di VALERIA ROSSI – Nonostante i chiarimenti, continuano ad esserci alcune perplessità sul convegno “Il cane: fuori dal mito, dentro la realtà” che abbiamo presentato su queste pagine.
E’ vero, l’impostazione forse è un po’ “anomala”, se mi passate il termine: visto che potrà parlare chiunque chieda di farlo, forse più che di convegno si sarebbe potuto parlare di “incontro”, o di “tavola rotonda”.  O trovare un’altra definizione ancora.
Non essendo tra gli organizzatori, non metto becco sulla terminologia scelta: invece metto becco sugli scopi di questa due-giorni,  affermando di aver accettato volentieri l’invito a partecipare perché, a mio avviso, questi scopi sono sacrosanti.
C’è infatti un gran bisogno di parlare, confrontarsi, proporre e soprattutto di dimostrare quali risultati si possono ottenere attraverso ciò che si propone al pubblico  (che si tratti di termini, di approcci, di metodi o di strumenti), al di là delle  chiacchiere che tutti sappiamo fare benissimo.
Il desiderio di chiarezza mi sembra molto diffuso.
E’ diventata una vera e propria urgenza, anche se l’obiezione più classica è sempre questa: “Ma con la crisi che c’è, con i problemi gravi e reali che sta vivendo l’Italia, secondo te si dovrebbe perder tempo ad occuparsi di cani?”
Obiezione apparentemente sensata…se non fosse che proprio sul mondo della cinofilia si stanno riversando speranze e illusioni di tanti giovani a cui, per un verso o per l’altro, con un colore politico o con l’altro, è stato rubato il futuro.
Con la crisi della scuola, con la disoccupazione che dilaga, con le pensioni che non si sa quando/se/in che misura verranno percepite dai ragazzi di oggi, l’assalto al settore cinofilo va visto anche in un’ottica sociale, e non solo più in quella della “passione” o dell'”hobby”.
La cinofilia, per molti giovani, appare come un vero e proprio miraggio: quello di poter unire la propria passione per gli animali all’esigenza di arrivare a fine mese.
Purtroppo, in molti casi, l’illusione si trasforma in triste dis-illusione quando a questi giovani vengono letteralmente “rapinati” migliaia di euro in cambio di un bel pacchetto di chiacchiere, al termine delle quali viene loro consegnato un presunto “diplomino” (il cui valore effettivo è tutto da stabilire), talora accompagnato da un bel sorriso e da un:  “Adesso arrangiati!”.
Ovvero: adesso – se ne hai il coraggio – apriti il tuo campo (investendoci altri soldi) e poi comincia a sperare che arrivino i clienti.
Che a volte arrivano, ma altre volte no.
E quando arrivano, dopo che il povero “educatore” ha visto – in tutto il corso – sì e no cinque cani paciocconi e cinque cuccioli scodinzoloni (e se son dieci è già grasso che cola, perché a volte non ne vedono neanche uno!)… spesso arrivano col cane incazzoso.
Quello che vorrebbe sbranarsi tutti gli altri. O quello che “mi hanno consigliato di sopprimerlo dopo che si è mangiato mia zia, però io vorrei fare un tentativo”.

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In tutto il corso, durato un anno intero, non si è mai parlato di cani aggressivi! – mi scrive disperata una neo-educatrice – Non saprei come affrontarne uno, nessuno mi ha spiegato cosa fare“.
La risposta, solitamente, è pronta per l’uso, già confezionata: “Ma non c’è problema! Se i cani vengono educati correttamente fin da piccoli, nessuno diventerà mai aggressivo!”
Verissimo.
Peccato che l’Italia, però, non sia una fantastica Cinolandia in cui tutti i cani vengono adottati da personcine appassionate e preparatissime, che li socializzano a dovere, li portano al corso puppy, poi li adibiscono alla disciplina cinofilia che più si addice al binomio e vivono per sempre felici e contenti.
L’ Italia cinofila NON è fatta così.
L’Italia cinofila è ancora piena zeppa di cuggini e di Sciuremarie, di totali incompetenti e di assoluti ignoranti. Complici, in questo, anche i volontari di canile incapaci di affidare il cane giusto alla persona giusta, ma non meno complici gli allevatori che pur di vendere ammollano qualsiasi cucciolo a chiunque. Il  tutto senza contare la vera marea di pirla che, illudendosi di “spendere meno”, si compra il cane in negozio, o al mercato, o alla fiera del cucciolo, ignorando l’importanza della selezione e garantendosi un cane che nove volte su dieci avrebbe problemi di carattere anche se finisse in mano al cinofilo più bravo e più esperto del mondo (seguire il racconto a puntate “Il cucciolo indisciplinato”, per farsene un’idea).

E allora?
Allora c’è MOLTO bisogno di persone che sappiano quello che fanno: che si tratti di educatori, di addestratori o di esperti in comportamento (veterinari e non).
Ma chi ci aiuta a capirlo, se sanno quello che fanno?
Come facciamo a distinguere il professionista vero, serio, preparato ed esperto, dall’improvvisatore che si è svegliato una mattina e ha detto “Ahò… io sarei un bravo cuoco (o medico, o ragioniere, o tubista), ma lavoro non ne trovo: quasi quasi mi apro un campo e mi metto a educare cani”?

