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La cucciolata presa sul serio – Parte quinta: il parto

Ci siamo!
La gravidanza è arrivata a termine, il lieto evento è in arrivo.
Oddio…LIETO?!? Verrebbe da chiedersi cosa ci sia di lieto in qualcosa che ti venire le palpitazioni, l’ansia, l’anguscia (con la “u”, in savonese, perché rende meglio) a partire da almeno una settimana prima dell’effettiva apparizione del primo cucciolo.
Qualcosa che ti fa stare col fiato sospeso per giorni, che ti spinge a leggere tutti gli articoli esistenti sulle possibili complicazioni e a vedere tutti i sintomi più nefasti su una cagna che in realtà sta portando avanti una gravidanza tranquillissima e serenissima.
L’evento diventa davvero lieto (anzi, meraviglioso: il più grande spettacolo dopo il Big Bang è QUESTO, altro che Jovanotti e la sua bella) solo dopo che è finito: prima è una sorta di incubo… e non illudiatevi che diventi più facile col passare del tempo e delle cucciolate, anche se foste o diventaste allevatori. E’ SEMPRE un incubo e si sta SEMPRE col fiato sospeso, anche se la prima volta forse è un filino peggio. Ma poco.

Mettiamo comunque da parte le palpitazioni (mentre NON metteremo da parte il numero del veterinario, che terremo a portata di mano nel caso qualcosa vada storto: anzi, il veterinario va messo in pre-allerta anche un paio di giorni prima, non si sa mai…) e vediamo che succede.
Anzi, facciamo prima un passo indietro, e vediamo…

Cosa dobbiamo preparare (con un certo anticipo, diciamo almeno una settimana-dieci giorni):

 

- La sala parto
No, non intesa come “cassa”, ma proprio come locale in cui avverrà il parto. Un allevatore normalmente ha una stanza dedicata  (in casa mia era il locale caldaia, che garantiva anche un bel calduccio ai neonati), mentre il privato difficilmente potrà dedicare uno spazio “solo” a questo scopo. Bisognerà però ritagliare un angolo-parto in cui collocare la cassa (di dimensioni ovviamente proporzionate alla cagna: quindi, se avete un’alanessa o una mastina napoletana, non è escluso che dobbiate fare un bel po’ di spazio).
Se siete tutti come me (e presumo di sì…), vi consiglio caldissimamente di scegliere la vostra camera da letto: a) perché così terrete sotto controllo l’inizio del parto anche se dovesse avvenire di notte (e facilmente succederà! Le mie cagne hanno praticamente SEMPRE partorito in piena notte, giusto per gentilezza… e infatti io dormivo in branda nel locale caldaia); b) perché, una volta passato il bailamme del parto vero e proprio, cagne e cuccioli hanno bisogno della maggior tranquilità possibile: averli in cucina o in salotto, insomma nelle stanze più frequentate della casa, con gente che va avanti e indietro in continuazione  e magari bambini che giocano,corrono e fanno casino, non è proprio il massimo. In camera da letto staranno tutti molto più rilassati (a parte il fatto che voi andrete ogni dieci minuti circa a controllare che stiano tutti bene: ma la cagna capirà e sopporterà pazientemente); c) perché la cagna dovrà cominciare a dormire in questo locale almeno una settimana prima del parto… e la camera da letto degli umani sarà SEMPRE un posto graditissimo (lo stesso non si può dire per altri locali: le mie, specie le primipare, piantavano spesso casino quando le costringevo a stare nel locale caldaia, a cui non erano abituate e dove non potevano starmi appiccicate come al solito.
Al secondo parto ci entravano rassegnate (“Ah, ok, si partorisce di nuovo… ecco perché ultimamente mi sembrava di aver preso qualche chilo!”), però mi guardavano con aria di grandissimo rimprovero  (“Ho capito che devo fare i cuccioli, ma non capisco perché non posso farli  nel tuo letto, dove mi troverei sicuramente meglio”).
In ogni caso, la stanza adibita a sala parto dev’essere CALDA: la temperatura corretta va dai 25 ai 31 gradi. I neonati non hanno alcuna capacità di termoregolazione e l’unica fonte di calore per loro è il corpo materno… ma non sempre questo basta (dipende anche dalle razze: i cuccioli di cani nordici nascono già ben forniti di pelo che li protegge dal freddo, quelli di chihuahua sono dei ghiacciolini).  E poi la cagna, ogni tanto, deve pur uscire a sporcare, mangiare e in generale a tirare il fiato.
Se la temperatura nel locale che avete scelto non è sufficientemente elevata, dovrete procurarvi una…

