Pronti con i pop corn? Preso posto in prima fila?
Okay… ora vedremo cosa si scatenerà in calce a questo articolo, visto che un altro pezzo (non mio, ma di Stefano Pelati) sul tema del collare a strozzo ha avuto millemila commenti…e millemila risse allegate.
Siccome la mia io non l’ho mai detta – se non intervenendo qua e là nei commenti di cui sopra – vorrei provare, però, a esporre il mio pensiero su una questione che stavo per definire “annosa”, ma che annosa in realtà non è: fino a pochi anni fa, infatti, al massimo ci si scannava tra fautori del collare a strangolo e amanti del collare fisso.

La pettorina non se la filava nessuno, se non forse i proprietari di microcani e – stranamente – quelli di bulldog (i primi -ed unici, per lunghissimo tempo – cani che ho visto impettorinati, non so perché) e di siberian husky (ai quali veniva immancabilmente rifilata la pettorina “perché erano cani da traino”. Ma da traino de che, in centro città? Ovviamente dei proprietari).
Oggi si litiga tra “collaristi” e “pettorinisti”, perché comunque, in cinofilia, l’importante è litigare.

Ma ne vale davvero la pena?
Ovvero: c’è davvero tutta questa differenza tra uno strumento e l’altro, tale da considerarne uno “angelico” e un altro “demoniaco”?
Prima di rispondere a queste domande io me ne pongo un’altra, che magari può apparire un po’ strana. Però io continuo a domandarmi per quale motivo ci si pongano tanti problemi sui danni che il collare così o quello cosà possono causare al cane… e non ci si interroga mai sui danni che un cane-trattore, se di taglia discretamente grande, può causare all’umano.
Finora non ho MAI sentito un cinofilo dire:  “Ma lo sapete che se il cane tira vi può slogare una spalla?”.
No, sempre e solo a parlare del collo qua, della trachea là… e la gente se ne infischia bellamente, tanto il collo e la trachea mica sono i loro.
Secondo me una clamorosa botta di vita alla cultura cinofila l’ha data lo spot della pomata miracolosa, quella in cui si vede una tipa con un border che le fa fare sci da asfalto e le schianta un braccio.
Ecco,  forse quello spot  potrà far venire in mente a qualcuno che cinque o sei lezioni su un campo cinofilo potrebbero essere utili.
Un altro bello spot vivente (e non recitato!) potrebbe essere la mia colf, il cui labrador-trattore l’ha stesa lunga per terra andando a passeggio, cosicché, quando è arrivata a casa mia dopo una settimana, sembrava reduce da un incontro con Tyson.

E dire che insegnare al cane la condotta al guinzaglio è una cosa SEM-PLI-CE… chiarendo subito che, quando dico “condotta”, in questo caso intendo  “andare al guinzaglio senza trainare l’umano che sta dall’altra parte”: il che non c’entra nulla con la condotta da gara che si fa in UD, in  Obedience e in altre discipline. Quelle sì, sono difficili: alcune  molto difficili. Ma lì si richiede una grandissima precisione, mentre una passeggiata è la cosa più  “goliardica” di questo mondo: dev’essere divertente, non precisa. E non è che si debba per forza camminare come soldatini, magari anche con un accenno di passo dell’oca, per far sì che il cane stia alla nostra altezza: lo può fare anche annusando qua e là, staccandosi un po’ dalla nostra gamba, facendosi un po’ di affari suoi, come è giusto che faccia quando si passeggia.
Però non deve tirare come un dannato: perché può farsi male lui e anche perché possiamo farci male noi!
In questo articolo, scritto qualche annetto fa e rimesso online appena ho riaperto “Ti presento il cane” (quindi a qualcuno potrebbe essere sfuggito) si trovano alcuni consigli per insegnare la “condotta da passeggio” , e anche per iniziare il cane a quella da gara: magari dategli un’occhiata, e scoprirete che non ci vuole una scienza – e neppure un “guru” cinofilo alle spalle – per insegnare al cane a camminare in modo civile.
Se non volete farlo per il suo bene, fatelo per il vostro (specie se il cane è di taglia medio-grande): dopodiché vi accorgerete che tutte le diatribe sullo strumento così o cosà diventano questioni di lana caprina, perché per evitare che il cane si faccia male basta insegnargli a camminare come dio comanda. Quindi il collare, il guinzaglio e qualsiasi altro accessorio vanno scelti NON in base alle condizioni “normali”, che dovrebbero essere sempre e solo quelle di un cane a cui è stato insegnato a camminare civilmente,  ma pensando alle possibili emergenze (perché un cane, per quanto intelligente-docile-ben educato eccetera eccetera, è sempre un cane e come tale imprevedibile, un po’ come un bambino. Qualche mattana, prima o poi, potrà combinarla… e noi dobbiamo essere preparati ad arginarla con il minor danno possibile).
E adesso, augurandomi che tutto il mondo prenda atto di questa verità lapalissiana, passiamo all’esame degli strumenti.

