Dopo la pubblicazione del primo articolo di questa serie, nei commenti, si è affrontato il problema della selezione, e in particolare quello della selezione del cane di razza, che per molti è basato esclusivamente sulla consanguineità stretta (inbreeding).
Senza volermi addentrare nei meandri più complessi della genetica (perché non sono una mega-esperta sul tema e perché su “Ti presento il cane” c’è già una rubrica di genetica assai completa, curata da Denis Ferretti che invece mega-esperto lo è), credo che sia necessario fare almeno un po’ di chiarezza su come si possano/debbano scegliere i riproduttori da questo punto di vista.
Niente di troppo complesso, giuro (anche se, quando si tocca questo argomento, di semplice non c’è mai nulla…), ma solo qualche piccolo chiarimento su alcuni punti che, evidentemente, sono fonte di dubbi e sui quali mi sembra ci sia parecchia  confusione.
Proverò, insomma, a fare un po di “genetica per la Sciuramaria”, saltando magari anche un po’ di palo in frasca perché – ripeto – questo NON è un trattato, ma piuttosto una “chiacchierata” sul tema.
Se volete approfondire, ma anche se non avete chiaro il significato di termini come geni, alleli, omozigosi ecc., cliccate sul menu in alto alla voce CINOFILIA. Nel sottomenu vi appariranno Allevamento —> Genetica. Lì potrete trovare tutta la rubrica dedicata, nella quale è spiegato proprio tutto dalla A alla Z.

a) “allevamento” e “razza pura” NON sono automaticamente sinonimi di inbreeding, ovvero di stretta consanguineità.
L’allevamento di cani di razza pura si prefigge, ovviamente, di aumentare l’omozigosi (che invece resta immutata con gli accoppiamenti casuali), per “fissare” , come si dice in gergo, le caratteristiche più desiderate.
Negli accoppiamenti casuali le frequenze genotipiche possono cambiare a seguito di mutazioni spontanee o di particolari condizioni logistiche (isolamento geografico,  migrazioni ecc.): e cambiano, in parte, anche a causa della selezione naturale (la famosa “sopravvivenza del più forte” comporta la maggior diffusione di alcuni genotipi rispetto ad altri che, manifestando maggiore debolezza, non sopravvivono e quindi non si riproducono).
Nella selezione umana questa azione è velocizzata e – almeno nelle intenzioni – resa più efficace dalla scelta dei riproduttori che si ritengono (anche grazie alla possibilità di effettuare indagini, come test del DNA, radiografie, ecografie ecc.) geneticamente più “sani”, o comunque più in linea con i nostri scopi,  siano essi sanitari, “estetici” o utilitaristici (per esempio: i  cani di tipo basset sono portatori di una patologia, la condrodistrofia, che però è perfettamente compatibile con la vita: quindi essa è stata selezionata, riprodotta e fissata per offrire all’uomo cani capaci di infilarsi nelle tane dei selvatici).

b) selezione umana e selezione naturale, mediamente, NON sono in contraddizione, perché la selezione naturale agisce anche sui cani selezionati dall’uomo (così come agisce su qualsiasi essere vivente).
Le due cose non si prendono a pugni, ma normalmente camminano di pari passo: la selezione umana tende semmai ad “aiutare” e a migliorare, con il sostegno della scienza, quella naturale.
Solo in alcuni casi la selezione umana prende una direzione diversa (ma non necessariamente antitetica) da quella naturale:  per esempio quando vuole fissare un carattere (che so:  le orecchie portate  in un certo modo) che per la selezione naturale sarebbe ininfluente, perché non comporta alcun cambiamento delle possibilità di sopravvivenza della specie.
In altri casi ancora, decisamente più rari,  può accadere invece che la selezione umana entri proprio “in conflitto” con quella naturale, o per meglio dire che prenda il sopravvento su di essa: è il caso, per esempio, dei cani con musi particolarmente corti, che in natura non esistono.
Su questo tema spesso arrivano gli “scanni feroci” da parte di chi sostiene che si siano “rovinate” le razze rendendole incapaci di vivere in natura: ma il fatto è che il cane NON vive più in natura.
Non deve più vivere nei boschi,  non deve inseguire e catturarsi le prede, non deve partorire senza alcun aiuto in un buco scavato nel terreno.
Il cane è un animale domestico, con tutti gli svantaggi – ma anche con i vantaggi – che questo comporta.
La pappa si trova pronta in ciotola, se fa freddo c’è il termosifone a portata di zampa, gli accoppiamenti e i parti hanno la scienza medica a loro disposizione.
Parlare di “mostruosità” quando ci si riferisce a cani che non sopravviverebbero in natura è assurdo, oltre che un filino nazista: perché allora si dovrebbe anche giustificare lo sterminio degli umani che non potrebbero sopravvivere in mezzo a un bosco né come individui, né come specie.
Tutti i disabili, tutti gli individui sterili, magari pure gli omosessuali, perché no (visto che non si riproducono).
Vi rammento che Hitler la pensava esattamente nello stesso modo, a parte il fatto che lui, già che c’era, ci metteva dentro anche ebrei, zingari e comunisti.
Ma se ci pensiamo bene, tolti forse i fanatici degli sport estremi e degli stage di sopravvivenza… quanti di noi umani sani e normodotati riuscirebbero a sopravvivere “in natura”?
Se siamo ancora vivi, è proprio perché non ci viviamo più! E lo stesso vale per i nostri cani.
Quindi la giusta ottica non è quella di eliminare le razze che non potrebbero sopravvivere “lì”, ma semmai di badare a non far nascere cani che non possono sopravvivere neanche “qui”: ovvero in questa nostra società, che ha a disposizione tutti i mezzi per far vivere nel benessere ANCHE gli individui fisicamente meno dotati.
In altre parole: non è poi così “mostruoso” che esistano carlini e bulldog, anche se spesso i loro accoppiamenti vanno assistiti e le nascite richiedono il cesareo, perché la nostra società è perfettamente in grado di assisterli e di garantire il loro benessere.
E’ mostruoso, invece, che esistano bulldog e carlini che NON RESPIRANO, o che non camminano più: perché quei cani vivono male e la nostra società non è capace di risolvere i loro problemi.
Ecco, questo sì che va evitato ad ogni costo.
Va evitata la sofferenza in nome della bellezza (o meglio, dell’ipertipo, che con la bellezza cinotecnica non ha nulla a che fare); va evitata la nascita di soggetti destinati al malessere e non al benessere… anche se qui, di solito, la selezione naturale torna a farsi sentire, e i soggetti “troppo” spinti verso il malessere li elimina lei.
Ma la selezione naturale agisce lentamente e senza alcuno scrupolo etico: quindi non vediamola come se fosse una divinità infallibile o un faro a cui tendere a tutti i costi: perché  sarà pure “divina”  per la specie, ma non lo è MAI per l’individuo.
Dell’individuo, a Madre Natura, non importa una beatissima cippa.
Prima che la selezione naturale agisca su una certa caratteristica e la faccia scomparire, possono nascere intere generazioni di animali sofferenti, che vivono una vita infame.
La selezione umana, tra le altre cose, ha anche lo scopo (e avrebbe proprio il dovere) di evitare questi passaggi: perché a noi, invece, importa eccome del singolo individuo. E’ il nostro cane, è un membro della nostra famiglia: non è “un numero”!
Ma per la natura sì, che lo è. La natura considera gli individui con la stessa pietas di uno sperimentatore vivisezionista. Quindi, siamo davvero così sicuri di voler  “lasciar fare a lei”?

