di VALERIA ROSSI – Ho promesso ad un lettore che avrei scritto questo articolo. E il lettore – che è una persona ironica e simpaticissima –  mi ha risposto con il testo che copincollo precisamente qui sotto:
“DA NOI, IN SICILIA, LA PAROLA E’ PAROLA… SPIEGATO MI SOOOONO?”
Spiegato si è. Perfettamente.
Solo che… non so mica se lo so fare. Non so se sono capace.
Un articolo di cui sento  la mancanza – mi aveva chiesto  –  è quello in cui tu  “confidi” a noi avidi internauti i PERCHE’  e i VANTAGGI di condividere un pezzo della propria vita con un cane“.
Ora… chissà cosa si aspetta, ‘sto pover’uomo. Temo davvero di deluderlo, perché io non riesco a pensare a veri e propri “motivi per cui prendersi assolutamente un cane“.
Diciamola tutta: non ce ne sono!  Si sopravvive tranquillamente anche senza.
Di prendersi un cane, lo scrivo spesso e volentieri, non ce lo ordina il dottore: e non ce lo ordina proprio perché è tutt’altro che indispensabile. Lo dimostrano i milioni di famiglie che il cane non ce l’hanno e che non pensano neppure lontanamente di prenderne uno.
Le cose cambiano solo quando il cane, per un motivo o per l’altro, ti capita.
Magari perché l’hai scelto tu (spesso senza sapere neanche bene il perché), magari perché l’ha deciso lui. Ma anche  per un  incontro casuale, perché dovevi fare un favore a qualcuno, o perché qualcuno pensava di farne uno a te e ti ha regalato un cucciolo.
Che è una cosa che non bisognerebbe fare MAI, perché è un po’ come regalare un bambino. Perché chi riceve un regalo simile, in un primo momento, si scoccia. Poi si atterrisce. E poi è fregato per sempre, però non lo sa ancora.
Non si rende mica conto di quello che gli è successo.

La Scoperta, quella maiuscola, quella vera, quella che ti invade tutto il cervello e il cuore e l’anima in un colpo solo, ce l’hai – se tutto va bene – una quindicina d’anni dopo, quando il cane ti lascia.
Quando resti senza.
Quando cominci ad aggirarti in una sorta di limbo che pochi capiscono e troppi no, quando hai un clamoroso VUOTO (scritto proprio così, tutto maiuscolo) che ti si espande nello stomaco come un palloncino che però non puoi bucare.
Un vuoto pieno, anche se sembra una cazzata, detta così.
Pieno di un niente che sarà anche niente, ma trova il sistema di farti male in mille modi diversi.
Quando ti volti e ti aspetti di vedere un muso, ma quel muso non c’è. Quando ti alzi precipitosamente per rispondere al telefono e alzi una gamba perché pensi di dover scavalcare qualcuno che ti stava sdraiato sui piedi,  ma quel qualcuno non c’è. Quando pensi “Uh, che tardi, è ora di cena per…” e ti fermi lì, perché no, non è ora di cena per nessuno. Quello a cui stavi per preparare la ciotola non c’è.
Ogni volta lo stomaco ti si contrae, ma non riesce a chiudersi davvero (perché c’è il palloncino): allora ti dà soltanto un colpetto, come uno sgnec.  Che fa male. E  non sempre hai qualcuno con cui parlarne (a volte sì, per fortuna), specie se il vuoto-pieno non sta lì da un giorno o due, ma da una settimana, o da un mese.
Quando è successo ti sembrava che capissero tutti: dopo un mese – o due, o tre – ti sembra che non capisca più nessuno.
Appena succede, se dici che sei triste perché ti è morto il cane, ti guardano tutti con l’aria contrita, e ti accorgi che pensano: “poverina, mi rendo conto”. Dopo due mesi, se dici a qualcuno che sei ancora triste perché ti è morto il cane, ti guardano sempre con l’aria contrita, ma pensando: “poverina, questa è proprio scema”.
E tu lo sai. La vedi la differenza, negli sguardi.
Allora stai zittissima e fai finta di niente, e se qualcuno ti becca con la lacrimuccia sull’orlo della ciglia non confessi MAI che te la sei ritrovata lì perché ti è caduto lo sguardo sull’angolo in cui stava il suo materassino, che adesso è un angolo vuoto (anzi, no: pieno di niente), e lo stomaco ti ha fatto sgnec.
Dici che ti è andato qualcosa in un occhio.

