di VALERIA ROSSI – ASPETTO GENERALE –  Secondo lo Standard: “il Pastore del Caucaso è un cane armoniosamente costruito, di forma leggermente rettangolare, grande, forte, con massiccia ossatura e un potente sistema muscolare”. 
Secondo qualsiasi persona normale che ne veda uno, è un orso. Fatto e finito.
Poi può piacere o non piacere, può entusiasmare o fare un po’ paura, si può pensare “ma dove me lo metto?” oppure “ne voglio uno a qualsiasi costo”…ma l’impressione è quella: un grosso, ma groooooosso orsacchione che fa BAU. O meglio, che fa:

BAAAAU!

…perché la voce è proporzionata al resto del corpo. E di solito te lo fa appena provi ad avvicinarti, così  ti sai subito regolare.

CARATTERE ED ATTITUDINI – lo Standard, oggi, lo descrive come un cane dal “comportamento fermo, attivo, sicuro di sé, senza paura e indipendente. Il Pastore del Caucaso mostra un attaccamento devoto al suo padrone; è un eccellente cane da guardia“.
E qui si impone una nota importante. Quando ho pensato di chiamare questa serie di articoli “I VERI  Standard”, intendevo dire che gli Standard ufficiali (FCI e quindi ENCI) badano moltissimo alla morfologia, mentre si limitano a poche righe – più o meno sempre tutte uguali – sul carattere. Sono, quindi, utilissimi ai Giudici di esposizione (d’altronde è per loro che sono stati scritti), mentre non servono ad un beato tubo a chi pensa di acquistare un cane e quindi è sicuramente più interessato a sapere che tipo di “personaggio” si metterà in casa.
Io, invece, ho sempre cercato di descrivere proprio il “personaggio-cane”: in modo umoristico e scherzoso, sì, ma cercando anche di mettere in evidenza i lati realmente salienti del carattere delle diverse razze. Da qui l’aggettivo “vero” riferito ai miei personalissimi standard.

Ora che mi accingo a parlare del Pastore del Caucaso, però, questo aggettivo assume un significato tutto particolare e decisamente diverso dal solito: perché il “vero Standard” di questa razza, in realtà, non dovrebbe essere il mio. Dovrebbe essere il vecchio Standard ufficiale: quello che diceva forte e chiaro che il Caucaso è un cane tosto, un guardiano bello incazzoso, diffidente verso gli estranei e, all’occorrenza, pure mordace.
Dall’anno scorso lo Standard FCI è cambiato: ma mica perché sia cambiato il cane.
Quando mai.
Secoli, anzi millenni di selezione non si buttano certo nel cesso solo perchè scrivere in uno Standard che un cane è “mordace”, di punto in bianco, smette di essere politically correct.
In realtà il cane è rimasto esattamente quello che era prima: solo che adesso, se lo porti in esposizione, in teoria dovresti presentarti con un soggetto che si lascia pastroccare e pastrugnare senza dire “ba”, perché essere “diffidente e mordace” è diventato addirittura un difetto eliminatorio.
Testuale: DIFETTI ELIMINATORI – soggetti aggressivi o eccessivamente timidi. E più sotto:  qualsiasi cane che mostri chiaramente anomalie d’ordine fisico o comportamentale sarà squalificato.

Adesso però i signori dell’FCI mi devono spiegare una cosa: un cane nato, che so, nel 2009, quindi un cane che oggi ha tre anni, che ha raggiunto la piena maturazione ed è pronto per dare il meglio in expo… è nato quando lo Standard diceva, sempre testualmente: “tipica è la diffidenza e la mordacità verso gli estranei”.
Quindi, per questo cane, l’anomalia comportamentale starebbe nel NON essere diffidente verso il Giudice e nel NON tentare di staccargli una mano se questi gliela mette addosso. Allora, i cani nati prima del 2011 li squalifichiamo se non mordono, e quelli nati dopo il 2011 li squalifichiamo se mordono?
Fateme capi’, perchè non mi è del tutto chiaro.
Detto questo, io descriverò il pastore del Caucaso per come l’ho sempre conosciuto e non per quello che vorrebbero farlo diventare i cinofili new age. E per come lo conosco io  il Caucaso è uno che, se gli rompi le palle, ti sgagna.

