Confesso di aver letto per puro caso l’ultima perla di uno dei Guru più in voga in questo momento: “Quando selezioni/allevi cani con l’attitudine al combattimento stai facendo maltrattamento genetico”.

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L’ho trovata su una bacheca di FB, sono andata alla fonte, l’ho ritrovata proprio uguale sulla bacheca dell’autore.
Mi sono illusa, allora, che fosse solo il classico slogan buttato lì per far scena, ma che sotto sotto NON si intendesse quello che appare a prima vista. E ho letto un po’ di commenti sperando che l’autore spiegasse meglio il suo pensiero.
L’ha fatto, così:

Il pit-bull non è una razza molto ben definita. Tanto che in giro vedi cani dalla forma del pit ma dal carattere gioviale. Se prendiamo però il pit-bull con standard ADBA, qui si vuole un cane con tutte le caratteristiche psicofisiche funzionali al combattimento. In questo caso anche se non vi è l’intenzione di farli combattere c’è maltrattamento genetico. Il rischio di m.g. c’è anche quando comuni proprietari in possesso di pit o di ban-dog decidono di far accoppiare i loro cani.
Il maltrattamento c’è quando le caratteristiche che selezioni nell’allevamento causano sofferenza. Il pit hanno probabilità molto alte di morire soppressi o di restare tutta la loro vita in canile. Al canile di Milano i pitbull sono razza più rappresentativa. In questo senso la legge inglese che prevede la sterilizzazione e il divieto di importazione dei pit-bull, in funzione della loro estinzione su tutto il territorio nazionale, ha evitato molta sofferenza
“.

A questo punto mi sono cadute le braccia (e per fortuna sono femmina, altrimenti mi sarebbe caduto qualcos’altro).
Normalmente, se posso, evito di entrare in scanni personali con chi lavora in cinofilia: penso che ci sia spazio per tutti, penso che ognuno abbia diritto al suo posto al sole, penso che litigare tra cinofili sia dare una bella zappata sui piedi dei cani in generale, vista la disinformazione dilagante e visto il grado di dis-cultura cinofila che trionfa in Italia.
Intanto che noi disquisiamo sul fatto che sia più corretto dire “imprinting” piuttosto che “impregnazione”, o che ci stacchiamo le orecchie a vicenda perché io dico che il collare a strangolo non è lo strumento del demonio (semmai lo è il suo utilizzo macellaio), mentre l’altro dice che solo la pettorina salverà i cani dal Giudizio Finale, ci sono milioni di cani abbandonati e maltrattati, c’è il trionfo dei cagnari sull’allevamento serio, ci sono migliaia di persone che pensano ancora che per insegnare al cane a non fare la pipì in casa gli si debba sbattere il muso dentro…e via di questo passo.

Che i cinofili (intesi come amanti dei cani) perdano tempo a scannarsi tra di loro, lo trovo davvero uno spreco di energie preziose.
Peeeeeeeeeeerò…. quando il cinofilo si mette a fare disinformazione allo stato puro, allora non riesco più a stare zitta.
E sperando che la cosa non venga presa come “scanno”, ma come discussione accademica, ci terrei a precisare che:

a) il pit bull E’ una razza assolutamente ben definita, con due diversi standard (come migliaia di altre razze) ma con regole ben precise;

b) non è che ci siano “cani fatti a pit bull”, ma dal carattere gioviale: è che i pit bull HANNO un carattere gioviale!
Una frase come questa sottintende che i pit bull dovrebbero essere tutti botoli ringhiosi che non vedono l’ora di mangiarsi qualcuno, il che – per chi ama la razza – equivale a uno schiaffo dritto nel muso. E fa incazzare una cifra.

c)  questa è stupenda: se prendiamo il pit-bull con standard ADBA, qui si vuole un cane con tutte le caratteristiche psicofisiche funzionali al combattimento. In questo caso anche se non vi l’intenzione di farli combattere c’è maltrattamento genetico.

E ALURA… riporto qui integralmente lo Standard ADBA, così vediamo di cosa stiamo parlando:

* Aspetto generale – Di lato il Pit Bull deve essere quadrato, cioè presentare uguale lunghezza dalla spalla all’anca e dalla spalla a terra.

* Testa – La conformazione generale del cranio può essere variabile; a forma di cuneo vista dall’alto e di lato, rotonda vista frontalmente. Deve avere una dimensione pari ai due terzi della larghezza delle spalle se visto frontalmente. Deve passare uguale distanza fra le estremità della testa e lo stop e tra lo stop e la punta del naso. La mandibola deve essere ben sviluppata e la chiusura dei denti a forbice.

* Orecchie – Le orecchie, tagliate o non tagliate, devono essere ben alte sul capo, senza pieghe e portate dritte

* Occhi –  L’occhio deve essere tondo, attento, posizionato nella parte bassa del cranio. E’ ammessa qualsiasi colorazione

* Naso – Il naso deve presentare un dorso ben sviluppato, con narici ben larghe; il colore non ha importanza.

* Collo – Il collo deve essere potente, ben muscoloso fino alla base del cranio * Spalle Le spalle devono essere leggermente più ampie della gabbia toracica all’altezza dell’ottava costola. Spalle troppo strette non sostengono una adeguata muscolatura per un cane che deve essere agile e forte; spalle troppo ampie tuttavia appesantiscono troppo l’animale durante le sue azioni rendendolo più lento e quindi più attaccabile.

* Dorso – Il dorso deve essere corto e forte

* Torace – Il torace, profondo e ben molleggiato, è stretto: la sua efficienza è tanto maggiore quanto maggiore è la sua capacità di contrarsi ed espandersi.

* Coda – La coda è spesso alla base, a punta in fondo e lunga fino al garretto. E ‘ portata abbastanza bassa

* Anteriore – L’anteriore è pesante, solido e forte.

* Posteriore – Il posteriore presenta l’anca lunga, inclinata e larga per garantire maggior potenza nella spinta

* Gomiti – Piatti e forti, i gomiti, danno grande elasticità ai movimenti

* Omero – L’omero deve risultare il più possibile parallelo alla colonna vertebrale

* Zampe – Le zampe sono piccole e alte sulle falangi

* Pelle – La pelle è spessa, senza pieghe e ben aderente su tutto il corpo tranne che sul collo e sul torace

* Mantello – Corto, compatto, ruvido e spesso, il mantello è ammesso di qualsiasi colorazione.

