Una delle razze più popolari è sicuramente il volpino. Che però, nell’immaginario popolare, è un cane leggermente diverso da quello che troviamo sui libri o in expo.
Quando, ancora bambino, mi avvicinai alla cinofilia ufficiale leggendo i primi testi specifici sul cane, lo andai a cercare.
E lessi del volpino italiano (nella foto a sinistra), razza antichissima che rischiava l’estinzione…
L’estinzione? Ma come era possibile?
Con tutti quelli che conoscevo e avevo visto in giro?
Ma se ce l’aveva pure la signora Gina!
C’era la Luly, la Pina, Ben, Chicco, la Miss…
Ricordo almeno una decina di volpini conosciuti nella mia infanzia, appartenuti a vicini, parenti e amiche di mia nonna.
Le proprietarie erano quasi sempre donne e quasi sempre di una certa età. Anche oggi, generalmente, se c’è qualcuno che viene al canile a cercare un volpino, si tratta sempre di una signora di una certa età.
I volpini della mia infanzia non erano, infatti, volpini italiani.
Così come non lo sono i cani che nei canili sono comunemente chiamati volpini.
Si tratta di cani relativamente omogenei e molto diffusi già da parecchi anni, ma tuttavia senza pedigree.
Probabilmente, quelli che furono i loro proprietari non sapevano neppure che cosa fosse un pedigree.

Nella concezione popolare sono considerati volpini i cani in possesso di alcune caratteristiche fondamentali:

– taglia ridotta;
– pelo lungo e molto folto: il più folto possibile;
– musetto corto e un po’ appuntito;
– orecchi eretti (o quasi);
– coda arrotolata sul dorso.

Ho visto volpini di tanti colori: rossi, neri, grigi, crema, focati, carbonati, ma quasi sempre senza macchie bianche. Il colore più ambito (e anche più diffuso) però è ed è sempre stato il rosso. Molti di loro nascono tutt’ora da accoppiamenti voluti, tra cani dello stesso tipo appartenenti a conoscenti, amici, vicini di casa. Qualcuno nasce così per caso, perché accidentalmente la volpina di turno durante le sue scappatelle si imbatte proprio in un volpino o in un cane che casualmente aveva un nonno volpino. E in quel caso può succedere che almeno uno dei cuccioli sia… un volpino! “Forse non purissimo” – direbbero i proprietari.
I volpini “forse non purissimi” di solito sono un po’ più grossi (sugli 8-10 kg), talvolta non portano le orecchie bene erette, ma più spesso gettate all’indietro. Molte volte hanno la coda ad anello largo… insomma qualche piccolo particolare che li declassa anche agli occhi dei non intenditori.
I soggetti più ricercati invece sono di taglia molto piccola, equivalente a quella dei “legittimi” spitz piccoli, o addirittura nani. Ma sono sempre stati una rarità.
La taglia media dei volpini “plebei” è di 6-7 kg. Sono cani molto diffusi. Oggi non più a casa delle vecchiette, che si vanno via via estinguendo, bensì nei rifugi per cani abbandonati.
Paradossale.
Da un lato, il volpino italiano che rischiava l’estinzione è stato recuperato (o ricostruito?) a fatica: dall’altro questi similvolpini in soprannumero che hanno riempito i canili. Perché?
Per capire il motivo della sua diffusione è necessario partire dal passato.
Non un passato lontanissimo. Parliamo dei tempi dei nostri nonni.