c) selezionare NON significa “accoppiare i due cani più belli che ho a disposizione”,  e tantomeno i due cani “che hanno vinto di più”: prima di utilizzare un riproduttore bisognerebbe SEMPRE analizzare anche i suoi antenati, i suoi collaterali e la sua discendenza (se ha già avuto figli, ovviamente) dal punto di vista sanitario, caratteriale ed estetico, possibilmente IN QUEST’ORDINE.
Ma il dramma dell’allevamento moderno non è tanto quello di aver “rovesciato” l’ordine: non sarebbe poi così drammatico se un allevatore scegliesse prima “il bello”, se poi si preoccupasse anche del fatto che fosse sano e di buon carattere.
Il dramma sta, invece, nel fatto che molti allevatori (ma magari chiamiamoli “commercianti di cani”, che è più indicato. O magari “cagnari”, tout court) badano SOLO alla bellezza e ignorano completamente le altre due componenti, salute e carattere.
Ma questa non è colpa del fatto che esistano le razze: è colpa del fatto che esista gente senza scrupoli, che pensa solo a speculare sui cani anziché a migliorarne le caratteristiche.
Se imparassimo tutti a distinguere tra “allevatori” in senso zootecnico e “sfornatori di cuccioli”, tante accuse “al cane di razza” in quanto tale non avrebbero più ragione di esistere;

d) la consanguineità NON CREA LE TARE.
Questo ce lo dobbiamo proprio levare dalla testa.
La maggior parte della gente ne è convinta solo per via del tabù dell’incesto (umano), che in realtà non è nato con la connotazione morale  che ha ai giorni nostri, ma solo come prodotto della “selezione umana sugli umani”. Ovvero, è nato quando si è capito che le tare genetiche, di cui disponiamo in gran numero (più dei cani), si manifestavano maggiormente se si accoppiavano individui imparentati tra loro.
Ovviamente, per creare un tabù nella specie umana, si è poi data alla cosa una connotazione etica, religiosa e quant’altro: ma la vera motivazione è sempre stata solo genetica.
Il punto importante, però, è capire che la consanguineità fa emergere le tare che già esistono, ma non ne “fabbrica” di nuove. Neppure nell’uomo.
Edipo, che dopo aver fregato la Sfinge si sposò – senza saperlo – con sua madre Giocasta, ebbe figli sfigatissimi (due fratelli – di cui non ricordo il nome, sorry – si ammazzarono tra loro, mentre la figlia Antigone si impiccò, ma non prima di aver incarnato l’ideale di tutte le “donne con le palle” dall’antica Grecia in poi), ma NON tarati!
Scherzi (macabri) a parte: se per assurdo si potesse iniziare l’allevamento di una razza – umana, canina o equina che sia – partendo da due soggetti perfettamente sani, senza alcun difetto nei loro geni, potremmo poi incrociare figli e nipoti tra loro per generazioni e generazioni senza che si manifestasse mai alcuna malattia (di origine genetica, ovviamente: perché il raffreddore se lo prenderebbero lo stesso).
Tra le altre cose… si vede che i geni di Adamo ed Eva NON erano perfettamente sani, altrimenti non staremmo qui a porci certi problemi.
Però, se davvero fossimo tutti discendenti da quell’unica coppia, bisognerebbe anche dire che tanto mal presi geneticamente non erano, perché altrimenti “non saremmo qui” e basta. La razza umana si sarebbe estinta da quel dì.

Ovviamente quella di Adamo ed Eva è una leggenda, e spero che la ritengano tale anche i credenti (spero: altrimenti ci sarebbe da chiedersi perché Dio, intanto che si dava da fare con fango e costole, non abbia pensato a darci anche geni perfetti. D’accordo il libero arbitrio, d’accordo le punizioni divine perché la mela e il serpente eccetera eccetera…ma i geni faloppi ce li ha messi lui: mica sono colpa di Eva);  il fatto è che di esseri viventi “totalmente” esenti da difetti genetici forse non ne esistono affatto (però qualcuno ci va vicino. Mi secca citare sempre Colby, che era un allevatore di cani da combattimento: però lui fece il primo outcross dopo qualcosa come trent’anni di allevamento SOLO in inbreeding, senza che i suoi cani manifestassero mai il minimo problema genetico).
Si è addirittura ipotizzato che la presenza di tare sia stata una “scelta” della natura per evitare il sovraffollamento. In pratica, malattie e morti precoci sarebbero una difesa delle specie, che se fossero composte tutte e solo da individui sanissimi diventerebbero troppo numerose e quindi incorrerebbero in problemi ancor più gravi  per la difficoltà di trovare risorse sufficienti per tutti.
Comunque sia andata, imperfetti siamo e con queste imperfezioni dobbiamo convivere: però oggi abbiamo la possibilità di identificare – se non tutte – almeno molte patologie genetiche e di sapere come e quando si manifestano… dopodiché possiamo scegliere i soggetti più sani che abbiamo a disposizione, e lavorare su  quelli anziché allevare ad capocchiam (o “alla spera in Dio” che dir si voglia).

