ASPETTO GENERALE:   un segugio forte e vigoroso, dalla struttura compatta, che dia l’impressione di qualità senza mai essere grossolano.
Ecco cosa dice lo Standard: “Forte, vigoroso e compatto”.
Basterebbe leggere per avere almeno un vago sospetto, anziché sbattere troppo tardi il naso in una verità tanto evidente quanto sconosciuta ai più: il Beagle NON è un cane piccolo! 
Certo, non è un alano.
Non è neppure un pastore tedesco.
Ma NON è un cosino tascabile. Non è Snoopy (che sarà anche stato ispirato da un Beagle, ma che non c’entra nulla con un Beagle), non è toy nè pocket e tantomeno teacup (semmai è lui che si mette in tasca te: ma solo in senso metaforico).
A tutte le Sciuremarie che osservano sconsolate la crescita del loro cucciolo con la delusione negli occhi, o che si sussurrano a vicenda in sala d’attesa dal vet: “Eh… chi se lo immaginava che diventasse così grosso?“, mentre il loro cane schiaccia felicemente i loro alluci sotto un culone di rispettabilissime dimensioni: verrebbe spontaneo chiedere: “Ma non avete dato un’occhiata ai genitori, quando avete preso il vostro cucciolo?”.
Ovviamente, nove volte su dieci, la risposta sarebbe: “No, perché non c’era alcun genitore nei dintorni”. Perché la Sciuremaria media, si sa, il cane se lo compra in negozio, dopo averlo visto in fotografia su qualche libro o rivista.
E qui una piccola attenuante ce l’ha, visto che le foto di Beagle che si trovano in giro, nove volte su dieci, ritraggono dei cuccioli.

Cuccioli che corrono, cuccioli che giocano, cuccioli che annusano fiorellini di campo. Impossibile, peraltro, dare torto ai redattori della riviste, visto che il cucciolo di beagle è una delle cose più carine ed accattivanti che Dio abbia messo in terra. Non sono belli: di più. Non sono teneri: MOLTO di più!
Però la Sciuramaria vede una foto come questa e pensa a un cane col musetto che entra tutto nella corolla di un fiore: dopodiché parte, va a comprarsene uno… e un annetto dopo la vedi che sbuffa con diciassette chili di cane seduti sull’alluce (perché il beagle, sappiatelo, vi si siederà sempre e solo sui piedi: e non solo dal veterinario).

Per carità: per persone come me, che hanno sempre avuto cani dalla media taglia in su, il Beagle “è” un cane piccolo.
Ma per le amanti dei microcani, disposte a farsi rifilare anche razze inesistenti come yorkshire toy o maltesi nani pur di avere qualcosa di super-piccolo, le dimensioni di un Beagle adulto sono uno choc bello e buono.
La Sciuramaria ci mette un buon paio di mesi a superarlo, prima di restare nuovamente choccata la prima volta che molla il cane in campagna, poi lo richiama e il cane pianta il naso per terra e fila via a duecento all’ora (sembra difficile andare a duecento all’ora col naso per terra, ma il beagle ci riesce benissimo).

VARIETA’: oltre al tanto diffuso quanto imbarazzante “Bigolo” (come in: “Il  Bigolo del mio fidanzato era così piccino e tenero…ma poi è cresciuto ed è diventato veramente grosso, e poi è così robusto e pesante, non riesco quasi più a tenerlo in braccio”… frasi che si sentono ad ogni pie’ sospinto da Sciuremarie che forse non conoscono il significato dialettale di questo termine in alcune regioni), il Beagle l’ho sentito chiamare Bilgo, Bingo e financo Bigio (tanto che pensavo fosse il nome del cane e io stessa ho continuato a chiamarlo così per mezz’ora).