Oggi come oggi,  NON E’ POSSIBILE distinguere con certezza.
Non ci sono sufficienti garanzie.
Tant’è che, personalmente, ricevo almeno 3-4 mail al giorno di persone che non sanno dove sbattere la testa: sia che vogliano semplicemente insegnare qualcosa al proprio cane, sia che pensino di diventare educatori, sia che abbiano un cane problematico.
Ed io non riesco a rispondere a cuor leggero “vai dall’educatore/dall’addestratore/dal comportamentalista”, così in generale…perché non sai mai in che mani finiscono,  ‘ste persone.
Bisognerebbe dire “vai da Tizio” o “vai da Caio”, sempre e solo per conoscenza personale: ma come si fa a conoscere TUTTI, in tutta Italia?
Mettiamo che io conosca un eccellente educatore, di cui mi fido ciecamente, ma che sta a Roma: se la signora che mi ha scritto è di Bolzano, cosa le dico?  “Vai a Roma a educare il cane”?
Lo stesso vale, ovviamente, per tutte le altre categorie. E oltre che per me, vale per tutti coloro a cui la gente, sapendo di rivolgersi a qualcuno che “ne capisce di cani”, chiede consigli che è quasi  impossibile fornire, se si ha una coscienza.
Senza contare il fatto che a volte non basta neppure la conoscenza personale: perché tu magari hai visto lavorare quella persona con un cane e ti è piaciuto moltissimo quello che hai visto: ma il giorno dopo quella stessa persona potrebbe essersi trovata di fronte un soggetto di razza diversa, o di indole diversa. E potrebbe averlo “spaccato”, perché non ci ha capito nulla. Perché magari è bravissimo coi pastori tedeschi, ma se gli porti un malinois te lo rovina. O viceversa.
E tu non puoi saperlo.
Si dovrebbe passare la vita zompettando da un campo all’altro, in giornate diverse, con cani diversi; poi, quando hai finito, cominci a farti il giro dei comportamentalisti…ma anche qui, devi vederli all’opera in situazioni diverse e con soggetti diversi.
Non potendo, ovviamente, dedicare la vita a giudicare i campi e gli studi veterinari altrui… chi  caspita se la sente, oggi come oggi, di dire “Vai da un… (professionista a scelta)”?

Ben diversa sarebbe la vita – e ben più comoda per tutti – se esistessero degli albi professionali e se fossero ben chiari e universalmente riconosciuti i requisiti che occorrono per entrare a farne parte.
Se tutti sapessero CHI autorizza CHI a definirsi “educatore” piuttosto che “comportamentalista” (e con quali titoli può valutare l’operato altrui.).
Se si sapesse esattamente chi può offrire che cosa: perché è assurdo che oggi ci sia gente che va dal comportamentalista perché ha il cane che tira al guinzaglio… mentre magari, nel paese vicino, un educatore che ha fatto il corso  di due week end si mette allegramente a prescrivere farmaci.

La cinofilia ormai è totalmente allo sbaraglio: c’è un’anarchia insostenibile…e lo dico proprio io che anarchica lo sarei fino all’osso.
Ma se anarchia significa “prendere la gente per i fondelli”, allora non ci siamo più.
Occorre chiarezza, occorrono regole, occorrono le risposte ad alcune (tutto sommato semplici) domande.
Per esempio: che si tratti dell’ENCI o di altri Enti, Associazioni, strutture pubbliche o private…

a) qualcuno si decide, gentilmente, a stabilire un iter preciso al termine del quale una persona possa definirsi “educatore”, “addestratore”, “istruttore” …e magari anche “handler”, o “toelettatore”, visto che c’è l’anarchia totale pure lì?

b) si può avere una volta per tutte una definizione chiara dei ruoli, evitando le supercazzole sull'”educere” o sul “rendere destro” e stabilendo una volta per tutte chi fa che cosa?

c) chiunque si assuma la responsabilità di attribuire queste qualifiche (comprese quelle che riguardano il settore veterinario), può essere così gentile da farci conoscere le proprie credenziali e da spiegarci come e perché può permettersi di attribuire titoli?
E nel caso questo non sia ancora ben chiaro, vogliamo stabilire precisi requisiti per chi deve rilasciare titoli a terzi?

d) si può arrivare alla formulazione di un “listino prezzi” non dico “calmierato”, ma almeno regolamentato da criteri precisi, facendo in modo che l’ultimo pirla che magari non ha mai visto un cane, ma che è uno splendido affabulatore (o che ha le conoscenze giuste) non possa diventare il “guru” della situazione, circondarsi di seguaci adoranti e sparare cifre astronomiche e assolutamente sproporzionate al reale valore di ciò che ha da offrire?

e) si può avere una chiara e netta distinzione tra professionisti qualificati e semplici “amatori”, chiedendo però ai primi di pagare anche le tasse come qualsiasi altro professionista del mondo?

Non sono poi domande così difficili, non vi pare?
Però, ad oggi, non si hanno risposte chiare.
A volte non ne hanno affatto, a volte ne hanno mille diverse.
Bene: nessuna delle due cose è accettabile.
Ma se non si comincia ad affrontare questo argomento, le cose si trascineranno immutate per i prossimi secoli… proprio perché, in linea di massima, ai  “posti di comando” non si pensa mai a parlare di cani.
Sembra un argomento di serie B.
Ma non ti vergogni a discutere di cani, quando c’è la Fiat che minaccia di lasciare l’Italia?” mi sono sentita dire qualche tempo fa: eppure, se qualcuno facesse un censimento di tutti gli educatori-istruttori-addestratori e aspiranti tali (più toelettatori, handler, veterinari ecc.) che ci sono in Italia, ho la netta sensazione che i numeri dei dipendenti Fiat sembrerebbero quasi  irrisori.