e)  PORTATORE (di una tara genetica) NON SIGNIFICA “MALATO”.
Il portatore sano passa, sì, i geni “tarati” alla sua discendenza: ma finché questo succede solo a livello genetico, non succede assolutamente niente. Questo ci permette di NON eliminare dalla riproduzione tutti gli individui che portano una tara, ma di accoppiarli oculatamente in modo che questa tara non si manifesti nel fenotipo, ovvero “esteriormente”,  pur rimanendo latente nel corredo genetico.
La malattia “vera”, quella invalidante o comunque causa di malessere, è solo quella che si manifesta: quindi, in molti casi, si può tranquillamente accoppiare un soggetto portatore con un soggetto sano ottenendo una prole sanissima…e si può andare avanti così per millemila generazioni, senza mai avere un solo individuo malato. Uno dei più grandi capostipiti della razza pastore tedesco, Canto v. Wienerau, era portatore di emofilia: una volta individuato il problema ed effettuati solo accoppiamenti oculati, la malattia non si diffuse tra i discendenti, nonostante Canto sia presente nel 90% circa dei pedigree tedeschi.
L’importante è sapere chi è portatore della tara X e chi non lo è, ed accoppiare oculatamente: ovvero, selezionare per evitare gli accoppiamenti casuali che, invece, potrebbero far incontrare un padre e una madre portatori dello stesso problema, che a quel punto si manifesterebbe nei figli.
Qualcuno obietterà: ma “in natura” questo è poco probabile!
Forse. Ma…dipende da quale “natura” intendiamo.
Se pensiamo agli spazi sterminati che vediamo nei documentari, presumendo che ogni individuo abbia disposizione un intero mondo da esplorare prima di scegliere il proprio partener sessuale…allora sì, la cosa è poco probabile.
Ma la realtà è un po’ diversa.
Nella realtà, sia uomini che cani hanno a disposizione spazi molto più limitati in cui muoversi ed accoppiarsi. Perché il mondo è molto più piccolo di quanto non ci sembri.
Perfino calciatori e veline, pur essendo forse – tra gli umani – quelli che hanno maggiori possibilità di spostamento, sempre in aereo e in giro per il mondo, finiscono per accoppiarsi tanto spesso tra loro, perché alla fin fine frequentano sempre gli stessi posti. Figuriamoci i cani!
I teorici “cani naturali”, che poi si riducono, allo stato attuale, ai cani di campagna lasciati incustoditi, hanno a disposizione un pool genetico molto più limitato di quanto non si pensi. La cagnetta del vicino, il maschietto del cugino (e speriamo non del “cuggino”)…la figlia di Fufi che sta nella cascina accanto, o il papà di Bubi che abita a duecento metri di distanza.
A causa dell’isolamento geografico, in tempi preistorici, si sono fissate naturalmente diverse razze (o “pre-razze”, se preferiamo): comunque tipologie ben precise, che già vedevano cani grossi, piccoli, nudi, pelosissimi, alti, bassi.
Questo senza alcun bisogno di interventi umani, in tempi in cui per “isolamento geografico” si intendeva, magari, un intero Stato attuale.
Oggi che le distanze geografiche, per i cani, si misurano in quartieri… di quale “natura” – e di quale variabilità genetica – stiamo parlando?

e) si fa un gran parlare di cose come il “vigore ibrido” (o eterosi)  e la “depressione da consanguineità”.
Forse è il caso di dire che, nel caso del cane, si tratta di IPOTESI, che non hanno avuto – almeno finora – alcun riscontro scientifico certo.
Solo nelle piante (anzi, solo in alcune), il vigore ibrido è stato effettivamente verificato: però tra un cane e un pisello c’è una certa differenza… basti pensare che nei piselli si riscontra solo l’ereditarietà mendeliana – anzi, viceversa: è stato Mendel a studiare solo l’ereditarietà piselliana! – mentre nei cani le cose sono decisamente più complesse!
Comunque: la depressione da consanguineità consisterebbe (sempre teoricamente) in una diminuzione della fecondità e in una minore vitalità e sopravvivenza neonatale, sempre legata però al concetto già espresso: la consanguineità mette in evidenza le tare esistenti.
Quando si manifestano (perché la consanguineità permette l’incontro di geni “tarati” in entrambi i genitori) geni letali o subletali, ovviamente il numero dei nati si abbassa (i geni letali uccidono direttamente in utero) e/o si alza il numero delle morti neonatali.
Questa “depressione” va comunque intesa soprattutto come numerica, mentre non esiste alcuna prova scientifica del fatto che i cani consanguinei siano meno robusti o meno longevi di quelli nati da outcross.

Il vigore ibrido sarebbe (teoricamente) un potenziamento delle caratteristiche vitali ottenuto da incroci eterogenei: ripeto, nei piselli è stato sperimentato. Anche nella canapa, se non erro. Ma nei cani no. Non esiste alcuna evidenza scientifica a suffragio di questa teoria.
Ancora una volta, quello che si cerca di ottenere con incroci eterogenei è soltanto una sorta di “ridistribuzione” del materiale genetico, nella speranza che si combini in modo a noi gradito.
Ma non è detto che le cose vadano così.
Purtroppo – sperimentato anche sulla mia pelle, o meglio su quella dei miei cani – la verità è che l’outcross solitamente porta, almeno in prima generazione, alla comparsa di caratteri (fenotipici) tutt’altro che desiderati… specie se hai passato mezza vita ad allevare cani più omogenei possibile, che portassero “il tuo marchio di fabbrica”. E questa è una cosa a cui tutti gli allevatori tengono moltissimo non perché amino fare i cani “griffati”, ma perché “quel” tipo di cane è, per loro, l’espressione ottimale della razza.
Ovvio che l’espressione la fissi lavorando in consanguineità:  ma non necessariamente in inbreeding.
Personalmente ho accoppiato una sola volta in vita mia padre e figlia, dopodiché ho sempre lavorato su ceppi limitrofi ma non diretti (in parole povere: cugini, nipoti e affini). Questo, che si chiama linebreedingè di gran lunga il metodo più usato in allevamento.
Certo, quando lavori su poche linee rischi di fissare, insieme ai caratteri desiderati, anche le tare: per questo io ritengo consigliabile allontanarsi, almeno una volta ogni tanto, dalla “linea portante” e introdurre sangue nuovo. Però, quando l’ho fatto, i cuccioli sono stati veramente deludenti, almeno dal punto di vista fenotipico.
Mi auguro (perché in realtà non lo so e non lo saprò mai) che il “sacrificio” estetico sia servito a dare linfa nuova al loro genotipo: ma per quel che ne so, potrei anche essermi messa “in casa” una nuova tara che per fortuna, a quanto ne so, non si è mai manifestata… ma che potrebbe farlo anche domani, anche se sono vent’anni che ho smesso di allevare, qualora si incontrassero e si incrociassero due cani entrambi portatori, che discendono da quel mio lontano accoppiamento.
E ancora una volta, il problema non sarebbe la consanguineità in se stessa, ma le tare GIA’ presenti in quei geni.

