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Aiuto! Aspetto un bambino e ho un cane (magari un po’ problematico)

Le quasimamme, si sa, sono apprensive per definizione. Lo sono stata anch’io e credo che lo siamo state tutte.
Le quasimamme cane-munite, anche se innamoratissime del proprio amico a quattro zampe e anche se fiduciose al trecento per cento nel suo equilibrio caratteriale, immancabilmente cominciano a porsi qualche dubbio con l’avvicinarsi del lieto evento e guardano il cane con occhio lievemente critico (“Sarà mica geloso? Diventerà mica aggressivo? Devo per caso preoccuparmi? Devo fare qualcosa?”), anche se lui è il tipo più pacioso e solare dell’universo.
Figuriamoci cosa accade quando il cane NON è il tipo più solare e pacioso dell’universo, ma un soggetto con qualche piccolo o grande problema caratteriale, che magari – anche in una singola occasione – ha dato segni di aggressività verso le persone. In questi casi le quasimamme non solo si preoccupano, ma possono arrivare all’ansia vera e propria (che non fa bene a loro, non fa bene al bambino e non fa bene neppure al cane, che immancabilmente la percepisce); e in qualche sciagurato caso, non sopportando più la tensione, arrivano addirittura a liberarsi del cane. Gli animali  approdati al canile “perché stava per nascere un bambino”, o perché “era nato un bambino” sono molto più frequenti di quanto non si possa pensare.

Ma è fondata, tutta questa preoccupazione?

In (piccolissima) parte sì, perché non viviamo a Disneyland né a Puffolandia: non tutti i cani accettano con gioia l’arrivo del pupo, molti sono gelosi, alcuni – anche se si tratta di casi rarissimi – possono manifestare segni di aggressività.
Non ho mai sentito (se non nelle leggende metropolitane, ahimé diffuse quanto le ansie pre-parto) di cani che si siano avventati sulle culle con piglio assassino… ma qualche ringhiotto sì, l’ho sentito.
Anche da uno dei miei cani, quando è nato mio figlio.
Il fatto è che “un ringhiotto” non significa “AAAHHHHH!!! Il cane vuole mangiarsi vivo il bambino!”.
Può significare che il cane è perplesso, geloso, intenzionato a difendere il suo territorio dall’avvento di un intruso o semplicemente preoccupato di perdere la sua posizione gerarchica.
Un ringhio può significare semplicemente: “Cos’è ‘sta novità? Non mi piace, non mi convince”.
Di solito equivale, né più né meno, al capriccio (o alla vera e propria scenata) che può fare un fratello maggiore quando si accorge che il nuovo arrivato gli sottrae parte delle attenzioni dei genitori: succede quasi immancabilmente, ma non ho mai sentito di nessun bambino che venisse mollato al bambinile per paura che diventasse aggressivo verso il fratellino o la sorellina.
“Ma col bambino si PARLA! – mi direte – Gli si spiega cosa significa l’arrivo del fratellino, gli si insegna ad accettarlo e poi ad amarlo”:
Be’, ma anche col cane si parla.
E’ a lui che manca la parola, mica a noi!
Certo, lui non capisce perfettamente l’italiano (anche se a volte capisce molto più di quanto non pensiamo): ma neanche un bambino di uno o due anni lo capisce. Eppure, tra parole e gesti, riusciamo a spiegarci in modo efficace col bambino piccolo e a fargli accettare il nuovo arrivo senza grossi traumi.

Bene: sappiate che con il cane è molto più facile, anche perchè l’unico vero dramma vissuto dal bambino all’arrivo di un nuovo membro della famiglia (e cioè: “Mamma e papà adesso mi vorranno meno bene?”) NON viene assolutamente vissuto in questo modo dal cane.
L’unica, vera preoccupazione del cane è questa: “Il nuovo arrivato prenderà il mio posto nella scala gerarchica familiare?”… ma è una preoccupazione che passa subito, perché il cane si rende rapidamente conto che il nuovo arrivato in realtà è un cosino senza alcuna abilità particolare, incapace di gestirsi e di gestire qualsiasi risorsa, impossibilitato a muoversi da solo e così via.

Soltanto NOI possiamo compiere errori clamorosi che facciano scattare la preoccupazione numero due (“mi sta rubando attenzioni da parte degli umani”), che è poi quella che si tramuta in gelosia: ma se gli errori non li commettiamo, non succede assolutamente nulla di preoccupante.

Il fattore fondamentale è uno solo: PREVENIRE LA GELOSIA E’ SEMPLICISSIMO, CURARLA E’ DIFFICILISSIMO.