Questo non è “parlare di cani”, o almeno non è solo questo: è anche parlare di lavoro. Di prospettive per il futuro per un numero di giovani che non sappiamo neppure quantificare (ed è già grave che non lo si sappia), ma che è sicuramente elevatissimo.
Dunque, il tema è importante ed è importante che venga affrontato: e se questa prima iniziativa può apparire un po’ lacunosa, magari non chiarissima, addirittura un po’ “strana”… a me sembra importante che, tanto per cominciare,  ci sia.
Che sia un primo passo verso il confronto, verso il “riunirsi intorno a un tavolo e cominciare a cercare il bandolo di una matassa che si è già fatta fin troppo intricata e che rischia di portare allo sbando troppe persone (per non parlar dei cani).
Si cominci, dunque, a fare qualcosa.
Si farà bene, male, così così?  Si vedrà.
Di certo io non penso che dal convegno di Pavia possano venir fuori con un colpo di bacchetta magica tutte le soluzioni a tutti i problemi della cinofilia. Potrò anche essere  un’inguaribile ottimista e un’irriducibile idealista, ma non sono ancora completamente fessa.
E’ molto più probabile che a Pavia ci si scanni: o che si circumnavighi l’intera cinofilia senza approdare neppure a uno straccio di porticciolo in cui si trovi la soluzione ad UN singolo problema.
Però, anche se questo sarà  soltanto un primo passo… se sarà un segnale forte e chiaro di un’esigenza sentita da tutti, di un problema che è venuto assolutamente il momento di affrontare, allora ci sarà già ottenuto un risultato positivo.
Si sarà messa una prima pietra.
Se invece non si mettesse neanche quella, allora si continuerebbe con l’improvvisazione totale e col business fatto sulla pelle dei cani (e anche dei polli umani).

Concludendo: mi auguro davvero che il comparto cinofilo aderisca in modo compatto a questa iniziativa.
Mi auguro che chi non potrà partecipare personalmente invii, almeno, una persona di fiducia, magari munita dei video esplicativi che sono stati richiesti. Perché chi decidesse di ignorare un evento di tale importanza (almeno concettuale) dimostrerebbe o di temere la discussione e il confronto (o magari la “prova del nove” di essere chiamato a dimostrare coi fatti quel che sa fare), o di ritenere che tutto vada benissimo così com’è.
Dopodiché, però, non potrà inalberarsi quando verrà a sapere che il collega X, nel corso dello stage Y, ha detto che lui (e magari tutta la sua categoria) è un idiota, o un macellaio, o uno che nel cane non distingue la testa dalla coda: perché anche questa è una delle conseguenze dell’attuale casino. Tutti sputtanano tutti… con la conseguenza finale che la gente si allontana dalla cinofilia esattamente come, per gli stessi motivi, si è allontanata dalla politica.
Attacchi reciproci, scanni, sputacchi e pagliacciate, ma MAI un programma chiaro e concreto, hanno fatto sì che il maggior partito italiano sia diventato quello dei “non votanti”.
Lo stesso percorso, in cinofilia, farà sì che una percentuale molto, ma molto più alta di proprietari di cani decida di essere “non educante”. Magari, chissà,si arriverà anche qui al bipolarismo: che so, Millaniani contro Marchesinisti.
Variani contro Capristi.
E tutti gli altri a rincorrere serenamente cani che non rispondono, a far ricucire bambini vittime di cani che mordono, a cercar di piazzare cuccioli indesiderati figli di cagne che scappano.

Come dite? E’ così anche adesso?
Ma certo che è così!
Solo che oggi, in Italia, con più educatori cinofili che cani (autocitazione dal titolo di un mio vecchio articolo), non dovrebbe essere più così: dovremmo essere all’avanguardia nel mondo per cultura cinofila, educazione, capacità di gestione dei nostri amici pelosi.
Invece non sappiamo gestire neanche noi stessi. E di fronte alla prospettiva di provarci, magari, ci defiliamo.
Bene, il mio invito è quello a non rinunciare a un’occasione importante: se proprio dovrete lavorare (con i cani, presumo, trattandosi di un week end!), mandate un amico. Un collega. Un vostro rappresentante.
Cerchiamo di essere in tanti, a posare ‘sta prima pietra:  che è solo una e magari sarà anche un po’ traballante. Magari qualcuno proverà pure a tirarla in testa a qualcun altro.
Ma se non si comincia da quella, non si costruirà mai un accidenti di niente: e prima o poi i clienti ci volteranno le spalle in massa…mentre i cani, se sapessero quello che sta succedendo in cinofilia, ce le avrebbero già voltate da un pezzo.

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38 Commenti

  1. Salve signora Rossi,
    spero ardentemente che questa iniziativa funzioni. Sono assolutamente daccordo con le sue osservazioni sul modo in cui ai giovani vengono chieste migliaia di euro senza rilasciare un qualcosa che possa essere considerata “ufficiale”. Tutto cio’ non e’ ammissibile. Occorre necessariamente una base comune, sia teorica che pratica, una “comunione di intenti” che sia accettata e firmata da tutti gli operanti nel settore. Dopo di che, credo (mi corregga se sbaglio), che la scelta degli strumenti, dei metodi piu’ specificatamente legati ad un singolo cane piuttosto che un altro passino in secondo piano.
    Spero che due giorni alla fine si rivelino insufficienti rispetto al numero di partecipanti e alle argomentazioni portate. Spero comunque che l’incontro si concluda stabilendo anche un nuovo appuntamento nel quale rifinire tutto cio’ che verra’ fuori.

  2. anche io pienamente d’accordo, girato 5 campi, con persone non sempre molto preparate e professionali, nei quali ogni educatore era bravo solo in alcuni contesti e con alcuni tipi di cane. Io avevo un solo piccolo problema che non riuscivo a risolvere da sola (saltare addosso alle altre persone per fare le feste)…..ci siamo molto divertiti ma il problema è rimasto, anzi nel migliore dei centri che ho frequentato, forse è peggiorato ulterirmente. Buon lavoro

  3. Sono daccordissimo con l’articolo/denucia sulla situazione dell’educazione cinofila. Ricevo spesso anch’io richieste su come diventare educatore/istruttore e mi rattrista vedere tante ragazze/i illusi, depauperati di qualche migliaio di euro e mandati allo sbaraglio. A loro dico: diventerai un buon educatore/istruttore quando sarai diventato un cane e avrai accumulato tanto fango sotto le scarpe.

