sabato , 18 novembre 2017
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La cucciolata presa sul serio – parte prima: programmare l’accoppiamento

Sì, lo so e lo confesso: ho rubato il titolo di questo articolo (anzi, di quella che sarà una serie di articoli).
L’ho copiato all’etologo austriaco Eberhard Trumler, autore de  “Il cane preso sul serio“, uno dei libri che hanno costituito la mia “Bibbia” personale in campo etologico, anche perché negli anni ’70 erano praticamente gli unici esistenti sul cane (ma a mio avviso dovrebbero essere letti e riletti anche da tutti i “guru” – o aspiranti tali – del terzo millennio).
Il titolo, dunque, va considerato innanzitutto un tributo: ma non è “solo” questo.
Infatti ho detto, scritto e ripetuto in ogni possibile salsa che di cucciolate fatte “ad capocchiam” non dovrebbero MAI nascerne.
Ho spiegato (e ci tengo a ribadirlo) che non è assolutamente vero che la cagna debba partorire almeno una volta nella vita, e che il maschio non ha assolutamente “bisogno” di accoppiarsi: per entrambi l’unica vera prevenzione contro una lunga serie di patologie – di cui abbiamo parlato in diversi altri articoli – è la sterilizzazione/castrazione.
Ho caldamente consigliato alle Sciuremarie di non preoccuparsi per il presunto “istinto materno” della cagna, che non esiste fino al momento in cui nascono effettivamente i cuccioli, e di non sentirsi assolutamente “obbligate” a far accoppiare Fufi e Bubi… ma, detto tutto questo, vorrei fosse ben chiaro che non  intendo certo promulgare l’estinzione della specie canina!

Le cucciolate si possono fare. Certo che sì.
E non è neppure detto che debbano essere riservate agli allevatori professionisti.
DEVONO, però, essere “prese sul serio”.
Ovvero, devono essere riservate a persone che sanno quello che fanno, che non improvvisano, che non pensano che basti “lasciar fare alla natura”, perché purtroppo non basta affatto.
NO alle cucciolate ad capocchiam, insomma, ma sì alle cucciolate responsabili, informate, ben curate e soprattutto che non rischino di finire in mano al primo che passa, pur di levarsi di torno i cuccioli cresciutelli e diventati un impegno insostenibile.
E siccome non possiamo chiedere alle persone di informarsi senza essere i primi a fornire questa informazione, ecco che proveremo a stilare un mini-manualetto per chi voglia intraprendere questa vera e propria Grande Avventura.
Iniziamo col “prima”: e cioé con tutto ciò che bisogna  fare per preparare al meglio – e poi far effettuare – l’accoppiamento.
Spesso, infatti, si considera il concetto di “cucciolata” solo a partire da metà gravidanza o giù di lì… mentre in realtà le cose più importanti vanno fatte ancor PRIMA  che i cani si accoppino.
Preciso che, non essendo io un veterinario, non mi addentrerò in particolari tecnici ma mi limiterò ad accennare ai vari punti che ritengo importanti: se poi vorrete approfondirli, potrete chiedete al vostro medico di fiducia.

Iniziamo questa panoramica pre-cucciolesca con uno specchietto che illustra le varie fasi del ciclo estrale, che riassumiamo qui velocissimamente, giusto per aver chiaro di cosa parleremo nel proseguo dell’articolo.

LE FASI DEL “CALORE”
Tutti sanno (almeno, spero!) che la cagna accetta il maschio solo “quando è in calore”. Non tutti sanno, invece, che le fasi del ciclo estrale sono quattro, e cioè:
a) proestro: è la fase che precede l’ovulazione. In questo periodo la cagna potrebbe manifestare cambiamenti caratteriali (nervosismo, aggressività o timidezza), urinerà più spesso e la vulva comincerà ad ingrossarsi, dopodiché inizieranno le perdite di sangue. In questa fase i maschi (esclusi quelli più esperti, che già hanno capito l’antifona) sono interessatissimi all’oggetto… ma l’oggetto non ci sta.

b) estro: è il periodo in cui avviene l’ovulazione, autonoma come nelle donne (e a differenza delle gatte, nelle quali è indotta dall’accoppiamento) e la cagna “ci sta”: cosa che dimostra non solo ai cani, ma a chiunque le passi a tiro, assumendo atteggiamenti inequivocabilmente languidi e spostando la coda di lato (specie se le grattiamo la schiena, ma non solo). Le gatte in calore sono ancora più esplicite (e più spudorate), ma pure le cagne non scherzano: quindi la scusa degli accoppiamenti casuali avvenuti perché “non mi ero accorto che era pronta” stanno assai poco in piedi.
Nel periodo dell’estro la vulva appare molto gonfia, mentre le perdite diventano giallastre e poi scompaiono del tutto o quasi.