Perché un cane? Perché gli sgnec allo stomaco, a lungo andare, diventano insopportabili.
Ecco perché.
Perché, semplicemente, cominci a pensare che occuparti di qualcun altro servirà, se non proprio a riempire il vuoto, almeno a svuotare il pieno: quel pieno di angoscia che, non potendo neppure più condividere, sta diventando troppo. Ti sta soffocando.
Pensi che ti sarà di aiuto “occuparti” di un nuovo cane: invece, dopo qualche tempo, scoprirai che è stato lui ad occuparsi di te. Perché è riuscito – non saprai mai come – a fare un buco nel dannato palloncino allo stomaco, che si è svuotato e se n’è andato.
E un po’ alla volta si riempiono anche tutti i vuoti: perché ci sono di nuovo musi da guardare (e che ti guardano), code da non pestare, ciotole da riempire, materassini da scuotere e da pulire. E ci sono anche peli da aspirare con la massima cura: dopodichè, quando pensi di averli tolti proprio tutti, arriva l’amica in visita e appena mette piede nel tuo corridoio le rotola davanti una specie di salsola, avete presente? Gli arbusti che rotolano spinti dal vento del deserto dei film western. Solo che in casa tua non sono arbusti, è pelo.
Allora diventi rossa e pensi “Ma PERCHE’ ho preso di nuovo un cane?”.
Però stai barando: perché in realtà lo sai benissimo, il motivo.
E se l’amica non capisce, fanculo l’amica.
Se andrà dicendo in giro che casa tua sembra una stalla (anche se è assolutamente vero), se ne resti pure nella sua: che sarà pure linda e sterilizzata come uno spot pubblicitario dopo che ci hai passato il Bleng o lo Smick&Smack  (perché prima le case delle pubblicità sono infami tuguri che neanche con una muta intera di cani infangati potresti mai ridurre così),  ma che è piena di un vuoto ancora più drammatico di quello che avevi tu. Perché lei non si accorge neanche che c’è.

Ecco, forse la risposta vera sta qua.
Perchè un cane?  Perchè il primo cane, quando non te ne è morto nessuno e quindi non senti nessun vuoto da riempire?
Proprio per questo: perché forse non lo sai, non consapevolmente, ma il vuoto c’è già. E in qualche misura lo percepisci.
E’ un po’ come quando ti nasce un figlio, no?
Prima stavi benissimo, non è che ti mancasse qualcosa: anzi!  Avevi meno rogne, meno impegni, meno orari da rispettare, meno spese…
Però, quando ti ritrovi con un bambino per casa, scopri che tutti quei “meno” erano “meno” proprio in senso matematico: erano “mancanze di”.  E anche se volessi continuare a vederle come mancanze di cose negative, come un generico “meno rotture di palle”,  scopri che non potresti più farne a meno neanche per un secondo.
La prima volta che tuo figlio esce di casa per passare una mattinata ore alla scuola materna non pensi: “Ahhh! Finalmente libera”.
Pensi: “Oddio, e adesso cosa faccio?”.
Ti MANCA! Ti manca tanto che lo urleresti, se non ti sentissi assolutamente cretina perché sai che starà via tre ore e poi sarete di nuovo insieme.  Ma intanto ti senti come se fossero entrati i ladri e ti avessero svuotato la casa e, già che c’erano, avessero svuotato anche te.
E… no!  Col cavolo, che è istinto materno.
E’ semplicemente “mancanza di”.
Perché l’istinto materno serve ad amare e a proteggere, non a sentire vuoti dentro.
Il fatto è che noi abbiamo bisogno di cose che ci riempiano la vita: anche di seccature e di rogne, okay?
Anche di palloncini nello stomaco, quando proprio deve andare storto qualcosa.
Però la vita dev’essere piena, altrimenti è una vita incompiuta come l’ottava sinfonia di Schubert. Che non è mica brutta, eh? Ha un suono  fantastico. Però ne manca un pezzo.