IL COLLARE FISSO
E’ il classico collare che come lo metti, resta. Sei tu che devi stringerlo al punto giusto per evitare di soffocare il cane, ma facendo possibilmente anche in modo che non se lo sfili se dà uno strattone indietro.
La distanza giusta tra collo e collare viene solitamente indicata in “un dito”: ma bisogna vedere il dito di chi. Se è quello di Hulk, il collare si sfila facilmente.
La mia distanza ideale è di circa un centimetro: però, per esempio, ho commesso l’errore di comprarne uno di jeans (completino col guinzaglio uguale: anch’io ho i miei momenti da Sciuramaria, eh…) alla Snow, quando era stata tosata da poco.
Misurato, messo, perfetto.
Due mesi dopo, a pelo ricresciuto, mancavano tre centimetri buoni solo per allacciarlo, perché  la larghezza del collo si era triplicata.
Messo via il collare di jeans, sigh.
Nota: meglio non utilizzare collari fissi qualora il cane sia a pelo variabile (oppure comprarsene una serie, uno per ogni lunghezza di pelo).

Di collari fissi ne esistono a bizzeffe: quelli “di una volta” erano in metallo (proprio di ferrazzo, eh…infatti facevano pure la ruggine), con la piastrina incorporata su cui incidere i propri dati (a proposito: la piastrina in caso di smarrimento è ancora utilissima, nonostante i microchip e tutti i progressi della scienza e della tecnica): diffusissimi perché costavano poco, erano in pratica l’unico strumento usato dai cacciatori e da chi teneva il “cane da guardia” alla catena. Piccolo problema collaterale: strappavano il pelo meglio di un paio di forbici. Oggi mi sembra che perfino negli ambiti meno interessati al benessere del cane si sia passati ai collari di cuoio.

Oltre ai “classici” metallo e  cuoio, i collari fissi si possono trovare in nylon, stoffa e chi più ne ha più ne metta: financo, diocenescampi, di “pelle di alligatore” (ho trovato la foto ravanando su google e va la propongo subito: mai più senza, eh! Con tanto di lucchetto, probabilmente perché costa un botto ed è meglio assicurarsi che nessuno se lo freghi. Ma rob de mat…)
Ovviamente, più sono morbidi e meno pelo strappano.
Per il resto è questione di gusti.

