Ripercorriamo insieme il cammino evoluzionistico che l’uomo ed il cane hanno percorso dalla loro comparsa fino ai giorni nostri.
Un cammino lungo e tortuoso, che a volte si è incrociato assumendo caratteri di competitività ed antagonismo, ma che, da un certo punto in poi, si è trasformato in un processo unico di coevoluzione.

Circa 60 milioni di anni fa, nella rigogliosa foresta pluviale viveva quello che oggi è considerato l’antenato dei Canidi, conosciuto con il nome di Myacide.
Animale prevalentemente solitario, si cibava di frutta, radici, piccoli mammiferi e uova. Era morfologicamente assai diverso dal cane.
Vivendo, infatti, in un ambiente assai ricco, non aveva alcun bisogno di essere agile e veloce.
Possiamo descriverlo come un grande furetto, goffo, basso e tozzo, con le zampe corte, andatura lenta e plantigrade (che cammina su tutta la pianta del piede) ed il tronco largo.

Myacide

Alcuni milioni di anni dopo la sua diffusione, però, si trovò a dover competere con due specie che, a loro volta, iniziavano a colonizzare la foresta: gli antenati dei felidi e le scimmie antropomorfe da cui deriviamo.
Il nostro Myacide si trovava a dividere il suo ambiente con animali decisamente più abili di lui e la competizione per la sopravvivenza divenne sempre più dura.
Cosa poteva fare, allora, per non soccombere?
Decise di spostarsi e cercare un nuovo ambiente in cui vivere.
Fu così che, tra i 60 milioni ed i 10 milioni di anni a.C., abbandonò la foresta pluviale per la grande savana.
Ma la savana era un luogo molto più ostile, dove il cibo non era altrettanto reperibile.
A quel tempo, infatti, vi erano già i grandi erbivori organizzati in branchi, assai difficili da cacciare per un animale goffo e lento come il Myacide.
La spinta selettiva forzò quindi i Myacidi a cambiare nuovamente per sopravvivere: questa volta furono il suo aspetto e le sue abitudini di vita che dovettero, lentamente, mutare.
La dieta, da onnivora, divenne carnivora, ma questo richiedeva anche un attrezzatura fisica differente perché i grandi erbivori e le altre prede non erano così facili da abbattere: gli arti si allungano, il tronco si snellisce e la deambulazione diventa sempre più agile e veloce.

Per la differente deambulazione, si trasforma da animale plantigrade a digitigrade, proprio come il moderno cane, che cammina sulle quattro dita: oggi rimane il quinto dito o sperone a testimonianza della linea evolutiva.
Mascelle, mandibole e dentatura si adattano alla nuova dieta, conseguentemente tutto il cranio si modifica. Queste profonde trasformazioni, in un lasso di tempo che va dai 50 ai 10 milioni di anni a.C., portano il Myacide a divenire Canide, per la precisione Canis Lépophagus , considerato l’antenato dei Canidi moderni, tra cui il Lupo.

Sappiamo con certezza che i primi Lupi apparvero 500.000 anni a.C..e colonizzarono ambienti diversi.
Ma queste profonde trasformazioni non bastarono….
Le scimmie antropomorfe, con qualche milione di anni di ritardo, avevano fatto la stessa scelta e si erano allontanate dalla foresta pluviale per conquistare la savana.
I nostri antenati avevano doti fisiche non del tutto eccezionali, ma possedevano due caratteristiche che si riveleranno decisive: un cervello già evoluto ed il pollice opponibile, che permette un’incredibile vantaggio nella manipolazione degli oggetti. Vivendo nella savana, anche i nostri antenati subirono cambiamenti simili a quelli occorsi ai Myacidi: la deambulazione divenne bipede, la postura eretta e la dieta carnivora. Erano carnivori altamente aggressivi che creavano gruppi sociali stabili.
I Lupi dovettero compiere un’ulteriore trasformazione per poter competere con i nostri antenati ed i felidi che popolavano la savana: da animali solitari divennero animali sociali.
Bisogna considerare che vivere in gruppi sociali richiede sforzi ed energie, ad esempio necessita lo sviluppo di una gamma comunicativa molto più ampia e raffinata, un’organizzazione gerarchica complessa…ma ripaga: vivendo in branchi ben organizzati, i lupi potevano reggere il confronto con gli antagonisti.
Durante il Pleistocene, cioè 400.000 anni A.C., il lupo e l’uomo si incontrano e condividono ambienti e territori di caccia, come dimostrano i ritrovamenti di resti di ominidi in associazione a quelli dei lupi (Boxgrove UK 400.000 a.C., Cina 300.000 a.C., Francia 150.000 a.C.).
Diffondendosi nello stesso territorio, avendo abitudini sociali simili, cacciando lo stesso tipo di prede le due specie finirono per diventare antagoniste dirette.
In natura questa competizione porta all’annientamento o all’allontanamento di uno dei contendenti, ma fra uomini-ominidi e canidi-lupi avvenne un processo diverso.
Le due specie, almeno in parte, si unirono, tanto che la loro evoluzione da parallela divenne coincidente trasformandosi infine in coevoluzione.

Come sia avvenuto l’incontro tra i nostri antenati ed il lupo è difficile stabilirlo.
Una ricostruzione prevede che i branchi di lupi potrebbero aver seguito gli uomini per scopi utilitaristici.
L’uomo infatti abbandonava parte dei resti di cibo, come ossa e carcasse, di cui non si cibava, ma che per i lupi erano un ottimo cibo.
La presenza dei lupi, che inizialmente potrebbe aver causato qualche disagio, si rivelò presto utile all’uomo: rappresentavano un ottimo sistema di allarme, grazie alla maggiore sensibilità olfattiva ed acustica.
Un’altra ipotesi è che l’uomo, che cacciava il lupo per trarne cibo e pellicce, possa aver portato con sé alcuni cuccioli. La tendenza a prendersi cura di esseri indifesi, con testa tonda e occhi grandi, muso corto, l’effetto et-epimeletico, sono alla base di tale ipotesi. In pratica, sotto la spinta dell’istinto per la cura di questi giovani mammiferi, è probabile che alcuni cuccioli vennero cresciuti dall’uomo.
Quello che è certo è che alcuni lupi vennero introdotti nel gruppo sociale umano, separandoli dal proprio branco.
L’uomo iniziò così a selezionare solo quei soggetti con caratteristiche idonee, ad esempio docilità, bassa aggressività, minima distanza di fuga, minore paura, alta tolleranza agli stess, etc.
Piano piano, quello che accadde, è che questa popolazione di lupi si differenziò ed allontanò sempre di più dagli originari lupi selvatici.