Letto tutto per benino?
E allora ditemi:  dove stanno le “caratteristiche psicofisiche di un cane atto al combattimento”?
Se così fosse, per quanto riguarda il lato fisico, un buon settanta per cento delle razze canine sarebbe “da combattimento”.
Al lato psichico, invece, non vedo il minimo accenno nello standard: quindi presumo che senza sfera di cristallo sia difficile stabilire quali caratteristiche psichiche abbia un pit bull ADBA (a meno che non si voglia dedurre, che so, che le orecchie attaccate alte o la chiusura a forbice siano legate a una particolare aggressività intraspecifica).

Non so voi, ma io in questo Standard ci vedo un cane agile, dinamico, forte: quindi atto allo sport, all’attività sociale, alle corse nei prati, a saltare ostacoli, a giocare a nascondino.
In UN solo punto si dice che “spalle troppo ampie rendono il cane più pesante nei movimenti e quindi più attaccabile”.
Però non si specifica neanche da chi…e in fondo a tutti i cani del mondo può succedere di combattere: contro un malintenzionato umano (cani da guardia-difesa), contro un lupo o un orso (cani da guardia del bestiame), contro un cinghiale o un puma (cani da caccia).
Mi sembra un po’ debole come scusa per definire quello ADBA come “lo standard di un cane da combattimento”.

Pit bull da dog dance: geneticamente maltrattato?

Ma andiamo avanti e arriviamo al punto più sconcertante: anche se non vi è l’intenzione di farli combattere, c’è maltrattamento genetico.
Io qui non ho veramente parole.
Se non vado errato, il significato è: “se il cane non fa quello per cui è stato selezionato, c’è maltrattamento genetico”.
Quindi tutti i border collie da agility o sheep dog sono geneticamente maltrattati, tutti i pastori tedeschi usati come cani guida o cani poliziotto sono geneticamente maltrattati…e non parliamo dei bulldog, che – si badi bene – non sono geneticamente maltrattati perché gli espositori hanno cercato un ipertipo talmente spinto da rendere alcuni soggetti incapaci di respirare, ma perché non li facciamo lottare contro i tori!
Teoria interessante, ma che mi lascia decisamente allibita… anche se, per assurdo, sono perfino d’accordo sul fatto che un cane “preferisca” sicuramente fare ciò che per cui è stato selezionato.
I border collie sono indubbiamente più gratificati e felici quando possono occuparsi di un gregge, piuttosto che di un frisbee: e i pit bull sarebbero indubbiamente più gratificati e felici se potessero combattere.
Solo che andar per pecore è eticamente accettabile, combattere no.
E allora, che si fa? Si utilizzano le grandissime doti di queste razze (tempra durissima, resistenza quasi illimitata e  “gameness“, ovvero caparbietà assoluta nell’ottenere il risultato prefisso) e le si applicano – come nel caso dei cani del Working pit bull club – a discipline quali la protezione civile o la pet therapy.
Maltrattamento genetico? Può darsi.
Ma anche quello dei golden o dei labrador, allora: che sarebbero nati per fare riporto in acqua, non certo per fare i cani guida o per essere impiegati nelle AATT o nella dog dance.
Perché ci preoccupiamo solo del pit bull?

Andiamo avanti: “il maltrattamento c’è quando le caratteristiche che selezioni nell’allevamento causano sofferenza. I pit hanno probabilità molto alte di morire soppressi o di restare tutta la loro vita in canile”.
Sulla prima parte sono perfettamente d’accordo: è il caso, per esempio, dei bulldog ipertipici.
O dei Cavalier non controllati per la Syringomyielia.
Non poter respirare causa indubbia sofferenza.
Avere una malattia che ti spacca la testa in due è sicuramente causa di sofferenza.
Ma… divertirsi (tendenzialmente) a  lottare con gli altri cani, causa sofferenza?
Be’, forse sì, se si viene davvero cacciati su un ring a combattere (e se l’altro te le suona: altrimenti soffre lui, mica tu). Ma se si fa dell’altro, mi pare che il problema si elimini in automatico.
Quanto al fatto che i pit abbiano “probabilità alte di morire soppressi o di passare la vita in canile”… non so che dire. Io ne conosco centinaia che vivono felicemente in famiglia, mentre vedo i canili pieni zeppi di dolcissimi botoletti del tutto innocui (con cani e persone) che nessuno vuole perché, magari, sono semplicemente bruttini.
Non sarà che i cani in canile, così come i cani soppressi, esistono a causa dei bastardi a due zampe che prendono il cane e poi se ne liberano alla prima difficoltà, indipendentemente dalla razza?
CHE CASPITA DI COLPA HANNO I CANI?

Infine:  “al canile di Milano i pitbull sono razza più rappresentativa”.
Ehm… quale canile, scusi?
Milano è – purtroppo – piena di canili… ma prendiamone uno a caso, giusto per capire. Anche perché, se Milano è davvero piena di pit bull abbandonati, presumo che se ne troveranno in qualsiasi canile.
Sono andata qua: www.canilimilano.it e ho cliccato su “cani da adottare”.  Potete fare la stessa cosa anche voi, eh… ma intanto vi leggo le prime descrizioni: Angelo: 2 anni, bellissimo cagnolone di taglia grande, un vero patatone, un pochino timido (non mi pare la descrizione di un pit bull: poi c’è la foto, basta guardare per capire) – Billy: taglia piccola, da troppo in canile (uhm…no, non è un pit bull) – Birillo, bellissimo pastore tedesco molto intelligente (se è un pastore tedesco, non è un pit bull) – Charlie, incrocio labrador, 2 anni, molto dolce (incrocio labrador…no pit bull, no party!).
E se volete arrivo in fondo alla pagina… ma su 23 cani presentati, la percentuale di pit bull è dello 0%.
NON CE N’E’ MANCO UNO.