Al mio staffy Bolo ne avevano regalato uno con gli swarovski, e non mi vergogno ad ammettere che gliel’ho messo, eccome (Sciuramaria 2,la vendetta). Era strafigo. Peccato che dopo qualche giorno di gioco con la Snow ci fossero rimasti due brillantini su dieci, ma per i primi due giorni era proprio bello (nota: prima di scegliere il collare tenere presente il tipo di vita che fa il cane, con chi gioca, dove vive ecc. ecc.).
A cosa serve: be’, ad attaccarci un guinzaglio.
Dopodiché, dipende: se il cane fa il trattore di professione, bisogna dire che lo farà senza causarsi troppi danni al collo e alla gola… ma per i motivi visti sopra, il cane NON dovrebbe fare il trattore di professione e quindi il problema non dovrebbe porsi.
Punti a sfavore: se è troppo stretto o troppo largo, può danneggiare il collo qualora il cane tiri. Oppure ci si può perdere il cane. O il cane può andare a farsi un giro e tornare senza collare (un collare molto largo, se il cane abbassa la testa, si sfila).
Se il cane dà un tirone all’indietro (e capita…altroché, se capita) si può sfilare anche se è della misura giusta e stretto al punto giusto. Se non si sfila, significa che è troppo stretto e quindi gli darà fastidio in tutti gli altri momenti.
Se è di materiale inadatto, strappa/schiaccia/rovina il pelo.
NOTA: più alto è il collare, meno è probabile che il cane si schiacci la trachea in caso di tironi (suoi o dell’umano).

IL COLLARE A STRANGOLO
AHHHH!!! Eccolo! E’ lui, lo strumento del demonio!
Oltre alla criminalizzazione coatta che da molti anni, ormai, ne fanno i gentilisti, da qualche tempo gira su Internet un elenco di orrori  (fonte: ASETRA) che sarebbero conseguenti all’uso del collare a strangolo.
Li copincollo qui:

LESIONI AI VASI SANGUIGNI DELL’OCCHIO
DANNI A TRACHEA ED ESOFAGO
GRAVI TRAUMATISMI ALLA COLONNA CERVICALE
SVENIMENTI
PARALISI TEMPORANEA DELLE ZAMPE ANTERIORI
PARALISI DEL NERVO LARINGEO
ATASSIA DEGLI ARTI POSTERIORI

Nella nota si aggiunge ancora: “L’analisi dei danni causati dal collare a strozzo ha mostrato che alcuni cani presentavano una dislocazione  vertebrale mentre altri avevano subito danni permanenti ai nervi. Ancora, una condizione chiamata sindrome di Horner, talvolta causata da traumatismi del collo, provoca disturbi  agli occhi e paresi facciale“.

Ora, appare assolutamente evidente che non si sta parlando dell'”uso” del collare a strangolo, ma dell'”uso criminale” dello stesso.
Infatti tutto ciò che viene descritto non è provocato dal tipo di collare, bensì  dalla consapevole e voluta impiccagione del cane.
Ma se un umano è così imbecille da impiccare il suo cane, di certo non vado a consigliargli una pettorina! Mi sembra invece il caso di togliergli immediatamente il cane di mano, di fargli un cazziatone (magari sbattendolo pure leggermente in galera per maltrattamento) e di affidare il cane a un essere umano degno di tale nome.
Ma si può sapere di cosa stiamo parlando?
Una persona così indegna e bastarda riuscirebbe sicuramente a danneggiare il proprio cane anche se usasse gli strumenti più gentili del mondo: magari al collo del cane metterebbe una graziosa bandana e poi, al primo sgarro, spaccherebbe la pancia del cane con un calcio.
Scrivere che questi danni “sono causati dall’uso della strangolo, che quindi va vietato“, equivale a dire che l’uso di un coltello causa ferite di vario genere,  sventramenti e tagli di gola.
MA VA?!? E certo che li causa, se il coltello lo usi per ammazzare qualcuno!
Ma se lo usi per tagliarci il pane o la bistecca, non succede nulla di tutto ciò!