f) se siete ancora vivi… facciamo ancora quest’ultima disquisizione (corta, giuro) su “come scegliere il partner”, ricordando che è assolutamente sbagliato cercare in un soggetto la compensazione ai difetti dell’altro.
E’ un errore diffusissimo, specie tra chi di genetica ne mastica pochina, quindi vale la pena di parlarne.
Il succo è questo: se accoppi un cane con la coda storta verso destra con una cagna che ha la coda storta verso sinistra, NON avrai cuccioli con la coda dritta! Avrai, invece, un 50% di cuccioli con la coda che gira a destra e un 50% con la coda che gira a sinistra.
Detta così è un filino semplicistica, ok: ma il succo è questo.
Il cane con la coda storta a destra andrebbe sempre e solo accoppiato con una cagna con la coda dritta: in questo caso avrai maggiori possibilità che almeno metà dei cuccioli abbia la coda dritta (in realtà sarebbe esattamente così se i cani si riproducessero solo in base all’ereditarietà mendeliana: abbiamo già detto che così non è, e non sto a spiegarne qui i motivi perché non ne usciremmo vivi… però lo capirete se leggerete la nostra rubrica di genetica, dove invece è spiegato proprio tutto per filo e per segno).

EXCURSUS FINALE IPER-TECNICO

Inserisco qui, per completezza (ma senza troppe illusioni che qualcuno la legga!), la formula del coefficiente di inbreeding, che andrebbe sempre valutato…almeno quando si vuole selezionare seriamente.
Dubito che possa interessare più di tanto le Sciuremarie che pensano di far fare una cucciolata alla Fufi, ma… non si sa mai. Intanto facciamo loro sapere che esiste.

Il coefficiente di inbreeding, chiamato F dal suo inventore Wright (che lo formulò negli anni ’20), viene invece chiamato comunemente COI dagli allevatori (malignata: almeno da quelli che sanno che esiste!) e si calcola così:

F X = S [(½) n + n’ + 1 ] (1+FA)

Laddove:
Fx è il coefficiente di consanguineità di X
n è il numero di generazioni che separano il padre di X da un antenato A, comune sia al padre che alla madre di X
n’ è il numero di generazioni che separano la madre di X  dallo stesso antenato comune A
S è la sommatoria dei contributi diversi dovuti a ciascun ascendente comune
FA è il coefficiente di consanguineità dell’ascendente comune A (nel caso sia esso stesso inincrociato)

Se siete andati in coma profondo (non preoccupatevi: siete in buona compagnia), facciamo qualche esempio pratico, che è più semplice:

In un incrocio tra fratello e sorella, o tra padre e figlia, o tra madre e figlio, X sarà inincrociato per il 25%
In un incrocio tra fratellastri (un solo genitore in comune), X sarà inincrociato per il 12,5%
Dopo due generazioni di accoppiamenti tra fratello e sorella con 4 ascendenti comuni , X sarà inincrociato per il 37,5%

…e così via.

Ovviamente, da un ipotetico accoppiamento madre x figlio, i prodotti saranno consanguinei per il 25%…ma se una figlia di questa cucciolata venisse nuovamente accoppiata con il padre, la consanguineità salirebbe al 37,5%, e via aumentando se si continuasse ad accoppiare il maschio originale con nipoti, bisnipoti e così via.

C’è un limite invalicabile al coefficiente di consanguineità?
Teoricamente no, se si fosse sicuri di usare solo soggetti sani al 100%: ma siccome abbiamo visto che questo in pratica non avviene mai, la prudenza suggerisce normalmente di tenersi entro il 12-15%.
E’ importante ricordare che non ha molto senso limitarsi ad esaminare padre e madre di una cucciolata, perché il COI potrebbe salire vertiginosamente nel caso in cui questi due soggetti derivassero a loro volta da inbreeding: così come ha poco senso esaminare soggetti oltre la quinta-sesta generazione, perché il loro contributo genetico diventa pressoché ininfluente.

Per chi (come la sottoscritta) andasse nel panico e si coprisse di bolle di fronte a qualsiasi formula matematica, ricordo infine che esistono dei software, Dio li abbia in gloria,  che permettono di valutare comodamente il COI inserendo semplicemente i pedigree dei cani interessati sul proprio PC. E non solo: per alcune razze (non molte: mi vengono in mente setter, bracco italiano e pastore tedesco…e personalmente non ne conosco altre, ma questo non significa che non ce ne siano) si possono anche trovare database già pronti in cui si può verificare il COI di tutti i soggetti iscritti ai libri genealogici.

Articolo precedenteIl criptorchidismo
Articolo successivoLa rogna otodettica (rogna dell’orecchio)

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

14 Commenti

  1. La selezione umana e quella naturale sono sempre in competizione tra loro, oggi ai cani non permettiamo di scegliere niente, li freghiamo con il calore, e se non è sufficiente li fecondiamo artificialmente).
    Che voce in capitolo ha la natura che vuole che si premi il migliore, quello che si adatta meglio all’habitat? Tiene conto di cose che a noi sfuggono o di cui interessa poco, ma quasi tutto sarebbe da tenere in considerazione anche se oggi vivono in casa e non cacciano nel bosco, perchè non gli offriamo alternative, cioè non tendiamo a fargli prendere con la selezione innaturale, una direzione, incoraggiandola, tipo trasformare il cane da cacciatore a cane cittadino. Solo stiamo distruggendo decine se non centinaia di anni di evoluzione.
    Nei cosiddetti colli di bottiglia, quando cioè l’isolamento ha portato alla autocreazione di razze antiche, la morfologia si è sviluppata in base all’ambiente, e non per decisione dell’uomo, e c’è una bella differenza.
    Se la consanguineità mette in evidenza le tare esistenti credo si possa dire l’opposto: gli incroci tengono a bada i difetti, tende a dominare la salute.
    Non saranno tutti fratelli i numerosi esponenti di una razza, ma facciamo di tutto per apparentarli premiando i campioni.

