti di sfuggita e si comporta, invece che da giudice esperto, da geometra del catasto.

    • 🙂 bella questa del geometra del catasto 🙂 te la ruberò, se posso 🙂 il tuo ragionamento non fa una grinza, ma parte dal presupposto che l’esperto giudice E l’espositore sappiano “dov’è” un rene, da “cosa” dipende l’inserzione della coda, se quell’angolo poco corretto è dovuto a un omero corto (ad es) piuttosto che altro.. e questo vuole che si sappia da cosa è formato un arto anteriore (ad es) . Mi ripeto 🙂 il senso delle proporzioni e la bellezza funzionale non possono essere demandate al solo colpo d’occhio; è importante che ci sia, senza dubbio alcuno, supportato da una base tecnica; “ermejo” è quando si accompagnano .. 🙂

      • @Gianni: il tecnico cranio-facciale o “morfometra” è in grado di giudicare “bene” nel suo genere, cosi’ come il giudice “easy” fa il suo lavoro. Ma a mio avviso sono entrambi importanti e dall’interazione dei due tipi di giudizio, che alle volte possono essere molto diversi, esce la qualità totale del cane. E se i giudizi fossero molto diversi e il “geometra del catasto” è bravo, la cosa dovrebbe far pensare e riflettere. Perché i casi generalmente sono due:
        1) c’è qualche cosa che non va nello standard (ed è anche per questo che gli standard ogni tanto si aggiornano e cambiano). Ci sono effettivamente in circolazione degli standard che richiedono l’impossibile. Valeria ha citato la spalla del pastore tedesco… Io posso parlarti del bolognese che nelle proporzioni corrette richieste (è un cane compatto, non slanciato barboneggiante) stenta a far combaciare i limiti di taglia richiesti per peso e altezza. Allo stato attuale si stanno premiando cani che sono al limite della taglia minima consentita (spesso sotto) e al massimo del peso (a volte sopra). Perché un bolognese non è uno zwergpinscher, ne un barbone. Se misura 30 cm (massimo consentito senza considerare la tolleranza concessa imho eccessiva) e ha le proporzioni corrette pesa piu’ di sette kg, non certo 4. E una bolognese di 2,5 kg o è costruita come un barbone toy, o è notevolmente sotto i 25 forse anche sotto i 22 (che sarebbe la tolleranza assoluta).

        2) la seconda ragione potrebbe essere invece ben piu’ preoccupante: lo standard è giusto, ma sono gli allevatori che non lo rispettano e a forza di dire “una testa leggera si vede” hanno selezionato le teste come quelle dei cavalier king charles inglesi, o dei mastini napoletani italiani e gli altri casi visti nel famigerarato video della bibisì.

        Quindi per me qualche verifica di tipo esclusivamente cinotecnico (ovviamente bravo), magari fatta persino da un giudice che viene dall’altro capo del mondo dove la razza è meno conosciuta e allevata è sicuramente salutare anche quando i famosi allevatori non gradiscono o hanno l’atteggiamento di chi guarda dall’alto al basso (questo non ha capito niente, non lo sa che i golden belli sono come i miei e non c’è bisogno di standard, si vede che sono belli).

        Personalmente poi vorrei anche evidenziare un altro grande rischio del giudizio “easy”, che mi ricorda un po’ i voti che davano a scuola: mentre di fronte a un errore di ortografia, a una costruzione grammaticale sbagliata, a un errore di calcolo o di procedura per risolvere un problema matematico il motivo della valutazione era certo, palese, evidente, inequivocabile e dimostrabile (ti tolgo un punto perché hai fatto un errore), c’era tutta una serie di valutazioni soggettive del singolo profesore… che magari di fronte a due temi entrambi senza errori a uno dava otto e all’altro sei e mezzo perché…. gli piaceva di piu’. Oppure quello che ti dà otto perché ho visto un’esposizione piu’ sicura. Le valutazioni soggettive di fatto sono necessarie ed è effettivamente vero che si può scrivere un tema formalmente corretto ma noioso da leggere e poco efficace nel trasmettere messaggi, ma è anche vero che in caso di valutatori (professori o giudici) non proprio imparziali sono soprattutto queste che permettono le piu’ grandi ingiustizie. Studenti che comunque prendono un voto piu’ di te perché la professoressa bigotta sa che vanno a messa o perché sono figli della collega, cani che passano davanti perché l’haldler è un caro amico, e all’allevatore devo un favore.
        Almeno se queste cose succedono che ogni tanto si abbia qualche elemento oggettivamente valutabile con certezza a testimoniare che si stanno premiando cani corretti.