“Rompergli le palle” significa: a) entrare in casa sua senza permesso; b) toccare i suoi umani senza permesso; c) dare smanacciate in testa a lui senza aver fatto le debite presentazioni.
Fa male, secondo voi?
Ma fa benissimo, santapupazza! Ha ragione da vendere. Perché è un cane da guardia; perchè è un cane con forte attitudine alla difesa – sia del bestiame, sia dei suoi umani – ; perché è un cane con del carattere… e non sta scritto da nessuna parte che un cane con un minimo di carattere debba accettare di essere pastrugnato a tradimento dal primo pirla che passa.
Ce la dobbiamo fini’ di considerare “cattivo e pericoloso” un cane che non si lascia smanacciare impunemente: semmai dobbiamo ricominciare (perché fino a qualche anno fa si faceva proprio così) a considerare un cretino chi smanaccia senza chiedere l’autorizzazione al proprietario e/o senza avvicinare il cane in modo corretto.
Anche perché, se lo avvicini in modo corretto, non è che il Caucaso ti sgagni a prescindere: se non apprezza la tua voglia di coccolarlo, te lo dice. I grandi guardiani hanno di bello che avvisano sempre prima di partire: tendono tutto il corpo, ringhiano, abbaiano, ci manca solo che tirino fuori il cartello con scritto “non voglio che entri/ti avvicini/tocchi il mio umano/mi tocchi”.
Se poi uno è così cretino da non capirlo, allora si merita di prendersi la sgagnata. Senza se e senza ma.

Tra l’altro il Caucaso è anche un cane con una buona tempra e con una spiccata intelligenza, che gli permette di capire se gli hai rotto le palle apposta o se è stato un incidente. Per esempio: se un bambino gli casca addosso per sbaglio, è altamente probabile che non faccia una piega, neppure se gli ha fatto male.
Se invece uno arriva lì e BANG, BANG! gli appioppa due manate sul capoccione, ignorando pure tutti i suoi segnali, allora non è escluso che la manina gliela tranci. E ancora una volta, HA RAGIONE LUI!
Personalmente sono convinta che se tutti i cani reagissero così (e se tutti gli eventuali avvocati subito consultati nel tentativo di spillare soldi ai proprietari rispondessero “ma se sei scemo, non vedo perché dovresti essere risarcito”), nel giro di un par di mesi, mica di più,  la gente comincerebbe a farsi un po’ di cultura cinofila e imparerebbe il modo corretto di approcciare un cane.
Io vorrei proprio tanti pastori del Caucaso (e razze affini) in giro per il mondo. E vorrei leggi che tutelino anche la dignità canina, oltre all’incolumità umana.
Invece no: la nostra società, anzichè cercare di migliorare l’intelligenza media, cerca di  ridurre tutto il mondo a misura di cretino.
Quindi riduciamo pure i cani tosti a bamboccioni inutili (così faremo anche estinguere le razze: perché un bamboccione inutile di 60 chili, chi cavolo se lo piglia?): l’importante è che chiunque possa smanacciare in testa qualsiasi cane riportandosi a casa le manine intere.
Sempre più spesso io mi chiedo se il mondo non stia girando davvero al contrario.
Perché, per esempio…chi deve vivere su una sedia a rotelle si scontra quotidianamente con barriere architettoniche di ogni tipo; con discriminazioni al limite del criminale; con una sanità che, se non sei parente stretto di Zio Paperone, manda sul lastrico intere famiglie. Ma di tutto questo sembra non fregarne niente a nessuno.
Invece ci preoccupiamo di evitare che uno smanacciatore a tradimento si prenda una sacrosanta dentata da un cane da guardia/difesa.
Insomma, i diversamente abili (che non hanno possibilità di scelta) li lasciamo cuocere nel loro brodo; i diversamente intelligenti (che potrebbero scegliere semplicemente di accendere il cervello) li proteggiamo a costo di rovinare i cani. E se non siamo riusciti a rovinarli, li facciamo direttamente fuori perché sono “mordaci e pericolosi”.
Uff… lo sapevo che qui mi veniva fuori un discorso serio.
Ma come si fa a scherzare, quando una delle razze più antiche e più “vere” del mondo – ovvero poco manipolate dell’uomo – rischia di finire snaturata, oppure di scomparire nel nulla?
Vabbe’, dai. Ci provo lo stesso, a tornare un po’ più allegra.