  4. …una mia curiosità: per quanto esposto nell’articolo, in Paesi come Germania, Svizzera, Svezia, Francia, sono alla canna del gas come da noi?

  5. Il convegno,oppure tavola rotonda oppure chiamatela come volete..è sicuramente una iniziativa lodevole per tutte e molte cose elencate,ma sentire dire che è la prova del nove e che si deve portare materiale video per documentare la propria professionalità,oppure che non si vuole il confronto…mi sembra alquanto poco veritiero!!! Innanzi tutto non è detto che ci siano professionisti che vogliano parteciparvi per vari motivi e non per quelli appena citati. Non è detto che molti “debbano” necessariamente venire a dimostrare quello che sanno fare solo perchè voi pensate questo..se la mettete come guanto di sfida mi sembra che iniziate molto male…naturalmente è il mio umile pensiero,ma penso che se ogni giorno c’è un chiarimento a questo link forse magari è perchè non siete stati molto chiari dal principio!!! Nessuno e ribadisco nessuno è tenuto a dimostrare nulla,se non per sua libera scelta,come nessuno dovrà confrontarsi con persone delle quali non ritiene di avere nulla da confrontare e di condividere! Secondo mio pensiero era meglio una semplice tavola rotonda iniziale di discussione sulle varie tematiche presentate,ed in seguito allora a seconda dei risultati raggiunti ..altri incontri chiarificatori! Così come descritto oggi sinceramente ci vedo già delle sfide per vedere chi è il più bravo..non per essere utili con progetti e spunti da ognuno di noi ai nostri amici.

    • Roberto, per favore, non confondiamo il mio punto di vista con quello degli organizzatori. Io NON organizzo questo convegno: sono stata invitata a partecipare, punto: esattamente come sono stati invitati – che io sappia – TUTTI gli operatori cinofili italiani.
      Quindi, “voi” chi?
      Se non sei d’accordo con quello che penso io, dì “tu”, non “voi”! Perché gli organizzatori non c’entrano nulla con quello che ho scritto, e che è il mio pensiero personale. Magari loro intendono pure la cosa in modo diverso, non lo so… io so solo che la vedo come un’occasione preziosa di incontro, confronto e discussione, e che cominciare a leggere, due mesi prima “ops, non posso, lavoro” sia un bruttissimo segno.
      Tra processi alle intenzioni, sarcasmi vari sui relatori o mica relatori (mai sentite tante critiche quando arrivava un qualsiasi Pincopallino dall’estero, magari a sparar cazzate galattiche… lì tutti zitti e tutti in coda ad ascoltare, e nessuno che sapesse di dover lavorare e non potesse organizzarsi un week end libero con mesi di preavviso!) e adesso presunte “sfide all’ OK corral”, mi sembra che ci sia molta voglia di defilarsi accampando scuse di ogni genere. Ma in questo modo io penso semplicemente che si perda un’occasione importante per COMINCIARE a discutere di un problema che quasi tutti sentono come serio ed urgente.
      Vuoi che ti dica di più? Io non sono neppure troppo pappa e ciccia con gli organizzatori: con uno ci ho parlato, credo, una volta in vita mia, quindi lo conosco appena. Con l’altro, invece, ci ho litigato di brutto e sono stata anni senza rivolgergli la parola: e non è che adesso sia diventato il mio migliore amico, anzi sono ancora molto critica & scettica nei suoi confronti. Però, già qualche anno fa, ha organizzato una bella manifestazione (il Rottweiler festival), ho partecipato con piacere e sono contenta di averlo fatto. Stavolta organizza un’altra cosa che mi sembra importante, e nuovamente partecipo perché i momenti importanti non si possono perdere solo “perché Tizio mi sta sulle scatole” o perchè “Caio la pensa in modo diverso da me”. Anzi, semmai, se Caio la pensa in modo diverso voglio esser lì a difendere a spada tratta il mio punto di vista, se ritengo sia quello giusto.
      Sì, forse io la vedo proprio come una sfida, hai ragione: ma una sfida a dimostrare che della cinofilia ci importa davvero qualcosa, che dei CANI ci importa davvero qualcosa, e che non siamo disposti ad accettare il vero e proprio LETAMAIO che c’è oggi, solo perchè comunque qualche soldino in tasca ci arriva, e di tutto il resto chissenefrega.
      Che poi si sia chiamati a dimostrare anche coi fatti (ovvero con i video) che si è in grado di combinare qualcosa con un cane attaccato al guinzaglio, scusami, ma mi sembra il minimo. Altrimenti non vedo come ci si possa autodefinire educatore, istruttore, addestratore o quel che l’è.
      Se fosse un congresso di medici, almeno la laurea sarebbe obbligatoria per poter partecipare come relatori, non credi?
      Visto che qui le lauree non esistono, almeno un video di cinque minuti lo potremo mostrare? Non per dimostrare che si è “più” bravi” di chissà chi, ma semplicemente che si sa fare questo lavoro!