- lampada a raggi infrarossi
Conviene averla: il costo non è eccessivo (ce ne sono a partire da una quarantina di euro) e i benefici sono notevoli. L’importante è non “cuocere” i cuccioli mettendola troppo vicina a loro La lampada va collocata in alto, sopra la cassa parto, e la distanza si regola “a orecchio”, anzi a mano:  partite da circa mezzo metro e restate lì con la mano a sentire la temperatura dei piccoli. Se sono belli calducci (NON bollenti, mi raccomando!) significa che va bene lì.  Altrimenti si abbassa un pochino.
Se si scaldassero troppo, ovviamente, va sollevata.

- La cassa parto
Anche questa si può comprare bell’e fatta (costo: dai 100 ai 300 euro), ma con un po’ di ingegno si può anche costruire in proprio. Mentre quelle di produzione industriale possono essere di vari materiali, quella autocostruita sarà sicuramente in legno.
Ecco, il legno dev’essere assolutamente liscissimo (niente assi di recupero, niente legno che possa “sfaldarsi” creando pericolosissime schegge, niente viti, niente chiodi sporgenti ecc. ecc.), con un bordo fisso su tre lati e “ribaltabile” sul quarto: il che non serve tanto a permettere alla cagna di uscire (le cagne saltano egregiamente fuori senza problemi), quanto a rendere più facile la pulizia.
E da pulire, vi assicuro, ce ne sarà TANTISSIMO’!

Il lato preposto all’uscita della cagna può presentare una sorta di scanalatura che le permetta di uscire senza fatica…ma secondo me è abbastanza superfluo, se i bordi sono di altezza proporzionata alla taglia del cane. Certo, se fate bordi alti mezzo metro per una chihuahua, la poveretta resterà reclusa a vita…ma non servono bordi alti mezzo metro per nessuna razza al mondo, visto che i cuccioli (anche quelli destinati a diventare giganti) non camminano, ma strisciano per almeno quindici giorni. Quindi un bordo alto una trentina di centimetri è più che sufficiente a contenerli, di qualsiasi razza e taglia siano.

La parte più importante, fondamentalissima, della cassa parto è il bordo interno “salvacuccioli”: infatti può capitare, purtroppo, che la mamma – specie se inesperta, o se di taglia molto grande e pesante – sdraiandosi schiacci un cucciolo contro il bordo della cassa parto, con conseguenze talora tragiche. Il bordino interno crea uno spazio vitale in cui i cuccioli potranno infilarsi evitando lo schiacciamento.
IMPORTANTE: qualsiasi cosa mettiate sul fondo della cassa parto, si ridurrà da buttar via (o almeno da lavare con mooolta cura). Quindi, please, evitate di tapezzare il fondo con la copertina strafiga o il tappeto persiano.
Soprattutto evitate coperte, stracci e involucri vari di dimensioni eccessive, nei quali i cuccioli potrebbero intrufolarsi restando bloccati e soffocando. Qualsiasi cosa usiate (caldamente consigliati gli stracci più stracciosi che avete a disposizione) va spezzettato-tagliuzzato-sminuzzato in modo da ottenere un insieme di piccoli pezzi che non potranno intrappolare/soffocare nessuno.

- Una pinza emostatica e un paio di forbici, il tutto sterilizzato
Questi strumenti servono nel caso in cui la mamma si dimenticasse di tagliare uno o più cordoni ombelicali. In questo caso si stringe la pinza a un paio di centimetri dalla pancina del cucciolo e si taglia (esternamente alla pinza!) con le forbici…o, meglio ancora, si strappa. Però, se ci tremano le mani e siamo sul punto di cascare lunghi distesi, sono meglio le forbici.
Questo è l’UNICO intervento “medico”  (se così vogliamo chiamarlo) che potrete fare anche da soli: per QUALSIASI altra cosa, in caso di problemi, si chiama il veterinario.
Comunque è abbastanza raro che si debba tagliare il cordone: di solito fa tutto la mamma e noi possiamo stare tranquilli a guardare.
Sì, d’accordo… “tranquilli” si fa per dire.
Comunque, meno mettiamo le zampacce umane su cagna e cuccioli e meglio è.