Però non voglio dare del visionario al Guru, quindi cerco ancora, su altri siti: e finalmente, al Parco canile di Milano, trovo i pit bull… o almeno quelli che così vengono definiti nella descrizione, perché su alcuni c’è veramente da piegarsi in due dalle risate (navigare per credere).
La stragrande maggioranza di questi cani viene comunque definita “incrocio pit bull” (ma allora non sono pit bull! E siccome è praticamente impossibile stabilire con certezza quali cani abbiano contribuito ad un “incrocio”, sfido chiunque a dimostrare che in questi cani, ammesso e non concesso che nella loro genealogia sia entrato veramente un terrier di tipo bull, non ci sia sangue di amstaff, o di bull terrier, o di staffordhire bull terrier. Chi caspita può stabilire che ci fosse proprio un pit bull?).
Nel mucchio, comunque, ci sono alcuni cani definiti “pit bull puri”.
E allora vi copincollo un paio di descrizioni del carattere di questi cani:

a) “Margot è una pitbull di circa 5 anni, sui 15-18 Kg di peso. È un cane molto socievole e ubbidiente, dal carattere vivace ed esuberante, che adora il contatto umano. Margot cerca un padrone con esperienza, che abbia tempo da dedicarle e di lavorare con lei. Margot tira un po’ al guinzaglio e non va molto d’accordo con gli altri cani, per cui dovrebbe essere l’unico cane di casa. Margot può vivere sia in appartamento che in casa con giardino, purchè abbia la possibilità di stare in casa per stare con il padrone”.
Miiiiii… maltrattata geneticamente al punto di adorare il contatto umano!
Effettivamente non va d’accordo con gli altri cani. Chissà, magari non è mai stata socializzata. Oppure è proprio una pitbullina con molta voglia di litigare. Ma chiunque non abbia mai incontrato un cane – NON  pit bull – con le stesse caratteristiche, scagli la prima pietra.

b) “Misty è una pitbull di 4 anni arrivata in canile nel marzo del 2007. E’ un cane buono, equilibrato e ben gestibile. Ha un carattere indipendente, per cui può vivere tranquillamente in una famiglia dove verrebbe lasciata sola per alcune ore al giorno. Misty non va d’accordo con gli altri cani, per cui deve essere l’unico cane di famiglia. Tira un po’ al guinzaglio e quando è libera adora esplorare e giocare a palla.  Misty può vivere sia in appartamento che in casa con giardino”. 
Accidenti, un’altra belva! Sicuramente sta lì dal 2007 perché il maltrattamento genetico che l’ha resa “buona, equilibrata e ben gestibile” l’ha resa impossibile da adottare!
Purtroppo stanno ancora lì anche cinque cani di grande taglia (incrocio maremmano, incrocio terranova,  meticcio lupoide, incrocio maremmano-labrador, incrocio pastore tedesco), sei cani medio-grandi (e qui abbiamo nuovamente due “incroci pitbull”, ma anche tre incroci pastore tedesco e un incrocio pastore belga), e tre cani di taglia piccola definiti semplicemente “simpatici meticci”.
Ergo, in totale: 16 cani che col pitbull non hanno proprio nulla da spartire, tre pit bull definiti “puri” e quattro “incroci pit bull”.
Mi pare che anche qui, a rappresentatività,  i pit bull non brillino particolarmente.

Ho girato ancora un po’: Canile Milano Est, 2 pit bull su 20 cani presentati.
Canile “fuori Milano” (si chiama proprio così): ho scorso solo le prime 5 pagine (purtroppo ce ne sono molte di più): 1 pit bull su 44 cani presentati. Vabbe’ che è fuori Milano…

A questo punto mi sono fermata, ma mi pare che le cifre siano piuttosto indicative.
Quindi concludo dicendo che al Guru autore della perla di cui sopra, che si chiama Angelo Vaira (diamo un po’ nomi e cognomi alle cose, va’…), nel corso della discussione nata su FB, è stato linkato il mio articolo sul pit bull presente su questa rivista.
Il commento di Vaira – che prima ha dovuto buttar lì la battutina sul fatto che “se parlo di cani come di collari a strozzo, andiamo bene”… è stato che “è d’accordo su alcune delle cose che affermo, ma che il mio articolo è pieno di luoghi comuni“.

Embe’…ALLA FACCIA!
Per carità, nessuno al mondo è esente dai luoghi comuni e sicuramente non mi illudo di aver scritto qualcosa di così originale, unico e irripetibile da entrare negli annali giornalistico-cinofili: ma se mai c’è stato un esempio eclatante di merlo che dice al corvo “come sei nero”, direi proprio che sia stato questo.
Se non altro io mi illudo di aver scritto “luoghi comuni” corretti dal punto di vista cinofilo: mentre il pit bull “geneticamente maltrattato”, “sicuramente destinato al canile” eccetera sono luoghi comuni degni della peggior specie di Sciuramaria.
Quella che parla solo per sentito dire, senza avere la minima cognizione di ciò che sta dicendo.
E tutto questo senza voler commentare l’incommentabile, ovvero il fatto che, secondo il signor Vaira, “la legge inglese che prevede la sterilizzazione e il divieto di importazione dei pit-bull, in funzione della loro estinzione su tutto il territorio nazionale ha evitato molta sofferenza“.

Davvero NON riesco a commentare qualcuno che approva l’idea di  far  estinguere una razza canina
solo perché qualche idiota se ne porta a casa qualche esemplare e poi lo abbandona perché incapace di gestirlo…o perché gli rompeva semplicemente le scatole, visto che dubito che cani  descritti come “buoni ed equilibrati”  diano grandi problemi di gestione.
Anche perché, se il problema fosse solo il “non andare d’accordo con gli altri cani”, un buon settanta per cento dei proprietari moderni dovrebbe abbandonare il proprio cane.
Soltanto sotto casa mia ci sono almeno otto cani che si scagliano a denti spianati su qualsiasi loro simile che incrocino: a volte facendo un tale casino che mi costringe ad affacciarmi alla finestra per vedere chi si sta scannando con chi. NESSUNO di questi è un pit bull, né un incrocio pit bull.
I cani rissosi (frutto, quasi sempre, di errori di socializzazione) ormai sono sicuramente MOLTO più numerosi dei cani amichevoli con i loro simili: è un dato di fatto, specialmente in città come la mia in cui veri e propri “spazi per cani” non ne esistono e quindi la socializzazione è problematica anche logisticamente.
Eppure i loro umani ci convivono lo stesso, e di solito ci convivono felicemente.

Perché, attenzione alla Grande Rivelazione del Giorno…se un cane non va d’accordo con gli altri cani, basta non fargliene incontrare!
Il cane è, sì, un animale sociale: ma può sentirsi perfettamente integrato e socialmente gratificato anche in una famiglia umana.
E poi, ovviamente, può essere educato, addestrato e tenuto sotto controllo cosicché, anche se non ama gli altri cani, possa lavorare in mezzo a loro senza scatenare alcun combattimento, restando concentrato sul suo conduttore ed ignorando i suoi simili… come accade in tutti i campi in cui si lavora con i cani (e non solo con i pit bull: perché non è che mediamente i rottweiler, i dobermann, gli stessi pastori tedeschi siano sempre amichevoli e giocherelloni con tutti. Che facciamo? Una bella estinzione di massa?).