CARATTERE ED ATTITUDINI: il Beagle è un segugio. Punto.
Lo dice pure lo Standard, forte e chiaro: è “un segugio di temperamento festoso ed allegro la cui essenziale funzione è di cacciare, primariamente la lepre, seguendo la passata. Spavaldo, attivo e dotato di grande forza e determinazione. Sempre all’erta, intelligente,  equilibrato e mai discontinuo. Il temperamento è forte e vigile, senza mai mostrare spirito aggressivo o timidezza“.
Dovrebbe apparire lampante che  non è stato selezionato come cane da coccole, né da compagnia, né da cuscini, né da ingrasso.
E’ un cane da caccia che dispone di energie praticamente inesauribili, di un bel vocione tonante e della caparbietà totale ed assoluta che tutti i segugi mettono nella ricerca del selvatico. Ho scritto sopra che fila via a duecento all’ora col naso per terra ignorando i richiami: ma sia chiaro che non lo fa “per cattiveria” né “per dispetto”. E non lo fa neppure perché sia “testardo”, come viene immancabilmente definito.
Lo fa perché, quando percepisce una traccia, va in “one track mind” e concentra tutta la sua attenzione su quello che sta facendo, chiudendo fuori il resto del mondo (Sciuramaria compresa… ma compreso anche il più esperto cinofilo della terra: perché, quando un odore diventa il centro dell’universo, il segugio esclude letteralmente tutti gli altri sensi).

Se avete in mente di prendere un Beagle, sappiate che in alcuni momenti della sua vita non avrete un cane,  bensì un NASO con le gambe – velocissime – ma totalmente sprovvisto di occhi e orecchie. Non è che lui non voglia rispondervi: è proprio che non vi sente.
Purtroppo questo fa sì che le Sciuremarie vadano in paranoia la prima volta che liberano il cane in campagna, e che dopo averlo (faticosamente) recuperato pensino: MAI PIU’.
Così vediamo Beagle che passano tutta la loro vita al guinzaglio perché i loro umani hanno paura di scioglierli: ed io, a questo punto, scioglierei gli umani. Nell’acido, però.

Perché mi dite che senso ha comprarsi un cane da caccia, selezionato come tale, classificato come tale, conosciuto in tutto il mondo come tale, e poi tenerlo chiuso in casa e concedergli giusto l’uscita-pisciatina tre volte al giorno, rigorosamente legato, “perché altrimenti scappa”? Il Beagle non scappa affatto: lui va a caccia. E’ nato per questo ed è questo che ama fare più di ogni altra cosa al mondo. Se glielo impedite, lui avrà la faccia perennemente scazzata: e non è vero che “lo disegnano così”, non è vero che ha la faccia triste di natura.
E’ triste per davvero. Gli girano proprio le palle. Solo che è un cane buono (“il più buono del mondo” è la definizione classica, altro fattore che scatena le sciuremarie), e allora non schizza e non morde nessuno.
Si rassegna. Però “rassegnato” non mi risulta che sia mai stato sinonimo di “felice”.

Mo’, attenzione, non vorrei darvi l’idea di un cane che deve stare sempre e solo in campagna: perché il Beagle è un eccellente compagno per qualsiasi famiglia, anche se cittadina.
E’ veramente dolcissimo, non sa cosa significhino termini come “mordere” o “ringhiare” (immensa fregatura, purtroppo per lui, visto che questo è il motivo per cui è il cane più utilizzato dagli sperimentatori, leggi vivisettori), ama i bambini, va d’accordo con gli altri animali e gli piace stare a stretto contatto con i suoi umani (soprattutto sedersi sui loro piedi).
E’ anche un cane abbastanza docile ed educabile: in casa – dove si presume che nessuno faccia passeggiare lepri o volpi – è anche un cane obbediente. Vabbe’… non proprio un robottino, eh: però decentemente obbediente… sempre che non abbia qualcos’altro da fare o a cui pensare (il Beagle è un cane che medita molto sulle cose della vita).

Il fatto è che non può e non dovrebbe vivere sempre e solo in casa. E’ come comprarsi una Ferrari e tenerla sempre e solo in garage. Con la differenza che la macchina non pensa “che palle”, e il cane invece sì.
Basta però che la pallosissima vita casalinga sia interrotta almeno un paio di volte alla settimana da qualche sacrosanta gita in campagna, e il Beagle diventa davvero un cane gioioso ed entusiasta.
E se avete paura che scappi, portatelo in parchi sicuri, con spazi recintati.  Fregatelo, insomma! Che se la “battuta di caccia” si svolge su un campo di educazione cinofila, lui mica lo sa. L’importante è che gli togliate quel cavolo di guinzaglio e lo lasciate libero di ispezionare, piantare il naso per terra,  sentire effluvi provenienti da un terreno erboso e non da un marciapiedi che puzza solo di suole umane.
Dopodiché lui si sentirà realizzato e soddisfatto e potrà dormire il sonno del giusto, occupando tuuuuutto il vostro letto o il vostro divano – perché non so se ve l’ho già detto, ma lui NON è un cane piccolo.