    Richard Dawkins:
    “non vi è popolazione che non possieda leggende epiche sui suoi progenitori tribali e spesso queste leggende assumono la veste formale di culto religioso, la gente prova riverenza per gli antenati, e talore ne fa oggetto di culto; e fa bene, perché sono i concreti progenitori, e non dèi soprannaturali, a possedere la chiave di comprensione della vita. Di tutti gli organismi che nascono, la maggior parte muore prima di raggiungere la maturità. Entro la minoranza che sopravvive e che riesce a riprodursi, una minoranza ancora più esigua avrà pronipoti viventi dopo un migliaio di generazioni. Questa minuscola minoranza di una minoranza, un’ élite riproduttiva, è tutto quanto le generazioni successive potranno definire “ancestrale”. I progenitori sono rari, i discendenti sono comuni. Tutti gli organismi vissuti, ogni animale, ogni pianta, ogni batterio e ogni fungo, ogni cosa abbia mai strisciato sulla terra, possono volgersi indietro a guardare i propri antenati e proclamare con orgoglio che non uno solo di essi morì nell’infanzia. Tutti raggiunsero l’età adulta, e tutti furono in grado di trovarsi almeno un partner eterosessuale e accoppiarsi generando prole (….)
    …poiché tutti gli organismi ereditano tutti i loro geni dai propri progenitori, e non dai contemporanei di questi ultimi che non hanno avuto successo riproduttivo, tutti gli organismi tendono a possedere geni vincenti, cioè ad avere ciò che occorre per diventare progenitori, il che significa sopravvivere e riprodursi.”

    Una definizione per selezione naturale, che non si adatta alla selezione per opera dell’uomo.
    Anche noi non sopravviveremmo in natura, ma in un certo senso invece lo stiamo facendo tutti, da sempre, in modo diverso oggi. L’umanità è in mezzo alla natura e insieme si sostiene. Non cacciamo più, abbiamo cambiato e diversificato le specializzazioni, ma l’umanità da sola lo ha fatto, ed ha creato qualcosa di non certo perfetto e che sembra spesso in crisi e in conflitto col pianeta, ma stiamo comunque andando avanti in un certo senso con le nostre capacità.
    I cani semplicemente no, non più.
    Noi cacciavamo, ora abbiamo altri modi per procurarci il nostro sostentamento, i cani non più.
    La mente che ci serviva per vivere si è sviluppata, alcune conoscenze si sono deframmentate, ma rimangono a disposizione di tutti, nel complesso siamo cresciuti di testa e abbiamo la possibilità di fare quello che facevamo millenni fa e molto di più. Se noi stessi non riusciamo a costruire una casa (avremmo comunque la capacità di imparare a farla), lavoriamo in altri modi per pagare poi chi la fa per noi.
    I cani invece sono sempre più scemi

  2. Quando ero bambina, nei lontani anni ’50, in un paese di campagna in cui passavo due mesi ogni estate, c’era una “razza” (si fa per dire) di cagnini molto piccoli, vagamente somiglianti ai pincher, ma più piccoli. Allora il cane di razza (vera) era qualcosa per “ricchi” o appassionati e si facevano accoppiare i cagnolini che si somigliavano perché la gente li chiedeva. Ovviamente si regalavano.
    Questi mini-cagnolini erano molto ricercati perché essendo piccoli mangiavano poco (allora ci si badava) e non c’era bambino nel paese che non ne avesse uno. Erano tutti strettamente parenti e soprattutto il padre era sempre lo stesso: essendo il più piccolo di tutti si facevano accoppiare le sue figlie, nipoti, bisnipoti con lui, perché si riteneva (non a torto) che garantisse cagnini piccoli (e minori problemi anche al momento del parto).
    Questi cagnini (ne ho avuti due anch’io) erano tutti sanissimi e di analogo carattere vispo e mite, a loro modo “da guardia” (nel senso che avvisavano).

    Il cagnino patriarca divenne vecchio e morì e in sua sostituzione, oltre a suoi figli maschi, fu usato un altro cagnino molto piccolo a pelo lungo di altra provenienza che in teoria avrebbe dovuto “migliorare la razza” e invece produsse un sacco di disastri, essenzialmente un’elevata mortalità neonatale dei suoi cuccioli.

    Non che abbia nessuna pretesa “scientifica” questa storia, ma ricordo che quando successe (ai tempi del cagnino a pelo lungo ero adolescente) mi colpì…
    Oltre al fatto che, lasciando accoppiare le cagnine a loro gusto (succedeva, in campagna) il rischio era (come successe almeno in un caso) che morissero di parto perché il cucciolo era troppo grosso… allora non si facevano cesarei ai cani, non in quell’ambiente almeno.

  3. io non condivido il punto b. ormai nei cani (sia di razza che meticci apparentemente “al naturale”) la selezioone naturale non esiste più. come fan a coesistere selezione artificiale e naturale se per quella naturale per giocoforza muoiono i peggiori e vivono (accoppiandosi) i migliori se gli allevatori scelgono chi accoppiare ed i volontari dei canili salvan e bloccan le stirpi dei randagi, salvando i peggiori dalla morte ed impedendo ai migliori di sopraffare gli altri ed impedendo loro di trasmettere la progenie? questa nella sua più piena durezza è la selezione naturale e nei cani non avviene. Oggigiorno salviamo dal veterinario i cani malandati che per la selezione naturale sarebbero morti, quindi non capisco perchè metterla in mezzo. La selezione artificiale può esser letale, ma anche decisamente migliore rispetto a quella naturale (è più breve, si può prevedere cosa servirà e quindi premiare un certo aspetto, posso non portare tare che la selezione naturale porterebbe come molte malattie recessive, etc). Perchè non dar l’importanza reale alla selezione artificiale? E parlo anche a giampi, naturale non è sempre sinonimo di più efficiente.

    Comunque a Giampi vorrei far due critiche, la prima è sulla presunta cestinatura di secoli e millenni di evoluzione. Non mi trovi d’accordo. ovvero prima servivano talune caratteristiche, ora altre. Agli albori il cane viveva nelle grotte insieme all’uomo con cui cacciava e si difendevano a vicenda. Ora siamo in società sempre più grandi, multietniche e civili. Quindi quello che serviva allora, non è quello che serve oggi per sopravvivere. Oggi con veterinari, case e comfort vari serve la socievolezza, mente, autocontrollo. Non servon più le doti che aveva 10.000 anni fà.
    Da qui mi inserisco con la seconda critica, dici che “I cani invece sono sempre più scemi”.
    Mah, vedo cani guida o aiuto ai disabili, talmente “stupidi” da sapere come funziona la nostra società, le nostre convenzioni, le nostre regole ed autocontrollo totale. non saran supercacciatori, ma proviamoci con un lupo vero? proviamo con le sue regole (niente vet, medicine, interferenze umane sulla selezione) e vediamo chi si adatta meglio al nostro habitat e chi muore di fame o perchè viene abattuto (la selezione naturale vuole anche questo, morte a chi non si adatta). Il cane è dalla nascita in co-evoluzione con luomo, le nostre società sono il suo habitat. cambiando la nostra società cambia il suo habitat, quindi cambiano i suoi bisogni e deve cambiare strada l’evoluzione.