L’unico vero problema, con il collare a strangolo, sono le persone che credono  di poterlo usare “per insegnare al cane a non tirare”. Questi sì, sono pericolosissimi: perché di solito scelgono due strade. La prima: fare “a chi tira più forte” o “a chi si stanca prima”. La seconda: dare strattoni violenti.
Nel primo caso il povero cane penserà di “dover” tirare, nel secondo sentirà male, si spaventerà e forse rallenterà, ma è indubbio che in questo modo si rovina completamente il rapporto con l’umano.
Sono QUESTE persone – oltre ai torturatori che lo fanno apposta – a far sì che poi si possano scrivere liste come quella dell’ ASETRA: ma tutto questo dovrebbe indurci a criminalizzare lo strumento?
Io direi di no: si deve invece criminalizzare (ma soprattutto educare, e costringere con la pistola puntata a fare un corso cinofilo) chi lo usa da bestia…anche perché  il “tira tu che tiro anch’io”, e ancor più gli strattoni, possono fare danni anche con il collare fisso.
E alura? “Alura pettorina per tutti”; è la risposta moderna.
Io continuo a pensare che invece la risposta giusta sia: “Alura corso di educazione obbligatorio per tutti”, come succede per esempio in Svizzera.  Perché, senza un minimo di conoscenza cinofila, la gente continuerà a far danni: con o senza strozzo.
A cosa serve: ad attaccarci un guinzaglio. NON va usato con i cani trattori, che vanno  prima educati a camminare bene al guinzaglio. E detto questo, sarebbe detto tutto, senza tante campagne denigratorie sullo strumento.
Punti a sfavore: be’, mi pare che ne abbiamo elencati a sufficienza… ma, in due parole: se non lo si usa nel modo corretto, fa danni.
E ovviamente ne fa anche quando li vogliamo proprio fare apposta (ma mi rifiuto di credere che tra i nostri lettori ci siano degli impiccatori volontari di cani).
Un altro punto a sfavore è che non si può lasciare addosso al cane se non c’è il guinzaglio attaccato: perché se il cane abbassa la testa annusando per terra (ovvero sempre), il collare cade e si perde. Questo a me non sembra uno svantaggio poi così clamoroso, visto che quando il cane viene liberato non si capisce a che gli serva il collare: se è libero, per me dev’essere libero a tutti gli effetti.
E infatti io il collare lo levo… però c’è anche da dire che i miei cani vengono liberati solo con me nelle immediate vicinanze.
Chi ha l’abitudine di lasciar girare il cane per conto suo (come accade ancora spesso in campagna) può scordarsi il collare a strangolo, perché ne perderebbe uno al giorno.
Punti a favore: non strappa il pelo (se diamo tironi, invece, lo strappa) ed ha la particolarità – per me preziosissima – di essere l’unico collare veramente sicuro nel caso in cui il cane balzi all’indietro.
Perché in questo caso non si sfila, ma si stringe intorno al collo: ed è vero che per un breve istante “strozzerà” il cane, ma è anche vero che preferisco un cane strozzato per mezzo secondo (visto che attaccata al guinzaglio ci sono io, sarà mia cura far sì che la tensione venga subito meno),  ad un cane che mi finisce sotto a una macchina.
Siccome mi è già successo di ritrovarmi senza cane e di prendermi degli spaghetti clamorosi, io sono e resto favorevole al collare a strangolo.
Altro punto a favore: non va necessariamente messo “a strangolo”. Infatti, se il guinzaglio si attacca all’altro anello, il collare resta fisso.
Si può scegliere a seconda dei momenti, delle situazioni, dei potenziali rischi.  E questa è una comodità.
NOTA IMPORTANTE: non si deve MAI usare un collare a strangolo con i cuccioli, né con cani di taglia molto piccola. Perché sono più sensibili, perché non hanno una muscolatura abbastanza sviluppata, perché uno strattone o una “strozzata” anche involontari, anche di brevissima durata, possono causare un danno. Niente di drammatico come la lista di orrori dell’ASETRA… ma sapete com’è, a me giran le palle anche al pensiero di aver causato un “minimo” danno al cane. Ancor più se si tratta di un cucciolo.
A questo punto, sento già l’obiezione: “Eh, ma son proprio i cuccioli quelli che tirano indietro più facilmente…o perché si impuntano, o perché magari si spaventano per una sciocchezza che non siamo in grado di prevedere!”.
Vero. Però, mediatamente, il cucciolo ha anche un “capoccione” molto più grande, in proporzione al collo, rispetto all’adulto: quindi il collarino fisso, se è regolato bene, si sfilerà meno facilmente che nell’adulto. Inoltre il cucciolo è piccolo, quindi è molto più facile controllarlo: se si spaventa al punto da cominciare a tirare all’indietro come un dannato, prima che sia riuscito a “spogliarsi” abbiamo tutto il tempo di intervenire prendendolo in braccio o semplicemente “fermandolo” con le mani (in certi casi lo si può fare anche con l’adulto, ma non sempre). Lo stesso vale per i microcani.

