Negli articoli dei giorni scorsi ci siamo occupati molto di “dominanza”, cercando di spiegare cosa sia in realtà e cosa si debba fare (ma soprattutto NON fare!) per ottenere un ruolo “dominante”, ovvero di superiorità gerarchica, sul proprio cane.
Mancava, però, un punto importante: ovvero quello che riguarda manifestazioni, comportamenti e problemi che con la dominanza non c’entrano affatto, o c’entrano solo di riflesso.
Per esempio: un cucciolo gioca con un cane adulto e l’adulto “capotta” spanciando a zampe all’aria, mentre il cucciolo sopra di lui ringhia, lo prende alla gola, gli affibbia morsetti qua e là.
Lo stesso può avvenire quando un microcane adulto gioca con un altro adulto di stazza dieci volte superiore.
Il proprietario del cagnino si gonfia immediatamente come un pavone (se potesse farebbe anche la ruota): “Eh, sì: si vede che il mio cane è dominante!
MA DE CHE?
Ma chettevuoi domina’?
Il cucciolo e l’adulto (il micro e il maxicane) stanno giocando, punto: e l’universo ludico non ha niente a che vedere con quello reale.
Non avete mai giocato a braccio di ferro con un bambino di tre anni, lasciandolo vincere?
Non  fingete mai di cadere colpiti a morte quando vostro figlio vi “spara” facendo PUM PUM col dito?
Se sì… o pensate che il bambino di tre anni sia il vostro superiore e che dobbiate rispettarlo e fare tutto quello che vi chiede, oppure dovete rendervi conto che i cani, quando giocano, giocano e basta.
E proprio come avviene tra gli umani, dove nei giochi bambino-adulto spesso si finge che il bambino sia il più forte, anche i cani adulti “lasciano vincere” i cuccioli. In entrambi i casi i piccoli acquisiscono autostima (pur sapendo bene che è tutto e solo un gioco), vengono gratificati e, contemporaneamente, imparano mosse che potrebbero essere loro utili, un domani, in un “vero” scontro fisico.
Insomma, il gioco può essere visto come una “scuola di gerarchia” (in cui si impara la mimica giusta non solo per “dominare”, ma anche per sottomettersi!), ma soprattutto è un momento di relax e di puro, semplice piacere: una cosa a cui tendono tutti, animali e umani, anche senza andarci per forza a cercare le motivazioni psico-eto-zoo-piripacchiologiche.
E infatti la cosa si verifica in moltissime specie diverse, vedi foto a sinistra.
Ma finché un umano si compiace nel vedere il suo cane di due mesi e cinque chili che “sottomette” (come no!) un adulto di trenta, poco male.
Cioè, un po’ di male c’è, perché significa che l’umano sta antropomorfizzando biecamente il cane: che invece non “se la tira” affatto quando sale di grado gerarchico, perché  “tirarsela” è una caratteristica prettamente umana.
Il cane fa solo quello che, secondo lui, è meglio per il suo branco e più in generale per la sua specie: se i cani più forti, più intelligenti, più esperti salgono di grado, saranno loro a guidare il branco (che quindi avrà maggiori probabilità di cavarsela nelle difficoltà), ma soprattutto saranno loro a riprodursi, trasmettendo geni che hanno maggiori possibilità di dar vita a cani  forti, intelligenti eccetera.
Questo è l’unico motivo per cui, in natura,  esistono le gerarchie. Non c’è invece alcun concetto di “capufficio” o di “segretario di partito”: insomma, non ci sono “poltrone”.
Noi siamo abituati a pensare alla “dominanza” come a una posizione di potere che porta dei benefici a noi stessi: il cane, a volte, assume una posizione dominante che magari NON vorrebbe, perché il suo unico interesse è il beneficio che questo può portare alla società in cui vive.
E’  il caso di tutti i cani che cercano di sovrastare gerarchicamente gli umani di casa.
Chi glielo fa fare? Il pensiero che, se continua a comandare quel cretino a due zampe, il branco-famiglia potrebbe finire male.
Tant’è vero che spesso, dopo che il cretino ha fatto magari un corso cinofilo ed ha imparato a comportarsi come un leader affidabile, il cane torna a sottomettersi senza problemi (e spesso con somma soddisfazione, perché si è tolto grane e responsabilità che non ci teneva affatto ad avere).
Il cane pensa, il cane ragiona, il cane fa un sacco di bellissime cose… ma non è mai spinto da motivazioni “culturali” come le nostre:  lui è spinto innanzitutto dalla sua “caninità” naturale, che gli impone sopravvivenza personale, sopravvivenza del branco e conservazione della specie (non necessariamente in quest’ordine).
POI  viene tutto il resto.
Se non lo teniamo sempre ben presente, rischiamo di andare in confusione (e di mandarci lui).