Ora, la nostra cultura si è resa conto che il figlio, in casa, ci vuole. Anche più di uno. Anche più di due, che sarebbero il numero eticamente accettabile per mantenere in vita la specie senza invadere la Terra peggio degli alieni.
Con varie scuse che vanno dal religioso all’economico, la nostra società ci spinge a fare figli a raffica anche se siamo in troppi, se stiamo per soffocare il pianeta, se ci comportiamo come i ratti chiusi sperimentalmente in spazi troppo angusti, che per un po’ vanno d’accordo e poi cominciano a scannarsi l’un l’altro. Lo facciamo anche noi, preciso identico: ci facciamo le guerre.
Quale stracazzo di motivo dovremmo avere, per moltiplicarci ancora?
Il motivo è che dobbiamo compensare le “mancanze di”. E lo sa anche la società nel suo insieme, quindi ci spinge a proliferare.
Nessuna cultura e nessuna religione, al contrario, ci spinge ancora a prendere un cane.
Eppure sono già diventati troppi anche loro (e sono diventati un problema fatto di abbandoni, randagismo, canili pieni…) perché la “mancanza di” la sentiamo anche da soli. E compensiamo anche senza che ci invitino a farlo.
Gli scienziati dicono che è per via dell'”epimeletica” (forse ne ho già parlato in qualche altro articolo): che sarebbe l’ancestrale ed istintivo desiderio di occuparsi, di accudire chi è piccolo, indifeso ed apparentemente bisognoso di cure. Dicono che è per questo, che ci riempiamo di cani.
Sarà.
Però c’è anche il bisogno opposto: il desiderio di riempire la nostra “mancanza di” con qualcuno da accudire, ma anche da cui essere accuditi. Il bisogno di scambio, di reciprocità, di “fare cose insieme”, di sentirsi sempre “con” qualcuno.
E qui qualcuno potrebbe obiettare: vabbe’, non ti basta il figlio, per questo?
Sì, buonasera. Queste cose, col figlio, le hai fino al giorno di cui sopra, quello in cui esce per andare alla scuola materna: dopodiché, in pratica, è già finito tutto.
Da quel momento in poi il figlio scopre che c’è un mondo fuori dalle mura di casa e passerà il resto della sua vita ad esplorarlo (o a cercare di farlo). Chi più, chi meno: si sa. C’è quello che a sedici anni parte già per l’India e quello che a trent’anni vive ancora in casa con te.
Però ci sta fisicamente (spesso per comodo): non è che la sua mente e i suoi pensieri e il suo cuore siano sempre e solo con te.
Per avere questo, serve un cane.
Un cane, e nient’altro al mondo.