IL COLLARE A SEMISTRANGOLO
Dà la stessa sicurezza del collare a strangolo, perché si chiude intorno al collo se il cane cerca di sfilarselo: però non si stringe completamente, ma solo fino a un certo punto. Essendo più alto e più “spesso”, può danneggiare un po’ di più il pelo (problema evitabile se se ne prende uno di nylon e non di metallo): ma escluso questo particolare, ha gli stessi vantaggi dello strangolo senza averne gli svantaggi in caso di umano imbranato ed incapace.
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IL COLLARE A PUNTE
E’ uno strumento usato in addestramento da diversi macellai (da galera) e da rari addestratori che lo usano nel modo giusto e sui cani giusti, non come strumento di tortura ma come stimolo (anche se in tempi più recenti è stato sostituito dal collare elettrico). Personalmente non ne approvo MAI l’uso indiscriminato, neppure da parte dei professionisti più capaci: però bisogna anche dire che, se usato in modo corretto, è molto meno “crudele” di quanto non possa apparire all’aspetto. E in qualche caso evita di dover ricorrere a metodi decisamente più “forti”.
Sicuramente ne va escluso nella maniera più assoluta l’uso da parte dei neofiti.
Altrettanto sicuramente sono in malafede marcia i gentilisti talebani che fanno campagne contro il collare a strangolo e poi, sapendo di spararle grosse, come foto illustrativa mettono quella del collare a punte, che “fa più scena”. Ridicoli.

IL COLLARE “DA RETRIEVER”
E’ un insieme di collare e guinzaglio, fatti a cappio e quindi potenzialmente a strangolo, solitamente in corda o nylon. NON è uno strumento “da passeggio”, ma uno strumento da lavoro che si utilizza appunto con i retriever negli esercizi di riporto: e a quelli dovrebbe essere riservato. Il grosso cappio serve a trattenere il cane seduto per il torace, e non per il collo, prima dell’ordine “porta!”: dopo il quale ordine, con un rapido movimento, si sfila il cappione e si lascia partire il cane.
A cosa serve: SOLO all’uso appena descritto. Usarlo per la passeggiata è fuori luogo.
Punti a favore: per la passeggiata, nessuno.
Punti a sfavore: è lento a scorrere, quindi non dà nessuna sicurezza. Costringe a tenere il guinzaglio corto per evitare che si sfili e quindi il cane ha poca libertà di movimento. Insomma, non va bene per andarci a spasso.

IL COLLARE “DA EXPO”
Anche questo è un gruppo unico collare-guinzaglio, molto sottile: però il collare non è a strozzo, bensì si regola attraverso un “fermo”che si mette alla distanza voluta dal collo. Bello ed elegante, non nasconde nulla della linea del cane, non strappa il pelo e va bene per presentare i cani sul ring ma assolutamente NON va bene per passeggiare, a meno che il cane non sia veramente di piccolissima taglia: infatti il fermo si allenta piuttosto facilmente, e la fragilità generale dell’oggetto fa sì che un cane di grande taglia possa strapparlo in un batter d’occhio.
A cosa serve: alle presentazioni in esposizione, e basta.

I COLLARI A CAVEZZA
“Gentle leader”, Halti e affini sono strumenti di lavoro RISERVATISSIMI ai professionisti, che non dovrebbero neppure essere venduti liberamente nei pet shop. Mai, MAI e poi MAI comprarne uno sperando di “insegnare al cane a non tirare” con l’uso di questi strumenti che, in mani inesperte, sono pericolosissimi: altro che collare a strangolo! Ovviamente, se usati nel modo corretto, anche questi sono strumenti utili: ma il modo corretto va studiato a fondo e – ribadisco – è cosa per addetti ai lavori.