Ecco la domesticazione: un gruppo di animali diviene isolato dai suoi simili, formando un piccolo nucleo originale, inizialmente fortemente reincrociato, che verrà sottoposto ad intensa variazione genetica.
Col susseguirsi del tempo la ‘specie’ domestica si moltiplicò e venne geneticamente cambiata, fino ad essere una specie diversa: si assiste prima di tutto ad una riduzione delle capacità percettivo sensorie, che per un animale selvatico sono assai più importanti.
Come conseguenza di questo, si assiste a cambiamenti ormonali, la riduzione del cervello, diminuzione delle dimensioni del cranio e una riduzione generale della taglia. In seguito il muso divenne più corto e largo, cambiò quindi la posizione dei denti che si ridussero in dimensioni.
La mandibola divenne più ricurva e si accentò lo stop.
Gli occhi divennero più tondi e frontali e si ridusse la cavità dell’orecchio.
Fu così che l’isolamento di una piccola popolazione diede lentamente vita ad una nuova specie, il Canis Familiaris, primo animale completamente addomesticato.
Attualmente i resti più antichi di cane provengono dal sito di Oberkassel in Germania, datati 14.000 a.C.
Questi siti risalgono al periodo Epipaleolitico – Mesolitico, caratterizzato da un profondo cambiamento nelle strategie di caccia: i nostri antenati iniziarono a costruire lance e frecce con punte di pietra lavorata, dette microliti.
Passarono così dalla caccia ‘per contatto’ alla caccia a distanza.
Il ruolo del ‘cane’ divenne sempre più determinante, ad esempio per spingere gli animali verso l’uomo o inseguire prede ferite fin nelle tane.
Fra i 9.000 ed i 7.000 anni a.C. i resti di cani vengono rinvenuti in ogni parte del mondo: Cina, Sud America, Europa, Giappone, etc.

Già al tempo degli Egizi e dei Romani, come dimostrano i ritrovamenti, ma soprattutto a partire dal Medioevo, il cane rappresenta un rilevante status sociale e moltissime razze sono state create, proprio per esprimere al massimo determinate caratteristiche.
Le razze venivano selezionate per il lavoro e l’utilità: guardia, difesa, caccia (con tutte le differenziazioni e specializzazioni di razza), conduzione del bestiame e nacquero anche i cani da compagnia.
E’ a partire alla metà del 1800 che, grazie al lavoro appassionato di alcuni esponenti dell’aristocrazia inglese, vengono gettate le basi della moderna cinofilia con la definizione dei primi standard di razza.
Fino al dopoguerra, i cani venivano, nella maggior parte dei casi, creati, selezionati ed acquistati proprio per fini utilitaristici.
Esistono più di 300 razze riconosciute, e la maggior parte sono proprio razze create per scopi specifici.
Basta dare un’occhiata al seguente elenco per averne conferma:

ELENCO DELLE RAZZE CANINE RICONOSCIUTE (ENCI)
GRUPPO 1 Cani da pastore e bovari (esclusi bovari svizzeri)
GRUPPO 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer Molossoidi e cani bovari Svizzeri
GRUPPO 3° Terrier
GRUPPO 4° Bassotti
GRUPPO 5° Cani di tipo Spitz e di tipo primitivo
GRUPPO 6° Segugi e cani da pista di sangue
GRUPPO 7° Cani da ferma
GRUPPO 8° Cani da riporto – Cani da cerca – Cani da acqua
GRUPPO 9° Cani da compagnia
GRUPPO 10° Levrieri

Ma negli ultimi anni le cose stanno cambiando, in modo radicale.
Oggi, chi adotta un cane, spesso lo fa per avere un animale con cui vivere, da amare ed accudire.
Il numero di persone che acquistano un cane esclusivamente per compagnia è in costante crescita.
Da un’indagine di Voith (1987), rivolta ai proprietari di cani, è risultato che il 99% dei proprietari considera il proprio cane come “un membro della famiglia”, il 91% ne tiene fotografie ed il 54% ne celebra il compleanno.
Si può affermare che oggi il cane rappresenta per l’uomo un elemento sociale di grande importanza e che il padrone instaura spesso con lui un legame veramente particolare ed intenso (Askew, 1996).
Purtroppo, però, questo genera non pochi problemi.
Quando decidiamo di prendere un pointer, un pastore tedesco, un rottweiler, spesso lo facciamo solo perché ci piace esteticamente.
Per decine di anni abbiamo selezionato una razza per un determinato scopo, lo abbiamo forgiato affinché esprimesse al massimo determinate caratteristiche, abbiamo spinto al limite alcune componenti fisiche e comportamentali.
Questo comporta anche un bisogno nell’animale, una necessità innata a esprimere le sue caratteristiche di razza.
Ho visto pastori tedeschi estremamente difficili da gestire in famiglia, perché attivi, vigili, selezionati per il lavoro, e quindi insofferenti ad una vita sedentaria.
Ho visto spesso pointer che rimanevano ora a fissare le foglie di un albero: per lui il comportamento di “punta” è necessario, e quando non può attuarlo nel corretto ambito, lo farà fuori contesto.
Ho visto rottweiler che difendevano eccessivamente il proprietario, causando grosse difficoltà di gestione.
Oggi chi si occupa di selezione di razza dovrebbe riflettere su questi drastici cambiamenti di costume.
Ovviamente la selezione delle “linee da lavoro” è imprescindibile e dovrà sempre rimanere una parte importante della selezione. Ma credo che sia importante iniziare a selezione, in tutte le razze, sempre più soggetti “da compagnia”, adatti alla vita cui saranno destinati.
Per un ignaro proprietario che si ritrova in casa un soggetto da lavoro, e non ha intenzione di praticare alcuna attività, la gestione può divenire difficoltosa.
Il rapporto delicato che si viene a creare tra uomo e cane sarà messo in grande pericolo, tanto da portare alcuni cani a sviluppare problemi comportamentali o alcuni proprietari a dar via il cane, seppur contro voglia e con grande sofferenza.
Se non adattiamo i cani alla nostra società moderna, come è accaduto durante tutto il percorso evoluzionistico, il rischio che la relazione si deteriori è inconfutabile, con danni irrimediabili per entrambe le specie.