Altri comportamenti in cui la dominanza non c’entra una beatissima cippa sono quelli di difesa del cibo, autodifesa e possessività.
Se io cerco di fregare il cibo a un cane e questi mi mostra i denti, non è “dominante”: sta solo difendendo il suo diritto primario ad alimentarsi e quindi a sopravvivere!
Qualche anno fa uscì un libro di Nicholas Dodman, “If only they could speak” (“Se solo potessero parlare”) che conteneva un test per valutare la dominanza del vostro cane.
Tra le molte domande, alcune delle quali sicuramente sensate (tipo: come si comporta se lo fissate negli occhi? Quando gli mettete il collare? Quando gli chiedete di scendere da un divano?) ce ne sono alcune che con la dominanza c’entrano davvero poco o nulla.
Per esempio: “cosa fa se gli passate accanto mentre mangia? E se toccate il suo cibo? E se lo toccate mentre dorme?”
In queste situazioni anche il cane più sottomesso del mondo può reagire aggressivamente.
La difesa del cibo è un istinto innato, ce l’hanno già i cuccioli piccolissimi e con la dominanza non ha nulla da spartire (tant’è vero che alcuni cuccioli ringhiano ai fratellini se questi li toccano mentre stanno ciucciando, a quindici-venti giorni di vita! E la fase di ordinamento gerarchico inizia molto più tardi).
Se vogliamo che il cane accetti che tocchiamo la sua ciotola dovremo abituarlo all’idea che non gli sottraiamo mai il cibo, ma che ci mettiamo le manacce dentro solo quando gliene vogliamo aggiungere.
Facendolo effettivamente fin da quando è cucciolo, insegnamo al cane che la nostra vicinanza alla ciotola non è una minaccia, ma una cosa positiva (mi dà altro cibo) e quindi possiamo inibire il suo comportamento di difesa senza scendere sul piano del conflitto e dello scontro (si può fare anche con un adulto, se abbiamo adottato un cane già grandicello: occorrerà solo un po’ più di prudenza).

Infine, toccare un cane che dorme è una cosa sciocca, punto e basta.
Perché il cane, quando dorme, DORME, appunto.
Una volta io ho toccato sulla spalla il marito che stava ronfando della grossa e lui ha reagito tirandomi un cazzotto stile Tyson, che mi ha mancato di un centimetro  (per fortuna, avendo gli occhi chiusi, la mira non è stata granché).
Al mio conseguente urlaccio “MA SEI SCEMO?!”, il tapino si è ovviamente svegliato e con aria contritissima mi ha spiegato che stava sognando di essere inseguito da un tizio armato di coltello. Quando si è sentito toccare, evidentemente, non ha distinto sogno e realtà e gli è scattata l’autodifesa (o almeno questa è stata la scusa ufficiale… ma vabbe’, prendiamola per buona).
Questo significa forse che mio marito sia “dominante”? (sogghign-sogghign).
Bene: anche i cani sognano, è scientificamente assodato (oltre ad apparire evidente dal modo in cui mugolano, ringhiano, guaiscono e “pedalano” nel sonno): siccome non possiamo sapere “cosa” stanno sognando, toccandoli potremmo incontrare una reazione  simile a quella che ha avuto il marito, con la sola differenza che il cane non ci tira un pugno, ma un morso.
Vogliamo forse dare del “dominante” a un povero cane che magari sognava di essere aggredito da un predatore?
Vogliamo trovare altre motivazioni psico-eto-zoo-piripacchiologiche a quella che è semplicemente una reazione inconscia di autodifesa?
I nostri nonni, che sicuramente non sapevano nulla di prossemica, avevano però ben chiari due insegnamenti da dare ai nipotini: “Non toccare il cane che mangia – Non toccare il cane che dorme”.
Teniamoli buoni, perché sono perle di saggezza (e se poi vogliamo spiegarli la prossemica, facciamo pure: basta che continuiamo a mantenere le giuste distenze e che non confondiamo la dominanza con l’autodifesa).