LA PETTORINA
Tadaaaaan! Eccoci arrivati al punto “clou”. La pettorina è bella, la pettorina è sicura perché non si sfila (peccato che non sia sempre vero…), la pettorina lascia libero il collo, la pettorina è rispettosa del cane perché con quella non puoi far danni neanche volendo.
Diciamo subito che questo non è vero, perché ho visto con i miei occhi una sciuramaria dare un tale strattone alla pettorina che il suo cane (micro-meticcetto) ha fatto un doppio salto mortale all’indietro e si è scatafasciato al suolo di schiena.
E questo è stato solo l’esempio più eclatante, perché di scene horror ne ho viste diverse altre.
Un altro problemuccio con la pettorina è che, se ti portano al campo un cane mordace intenzionatissimo a darti una sgagnata sul muso, non hai la minima possibilità di controllarlo: col collare riesci a tenerlo a distanza, con la pettorina te lo trovi alla gola. E’ vero che è un problema solo “per addetti ai lavori” … ma gli educatori di golden e border, prima di pontificare, potrebbero anche ricordarsi che c’è gente che lavora con rottweiler, malinois, dobermann eccetera: e che magari ci terrebbe a restare intera intanto che affronta un problema di comportamento in un cane grosso e incazzoso. E’ vero che loro i cani grossi e incazzosi li mandano altrove (o ne consigliano direttamente l’abbattimento): ma un po’ di rispetto per il lavoro altrui non ci starebbe male.
Comunque, polemiche a parte, con il normale “cane di casa” non dovrebbero esistere problemi di questo tipo: ne esiste invece un altro, e cioè il fatto che, se non è stato educato alla condotta corretta, il cane tira con molta più efficacia indossando una pettorina  che non con un collare.
Perché non è che sentirsi legato e tirato su petto e fianchi gli dia meno fastidio che sentirsi tirare il collo.
Gli dà fastidio lo stesso e lui cerca lo stesso di “andarsene”: solo che ci riesce molto meglio, perché riesce a sviluppare il massimo della forza (non è per caso se  i cani da traino vengono imbragati con qualcosa di simile ad una pettorina).
Ovviamente tutto questo NON succede se il cane è educato… ma siamo sempre lì: SE il cane è educato (come dovrebbe essere sempre), gli puoi mettere addosso quello che vuoi.
Io sono uscita di casa anche col cane “legato” (si fa per dire) ad un cordino portapass (non trovavo il guinzaglio, perché in casa mia abita un fantasma rubaguinzagli e rubaforbici,  e avevo fretta).
Ovviamente, se avesse voluto, il cane se lo sarebbe sfilato da una parte, o l’avrebbe distrutto in tre secondi tirando dall’altra: ho confidato nel fatto che non succedesse nulla di anormale, perché in condizioni normali la mia cagna faceva quello che avrebbe fatto con strangoli, mica strangoli, pettorine, bandane o – appunto – cordini da pass: e cioè camminare allegramente e serenamente al mio fianco.

Perché a me NON piace la pettorina (e non l’ho mai nascosto: non mi piace e temo che mai mi piacerà)?
Perché è brutta, tanto per cominciare: è antiestetica e mi dà l’impressione di vedere un cane-salamella. E’ sicuramente un mio limite, sia chiaro: il termine non vuole essere offensivo (a me le salamelle piacciono pure…) e si tratta solo di un’idea personale, niente che possa assurgere a Verità Conclamata. Però io sono nata e cresciuta in mezzo alle esposizioni canine, dove la pettorina è rigorosamente vietata perché il giudice non ha modo di vedere le linee del cane: e siccome anche a me piace un sacco vedere le linee del cane (di razza o meno che sia: ognuno ha la sua bellezza personale, e mi piace potermela godere), ecco che la pettorina mi disturba proprio la vista.
La userei lo stesso, ovviamente, se la ritenessi più utile di altri strumenti.  O se pensassi che rispetta il cane più del collare.
Solo che a mio avviso non è affatto così.
L’unico VERO modo di rispettare il cane è – lo ribadisco per l’ennesima volta – insegnargli a non tirare al guinzaglio. Perché una volta che il  cane non tira, NON gli fai alcun male nè col collare fisso, né col collare a strangolo, né con la cravatta del nonno.