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48 Commenti

  1. Chi scrive dovrebbe stare attento a dare informazioni corrette. A parte gli innumerevoli errori di scrittura (uno per tutti, scimmie artropodi, ovvero scimmie-granchio) , concetti e datazioni errati (dall’articolo si desume che i miacidi sono esistiti per 50 milioni di anni e poi all’improvviso sono apparsi i canidi, mentre nella realtà i miacidi si estinsero 35 m.a.f. e prima dei canidi arrivarono le Hesperocioninae e poi le Borophaginae: quindi il commento del miacide che si trasforma in canide è una palla), vengono sbagliati anche i dati relativi ai ritrovamenti fossili e/o tombali, in quanto i resti di cane più antico risalgono a 32000 anni fa (cane di Goyet) e quello di Bonn Oberkassel è soltanto uno dei più recenti presenti in Europa (come Mezhirych in Ucraina, Avdeevo, in Russia, Chauvet in Francia ed altri di diverse migliaia di anni più antichi) e tuttavia il sito di Bonn O., insieme ad altri siti della stessa epoca (ad esempio, Dolni Vestonice in Rep. Ceca) testimonia la presenza già da tempo di cani nelle comunità umane europee del Magdaleniano.
    I resti più antichi in Cina e Giappone risalgono all’8000 a.C., mentre paradossalmente negli Usa (e non in sud America vi sono i ritrovamenti più antichi di cani domestici (Danger Cave, 9500 a.C.).
    Riguardo la domesticazione, la stessa non sarebbe mai potuta avvenire senza le modifiche fisiche e comportamentali che distaccarono il ramo evolutivo del cane dal lupo (Canis L. variabilis) intorno a 130000 anni fa, modifiche che portarono i primi proto-cani ad avere minor timore dell’uomo per potersi nutrire dei resti di cibo lasciati nelle discariche ed in seguito, dopo decine di migliaia di anni, a sostare nei pressi degli insediamenti. Probabilmente intorno a 35000/40000 anni fa avvenne qualcosa che allontanò definitivamente il cane dal lupo (si presume i primi insediamenti stabili di cacciatori/raccoglitori come tuttora avviene in Africa, America Latina ed Asia): il cane di Goyet (32000 anni fa) è testimonianza di questo cambiamento.
    I due siti di Boxgrove (UK) e Zhoukoudian (Cina), invece, sono la testimonianza di due tentativi probabilmente mal riusciti di domesticazione dei lupi (Canis variabilis) avvenuti rispettivamente 400000 e 300000 anni orsono da parte di Homo heidelbergensis ed Homo pekinensis.
    Tornando a periodi più recenti, le prime razze selezionate furono levrieroidi e basenji, testimoniate dagli innumerevoli petroglifi sparsi tra Europa, Africa, Asia Medio-orientale ed India (10000/12000 a.C.) e dai più antichi geroglifici egizi (3500 a.C.) che non ritraggono mai altre razze diverse, il che sta a significare che molossoidi, nordici ed altri cani primitivi vennero dopo.

    • Solo una breve nota per dire che il cane di Goyet alla prova del DNA non risulta imparentato ne con l’attuale cane domestico ne con il lupo europeo (Mark Derr). A mio avviso la storia del cane e del lupo continuerà a cambiare man mano che spunteranno fuori nuovi reperti archeologici di certo per ora non abbiamo granchè.

      • Concordo. La stessa cosa dicasi per il cane di Razboinichya (33.000 anni fa), mentre per quello di Predmosti (31.500 a.f.) sono ancora in corso accertamenti. Questi ritrovamenti stanno a significare che la domesticazione dei cani (in natura o meno) iniziò molto tempo prima dei canonici 14.000 anni (anche perché successivamente vi sono ritrovamenti di scheletri o resti ossei di cani nel Gravettiano, Solutreano e Magdaleniano come i cani di Avdeevo, Mezhirich o Erralla) e che fu persa e riacquistata nel tempo probabilmente per i cambi climatici; un po’ come avvenne per la domesticazione delle piante: dal sito di Ohalo in Israele parliamo di sementi di 23.000 anni fa, mentre il sito coreano di Sorori ha restituito riso coltivato antico di 17.000 anni. Eppure si continua a parlare soltanto della cultura pre-mesopotamica che 9.000 anni fa rese fertile le terre fra Tigri ed Eufrate.

        • Il motivo per cui i cani ‘post-selezione’ non hanno alcun legame con i cani ‘pre-selezione’ può essere spiegato semplicemente con gli interventi genetici fatti a man bassa soprattutto negli ultimi secoli.
          Come, infatti, non è possibile dimostrare l’antichità VERA delle razze (se si eccettuano il basenji ed il saluki, perché fino a tempi recenti hanno goduto di un isolamento ambientale nel primo caso ed una preservazione della razza nel secondo caso dalle mani dei vari Kennel Clubs internazionali), non può essere nemmeno dimostrata la discendenza da quegli antichi cani.
          Questo è affermato anche dallo studio di F. Verginelli ed altri a titolo ‘Domesticazione ed evoluzione dei cani: dati genetici, archeozoologici e ruolo del dna antico’ pubblicato nel 2006. In questo studio si afferma ‘…L’evoluzione delle specie domestiche, un processo orientato svoltosi in tempi geologicamente brevi, può fornire un esempio delle potenzialità conoscitive offerte dal DNA antico. Infatti, anche quando la specie selvatica ancestrale non sia estinta, è difficile ricostruire la storia del processo di domesticazione sulla base dei dati genetici attuali, a causa dell’effetto confondente esercitato per millenni dalla influenza umana.”
          Dire che il cane di Goyet alla prova del DNA non risulta imparentato con il Canis familiaris non significa nulla; vuol solo dire che grazie alla manipolazione genetica dell’uomo non è più possibile trovare alcuna connessione fra cani antichi e cani moderni.

          • Prmesso che nutro forti dubbi circa la possibilità che un singolo evento di domesticazione sia all’origine del nostro canis lupus familiaris, che il cane di Goyet non sia imparentato con esso potrebbe ( non essendo un fanatico sottolineo il condizionale) essere conseguente all’estinzione di quella linea e non necessariamente dimostrare la manipolazione genetica avvenuta per mano dell’uomo.