Dal dopoguerra ai giorni nostri
Innanzitutto, come si sarà capito, il “volpino della povera gente” era qualcosa di diverso dal “volpino italiano”, in voga tra le nobildonne dei secoli scorsi. Era intatti, all’opposto, il “cane dei poveri” per antonomasia, mantenuto nella sua “non purezza” nel corso dei decenni con una selezione basata unicamente sul fenotipo, senza gli intoppi costituiti da iscrizioni, pedigree, riconoscimenti e altre formalità. Ad agevolare il tutto, si aggiunga che le caratteristiche specifiche di quel tipo di cane sono tendenzialmente dominanti e si ripropongono facilmente nella progenie. I tratti del volpino sono anche molto naturali. Si tratta di un cane “di tipo primitivo” cioè molto vicino, taglia a parte, al modello di canide ancestrale che madre natura ha previsto. E’ stato facile selezionare questi tratti somatici. Ci sono riusciti i nostri nonni, ci poteva riuscire anche la signora Gina.
Col passare degli anni e con l’evolversi della cinofilia ci sono stati però molti cambiamenti socio-culturali. Il nuovo tenore di vita ha fatto si che i cani, che una volta erano considerati quasi dei beni di lusso, divenissero alla portata di tutti.
Si compravano al mercato o nei negozi e si regalavano ai bambini.
Il numero di famiglie col cagnolino aumentò. Aumentò però in modo inversamente proporzionale alla conoscenza della specie.
I nuovi acquirenti, digiuni di qualsiasi cognizione cinofila non sapevano, per esempio, gestire la prolificità dei propri animali. Queste cose le sapevano meglio i nostri nonni e le signore Gine, seppure a volte prendessero dei provvedimenti troppo drastici…
Le nostre mamme e le figlie della signora Gina, invece… mah! Forse, credevano che i cagnolini nascessero sotto i cavoli o li portasse la cicogna.
Negli anni 70-80 le gravidanze indesiderate delle “volpine” comprate per il bambino, unite a quelle desiderate per far vedere al bambino lo spettacolo della natura che si rinnova o per avere la soddisfazione di crescere una cucciolata, hanno riempito il mondo di volpini, volpetti, volpotti e volponzi di tutti i tipi.
Poi, l’ulteriore evoluzione.
Negli anni ’90 i nipoti della signora Gina i volpini non li vogliono più.
Le nuove generazioni sono interessate a cani di altre razze, ancora più costose.
Cani di “qualità”, quindi. Non come i volpini che ce li hanno tutti e sono cani scontati!
La donna del 2000, al passo con il successo e la performance, ama affiancarsi a cani più esotici. Gli yorkshire, gli shi-tzu… oppure cani più grandi, ora accessibili al grande pubblico, addirittura senza che ci sia l’esigenza della guardia per giustificarne la grande mole. Prima sono arrivati gli Husky, poi Dalmati, e infine i Labrador.
Il volpino si è fatto la nomea di cane da vecchia signora. E anche di cane con un cattivo carattere. Cane ingestibile, cane nevrotico e abbaione. Cane “da calci”, come lo definiscono alcuni miei amici in segno di spregio.
Ci sono un sacco di persone che non sopportano i cani piccoli in generale e i volpini in particolare. E così i canili iniziarono a riempirsi di tutti gli sventurati volpini o aspiranti tali, frutto degli errori degli anni precedenti. Errori di valutazione ed errori di gestione.

Perché ci sono tanti “volpini” nei canili?
Indubbiamente un fattore importante è solamente anagrafico. Si tratta di un cane molto diffuso. Nei rifugi ci sono tanti volpini, come pure tanti pastori tedeschi, tanti setter, tanti segugi perché queste sono le tipologie di cani più diffuse tra i cittadini. Ovviamente si fa riferimento ai cani “realmente” diffusi e non ai soggetti di razza iscritti come tali. Sono due cose distinte.
Un altro fattore rilevante, come ho già fatto notare, ha a che vedere con l’ereditarietà dei caratteri.
Il tipo volpinoide ha infatti la caratteristica di essere una somma di parecchi tratti dominanti. Negli incroci tra tipi diversi, i tratti del volpino tendono a prevalere, almeno nelle prime generazioni.
Non è comunque infrequente che alcuni gruppi di cani la cui riproduzione è lasciata al caso, come talvolta avviene nelle campagne, tendano a stabilizzarsi su un tipo volpinoide.
La presenza diffusa dei volpini nei rifugi trova però anche qualche motivazione nella già citata cattiva reputazione di cui godono i cani di questa razza, che a sua volta ha attinenza con l’effettiva difficoltà di gestione di un cane di questo tipo.
Oltre ai cuccioli in esubero nati dagli accoppiamenti tra i volpini che gironzolano nei paesi allo stato semibrado, ci sono, purtroppo, anche tanti adulti che vengono abbandonati di proposito o portati al canile perché risultano troppo impegnativi.
Ho visto con i miei occhi persone che si sono rivolte al rifugio per chiedere di collocare il cane che abbaiava troppo o che distruggeva i mobili. Ho sentito parecchie lamentele di condomini che si ritrovano nel piatto i peli del cane del vicino che entrano attraverso la finestra.
E molti non li abbandonano, ma con il loro esempio disincentivano l’adozione di quelli già abbandonati e i pregiudizi nei confronti di questa razza.
“Un volpino? Ma per carità!” – ci si sente dire sempre più spesso dagli aspiranti adottanti – “ne ha uno la signora del primo piano, che abbaia in continuazione, tenta di mordere le caviglie di tutti, fa la pipì contro tutti gli angoli… è insopportabile!”.