        Ultima considerazione: io se fossi l’enci o chi per lei, mi preoccuperei di fare al piu’ presto uno “standard” degli standard, da un lato per stabilire dei punti “minimi” che gli standard devono menzionare, attribuendo i giusti limiti di tolleranza salutari al mantenimento del tipo.
        In secondo luogo anche per evidenziare le situazioni a rischio e i limiti assoluti che segnano il confine con la qualità della vita. Ovvero l’altezza massima… oltre un certo limite è incompatibile con la specie. Cosi’ come il peso (anche nei valori minimi) cosi’ come l’angolazione i famigerati rapporti cranio muso…. sono cose troppo importanti (per il benessere del cane in sé, al di là del discorso “razza”) per essere affidate al giudizio opinabile di giudici e allevatori “easy” che vedono che corto è bello, piccolo va bene, oh beautyful dog, lovely, lovely lovely head, excellent.
        (Si’ Amedeo… dicevo a te).

  7. va bene, siamo d’accordo, se un giudice non sapesse dov’è il rene e non sapesse qual’è l’angolazione ottimale della spalla in un trottatore, staremmo freschi. Ma lo standard non dice al giudice dov’è il rene né da quali ossa è formato un arto anteriore. Gli dice invece: testa lunga 4/10 dell’altezza al garrese; la larghezza del cranio, misurata in corrispondenza delle arcate zigomatiche, non supera la metà della lunghezza totale della testa; il muso ha una lunghezza pari alla metà della lunghezza totale della testa, la sua altezza è uguale ai 4/5 della sua lunghezza. A parte che tutto ciò assomiglia alla supercazzola del Conte Mascetti in Amici Miei…ma un giudice che leggesse per la prima volta questa descrizione, si figurerebbe la testa di un Bracco Italiano?
    In expo cosa fanno? prendono il metro da sarta?
    Senza contare che di parametri ce ne potrebbero essere molti altri: il cranio non deve essere più largo della metà della lunghezza totale della testa, ma quanto può essere stretto? Per assurdo un cane con la testa stretta andrebbe bene?
    Mi ripeto, la testa di un golden non è definita da rapporti e percentuali, ma a giro per expo si vedono delle bellissime teste. Da dove sono venute fuori? 🙂

    • il fatto è che per leggere uno standard come quello del bracco (ma non solo) è necessario sapere proprio dov’è un rene, da quali ossa è formato un arto anteriore, dove sono le arcate zigomatiche, quali sono i punti di repere per misurare la larghezza del cranio e dov’è che si appoggia il cinometro per misurare l’altezza al garrese e cosa c’è sotto al garrese; (ecc ecc ecc .. 😀 ) queste info i giudici (italiani, francesi e tedeschi x le mie esperienze) le imparano al corso da giudici e tutte le informazioni assimilate le potranno poi applicare a Ogni standard – un minimo decente – che gli passasse sotto mano.
      dal CHIHUAHUA all’alano un omero è sempre li e un occipite sta in un certo posto e non in un altro… quelli inglesi (almeno x la mia esperienza) neppure sanno dov’è un omero e sopratutto che c’è un osso che SI CHIAMA omero..
      poi come continuiamo a sottolineare, in mezzo la virtù 🙂 non serve sapere tutte le ossa se poi non sai guardare il cane; a poco serve saper guardare un cane se poi non si sa spiegare il Perchè cinotecnico e cinognostico della propria scelta