ATTENZIONE: tutti i libri del mondo vi diranno che l’estro dura 8-10 giorni, massimo 15.
Be’… NON E’ VERO!
So di cagne che sono state disponibili all’accoppiamento al 25° e perfino al 28° giorno (con esito positivo, ovvero rimanendo gravide), ed è quasi la norma che si abbiano accoppiamenti fertili al 16-17° giorno.
Il modo migliore per conoscere il giorno “giusto” è fare uno striscio vaginale (ed eventualmente anche l’esame del progesterone): ma di questo parleremo più avanti.
Per ora limitiamoci a ricordare che il “fatidico” dodicesimo giorno non è assolutamente un punto fermo, ma solo un’ ipotesi basata sulla media statistica…e che la cagna va tenuta sotto controllo, per evitare accoppiamenti non voluti, ben oltre questa data.

Ricordiamo anche che l’ovulazione non finisce con l’accoppiamento e che quindi una cagna può, teoricamente, essere fecondata anche in giorni successivi, anche da maschi diversi e anche mettendo al mondo cuccioli figli di più padri
Questo sta probabilmente alla base di una delle più famose “cugginate” del mondo, ovvero della credenza nella cosidetta telegonia (la cagna di razza coperta da un bastardino poi farebbe cuccioli meticci per tutta la vita).

c) diestro: coincide con la fine dell’estro: il livello di progesterone è sempre alto, che la cagna sia gravida o meno. In questa fase la cagna non è più disponibile all’accoppiamento (e può nuovamente essere liberata anche al parchetto, in mezzo ai maschi).

d) anaestro: è il lungo periodo di riposo sessuale tra un calore e l’altro. L’attività ormonale è sopita e la cagna non suscita l’interesse dei maschi (esclusi i maniaci sessuali, che ci provano sempre e comunque e per i quali è caldamente consigliata una terapia comportamentale).

NOTA: per favore, Sciuremarie, non dite che “la vostra cagna ha le mestruazioni”. E’ una cosa di una tristezza infinita, anche perché il sangue che fuoriesce dalla vulva della cagna è causato dalla congestione e conseguente ipervascolarizzazione di tutto il tratto genitale, e non dall’espulsione della mucosa uterina, come avviene nella donna (in realtà quello della cagna è vero e proprio sangue: quello mestruale no). Insomma, mestruazioni umane e calore canino sono due cose ben diverse. Non facciamo confusione.

E adesso occupiamoci delle cose da fare in vista di un accoppiamento:

1 – Chiedersi se il nostro cane merita davvero di essere messo in riproduzione.
Il primo passo, ovviamente, non è tecnico ma – diciamo così – etico. Non soltanto i proprietari di meticci, ma anche quelli di cani di razza (o presunti tali) devono ricordare – anzi devono mettersi bene in testa – che la riproduzione dovrebbe essere riservata  SOLO ai cani sani e di buon carattere (indipendentemente dalla razza o non razza), perché il carattere viene trasmesso ai figli e – purtroppo – vengono trasmesse anche molte patologie genetiche.
Se il cane è di razza, dovrebbe essere anche tipico: questa a mio parere non è proprio una conditio sine qua non (anche i meno belli hanno diritto di vivere e di essere amati: altrimenti saremmo in tanti a doverci sparare, eh), ma viene quasi da sè se guardiamo alla riproduzione in senso zootecnico, ovvero se la vediamo come “continuazione e miglioramento di una razza”.
Una ciofeca la razza la perpetua, questo sì: ma di sicuro non la migliora.
Se però vediamo la riproduzione solo come mezzo “per avere un cucciolo della Fufi, perché la amiamo tanto“, o per motivi similari…allora non è indispensabile che padre e madre siano esemplari da esposizione. Invece è indispensabilissimo (superlativo sgrammaticato ma necessario) che siano sani e di buon carattere.