    • Paolo, la selezione naturale esisterà sempre e comunque. Il cane che si ammala e muore non si riproduce: questa è selezione naturale. Finché non avremo sconfitto tutte le malattie (ma non potrà mai succedere, perché ne arriveranno altre…), la selezione naturale farà comunque la sua parte.

      • e qui la cosa che dice che la selezione naturale nn esiste nei cani si chiama veterinario. Un cane malato oggi vive e si può pure riprodurre, troviamo l’epilessia nei soggetti adulti di qualsiasi specie naturale? nei cani ci sono (sottolineo adulti, l’epilessia esiste ovunque, la differenza è nei cuccioli che riescon a sopravvivere). Così come non influisce se i cani si accoppiano a random e sopravvivono solo quelli che han fortuna di beccare l’uomo che li salva. Stesso discorso nei cani d’allevamento dove l’uomo sceglie.
        La selezione naturale regola vita, morte, accoppiamento, oggigiorno l’uomo gestisce questi 3 fattori. un cane a se che muore e finisce lì non è selezione naturale, l’intero ciclo vita-morte di TUTTI i soggettti senza interazione umana lo è.

    • Paolo, ben vengano questi cani per disabili, etc, scommetto che non si guarda a loro l’aspetto.
      la rintontaggine dei cani ha avuto una forte accellerazione in concomitanza con la nascita delle razze degli ultimi cento anni, e l’esasperazione di queste.
      Esasperazione non solo per quanto riguarda la morfologia (lo ribadisco: assurda) di alcune razze, ma l’esasperazione nel rigore principalmente sullo scegliere l’aspetto. Questo vigore (gli standard) ha due “malefici”: azzerare la diversità genetica di ogni singola razza
      (impoverirla) e, visto che la selezione si muove in funzione delle priorità dategli, visto che si guarda quasi solo all’aspetto, sta
      cancellando migliaia di anni di evoluzione per quanto riguarda la mente.
      Quando si cerca di cambiare qualcosa o di mantenerla si danno degli input al DNA, gli si dice: priorità 1: sopravvivere, priorità 2: essere
      in grado di riprodurre (….), oggi, gli allevatori, dopo queste priorità mettono l’aspetto. Visto che di tutto non si può tener conto, visto che se ne fregano (globalmente la direzione in una parola è questa: fregarsene) del cervello, della comunicazione, della capacità
      decisionale, di saper valutare le cose, etc, la risposta della natura non si fa attendere: dà priorità all’aspetto, e visto che ciò che non
      serve prima o poi scompare, sta scomparendo l’intelligenza.
      Continuando a far figliare cagne che se andassero a scuola sarebbero ferme all’asilo, stiamo cancellando il loro linguaggio, la loro
      intelligenza.
      Quelle razze che una volta sembravano rincoglionite perchè con comportamenti bloccati (non arrivano fino in fondo all’intera procedura della caccia), oggi possono per alcuni sembrare le razze migliori. Un po perchè sono servite fino a ieri per lavorare quindi dovevano lavorare bene, possono effettivamente avere qualche capacità che altre razze non hanno…. (si, correre dietro a una pallina come dei semi, radunare i bimbi fuori da una scuola, abbaiare per mezzora alla caduta di una foglia) ma hanno comunque dei comportamenti bloccati.
      Dovrebbero essere i meno intelligenti della specie. Spero che e credo razze lupine come il CLC, non abbiano comportamenti che da bloccati sono passati a fermati, eliminati, ma che abbiano l’intero comportamento della caccia, se sappiano cacciare o meno chi se ne frega, anzi meglio di no, l’importante è che abbiano un cervello. E mi pare di si. Non ho dubbi: il cane comune è meno intelligente del lupo, sopperisce a volte grazie alla docilità e alla voglia di assecondare l’umano che se bravo gli insegna, gli dà quindi vitamine per il cervello, ma più ci allontaniamo dal lupo e, per ora, meno cervello troviamo.
      Oggi in un certo senso premiamo l’imbecillità, per il semplice motivo che non premiamo l’intelligenza, a favore dell’aspetto. Credo che stia
      scomparendo il linguaggio canino, lo tronchiamo sempre di più linearmente (orecchie pendenti) e a macchia di leopardo lo tronchiamo di colpo, facendo figliare degli inetti.
      Cerchiamo di mantenere le razze con delle peculiarità che ci erano servite, le hanno fissate per quello, ma non ci servono più. Sono
      comportamenti bloccati ormai compromessi… indietro non si torna (e si buttano così decine di migliaia di anni di evoluzione), andare avanti
      non c’è strada perchè non servendo più delle due tendono a scomparire anche questi comportamenti castrati, e a venire rimpiazzati con nevrosi.
      Vediamo già le linee di lavoro sempre più misere e la netta distinzione delle linee del bel far nulla, sempre più in pericolo stress, sempre
      più lontane da quello che facevano, sempre più inutili. Per inutilità intendo incapacità in un bel po di cose.
      I cani cosiddetti da appartamento poi, ciao, se non sono già tutti ebeti quanto credete che ci voglia perchè lo diventino tutti? in relazione poi al cammino dell’evoluzione, è un attimo proprio, tipo un altro centinaio d’anni a star larghi. Se per ipotesi rimanessero solo questi ultimi inebetiti tutti dal primo all’ultimo, e tutti gli altri cani scomparissero (mica così tanto improbabile eh, un nonno che ha un gene a orologeria, per dire), avremmo (tra un centinaio d’anni) irrimediabilmente dei soprammobili. La specie cane diverrebbe meno intelligente degli inseparabili (uccelli).

      Cosa si può fare (per non mandare a quel paese la specie cane prima che sia troppo tardi, che le sfighe sono sempre dietro l’angolo, ed anche senza brutti imprevisti ci stiamo arrivando)?