  6. Un albo professionale? lol. E per riconoscere cosa?
    E’ davvero una soluzione italiota ed è curioso che ancora ci siano persone innamorate della burocrazia e dell’ente centrale anche in questi giorni in cui questi stessi centralismi ci stanno portando al collasso.
    Eppure è sotto gli occhi di tutti che non basta l’iscrizione ad un albo per far un buon avvocato, un buon medico o un buon ingegnere.
    Conocordo sul fatto che la cinofilia sia una jungla spesso inestricabile per il poveretto che ha un “problema” e vorrebbe risolverlo ma la strada non è quella di un albo.
    Chi ha competenze le promuova e dimostri quello che vale trasferendo cultura (ammesso che abbia cultura da trasferire) e chi ha un problema si sbatta, senta mille pareri e decida con la propria testa. Sbagliando si impara.
    Lo stesso vale per la formazione. Che ognuno decida dove formarsi e in che modo. Certo… se uno pensa che basti stare fisicamente presenti ad un corso, anche della scuola migliore, per essere trasformati in un buon educatore… allora ha poco da lamentarsi 🙂

    • Roberto, un albo professionale può anche non essere fatto “all’italiota”. Personalmente non credo che sia sbagliato il concetto di “albo”: sono sbagliate molte delle applicazioni esistenti. A partire dal fatto che si selezioni spesso per semplice “appartenenza” a una categoria e non per merito. Se però hai soluzioni migliori, proponile!
      “Chi ha competenza dimostri quello che vale” mi sta benissimo: ma come?
      Continuiamo a mandare la gente allo sbaraglio a fare da cavia (loro e i cani) per vedere se Tizio è bravo oppure no? E una volta che abbiamo assodato che lo è (o non lo è), che facciamo?
      Un’indicazione al pubblico, in qualche modo, bisognerà pur darla. Per ora io vedo gente davvero preparata, messa sullo stesso piano di gente che ha preso il diplomino in due settimane e che l'”esame” (ammesso che ci fosse) l’ha passato perché “doveva” passarlo, avendo pagato una cifra X.
      Sento parlare di corsi al termine dei quali DEVI seguire le orme del “guru” e spargere il suo Vangelo, perché se osi tentare una strada diversa (magari con un cane per il quale il Vangelo non ha funzionato) ti appendono per le palle sulla pubblica piazza.
      Per evitare l’effetto “armata Brancaleone”, io penso che un albo – ben gestito, ovviamente, e con regole condivise e comprensibili – possa essere una soluzione. Se ce ne sono altre migliori, ditelo: l’importante è che si trovi una via d’uscita a questo casino, non che la via d’uscita sia la prima che salta in mente (o che sia quella che è venuta in mente a me).

  7. Io, ripeto, credo poco nel concetto di “ALBO”. E’ idealistico e non risolve il problema. Chi lo tiene? Quali sono le regole per entrarci? Tantopiù nella cinofilia dove abbiamo addestratori, educatori “gentili”, comportamentisti, persone con approccio cognitivo A PAROLE e persone con approccio cognitivo perchè lo conoscono ci credono e lo applicano. Cosa facciamo? Ogni “scuola” un Albo diverso?

    Il titolo di studio non dovrebbe avere valore legale. Dovrebbe essere una cosa che una persona ottiene perchè vuole imparare ed essere professionale ancor prima di professionista. Allo stesso tempo le persone imparerebbero ad informarsi.
    Quanti medici, quanti avvocati, quanti chiacchieroni abbiamo sentito? Sono tutti iscritti ad un ALBO.

    Quando dico di trasferire cultura intendo questo.
    Quando vedi un chiacchierone che vuol fare il “so tutto io” tu hai l’informazione di un’assenza. Un’assenza nelle sue capacità. Ciò che rende possibile questo è l’assenza di un’informazione nel fruitore.
    Se ci pensi è così ed un albo può per assurdo complicare le cose. Abbassa ulteriormente il livello di guardia.

    Allora la via d’uscita è ancora fornire quell’informazione ai fruitori per evitare che prestigiatori, nani e ballerine possano sembrare professori.

    Il resto lo fa la persona ed i risultati che riesce ad ottenre.

  8. Roberto, ora rispondi onestamente: se ti cacci nei guai con la Giustizia, preferisci che del tuo caso se ne occupi un bravo avvocato iscritto nel regolare Albo, o un tirocinante neolaureato messo a fare fotocopie in qualche studio legale “perchè tu sei contro gli albi”? E se ti servisse un semplice consiglio sull’acquisto di una casa, ti avvarresti dell’ausilio di un buon notaio ovviamente iscritto all’Albo, o di un bamboccetto che “si è dato” (come si dice dalle mie parti) quattro materie a Giurisprudenza sempre perchè tu odi gli albi?
    Tu mi risponderai: non è l’albo a fare il buon avvocato, il buon notaio o il buon medico. Verissimo. Ma senza un albo (che poi è solo un mezzo come un altro per distinguere chi ha fatto un certo percorso per esercitare una professione e chi no) come distingui il serio professionista dal cialtrone? Chi millanta una laurea da chi l’ha conseguita veramente?
    L’unico Albo (o meglio “Ordine”) che NON HA ASSOLUTAMENTE RAGION D’ESSERE E DI ESISTERE è quello dei giornalisti. Qui ti do ragione. UNA VERGOGNA IN PERFETTO STILE ITALIOTA. Un retaggio del regime fascista utilizzato da Mussolini per imbavagliare la stampa è riuscito a sopravvivere a 70 anni di Italia democratica. Quando in realtà per fare il giornalista non è richiesta nemmeno la licenza elementare.

    • Parere opposto: pur facendo una professione da albo io li abolirei. Sono solo una tassa per gli iscritti e non tutelano (quasi nessuno).
      Oltretutto basta un esame e poi per il resto della vita lavorativa non vieni piu’ “verificato” … a che serve allora?