Le regolette per prevenire, in realtà, sono poche e sempre uguali, sia che si tratti di un cane tranquillo ed equilibratissimo, sia che si tratti di un soggetto con qualche problema caratteriale:

a) abituare gradualmente il cane all’idea che “arriverà” un neonato. Intanto fategli vedere, capire, annusare il pancione: fategli prendere confidenza con il vostro stato che per lui è realmente MOLTO “interessante”. Alcuni cani sembrano in grado di capire cosa significa “essere incinte” e di afferrare al volo l’idea che il bambino che entrerà nella vostra casa sia il vostro cucciolo.
Altri cani non sembrano (almeno apparentemente) afferrare il legame tra le due cose: ma siccome male comunque non fa, fate tutto il possibile per fargli capire quello che sta per succedere;

b) FONDAMENTALE: cominciate a “mimare” in anticipo (anche di un paio di settimane) tutto, ma proprio TUTTO quello che accadrà all’arrivo del cucciolo umano. Comportatevi come se ci fosse già, insomma (intanto un po’ di allenamento non fa male neppure a voi: ed è pure divertente): mimate le pappe, le passeggiate (con tanto di carrozzina), i bagnetti, la deposizione del pupo nella culla (spiegando al cane, se è cagnone, che NON ci si può appoggiare con le maxi zampe sul bordo, perché la culla capotta) e così via.
Può essere di grande aiuto la presenza di un bambolotto (uno di quelli realistici, che “piangono” anche, così il cane si abituerà all’idea che dalla culla possano provenire strani rumori) che accudiremo proprio come se si trattasse di un bambino vero.
Coinvolgeremo il cane in ogni attività,
spiegandogli nel frattempo che il bambolotto non si tocca, non si mangia, non va preso a zampate e così via… ma che, anzi, va protetto e difeso.
Comportandoci col bambolotto esattamente come faremmo con il bambino cominceremo ad abituare il cane ai cambiamenti, anzi ai veri e propri sconvolgimenti che si preparano nella nostra vita: ma avremo modo di farlo dedicando al cane tutta la nostra attenzione, in modo da poter cogliere ogni minimo segno di disagio e di correre subito ai ripari senza rischiare l’incolumità del bimbo “vero”… anche perché, finché si tratta di un bambolotto, possiamo mollarlo lì quando ci pare e piace ed occuparci dei bisogni del cane.
Quando arriverà il bambino le cose non andranno più così, neanche se ci mettessimo tutto l’amore e tutta la buona volontà possibile: ogni pianto, ogni rigurgito, ogni cambio di pannolone ci fagociteranno completamente (come è normale che sia), il cane passerà in secondo piano. ed eventuali segni di disagio passeranno inosservati.
Quindi, credetemi, l’uso del bambolotto è davvero utilissimo.
Ovviamente si potrebbe anche fare a meno dell’oggetto-bambola in se stesso, perché intanto il bambino vero avrà odore-sapore-calore-suoni diversi da quello finto: non è che il bambolotto possa “ingannare” il cane. Quello che conta è abituarlo ai nuovi ritmi e al fatto che gli umani siano molto più occupati di prima, in attività diverse dalle solite.
Però, col bambolotto, siamo NOI a diventare più credibili di quanto non saremmo mimando semplicemente i gesti “a vuoto”;

c) condizionare il cane a questa associazione di idee: bambino=cose bellissime.
E’ proprio un bieco condizionamento classico, pavloviano. Appare il bambino nella stanza? Succede qualcosa di piacevole.
Arriva un bocconcino, mi lanciano la palla, mi fanno le coccole, si ride e si gioca tutti insieme (a giocare col cane sarà il papà mentre la mamma allatta, o la mamma mentre il papà cambia il pannolone, o i nonni in visita mentre il bebè viene cullato per farlo addormentare: qualche attenzione al cane dovrà essere sempre data, specie per  i primi tempi, in modo che lui consideri il bambino come “apportatore di positività”.
Alcuni Autori consigliano di abituare il cane, gradualmente, ad avere meno attenzioni di prima (iniziando da un paio di mesi prima dell’arrivo effettivo del bimbo): personalmente non sono molto d’accordo. Io normalmente consiglio di dedicare, sì, un filino di attenzioni in meno quando si tratta di cani eccessivamente “bambinizzati” (tipo quelli che vivono costantemente in braccio alla “mamma”: questi verranno sicuramente spodestati, visto che di braccia la mamma ne ha solo due, e potrebbero prenderla male. Quindi sì al disabituarli… ma sarebbe stato molto più saggio NON bambinizzarli fin dall’inizio!), mentre ritengo che la cosa giusta da fare sia aumentare la dose di attenzioni, coccole, gioco eccetera dopo l’arrivo del pupo. Solo così, infatti, si instaurerà il condizionamento positivo di cui sopra;

d) coinvolgere il cane nella cura del piccolo umano. Lasciarglielo guardare, annusare, toccare…ma soprattutto, dargli dei compiti e “farlo sentire importante” nella gestione del pupo.
Al cane che borbottava verso mio figlio, per esempio, io diedi l’incarico di gestire i pannoloni: era lui ad andarli a prendere dalla cesta e a portarmene uno ogni volta che serviva (e ne servono continuamente, sappiatelo!). Bastò questo semplice “incarico” per responsabilizzare il cane nei confronti del bambino e per cancellare in pochissimi giorni ogni traccia di gelosia.