Caro Angelo, te lo dico proprio col cuore in mano: io non ho niente contro di te.  Né mi disturbano più di tanto le cinofilosofie, per quanto le trovi talvolta innaturali e assolutamente insufficienti a creare un corretto rapporto uomo-cane.
Però “insufficiente” non è sinonimo di “sbagliato”: ed io penso che in fondo le cinofilosofie siano un ottimo approccio, visto che partono dal presupposto che il cane sia un essere intelligente, senziente e sensibile. Se passa questo messaggio, io sono solo contenta.
DOPO aver approcciato il cane in questo modo, a mio avviso,  si può – anzi si DEVE lavorare col cane  (perché QUESTO sì, che è naturale per lui: lavorare. Rendersi utile al suo branco. Avere un punto di riferimento di cui fidarsi e da stimare). E lo si potrà fare in modo non coercitivo, cosa che approvo al 100%, e collaborativo.
PERFETTO.
Le cinofilosofie (quando non diventano talebane e non si trasformano in risse da bar tra cinofili) mi sembrano un punto di partenza utilissimo per cancellare dalla faccia della terra i “millanismi” purtroppo ancora troppo diffusi, anche se poi necessitano di una “seconda fase” che –  perdona quella che dal tuo punto di vista è una bestemmia –  io continuerò sempre a chiamare “addestramento”.

Peeeeeeeeeeeerò… se la cinofilosofia sconfina nel maltrattamento dialettico, nella diffamazione di una o più razze, nella disinformazione e nell’ignoranza… allora, scusami,  ma mi incazzo di brutto.
Un po’ perché così sputtani il lavoro di tante persone serie e oneste che allevano, ebbene sì, cani selezionati (in origine) per i combattimenti (e ti prego di inserirci anche shar pei, bulldog, akita e compagnia cantando: sono tutti ex cani da combattimento), ma che non hanno proprio nulla a che vedere con questa pratica incivile e che non meritano di essere considerati infami maltrattatori (genetici o meno).
Un po’ perché poi finisce che qualcuno ci crede, e magari a qualche politico salta di nuovo in mente di tirar fuori una bella lista di “cani pericolosi” da eliminare dalla faccia della terra: e dopo aver speso energie e soldi (tanti) per fare ricorso al TAR contro  Sirchia (a proposito, non ricordo di averti visto tra i firmatari del ricorso…e va bene che sei d’accordo sull’estinzione dei pit bull, ma l’ordinanza Sirchia ne comprendeva circa 200, di razze: non erano un po’ troppe perfino per te?), sinceramente mi scoccia un po’ l’idea di dover ricominciare tutto daccapo solo perché qualcuno (qualcuno che peraltro va in televisione, che ha un notevole numero di sostenitori-seguaci-allievi e che quindi ha un impatto mediatico niente male) ha scritto un slogan insensato solo per buttar lì la frase ad effetto su FB.
Ovviamente, come chiunque venga da me nominato nei miei articoli, hai ampio diritto di replica.

 NOTA: i cani della prima foto stanno GIOCANDO!

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50 Commenti

    • Cara Valeria,ovviamente condivido totalmente le tue opinioni,come spesso accade,e vorrei ricordare ai cari lettori,sia professionisti e non,del mondo cinofilo che bisogna totalmente differenziare chi fa il lavoro di educatore con passione e chi solo per far soldi.
      Approfondisco dicendo che se leggete vari “articoli” di sua santità della cinofilosofia “il guru”,non troverete informazioni utili se non le basi,ma la classica frase “GLI ALTRI EDUCATORI FANNO COSì,MA NON è IL METODO GIUSTO”,senza poi dire quale,secondo lui,è il metodo giusto inoltre troverete un sacco di indirizzi della sua scuola,dei sui collaboratori,ecc ecc….. questo lo dico non per screditare,ma per far capire quello che dicevo prima,l’educatore deve per primo diffondere una cultura cinofila, che nel nostro paese è praticamente inesistente, con passione e professionalita senza pensare solamente ad apparire in televiosione e far soldi!

    • Chiedo scusa, vorrei sapere le info relative al Parco canile di Milano dove sono state pescate? Forse si tratta del vecchio sito internet, in gestione a un vecchio sistema e a persone che non avevano una approfondita conoscenza dei cani. Da Aprile la gestione del Parco Canile è cambiata e soprattutto non usiamo termini tipo PITBULL PURI, quindi mi sembra strano che le info arrivino dalla nostra pagina di Fb.
      Grazie ciao

      Flavia Monda
      Educatore Cinofilo del Parco Canile

  1. CLAP CLAP CLAP…..APPLAUSO, bellissimo questo articolo, non voglio dire altro, nè entrare in sterili polemiche, ma la sua risposta è necessaria per chiarire ed evitare quella cattiva informazione di cui lei parla e che è davvero tanto pericolosa!!!

  2. e menomale che è un sostenitore del metodo dolce ……usa il cibo come ricompensa…..forse per farli ingrassare e mandarli al macello

  3. Complimenti! Articolo bellissimo e grandiosa “smerdata” a questo sedicente “guru”! ce ne fossero di persone esperte e autorevoli come te che vanno a parlare in tv a creare una cultura cinofila come si deve. Purtroppo però in questa tv di grandi fratelli e minchiate varie, vanno di moda questi chiamamoli personaggi che indottrinano e dicono quello che la gente vuole sentirsi dire… “Vedi?? te l’avevo detto che il prinz bull è una belva assassina???”… poveri noi, cani e umani. E mi raccomando, continua così e non cambiare mai!

  4. “(e se l’altro te le suona: altrimenti soffre lui, mica tu)”

    occhio che a far di queste battute si dà l’appiglio ai fessi per ignorare tutto il resto dell’articolo (un pò come il ragionamento “tu non hai bruciato un collare a strangolo in una sabba e quindi hai torto a prescindere” che già ha fatto il ‘guru’ sopracitato)

    • Giulio, forse hai ragione (già ne ho avuto un sentore nel commento di Silvia… anche se almeno non ha frainteso la battuta!): però non è che possa sempre preoccuparmi di non essere fraintesa da persone come quelle che descrivi, e a cui posso pensare solo come a dei minus habens… altrimenti finisce che mi metto la museruola alle dita quando scrivo! 🙂

  5. Grande Valeria…come sempre nei tuoi articoli…
    per fortuna che ci sono persone come te che se ne intendono davvero di cinofilia e che non hanno pregiudizi…grazie anche da parte dei miei due amstaff…che ovviamente presento sempre come pitbull 🙂

  6. Il pittbull è un meticcio selezionato per i combattimenti fra cani……non riesco neanche ad immaginare come si possa stimolare…suggerire una cosa del genere perchè 1° il morso da’ sofferenza al cane sicuramente perchè fa’ male, sarà un cane tenuto chiuso perchè non potrà vivere con il proprietario in quanto ingestibile qualora dovesse incontrarsi con un altro cane…..perchè selezionare dei cani del genere? non trovo un motivo, se non la cattiveria dell’uomo verso il cane…..e la frustrazione di questi proprietari nel dire “il mio cane è piu’ forte….il tuo ERA una mezzasega”.