C’è da dire, però , che di pettorine ce ne sono diversi tipi, e che alcuni di essi sono veramente deleteri: la classica pettorina “ad X”, per esempio  (l’unica esistente fino a pochi anni fa, e ancora oggi la più diffusa nei pet shop, anche perché è la più economica) ha due effetti collaterali gravissimi.  Passando subito dietro ai gomiti del cane, a) sfrega sulle ghiandole ascellari, causando possibili infiammazioni anche gravi; b) “insegna” al cane a sgomitare, ovvero a tenere i gomiti larghi, rovinandone il movimento specie se viene indossata da un cucciolo.
E questo indipendentemente dal modo in cui l’umano agisce sul guinzaglio.

Questi effetti sgraditi NON esistono se si utilizza la pettorina “ad H”, composta invece da due anelli, uno che passa intorno al torace ed uno che passa intorno alla parte posteriore del tronco: questa lascia i gomiti liberi e quindi non dà problemi di sorta.
Sul tema della pettorina “ben fatta” sono state poi sviluppate forme diverse e si sono aggiunti via via accessori vari, come la maniglia sul dorso. Oggi abbiamo ampia scelta tra pettorine romane, inglesi, “a motosega” (le K9, vedi foto sotto a sinistra, che comunque funzionano benissimo) e così via: però, di base, il distinguo principale resta quello.  C’è la pettorina che stringe dietro ai gomiti (da evitare come la peste) e c’è la pettorina che non passa dietro ai gomiti (e che va sempre bene, di qualsiasi foggia, marca, colore sia).

Ora, a parte la mia idiosincrasia “estetica”, annuncio ufficialmente che non ho nulla contro le pettorine (purché non passino dietro ai gomiti) e che per me ognuno è liberissimo di metterle al proprio cane come  e quando vuole.
Avendo visto con i miei occhi che NON c’è la certezza assoluta che il cane non se la sfili, raccomando solo che sia di buona qualità (perché quelle “da tanto al mucchio” si allentano col tempo) e che sia indossata correttamente: dopodiché, se uno preferisce ravanare per du’ ore con zampe da far passare qua e cinghiette da allacciare là anziché fare un semplice gesto di infila-sfila, sono affaracci suoi e non mi metto certamente a far crociate “contro”.
La pettorina, peraltro, è indispensabile  in alcune occasioni di vita, di lavoro e di sport: per andare in bici col cane, per insegnare gli attacchi ai cani da UD e (sotto forma di imbragatura, che è una cosa diversa dalla pettorina, ma sempre “insalamellante”) per attaccare i cani da sleddog alla slitta o al carrello: tutte occasioni in cui, ovviamente, l’ho sempre usata anch’io, perché in quei casi lì NON si deve assolutamente agire sul collo del cane.
Per andare a passeggio, però… non la trovo affatto indispensabile e quindi, non piacendomi esteticamente,  non la uso.
Ma chi ci si trova bene, ripeto, ha la mia piena benedizione (purché NON usi mai, per nessun motivo, pettorine ad X).