    • @Gianni: a volte è meglio non sapere qual è l’angolazione ottimale della spalla di un trottatore!
      Ti rammento che per secoli l’angolazione della spalla del pastore tedesco è stata richiesta di 90°, quando una spalla così ce l’hanno forse i bassotti (quando va bene).
      Ancora adesso, se non erro, si parla di “angolo ideale di 90°, in pratica fino a 110°”.
      Io un angolo di 90° nel PT non l’ho MAI visto al mondo, non dico nei miei banalissimi cani, ma neppure nei grandi auslesi e megacampioni di ogni tipo!
      Però dò ragione alla Dani: senza sapere cosa stai valutando (e soprattutto “perché”) perdi di vista la funzione e quindi la cinotecnia: se sai di cosa stai parlando, ma non hai l'”occhio” sulla razza, rischi di prendere per buono un cane che ha tutte le misure al posto giusto, ma con quella razza lì c’entra come i cavoli a merenda. Devi avere entrambe le cose, conoscenze tecniche e “occhio”. Anche perché gli standard lasciano ampi spazi all’interpretazione.
      In un mio vecchio articolo che non ritroverò mai più, scherzando sulle “mie” due razze, anni fa, ho provato a giudicare la foto di un pastore tedesco seguendo lo standard del siberian husky: be’, stando esclusivamente a ciò che diceva lo Standard… l’Eccellente forse no, ma il MB quella povera bestia se lo prendeva comodamente! 🙂
      Provate anche voi e vedrete quante sorprese avrete…

  8. fermi-fermi-fermi! 🙂
    voi vorreste dire che un giudice sacerdote della morfometria (uno braaavo, per carità!) premia un cane fra tanti…e un altro giudice morfometra (un altro braaavo, per carità!) premierebbe lo stesso cane se messo a giudicare la stessa classe con gli stessi soggetti? senza gusti o preferenze personali o altre “interferenze”? mah! sarà così, se lo dite voi 🙂
    Credo che abbiate delle idee pregiudiziali sul concetto di “lovely” o “nice” o “excellent” che si può trovare nei giudizi di allevatori inglesi. Quel “lovely” non sta a significare: giudico-come-cavolo-mi-pare-e-me-ne-frego, checché-ne-dicano-i-vet-che-vogliono-fa’-gli-allevatori. Quel “lovely” sta a significare che in un golden gli assi cranio facciali sono paralleli, che la lunghezza del muso corrisponde a quella del cranio ecc.
    Infatti, mai visto premiare un golden con la testa da pointer o con il muso lungo il doppio del cranio, solo perché al giudice inglese quel giorno girava così e quella testa gli sembrava “lovely”! Visti invece dei bei giudici-geometri allrounder italiani scrivere “corretti gli assi cranio-facciali” e poi dare 1exc CAC a golden lunghi di rene e spalla quasi dritta. Mai visti invece giudici inglesi premiare un golden che non fosse “a short coupled dog” anche se scrivono “lovely and balanced head” 😉
    Quando si dice che anche dalla terminologia usata si può capire quanto un giudice possa essere sterilmente, e inappropriatamente, “tecnico”.

    E a chi afferma che i famigerati giudici inglesi non sanno nemmeno quali ossa compongano un arto anteriore, posso solo rispondere che sono tanti (ma tanti!) i giudizi nei quali si trova ” I’d prefer more upper arm”

    Il punto è che quando un giudice-geometra si mette a dare un giudizio pieno di “assi cranio facciali, 4/10 di questo 3/5 di quell’altro…” giudicando razze per le quali tutto ciò non è previsto, tradisce un’insicurezza e un dilettantismo strabilianti, oltre che la mancata e approfondita conoscenza della razza che è chiamata a giudicare (e noto che qualcuno di voi insiste con il concetto dello standard che può tranquillamente essere letto la sera prima 🙁

    • guarda che ti do perfettamente ragione. Il problema infatti è che i giudici mofometri sono ahimé spesso incompetenti o direttamente coinvolti con preferenze o interessi personali. Ma il problema sono le “altre interferenze”, non il concetto stesso di “giudizio tecnico”, che invece sarebbe utlile. Non sufficiente, ma utile per completare un quadro generale bilanciato. Si è sempre alle solite, per colpa di pochi (ma monopolizzanti) incompetenti rischia di perdere credibilità un sistema che invece concettualmente non sarebbe cosi’ sbagliato.

    • condivido ciò che ha espresso denis; aggiungo inoltre che NOn tutti gli standard sono ‘tecnici’ – intendendo che contengono ben chiari riferimenti ‘geometrici’ – e quanto + gli standard sono vaghi quanto deve essere maggiore l’esperienza sulla razza di chi giudica. peer mia esperienza, allevando rottw e staffi, mi trovo di fronte a 2 standard che non potrebbero essere + diversi: tanto tecnico, preciso, ‘numerico’ super commentato quello rottw, quanto impreciso, vaghissimo quello staffi..