Il cane diffidente, aggressivo e tosto di cui abbiamo parlato sopra, ovviamente, è tale SOLO con gli estranei (e precisiamo: con gli estranei invadenti e/o malintenzionati. Perché se non rompi le palle a lui, lui non le rompe a te. Ti ignora. Ti considera parte del paesaggio).
Con i “suoi” umani, è tutta un’altra storia. L’orso burbero diventa davvero un pacioccone dal cuore d’oro (immane, ma d’oro), che ti guarda con i cuoricini negli occhi.
L’unica cosa che non ti consente di fare è prenderlo con le maniere forti: perché lui è ancora molto, ma molto lupesco (anche se l’aspetto è più orsesco). Lui è un cane che cerca nel suo leader un vero “capobranco”, cioè una guida sicura, affidabile ma anche dai modi cortesi: vuole collaborare con te, non essere il tuo burattino.

Tra l’altro, a differenza di altri cani che non sembrano avere alcuna cognizione delle proprie dimensioni (vedi alani che ti zompano in braccio perché credono di essere bassotti, o bassotti che si fiondano a testa bassa contro il cane di 60 chili perché credono di essere alani), lui dà l’impressione di avere ben chiare le proporzioni. SA di essere grande, grosso e forte.
Lo sa così bene che, con bambini e cuccioli, sa essere delicatissimo (e molto, molto protettivo). Ma anche di fronte al bassotto di cui sopra, che gli si avventa contro, solitamente alza sopracciglia ed orecchie, gli dà un annusata perplessa, gli si accende sulla testa il fumetto con scritto “ma cosa pensa di fare, ‘sto cazzettino? Povero scemo”… e lo lascia perdere, perché non vale neanche la pena di abbassarsi a mangiarselo.

Se ad avventarglisi contro è invece un cane della sua taglia (vabbe’…quasi: perché della sua taglia, in realtà, ce ne sono ben pochi), allora si dispone a combattere: ma inizialmente “si dispone” e basta, perché – da buon lupastro – lui ritualizza il più possibile. Passa alle vie di fatto solo se l’altro cane non accetta le dimostrazioni rituali di dominanza (e di solito fa malissimo a non accettarle: ma esattamente come gli umani, non è che proprio tutti-tutti i cani brillino per furbizia).
In generale, comunque…se volete il classico “cane da parchetto”, lasciate perdere il pastore del Caucaso, specie se maschio. Perché con gli altri cani dello stesso sesso NON va d’accordo, a meno che non gli si sottomettano senza discussioni.

TESTA:  “larga, massiccia e larga agli zigomi; vista dall’alto ha la forma di un cuneo dalla base larga“.
Sì, perfetto: a parte il fatto che per vederla dall’alto devi essere alto almeno un metro e ottanta. Una tappetta come me, per esempio, è il Caucaso a guardarla dall’alto.
In ogni caso, è un capoccione immane e bellissimo, che ti dà sicurezza solo a guardarlo. Lo guardi e pensi: “Nessuno potrà mai farmi del male, finché avrò lui al mio fianco”.
Date le dimensioni, nessuno proverà neppure a farti del male: peccato che i cinofili postmoderni sembrino aver dimenticato che questo è esattamente lo scopo con cui sono nate certe razze. E non mi si venga a dire che “non servono più”, perché i casi sono due: o a me arrivano solo giornali del secolo scorso, oppure la criminalità, i furti e pure gli stupri (a questo i signori FCI-ENCI sembrano non pensare mai, forse perché sono quasi tutti maschi) NON sono certo in diminuizione.
Che facciamo? Rincoglioniamo i cani…e poi? Invitiamo i ladri ad entrare e gli facciamo il caffè? La diamo a chiunque ce la chieda per strada? Oppure andiamo tutti in giro armati?
Guardate, sciuri cinofili buonisti, che a un morso di cane – anche grosso – si rimedia con qualche punto: con una pallottola le cose si fanno un po’ più complicate.
E poi ricordiamoci sempre che il Caucaso è un cane estremamente equilibrato. Non è che morda tanto per passare il tempo: morde se ce n’è bisogno.
E’ vero che è caldamente consigliabile che abbia un umano altrettanto equilibrato. E’ vero che non è un cane per tutti (ma tutte le persone di buon senso, SI’ che lo è!): ma non è neppure una tigre del Bengala. E’ un cane. E come tutti i cani, se è ben allevato e ben gestito, non fa nessun danno e può essere un compagno strepitoso, intelligente, dolce e utile.
E docile? Be’, ‘nzomma. Proprio docilissimo e obbedientissimo, magari no.
Siamo sempre lì: non è un cane-schiavetto, ma può essere un cane estremamente collaborativo.

