lunedì , 20 novembre 2017
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Quelli che…fanno le Expo

Premessa: qualcuno magari si offenderà per questo articolo: ma prima di mandarmi a quel paese sappia che tutto quello di cui sto per parlare l’ho dedotto soprattutto dall’osservazione di uno specchio.

VARIETA’ AMMESSE: quelli che fanno le expo si dividono, inizialmente, in due categorie: quelli che allevano e che quindi devono andarci per motivi zootecnici (v. “motivazioni”) e quelli che “ci vanno per divertirsi col cane” (mentre il cane li guarda col fumetto che dice “Ma divertirsi in un altro modo… no, eh?”).
A distanza di un annetto, appartengono tutti ad una sola categoria: quelli che morderebbero volentieri le caviglie agli avversari.
Però continuano a dire a tutti – professionisti e non – che le expo sono una cosa divertentissima e piacevolissima, cercando di trascinarci amici, parenti e conoscenti.

In realtà giova ricordare che in expo ci si  “diverte”:

a) alzandosi all’alba e facendosi migliaia di chilometri, giusto come antipasto;
b) facendo code di ore e a volte litigate epocali  in segreteria per prendere catalogo, numero ecc. (perché si scopre che il nostro cane è stato iscritto nella classe sbagliata, o che hanno messo la nostra femmina tra i maschi, o che non risulta arrivato il pagamento,  eccetera eccetera);
b) ri-litigando al controllo veterinario con quello che non è capace di tenere il suo cane rissoso, o con quello che ci passa davanti, o con lo stesso veterinario che ha osato accorgersi che l’antirabbica era scaduta (come in: “Ma non lo vede che sta benissimoooo? Le sembra che abbia la rabbiaaaaa? Ho fatto millemila chilometri e lei adesso mi fa entrare, capitooooo?”. Risposta: “Signora, il cane non so, ma lei la rabbia ce l’ha di sicuro”).
c) sgomitando (e a volte tri-litigando) per accaparrarsi un posto vicino al proprio ring in cui piazzare il proprio tavolo da toelettatura.

Ho assistito ad una scena bellissima tra espositrice con barbone nano, che cercava giustamente un posto vicino al ring dei barboni, e signore husky-munito che le aveva appena fregato l’ultimo buco disponibile piazzandoci trionfalmente il suo tavolo.
Ring degli husky: chilometri più in là.
Motivazione del signore husky-munito: “Io ODIO  toelettare il  cane, quindi  mi metto apposta vicino al ring dei barboni per poter pensare che in fondo sono un fortunato” (e poi ditemi che non viene voglia di morderlo, uno così);
d) rompendosi le palle per ore ed ore sia in attesa del proprio turno, sia dopo il proprio turno (perché non si esce fino all’ora canonica, in quanto il pubblico pagante deve poter vedere tutti i cani).
Se il nostro cane ha fatto il BOB (per i non addetti ai lavori: Best of Breed, migliore di razza) ci si annoia in attesa del ring d’onore; se il cane non ha vinto, ci si annoia in attesa di poter rifare al contrario le migliaia di chilometri di cui al punto a) e di tornarsene a casa mandando affanculo tutti gli automobilisti che ci sorpassano o che sorpassiamo, perché quell’imbecille di un giudice non ha capito niente del nostro cane e ha fatto vincere una ciofeca (cosa ne possono gli altri automobilisti? Niente, ma con qualcuno bisogna pur prendersela).
E se sul ring d’onore ci siamo andati, perché il BOB l’abbiamo fatto?
Ah, allora saremo incazzati perché non abbiamo vinto il raggruppamento.
E se abbiamo vinto il raggruppamento?
Ovviamente saremo incazzati perché non abbiamo fatto il Best in Show.

