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Billy, il cucciolo che aveva paura dell’erba

RACCONTO/INTERVISTA A ERICA BARDINI – Lei si chiama Erica.
Ha appena compiuto undici anni ed ogni anno, praticamente da sempre, chiede ai suoi genitori un cucciolo.
E’ il 17 ottobre 1999, il suo compleanno è stato il giorno prima…e anche stavolta, niente. Non è arrivato nessun cane.
Ma Erica non ha tempo per rimuginarci sopra: deve andare con i suoi genitori a Padova. E’ una domenica fredda d’autunno, c’è molto vento, gelidissimo: per fortuna lei è  lì per partecipare a una gara di danza latino americana, al chiuso, senza neppure uno spiffero d’aria. Si  stupisce, però, scoprendo che suo padre, anzché restare a guardare la sua gara (e di starsene al riparo), è andato a “fare una passeggiata al mercato lì vicino”. A dire il vero non si limita a stupirsi: ci resta malissimo. Possibile che non gli importi nulla della gara di sua figlia?
A competizione terminata, tutta la famiglia sta per partire e tornare a casa, a Treviso: il tempaccio persiste, ma la  faccia di Erica è ancora più nera delle nuvole. In silenzio, offesissima con papà, apre il baule della macchina per caricare la sua borsa…e lo trova pieno di scatoloni, tutti di grandezza diversa. Suo padre le dice: “Sposta un po’ quello lì”, e gliene indica uno con una scritta sopra, che sulle prime lei non aveva notato. La scritta sullo scatolone dice: “CERCO PADRONE”.
“Prima ancora di leggere avevo notato qualcosa muoversi all’ interno – racconta oggi Erica – così l’ho aperto…ed eccolo lì, davanti a me, terrorizzato e infreddolito. Era piccolo, un pò cicciotto, ma non per qualche chilo di troppo: per tutto quel pelo folto e morbido che aveva!  Era un bellissimo cucciolo di due mesi, un bel maschietto, tutto mio!”.

Sul viso di Erica adesso è spuntato il sole: per tutto il viaggio di ritorno accarezza il suo sogno realizzato, che se la dorme beato dentro lo scatolone.Sembra una piccola storia tenera come tante altre: ma appena arrivano a casa si scopre che qualcosa non va.
La ragazzina porta il suo cucciolo in giardino per farlo sporcare, visto che aveva fatto un lungo viaggio in macchina: ma appena posato sull’erba, il piccolo comincia ad urlare come se lo stessero scuoiando vivo.
“Mi sono preoccupata moltissimo, non era una cosa normale. – spiega ancora Erica – Poco dopo prendevo in mano una scopa per pulire e il cucciolo scappava via urlando a gran velocità. Ma da dove arrivava quel cane? Dove, e soprattutto come aveva vissuto?
Mio papà mi confidò quello che l’ormai ex proprietario gli aveva detto quando si erano incontrati: senza nessuno scrupolo, come se fosse una cosa normale, di tutti i giorni, l’uomo gli aveva raccontato che quello era l’ultimo della cucciolata e che se non fosse riuscito a trovargli casa l’avrebbe soppresso. E non l’avrebbe di certo fatto fare a un veterinario.
Più tardi scoprii che doveva anche averlo picchiato. Lui non lo aveva ammesso, ma il cane aveva molti lividi sulla testa! Per reagire così, pensai che doveva essere stato picchiato con la scopa, probabilmente sull’erba: il povero piccolo aveva associato il terreno e l’oggetto a qualcosa di terrificante.
Intanto pensavo a un nome per lui. Volevo qualcosa di particolare, ma continuava a venirmi in mente solo Billy. Ho creduto che fosse destino il fatto che non ne trovavo altri: Billy è rimasto”.

Il cucciolo inizia una nuova vita, anche se con difficoltà. Erica fa tutto il possibile per socializzarlo con persone di diverse età e altezze, con altri cani, con animali di ogni tipo. Riesce ad instaurare un forte rapporto di fiducia e rispetto con Billy, ma lui ha difficoltà a fidarsi di chiunque altro, anche all’interno della sua famiglia. Appena qualcuno gli mette una mano sulla testa per accarezzarlo lui fa pipì e si mette a tremare tutto. Si fida solo di Erica: e questo stato di cose rimane immutato per nove lunghi anni.