      • Ciao Dario.
        La tua domanda è costruita per ottenete la risposta che vuoi “preferiresti UN BRAVO AVVOCATO iscritto all’albo o un TIROCINANTE (immagino non bravo a questo punto)?” quindi non posso rispondere. Ti rispondo però che se avessi bisogno di qualcuno che tuteli i miei diritti in un tribunale vorrei una persona capace, competente e in grado di farlo nel modo migliore. Se questa persona mi dimostrasse che ha studiato molto, che ha vinto parecchie cause e mi “piacesse” l’ultima cosa che mi interessa è la sua iscrizione all’albo.
        E’ proprio l’albo che fa in modo che la gente MILLANTI lauree prese chissà dove perchè l’attenzione è sul titolo di studio e non sulle capacità e competenze.
        Quanto alla casa e al notaio ti informo che il notaio esiste solo in italia. Se compri una casa negli US puoi firmare l’atto con un macellaio che si prende la responsabilità di confermare che vi siete accordati. Il resto è lasciato alla responsabilità individuale. I notai invece sono la classica casta italiana dalla quale sei COSTRETTO ad andare e spendere un sacco di soldi ed è una professione alla quale è pressochè impossibile accedere 🙂

        • Beh, Roberto, che nel nostro Paese ogni categoria “altolocata” si trasformi in casta è fuor di dubbio. Ma questo proprio a causa del sistema Italia, non del sistema albi. Nei Paesi di common law come gli USA è un pò diverso, perchè proprio tutto il loro sistema giuridico è diverso (un atto è valido fino a sentenza contraria, a prescindere da precedenti intermediazioni di professionisti del diritto).
          Beh, io non ti ho chiesto di scegliere tra una star del foro e un tirocinante, ma tra un professionista iscritto all’albo e un giovane che ancora deve “farsi le ossa” 🙂
          McZook, ormai in Italia nemmeno i sindacati tutelano più nessuno, quindi figurati gli albi! in un Paese serio il professionista dovrebbe “verificarlo” il mercato (se vinci le cause vai avanti, se ogni cliente che difendi si fa 30 anni di galera cambi mestiere)… in Italia funzione tutto un pò diversamente. Ma non è colpa degli albi, che appunto in un Paese un pò strambo (per usare un eufemismo) come il nostro svolgono un ruolo fondamentale: ti immagini se la jungla di cui parla Valeria esistesse anche in campi delicatissimi come la Medicina?

          • Negli USA non c’e’ l’esame di laurea.
            Da noi per lavorare ti serve la laurea e l’abilitazione.
            Comunque non voglio convincere nessuno, in democrazia e’ lecito esprimere opinioni differenti soprattutto se tentano di migliorare la situazione esisrente

  9. Essendo che non sò chi scrive ..ovvio che dico voi e non tu,potreste essere più di uno a scrivere visto che chi organizza penso sia più di una persona! Non ho nessun problema a parlare con un interlocutore oppure più,basta solo sapere con chi mi stò rapportado! I commenti da te scritti per lo più li condivido tutti,solo nel caso a cui mi sono riferito nel mio post precedente ho dei seri dubbi…ma è il mio pensiero e tale rimane! Per quando invece concerne le tue parole su quanto detto da me giorni fa: potrei non essere presente per cause di lavoro. Ti faccio presente che la mia attività “primaria” è l’Allevamento di cani ,ed in allevamento non si può organizzare un mese prima un week-end ..ne di vacanza e ne tanto meno di uno stage oppure convegno! Ho in Allevamento tra cuccioli,adulti ed anziani più di 30 cani…lavoro da solo tutti i giorni e 7 g. su 7 e 365 gg l’anno! Non sò cosa voglia dire da anni andare in vacanza ed altro…in allevamento devo oltre tenere puliti i miei amici e dargli il cibo quotidiano ,farli uscire giornalmente,programmare gli accoppiamenti e le visite veterinarie,prendere appuntamenti per le visite in allevamento che solitamente avvengono nei week-end..e se c’è una o più femmine incinte seguirle fino al parto! Oltre a gestirmi le eventuali lezioni di Educazione Cinofila! Ti assicuro che fare tutto da solo non è certo semplice,ma è il mio lavoro e lo faccio da decenni con amore e passione. Ti sembrano queste cause un modo di “defilarmi”? Come si può evincere il mio tempo non è poi molto e non posso certo entro il 20 febbraio dare la mia disponibilità..magari forse e spero vivamente di poterci riuscire..ma fino all’ultimo giorno non potrò esserne sicuro! Se poi invece qualcuno continua a pensare che siano “scuse” per “defilarmi” sinceramente sono problemi che non mi riguardano,ho 20 anni di esperienza nel settore cinofilo e sono da decenni un professionista a 360gradi tutto il giorno.

    • Ecco, è proprio questo il punto: “chi organizza” è sicuramente più di una persona…ma io NON faccio parte dell’organizzazione e quindi non faccio parte dei “voi”, ma semmai del “tu”. Tu che scrivi, e bon 🙂
      Per il resto, ovvio che si può anche aver da fare quel week end… ma che proprio TUTTI abbiano da fare, mi suona un po’ strano. Non ce l’ho con nessuno in particolare…solo che, guarda caso, sono stati proprio quelli che avevano da ridire su tutto (e non parlo di te!) a concludere che “quel giorno lì non possono intervenire”. Ovvero, prima si fa il processo alle intenzioni e poi non si partecipa. Mooolto costruttivo, non ti pare?

  10. Io sono sempre più convinto che l’educazione cinofila NON E’ UNA SCIENZA ESATTA. Non è matematica, e da qui, prima di pensare all’istituzione dell’albo e di creare una nuova casta, sarebbe meglio preoccuparsi di mettere daccordo le varie scuole di pensiero (tradizionalisti, gentilisti, zooantropologisti, chi usa rinforzi negativi e chi no, chi è per il collare e chi per la pettorina, e quantaltro). Siamo di fronte a un confronto ideologico molto simile alle lotte fra religioni. Chi è in grado di decidere chi ha ragione?