In pratica, sulle diverse centinaia (o migliaia, in caso di grossa internazionale) di cani iscritti ad ogni esposizione canina, UN umano torna a casa contento e sorridente: tutti gli altri sfanculano automobilisti (in autostrada), familiari (al rientro a casa), amici e parenti (al telefono, quando li chiamano per spiegare quale gravissimo torto abbiano subito e dall’altra parte del filo uno si azzarda a dire “Vabbe’, ma dai, in fondo hai fatto un bel risultato…”). Segue descrizione accuratissima di tutti i gravissimi difetti dei cani che gli sono stati davanti (sul ring di razza o su quello d’onore), del gravissimo cagnaresimo dei loro allevatori e dell’insopportabile antipatia dei loro proprietari.
Se stanno parlando con un collega allevatore o espositore, alla sbroccata seguirà immancabilmente  un:  “per fortuna ci sono ancora persone come te, che allevano seriamente”; ma quando il cane che gli sta davanti sarà di QUELL’allevatore, quello che fa Expo sbraiterà le stesse identiche cosacce al telefono con l’allevatore che gli era stato davanti la volta prima, che dal ruolo di cagnaro passerà a quello di allevatore serissimo (e ovviamente viceversa).

Ecco, QUESTO è il concetto di “divertimento” che vige nel mondo della cinofilia ufficiale.
Ma la cosa più strana è che quelli che fanno le expo non se ne accorgono.
Sono  davvero convinti di divertirsi, perché sono andati tutti a scuola da Scajola: si incazzano a loro insaputa e soprattutto sono ipocriti inconsapevoli, pronti a definire (e ne sono pure convinti) “il mio caro amico X”  lo stesso allevatore di cui hanno detto, mezz’ora prima, che è un cagnaro e che alleva cani di merda.
La cinofilia ufficiale è come la pozione del dottor Jeckill: trasforma tutti, ma proprio TUTTI, anche le persone più bonarie e paciose,  in mister Hyde assetati di sangue.

ESCALATION: alla sua prima esposizione, quello che fa le expo è allegrissimo, radioso, estasiato dalla nuova avventura. Svolazza da un ring all’altro salutando tutti, facendo complimenti a tutti i cani, accarezzandoli tutti e tentando di chiacchierare con tutti gli umani che ci stanno attaccati (e ricevendo in cambio degli SGRUNT dall’espositore immerso in una nuvola di borotalco che stava cercando di toelettare in pace il suo cane senza rotture di palle.  Se poi  il neofita gli ha messo pure le mani sul cane per riempirlo di coccole proprio mentre lui lo stava riempiendo di lacca, il neofita rischia di tornare a casa monco).
Poi  quello che  fa Expo per la prima volta sale sul ring, si prende il Molto Buono e manda millemila SMS a tutti gli amici, parenti e conoscenti scrivendo felice che il suo cane “è piaciuto moltissimo al Giudice”.

Alla seconda esposizione, quello che fa  Expo ha imparato a tenere le mani a posto e quindi non tocca più i cani. Non ha ancora imparato, invece, a tenere a posto la lingua: solo che, invece che per complimentarsi, la utilizza per chiedere consigli (risposta:  SGRUNT).
Nel frattempo ha anche scoperto che “Molto Buono”, al di là di ciò che scrivono sui regolamenti ENCI, può significare o “bel cane, ma clamorosamente fuori forma”, oppure “cagnaccio al limite della ciofeca”.
Quindi, se si becca un altro MB,  manda solo due SMS ai parenti più intimi, con scritto: “Giudice di merda”.
I cani altrui, quelli che alla prima expo erano tutti “ma che bello, ma che meraviglia, si vede che è un campione”, diventano immancabilmente: “Uhm…sì, carino: ma non ti sembra che stringa un po’ dietro?”, oppure “Seee…non mi dispiace, però corre voce che abbia dato figli prognati”.
Sono DUE volte che ci mette piede, e quello che fa Expo ha già imparato tutto il peggiore gossip che gira – guarda caso – soprattutto intorno ai cani vincenti; nel frattempo ha iniziato anche il tirocinio nella sottile ma indispensabile arte dello sputtanamento.
Il tirocinio può comportare qualche problema iniziale.
Come in: “Hai visto il cane di X? Tutto pelo e niente sostanza, ma la cosa più grave è che pare che abbia anche un testicolo di gomma. Chissà di chi cavolo è figlio…”
Risposta (accompagnata da sguardo all’azoto liquido): “E’ figlio di XYZ,  il mio campione italiano e internazionale“.
Quello che fa Expo, comunque, impara presto a sviscerare l’intera genealogia di ogni soggetto, in modo da sapere con chi può sputtanarlo e con chi, invece, è meglio sputtanare qualche altro cane (l’idea di NON sputtanarne nessuno non gli passa neppure per l’anticamera del cervello).