      Bisogna fare un esame di coscienza.
      Bisogna cercare di prevedere un po il futuro.
      Abbiamo in mano la specie cane.
      Mi sembra ovvio che se andiamo avanti così la distruggiamo
      Tra cento, mille anni, un cane che se non ti riporta mille volte al giorno la pallina si esaurisce ma che è comunque esaurito anche se te la riporta, ci serve? serve a chi?
      Ci basta che stiano l’ buoni fermi su una copertina a farci compagnia?
      Il patto che abbiamo stipulato con loro centomila anni fa prevedeva che ci servissero, e loro sono contenti di farlo, di lavorare. Il lavoro
      nobilita il cane e non lo rincoglionisce. Non voglio ridurli a schiavi (anche perchè già lo sono), voglio solo fare il bene per loro non
      rincoglionendoli, integrandoli il più possibile nel nostro ambiente, che è cambiato in fretta; se una volta il nostro ambiente combaciava
      perfettamente con il loro, ora non più, non ci sono sterminate praterie dove poter correre, non possono più cavarsela da soli, ci sono regole
      cittadine da rispettare, noi ci siamo adeguati (le abbiamo create noi), loro no, è un mondo il nostro, a nostra misura, e loro in parte
      riescono ancora a entrarci, ma …. preferirebbero una passeggiata in campagna, per dire.
      Per farli stare bene, per valorizzarli, bisogna guardare cosa sono e in mezzo a dove sono, dove li stiamo portando e dove possono arrivare.
      Sono cani (olfatto sviluppato, intelligenza quella che è, etc), da qui a un millennio saranno in mezzo a noi, cioè principalmente in città,
      alcuni no ma pensiamo alla città perché è forse il luogo più difficile per loro. Comunque li stiamo portando dalle campagne alla città. Dove
      possono arrivare?
      Come un maratoneta si allena facendo decine di Km al giorno, e non degli scatti da centometrista, e viceversa il centometrista potrà fare
      qualche corsa di qualche Km ma principalmente farà degli scatti, facesse in allenamento 20Km non scatterebbe più (allenamento specifico), così la mente in toto è meglio allenarla sul campo, in base a quello che deve affrontare. Quindi del cane da fiuto che sta sempre col naso per terra, che ha il comportamento bloccato (non arriva “più su”), che sviluppa vere e proprie fobie, non ci interessa, non è una priorità da premiare.
      Stringendo, perchè non ho tempo, quello da premiare non è neanche l’aspetto, ci sono già razze di tutti i tipi, io lo vorrei così ma di quel colore, no quel colore non è nello standard, allora prendo quell’altra razza completamente diversa… voglio dire… fino a un certo punto si, ma chissenefrega dell’aspetto preciso, imposto poi da chi non ha il mio cane! soprattutto se l’aspetto prevale sul resto ben più importante, e di lavoro di selezione ce ne è da fare eccome.
      Quello che serve, brevemente è:

      -Un cane intelligente; un requisito base per averlo e non buttare via era di selezione è che sia in grado di parlare il canesco.
      -Sempre in base all’allenamento specifico, che sappia compiere alcune cose, se ad esempio sa attraversare la strada non è un male, e non
      penso che questa facoltà si tramandi pari pari nei geni ma non escludo che qualcosa passi, e comunque un cane che sa attraversare la strada
      (o aprire porte) dimostra qualità che altri cani non dimostrano (allenamento specifico; ciò che non serve scompare; priorità nella
      selezione).
      -Che non abbia paura (o abbia e morde a tutto), che non abbai troppo.
      -Che non sia di indole troppo agitata, che non debba farsi per forza 20Km al giorno o si deprime, non è un requisito indispensabile (come
      altri), ma per la maggior parte delle esigenze si, infatti i border proprietari si rivelano eccellenti sportivi ma non perchè lo sono, ma per amore del cane, bella cosa, ma …etc etc.
      -Che vada daccordo con gli altri cani!!! Non si possono vedere padroni (padrone di un cane= uno a cui i cani piacciono) che scappano alla
      vista di un altro cane.
      -Longevità: oltre al dispiacere di un cane che muore a 10 anni, c’è a volte il fatto che la metà della vita se l’è passata male. Quindi
      salute, scartare dalla riproduzione esemplari che seppur corrispondo alla descrizione sopra, sono portatori di malattie, riprodurre in là con l’età.

      L’allevatore non ce la può fare a tirare su cani del genere.

      La mia soluzione è
      -catagolazione parallela in base al comportamento (da A a F), solo A e B si possono riprodurre, C si vedrà per ora non è sterilizzato, Da D
      in giù tutti sterilizzati (tranne gli F ma ora non ne parlo) (O solo quelli di classe A, bisogna vedere la popolazione).
      -Assegnazione della catagolazione da parte di veterinari e comportamentisti. Quindi in base a salute e capacità.
      -Leggi che aiutano a non far figliare “chi è meglio non lo faccia” ma che non uccidano i piccoli, un modo per arrivarci ci sarà pure. Cercare
      sempre con un regolamento, di far si che figlino solo cani di 8/10 anni.
      -Prepatentino, poi patentino (con iniziali visite a casa per verificare, correggere o prevenire un errore del padrone è meglio), e ulteriore attestato se si decide di far figliare.

      le conseguenze di ciò:

      -La persona che si è smazzata a far arrivare il proprio cane al grado A può scegliere di farlo figliare (magari sceglie il partner in accordo
      col cane stesso, ora non ne parlo). Questa persona per forza se ne intende di cani, per forza cura dall’inizio alla fine parto e cuccioli; i cuccioli quasi per forza sono intelligenti e sani (ma subiranno classificazione più in là), crescono con una madre serena che li accudisce (e li sa accudire) e spesso con un padre, e troveranno sempre chi darà loro una casa, e spesso ottimi nuovi padroni.
      -Cani sempre più intelligenti. Quantomeno non perdono intelligenza, ma direi proprio che ne acquisiscono, e di quella che serve (specificità).
      -Cani sempre più longevi e sempre più sereni. Meno aggressioni a cani e a umani
      -Canili secondo me svuotati
      -Allevatori…. …….. quasi tutti chiudono, rimangono veramente quelli passionali, quelli che già oggi fanno fatica a far quadrare i
      bilanci, che non guardano al guadagno, i migliori insomma, tendenzialmente avrebbero comunque meno spese da affrontare perchè i gusti saranno cambiati.
      Ma aumentano i comportamentisti e gli educatori.
      Tutti i soldi che di obbligo si danno ai comportamentisti (che caleranno i prezzi) sono quelli risparmiati sul comprare il cane migliore del mondo che costerà quanto il rimborso spese o poco più.
      -Difficile mantenimento delle razze, cani spesso meticci, nuovo standard prevalente: quello dell’intelligenza, delle capacità, della salute.