    • Antonio, nessuno vuole decidere “chi ha ragione”: ma qui c’è molto di più del “confronto ideologico-religioso”…che ci sta, per l’amor di Dio (qualsiasi esso sia :-)). Qui ormai siamo alle “guerre” di religione, che sono cosa diversa e che, da che mondo è mondo, hanno fatto solo danni.
      Qui ognuno dà, in pratica, o del criminale o dell’incapace all’altro: il che non è ammissibile. Ci vogliono delle regole e ci vuole anche un codice etico, magari: se vedi il signor Tizio che maltratta un cane se autorizzatissimo a dargli del criminale, ma non puoi farlo solo perché usa il collare invece della pettorina. Se vieni a sapere che Caio ha consigliato un’eutanasia solo perché non era in grado di gestire il problema di quel cane puoi anche dargli dell’imbecille, ma non puoi darglielo solo perché esce da una certa scuola che non collima con la tua.
      Ma soprattutto, bisogna capire una buona volta chi è un educatore, chi un addestratore, chi un cinofilosofo, chi un guru…e bisogna anche capire quali titoli e quali requisiti devi avere per dichiararti tale. Non è pensabile che il ragazzino che si è fatto un corso di due week end si possa definire “educatore” esattamente come quello che lavora da 30 anni con i cani. La gente non può distinguere, non è in grado di capire se finisce in mano a un professionista o a un dilettante. A me sembra che questa situazione sia diventata insostenibile.

    • @ Antonio. Pure in Medicina vi sono profonde divisioni e innumerevoli barricate. In certi casi un chirurgo agirebbe in un modo, in altri casi in un altro. Scopo degli albi NON è mettere tutti d’accordo e imporre il pensiero unico (a parte il fatto che una cosa del genere sarebbe degna della Corea del Nord: nei paesi democratici le differenze vanno tutelate), ma fare chiarezza tra chi può esercitare un mestiere e chi no. Se poi purtroppo nascono le caste non è colpa degli albi, ma del mal costume e della mentalità italiana: non esiste di certo l’Albo dei politici, eppure quella dei politicanti è considerata la Casta delle Caste.

  11. Che sia “strano” che certi professionisti non possano venire..può essere,ma io solitamente prima guardo sempre a casa mia. Veramente Codici Deontologici esistono,ogni sigla di appartenenza ne possiede uno che i vari Professionisti sottoscrivono (E.N.C.I. – A.P.N.E.C. – L.I.B.E.R.T.A.S. per fare qualche esempio..) . Il problema invece è: quanti di questi Professionisti poi ne tengono presente il contenuto attuandolo? Se molti dei professionisti che volevano questo incontro ora si “defilano” ne sono dispiaciuto! Io non ho mai assicurato la mia presenza proprio per il tipo di attività che svolgo.

  12. Concordo con Roberto sul concetto che un albo non dimostri professionalita’ e concordo sul fatto che noi dovremmo seminare cultura cinofila. I codici deontologici esistono e i controlli pure, almeno in Ficss Csen Coni, la quale ha’ una rigidissima linea guida per formare educatori preparati. qua non si tratta di essere vairani o capriani, bensì’ di usare il buon senso e andare avanti in un modo etico e costruttivo. ci sono fior fiore di studi scientifici che dimostrano i danni che fanno certi strumenti in educazione, ma ancora chi si ostina che dare lo “strappettino” e’ educativo! e il buon senso di chi frequenta un campo dovrebbe essere quello di chiedere almeno la formazione di quell’educatore e fermarsi a guardarlo per un po’, chiamasi valutazione personale. e per finire, la libera scelta di valutare se uno strumento come questa tavola rotonda con video ……. che dovrebbero testimoniare la mia professionalita’…… possa o non possa essere utile, e’ legittima. Come educatrice e istruttrice che aderisce ad un circuito serio di professionisti, credo che le strade per la sacrosanta definizione di linee guida sugli educatori siano altre, quindi posso dire con molta serenità’, che quel giorno lavorerò’! e cercherò’ di aiutare persone ad avere una miglior relazione con il proprio cane.

  13. Aasolutamente non e’ e non vuOle essere un processo alle intenzioni, semplicemente ritengo che questa organizzazione non faccia che creare altra confusione, l’ennesimo incontro scontro senza paternità alcuna! Se uno di noi vuole aprire gli occhi e progredire in cinofilia, ci sono tutti gli strumenti x farlo, rimanere ancorati al vecchio non porta a nulla di buono. Nessuno processa nessuno, semplicemente vorrei partecipare a cose piu interessanti e formative!

  14. L’iniziativa è senza dubbio interessante, solo mi chiedo solo se i personaggi più noti della cinofilia abbiano ricevuto per tempo un invito perchè sennò mi cade tutto il discorso che se non si presentano i non inviano qualcuno allora vuol dire che… Insomma mi sembra un discorso tendenzioso. Un po’ come quello dei corsi. Io sto partecipando ad un corso per educatori e ne sono davvero entusiasta, ma sono anche ben consapevole che non dipende solo dalla qualità del corso se io troverò lavoro, dipende da tanti fattori, primo fra tutti le mie capacità e l’andamento della cosiddetta “crisi”. Sarebbe come affermare che visto che c’è crisi e visto che non tutti quelli che partecipano ai corsi di formazione (universitari, privati, ecc.) trovano lavoro dopo di essi, allora vuol dire che chi li organizza è un ladro perché ruba i sogni e i soldi… Insomma… il ragionamento fa acqua da tutte le parti.

    • Non so chi tu intenda per “personaggi più noti”…a me gli organizzatori hanno detto che l’invito è stato mandato a tutte le associazioni, club, gruppi ecc. di categoria (educatori, addestratori, veterinari). Non so se sia stato mandato anche a privati che non fanno parte di nessun gruppo o club (ammesso che ne esistano ancora, perché ormai ogni educatore si è fatto il suo..).
      Quanto al discorso “corsi”, il ragionamento fa acqua da tutte le parti, è vero: ma chi l’ha mai fatto, un ragionamento così? Io no di sicuro. Io sostengo che molti corsi siano mangiasoldi che non danno neppure quello che promettono (ovvero le basi per iniziare un lavoro), mentre altri corsi le danno, e molto valide: poi è chiaro che se uno è un incapace, non lavorerà granché… o meglio, non è neppure detto questo, visto che ci sono diversi incapaci che lavorano moltissimo e persone molto capaci che invece faticano a tirare avanti: ma questo fa parte della società umana, non solo di quella cinofila (magari succedesse solo qui!)