TESTA: riporto una sola frase dallo Standard, che forse è quella più importante: testa di moderata lunghezza, potente ma senza grossolanità, più ingentilita nelle femmine, senza rughe.
Ecco, quel “più ingentilita nelle femmine” potrebbe sembrare una sottigliezza, ma in realtà significa che c’è un ABISSO di differenza. La femmina ha una graziosa testolina da coccole, il maschio ha una capoccia tanta. Se proprio volete il famigerato “Beagle da compagnia”…speriamo che sia femmina.

OCCHI: secondo lo Standard, “marrone scuro nocciola, moderatamente grandi, non affossati nè prominenti, ben distanziati l’uno dall’altro e dalla espressione dolce ed attraente”.
Seeeee…vabbe’. “Dolce e attraente”, ma soprattutto RUFFIANISSIMA! Lo Standard dovrebbe dirlo, anzi dovrebbe essere un carattere distintivo della razza: se non ha lo sguardo ruffiano, è un Beagle di serie B. Il fatto che è sono praticamente tutti di serie A, anzi sono proprio tutti da scudetto, perché gli sguardi languidi, irresistibili, più lecchini di Minzolini, li sanno fare proprio TUTTI.

Perfino i simil-beagle di dubbia provenienza (diffusissimi, ahimé, come in tutte le razze di moda) possono essere brutti come la notte, con le zampe corte o lunghe du’ metri, con teste che del Beagle hanno – quando va bene – solo il colore…ma gli occhioni strappalacrime, strappacoccole e soprattutto strappacibo li sanno fare tutti perfettamente.
Ce li hanno da cuccioli (irresistibili) e perfezionano man mano la tecnica fino all’età adulta, col risultato che le sciuremarie, appunto, non resistono MAI e mettono i loro cani all’ingrasso, perché “poverino, ha sempre fame!”.
Ma TUTTI i cani del mondo, o quasi, “hanno sempre fame”, dal loro punto di vista: solo che gli altri, magari, non ti fanno quegli occhi lì e riesci a resistere un po’ meglio. Col Beagle è un’impresa improba (io che sono un’ottima predicatrice ma una pessima razzolatrice, quando si tratta di foraggiare cani imploranti, è meglio che un Beagle non me lo prenda mai): il risultato è il museo degli orrori che si può vedere nella minigallery qui sotto.


NOTA: Se siete giustamente inorriditi di fronte a queste immagini, potete prendere un Beagle. Se avete pensato “Oh, guarda che bei cagnolotti bene in carne”, compratevi un maialino vietnamita. Lui può stare grasso senza avere problemi di salute; i cani no.

ORECCHIE: lunghe, con estremità arrotondate, quando tese verso avanti dovrebbero quasi raggiungere la punta del tartufo. Inserite basse, di fine tessitura e pendenti con garbo contro le guance.
In più, come abbiamo detto, si tappano a comando: nel senso che voi date il comando, e loro si tappano.

BOCCA: le mandibole devono essere forti, con una chiusura a forbice perfetta, regolare e completa.
Okay. E della lingua, ne vogliamo parla’? No, perché è lunga due metri, e cuccioli e cuccioloni te la piazzano in bocca ogni volta che gli fai un coccola (ovvero centododici volte al giorno, dopo che ti hanno guardato con l’apposita aria strappacoccole).
Gli adulti no, a dire il vero sono più riservati: anzi, qualche Sciuramaria si lamenta pure perché “non le dà più tanti bacini come quando era piccolo” (io vorrei sapere se dice la stessa cosa del figlio quarantenne).
In compenso potete star certi che se arriva in visita l’amica della Sciuramaria, quella che ha paura dei cani, quella che “i cani puzzano e sono sporchi e portano le malattie”, quella che si siede sulla punta del bracciolo del divano perché ha paura di contaminarsi con un pelo…allora il Beagle, che in ogni altra occasione del mondo si sarebbe limitato a fare una scondinzolatina amichevole all’estraneo e poi l’avrebbe ignorato totalmente, le salterà sicuramente in braccio piazzandole la lingua in bocca (e poi non mi si dica che i Beagle non sono cani intelligenti).