Poi lo sappiamo, gli studiosi cinici e pure un po’ stronzi (perché non c’è niente come la scienza per ammazzare la poesia) ce l’hanno detto, che pure lui sta qui perché gli fa comodo. Però, a differenza del figlio, lui è capacissimo di non farcelo MAI capire.
Lui ti guarda come Bernadette deve aver guardato la Madonna quando le è apparsa la prima volta: solo che il cane, quella faccia lì, te la fa ogni volta che ti vede.
Non è per essere blasfemi, eh: ma anche nei film, c’è ‘sta pastorella che ha la prima visione e SBANG, resta lì paralizzata ed estatica. Poi, però, torna per le altre apparizioni e comincia ad avere la faccia molto più normale. All’ultima apparizione della serie, si avvicina alla grotta con l’aria da: “Abbonato…”.
Il cane no. Lui si estasia ogni santissima volta che ti guarda, per tutta la durata della sua vita.
E non solo: a differenza di Bernadette, che era estatica e basta, il cane ti dimostra in millemila modi (e millemila volte al giorno) quanto sia felice di aver incontrato la sua Madonna personale. Fa salti alti così, ti bacia, ti abbraccia, ti corca di affetto.
Se sei stata assente per il tempo di andare in bagno a fare la pipì, al tuo ritorno sembra che non ti veda da dodici anni… sempre che tu sia riuscita a chiudere la porta, altrimenti è entrato anche lui e ti ha guardato adorante mentre pisciavi (cosa che penso non sarebbe riuscita neppure a Bernadette, ammesso e non concesso che la Madonna avesse avuto bisogni corporali e che lei avesse sentito il desiderio di assistervi).
Ma vogliamo lasciar perdere Lourdes e tornare al figlio? Che finché è neonato ti fa i sorrisoni estatici pure lui, come no… ma a dieci anni, quando entri in camera sua, fa già la faccia da “che cazzo vuoi”? E a quindici, magari, te lo dice proprio?
Non c’è storia. Ammettiamolo.
Se vuoi sentirti davvero qualcuno, se vuoi sentirti il centro della vita di qualcuno, non ci sono mariti (figuriamoci…) né figli che tengano. Il cane è l’unica risposta.
Quindi è una risposta egoistica? SI. Assolutamente sì, se vogliamo darne una sincera. Il motivo per cui lo prendi è sempre e solo egoistico. Poi ci sono, ovviamente, varie sfumature: c’è quello che va a prendersi il cane griffato e ipertitolato (o figlio di genitori con tali requisiti) perché vuole sentirsi strafigo. C’è quello che va in canile a raccattarsi il poveraccio più sfigato che trova, perché vuole sentirsi un santo. C’è quello che il cane lo prende “per i bambini”, perché si augura che il cane faccia le veci un po’ più sane della playstation e gli faccia tirare il fiato per qualche minuto al giorno. Ma sempre egoisticamente si agisce, in un primo momento: anche quando non ce ne rendiamo minimamente conto.

Il fatto è che, DOPO, è lui che ti cambia.
Il cane, dico.
Non è che ci riesca proprio sempre e proprio con tutti… ma diciamo che ci sono buone probabilità che il tuo cane abbia su di te lo stesso effetto del proverbiale zoppo. Chi va con lui impara a zoppicare: chi va col cane impara – molto spesso – ad amare.
Purtroppo io penso che qualcuno, a questo punto, si spaventi a morte: noooo! Amare nooooo!!! E’ pericolosissimo, ti mette ad altissimo rischio di soffrire!
E si spaventa tanto che magari il cane lo abbandona. O gli fa del male, o addirittura lo uccide.
Succede, lo sappiamo.
Succede perché non viviamo in un mondo d’amore come quello che ci sta scartabellando le palle ogni sera dal palco dell’Ariston. Viviamo in un mondo sempre più cinico nel quale i “buoni” sono diventati “gli scemi” (tipo quelli che pagano le tasse, non so se avete presente),  un uomo capace di emozionarsi è “un frocio”, una donna capace di sacrificio e di abnegazione “ha qualche problema psichiatrico”. E così via.
In un mondo cinico, l’idea di imparare ad amare può sicuramente terrorizzare qualcuno. Ma qualcun altro, fortunatamente, no.
Qualcun altro si lascia prendere, si lascia invadere da quel “qualcosa” che i cani conoscono e gli umani stanno – forse – dimenticando: la capacità di provare sentimenti fine a se stessi.
Che magari lo stesso cane NON prova, eh? Non voglio mettere in dubbio la visione scientifica opportunistica dell’incontro della sua specie con la nostra. Però, quando guardo in faccia il mio cane, io vedo solo un distillato di amore purissimo, DOC, DOP e quant’altro.
Se è tutta una finta, è un attore talmente bravo che ci casco con tutte le scarpe. Peraltro, io piango anche davanti ai film: e quelli lo SO che sono finti, ma piango lo stesso (ovviamente solo quando muore qualche cane,  anche lì: però piango come una fontana).