  9. @denis
    hai capito perfettamente quello che intendevo: il giudizio tecnico è una guida minima entro la quale muoversi e può rappresentare un argine a certe esondazioni verso l’eccesso.
    Ora, se questi eccessi siano stati a volte determinati da una prassi via via consolidatasi che ha visto conniventi allevatori e deboli giudici specialisti …beh! io questo non lo so, ma può senz’altro essere. Certo, stiamo parlando di eccessi, che qualche giudice allrounder meno coinvolto nella selezione di una razza potrebbe evidenziare.Intendo dire un allrounder morfometra che io ho scherzosamente definito geometra del catasto.
    Però…c’è un però! Può essere che la cornice sia giusta e quindi il cane sia proporzionato come altezza al garrese, larghezza del cranio e quant’altro…insomma, un cane che possa soddisfare il morfometra più morfometra! ma ciò nonostante quel cane ha qualcosa che non va.
    Caso eclatante il labrador, pur con lo standard che conosciamo. Nei ring si sono via via affermati cani con forte ossatura, collo taurino, gabbia toracica molto ampia, strati di grasso eccedente. Scorrendo i nomi si possono leggere dei pedigree nei quali l’allevatore, compiaciuto, ha voluto affermare la precisa scelta di avere un siffatto cane: Oversize e Tyson lasciano poco spazio all’immaginazione. Eppure la larghezza del cranio è giusta (sebbene risulti essere un cranio molto “bombato” a causa della forte ossatura), gli ormai famosi assi cranio facciali sono ok, gli appiombi e le angolazioni vanno bene, l’altezza al garrese non è eccessiva; eppure quel tipo di labrador, quello che ci figuriamo ormai per abitudine, è un botolo da ring pur con le misure che potrebbero soddisfare il giudice più tecnico del mondo e provincia. Questo perché, a mio avviso, in questa razza non puoi stabilire a tavolino la circonferenza della gabbia toracica o del collo, oppure qualche altro parametro difficilmente quantificabile in un range di valori senza tener conto della struttura complessiva del cane. Insomma, non si può misurare pezzo per pezzo il cane ideale, in ogni suo aspetto e declinazione nei vari “tipi”. La cornice potrà pure essere tecnica, ma il quadro non tanto.
    E qui deve venire in soccorso la conoscenza della razza, della sua storia e del suo impiego; l’occhio del giudice inteso come sguardo esperto davanti al quale sono passate centinaia di quei cani nel corso degli anni; l’occhio che sa riconoscere pure i “visi” e i tipi delle diverse linee nel momento stesso in cui vede i cani entrare nel ring. Mi ha colpito molto la vittoria per la razza labrador al Crufts,immediatamente dopo il famoso “richiamo” del Kennel Club (due anni or sono?): un labrador dal fisico adatto a svolgere il lavoro di riportatore, sia in acqua che su un terreno di caccia, e non un indolente cane-toro.
    E la valutazione di questo nuovo-vecchio-cane è stata fatta in termini qualitativi (il cane pensato per il lavoro che dovrebbe svolgere) e non quantitativi (ti dò una serie di precise misure per qualsivoglia aspetto del cane).

    • Di tutte le scienze la più assurda, la più capace di soffocare il genio, è la geometria. Questa scienza ridicola ha per oggetto superfici, linee, punti che non esistono in natura. La geometria è solo uno scherzo di cattivo gusto

      Voltaire

      Voltaire aveva però anche capito che tra tutte le attività, la piu’ redditizia in termini di fatica/ritorno di immagine era quella di scrivere aforismi a caso con delle belle parole d’effetto.

      In realtà ci sono delle verità in ciò che dice, ma non è che la cinotecnica sia tutta da buttare. E’ semplicemente che da sola non basta…. per me la completezza si ha con l’integrazione tra le due cose. Eliminandone una peggiori le cose.

  10. AAAAAA Valeria!!!!!! Il muso talmente corto che per farli fare due passi ti tocca attaccarli al respiratore!!!! E parlo di cavalier!!!!!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.