Tutto pronto, tutto preparato a dovere?
E allora occupiamoci del momento “clou” vero e proprio.

Innanzitutto, quando succederà, con esattezza?
Fidatevi poco dei segnali più classici (cagna che ansima, che raspa, che comincia a perdere latte ecc.): questi possono iniziare anche una settimana prima del parto, così come possono iniziare trenta secondi prima. Dipende da soggetto a soggetto.
Io ho avuto cagne che devastavano stracci anche DUE settimane prima del parto e altre (specialmente le pluripare) che si sdraiavano all’ultimissimo secondo, senza aver dato neanche una raspatina, con l’aria pure un po’ scocciata (col fumetto che diceva: “Ale’ facciamo sti cuccioli e non pensiamoci più, però che palle”).
In 25 anni di allevamento io ho imparato a fidarmi di una ed una sola cosa: la temperatura. Quando scende di un grado circa (a volte anche di due) significa che entro 24 ore il parto avrà inizio.
L’inizio effettivo del parto coincide con l’inizio delle doglie: la cagna si sdraia in posizione laterale e comincia ad avere le contrazioni, ben visibili anche all’osservatore esterno.

Quanto durerà?
Anche qui, dipende. Le medie parlano di espulsione del primo cucciolo entro una/due ore dall’inizio del travaglio e di una media di mezz’ora tra un cucciolo e l’altro.
Io vi dico: scordatevi le statistiche!
Ci sono cagne che partoriscono con questo ritmo: “plop, plop, plop, olè, fatto!” e altre con questo: “Plop. Oddio, che stanchezza, aspetta che mi riposo un po’. Anzi, magari mi faccio proprio un pisolino. Eh? Come? E’ già passata un’ora e mezza dal primo cucciolo? Uffff… va bene, su…spingo di nuovo… uhhh…aaaahhhh… (magari con un po’ di guaiti strappalacrime)…ghhhh… plop, ecco, tie’, ho fatto il secondo. Ora però mi lasci dormire un po’, eh?”.
Altre ancora fanno: plop (mezz’oretta), plop (mezz’oretta) plop…e poi: “Ecco, basta, finito, adesso avrei fame. E voglia di far pipì. E se magari potessimo anche andarci a fare una passeggiatina, tanto questi hanno mangiato e adesso dormono…eh? che me dici?”
E tu magari ci credi, la lasci uscire, lei va a farsi un giretto, pisciatina, ispezione ciotola (“Be’? Non si mangia?”)…e poi, sul più bello…OPS! corsa a trecento all’ora verso la sala parto, e… plop! (con l’aria un po’ mortificata: “Sorry, me ne ero scordata uno”).
Tutto questo, in ogni forma (e in molte altre che non sto ad elencarvi) è assolutamente NORMALE.

Ci sono anche cagne che partoriscono stando in piedi (vedi foto): questo proprio normale non è, ma la cagna della foto è una boxer e dai boxer ci si può aspettare di tutto e di più!
Tutto questo può provocare infarti agli umani, ma per loro è normalissimo così.
Giusto per finire di spaventarvi, vi informo che una mia cagna, dopo aver partorito i primi tre cuccioli, è uscita dalla sala parto, è andata a pisciare, si è sgranchita un po’ le zampe… poi si è infilata sotto la mia macchina e mi ha mollato lì il quarto cucciolo. Dopodiché è rientrata in sala parto con l’intenzione di prendere gli altri tre e di portarli TUTTI sotto la macchina. E quando l’ho cazziata e sono stata invece IO a prelevare il quarto nato e a metterlo insieme agli altri, mi ha guardato schifata, col seguente fumetto:  “Puah. Quella tana là mi piaceva molto più di questa, tu non capisci niente di sale parto”.
Per carità, questi sono casi abbastanza rari (e quasi mai riferibili alla primipare, che prendono il parto MOLTO sul serio, e a volte molto sul tragico: le classiche tipe che “sembra che prima di loro non abbia mai partorito nessuno”,  a giudicare dalla scena che fanno): però dalle cagne ormai smaliziate, che partoriscono con invidiabilissima disinvoltura  (quando ho partorito io, ho fatto sicuramente più scena di tutte le mie cagne messe insieme…per di più per un cucciolo solo!) c’è da aspettarsi DI TUTTO.
Comunque, divagazioni a parte: se dopo due ore dall’inizio del travaglio non è ancora apparso alcun cucciolo, e/o se passa più di un’ora tra un’espulsione e l’altra (specie se le contrazioni continuano),  si chiama il vet.
Punto.
NON cercate mai di “aiutare” la cagna, se non sapete dove mettere le mani. Soprattutto, NON TIRATE mai un cucciolo che resta “a metà strada”: potreste causare danni serissimi.
Se il cucciolo non esce, chiamate il veterinario.
Se passa troppo tempo tra uno e l’altro, chiamate il veterinario.
Se avete i sudori freddi e l’aritmia cardiaca, chiamate il vostro medico.
Ma non mettete le mani addosso alla cagna. 
Se poi era un falso allarme, tanto meglio: vorrà dire che ci si prenderà un caffè col vet intanto che il parto proseguirà tranquillamente per conto suo..
Ma se serve un intervento manuale, o un’iniezione di ossitocina, o se si deve correre in ambulatorio perché serve un cesareo, il vet deve essere lì, pronto all’uso.