Quindi: prima ancora di pensare al maschio (o alla femmina) da utilizzare come partner del nostro cane, osserviamolo togliendoci dagli occhi le clamorose fette di prosciutto che ci piazza l’amore.
Chiediamoci – serenamente e con molto senso critico – se il nostro cane sia veramente equilibrato, sereno, sicuro di sé (e, nel caso sia di razza pura, se abbia le doti caratteriali richieste dal suo Standard).
Dopodiché facciamogli fare tutti i test possibili per escludere la possibilità che sia portatore di patologie ereditarie.
Se è un cane di razza pura, faremo gli esami relativi a quelle che la interessano; se è un incrocio o un meticcio totalmente “fantasia” dovremmo comunque fare almeno una radiografia per la displasia dell’anca e del gomito, un esame degli occhi per le patologie oculari, un ecodoppler per valutare la possibilità di patologie cardiache.
A chi stesse pensando “ma va la’, figuriamoci se spendo tutti quei soldi per far accoppiare la mia cagnina fantasia”, SCONSIGLIO già vivamente di fare questa cucciolata.
Se si parte infischiandosene della possibilità di mettere al mondo cani destinati ad una vita di sofferenze, poi non si può certo andare a dire in giro che “abbiamo deciso di far coprire la Fufi perché la amiamo tanto“.
Quando si ama qualcuno non si può sorvolare sul fatto che i suoi figli possano essere malati.
Quindi, se già pensate di speculare sulla pelle dei suoi futuri piccoli, NON amate affatto la vostra cagna: o almeno, non la amate nel modo giusto.
Fatevene una ragione e lasciate perdere, grazie.

2 – Chiedersi dove andranno a finire i cuccioli
Questo è un problema sicuramente più pregnante per i proprietari di cagnine fantasia, perché questo nostro mondo – che ci piaccia o meno – è costituito prevalentemente da amanti dell’estetica e del cane-status-symbol: quindi i cani di razza sono sempre relativamente facili da piazzare, mentre con i meticci si fa una fatica immane.
Far nascere cuccioli “sperando che prima o poi qualcuno se li pigli” è un atto di tale irresponsabilità che mi verrebbe da definirlo quasi immorale: quindi, per l’amor del cielo, NON contate sul fatto che amici e parenti vi abbiano detto, in millemila occasioni, “se farai fare i cuccioli alla Fufi, ne voglio uno!”
Il 99,9% di queste persone, messe di fronte a un cucciolo reale e non più solo ipotetico, accamperebbero tutte le scuse possibili per defilarsi: quindi, prima di pensare all’accoppiamento, fate un bel giro di telefonate e fatevi confermare tutte queste presunte disponibilità all’adozione. E finché non avrete almeno 5-6 persone che sicuramente si impegnano a prendersi un cucciolo, non fate alcun accoppiamento.

3 – Chiedere le stesse garanzie al proprietario del partner
Per quanto riguarda i cani di razza, nessun maschio dovrebbe neppure avvicinare una femmina se non regolarmente testato per le malattie ereditarie: e infatti questo succede per i cani di allevamento, anche perché ormai quasi tutti i Club sono abbastanza severi nei controlli.
Il cane del privato spesso viene accoppiato “di straforo” senza alcun test, ma solo perché le Sciuremarie non li chiedono: così come succede con i meticci.
Eppure serve a poco testare la Fufi per tutte le patologie del mondo, se poi la facciamo accoppiare col primo cane che passa: infatti il patrimonio genetico dei cuccioli sarà diviso al 50% tra geni paterni e materni.
Quindi tutti e due i genitori devono essere testati: altrimenti, cari proprietari di maschietti, nun se tromba!
Se le Sciuremarie cominciassero ad avere tutte la pretesa di vedere almeno una radiografia e un ecodoppler, di cucciolate se ne farebbero forse meno…ma nascerebbero anche meno cani destinati ad una vita infelice.
Soprattutto i proprietari di meticci che predicano l’importanza dell'”amore libero” tra cani dovrebbero meditare un bel po’ sul fatto che “amore libero” non può e non deve significare “amore che darà frutti malati”.
Troppo comodo “lasciar fare alla natura”: alla natura interessa esclusivamente che si conservi la specie, ma dei singoli individui se ne infischia. Noi, invece, no. Noi siamo quelli che proclamiamo di amare i nostri cani come se fossero nostri figli. Però, quando siamo incinte noi, i test premilinari li facciamo, eccome.
E’ vero, noi abbiamo la mutua e la Fufi no: ma l’amore mica si conteggia in euro.
Se amiamo il nostro cane (o la nostra cagna), accertiamoci che i suoi futuri cuccioli siano sani. Altrimenti…no accoppiamento, no party. Che dopotutto mica ce l’ha ordinato il medico, di fare una cucciolata.