    • Anna, mi verrebbe spontaneo un “meticcia sarai tu”. Lo so che non è carino, e giuro che non te lo dico… ma una razza con trecento anni di selezione accuratissima, con linee di sangue purissime, con pedigree che riportano nove generazioni (contro le tre dell’ENCI) non me la puoi definire “meticcio”. Altrimenti divento stronza mio malgrado.
      Per tutto il resto… impara a distinguere umani cretini da cani da combattimento. Purtroppo è vero che a volte le due cose si abbinano: ma non sempre, grazie a Dio o a chi per esso.
      Se vuoi ti presento tutti i pit bull che conosco e che fanno pet therapy, protezione civile o solo i cani da coccole (mestiere onoratissimo): però poi mi prometti che cambi idea, sì?

    • Il pitbull un meticcio??????????
      Ma stiamo scherzando vero?????????????
      Ma lo sai che nei loro pedigree si va indietro di più generazioni che non nei pedigree FCI?
      Sinceramente sono stufa di sta storia del meticcio….ho due amstaff che quando presento come tali…”Ah allora sono cani buoni” se però dico “sono pitbull” allora diventano cattivi per definizione…e senza pedigree…
      ma che barba! Ma lo sai che i primi amstaff non erano altro che pitbull registrati con un altro nome? Prima di dire qualcosa su una razza forse ti conviene informarti…e i pitbull SONO UNA RAZZA con standard ben definito!
      Posso tranquillamente presentarti pitbull e amstaff che fanno ricerca di persone…pet therapy…che vivono tranquillamente in famiglia…che lavorano con altri cani senza sbranarli….
      smettiamola davvero con questi stereotipi…please!

    • Anna, se e’ meticcio, non puo’ essere selezionato: se no e’ come dire un auto elettrica a benzina. E poi il pit bull non e’ piu’ selezionato per combattere davvero contro gli altri cani: i cani UKC sono da expo’ e compagnia, percio’ vengono selezionati di piu’ per la docilità e amore per le persone, e meno per tempra e decisione. Quelli ADBA sono da lavoro: cioè ring, mondioring, protezione civile, e anche agility, dog dance, ecc., perciò al contrario si mantengono le doti lavorative (tempra, resistenza, ecc.) e si hanno quindi cani piu’ energici e meno delicati (che non vuol dire aggressivi!). In ogni caso nessun pit bull viene selezionato per combattere davvero, ma, come per altre razze ex combattenti, vengono selezionati per svolgere altri compiti, che permettano di usare a fin di bene le doti lavorative selezionate anticamente quando si selezionavano per i combattimenti. Sono cani un po’ rissosi com gli altri cani, ma non vuol dire che debbano stare in gabbia perché ingestibili! Ovvio che non puoi pensare di lasciarlo giocare al parchetto mentre leggi al giornale, ma non e’ che hai solo questa possibilità… Puoi andare in prati e boschi piu’ isolati, e OGNI cane si diverte molto di più giocando e lavorando col padrone (membro del branco) che interagendo con altri cani al parco (non membri del branco e quindi, per qualunque cane, più’ avversari che amici)

      • Che non sia piu’ selezionato come cane da combattimento non lo so: fino a 5 o 6 anni fa c’era un allevamento croato che selezionava cani cosi’: e se ben ricordo, smentiscimi Redazione se scrivo una cazzata, anche Calini aveva un cane proveniente da la.

        • In alcune nazioni (compresi alcuni degli Stati Uniti)il combattimento tra cani (come quello tra galli) è ancora legale. Però qui si sta parlando della “nostra” cinofilia…e in Italia nessuno può allevare (ufficialmente) cani da combattimento, visto che è illegale. Peraltro non mi risulta neppure che qualcuno “allevi”, in senso selettivo, neppure in clandestinità: i combattimenti nostrani sono limitata a una fascia di infimo livello culturale, che la selezione non sanno manco cosa sia. I grandi pit men americani erano dei genetisti con i controfiocchi, questi sono dei buzzurri che prendono due cani a caso, li buttano in un recinto e menarsi e come va va.
          Non esiste alcuna “selezione” e quindi il discorso che stiamo facendo non li riguarda.

          • Anche qui non ci capiamo 🙂
            Pero’ seguendo il tuo discorso esce che anche Goebbels era un genetista con i fiocchi 😉

          • Non siamo forse tutti un po’ Goebbels, noi allevatori? Gli animalisti ce lo dicono in continuazione 🙂

          • Ma e’ proprio per questo che dicevo che e’ un discorso delicato e “multidisciplinare” e non concordo per nulla con Vaira che fa un ragionamento tagliato con l’accetta, dicotomico, bianco o nero.

            E’ un problema di “tipo” selezionato, che va ad interagire con il tipo di proprietario, tipo di vita che fara’ mediamente la famiglia-branco (quindi le responsabilita’ delle varie scelte sono a carico di figure differenti)

  7. Ciao,sono una neofita e anche sapendone poco concordo con quello che pensi riguardo al pitbull.. l’unica cosa che non ho capito è questa: “Ma… divertirsi a lottare con gli altri cani, causa sofferenza?”
    Lottare nel senso di “giocare alla lotta” o lottare nel senso di “lottare come cani da combattimento” ? °_°
    Forse la domanda è stupida e ovvia però preferisco avere in chiaro le cose…

    • Aveva ragione Giulio…
      Comunque, traduco meglio: il concetto era che “divertirsi all’idea di lottare” non può causare alcuna sofferenza. Quindi, se hai sangue di combattenti, se il tuo DNA ti dice che sarebbe anche divertente fare un bel combattimento all’ultimo sangue… se il tuo umano invece ti fa fare protezione civile o agility, tu non soffri di certo.
      Il problema dei combattimenti non sta nei cani che “vorrebbero” anche farli, magari… ma nei porci umani che glieli fanno fare davvero! QUELLO è il maltrattamento: non la genetica.
      Perché la genetica, intanto che si selezionavano cani capaci di resistere a morsi, dolore eccetera, selezionava anche cani capaci di lavorare in protezione civile per una giornata intera, anche quando gli altri cani si sono sdraiati da tre ore a riprendere fiato, e magari ti consente di ritrovare un bambino disperso prima che faccia una brutta fine.
      La selezione dei cani da combattimento ha creato dei superdog: benissimo, prendiamone tutti i lati buoni e usiamoli per fare del bene. E se non si divertiranno a combattere, si divertiranno ugualmente (e magari anche di più!) a fare sport o lavori socialmente utili.