Come funziona?
I segnali di inizio parto sono la fuoriuscita del tappo mucoso e la rottura delle acque: non pensiate, però, a fenomeni troppo evidenti. Di solito tutto quello che vedrete sarà la cagna che si lecca con insistenza. Una volta rotte le acqua inizieranno le contrazioni (queste sì, decisamente visibili) e finalmente arriverà il primo cucciolo.
Quando appare nel canale vaginale, il cucciolo non sembra un cucciolo ma una curiosa palla traslucida grigio-verdognola (rosa nei cani bianchi): è infatti avvolto da una specie di “domopak” trasparente, che la mamma lacera e mangia.
Il cucciolo può presentarsi di testa o di sedere, non cambia nulla: il parto podalico nel cane è normalissimo, esattamente come quello cefalico.
Le uniche complicazioni possono avvenire se il cucciolo si presenta “di spalle”: sono questi i casi in cui può trovare difficoltà ad uscire. Potete provare a ruotarlo con estrema delicatezza, SENZA MAI TIRARE: se la situazione non si sblocca, chiamate il veterinario.

Appena il cucciolo è uscito la mamma recide il cordone ombelicale con i denti e comincia a leccare il piccolo, solitamente scartabellandolo con pochissima grazia e facendolo rotolare, capottare e mugugnare di puro sdegno.
Tutto questo va benissimo
: è così che il piccolo impara a respirare autonomamente!
Se la mamma non dovesse rompere l’involucro (caso rarissimo), siete autorizzati a provvedere voi: apritelo dalla parte della testa, massaggiate il cucciolo con vigore (non si rompe, tranquilli) e se non dovesse respirare infilategli un dito in bocca, facendogliela aprire e controllando che non ci sia del liquido ad ostruire le vie respiratorie (se c’è, potete dare un deciso scossone al cucciolo,  capottandolo a testa in giù: sarebbe meglio che anche queste cose le facesse il vet, ma se non è ancora presente bisogna provvedere per evitare che il piccolo soffochi).
Appena il cucciolo dice “GNIIIIUUUU!”, potete tirare il fiato: se piange, significa che respira.
Del cordone ombelicale abbiamo già detto: se non ci pensa la mamma, dovremo tagliarlo noi. Però diamole il tempo di capire quello che sta succedendo e quello che deve fare: non sempre ci arriverà al volo, se è il primo parto, ma nel giro di qualche minuto, quasi sempre, ce la farà!