4 – Sverminare la femmina e farle un richiamo vaccinale
L’ideale sarebbe farlo appena prima del presunto inizio del calore. Ma anche una o due settimane prima va bene.
Le sverminazioni  andranno ripetute (ne parleremo nella parte relativa alla gravidanza), la vaccinazione ovviamente no.
Per quanto riguarda la vaccinazione, ricordiamo che una cagna non andrebbe MAI accoppiata prima del terzo calore, quindi intorno ai 18-20 mesi, in media.
A questa età avrà completato da tempo il suo primo ciclo vaccinale e già effettuato almeno un richiamo… quindi, se avete in mente di farla accoppiare, aspettate a farle il richiamo di quell’anno e fateglielo fare poco prima dell’accoppiamento: infatti è stato ormai assodato che la copertura vaccinale dura molto più a lungo degli 11-12 mesi previsti nei vecchi protocolli.
Quindi, se il richiamo annuale era previsto – mettiamo – per gennaio, ma voi avete previsto di far coprire la cagna a giugno, ritardate pure il vaccino fino a maggio. Lei non corre alcun rischio, e in compenso i cuccioli disporranno di anticorpi più “freschi” e vitali, che assumeranno con il colostro (la secrezione emessa con la prima lattazione) e che li renderanno a loro volta immuni dagli agenti patogeni coperti dalla vaccinazione per una cinquantina di giorni. .

5 – Fare la prevenzione contro l’Herpes virus e un esame citologico vaginale
L’Herpes virus è uno dei maggiori responsabili (anche se non è certo l’unico) dei casi di infertilità, riassorbimento fetale e morte neonatale.
La sua diffusione è ormai talmente elevata che è diventato quasi indispensabile immunizzare la cagna con il considetto “vaccino”, che in realtà non è  un vaccino vero e proprio, visto che agisce per un periodo limitato, ma che comunque previene tutti i problemi legati a questo virus.
In alternativa si può seguire un’altra strada, e cioè quella di testare entrambi i partner (sieroneutralizzazione, più affidabile, o test ELISA: strada consigliata agli allevatori, visto che i loro riproduttori fanno diversi accoppiamenti. Meno al privato che, solitamente, fa fare una sola cucciolata alla sua cagna (anche perché, dopo aver provato una volta, non ci pensano proprio a ripetere l’esperienza).
Il vaccino per la cagna va somministrato in due trattamenti: il primo si può fare dall’inizio del calore al quindicesimo giorno successivo all’accoppiamento; il secondo va fatto da 1 a 2 settimane prima della data presunta del parto. Il vaccino ha lo scopo di passare al feto e poi al neonato (tramite il colostro, ovvero la prima lattazione) gli anticorpi necessari a combattere la possibile infezione erpetica: quindi i cuccioli nati da una cagna positiva saranno infetti, ma non si ammaleranno.
Il trattamento va ripetuto ad ogni gravidanza, perché la concentrazione degli anticorpi rimane sufficientemente alta solo per poche settimane. Per questo non  è possibile immunizzare i maschi, ma soltanto le femmine.
Quando si va dal veterinario per il vaccino contro l’Herpes virus è bene fare anche uno striscio vaginale per escludere la presenza di altri virus o batteri che potrebbero compromettere la gravidanza.

6 – specie per le razze più soggette a palatoschisi (tutti i cani a muso corto), iniziare la somministrazione di acido folico (folina) almeno un mese prima dell’accoppiamento (anche due mesi), continuandola fino al 40° giorno di gravidanza.

E finalmente siamo arrivati al dunque… a meno che non vi sia già passata la voglia, ovviamente: ma i punti che abbiamo visto finora sono tutti importanti e bisogna assolutamente seguirli, se si vuole far nascere una cucciolata secondo i migliori criteri di selezione etica e sanitaria.
Certo, è fatica. Certo, ci sono dei costi. Certo, è una rottura di scatole.
Ma questi cani, li amiamo o no? E allora facciamo tutto quanto è in nostro potere per tutelare i futuri cuccioli: oppure, ripeto, tripeto e quadripeto…evitiamo di farli nascere! Perché  NON è obbligatorio.
Se invece abbiamo fatto tutto per benino, possiamo passare alle “vie di fatto”, ovvero permettere ai nostri cani di accoppiarsi con il partner che abbiamo scelto per loro… però di questo parleremo nella prossima puntata, perché questa è già abbastanza lunga così!

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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