Oltre all’autodifesa incoscia, ovviamente, c’è quella conscia: che di nuovo, con la dominanza, ha poco da spartire. Semmai è legata al temperamento, alla tempra, alla combattività, tutte doti caratteriali che possono essere più o meno sviluppate e che possono causare risposte diverse a uno stimolo offensivo. Ma il cane, come ogni altro essere vivente, quando subisce un attacco tende istintivamente a rispondere per le rime: e questo che sia dominante o meno.
Ho visto solo ieri un video in cui il noto “sussurratore” televisivo dei miei stivali tirava un calcetto a un cane, per poi rispondere violentemente alla sua (sacrosanta) reazione spiegando che in questo modo l’avrebbe “dominato”.
Un comportamento assolutamente idiota, visto che il cane si stava facendo gli affaracci suoi e che ha reagito alla SUA aggressione (e cioè al calcio) non per dominanza ma per autodifesa.
Ma senza arrivare a tali estremi, basti assistere ai mille casi in cui un cane, per esempio, viene “aggredito” da un bambino (vedi foto): se va in autodifesa e reagisce mordendo, non è un cane “dominante” ma un cane che si è sentito in pericolo: a maggior ragione può reagire aggressivamente un cane che viene realmente minacciato o picchiato.
E’ vero che un cane molto sottomesso può “lasciarsi fare di tutto”: ma di solito questo accade più per tolleranza e santa pazienza che per sottomissione, tant’è vero che i cani più tolleranti con i bambini sono proprio i grandi molossi, che tendenzialmente sono tutt’altro che sottomessi.
In realtà avviene proprio il contrario: ovvero, sono talmente forti e sicuri di sé (tipico dei soggetti dominanti) che guardano alle “aggressioni” umane con superiorità (Tzè…pensi mica di intimidirmi con queste sciocchezze?)  le subiscono senza fare una piega.
Oppure si tratta semplicemente di amore, puro e semplice. Che non è certo sinonimo di “sottomissione”.

Parentesi di passaggio: la frase che ho utilizzato sopra è quella che comunemente si usa per definire un cane buono con i bambini: “Si lascia fare di tutto!”.
Resta da chiedersi per quale misterioso motivo i genitori debbano permettere a un bambino di “fare di tutto” a un cane.
Per sadismo? Per deficienza totale? Perché poi magari succede che il “tutto” abbia un limite… e in quel caso viene immancabilmente colpevolizzato il CANE. “Non l’aveva mai fatto!”, o peggio: “E’ impazzito”. No, non è impazzito lui: siete stati pazzi voi a permettere che si arrivasse oltre il limite della canina tolleranza!
Su Facebook, qualche settimana fa, impazzava un video in cui un bambino piccolissimo continuava a tirar via la ciotola ad un pastore tedesco, che con l’aria da martire, ogni volta, allungava la zampa, si riprendeva la ciotola e ricominciava a mangiare: e il bambino, di nuovo, gliela tirava via. E i genitori? I genitori riprendevano con la telecamera.
Quel video era pieno di commenti divertiti ed entusiastici, con millemila MI PIACE.
Io avrei voluto che FB inserisse un bottone con scritto: “Non mi piace affatto, è una cazzata galattica ed è pericolosissimo!”: purtroppo quel bottone non esiste. Per fortuna, a un certo punto, è apparso il commento di un’amica (che, guarda caso, alleva rottweiler) che ha spiegato un po’ la cosa a tutti gli entusiasti di cui sopra (senza sortire, apparentemente, grandi risultati, perché il MI PIACE hanno continuato ad aumentare).