Dopo ogni cucciolo uscirà la placenta, e la mamma mangerà anche quella: sì, lo so che fa un po’ schifo, ma la placenta è un’eccellente fonte di proteine che serve a stimolare la lattazione, quindi non sognatevi di levarle, impedendo alla cagna di mangiarle. Se ha tanti cuccioli e ritiene di aver assunto abbastanza proteine, sarà lei stessa a lasciar lì le ultime placente, che allora potrete buttare via senza problemi.
Durante il parto la cagna è impegnatissima, ha un sacco di lavoro da fare: deve asciugare, pulire,  leccare quelli che al momento sembrano tanti piccoli ET e non pensa a mangiare-bere: però può esserle di aiuto una tazzina di caffè e/o una bella ciotolina di latte. Sia queste che l’acqua mettetegliele davanti al naso, tra un cucciolo e l’altro, non aspettandovi che possa pensare di uscire per bere: ma se rifiuta, lasciate perdere. Ci si penserà dopo.
A fine parto (vi accorgerete che è finito perché la cagna si rilasserà MOLTO vistosamente, sdraiandosi felice e serena mentre i piccoli daranno l’assalto alla latteria: e probabilmente si farà anche un meritatissimo pisolino) voi vi ritroverete col fondo della sala parto letteralmente inondato di sangue e liquami verdastri particolarmente schifosicci. E’  il momento di  raccogliere tutto, buttare via tutto e sostituire con una nuova serie di straccetti puliti.
Alcune cagne vi daranno una mano, leccando via tutto il leccabile: altre se ne infischieranno bellamente (“pulisci tu, grazie, io ho fatto abbastanza”).
In ogni caso, a fine parto, qualcuno DEVE pulire, anche perché quello che si spande nell’aere NON è precisamente Chanel numero 5.
Il parto è una cosa meravigliosa, ma il bello in realtà comincia DOPO: il “durante” non è  troppo idilliaco!

Che succede dopo?
“Dopo” comincia la fase di gioia e di meraviglia, in cui potrete guardarvi i cuccioli con i lucciconi di gioia e pensare a quanto siate stati fortunati potendo assistere a questo miracolo della natura.
Finita la fase contemplativa, però:

a) portate la cagna a sporcare. Ne avrà quasi sicuramente bisogno, ma quasi sicuramente non vorrà uscire dalla cuccia. Mettetele collare e guinzaglio e portatela fuori anche se protesta. Però portatela in un posto tranquillo e isolato, perché insieme alla pipì usciranno schifezze di vario genere che non è esattamente il caso di sottoporre all’attenzione dei passanti.

b) fatto questo, riportate la cagna nella cuccia (sarà LEI a trainarvici, in realtà) e guardate se gradisce un pasto leggero. Di solito è assai apprezzata anche una tazzina di caffè e/o una bella ciotola di latte.
Se non vuole mangiare nulla, lasciatela in pace. Se vedete che gradisce, mettetele la ciotola dentro alla sala parto, perché non vorrà uscire DI NUOVO lasciando ANCORA da sola la prole che comincia ormai a sentire come “cosa sua, sacra e intoccabile”.

c) siccome pensa che sia intoccabile, voi toccatela: non perché siate carogne, ma perché la cagna deve capire che non avete alcuna intenzione di nuocere ai suoi piccoli, anzi che volete coccolarli e darle una mano ad accudirli.
Convincerla di questo servirà ad evitare che diventi  aggressiva anche nei vostri confronti:  cosa improbabile – specie se avete un buon rapporto – ma non impossibile.

L’alimentazione della cagna in allattamento dovrà essere più ricca del normale: non posso, però, darvi pesi e misure, perché dipende molto dalla taglia dei cani, dal numero dei cuccioli e così via. La razione potrà aumentare del 50-100%, a seconda dei casi, e potrà essere consigliabile l’uso di integratori (NON “bombatela” di calcio per paura dell’eclampsia: l'”overdose” di calcio può esserne la causa, anziché la cura): la cosa migliore è concordare col veterinario tipo di alimentazione e dosi… ma per quanto riguarda le dosi si può anche lasciar scegliere alla cagna stessa: se ne vuole ancora, dategliene ancora. Tanto non c’è pericolo che ingrassi, con le piccole sanguisughe che ciucciano come dannate.

 

Cosa può andare storto dopo il parto
I possibili problemi possono essere prevalentemente due: a) l’assenza di latte; b) la tetania da ipocalcemia (eclampsia).

Se la cagna non ha latte, ve ne accorgerete perché i cuccioli saranno agitati, piangeranno disperatamente, si agiteranno: consultate il veterinario, che vi suggerirà anche il tipo di latte artificiale da utilizzare. Purtroppo, se manca completamente la montata lattea, i piccoli non assumeranno neppure il colostro (il latte della prima lattazione), importantissimo perché contiene tutti gli anticorpi materni necessari a proteggerli nelle prime settimane di vita. I cuccioli che non hanno assunto il colostro vanno tenuti davvero sotto una campana di vetro, perché non hanno difese immunitarie: ma non agitatevi, è un caso davvero raro.