CONCLUDENDO: è davvero il caso di “scannarsi” sul tema “collare così contro collare cosà”, “collare sì/pettorina no” o viceversa?
Non sarebbe mooolto più costruttivo diffondere, a tutti i livelli, l’idea che non si dovrebbe mai uscire di casa con un cane che non sia stato prima educato a camminare in modo corretto e che non si sappia tenere sotto controllo, con possibili eccezioni limitate a casi di emergenza imprevedibili e imponderabili?
Ci sono alcuni punti, nella diatriba degli strumenti da passeggio, che mi lasciano particolarmente perplessa.
Il primo è abbastanza ovvio, e cioè: per quale misterioso motivo a fare le più accese crociate sono proprio gli educatori, ovvero quelle persone che, vedendo arrivare al proprio campo un qualsiasi signore cane-munito, potrebbero dirgli tranquillamente “Oh, bene: le prime cinque lezioni le teniamo sulla camminata al guinzaglio”, dopodiché il problema sarebbe risolto alla radice?
PERCHE’, invece, perdono tanto tempo e spendono tante parole per convincere il loro cliente che deve buttare immediatamente via quel brutto collaraccio cattivo e andarsi a comprare quello buono, o la  buonissima pettorina?
Io capirei se questi discorsi li facessero, che so, i volontari di un canile (che non sono tenuti a saper insegnare a qualcuno come si conduce un cane al guinzaglio): ma che li facciano gli educatori, proprio non me lo spiego.
Punto secondo: sarà un caso, ma chi fa le maggiori campagne anti-collare è spesso un produttore/rivenditore di pettorine. E questo mi fa storcere un pochino il naso, per ovvi motivi.
Punto terzo: chi pone come problema di base il rapporto, la fiducia, il rispetto eccetera eccetera, e quindi non ne fa una questione pratica ma una questione etica (il che potrebbe rispondere al punto primo), come può pensare che sia più rispettoso mettere al cane un’imbragatura da roccia, piuttosto che una collanina?
Perché all’incirca il rapporto è quello (e il relativo fastidio, pure). Che poi il cane sia un santo, e si adatti/abitui a portare qualsiasi cosa, è un dato di fatto: si abitua anche alla museruola, che è lo strumento più infingardo che si possa imporre ad un essere che può afferrare, comunicare, agire soltanto con la bocca… quindi figuriamoci se non si adatta tranquillamente alla pettorina.
Però, da qui a pensare che sia “comoda”, ce ne passa: e per averne la prova basta prendere due cuccioli, infilare ad uno un collare e all’altro una pettorina e poi stare a guardare chi si incazza di più e chi si rassegna prima all’idea.
Io l’ho fatto, e le mie conclusioni le ho tratte: provate anche voi.

Insomma, ancora una volta io ho l’impressione che alla base di diatribe e crociate varie ci sia più la moda del momento, o i dettami dell’ultimo “guru”, o la cinofilosofia più in voga, piuttosto che una motivazione fondata e reale.
Dal mio punto di vista, come credo si sia già capito, uno strumento vale assolutamente l’altro, purché tutti siano usati in modo corretto e purché il cane impari ad andare al guinzaglio senza l’uso di mezzi meccanici, ma solo attraverso il rapporto, i rinforzi (se si vogliono usare) e la capacità del conduttore di tenere l’attenzione del cane su di lui.
La mia personale conclusione, quindi, può essere solo questa: se avete un cane che non tira, mettetegli un po’ quel cavolo che volete (al collo, sul tronco o sulla coda, dovunque vi paia e piaccia…ma col minor fastidio possibile per il cane, please).
Se invece avete un cane che tira, andatevi a cercare qualcuno che capisca qualcosa di cani e fatevi spiegare come si fa ad insegnargli a non tirare… fermo restando che se per caso costui vi dicesse di prendere un collare a strangolo e di impiccare il cane, dovreste mandarlo cordialmente affanculo e filare altrove (ma SE capisce davvero qualcosa di cani, un educatore/addestratore serio questo non ve lo dirà mai).
Tutto il resto, perdonatemi, a me sembra pura fuffa DOC.
Perché non si pretende che un privato insegni al suo cane a fare un doppio salto mortale indietro carpiato e con quattro avvitamenti a sinistra: si pretende che gli insegni a non tirare. Una cosa che si impara in quattro lezioni al massimo, con il minimo di impegno e con ben poca fatica: una cosa davvero alla portata di tutti e che tutti, forse, avrebbero già imparato…se gli addetti ai lavori si fossero premurati di insegnarla, anziché partire per le loro Guerre Sante.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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