          • Intanto io non parlerei di ‘domesticazione’ nel senso stretto della parola, ma eventualmente di canizzazione del lupo al fianco dell’uomo. In secondo luogo non ho scritto di un’unico evento, anzi il cane di Goyet (36.000 a.f.), quello di Razboinichia (33.000 a.f.) e i tre di Predmosti (31.500 a.f.) testimoniano che sono avvenuti più eventi in più luoghi fra Europa e Siberia, magari in tempi diversi e poco distanti l’uno dall’altro.
            Io non credo nell’estinzione del cane di Goyet, soprattutto se guardo nell’ottica delle difficoltà con cui un fossile nasce: si calcola che dalla nascita della vita circa 700 m.a.f. noi conosciamo appena il 5/8 % delle specie vissute. Ad esempio, conosciamo solo qualche esemplare di T-rex, di Velociraptor, di Titanosaurus non certo tutti quelli vissuti, né molti anelli mancanti. Parliamo di milioni di anni.
            Mi sembra un po’ pretenzioso pensare di avere tutti i fossili di cane (o proto-cane) di qualche decina di migliaia di anni, quando questo non è stato possibile per centinaia di milioni di anni.
            Non è dimostrabile l’estinzione ‘della linea’ relativa al cane di Goyet, soprattutto nell’ottica degli altri cani presenti nella stessa epoca tutti più o meno con le stesse caratteristiche: tipo spitz nordico, con dimensioni importanti.
            Fra l’altro tutti i cani pre-selezione non hanno alcun legame genetico con i cani ‘moderni’. Perciò, mi pare molto logico il discorso fatto da Verginelli e c., come quello che fa Greger Larson nel suo ultimo studio pubblicato il maggio scorso in cui conclude che eccettuati saluki e basenji è inutile andare a cercare per via genetica quale sia la razza più antica, visto l’intervento umano sulla stessa perpetrato negli ultimi 400 anni.
            Lei stesso è proprietario di un akita, ritenuta una razza antica. Ritenuta, ripeto. In realtà, se andiamo a leggere le testimonianze storiche l’akita non ha più di 3000 anni (il maremmano arriva a 2.500); inoltre, visti gli incroci di razza che gli allevatori giapponesi hanno dovuto fare negli ultimi 150 anni per evitarne l’estinzione, oltre alle poche testimonianze fotografiche, non si può riconoscere nell’akita attuale quello del 19.mo secolo o precedentemente (dai dipinti di epoca storica).
            Il cane degli Jomon, ritrovato presso Natsushima e datato 10.000 anni fa non ha alcun legame genetico né con Akita, né con Shiba, né con le altre razze giapponesi, ma si è dedotto che viste le sue caratteristiche probabilmente è l’antenato dello Shiba inu.

          • Non so dove lei abbia avuto l’informazione che io possegga un Akita ma temo di doverla smentire; questa razza non l’ho mai avuta ne in passato, ne ora ne penso di prenderla in futuro.
            Temo di non conoscere il termine da lei riportato “canizzazione”, che io sappia il lupo diventa cane attraverso un processo di domesticazione (almeno i maggiori autori usano questo termine) come, dove e quando sembra cambiare abbastanza spesso negli ultimi tempi mentre rimane un mistero quante volte. L’origine del cane negli anni è stata spostata da una parte all’altra del globo: Bonn-Oberkassel 14,000, 2011; 26,000/ 27,000 Repubblica ceca; 2010 33,000 Altai Mountains Sud Siberia; 2008, Goyet Cave 31,700 (non 36.000 come erroneamente riportato nel suo post) Belgio. Nel 2009 uno studio fatto sui cani africani (African dogs) presso l’Istituto Kunming di Zoologia ha attribuito l’origine del cane domestico a lupi addomesticati meno di 16.300 a sud del fiume Yantse in Cina.
            Studi ne sono stati fatti tanti: Savolainen et al., 2002; Pang et al., 2009; Klütsch and Savolainen, 2011; Wayne, 1993; Clutton-Brock, 1995 Vonholdt et al., 2010; Klütsch and Savolainen, 2011; Boyko et al., 2009; Raisor, 2005; Wang and Tedford, 2008; Chaix, 2000; Morin et al., 2004 and Schuster et al., 2010; Larson G, Karlsson E, Perri A, Webster MT, Ho SYW, Peters J, Stahl PW, Piper PJ, Lingaas F, Fredholm M et al. 2012.

            Ricercatori dell’università di Cornell capitanati da Adam Boyco hanno esaminato 318 esemplari di “village dogs” africani trovando la stessa differenza genetica trovata nei cani provenienti dalla zona est dell’Asia a significare la loro presenza nei rispettivi paesi del tutto simile.

            Infine vorrei dire che davvero non capisco questa sua affermazione:
            “Mi sembra un po’ pretenzioso pensare di avere tutti i fossili di cane (o proto-cane) di qualche decina di migliaia di anni, quando questo non è stato possibile per centinaia di milioni di anni.”
            Non capisco a cosa faccia riferimento nel mio post ho semplicemente detto: “A mio avviso la storia del cane e del lupo continuerà a cambiare man mano che spunteranno fuori nuovi reperti archeologici di certo…………….” L’esatto contrario di quello che lei sembra biasimare.
            Concludo ribadendo che il condizionale per ora a me parrebbe quantomeno prudente se non proprio saggio!