Dalla terza esperienza in poi, quello che fa expo: a) ha ormai imparato TUTTO sulla suddetta arte sottile, compreso il modo di evitare le gaffe; b) non parla più con nessuno, ma si aggira come uno 007 intorno ai tavoli da toeletttura altrui, senza più chiedere consigli ma cercando di carpire nascostamente gli arcani segreti del  grooming.
Ho visto con i miei occhi un espositore prelevare con aria furtiva un campione del misterioso liquido che una mia cara amica (che, quando mi batteva, diventava ovviamente anche lei “cagnara con cani di merda”) spruzzava sul pelo poco prima dell’ingresso sul ring.
Siccome sono bastarda dentro come tutti gli altri, appena lei tornò al tavolo le dissi che X si era fregato un’ampollina di liquido…e lei si strappò i capelli, cominciando a sbraitare a voce altissima: “Ecco, vigliacco, lo sapevo!!! Adesso come faccio? Tutti conosceranno il mio ingrediente segreto!”
“Maddai? Hai davvero un ingrediente segreto?” domandai allibita, di fronte a quella sceneggiata.
E lei, sogghignando, mi sussurrò:  “Certo: acqua del rubinetto purissima! Ma mi auguro che, vedendo che me la sono presa, X vada a farsela analizzare da qualche costosissimo laboratorio e spenda un sacco di soldi”.
Inutile negarlo: quello che fa expo è SEMPRE bastardo inside. Fosse anche solo per legittima difesa.
Non è un caso se quello delle expo si chiama “ring” come quello del pugilato…ma forse andrebbe ancora meglio “pit”, come quello dei cani da combattimento.

Dopo la terza esperienza, quello che fa expo comincia a pensare che forse dovrebbe prendersi un handler: ovvero una persona che presenta cani per professione.
A questo punto inizia la caccia spietata non a quello più famoso e più bravo, bensì a quello con la fama (solitamente immeritata…ma qualche volta no) di miglior corruttore di giudici.
Quello che magari ha l’azienda agricola e allunga bottiglie di vino pregiato; o quello che conosce tutte le puttane di Roma e le infila tutte nel letto dei giudici che arrivano da fuori (perché quelli italiani di solito hanno la moglie al seguito); o quello che trova sempre, casualmente,  stuoli di acquirenti per l’ultima cucciolata del giudice.
Ovviamente l’handler è un bieco corruttore solo quando presenta i cani degli altri: non appena accetta di prendersi il tuo diventa onestissimo, irreprensibile e al di sopra di ogni sospetto.
NOTA: non solo gli handler, ma anche gli allevatori sono costantemente accusati di comprare/corrompere/elargire favori di vario genere, ma soprattutto sessuali. Personalmente sono stata indicata come l’amante di un giudice (ormai defunto, pace all’anima sua) che, ai tempi, in piedi si reggeva ancora, ma aveva comunque una sessantina d’anni più di me.
Epperdiana, uno appena più giovane no?
No, perché ad una speciale (che il mio cane vinse)  l’avevo salutato dandogli un bacino su una guancia.
In realtà l’avevo fatto perché eravamo amici da secoli (anche quando i miei cani non li faceva vincere): e lo sapevano tutti. Ma in expo ci si annoia talmente tanto e talmente a lungo che alla fine diventa quasi indispensabile inventarsi storie contorte, meglio se con un pruriginoso sottofondo sessuale.
Peggio che dalla parrucchiera.
A volte le pruriginose storie sessuali, in expo, nascono davvero: ma di solito durano poco perché dopo un po’, invece di annoiarsi da soli, ci si annoia in due. E allora si cercano nuove alternative.
(NOTA: gli sceneggiatori di Dallas, Beaufitul & affini secondo me sono TUTTI cinofili che hanno frequentato le expo).