“L’unica cosa che ho fatto, per tutto quel tempo – prosegue Erica – è stata quella di dargli sicurezza, di stargli vicino e volergli bene. Per qualche minuto al giorno gli insegnavo a giocare. Non aveva il minimo istinto predatorio, quindi mi sono trovata ad invogliarlo a rincorrere la pallina e a riportarla premiandolo con un bocconcino. A volte gli facevo fare qualche gioco di attivazione mentale (oggi si chiamerebbe così: allora erano “i nostri giochi” e nulla più) e di fiuto, inventati da me sul momento. Per esempio cercare il gioco preferito in giardino, oppure trovare il modo di prendere il premietto posto sotto un contenitore, oppure cercarlo sotto a un  bicchiere. Lo portavo anche a qualche fiera, per fargli prendere sicurezza anche con tanta gente attorno.
Nel 2008 mi sono informata sui corsi per diventare istruttore cinofilo: ho trovato quello che mi interessava e l’ho iniziato con Billy, naturalmente. Ormai lui non urlava più nell’erba e non scappava più alla vista della scopa: pensavo che quelle vecchie paure fossero state superate…ma mi sbagliavo! Ho notato che in un campo dove non c’è nemmeno una mattonella in cemento Billy rimaneva pietrificato: e se sentiva odori forti, anche solo di cani passati poco prima di lui, li evitava come se dovesse aggirare un ostacolo. Si trovava molto a disagio, ma forse non me ne sarei resa conto da sola: l’ho notato grazie al corso che ho fatto.
Ci ho lavorato con tutto il mio impegno, anche se nessuno pensava che potesse combinare qualcosa. Ma io mi ero messa in testa che il mio Billy avrebbe superato le paure e fatto gare di Obedience, una bellissima disciplina che avevo conosciuto da poco e che crea una bellissima fusione tra cane e proprietario, un rapporto in cui si diventa un tutt’uno.
La ripresa c’è stata. Non totale, perché era rimasto il problema degli odori… ma andavamo così bene che ho deciso comunque di fare la prima gara. E con grande stupore di tutte le persone che non avrebbero scommesso neanche un centesimo su Billy, questi sono stati i risultati:

– 01.03.09 Roncade (TV) Gara Nazionale di Obedience – Classe Debuttanti – Classifica 8/10 Eccellente
– 19.04.09 Roncade (TV) Gara Nazionale di Obedience – Classe 1 – Classifica 2/3 Molto Buono (grazie al risultato ottenuto n Debuttanti eravamo passati  in classe 1, dove c’erano diversi esercizi nuovi. Billy non aveva più  paura di nulla!)

Billy ha partecipato ad altre 3 gare in classe 1, poi l’ ho ritirato dalle competizioni perché la durata degli esercizi in questa classe è troppo lunga per un cane con il suo passato: però oggi fa esibizioni e allenamenti di Obedience, Flyball (senza macchinetta: però provate a mettere al posto della pallina i wurstel e diventa un missile!), Agility e Dog Dance.

Billy ha compiuto 12 anni nell’agosto 2011. E’ un incrocio con uno Shetland, ancora vispissimo, dimostra la metà dei suoi anni.
“Alcuni indovinano l’età per il bianco sotto il muso – racconta Erica – ma a dire la verità è sempre stato così! Hasuperato tutte le sue paure grazie al rapporto che ci lega, ma anche all’Obedience. A volte lo porto anche alle expo amatoriali e sono pochissime le volte in cui non vince…perché si mette in posa da solo!
Solo una cosa non ho ancora detto, ma dopo quello che ho raccontato sembra quasi una piccolezza: purtroppo Billy ha perso la coda. Ce l’aveva uguale a quella dello Shetland, ma ha avuto un piccolo incidente: qualcosa di pesante ci è caduto sopra e non è stato possibile salvarla. Era proprio “morta”, ho dovuto fargliela tagliare. E lui ha superato anche questo trauma senza mai perdere la fiducia.
Billy è il mio mito, ma spero possa far capire a tutti che qualsiasi cane può fare qualsiasi cosa, anche se ha avuto un passato difficile e pieno di sofferenza e di paura.
Ogni cane può farcela, può riprendersi e camminare a testa alta.
Ognuno ha le proprie capacità e ci sarà un limite, come per Billy che si è fermato alla classe 1 di Obedience: ma il grande traguardo, la grande vittoria, che rende un cane come lui un mito e un esempio per tutti, è la forza che ci ha messo per tornare a vivere”.

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