          • Egregio Colafranceschi,
            Allo stage degli akitisti di Pergine Valdarno l’ho vista in compagnia di un akita e qualcuno mi ha detto che il cane era il suo. Se non è così, pazienza.
            Riguardo le datazioni dei cani più antichi, Le assicuro che le datazioni aggiornate sono quelle da me indicate: dalle ultime ricerche (2012) il prof. Germonpré ha retrodatato a 36.000 anni fa il cane di Goyet, quello di Predmosti (Rep. Ceca) da lei indicato a 26.000/27.000 anni è stato retrodatato a 31.500 anni fa, mentre il cane di Razboinichia (Altai) precedentemente datato a 18.000 anni circa è stato retrodatato a 33.000 anni fa.
            Questo in base alla datazione all’isotopo di carbonio C14 che è una datazione prudenziale. Se, invece, teniamo conto della scala di Fairbanks che rapporta quelle datazioni all’epoca geologica del terreno il tutto viene spostato indietro ancora di qualche migliaio di anni: rispettivamente 39.500 anni per il cane di Goyet, 34.000 per quello di Predmosti, 36.000 per quello di Razboinichia.
            Gli studi di Savolainen sulla genesi canina in territorio cinese sono infondati, poiché lupi in quell’area per quel che se ne sa non sono mai esistiti. I lupi antichi cinesi sono o molto più a nord o sulle catene montuose intorno al Tibet. Inoltre, i cani cinesi antichi non hanno più di 10.500 anni, il che non esclude che fossero presenti prima, ma allora si deve spiegare per quale ragione in Europa ci sono in precedenza ed in Cina no. Per finire l’argomento Cina, gli ultimi studi effettuali sul DNA SNP e nucleare danno uno sviluppo del cane in territorio europeo/mediorientale, come in effetti si può desumere dai reperti fossili/archeologici.
            Due studi ad esempio: quello del 2010 della da Lei citata Bridgette von Holdt a titolo “Genome-wide SNP and haplotype analyses reveal a rich history underlying dog domestication” e quello del prof. Greger Larson pubblicato nel maggio scorso a titolo “Rethinking dog domestication by integrating genetics, archeology, and biogeography”, per non parlare del libro di Mark Derr ‘How the dog became the dog’.
            Per quanto ne so io, lo studio di Boyko non conferma l’origine asiatica del cane, anzi a conclusione dello studio viene chiaramente scritto “…Il sequenziamento mitocondriale da solo non sembra adatto a determinare i tempi e la posizione dell’addomesticamento (cosa per altro già dimostrata dallo studio della Von Holdt). Gli aplogruppi mitocondriali del cane sembrano più o meno cosmopoliti e le inferenze basate sulle diversità statistiche dell’mtDNA possono essere facilmente deviate dal campionamento e fuorviate dall’incapacità di distinguere i cani indigeni dai non nativi. Nell’assenza di trovare multiple alte divergenze e aplogruppi mitocondriali localizzati, sarà necessario un ampio genoma dei marcatori autosomici per chiarire la storia delle prime specie addomesticate.”
            Riguardo il termine ‘canizzazione’ riferito al lupo, è l’italianizzazione del termine ‘Dogization’ coniato da chi (M. Schleidt e M. D. Shelter nel loro studio ‘Co-evolution of Humans and Canids’) pensa che in effetti la domesticazione per come la si intende non sia mai avvenuta (rimpiazzata da una evoluzione naturale del lupo in cane), se non per la parte finale relativa alla selezione umana avvenuta quando l’uomo iniziò a vivere negli insediamenti stabili e si convertì all’agricoltura.
            Riguardo le mie frasi “Mi sembra un po’ pretenzioso pensare di avere tutti i fossili di cane (o proto-cane) di qualche decina di migliaia di anni, quando questo non è stato possibile per centinaia di milioni di anni.” non mi riferivo a qualcosa da Lei scritto ma a chi da già per certo tutto. E quindi io e Lei diciamo in pratica la stessa cosa (cioè che ancora non vi sono certezze: incominciano ad esserci molte tracce, ma tuttavia ancora nulla di definitivo).
            Naturalmente, trattandosi di teorie ancora da confermare è logico l’uso del condizionale, anche se scrivere ‘sembra’ o ‘sembrerebbe’ alla fine il concetto cambia poco.

          • Ignoravo le correzioni delle date ma mi chiedo se ci sia accordo sulle nuove. Confermo di avere tenuto uno stage per gli Amici degli Akit ma il cane con il quale mi ha visto non era il mio.
            Trovo lo studio dell’origine del cane affascinante ma mi guardo bene dal prendere tutto come oro colato. A cominciare con il carbonio c14 che troppo spesso a causato figure barbine fatte per non rifarsi. Una parte di Dima (un famoso baby mammut scoperto nel 1977) era stato datata 40,000 RCY [Radiocarbon Years], un altra 26,000 RCY, mentre del legno immediatamente vicino alla carcassa 9,000-10,000 RCY. (Walt Brown, In the Beginning, 2001, p. 176)Affascinato si ma molto scettico conseguentemente alle clamorose “toppe” prese da fior di studiosi nel corso degli anni.Confido che prima o poi si riuscirà ad avere maggiore affidabilità per ora anche considerando le volpi di Belayev ritengo più plausibile l’ipotesi di molti eventi di addomesticazione (visto il tempo relativamente breve necessario per rendere docili le sue volpi) se poi sia il lupo ad essersi avvicinato all’uomo (teoria che più mi convince)o l’uomo ad averlo allevato o entrambi, dubito che ci sarà mai dato saperlo per certo.E mentre tutti si arrovellano per datare la addomesticazione del cane i teschi di lupo nella grotta di Lazaret ci osservano probabilmente divertiti.

          • Allora dobbiamo entrambi convenire di essere d’accordo su come probabilmente è avvenuta l’evoluzione del cane, nonostante l’ovvia incertezza.
            Riguardo i lupi di Lazaret e le loro dimensioni ridotte rispetto ai coevi selvatici di quel tempo, le deduzioni di Belayev avrebbero già trovato modo di parlarne. I loro sorrisi di divertimento sono per noi umani che ci stiamo ancora interrogando su come sia arrivato il cane ad accompagnarci lungo il cammino della nostra evoluzione. E’ duro cercare di far questo dopo migliaia di anni di buio e loro magari ora stanno correndo con tutti i loro discendenti lungo le verdi praterie di quel Paradiso che solo gli animali meritano.
            Contento del costruttivo confronto con Lei, caro Colafranceschi, Le auguro una buona serata.