ASPETTO GENERALE: fino a qualche anno fa, dall’aspetto generale potevi indovinare quasi a colpo sicuro che razza avrebbero presentato il signor X o la signora Y.  Infatti vedevi il truzzone con chiodo, jeans e anfibi (rottweiler, boxer o dobermann), lo sportivone in tuta (pastore tedesco), lo sportivone in tuta griffata (pastore tedesco di allevamento famoso), la Sciuramariadaexpo col vestitino a pois bianchi e neri (dalmata, a colpo sicuro e senza possibilità di errore), il gay in giacca con lustrini e stivaletto col tacco tipo cugino di campagna (cane da compagnia), il vecchietto vestito da equitazione, con tanto di stivali  (levriero) e così via.
Oggi non c’è più gusto:  vedi solo handler elegantissimi, sì, ma tutti vestiti più o meno uguali.
Al massimo, dall’abbigliamento delle handler femmine, riesci a capire se il giudice è uomo (minigonna, top, tette al limite della fuoriuscita), donna  (tailleur rigorosissimo da segretaria d’azienda) o gay (la famosa handler fa finta di essersi presa una storta e manda sul ring il fidanzato bonazzo).
A dare un minimo di brio restano solo le Sciuremarie da expo, che ormai i pois li indossano per presentare gli akita, ma che a volte ti danno ancora un tocco di suspance arrivando con microgonna, tacchi a spillo (anche loro hanno letto che il giudice è maschio) e boxer al guinzaglio, scatenando un furioso giro di scommesse al momento del giudizio in movimento (“Venti euro che si scatafascia al secondo giro! Cinquanta che si spiaccica al primo!”).

CARATTERE ED ATTITUDINI: del carattere abbiamo già detto molto. Aggiungiamo solo che quelli che fanno expo si dividono in due categorie teoriche: quelli che quando perdono restano solo leggermente delusi, ma “in fondo abbiamo pasato una bella giornata e l’importante è divertirsi con il proprio cane” e quelli che quando perdono si incazzano come bestie.
Le categorie pratiche, invece, sono due: quelli che quando perdono fanno una piazzata al giudice e quelli che quando perdono fanno la faccia da poker, ma poi tornano a casa e picchiano la moglie.
Io uno che se ne infischia di perdere, in trent’anni di esposizioni, non l’ ho MAI visto. Se esiste mi faccia un fischio, grazie.

Oltre ad avere immancabilmente un carattere di merda (almeno per la durata della manifestazione: poi a qualcuno passa), quelli che fanno Expo possono manifestare attitudini particolari aggiuntive, tipo: pasturare i cani che seguono durante il giudizio in movimento, lasciando cadere – inavvertitamente, s’intende! –  confezioni maxi di crocchette sotto il loro naso;  muovere (sempre inavvertitamente) il polso in modo che, durante il giudizio da fermo, un bel pezzo di fegato bollito finisca davanti al cane piazzato al loro fianco, che spiaccica il naso in terra proprio quando il giudice gli passa davanti; distrazione coatta del cane rivale effettuata da complice esterno con sballonzolamento di pallina, salsicciotto o bistecca, fingendo di voler richiamare l’attenzione del cane proprio (chiamare i cani da fuori è vietato: attirare la loro attenzione no);  lancio di mezza tetta fuori dal top scollacciatissimo o, in alternativa, minigonna giropassera indossata per presentare cane piccolissimo, cosicchè per piazzarlo devi chinarti a novanta gradi e la passera la spari in faccia al mondo intero (ma anche al giudice).
Un’esibizione di questo tipo è stata effettuata una volta da un’ingenua neo-allevatrice che non sapeva che il giudice – straniero – era gay (tutti gli altri allevatori lo sapevano perché non puoi sognarti di giudicare una razza senza che gli espositori scoprano chi sei, cosa allevi, come allevi, quali sono i tuoi gusti sessuali, quale colore ti piace di più, che numero di scarpe porti e quante volte al giorno vai al cesso. Se vuoi fare il giudice di expo, scordati della privacy). Al termine dei giudizi della sua classe, il giudice non fece vincere il suo cane ma TUTTI gli uomini che stavano a bordo ring corsero ugualmente a complimentarsi. Chissà perché.

