venerdì , 17 novembre 2017
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Il cane non può salire sul letto, deve mangiare dopo di noi eccetera: “cugginate” o regole d’oro?

Sono, sinceramente, un po’ stufa di sentir definire come “scemate”, “cavolate” o – per dirla a modo mio – “cugginate” quelle che per decenni sono state considerate come le regolette d’oro per sistemare o ri-sistemare i rapporti  (gerarchici) tra cani e umani, e cioè: il cane non deve dormire sul letto, non deve mangiare prima di noi, non deve passare per primo dalle porte.
Queste sono le tre regole-base, a cui ne sono state aggiunte altre dall’uno o dall’altro educatore, comportamentista, addestratore e chi più ne ha più ne metta… almeno finché non è cambiata la moda (perché altre motivazioni non mi vengono proprio in mente) e le regole d’oro sono diventate bestialità riservate ai “domatori” stile Cesar Millan. Anche per bocca – o per penna – delle stesse identiche persone che le caldeggiavano come verità assolute fino a pochi anni fa!
Ora io mi domando: ma questi signori, scoprendo di aver insegnato “cugginate” ai loro allievi per decine di anni, per quale motivo non si scavano una bella fossa e non corrono tutti a nascondersi, anziché fare i “guru” spargendo Fulgide Verità totalmente in antitesi alle LORO verità di qualche anno prima?
Ovviamente perché non è affatto così: non hanno insegnato cugginate, ma regole fondate su presupposti corretti, sempre se vengono interpretate con un minimo di logica e una bella quintalata di buon senso.
Purtroppo oggi è – appunto – di moda dire che le gerarchie tra cane e uomo non esistono (e malignamente mi viene da pensare: “Così almeno molti più cani metteranno le zampe in testa ai padroni, e poi correranno dall’educatore per metterci una pezza…”), quindi logica e buon senso cedono all’esigenza di sentirsi (e di presentarsi come) “educatori post-moderni”.
Per chi preferisse invece sentirsi una persona normale che si fa rispettare dal proprio cane (senza bisogno di fare il macellaio), rivediamo un attimo le famose regolette e cerchiamo di fare chiarezza su alcuni punti.

PERCHE’ queste regolette?

Perché sono segnali di dominanza da parte degli umani.
Quella solita “dominanza” che – mamma mia, sono quasi stufa di ripeterlo, tanto questa storia è trita e ritrita…ma se per caso qualcuno non avesse ancora chiaro il concetto, ribadiamolo! – NON significa violenza, NON significa coercizione, NON significa Cesar Millan & metodi allegati, MA significa “dimostrazione di essere più esperti, più intelligenti, più in gamba degli altri – e nella fattispecie, del cane – e quindi meritare la sua stima e la sua fiducia“.
Ovviamente non è che si dimostri di essere dei padreterni impedendo al cane di salire sul letto: chi avesse mai pensato una cosa simile è evidentemente un pirla.
La dominanza “morale” si deve manifestare con la coerenza, con la capacità di comunicare, con la disponibilità a creare un rapporto collaborativo e non coercitivo: MA si manifesta anche con la gestione delle risorse.
Tra queste risorse c’è sicuramente il cibo, ma si può considerare “gestione delle risorse” anche l’accesso ai punti sopraelevati in cui riposare/dormire.
Che succede, infatti, in un branco di canidi in natura?
Succede che i soggetti alpha – ovvero i più alti in grado – mangiano per primi (e mangiano solo  le parti migliori della preda, come cuore, fegato e reni…che fra le altre cose sembrano essere responsabili sia dell’odore diverso dei soggetti alpha, più intenso rispetto agli altri membri del branco, sia  delle particolari striature che ne caratterizzano il mantello); “decidono il menu”, ovvero scelgono quale preda cacciare; dormono in una “zona strategica”, solitamente sopraelevata, dalla quale possono sorvegliare tutto il branco; esplorano per primi i nuovi territori.
Il che, riportato nella nostra società e nelle nostre case, si traduce – toh! – nel tenere il cane fuori dal letto, nel mangiare prima di lui e nel passare per primi dalle porte (il tutto, possibilmente, inteso cum grano salis, come vedremo tra poco).
Se un umano mostra al proprio cane di avere gli stessi diritti di un soggetto “alpha”, il cane penserà di avere a che fare con qualcuno che chiede rispetto.
Ovviamente NON BASTA questo, perché poi il rispetto bisogna anche meritarselo.
Ma intanto “chiederlo”, e farlo in modo comprensibile al cane, è un primo passo.
Certo, se poi  l’umano mangia per primo ma si dimostra incoerente, nevrotico o deficiente, il cane farà prestissimo a stabilire che come “capobranco”  – o soggetto alpha, o guida, o maestro, scegliete pure il termine che meno vi turba – non vale una cicca.
Se però queste situazioni sono semplicemente il corollario di una gestione corretta del rapporto, o se vengono utilizzate in momenti specifici della vita del cane, allora possono aiutarci a convincerlo che noi siamo effettivamente suoi superiori gerarchici.