L’importante è sapere come prenderlo e come gestirlo (leggi: acquistarlo SOLO da un allevatore serio, esperto e preparato, che sappia consigliarci nel modo giusto. Altrimenti sono guai certi). Ed è importante anche non lasciarsi intenerire troppo non solo dall’aspetto, ma anche dal carattere dei cuccioli, che sono addirittura surreali da quanto sono belli e dolci e teneri…e docilissimi, LORO.
Sono orsacchiotti viventi, che ti stanno sempre tra i piedi e ti guardano con la faccia da “qualsiasi cosa tu voglia da me, io la farò”. E non hanno solo la faccia: lo pensano davvero. Continuano a pensarlo fino a un annetto circa, durante il quale tu ti sarai convinto che tutte le dicerie sul “cane difficile”, sul cane “indipendente e caparbio” e sul cane “per cinofili esperti” fossero clamorose balle, perché il tuo si comporta più o meno come un pastore tedesco: dopodiché, un bel giorno, tu gli dirai “bianco” e lui penserà che invece sia “nero”. E magari ti farà un bel sorriso a 42 denti.
A quel punto dovrai riuscire a dimostrargli che hai ragione tu e che lui deve fare come dici tu  non perché “sei il capo per infusione divina”, ma perché meriti di esserlo; perchè saprai essere autorevole senza provare ad essere autoritario (finirebbe malissimo); perché riuscirai a convincerlo che l’essere superiore, quello col cervellone e  l’intelligenza più sviluppata, è quello a due zampe e non a quattro.

Non è facilissimo, ma neppure difficilissimo. Basta capire un po’ i cani e saper parlare la loro lingua, saper essere fermi e solidi di nervi (lui ci riesce benissimo), non mostrare di aver paura del proprio cane e non avere reazioni isteriche.
Risolvere un conflitto gerarchico con un Caucaso (specie se maschio: con le femmine è più difficile che ci si arrivi) è un po’ come affrontare un tizio più grosso di te che pensa che tu gli abbia fatto un torto e vuole litigare. Puoi reagire urlandogli contro e scatenando una rissa (nella quale, probabilmente, le buscherai), oppure potrai dirgli “parliamone”, sederti a un tavolino, esporre le tue ragioni, ascoltare le sue. Se hai davvero ragione tu, è molto probabile che tu riesca a convincerlo e che magari diventiate anche amici.
Ecco, al Caucaso devi dire “parliamone”. Anche perché lui ti ascolterà. Non è un energumeno, è solo un cane che ha raggiunto la maturità psico-fisica e che vuol sapere se può continuare ad affidarsi a te o se è meglio che ‘sto branco cominci a guidarlo lui.
Se dimostri di essere un capo come Dio comanda, lui accetterà la cosa con la massima serenità (molto più facilmente del tizio a due zampe di cui sopra). Se invece sei un pirla, allora fa bene a comandare lui.

OCCHI: di misura moderata, di forma ovale; non troppo infossati, grandi e obliqui. Il colore ha diverse sfumature di marrone, dal marrone scuro al nocciola. Le palpebre sono nere, asciutte e strettamente aderenti. L’espressione è seria, attenta e curiosa.
E un filino snob, aggiungerei. Il Caucaso guarda un po’ tutti dall’alto in basso (esclusa la sua famiglia). I suoi occhi sono anche una specie di precisissima “luce spia” che fa capire quando gli girano le palle: perché la prima cosa che fa, prima ancora di borbottare, ringhiare o abbaiare, è puntare fisso il bersaglio e stringere gli occhi. ATTENZIONE: parecchi soggetti (non tutti, ma parecchi), essendo appunto consci del loro strapotere fisico, non si sforzano neppure di abbaiare e di fare tanta scena quando si avvicina un estraneo. Si limitano, appunto, a guardarlo fisso. Se stavate meditando di entrare in un giardino tutelato da un Caucaso, e lui vi guarda fisso senza dire né “a” nè “ba”, osservategli bene gli occhi: se appena vi avvicinate li stringe, vi consiglio vivacissimamente di portar via le chiappe alla svelta.