Le cose da NON fare assolutamente, invece, sono sostanzialmente solo due  (causa della quasi totalità dei problemi tra cani e bambini):

a) allontanare il cane, anche solo per pochi istanti, quando ci si deve occupare del bambino. Che lo si faccia per timore o semplicemente perché il cane tra i piedi dà fastidio (e ne darà, statene certi: rischierà di farvi inciampare quando avete il piccolo in braccio, tenterà di leccare il biberon, rovescerà la culla appoggiandoci i piedoni, se è un cane di grossa taglia…e così via), il cane la vivrà MALISSIMO. Succederà  l’esatto contrario di quanto ho spiegato prima: o meglio, succederà la stessa identica cosa (un condizionamento classico) ma con l’effetto contrario. Il cane penserà bambino= isolamento sociale, che per lui è la peggior punizione dell’universo. Mai, mai e poi MAI cedere alla tentazione di “metter fuori il cane” o di “chiudere il cane in un’altra stanza” quando ci si occupa del bambino, se non volete creare un cane geloso (e potenzialmente aggressivo);

b) lanciare grida di guerra se il cane cerca di manifestare affetto al bambino, cosa che potrà fare solo in modo canino, e cioè leccandolo.
Mettetevi bene in testa una cosa fondamentale: un cane sano non porta alcuna malattia.
Un bambino leccato non si ammala e non muore. Garantito al cento per cento.
Ci sono germi nella saliva del cane? Certo che sì: come ce ne sono sulle vostre mani, nella vostra bocca, sui vostri abiti. Ma sapete una cosa? Con germi e batteri si deve convivere tutti, dal primo all’ultimo giorno di vita: e prima li incontriamo, meglio è.
Più ne incontriamo, più il nostro organismo impara ad affrontarli e a difendersi da loro. E’ scientificamente provato e straprovato, ormai, che vivere con gli animali potenzia e migliora le difese immunitarie di un neonato, facendone un bambino e poi un adulto molto più resistente della media alle malattie.
Quindi, non dico che dobbiate proprio sostituire il bagnetto con le leccate adoranti del cane… ma è assolutamente indispensabile che impariate ad accettarle per quello che sono (e cioè dimostrazioni di amicizia e di affetto) e a non vederle come attacchi di armi batteriologiche.
Se  il cane venisse scacciato in malo modo anche UNA singola volta, quando “dà un bacino” al bambino, penserebbe la cosa più scontata, e cioè che voi non volete che gli manifesti affetto. Credo possiate capire da soli quanto sia  grave indurre questo pensiero nel cane.

Tutto questo vale per qualsiasi cane del mondo, dal più pacioso e giocherellone a quello che manifesta qualche problema.
C’è qualcosa di diverso da fare con i cani apertamente ostili verso gli estranei? In realtà NO, perché il bambino non deve essere MAI vissuto come un estraneo, ma come un nuovo membro del “branco” da accudire, difendere, amare tutti insieme, umani e cani. Il punto chiave è tutto qui: se riusciamo a convincere il cane che il bambino fa parte del suo nucleo sociale, e che anzi ha bisogno della sua protezione, i giochi sono fatti e strafatti (a volte pure troppo, perché il cane potrebbe diventare iper-protettivo e addirittura possessivo nei confronti del bambino: questo di solito intenerisce e fa felici i genitori, ma diventa meno gradevole se poi il cane ringhia alla zia in visita quando tenta di prendere in braccio il pupo: quindi blocchiamo sul nascere ogni “eccesso di difesa”).

Ci sono cani da tenere particolarmente sotto controllo?
Sì: quelli che non sono proprio affidabilissimi dal punto di vista dell’equilibrio psichico. Non perché possano “impazzire” ed aggredire il bambino (questi eventi sono quasi immancabilmente frutto delle fantasie giornalistiche: i cani davvero “impazziti” sono un evento talmente raro da rasentare l’impossibile), ma perché possono manifestare scarso autocontrollo in condizioni di stress e quindi diventare imprevedibili: un esempio eclatante è il recente caso del cane terrorizzato dai botti di capodanno, che ha morso in faccia il bambino che era andato ad abbracciarlo per cercare di calmarlo. Ecco, lasciare un cane fobico da solo con un bambino sarebbe un vero azzardo: ma questo non significa che il cane vada esiliato.
Basta sorvegliare attentamente le situazioni a rischio e tenere il bambino lontano dal cane (NON viceversa) quando il cane  vive situazioni stressanti.