      • i cani x disabili eran un esempio, ma anche ipo, controllo di greggi o altre discipline cinofile evidenziano come il cane non è rimbambito ma si è evoluto da quando stava con l’uomo nelle caverne. Sempre esempi, prendi un lupo e fagli gestire un gruppo di oche o portalo a fare slitta. Visto che il cane e l’uomo hanno avuto una co-evoluzione, l’evoluzione del cane deve esser legata all’uomo, non valutarlo con strumenti o modi di vedere passati. Autocontrollo, capire quanto si può chiedere al proprio corpo e valutare di conseguenza (non essere megalomani per intenderci) e saper collaborare per regole apprese e non del tutto naturale (insomma non solo la classica caccia in branco ma cose con regole diverse e dinamiche) son aspetti spesso sottovalutati, ma i cani di oggi ne han parecchie di queste particolarità.

        • Ma io non dico che da quando il lupocane ha smesso di essere lupo in poi è stato peggio, anzi, è stata una simbiosi meravigliosa che ha aiutato a crescere sia l’uomo che il cane. Fino a un centinaio di anni fa, quando la maggioranza dei cani non serviva più per lavoro (e per lavoro c’era un ottima selezione), da quando si sono moltiplicate le razze e si sono definiti scrupolosi standard di aspetto. Da quando è nato il guinzaglio.
          L’autocontrollo c’è stato fin da quando il lupo si è avvicinato, e lo abbiamo selezionato da lì, i cani si fidano di noi in modo ancestrale. L’autocontrollo sul non mangiare la selvaggina, anch’esso è molto datato. Il non controllo dei PT quando vedono come selvaggina (anche se non la mangerebbero mai) un cagnolino, quello forse è recente.

          • Ti dirò, io cercavo allevamenti con campioni assoluti. Costano molto, ma son cani eccezionali. Come diceva un articolo su tpil, son cani tabto belli (nel senso che non son di razza per modo di dire, han morfologia giusta. con quel che ne comporta a livello strutturale e funzionale) quanto adatti al lavoro. Io mi son sempre schiarato contro a quei cani solo da show che oltre alla garina di bellezza non sapevan fare altro, per questo differenzio sempre allevatori veri (i cani assoluti son il top, anche sotto troviamo begli allevamenti cercando bene) da quelli da show e della domenica. e tu tratti come se ci fossero solo i secondi..

            L’autocontrollo che han oggi molti cani non è esattamente l’antico autocontrollo. Un cane da guardia che non attacca a destra e manca ma scatta solo a comando (per dire, come i cani poliziotto) 200 anni fà non eran così numerosi, oggi invece hanno una buona fetta..

      • Far figliare solo cani di 8/10 anni? Ma tu sei fuori! E’ come proporre di far avere figli solo alle donne dopo i 50 anni. Ma ti rendi conto di quello che dici? 🙁
        Sono contenta che tu abbia finalmente capito cos’è l’intelligenza: il resto del mondo se lo sta chiedendo da migliaia di anni e ancora non ha trovato una risposta… ma a parte questo, almeno evitiamo di sparare cavolate immani, che magari qualcuno legge e poi mette in pratica.

        • Perchè cavolate? tanti cani arrivano a 18 anni. Non tutti arrivano integri a 10 anni. Alcuni muoiono per svariati motivi a 4 anni… facciamo figliare quelli, a 1 anno di età? Come se una futura nonna spingesse per far figliare sua figlia di 12 anni.
          Comunque quella degli 8/10 anni è stata una proposta di un medico britannico per selezionare linee longeve

          • più anni ha la madre, più rischi per lei o per i cuccioli ci sono, ed anche restare gravide è più difficile. Far figliare ad 1 anno è criminoso, ma prendi un alano e digli che figlia a 8 anni, magari mezza cucciolata sopravvive e di questi qualcuno risulterà sano.. A mezza età i rischi di morire per parto, morte neonatale e di malformazioni cresce in modo esponenziale (sempre che 8/10 anni sia mezza età, l’alano è un caso in cui a 8 anni è prossimo a spegnersi)

          • Su un alano, niente da dire, nel senso: si vuol mantenere questa razza così artificiosa? ok.
            Gli 8/10 anni sono una delle tante proposte che faccio per un rimedio di cui non sono sicurissimo io stesso dei rimedi, ma io riconosco che ci sono grossi problemi, praticamente tutti però, si fermano al non vedere questi problemi.
            Quindi mi accontenterei di un paio di punti da me descritti per iniziare, senza estinguere gli alani (scherzo).
            Però il far figliare a 1 anno mi sembra la prassi per gli allevatori spinti.
            Se a 8 anni è un problema per le altre razze, mi chiedo perché sia un problema, visto che dei cani arrivano a 20 anni. E’ perchè i cani di razza arrivano malamente a 8/10 anni, o c’è qualcosa che mi sfugge?
            Comunque si può scendere, da 8 anni a 6. Visto che le razze non ce la fanno.

        • io sono comunque contro ai cani campioni perchè la natura non vuole fotocopie, è chiaro, creano problemi, nel senso che se si riproducono fratelli nascono (o vengono fuori) problemi, perchè il discorso è che la natura ha visto che non c’è niente di fermo, vulcani, etc, allora dice che o ti adatti o muori (da qui i cambiamenti nei colli di bottiglia).
          A tutti più o meno hanno insegnato alle medie che la natura crea sempre degli errori nel DNA per evolversi, perchè alcuni di questi errori possono invece rivelarsi vincenti, ecco perché gli inbreeding non funzioneranno mai alla lunga, perchè bisogna sempre avere una spirale di cambiamento.
          Quindi i campioni si accoppino col vicino di casa, o faranno morire tutti 🙂
          Non concorderà nessuno, ho fatto un discorso che prima dell’ultima frase ci dovrebbero essere pagine e pagine, ma la penso così.
          I campioni assoluti sono per forza in via di sputtanamento.
          L’autocontrollo migliore lo si potrà trovare in ALCUNI cani, ma chi manda avanti la baracca? Se penso ai cani, mi pare che ce ne siano 600 al mondo, 400 esponenti di una razza (tutti fratelli) e 200 che si distinguono un po.
          Prevalgono i 400 che stanno peggiorando, etc, etc.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.