MOTIVAZIONI: quello che fa le Expo, l’abbiamo detto, se non è un allevatore è convinto di andarci  “per divertirsi con il suo cane”.
Io toglierei la seconda parte della frase. Oddio, in realtà il cane non si sente “maltrattato” – come alcuni pensano – se deve stare per qualche ora in gabbia o se deve stare piazzato per due minuti (minuti corredati, peraltro, da piogge di bocconcini).
Alcuni cani socializzano perfino con i loro simili e comunque passano una giornata intera insieme ai loro umani, cosa che apprezzano molto. Certo, passare la stessa giornata in un prato a rincorrere palline e bastoni sarebbe PIU’ divertente: però le expo, di solito, le prendono con la massima filosofia, come una giornata tranquilla e un po’ noiosa, ma anche con qualche lato piacevole (tante coccole, tante attenzioni  e – appunto – tanti bocconcini). L’espositore umano, al contrario, non avrebbe UN solo motivo al mondo per divertirsi in questa bolgia di pelo, abbai, borotalco, scene isteriche, malignità e gossip (per tacer del fatto che rischi pure di farsi soffiare il marito o il fidanzato): eppure, porca miseria, si diverte davvero.
L’allevatore, comunque, non dirà MAI che va in expo per divertirsi: lui ci va per motivi zootecnici. Ci va per avere il giudizio di un esperto (e infatti adesso i giudici si chiamano così: “Esperti Giudici”) che gli faccia notare tutti i pregi e difetti del suo cane che magari, da solo, non vedrebbe (oddio… d’accordo che “ogni scarrafone”…con quel che segue: però, se allevi, il primo esperto della tua razza dovresti essere tu!); ci va per poter valutare “er mejo” disponibile sulla piazza per i futuri accoppiamenti. Ci va perché le esposizioni canine sono nate a scopo zootecnico, e lo show è solo la parte riservata al pubblico: per noi l’unico giudizio che conta è quello della propria razza, anzi della propria classe.
Non mi è chiarissimo, allora, il motivo per cui tutti quelli che fanno expo (ma soprattutto gli allevatori) si scannino come maiali per vincere raggruppamenti e BIS, che sono proprio momenti di esclusivo show e che di zootecnico non hanno un beatissimo tubo, visto che far gareggiare un husky contro un bassotto è un po’ come voler stabilire, in un concorso gastronomico, se una torta sia più buona di un piatto di ravioli.

Sono arrivata lunghissima, quindi mi fermo qua. Ci sarebbe ancora da parlare degli arti (in expo ce ne vorrebbero otto, stile dea Kalì), della coda (quella che si fa in autostrada quando rientri dall’expo), del mantello (qualcosina ho accennato, ma sull’abbigliamento “da expo” si potrebbe scrivere un libro…), ma non posso metterci tutto, altrimenti questo articolo diventa un’enciclopedia.
Una sola cosa posso, anzi DEVO aggiungerla: non allevando più, io non faccio più expo da molti anni, e per la maggior parte del tempo, quando ci penso, dico anche “e meno male!”.
Però…però, lo confesso: a volte mi mancano.
Evidentemente noi “che facciamo expo” (o che le abbiamo fatte) non siamo solo dei mister Hyde: siamo stati anche contagiati da una sorta di maligno virus che non lascia scampo e che, come una droga, dà assuefazione.
E’ per questo che, a distanza di tanti anni, io avrei ancora voglia di tornare sui ring. Ed è per questo che quelli che ci vanno davvero, quando tornano a casa incazzati, sporchi come lumi e stravolti dalla stanchezza, dopo aver sfogato le ire funeste sulla moglie e aver accusato il cane di non aver “dato almeno un morso quel cretino” (leggi: il giudice), si attacca ad Internet e va sul sito dell’ENCI.
Per scoprire dov’è che si tiene la prossima expo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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