Ricordiamo comunque che è praticamente impossibile che un cane educato a vivere con un bambino, e che consideri il bambino come parte integrante del suo branco, lo attacchi senza motivo: quelli che i giornali definiscono come “aggressioni” sono,  novantanove virgola nove volte su cento, casi di autodifesa.
Il cane ha reagito perché si è sentito LUI aggredito, e non perché volesse fare del male a qualcuno.
Certamente, minore è la solidità caratteriale del cane (e minore è la sua tempra), maggiori sono le probabilità che vada in autodifesa: ma per evitarlo basterà educare il bambino ad un rapporto corretto con il cane, quando sarà in grado di capire.
Sarà LUI a dover essere fermato e bloccato se esagera nel manifestare il suo affetto…e ovviamente anche quando prenderà il cane a botte in testa o a tirate di orecchie e code.
Personalmente detesto la classica frase: “E’ così buoonoooo!!! Si lascia fare di tutto!”
Ma mi spiegate per quale stramaledetto motivo un bambino dovrebbe “fare di tutto” al proprio cane?
Il bambino deve essere educato a non fare al cane proprio NIENTE di sgradevole, doloroso o anche solo fastidioso. Deve essere educato al rispetto – e non solo all’amore – per gli animali: anzi, il rispetto è mille volte più importante.
Altrimenti saremmo:
a) dei cretini;
b) dei veri e propri maltrattatori, visto che non facciamo nulla per evitare che il cane provi dolore o disagio;
c) dei genitori inqualificabili, perché tutti gli esseri viventi hanno un limite di sopportazione…e il giorno in cui il cane penserà che quel limite sia stato superato, se cioccherà una dentata al pupo avrà tutte le ragioni del mondo.
E poi, mi raccomando, andate a dire che il cane “Dev’essere impazzito! Si era sempre lasciato fare di tutto!”.
La verità è che siete stati sempre pazzi VOI!

Tutto questo, comunque,  non vale nel caso di un neonato, che non può aggredire nessuno e che, di conseguenza, non viene praticamente mai aggredito (a meno che non abbiamo fatto proprio tutto il possibile per stimolare la gelosia del cane).

Concludendo: quasi-mamme, STATE TRANQUILLE.
Ma soprattutto, non state a sentire amici, parenti e conoscenti
che hanno cominciato a dirvi “ma del cane adesso cosa ne farai?” alla terza settimana di gravidanza, dando per scontato che l’animale rappresenti chissà quale rischio per il futuro pupo e pensando che sarebbe assolutamente giusto disfarsene.
Ecco, fate una bella cosa: disfatevi di questi gufi, non del cane.
Perché le apprensioni, molto spesso, ce le fanno venire proprio gli estranei impiccioni, cinofobi e belli infarciti di “cugginate” che in altri momenti prenderemmo a risatacce nel muso…mentre in gravidanza, momento psicologicamente delicatissimo, diventiamo facile preda di qualsiasi baggianata.
Non permettete a NESSUNO (che sia madre, padre, sorella, cugino normal o cuggino con due “g”) di metter becco nel vostro rapporto col cane di casa.
Troncateli, anzi, stroncateli sul nascere.
Non vi dico la fatica che ho dovuto fare io, che quand’ero incinta non vivevo con “un” cane ma in un allevamento di cani: però ho eretto tali e tante muraglie cinesi, che alla fine l’hanno capita. L’argomento “cani” era tabù.
E se ci sono riuscita io, vi assicuro che può riuscirsi chiunque.
Chiudetevi proprio A RICCIO e spiegate chiaramente che non volete sentire neppure una parola sull’argomento. Chiudete loro in un’altra stanza, o direttamente fuori dalla porta, se vi accennano anche solo lontanamente.
La migliore difesa in assoluto contro le preoccupazioni che riguardano il cane (o i cani) è l’eliminazione globale dell’argomento dalle conversazioni con amici e parenti. Credetemi.
Se riuscite a compiere questo passo fondamentale, basterà un minimo di attenzione e di buon senso perché tutto il resto fili liscio come l’olio e perché tra cane e bimbo nasca, col tempo, un’amicizia meravigliosa, che arricchirà immensamente tutta la famiglia.


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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).