Perché un cane? Prima di tutto, per avere amore. E per imparare ad amare, sempre se non ce la facciamo troppo sotto all’idea.
Sì, d’accordo, poi ci sono un sacco di altre cose: c’è tutto quello che si può fare insieme, dalla caccia alla pet therapy alla protezione civile. Dal togliere una vita al migliorarne una, o addirittura a salvarla.
Col cane si può andare da un estremo all’altro, tanto a lui va bene tutto quello che decidiamo noi (bello non sentirsi mai giudicati, eh? Mettete in conto anche questo).
Si può giocare, si può litigare, si può stare in silenzio a guardarsi in faccia, si può saltellare come scemi su un campo pieno di ostacoli o starsene su una spiaggia e spedire il cane a tirar fuori qualcuno dall’acqua  (in ognuno di questi casi è lui che si fa il mazzo, ma quelli strafighi ci sentiamo noi. Per fortuna lui pensa sempre di giocare, si diverte e quindi non ci manda mai a quel paese).
Si può correre e ci si può fermare. S può ridere e piangere con un muso sulle ginocchia, che non so per quale motivo, ma ti fa stare meglio di un Valium.
Si può scoprire che la fettina di carne che avevamo lasciato sul tavolo è misteriosamente sparita e ci si può incazzare come iene. Ci si può vendicare mangiando le sue crocchette e scoprire che lui non si incazza neanche un po’, anzi se ne infischia altamente.
Si può scoprire che certe crocchette, dopotutto, non sono mica male.
Si può andare a dormire dicendo: “A cuccia! E che non ti senta!” e risvegliarsi al mattino col cane sdraiato accanto, sotto le coperte, testa sul cuscino e marito sul pavimento, che ronfa sul tappetino del cane.
Però, in effetti, non l’hai sentito. E non l’ha sentito neanche il marito, che si è lasciato scatafasciare giù dal letto senza svegliarsi (peraltro, il tappetino era morbidissimo).

Si può ridere come pazzi ripensando a storie come queste anche trent’anni dopo, anche quando il cane non c’è più da secoli (neanche il marito, a dire il vero, anche se il cane è morto e il marito no).
Personalmente, oltre a quello appena citato (che ovviamente è vero), ho un repertorio di altri cinque, o forse diecimila aneddoti canini che mi basta riportare alla memoria per mettermi a ridere anche quando sto nella sala d’aspetto del dentista o quando mi arriva la bolletta dell’ENEL. Aneddoti con lo stesso potere, ma con umani protagonisti? Boh, forse un paio. Ma ormai già spremuti al punto che non servono più.
Insomma, ce ne sono di cose… però, se le racconti a qualcuno che il cane non ce l’ha, è pure capace di vederle al contrario.
Qualcuno che ti frega la cena e ti butta giù dal letto? Mai più al mondo!
Specie se quel qualcuno devi anche portarlo fuori a pisciare, e poi lo devi sfamare, e poi magari si ammala e lo devi curare, e ti costa quanto un nonno con tutta la badante incorporata, solo che nel testamento il nonno può lasciarti la casa (sempre che non la lasci prima alla badante) e il cane no.
Proprio non ci penso nemmeno! Un cane non lo voglio, non lo vorrò mai e non lo prenderò mai!