Sono veramente ideali per l’appartamento?
Purtroppo, nell’immaginario collettivo, i volpini sono considerati come l’esempio classico del cane da compagnia, da tenere in appartamento, perché piccolo e occupa poco spazio.
Tutti hanno impresso nella propria memoria l’immancabile vecchietta della casa all’angolo, che teneva in casa il cagnolino col campanellino, o il cane della propria infanzia, nei tempi di povertà in qui le grandi famiglie con tante bocche da sfamare potevano permettersi solo un cagnolino di quelle dimensioni.
Nei tempi in cui era giovane mio nonno questi cagnolini erano noti anche come “i cani dei birocciai”: infatti frequentemente accompagnavano le carrozze nei loro viaggi. Erano di poche esigenze, mangiavano i pochi avanzi del pasto del proprietario, si accontentavano dello spazio dell’abitacolo e, in più, erano un efficacissimo sistema d’allarme, molto utile quando si doveva trascorrere la notte per strada lungo il tragitto, come fanno ancora oggi i camionisti.

Quasi tutte le persone che non sono più giovanissime conservano nei loro ricordi qualche piccolo eroe volpino appartenuto a qualche parente o vicino. Erano cani che spesso si distinguevano per tenacia e furbizia.
Molti si sono resi protagonisti di aneddoti leggendari. Chi ha sventato un furto, chi è stato un grande cacciatore di topi, chi ha dato la vita per proteggere il padrone.
Non tutti rammentano, però, che la vecchietta dei ricordi d’infanzia era sporca come dieci vecchiette sporche e non andava in ufficio, ma passava la vita sempre col cane, tra casa, pollaio e stalla.
Non tutti ricordano che le famiglie numerose che si riunivano attorno alla tavola ai cui piedi c’era il volpino erano costituite da squadre di uomini chiassosi che tornavano dai campi con la terra sotto le scarpe.
Non tutti si soffermano a pensare che il legno del biroccio era diverso dal velluto della attuale BMW.
E soprattutto non tutti si accorgono del fatto che il birocciaio viaggiava, il contadino lavorava e la vecchietta del passato era comunque una donna dinamica che andava nei campi a raccogliere l’erba per i conigli, accudiva il pollaio, girava per il cortile, non se ne stava certo tutto il giorno in poltrona a guardare “Beautiful”.

Se per cane da appartamento ideale intendiamo un cane che non perde il pelo e che non disturba i vicini e se per cane da compagnia intendiamo un cane tranquillo che sta da solo per otto ore mentre siamo al lavoro… beh, allora il volpino, oggi, non è più ideale né per la compagnia, né per l’appartamento.
I volpini, vivendo in luoghi riscaldati, perdono una grandissima quantità di pelo. In appartamento magari ci stanno bene (se ci siamo anche noi), ma ci sono tanti altri cani più adatti.
L’importante è sceglierlo con la consapevolezza di ciò che comporta la vita a fianco di un cane con un mantello simile e non cadere dalle nuvole con i soliti “ma io credevo che…”
Per quanto riguarda le false aspettative che riguardano il loro carattere, va detto che si tratta di cani molto gerarchici. Hanno estremo bisogno di una presenza quasi costante di riferimenti e in particolare di un capo umano che sia all’altezza della loro intelligenza.
Non accettano l’autorità di un padrone che non stimano, o che è sempre assente. Gran parte dei volpini definiti “irascibili e intrattabili” hanno in realtà solamente problemi di gerarchia. Si comportano da capobranco nei confronti dei loro stessi proprietari. Non di rado hanno un atteggiamento iperprotettivo e addirittura attaccano alle caviglie chi osa avvicinarsi ai loro protetti.
Talvolta i padroni apprezzano questo comportamento: “Fa così perché ci vuole bene”.
In realtà però i cani di questo tipo sono spesso oggetto di intolleranza da parte di chi ci sta vicino. E in ogni caso, vivono in condizioni di stress. Il cane domestico non è progettato per assumere il ruolo di capobranco e quando lo fa, molto spesso, può divenire un pericolo pubblico. Si pensi a che cosa potrebbe essere un cane di grande taglia con un carattere analogo a quello dei famigerati volpini che attaccano alle caviglie.
Ho visto parecchi “volpini” con problemi di questo tipo finire in canile, ma posso dire che ne ho visti anche parecchi cambiare completamente atteggiamento in mano alle persone giuste che hanno saputo rapportarsi con loro in modo corretto.