  2. Evidentemente il mio commento precedente è risultato scomodo e per questo è stato cancellato. Bella democrazia!!! Lo riposto e mi riservo eventualmente di riferire online il modus operandi di questo sito.
    Chi scrive dovrebbe stare attento a dare informazioni corrette. A parte gli innumerevoli errori di scrittura (uno per tutti, scimmie artropodi, ovvero scimmie-granchio) , concetti e datazioni errati (dall’articolo si desume che i miacidi sono esistiti per 50 milioni di anni e poi all’improvviso sono apparsi i canidi, mentre nella realtà i miacidi si estinsero 35 m.a.f. e prima dei canidi arrivarono le Hesperocioninae e poi le Borophaginae: quindi il commento del miacide che si trasforma in canide è una palla), vengono sbagliati anche i dati relativi ai ritrovamenti fossili e/o tombali, in quanto i resti di cane più antico risalgono a 32000 anni fa (cane di Goyet) e quello di Bonn Oberkassel è soltanto uno dei più recenti presenti in Europa (come Mezhirych in Ucraina, Avdeevo, in Russia, Chauvet in Francia ed altri di diverse migliaia di anni più antichi) e tuttavia il sito di Bonn O., insieme ad altri siti della stessa epoca (ad esempio, Dolni Vestonice in Rep. Ceca) testimonia la presenza già da tempo di cani nelle comunità umane europee del Magdaleniano.
    I resti più antichi in Cina e Giappone risalgono all’8000 a.C., mentre paradossalmente negli Usa (e non in sud America vi sono i ritrovamenti più antichi di cani domestici (Danger Cave, 9500 a.C.).
    Riguardo la domesticazione, la stessa non sarebbe mai potuta avvenire senza le modifiche fisiche e comportamentali che distaccarono il ramo evolutivo del cane dal lupo (Canis L. variabilis) intorno a 130000 anni fa, modifiche che portarono i primi proto-cani ad avere minor timore dell’uomo per potersi nutrire dei resti di cibo lasciati nelle discariche ed in seguito, dopo decine di migliaia di anni, a sostare nei pressi degli insediamenti. Probabilmente intorno a 35000/40000 anni fa avvenne qualcosa che allontanò definitivamente il cane dal lupo (si presume i primi insediamenti stabili di cacciatori/raccoglitori come tuttora avviene in Africa, America Latina ed Asia): il cane di Goyet (32000 anni fa) è testimonianza di questo cambiamento.
    I due siti di Boxgrove (UK) e Zhoukoudian (Cina), invece, sono la testimonianza di due tentativi probabilmente mal riusciti di domesticazione dei lupi (Canis variabilis) avvenuti rispettivamente 400000 e 300000 anni orsono da parte di Homo heidelbergensis ed Homo pekinensis.
    Tornando a periodi più recenti, le prime razze selezionate furono levrieroidi e basenji, testimoniate dagli innumerevoli petroglifi sparsi tra Europa, Africa, Asia Medio-orientale ed India (10000/12000 a.C.) e dai più antichi geroglifici egizi (3500 a.C.) che non ritraggono mai altre razze diverse, il che sta a significare che molossoidi, nordici ed altri cani primitivi vennero dopo.

    • @Giovanni Padrone: i commenti non sono mai scomodi: al massimo cafoni, ma scomodi no. Il motivo per cui il suo commento non era ancora stato approvato sta semplicemente nel fatto che io sono l’unica persona che si occupa della gestione di questo sito (e quindi anche dell’approvazione dei nuovi commenti, che serve solo a bloccare lo spam: una volta approvato il primo, la persona che l’ha postato è libera di continuare a scrivere senza più alcuna moderazione…a meno che, ovviamente, non insulti, non spammi o altro): e siccome oggi è domenica, e magari io avrei anche una vita, può capitare che non stia appollaiata sul pc e che quindi l’approvazione di un commento tardi qualche ora.
      Per tutto il resto passo parola all’autrice dell’articolo, dando per scontato, a questo punto, che lei sia stato presente a tutta l’evoluzione del cane da 50 milioni di anni fa ad oggi, vista la sicumera con cui riporta i dati che le risultano esatti.
      Cordiali saluti

      Valeria Rossi

  3. Signora Rossi,
    Nemmeno io me ne sto appollaiato al pc 24 ore su 24 visto che anch’io ho il mio lavoro e la mia vita da svolgere, ma se permette la Domenica un po’ di riposo me lo concedo e se mi fanno leggere su un forum un articolo proveniente da questo sito mi permetto di criticarlo se trovo inesattezze e non certo perché ho vissuto 50 milioni di anni per vedere la storia evolutiva che ha portato da animali simili alle donnole ai canidi.
    Poiché esistono studi, ricerche, ritrovamenti che dimostrano determinate cose. Certo è che leggendo i Suoi articoli noto una certa avversità nei confronti di questi studi, ma questo è un male comune ad altri e perciò non mi meraviglio.
    Sicuramente il Suo modo di porsi nei confronti delle persone non mi invoglia ad avere un minimo di relazione con Lei né ad acquistare una delle sue 40 ‘opere letterarie’, soprattutto dopo aver letto certe sue affermazioni sui cani.
    Distinti saluti.

    • @Giovanni Padrone: l’articolo non è mio, quindi non vedo cosa c’entri io. Le critiche sono sempre bene accette, ma c’è modo e modo di porle. Dire “queste sono tutte balle” è già un modo poco educato: aggiungere cose come “bella democrazia” e “mi riservo eventualmente di riferire online il modus operandi di questo sito” solo perché non ero a casa e non mi sono scapicollata ad approvare il suo commento è decisamente arrogante e maleducato. Mi auguro solo che con i cani lei abbia un rapporto più civile di quello che ha con le persone. Detto questo, del fatto che lei compri o meno i miei libri non me ne può frega’ de meno.
      Si accomodi pure da dove è venuto, e grazie per la sua antipaticissima visita.

      • wow!
        il primo commento di Giovanni Padrone era così ostile… e adesso invece commenta quasi tutti gli articoli!

        chissà cos’è successo in questi 12 mesi?

        peccato non aver mai letto i commenti agli articoli, fino a poche settimane fa…

        • E’ successo che le persone civili di fronte ai malintesi si chiariscono (anche se c’è voluto un poi’ di tempo, tant’è vero che con Valeria è nata un’amicizia, oltre ad aver partecipato come oratori al convegno di Verona insieme al buon Claudio Mangini.

        • E’ successo da quando TPIC ha superato i 3000 mi piace, più o meno, e l’editore ha spinto per una recensione del libro su questo Blog.

          Ecco, da quel momento le cose son cambiate… si sono chiariti i malintesi.