Per carità. Liberissimo.
In effetti, io non me la sento di dire che ci sono motivi assolutamente fondamentali e imprescindibili per cui ci si DEBBA prendere un cane.
Quindi, caro lettore, mi sa che l’articolo che volevi, alla fin fine, non te l’ho saputo scrivere.
Perché l’unico vero motivo che a me viene in mente è proprio quello di cui ho parlato finora: il vuoto, la “mancanza di”.
Però non è detto che la sentano tutti. Non siamo mica tutti uguali.
Io ho cominciato a sentirla praticamente a due anni di età (e ho cominciato a rompere perché “volevo un cane”): ma altri non la sentono affatto, e a chi non la sente non c’è modo di farla scoprire. Non si sono pressioni sociali o culturali o religiose che ti facciano sentire in qualche modo “incompleto” se non hai un cane: se non ne senti la mancanza, non la senti. Punto. A meno che non ti  capiti un cane, un giorno o l’altro, per un motivo o per l’altro.
E’ un po’ come un bambino che nasce non vedente, capisci? Lui non sa quello che si perde: non può saperlo.
La vita, per lui, è “quella” e basta. Finché è piccolino, non sa neppure di essere cieco: ma anche quando lo scopre, la cosa per lui non ha un vero significato, perchè non ha idea di come potrebbe essere il suo mondo se avesse modo di scoprire le forme e i colori.
Per fortuna (credo) non esiste un modo realmente efficace per spiegarglielo.
Lui può essere felicissimo anche così: e gli auguro davvero con tutto il cuore di esserlo.
Però quelli che ci vedono, quando pensano a lui, pensano “poverino”.
Esattamente la stessa cosa che penso io di quelli che un cane non lo vogliono e non se lo prenderanno mai.

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69 Commenti

  1. Maledizione..

    Questi articoli dovrebbero avere un disclaimer tipo “attenzione: leggere in posti isolati dove nn ti guarda nessuno. Alto rischio lacrime.”

    Soprattutto la prima parte.. Maledizione..

    nn sarai riuscita a scrivere l’articolo che il lettore voleva ma hai scritto qualcosa di veramente grande..

    Grazie.

    • Oh come è vero…nonostante abbia altri due musi pelosi che riempiono un pò,c’è sempre un buchetto là,dove stava LUI..che ormai sono 14 mesi che è andato via.. e come ho scritto nel profilo di fbk: un vuoto pieno di te.Un silenzio assordante senza di te…

      • io quel “vuoto pieno di te” che sembra il titolo di un libro, lo vivo da tre anni, nonostante altri due pelosetti che mi regalano sorrisi e amore, ma qul vuoto è sempre li, quando il pensiero corre a lei…

  2. La conclusione è il top!!!
    Sei grande Valeria!
    Per il resto concordo con Alessando in alcuni articoli tipo questo ci vuole il disclaimer “alto rischio lacrime” 🙂

  3. io sono tra quelli che il cane gli è stato regalato…da un amico che aveva avuto una cucciolata…gliela volevo riportare dopo 2 giorni…il cane non fa proprio per me… ma era via e ho dovuto conviverci per altri 10 giorni… a fatica… ovvio dire che indietro non c’è più tornata, ma il destino me l’ha voluta togliere che aveva appena 5 mesi… e dal cane che non avrei mai voluto sono passata, in 2 anni, ad averne 2… il vuoto che ho provato quando ho perso quella cucciola che amavo/odiavo è stato devastante… devastante davvero!…non si può descrivere…si può solo colmare!…e non ho smesso di piangere per lei, anche se adesso sono più le volte che la ricordo sorridendo… ma forse è ancora presto… sono passati solo 2 anni e quattro mesi da quando non c’è più la mia Mela…

  4. Io non sono sicura che il mio cane non mi giudichi… Quantomeno mi “pesa” praticamente ogni giorno.

    esempio1. “Guarda che c’è della gente sul “nostro” prato. Adesso vado a mandarla via. Come sarebbe a dire “amici”? Ma che razza di comando. Non li abbiamo mai visti prima. Ok Ok, vedo che gli parli. Allora non li prendo per un braccio. Ma sono profondamente in disaccordo. Ok vengo con te, ma sappi che penso malissimo di tutto questo”.

    esempio 2. “ho trovato questo bellissimo ramo: anche tu lo vuoi, vero? Corrimi dietro, dai, corrimi dietro… Uffa, non sai giocare. Come cane non vali proprio niente”

    … posso continuare se serve.