Cane da compagnia o cane da lavoro?
Mi rendo conto di essere stato ingiusto finora con questi cani. Ma l’articolo non è ancora finito!
I volpini hanno infatti tantissimi pregi. Ma veramente tanti!
Non si tratta assolutamente di una tipologia di cani d’altri tempi. Devono solamente essere adottati dalle persone giuste. La loro carta vincente sta proprio nel carattere e nell’addestrabilità. Sono cani intelligentissimi. Intelligenti nel vero senso della parola, cioè riflessivi capaci di risolvere problemi autonomamente, come tutti i cani di tipo primitivo. Queste abilità non sono sempre un vantaggio per la convivenza: è intelligente anche il cane che sa aprire porte e cassetti, che ruba senza essere visto, che capisce il significato di premi e punizioni, ma è anche capace di trovare mille scappatoie per ottenere il massimo rinunciando al minimo. Ma se l’intelligenza è indirizzata nella giusta direzione, pochi cani possono dare le stesse prestazioni di un volpino. Caratterialmente sono allo stesso livello delle razze di taglia medio-grande da utilità. Sono cani piccoli con un carattere da “grande”. Sono cani raziocinanti che esigono proprietari che si dimostrino alla loro altezza, altrimenti non li accetteranno come leader.
In mano a persone esperte, però sono cani che possono dare tantissime soddisfazioni. Con chi è capace di guadagnare la loro fiducia, i volpini sono cani oltremodo obbedienti.
Se facciamo un censimento dei meticci di taglia piccola che maggiormente si distinguono nelle discipline sportive, come agility ed obedience, ci accorgeremo che moltissimi di loro appartengono alla categoria dei volpini. Sono cani di grandissimo temperamento, hanno tanta energia e voglia di fare. Tra i cani piccoli sono quelli che hanno più tempra, a pari merito con gli incroci terrier che però non possono vantare la stessa docilità. Non si lasciano intimorire da niente e nessuno. Sono dei piccoli lupi! E sono pure molto territoriali. A differenza dei cani nordici, con i quali condividono molti tratti fisici e caratteriali, i volpini, anche lasciati liberi, non hanno tendenza ad allontanarsi da casa o dai loro riferimenti umani. Possono imparare tantissime abilità: possono trovare e riportarci oggetti, seguirci al piede senza guinzaglio. Possono essere educati a prendere il loro posto in macchina e a stare tranquilli nel trasportino, a pulirsi le zampine prima di entrare, a farsi asciugare al rientro delle passeggiate. Possono abbaiare (e tacere) a comando.
In molti casi un’ottima educazione può compensare ottimamente le predisposizioni e attitudinali che lo mettono in posizione di svantaggio rispetto ad alte tipologie di cani.
E’ vero che il mantello lungo e folto ha lo svantaggio di mute consistenti in appartamento, ma questo stesso carattere porta con sé anche molti vantaggi. Innanzitutto la manutenzione del mantello e relativamente semplice: basta spazzolare. In più, va detto che il mantello abbondante conferisce una marcia in più quando è il momento di affrontare le intemperie, fare sport all’aperto anche con condizioni climatiche avverse. E questo vale sia per il troppo freddo, grande nemico di tutti i cani piccoli, ma anche per il troppo caldo, perché la pelliccia funge anche da isolante.

Cane per nonne o cane per atleti?
Concludendo, potremmo riassumere che piccolo non è sempre sinonimo di facile e i volpini non sono cani per tutti.
Non sono certo cani per neofiti. E non sono nemmeno più cani per le vecchiette, se essere vecchiette al giorno d’oggi significa starsene sedute in poltrona a guardare le telenovelas.
I volpini li vedo particolarmente indicati invece per persone giovani o quanto meno dinamiche. Per la passeggiata al parco sono sprecati!
Il proprietario ideale, a mio avviso, dovrebbe essere una persona particolarmente coerente che ha già esperienza con i cani. Qualcuno che può dedicare loro molto tempo, traendone comunque anche molta soddisfazione.
Sono i cani ideali per chi ha ambizioni sportive e preferisce gestire un cane piccolo.
I volpini dei canili hanno tratti caratteriali preziosi che raramente possiamo trovare nei cani da compagnia di razza pura, selezionati solamente per la bellezza.
Sono cani che possono seguire il padrone ovunque, arrivando a vivere in simbiosi con lui, a capire ogni sua parola anticipando ogni sua intenzione con l’azione più consona al caso.
Mi auguro che i volpini presenti nei canili siano, sempre più spesso, adottati da persone con esigenze di questo tipo, e sono convinto che se questo avverrà, la loro nomea di isterici abbaioni lascerà il posto alla più antica definizione che maggiormente gli si addiceva: quella dei cani più svegli e intelligenti dell’intero universo canino.

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