      • Ehm..non ho capito ancora perfettamente,scusami XD
        Ecco ciò che non ho capito:
        I cani che una volta erano usati per combattere fra di loro(e fra questi i pitbull),si divertivano e si divertirebbero ancora a lottare fino all’ultimo sangue?
        E se sì,in questo caso,non si potrebbe dire che sia davvero disgustoso da parte dell’uomo aver selezionato cani a cui piace lottare fino a morire?
        Se no…Sono d’accordissimo e Benvenga se la selezione ha portato a super cani che resistono a dolore ecc così da poter svolgere dei lavori utili per la società!!! Però se la selezione ha portato a cani a cui piacerebbe fare ciò che ho detto sopra allora anch’io lo definirei maltrattamento genetico,o se non è il termine esatto,comunque qualcosa di negativo che non apporta alcuna utilità a nessuno se non divertimento per persone sadiche e crudeli..

        • Ecco…ripensandoci…forse vorresti dire che anche se il fine per cui sono stati selezionati i pitbull non era bellissimo(cioè quello di lottare tra cani) comunque questa selezione ha portato ad avere cani da caratteristiche tali da poterli utilizzare come cani in protezione civile ecc e che questo “uso alternativo” non è di certo maltrattamento x loro?
          Smetto di fare ipotesi e aspetto chiarimenti. Abbi pazienza,forse sono un po’ fusa io oggi XD

        • Silvia, le origini del Pitbull non sono quelle di “cane da combattimento”. Se vogliamo fare un salto indietro nella storia, più o meno verso la seconda metà dell’anno mille (ti risparmio tutta la storia precedente, che va più o meno dall’antica Grecia all’Inghilterra dell’anno mille), scoprirai che l’antenato del Pitbull, che all’epoca si chiamava “Bullenbeisser” (morditore di tori) era un cane utilizzato dai macellai per gestire i tori che venivano portati al macello. Stiamo parlando dell’anno mille o giù di lì, tendo a ricordartelo per non causare i soliti gridolini di disappunto del tipo “oh, ma quanto è crudele!”… 🙂
          Il compito di questo cane era di fermare i tori, nel caso si allontanassero dalle altre bestie, o di placcarli, comunque, per consentire al macellaio o a chi per lui di riprendere il controllo dell’animale. Sai come facevano? Mordevano. Al naso, di solito… e restavano ben attaccati, finché il toro non cedeva. Questo tipo di utilizzo era del tutto finalizzato al lavoro, non c’era assolutamente nessuna intenzione negativa.
          Solo in seguito, per intervento della mente malata dell’essere umano, il Pitbull si è guadagnato la fama di combattente: quando lo sport del “baiting”, che in soldoni sono i combattimenti tra cani ed altri animali, e nel caso specifico i tori, appunto, prese piede in tutta europa.
          Da qui deriva il nome: “pit” – arena, “bull” – toro.
          Non sono cani che nascono con lo scopo specifico ed unico di ammazzarsi a vicenda. NESSUN CANE NASCE CON LO SCOPO DI AMMAZZARE QUALCUNO, TANTOMENO UN SUO SIMILE. Quello che poi l’umano ha fatto di e a questa razza, è un altro discorso.
          Sarebbe come dire…che so…ho cresciuto un bambino perché diventasse il più grande boxer del mondo, ma a lui piace la musica. Avrà il fisico del boxer, ma sarà un musicista impareggiabile! Questo non è maltrattamento genetico. Questo vuol dire solo sfruttare l’immenso potenziale che c’è in ogni essere vivente, un potenziale che magari è esteso anche ad altre capacità, oltre a quella per la quale l’essere è stato creato.
          Se tanti, ma tanti Pitbull sono ottimi cani da Pet Therapy, se tanti, ma tanti Pitbull possono essere recuperati da un passato di abusi e diventare meravigliosi cani da compagnia e da lavoro…bè, credo che tu possa trovare da sola la risposta alle tue affermazioni. 🙂

        • Silvia, sì e sì. Sì, i cani selezionati per combattere amano combattere. Non sono, come ha scritto qualcuno, “cani non socializzati e aizzati contro altri cani”: questa è una visione ridicola della cosa. I pit bull da combattimento sono stati selezionati per avere la vera e propria “passione” per la lotta.
          SI (più grande), è disgustoso che siano stati selezionati per questo (non è che gli piaccia “lottare fino a morire”: a loro piace lottare fino a battere l’avversario… i combattimenti di quei tempi avevano regole precise e ferree, se uno dei cani mostrava il minimo segno di sottomissione il combattimento veniva interrotto e l’altro avevaa vinto).
          Però tutto questo è successo due-trecento anni fa! Ed è successo in ambienti e culture che non soltanto non vedevano il cane come il bambino di casa…ma non vedevano neanche il BAMBINO come il bambino di casa! Nel senso che i bambini a dodici-tredici anni stavano già in miniera…o a lavorare nei campi.
          Bisogna contestualizzare i combattimenti nella loro epoca e nel loro contesto umano, che era quantomai brutale.
          In quel contesto sono stati creati i “superdog”: e lì CERTO, che c’è stato un “maltrattamento genetico”! Ma oggi non si parla di allevare cani “per” i combattimenti (il fatto che qualche criminale li faccia ancora è ininfluente: i combattimenti sono ILLEGALI, non esiste alcun allevatore che allevi a quello scopo!), bensì di allevare cani “che hanno quell’origine”, ma che oggi vengono allevati a tutt’altro scopo – protezione civile, pet therapy, agility, pura e semplice compagnia… insomma, quello che fanno un po’ tutte le razze del mondo.
          Questi , secondo Varia, fanno “maltrattamento genetico”: non gli allevatori del ‘7-800. Che se si fosse riferito a quelli, non ci sarebbe stato nulla da discutere. Ma lui ha attaccato chi alleva pit bul OGGI, anche se con i combattimenti non ha assolutamente nulla a che vedere, solo perché quei cani “discendono” da cani da combattimento.