COME si applicano le regolette?

Con un po’ di buon senso! E soprattutto senza intenderle troppo alla lettera.
Per esempio, “mangiare per primi” potrebbe sembrare veramente ridicolo, se preso in senso letterale: perché non è che noi mangiamo nella stessa ciotola del cane e che dobbiamo ringhiargli per non farcelo avvicinare;  né che il cane si possa sedere a tavola con noi, ma vada servito per ultimo!
Quello che dobbiamo fargli capire è, semplicemente, che il nostro pasto va rispettato: quindi, per esempio, NON cominciamo, appena seduti a tavola, ad allungarli bocconcini (che oltretutto è una pessima abitudine anche dal punto di vista dietetico)… ma se proprio vogliamo gratificarlo con una piccola prelibatezza, facciamolo al termine del nostro pasto.
Nell’attesa, il cane dovrà evitare di chiedere l’elemosina e di prenderci a nasate e zampate, ma dovrà attendere pazientemente il  suo turno.
I suoi pasti (che andranno sempre rispettati, perché anche nessun lupo, neanche l’ultima ruota del carro gerarchico, permette a chicchessia – fosse anche il Grande Capo –  di fregargli il cibo) potranno essere somministrati quando ci pare e piace, anche prima dei nostri. Non c’entrano niente col discorso di “mangiare per primi”. Quando si parla di mangiare per primi, ci si riferisce al pranzo nostro e non suo.
Un discorso simile vale per il “passare per primi dalle porte”, che va inteso, ovviamente, come “precedere il cane quando si entra in un posto nuovo”  e anche, volendo, come entrare per primi dalla porta di casa: ma non significa certo che dobbiamo star lì a sorpassare il cane ogni volta che usciamo dalla cucina ed entriamo in salotto, o viceversa… anche se un cane molto rispettoso spesso ci cederà spontaneamente il passo.
L’unica regola che va presa alla lettera è quella del letto: “non salirci” significa “non salirci”, punto. Se decidiamo di applicarla, il cane potrà benissimo dormire su un tappetino al fianco del letto, ma non gli sarà concesso di metterci le zampe sopra.

Queste regole vanno applicate sempre e comunque?

Naturalmente no: si applicano quando e se ce n’è bisogno, ovvero quando i rapporti gerarchici non sono abbastanza chiari, o stanno modificandosi.
Se il cane mostra già di accettarci come suoi “capi”, se ci obbedisce, se non si ribella, se non mostra aggressività, anzi è sempre allegro e collaborativo…allora che bisogno c’è di ricordargli  continuamente che lui è un “inferiore”?
Un cane così può anche dormire sul letto,  mangiare prima di noi eccetera eccetera: non cambierà nulla.
Al contrario, il cane che del letto (o del divano, o della poltrona) prende possesso e diventa aggressivo (o anche solo disobbediente) nei confronti di chiunque gli chieda di scendere – o magari verso il marito che gradirebbe andare a dormire con sua moglie, ma non ci riesce perché il cane gli ringhia – è bene che si veda vietare l’accesso: perché è evidente che sta tentando di mettere le zampe in testa a qualcuno.
Personalmente ho sempre accettato i miei cani sul letto, escluso il mio dobermann in un periodo adolescenziale nel quale provò a fare il furbetto e a scavalcarmi gerarchicamente.  In quel periodo io non avevo ancora grande esperienza cinofila e purtroppo avevo sbagliato parecchio: quindi siamo quasi “venuti alle mani”. La situazione era abbastanza delicata, ma l’applicazione delle famose “regolette” mi fu decisamente di aiuto.
Allo stesso cane, una volta ristabilite (letteralmente) le gerarchie, venne nuovamente concesso di dormire con me, dopo qualche tempo, senza che ci fosse più alcun conflitto: ormai avevamo chiarito i ruoli…e a me tenere il cane sul letto PIACE!

Concludendo: tra il bianco e il nero – moda o non moda, “guru” o non “guru” – esistono sempre le sfumature di grigio.
Come per mille altri argomenti, ragionare e usare un po’ di spirito critico può permetterci di dividere il grano dalla pula, evitando gli estremismi (in un senso e nell’altro) e potendo contare su regole, metodi, strumenti eccetera che non saranno mai “il massimo della perfezione per ogni cane”, né “le regole-strumenti-metodi del demonio, da cui stare alla larga tappandosi le orecchie se qualcuno si azzarda a nominarli”. Saranno, semplicemene, regole-strumenti-metodi da valutare caso per caso,  utilizzandoli o scartandoli a seconda di quello che ci sarà sembrato più adeguato al nostro cane, o al cane con cui stiamo lavorando, e non a seconda di come tira il vento cinofilo del momento.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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