  15. Come molti mi trovi d’accordo sulla necessità di dare regole precise a quello che ormai è diventato un mondo di “chiese” tra educatori, agevolatori, pet consouler ecc. In più non parliamo di quelli che prendono qualifiche senza nemmeno aver mai avuto un cane. Certo, come dice Maura, se un professionista è serio non ha problemi, ma la questione è: come permettere agli altri di saperlo? converremo tutti che nel nostro paese ci sono molti professionisti conosciuti e competenti ma molti altri che ho visto sempre e solo dietro a una scrivania, mai in campo. Infine mi permetto di fare due appunti che pregerei di girare all’organizzazione: 1. a nessuno dello staff del mio centro è arrivato l’avviso di questo convegno (quindi rivedrei il mio concetto di tutti)2.come si fà ad organizzare un dibattito rivolto ai professionisti cinofili nel w.e.? siamo a lavorare! ovvio che così potranno pertecipare quasi esclusivamente i govani di cui sopra e gli amatori. Sunto: idea buona ma da pensare meglio. Saluti

  16. Se si è professionisti di questo settore,mi sembra abbastanza ovvio che i w.end siano impegnati…io personalmente mi occupo di Allevamento ed Educazione/Addestramento,per cui come detto in post precedente sarebbe molto difficoltoso per me sapere in anticipo se posso essere libero oppure no! Ma vedo che altri hanno espresso lo stesso “problema”..che poi vero problema non è ,visto che si tratta di lavoro!

  17. D’accordissimo con Sara, il concetto di tutti e’ vago visto che non e’ arrivato neanche a me, pur essendo associata a tutte le sigle possibili di educatori, e ovviamente nel we si e’ impegnati per il 90% del ns lavoro.

    • Sara e Maura, negli articoli relativi all’incontro ci sono numeri di telefono e mail di riferimento dell’organizzazione: potreste per favore far presente a loro le cose che avete postato qui? Non sono affatto sicura che gli organizzatori leggano TPIC…e sinceramente non ho tempo di passar messaggi a tutti quanti :-). Quindi sarebbe proprio gentile, da parte di chiunque abbia qualcosa da dire/chiedere, rivolgersi all’organizzazione.. Grazie!

  18. Uno stralcio di alcuni punti chiave (copio/incollo):
    “Il Convegno si prefigge quindi di redigere un documento comune da portare alle Istituzioni preposte volto a definire – una volta per tutte:
    1) la figura dell’addestratore (diritti e doveri) legittimandone per effetto di Legge la professione – tra cui limiti e competenze;
    2) regolamentare la didattica cinofila ed impedire che figure autoreferenziate possano formare personale cinofilo, peraltro senza alcun tipo di ufficialità;
    3) rivedere e chiarire la figura dell’addestratore/educatore cinofilo sotto il profilo fiscale/contributivo/assicurativo invocando la concorrenza sleale fin ora posta in atto dalle varie ASD del comparto cinofilo;
    4) definire la responsabilità penale e civile dell’addestratore/educatore nei confronti del cliente relativamente a maltrattamenti psicofisici e/o evidenti errori nel lavoro di recupero comportamentale;
    4) istituzione del “patentino cinofilo di detenzione” per i proprietari di cani.
    CONFERMO: gli inviti sono stati inviati in abbondante tempo utile dagli organizzatori.

  19. Non sono affatto meravigliato del fatto che il fronte “cinofilosofi” non abbia accolto l’invito.
    Era richiesta una documentazione video comprovante il loro lavoro – e solo in subordine ad un caso in carne e ossa – sui vari fronti (educazione, addestramento, recupero comportamentale) per poter parlare.
    Le uniche figure professionali escluse dalla “prova” sono i medici veterinari iscritti all’albo, mentre per i laureati in medicina veterinaria valgono le stesse regole degli addestratori.
    Un Sindacato dei veterinari – che sarà presente – fece uscire questo comunicato http://www.sivelp.it/pagine.asp?id=556 che appoggio in pieno, così come lo appoggiano i miei più illustri colleghi.
    Ripeto: sono molto ottimista 😉

  20. Concordo con l’amico Claudio Mangini sui 4 punti da lui descritti,sicuramente quello che mi “ispira” è il punto 3!!!! Mentre per il punto 4 sarei d’accordo se non ci fosse l’obbligatorietà..questo è un punto dove non transingo. Certamente redarre un documento con molti articoli nel suo interno non è sicuramente semplice,ci vuole del tempo e unità d’intenti e pensieri che accomunano parecchie persone,organizzazioni,professionisti della cinofilia. In una tavola rotonda di un solo giorno sinceramente mi sembra azzardato pensare di riuscire a portare a termine e redarre un simile documento!

  21. Claudio a chi sono stati mandati? ti posso portare molti colleghi che non lo hanno mai ricevuto? con quale criterio sono stati mandati gli inviti? giusto per saperlo ed essere corretti!

  22. spero che il convegno serva a gettare le basi per una tutela dei veri professionisti, dei cani e dei loro proprietari..volevo chiedere se oltre alla formazione di addestratori ed educatori il discorso sarà allargato anche alla formazione degli operatori di pet therapy, in cui mi stò cimentando, senza essere ahimè sicura che il corso che ho scelto tra le poche alternative fornite dalla mia città, genova, mi metta sulla buona strada e mi permetta nn solo di lavorare, ma di farlo con competenza..

    • Sinceramente non lo so (ti consiglierei di contattare gli organizzatori, per questo), ma così “a orecchio” direi che il discorso dovrebbe comprendere un po’ tutte le figure della cinofilia: perché il problema della scarsa chiarezza è comune a tutti i campi.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.