La tetania puerperale può presentarsi nelle prime ore successive al parto, ma è più facile che accada dopo 1-3 settimane. Le cagne mostrano rigidità muscolare, sono ansiose, nervose, ansimanti e la loro temperatura si alza. Quando iniziano anche i tremori, o addirittura le convulsioni, la cagna è ormai in grave pericolo di vita. L’eclampsia è FATALE se non si interviene immediatamente con una flebo di calcio e glucosio, quindi ai primissimi sintomi chiamate il veterinario. Non state lì a “guardare che succede”, per essere proprio certi che la cagna stia male: chiamatelo SUBITO, perché non c’è tempo da perdere. Una volta passata la crisi acuta la cagna dovrà seguire una dieta speciale e l’allattamento andrà interrotto, quindi occorrerà cercare una balia per i cuccioli o passare all’allattamento artificiale. L’eclampsia, fortunatamente, è ormai un evento rarissimo in cagne ben tenute e alimentate in modo corretto: quindi non fatevi venire le paranoie anzitempo. Però è bene sapere che può succedere e, nel caso, sapere che si tratta di un evento di totale emergenza, in cui non c’è un secondo da perdere.

NOTA: quanto detto fin qui si riferisce ovviamente a un parto naturale, in condizioni ottimali e in tipologie canine che non richiedano particolari accorgimenti. Le cose NON andranno così per alcune  razze, come quelle brachicefale, che richiedono spesso il cesareo: ma le complicazioni possono arrivare anche se la madre è molto anziana…o molto cicciona. Tenere la propria cagna grassa è il sistema migliore per garantirsi un parto difficile.
Non avrebbe senso che mi mettessi a descrivere qui un parto cesareo o un parto distocico: tutto questo DEVE rigorosamente avvenire sotto controllo veterinario e quindi l’unico vostro ruolo sarebbe quello di spettatori, o meglio ancora di “padri frementi che attendono fuori dalla sala parto”. Tutto quello che potrei consigliarvi sarebbe la marca del classico sigaro da fumare beati quando il veterinario uscirà a dirvi che è andato tutto bene.
Questa nota serve quindi soltanto a ricordarvi che, se avete una cagna a rischio di complicanze (per età, conformazione o razza), il parto (naturale o no) andrà programmato con il veterinario diversi giorni prima della data presunta, in modo da poter fare tutto per bene e con calma. In caso di nascita col cesareo ricordate che i cuccioli (che nascono bagnatissimi) andranno perfettamente asciugati e riscaldati prima di riportarli a casa insieme alla mamma. Andrà inoltre sorvegliato il risveglio della mamma dall’anestesia, perché non avendo “vissuto” il parto lei si chiederà cosa caspita siano quei misteriori robini che danno la scalata alle sue mammelle, e inizialmente potrebbe non accettarli.
Statele vicino, accarezzatela, datele sicurezza, fatele annusare i suoi cuccioli “spiegandole” chi sono e cosa sono: pian piano lei prenderà coscienza (specialmente perché la prolattina comincerà a far nascere in lei quello che chiamiamo “istinto materno”).
Ci sono altri casi particolari, per esempio quello delle cagne esageratamente pesanti a cui non si possono lasciare costantemente i cuccioli per il rischio di schiacciamenti: in questi casi i cuccioli dovranno essere portati alla poppata (e conseguenti operazioni di pulizia) ogni due ore, giorno e notte, ma per il resto vivranno in una saletta separata, ben riscaldati dalla lampada ed accuditi da voi per quanto riguarda le pulizie extra. I casi particolari, comunque, è impossibile descriverli tutti ed è impossibile anche descriverli con sufficiente completezza di informazioni: quindi demando al vostro veterinario le informazioni corrette da darvi.
Qui io concludo lasciandovi ad ammirare beati la vostra cucciolata (anche se magari al momento è soltanto immaginaria)…e vi dò appuntamento alla prossima (ed ultima) puntata di questa serie, in cui parleremo delle prime settimane di vita dei cuccioli e dello svezzamento.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).