      • io su questo non sono d’accordo: selezionare soggetti estremi e’ maltrattamento, perche’ costringerai loro -con ottime probabilita’- ad una vita di merda.
        Secondo me il discorso non e’ per nulla semplice e lascia tantissimo spazio agli estremisti di entrambe le fazioni

          • Guarda che non ho scritto “i pitbull”, parlavo di soggetti, ed e’ vero anche per i border: ad esempio selezionare soggetti con un’attivita’ media richiesta di 16 ore al giorno per infilarli in una “nicchia ecologica” che non varca i confini del Parco Sempione e’ maltrattanento 🙂

  8. Conosco un paio di pit e le trovo cagne non facili ma fantastiche, i maschi non so ma non credo siano molto diversi. Mi piacciono per il carattere e per il fisico fantastico, se il mio cuore non fosse boxeroso forse…
    Detto questo a domanda rispondo: sullo standard al paragrafo SPALLE. Le spalle devono essere leggermente più ampie della gabbia toracica all’altezza dell’ottava costola. Spalle troppo strette non sostengono una adeguata muscolatura per un cane che deve essere agile e forte; spalle troppo ampie tuttavia appesantiscono troppo l’animale durante le sue azioni rendendolo più lento e quindi più ATTACCABILE.
    Un individuo in malafede direbbe che questo termine indica una selezione al combattimento

  9. per quanto riguarda canili e pitbull alla mia ultima visita al canile della mia zona per trovare una compagna ad un’amica, su un centinaio di cani ve ne era solo uno, oltrettutto “non adottabile perchè troppo impegnativo”; a me sembrava il solito socievole ed esuberante pit.
    Ho un boxer che tanto è dolce con le persone quanto è bullo con gli altri maschi, al parchetto di lasciarlo libero non se ne parla nonostante faccia da sempre obbedience. Non vedo alcuna differenza tra lui e un pit, tranne la nomea boxercanedabimbi mentre pitbullcaneassassino. La prima volta che ho indicato un pit a mia madre pensava fosse un cucciolo perchè i mostri devono avere almeno 100 chili

    • Riccardo, hai posto l’accento su una cosa che avevo dimenticato di scrivere nell’articolo: molti pit bull rimangono nei canili solo perché gli stessi volontari si rifiutano di darli in adozione, vittime della stessa disinformazione di cui strabordano giornali e affini (e mi dispiace dover inserire la pagina di un cinofilo tra gli “affini”).
      Ci sono centinaia di pit bull che potrebbero rendere felice una famiglia e che vengono tenuti segregati (neanche MOSTRATI al pubblico), solo “perché sono pit bull”, fine. In compenso ci sono poi volontari che rifilano il labrador “tanto buono” alla sciura ottantenne, che la prima volta che tenta di portarlo al guinzaglio finisce a tappeto in mezzo alla strada. Ma quelli sono “buoni” e quindi si danno a chiunque.
      Se ci fosse più cultura cinofila tra i volontari…quante adozioni in più potrebbero arrivare (e quante adozioni sbagliate in meno, con cani che poi tornano indietro subendo un nuovo trauma da abbandono!)

  10. Ciao
    se hai letto il post di Vaira, avrai anche letto i miei comenti .. io sono LEONIA VIOLAEVERDE MARINACCI e ovviamente abbraccio fortissimo quanto epresso nel tuo articolo..
    volevo solo aggiungere che tutto questo orrendo perbenismo nei riguardi di razze che a quanto poare NESSUNO DAVVERO CONOSCE mi ha davvero stufata.
    evito di riaprire polemiche inutili e sterili, tanto chi la pensa sbagliata, continuera’ a farlo .. solo mi chiedo come diavolo si fa a dire, scrivere e pensare certe castronerie assolute e spacciarsi per amanti dei cani ..

  11. Pitt e Ams,cani favolosi,ne conosco una dolcissima,con persone e altri cani,giocherellona,buona come il pane!
    Cani eccezionali,atletici splendidi!
    L’estinzione la consiglierei ai tipi come il guru, che sparano Strun***te senza possibilmente aver mai visto almeno una di queste bellezze da vicino!

    (oppure avendo visto qualche esemplare con padrone altamente deficente…perchè è triste dirlo,ma c’è chi ancora oggi ci tiene a far vedere l’immagine di “cane cattivo”)

  12. grazie valeria e grazie anche a federica… @valeria: come allevatrice, mi piacerebbe che scrivessi un articolo su come si seleziona, quanto gioca morfologia e genetica, e quanto l’addestramento che mamma cana fa ai cuccioli i primi mesi di vita 🙂 perchè leggendo molti commenti, sembra che i cuccioli appena sfornati abbiano già un fumetto pronto “c’è qualche cane con cui combattere?!?” in nome del fatto che son cani utilizzati per combattere. (soprattutto temo che la cosa non sia chiara ad angelo vaira, chissà cosa scriverà quando scoprirà che i chow chow erano selezionati come cani da guerra!)

    • Elisa, non nascono col fumetto, ma…ci picchiano vicino! Ovviamente giocano e non combattono sul serio, ma ho visto cuccioli di linee di sangue da combattimento selezionatissime che già miravano ai punti vitali: impressionante! Ancor più impressionante, però, vedere uno di quegli stessi cani, un paio di anni dopo, in visita all’ospizio a prender coccole dalle vecchiette…in mezzo ad altri pit bull come lui, tutti impegnatissimi a dare/prendere coccole. Quanto gioca la genetica? Moltissimo sulla morfologia: abbastanza sul carattere (nel senso dell’equilibrio caratteriale), praticamente ZERO su quello che sarà il comportamento del cane, una volta adulto: perché lì il 99,9% lo fanno gli umani che lo educheranno.

  13. comunque sotto al post di Vaira ci sono diversi commenti che meritano davvero di essere letti…ho visto una quantità di cretinate abissali(da tutti minimo pseudo educatori)che nemmeno al Bar dello Sport…:/ se la gente porta i cani ad addestr…ops…educare da questi,allora sì che non se ne esce…sta gente fomenta l’ignoranza…!