          • Ellamadonna… ma chi sei?
            Perché ce l’hai tanto con Giovanni?
            Si vede anche da fuori che ci deve essere una questione personale…

          • Sì, Sciuramaria. Probabilmente uno di quegli elementi che non hanno usufruito dei miei servizi perché chiedevano cose assurde. Anche se un sospettino ce l’ho su chi può essere, rimango sempre allibito di quanto l’invidia roda il fegato e distrugga i neuroni.
            A parte il fatto che i chiarimenti c’erano già stati molto tempo prima che Valeria mi chiedesse di recensire il libro (quando già precedentemente aveva rifiutato per i noti contrasti dicendo all’editore che le ero antipatico).
            E.c.(TANTO HO CAPITO CHI SEI) non hai nemmeno il coraggio di mettere nome e cognome: se pensi di essere comico, sfiori molto il patetico.

          • Flic… ho risposto prima di leggere il tuo commento. Per fortuna abbiamo detto le stesse cose (anche perché è la verità), altrimenti sai che figuraaaaaaa!!! 😀

          • EC, questa non te la passo neanche come battuta, sorry.
            Anche perché è successo esattamente il contrario: l’editore mi ha chiesto la recensione ed io ho risposto “Quel cafone lì? Non ve lo recensisco neppure se mi pagate” (anche perché farei notare che le mie recensioni, essendo sincere, sono anche assolutamente gratuite: se fossero redazionali dovrei leccare il culo a tutti gli autori, e la cosa proprio non mi interessa).
            POI ho chiarito con Giovanni Padrone, abbiamo capito le rispettive posizioni, non è che adesso ci amiamo alla follia (anche perché abbiamo visioni molto diverse sulla cinofilia), ma se non altro abbiamo reciproco rispetto (che potrà anche venir meno nel caso uno dei due faccia lo stronzo: io non sono sposata neanche con mio marito :-)). DOPO che abbiamo fatto pace ho richiamato il suo editore e gli ho detto: “Ok, il libro ora sono disposta a leggerlo: se mi piace ne parlo bene, altrimenti lo stronco” (cosa che dico a tutti).
            Hanno accettato, l’ho letto, mi è piaciuto, ne ho parlato bene. Fine.

          • Qualcuno s’è chiesto il perché di un così grande cambiamento di comportamento.

            Ai tempi me l’ero chiesto pure io, e mi son dato pure una risposta. C’è un prima e un dopo, in mezzo c’è la recensione. Ho trovato la cosa divertente, tutto qua.

            Ho detto che è un male? E’ una mia opinione. Sbagliata? Ok! Giusta? Ok uguale… ci fosse stato questo cambiamento, da una parte o da l’altra, solo per pubblicizzare qualcosa sarebbe un male? Non ho detto questo.

            Trovai la cosa curiosa, non dissi nulla perché non mi fregava nulla, ritorno a leggere TPIC dopo un periodo di ferie, leggo il commento di espada e mi tornano alla mente le mie elucubrazioni mentali. Tutto qua.

            P.S.: Il mio nick è sempre lo stesso da quando leggo TPIC, da ben prima che tu arrivassi a commentare, ho sempre commentato gli articoli e credo, non ci metterei la mano sul fuoco perchè ne ho scritti molti di commenti, che sia la prima volta che commento qualcosa di tuo, o inerente a te, @Giovanni Padrone. Quindi metti pure da parte tutti i film sul “non aver il coraggio di scrivere nome e cognome” etc etc che sei proprio fuori strada 😉

  4. eccolo, Giovanni Padrone, uno dei tanti “educatori sussurratori”…mi chiedevo come mai non fosse ancora approdato su TPIC a cercar di seminar zizzania e perorare le sue cause (Cicero pro domo sua). L’ineffabile tuttologo che su ogni forum “canino” ripete sempre le stesse sgangherate litanie. L’ “inventore” de…udite udite…l’approccio ETOPSICOCINOLOGICO (tarapia tapioco come se fosse antani,blindola la supercazzola prematurata, con scappellamento a destra).

      • già … quello che non mi torna è la solita teoria, la cito: Intorno a 130000 anni fa, modifiche che portarono i primi proto-cani ad avere minor timore dell’uomo per potersi nutrire dei resti di cibo lasciati nelle discariche ed in seguito, dopo decine di migliaia di anni, a sostare nei pressi degli insediamenti.

        C’è da immaginare come 130.000 anni fa le “città” avessero già il problema dei rifiuti cittadini … immagino come i canidi li abbiano risolti brillantemente, preferendo gli avanzi (già i cani amano le ossa), alle prede naturali. Peccato però che in quel periodo storico l’homo sapiens era nomade! …

        • 130.000 anni fa l’Homo sapiens era in Africa, arrivò in Europa solo intorno a 45.000 anni fa. A quei tempi l’Europa era popolata da Homo neanderthalis (neanderthal).
          Non mi pare che in quello né in altri studi si parli di ‘città’ né di insediamenti stabili. I nomadi non si spostavano costantemente (ovvero giorno per giorno) all’inseguimento delle prede che mangiavano, ma sfruttavano i territori in cui arrivavano fino a quando era possibile.
          Vi erano accampamenti che venivano spostati periodicamente e in inverno le ‘case’ erano le tante caverne presenti in quei territori (e credo che più stanziali di quelle non esista nulla nemmeno oggi).
          I neanderthal erano diventanti una importante fonte alimentare per tutti gli animali che si nutrivano di carcasse e resti organici (per via del loro incremento demografico e conseguente aumento di rifiuti animali), inclusi quei lupi (quelli di Lazaret?) da cui probabilmente si sono evoluti i cani.
          Le discariche non sono da interpretare come le nostre attuali in cui abbiamo autentiche montagne di schifezze, ma come luoghi in cui venivano depositati i rifiuti alimentari, ovvero qualche decina di metri più in là degli accampamenti o delle caverne.
          Ogni volta che si spostava l’accampamento, conseguentemente si creavano nuovi depositi di rifiuti.

    • Nel video avviene l’esatto contrario di quello che si pensa sia avvenuto. Lì si vede l’uomo che si avvicina alle iene e si fa accettare, nel caso dei cani furono i loro antenati che ridussero la distanza di fuga per potersi nutrire delle loro discariche.

  5. Bastava leggere con attenzione quello che ho precedentemente scritto: “Le discariche non sono da interpretare come le nostre attuali in cui abbiamo autentiche montagne di schifezze, ma come luoghi in cui venivano depositati i rifiuti alimentari.”