ORECCHIE: di misura moderata, spesse, triangolari, naturalmente pendenti, inserite alti e distanziate, con la parte interna strettamente aderente alle guance. Gli orecchi vengono tradizionalmente tagliati nel paese d’origine. Gli orecchi integri sono valutati allo stesso modo.
Ecco: siccome a noi di quello che fanno nel Paese d’origine non può frega’ de meno (visto che anche nel Paese d’origine il cane è sempre stato in mano a rudi pastori che non si sono mai posti il problema del benessere animale), si spera vivamente di non vedere più orecchie barbaramente e inutilmente tagliuzzate. Tra l’altro il cane è immensamente più bello con le orecchie integre, perché il capoccione sembra ancora più grande, maestoso e imponente.

MASCELLE E DENTI: i denti dovrebbero essere sani, bianchi, forti; gli incisivi sono vicini gli uni agli altri e posizionati su di un’unica linea. Dentatura completa, con chiusura a forbice o a tenaglia.
Caldamente sconsigliato provarne l’efficacia sulla propria pelle rompendo le palle al cane.

Ed ora, siccome come al solito sono arrivata lunghissima, procederò con una breve ma efficace descrizione del resto del cane:

CORPO: TANTO.

ARTI: TANTI. Cioè, quattro. Però grossi. Con dei piedoni smisurati.

CODA:  TANTA. E anche bella, pelosona, portata pendente quando il cane è a riposo, a falce quando è in attenzione o in movimento. Siccome è pelosissima, anche se vi sbatte addosso non fa alcun male perché è morbida-morbida.

PESO: TANTO.

PELO: TANTO. O meglio, dipende, perché il Caucaso in teoria esisterebbe in tre varietà di pelo: corto, medio e lungo. Siccome quello lungo è il più scenografico, in giro si vede praticamente solo quello. Il sottopelo è molto fitto, il che significa che quando il cane va in muta ne verrete sommersi e dovrete darci dentro a tutto spiano di bidone aspiratutto (ma serviva dirlo?). I maschi hanno una criniera foltissima e bellissima, che fa venire una gran voglia di abbracciarla. Fatelo pure, se il cane è il vostro; altrimenti ricordatevi che anche i leoni hanno una bellissima criniera.

CONCLUSIONI: Ecco, quello che vi ho descritto, un po’ seriamente e un po’ scherzosamente, è il  Cane da pastore del Caucaso così come è sempre stato per secoli. Quello usato non solo dai pastori, ma anche dall’armata dello Zar. Quello che poteva vivere in qualsiasi condizione climatica e a qualsiasi temperatura. Quello che se c’era da affrontare un lupo o un orso (vero), non stava su a pensarci due volte. Quello dolcissimo con la sua famiglia e con i suoi bambini, ma temibile con i nemici.
MI auguro che questo possa essere ancora il Pastore del Caucaso per i secoli a venire: e che gli allevatori, per rispettare il nuovo Standard neobuonista, non ne facciano una specie di grosso peluchone che si lascia pacioccare da tutti, ma che non serve neppure più a niente.
Lo so che adesso gli animalisti e i cinofilosofi insorgeranno in massa, al grido di battaglia di: “il cane dev’essere un amico e un compagno, non un oggetto utile!”.  Però, signori miei, quando il cane pesa più di 50 chili ed è alto 75 centimetri, di umani disposti a prenderselo come compagno ne troverà ben pochi, se non serve anche a qualcosa.

E poi “servire a qualcosa” è sempre stato insito nella natura del cane, che è  felicissimo di rendersi utile perché se si sente inutile – anche se viene viziato e coccolato dal mattino alla sera – si sente anche infelice, insoddisfatto e incompleto.
Un cane inutile, in natura, verrebbe cacciato a pedate dal suo branco. Un cane inutile, nella nostra società, si aspetta ancora di essere cacciato da un momento all’altro: quindi vive malissimo, anche se noi crediamo di “dargli tutto”. Forse qualche cane può riuscire ad essere – se non proprio felice – almeno rassegnatamente sereno anche se vive da peluche: forse possono farcela quelli che da moltissimi anni sono selezionati proprio come cani da compagnia.  Ma non può farcela un cane primitivo, uno che l’utilità ce l’ha proprio nel DNA.
Forse è giusto venire incontro alle esigenze degli umani (anche degli imbecilli). Forse è giusto non parlare più di “cani mordaci” ma solo di “ottimi guardiani”… però, almeno quello, lasciamoglielo ancora fare.
Lasciamogli quello splendido carattere forte, equilibrato, capace di dolcezza infinita ma anche di somma determinazione nel difendere ciò che ama.
Per favore, non roviniamo una razza meravigliosa solo perché gli umani non sono più né meravigliosi, né abbastanza intelligenti da capirla e rispettarla.

 

 

 

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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