  14. Buongiorno,
    sono appassionato cinofilo da 36 anni e, credetemi, in vita mia non ho mai letto tante stronzate in così poche righe!
    La cosa più grave è che le ha scritte una persona che si ritiene un professionista, ovvero un educatore cinofilo, che per di più appare anche in televisione.
    Si vede che la Vanna Marchi non ci bastava ed ha anche fatto proseliti..
    L’American Pit Bull Terrier (perché questo è il suo nome esatto) è una razza selezionatissima, molto mitizzata e poco conosciuta, che ha sempre raccolto i migliori risultati al mondo, in tutte le specialità.
    La nota Diane Jesup, poliziotta cinofila, in America ha brevettato i suoi due American Pit Bull in 19 specialità, di cui IPO1,IPO2,IPO3,TDX, STD, ecc…
    In Italia, nel nostro piccolo, un A.P.B.T. con brevetto in “salvamento in acqua”, un A.P.B.T. con brevetto di “ricerca sotto macerie” promosso con 198/200, cani da 6 anni in pet therapy nelle RSA, e non solo, con tutti i protocolli e certificazioni ufficiali delle istituzioni.
    Di selezione genetica, poi, ce ne è da vendere in quanto il club fa analizzare il DNA dei propri cani dalla Facolta’ Veterinaria di Pisa, non solo per la paternità e la maternità, ma vengono controllati e registrati tutti i parametri morfologici di entrambi i genitori.
    Si potrebbe scrivere per ore intere, citando nomi, cognomi, fatti, luoghi ed avvenimenti su questa meravigliosa Razza e dell’uso sociale che se ne è fatto.
    Le dichiarazioni rese da questo misero personaggio, non fanno niente altro che far capire a tutti quanto sia ignorante e di quanto poco bene voglia al mondo animale.
    Abramo Calini
    Presidente del WorkingPitBull Club Italia

  15. grazie valeria per questo articolo. lessi uno dei tuoi libri e mi fu molto utile per il primo approccio col mio primo cucciolo. sei una gran persona.

    • Due articoli ai quali non mi sentirei di dar torto, se non fosse per il fatto che anche loro non sono in grado di distinguere tra cani manipolati (geneticamente e non) da emeriti cretini e cani gestiti in modo corretto. Un bulldog ipertipico soffrirà a prescindere, anche se finisse in mano al cinofilo più preparato di questa terra. Un pit bull in mano a una persona che sa come gestirlo è un cane perfettamente felice, realizzato e ANCHE di enorme utilità sociale (cosa che per me deve comunque venire “dopo” il benessere del cane).
      Questi signori parlano di cose che non conoscono, evidentemente avvezzi ad incontrare solo i simil-pit bull buttati nei canili, che nulla hanno a che vedere né con la razza, né con il suo corretto utilizzo. Sono vittime della disinformazione e della confusione, né più e né meno delle Sciuremarie. E così confondono il maltrattamento genetico sul cane col maltrattamento culturale e informativo (e a volte, probabilmente, ANCHE genetico… solo che per gli umani non si può dire!) che produce gente incapace di gestire un cane, o capace di divertrsi vedendolo combattere.
      Si preoccupino di eliminare questa sub-umanità, invece di rompere le palle ai cani e soprattutto a chi li alleva, li educa e li gestisce in modo corretto.
      Ma si sa, prendersela con i cani è sempre più facile…

  16. Il secondo link non ho potuto leggerlo, l’antivirus rileva un maleware :S

    Sul primo potrei anche io essere d’accordo, ma… differenza tra Pitbull e Amstaff? Entrambe razze che subiscono maltrattamento genetico? O forse visto che l’amstaff è riconosciuto ENCI ne è esente?

    Va bene filosofeggiare su maltrattamento genetico e suo significato, quello che mi fa rabbrividire è leggere discorsi di estinzione di una razza!

    Infine, anche anche in questo articolo c’è l’equazione cane difficile da gestire=cane in canile… ma la soluzione non potrebbe essere quella di incentivare l’educazione cinofila invece di far estinguere razze?

    A parte che poi nel canile dove ogni tanto vado io, ci sono circa 120 cani, ma i pit o simil-pit sono un numero piccolissimo (3 o 4), in realtà quelli che la fanno da padroni sono i cani da caccia. Spero che un domani non si voglia far estinguere pure loro!

  17. @valeria, leggo ora la risposta e ti ringrazio. mi piacerebbe un articolo “come si alleva e si seleziona un cane da combattimento”, ovviamente non per insegnare a farlo, ma chi sa mai che vaira sarà illuminato 🙂 altra cosa: lavorando (anche) in un canile, confermo quanto detto da molti. i simil pit bull (che poi dove sta scritto che sono proprio simil pit bull o potrebbero essere simil-qualcosa che ha contribuito a selezionare il pit bull!) non ce ne sono così tanti come vuol far credere vaira. la maggior parte dei cani, anzi il 99%, sono tutti meticci, molti simil labrador, tanti simil da caccia,altrettanti simil pt, e tantissimi meticci che più meticci non si può, nei quali è difficile individuare una razza… ho letto la parte finale della discussione avvenuta su fb che mi ha postato un amico: tutti a tarallucci e vino, baci e abbracci compreso un commento “sei da sposare” che mi ha fatto ridere a crepapelle. io sono una di quelli che ha cercato di contrastarlo cercando di portare la discussione distinguendo selezione e allevamento (usando le sue parole) in mano ad allevatori professionisti con la a maiuscola, che credo che nei loro obiettivi hanno tutto tranne che sfornare cani da usare nei combattimenti, da cagnari e privati che invece fanno combattimenti clandestini, e non credo proprio usino cani con ped a tale scopo. magari molte cazzate le ho dette pure io, e mi sta anche bene, perchè quando leggo certe affermazioni parte l’embolo! una delle cose che ha fatto vaira è stata di bannare me ed altre persone (ovviamente contrari alla sua affermazione) perciò ha manipolato sapientemente la discussione, orchestrando la fine a tralucci e vino di cui ho parlato. perchè? secondo me per MARKETING, fb sta diventando un media importante…

  18. Mi cadono le braccia anche a me… ho rispetto per l’educatore,ho letto il suo libro e condivido molte cose che dice…Non credo sia uno stupido o un incompetente…ma qua…non ho parole… Pensare positivamente alle misure prese dall’inghilterra(e altri paesi),per “l’estinzione” di presunte razzze pericolose,è una cosa che non concepisco. Ovvio che si devono attenuare certi aspetti caratteriali, ma non è così che si affronta il problema. Riconoscerlo come razza,iniziare ad allevarlo con un criterio,combattere cagnari e criminali vari,potrebbero già essere delle buone soluzioni…Se no facciamo estinguere tutti i molossoidi e via!!
    Continuerò a parlare di lui sul mio blog e consigliare certi suoi articoli o video(insomma a “prendere il buono”),ma dopo questa… e soprattutto dopo l’idea del programma “cambio cane”,la mia opinione su di lui è cambiata…
    se fa tutto per marketing allora si rivolgerà ai cinofili della domenica,perchè con queste sue uscite si è guadagnato il disprezzo dei cinofili veri e di chi lavora in questo settore

  19. La veritá é che Vaira probabilmente vorrebbe far estinguere le razze che non sono maltesini e labrador perché se glieli portano al campo non sa lavorarci.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.