VOCE: il Beagle è un segugio (l’ho per caso già detto?): quindi ha una voce da segugio. Non si scappa.
Ora, se non sapete che voce abbiano i segugi… posso solo provare a darvi una vaga idea.
Tipo: se il cane fa BAU, il segugio fa più o meno BAUYUALLAUUUUUuuuuuu.
Che non è esattamente un ululato: è un uluabbaio (sì, vabbe’: lupu ululà e castello ululì. Ma provate un po’ voi a descrivere una voce a parole, eh!).
E’ una via di mezzo tra un abbaio, un ululato e uno jodel tirolese, che parte proprio dal profondo del torace e si assottiglia verso la fine. E poi ricomincia. E ricomincia ancora. E ancora. E ancora.
Se succede in un appartamento piazzato del ben mezzo di un condominio, potete star certi che avrete i vigili alla porta nel giro di mezz’ora…però, per fortuna, il Beagle abbaia raramente. Lo fa solo se si annoia, se si sente solo, se non sa cosa fare e se non viene portato a correre abbastanza spesso (prendere nota, please).

ARTI: robusti, velocissimi (come abbiamo già detto), sfruttabili non soltanto per seguire una traccia per chilometri ignorando i richiami umani, ma anche per scopi sportivi… sempre alla faccia di chi definisce il Beagle “un cane scemo” solo perché non è docilissimo. Ma scemo sarai tu che non sei capace di farti amare, stimare e rispettare! Perchè è vero che sulla traccia blabla, è vero che in campagna blabla…ma nella vita di tutti i giorni il Beagle può essere un cane obbediente come chiunque altro (vabbe’…quasi): e lo dimostra il fatto che ci siano non pochi soggetti da agility che ottengono anche ottimi risultati.
Se il vostro cane non vi degna della minima attenzione neppure quando siete lontani da qualsiasi effluvio paradisiaco, significa che c’è qualcosa che non va nel vostro rapporto: ma di solito non è sbagliata la razza né il cane. E’ sbagliato l’umano, che dopo un paio di tentativi si rassegna all’idea di avere un cane che si fa i cavolacci suoi (e che lui definirà immancabilmente “cane scemo”). Ma neppure l’umano rassegnato è un umano felice…mentre, con un po’ di tempo e di pazienza, con un Beagle è possibilissimo creare un binomio collaborativo ed impostare un rapporto divertentissimo e funzionale. Basta esserne capaci (o magari appoggiarsi a qualcuno più esperto, se si vede che da soli non si cava un ragno dal buco, né un Beagle dalla cuccia).

MANTELLO: corto e denso, impermeabile. Sono ammessi tutti i colori tipici dei cani da seguita, escluso il color fegato.
Come sempre, il fatto che il pelo sia corto non significa che non ne troverete in giro per casa. Però il Beagle, tra le molte qualità, ha anche quella di essere facilissimo da gestire: una passata di panno ogni tanto e via, il pelo morto lo raccattate quasi tutto (quasi!) e per il resto non c’è bisogno di toelettature, acconciature nè altre rotture di scatole.

CONCLUDENDO: il Beagle è un cane “per quasi tutti”, che non dà quasi alcun problema se non quello del partire un po’ di testa quando entra in “caccia mode”. Però, tutto sommato,a questo c’è rimedio: e in cambio avremo un cane che non fa paura a nessuno, che possiamo portare ovunque, dalla semplicissima “manutenzione” e dallo sguardo talmente dolce che dovrebbe essere vietato ai diabetici.
Ciononostante, non so se ve l’ho mai detto… è un segugio, e la sua natura andrebbe rispettata. Anche se ci sembra felice come una Pasqua quando si iperstravacca sul letto e sul divano, anche se sembra pienamente soddisfatto da una vita di agi e mollezze…in realtà, quando si mette così,  probabilmente  sta sognando di inseguire una lepre o di stanare una volpe (ed è per questo che, ogni tanto, gli partono le zampe e si mette a pedalare nel sonno. NO! Non ha una crisi epilettica, come ha presunto una Sciuramaria disperatissima, telefonando al mio vet: sta solo sognando!).
Se teniamo presenti queste due cosette che forse non vi ho ancora detto (il Beagle NON è piccolo come sembra, e il Beagle è un segugio), la vita con questo cane può essere veramente una gioia continua. Se non ce ne ricordiamo, potremmo rimanere delusi: ma soprattutto, deluderemmo lui.  Che è la cosa che mi dispiacerebbe di più.

DAL NOSTRO PET SHOP...

Articolo precedenteGiornata mondiale per il cuore: cane aiuta uomo, ancora una volta
Articolo successivoCollare o pettorina? (e quali?)
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...