  6. … immagino che i lupi trovassero grande beneficio nel rovistare nelle “discariche” dell’homo sapiens (qualche osso con un pochino di carne, molte bacche) … Notoriamente il lupo non era in grado di procacciarsi il cibo in modo autonomo, infatti ha imparato dall’homo sapiens le strategie di caccia in branco … Insomma secondo questa teoria i lupi si avvicinavano alle discariche per nutrirsi degli avanzi umani, con il rischio di venire uccisi dal competitor più feroce: l’umano …
    Con tutto il rispetto di questa teoria (si deve rispetto a chi crede a questo!!) … penso che l’ipotesi del maternaggio (vedi filmati) sia molto più verosimile … Onde evitare fraintendimenti voorei precisare che diversità di pensiero è un valore.

    • Qui non si parla ‘dei lupi’ ma di una piccola popolazione di lupi poco abili nel cacciare che trovarono conveniente sfruttare le risorse alimentari umane (mi pareva lapalissiano che si trattasse di carcasse di animali, non certo di cavolini di Bruxelles). In particolare i lupi di Lazaret, datati 130.000 anni fa e trovati in compagnia di neanderthal (ribadisco ancora, non si parla di Homo sapiens che allora abitavano in Africa) avevano delle dimensioni ridotte rispetto agli altri lupi coevi e questo starebbe a dimostrare la giustezza della teoria di Belayev che vede nell’avvicinamento all’uomo come prima modifica strutturale proprio la riduzione delle dimensioni.
      Io credo che bisognerebbe iniziare a togliere un certo antropocentrismo e smettere di pensare che noi o i nostri antenati abbiamo plasmato a nostro piacimento gli animali. Discorsi quali il maternaggio sono alquanto inverosimili.

    • Coppinger non ha mai sostenuto che i lupi di punto in bianco si siano trasferiti in pianta stabile nelle discariche ed abbiano smesso di cacciare;ovvio che il processo si é evoluto lentamente.Inoltre si deve considerare che queste discariche dovevano attrarre anche altri animali dai roditori,agli sciacalli agli uccelli.Plausibile che con il tempo i lupi siano entrati nei villaggi(meccanismo dimostrato con i cani dei villaggi africani)attirati dagli uomini che debbono avere visto i vantaggi nell’adottare il lupo nei loro villaggi. Il lupo avverte quando arrivano intrusi (bipedi e non),i lupi aggressivi forniscono una fonte di cibo e quelli più docili calore nelle fredde notti (ricordando che nella nostra italia fino agli anni 60 nei Sassi di Matera alloggiavano ancora persone che dormivano con animali.
      Ho forti dubbi invece sulla caccia per quello che so io anche i lupi nati in cattività mal digeriscono di spartire il proprio cibo con chicchessia, quanto al maternaggio oggi sappiamo che i cuccioli di lupo presi dopo il 19° giorno di età sono inaddestrabili per avere dei risultati occorre una manipolazione costante dei cuccioli dalla nascita al 16° giorno come presupposto per continuare in un lungo lavoro di socializzazione,dubito che gli abitanti dei villaggi di quel tempo avessero il tempo e i mezzi per dedicarsi ai cuccioli. Infine ritengo del tutto improbabile che con i mezzi a disposizione l’uomo potesse effettuare una selezione non fosse altro per la difficoltà di gestione delle femmine in calore e dei maschi che sono descritti sempre come decisamente poco propensi a tollerare intrusioni quando si tratta di riprodursi.

  7. Letto il commento del Sig. Padrone, tra cavolini di Bruxelles e antropocentrismo (termine ormai abusato dalla cinofilia) … Non mi resta che prendere atto del suo “epitaffio” all’ipotesi del maternaggio. Pertanto, mi congedo dalla discussione.

    • Egregio Attilio (Miconi?),
      A parte il Suo sarcasmo fuori luogo, bisognerebbe (ribadisco ancora una volta) leggere con attenzione quello che scrivono gli altri e non essere soltanto pieni di se stessi e cercare polemiche sterili. Lei insiste sul fatto che 130.000 anni fa in Europa vi fossero i sapiens, quando io ho ribadito più volte che a quell’epoca i sapiens erano ancora in Africa ed in Europa vivevano i neanderthal (senza tante teorie, prove fossili alla mano).
      Detto questo, sia io che Colafranceschi abbiamo parlato di un lungo periodo di evoluzione iniziato quando alcuni lupi (e non tutti i lupi, altrimenti la razza ora sarebbe estinta) si avvicinarono ai campi dei neanderthal e ridussero la distanza di fuga per poter sfruttare le risorse alimentari (rifiuti animali) lasciati a loro disposizione e degli altri spazzini che se ne nutrivano.
      Non mi pare di vedere attualmente fra sciacalli o avvoltoi, che di carcasse si nutrono, animali che sono sull’orlo dell’estinzione perché mangiano meno dei predatori puri.
      Della Sua teoria sul maternaggio non mi pare esistano evidenze né prove. Questa potrebbe eventualmente essere stata attuata nel caso in cui la storia del “cacciatore che cattura i cuccioli di lupo, li addomestica e li fa diventare cani 15.000 anni fa” fosse stata vera. Ma le evidenze archeologiche e fossili, oltre che le analisi genetiche, spingono nella direzione di una evoluzione naturale dal lupo al cane e quindi la suddetta ‘storia del cacciatore’ rimane solo una favola come quella di Cappuccetto Rosso.

  8. Argomento estremamente interessante di cui ogni tanto vado alla ricerca di aggiornamenti.
    Da premettere che a parte l’interesse generale nei confronti dei cani non ho nessuna conoscenza.
    Ma mi sono chiesta spesso se sia possibile che la convivenza tra uomini e “cani” possa essere iniziata come sodalizio contro un nemico comune, tipo grossi felini.
    Altra cosa….
    Ho assistito piu’ di qualche volta a scene di cani (altrui) che si mettevano ai piedi madri che allattavano bambini che mi hanno sempre colpito, si parla sempre di rapporto uomo-cane e di quanto i cani fossero utili per la caccia… bhe’ una donna incinta poteva essere facile preda di animali, una donna con cane molto meno….siete sicuri che le donne non ci abbiano messo una zampina decisiva nella domesticazione dei cani?
    Saluti
    Zoe

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