Concludendo: gerarchie, dominanza, sottomissione sono fattori importanti nella vita del cane, ma non sono gli UNICI. Non è né sensato, né corretto riportare qualsiasi comportamento del cane a questioni gerarchiche: a volte le gerarchie non c’entrano affatto, altre volte c’entrano solo di striscio.
E vorrei che fosse chiaro.
Io ho scritto più volte che le gerarchie per il cane possano venire perfino prima del cibo o del sesso: è vero, ne sono convinta…ma questo non significa certo che il cane sia disposto a saltare i pasti per lasciare mangiare un superiore gerarchico, o che vedendo una cagnina che lo arrapa chieda prima al “capo”: “Non è che interessi anche a lei? Perché nel caso, io lascio perdere”.
Non succede niente di tutto questo!
Anche se è vero che in natura si accoppiano solo i cosiddetti soggetti “alfa” del branco, che sono i più alti in grado, la motivazione non è affatto gerarchica.
In pratica succede che Madre Natura, il cui interesse principale (per non dire l’unico) è la conservazione della specie, faccia in modo che non nascano troppi cuccioli laddove ci sarebbero risorse per pochi. E siccome non è scema, fa anche in modo che a riprodursi siano solo i soggetti dotati dei geni migliori (e quindi quelli dei soggetti più alti in grado, che a quel grado ci sono arrivati proprio dimostrando di essere più forti/più sani/più intelligenti degli altri).
I cani domestici, che il cibo se lo trovano pronto-in-ciotola da millenni, non si fanno più questi problemi: le cagne vanno in calore due volte all’anno (e non una sola, come succede in natura) e tutti tromberebbero allegramente tutti, perché Madre Natura pensa che nella società umana ci siano risorse in abbondanza.
Ed è vero. Peccato che nella società umana ci siano anche gli umani.
Purtroppo Madre Natura non deve avere avuto modo di dare una sbirciata ai canili, altrimenti forse avrebbe cambiato idea: ma visto che lei ha altro a cui pensare, dovremmo essere NOI a badare alla selezione, non facendo riprodurre i geni peggiori e soprattutto evitando di riempire il mondo di cucciolate “ad capocchiam”.
Purtroppo i risultati reali dimostrano palesemente che, così come i cani sono ancora un po’ “lupi inside”, anche noi siamo ancora molto “scimmie inside”: e a volte dimostriamo la stessa capacità di discernimento.

Articolo precedentePreparazione atletica e condizionamento: conosciamo il nostro cane – parte prima
Articolo successivoPreparazione atletica e condizionamento: conosciamo il nostro cane – parte II, l’alimentazione

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

16 Commenti

  1. Bellissimo articolo, veritiero.Tanti anni fa mi sedetti sulla panca del mio riesenschnauzer, al quale la cosa non piacque per nientee mi trovai le sue zanne(Eh,però,belle grosse)a pochi millimetri dalla faccia. Me la cavai con <> e lui andò a prendere il guinzaglio, mentre io mi riabbassavo i capelli sulla testa. Se si smettesse di pensare l’animale come quello che non ha mai il mal di testa, un momento di malumore,o nessun diritto alla sua privacy, o diritto di proprietà del suo cibo cuccia o quant’altro, ci sarebbero assai meno scoop del c…su cani che aggrediscono “senza alcuna ragione”…e che poi vengono condannati a morte, solitamente dopo due settimane i genitori del bambino aggredito prendono un altro cane…

  2. Più che un articolo chiarificatore sul comportamento canino sembra uno sfogo personale frustrato, ma soprattutto trovo che l’articolo si basi su considerazioni personali senza alcuna base di studio serio alle spalle. Mi dispiace, ma leggerlo è stato snervante e inutile.

  3. Figurati a me quanto me ne frega 🙂
    Le critiche possono essere costruttive. Dipende da quale punto di vista le si guarda.

    • @Mafalda: appunto. Le critiche “possono” essere costruttive. La tua invece era una bella palazzata di fango senza motivazioni-spiegazioni-confutazioni-quelchetiparezioni di sorta.
      Sembrava, perlappunto, uno “sfogo personale frustrato”: e poi, scusami, ma dava proprio l’impressione che pescassi vocaboli offensivi ad capocchiam … perché che un articolo possa essere inutile, per carità, ci sta… uno arriva in fondo, pensa “e alura?” e torna a farsi la vita sua. Amen.
      Ma “snervante”?!? Che vor dì? Se uno si “snerva” a leggere una cosa, smette di leggerla alla seconda riga! Non te l’ha mica ordinato il medico di continuare. Spero davvero che non ci sia qualcuno che ti punta una pistola alla tempia costringendoti a leggere gli articoli di valeria rossi: sarebbe un vero sadico, mannaggia a lui!

      • E invece no, cara Valeria! Mi sembra proprio che sia nato un nuovo sport adrenalinico che è quello di puntare la pistola su persone coltissime da un punto di vista cinofilo per costringerle a leggere fino in fondo gli articoli di Valeria Rossi.

        Ci starebbe anche bene un articolo “Quelli che…non hanno un briciolo di umiltà” o “Quelli che….l’umorismo gli è finito sotto le scarpe” o “Quelli che sanno tutto loro….e presto o tardi te lo dicono in bacheca, su facebook”

        A volte mi chiedo se non sia sempre la stessa persona con diversi account, visto lo stile “very aggressive”…. ma poi mi rispondo che purtroppo di imbecilli è pieno il mondo…

  4. carissima Valeria,ho un labrador di 2 anni e ho preso da poco una femminuccia che ha 2 mesi..Il mio maschio adora giocare con lei,è molto delicato e cerca di non farle mai del male,ma la piccola ancora non sa comportarsi,nel senso che durante il gioco tende a diventare violenta, ringhiando e abbaiando, volevo chiederle se è normale e quando capirà che deve calmarsi un pochino,il maschio non si arrabbia mai,anzi queste scaramucce lo eccitano..quando intervengo,se mi sembra che esagerano,il maschio si ferma immediatamente,ma la piccola se è presa non mi da ascolto.Sto cercando di educarla al seduto e al fermo,quando è tranquilla mi ascolta sempre,ma se è insieme al maschio e giocano in quel modo,non mi da ascolto,so che è normale perchè è troppo piccola,le chiedevo come devo intervenire in questi casi,grazie:)

    • Rosalba… non intervenire proprio! Se la cucciola dovesse esagerare, il maschio – che mi sembra un cane equilibratissimo – la rimetterà a posto come solo i cani sanno fare. Se tu intervieni, specie se lo fai bloccando l’adulto, fai pensare alla piccola di essere “dalla sua parte” e la autorizzi a cercare di fare la furba. Lasciali fare! Al massimo, se ne hai la possibilità, porta la cucciola a giocare con altri cani meno pazienti (anche se, ovviamente, sempre equilibrati!), che magari le diano qualche sonora “girata”. Questo immancabilmente spiega ai cuccioli che ci sono dei limiti.

  5. Ciao!
    Aiuto, vedo che il post è abbastanza vecchiotto, ma spero che ci sia ancora qualche buon anima in mio soccorso..
    ho un boxer/Pitt maschio 3 anni e da poco ho portato a casa un rottweiler di 2 mesi sempre maschio. Vanno d’accordo, un po di paura all’inizio da parte del piccolo, ma ora tutto passato. L’unica cosa è che il grande passa la maggior parte del tempo a cercare di montarselo.
    Posso capire che sia una monta gerarchica (altrimenti sarebbe veramente disperato povero) ma quanto potrà durare questa cosa? Non vorrei che crescendo il rott si giri e fibisca male

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.