    Leggendo il tuo articolo, tuttavia, mi è tornata in mente un’idea che mi viene sempre più spesso: che il cane è un animale inspiegabile, che se tu non sapessi che c’è e te lo raccontassero non ci crederesti.
    A me personalmente non disturba l’idea che il cane ci ami perché lo facciamo stare bene e più lo facciamo stare bene (non viziandolo, ovviamente, che non è questo che gli dà benessere) più ci ama. E anche noi lui. Se l’amore (anche tra umani) non avesse come base un sano egoismo, se non ci fosse, alla base, una giusta attenzione alla soddisfazione dei propri bisogni, mi sembrerebbe una perversione affettiva.

    • Sciuramaria, sai che mi ero persa il tuo commento? Meno male che è diventato giallo perché ha preso tanti “concordo”, così almeno l’ho letto. E ti dico che hai ragione: il cane ci giudica continuamente, dal mattino alla sera. Però ci giudica in quanto cani, come hai detto tu stessa: di quello che facciamo in quanto umani, al contrario, non gliene può frega’ de meno.
      Forse avrei dovuto sottolinearlo, questo! Ma vabbe’, ormai è fatta!

  5. Perchè volere un cane…. Perchè senza un cane la vita è meno… meno!!!E una volta che ce l’hai è più più, e non puoi farne senza!
    Il mio primo cane, cresciuto con me, è morto un’anno e mezzo fa, eppure ogni volta che ci penso mi manca e mi viene da piangere, quel groppo in gola e gli occhi lucidi… Ho resistito due mesi, sentivo il rumore dei suoi passi, mi giravo e non c’era… e poi dopo due mesi la mia casa era di nuovo piena di… Chi vive con un cane sa che la frase “mai più” sarà sempre seguita da un senza… MAI PIU’SENZA DI UN CANE.

  6. Non ho mai avuto cani, rompo le palle da quando sono bambina ma non hanno mai capito quel vuoto che descrivi e che provo quotidianamente. Grande articolo, complimenti!

  7. A volte il cane ti capita anche senza aver la forma di un cane ^_^
    Sono cresciuta con un gatto che era cane-dentro. mi dava tutto quell’amore che hai descritto nel cane. Poi se ne è andato e ha lasciato quel vuoto.
    Vuoto che ho pensato di riempire con altri due gatti (perchè io ero del tipo “il cane? giammai! io solo gatti!”) e invece… invece loro non sono cangatti, sono gattigatti, e quel vuoto ancora c’è.
    Per questo sto cercando il mio primo cane. 🙂
    bellissimo articolo, da fazzoletto alla mano.

    • Anche io! Ho avuto una gatta per 16 anni, ora sono ho il mio primo cane da 5 anni. La differenza? Nessuna!
      Quanto bellissimo amore, sono stata proprio fortunata (con entrambe) 😉

  8. Perché avere un cane? perché senza ci sarebbe sempre qualcosa che manca, come dici bene nell’articolo. Ho sempre avuto cani, fin da piccolissima, e tutti hanno lasciato un vuoto quando se ne sono andati. Per qualcuno, anche se sono passati degli anni mi viene ancora la lacrimuccia. Per l’ultimo che se ne è andato lo scorso settembre il solo pensiero mi da una stritolata al cuore. D’altronde mi aveva sollevato da un grande vuoto quando è arrivato, e quindi non poteva che lasciarlo altrettanto grande, o forse di più. Per fortuna ho altre due pelose che al momento mi fanno compagnia.
    Grazie a tutti i cani che mi hanno rubato un pezzetto di cuore (Tommy, Bobi, Luna, Flora, Argo e Golia)

  9. Non sono riuscita a leggerlo tutto, aspetterò che passi il magone…la mia cagnolina è morta a novembre, le è scoppiato il pancreas a causa di un tumore che doveva metterci almeno 7-8 mesi a divorarla e che invece in 6 settimane l’ha mangiata tutta, tossiva e vomitava, il veterniario mi ha detto che era polmonite, invece mi è praticamente morta tra le mani quella notte. Sono trascorsi quasi tre mesi e ancora la vedo e la sento in giro per casa, ancora mi stupisco di non trovarmi nessuno in mezzo ai piedi quando apro il frigo o quando scarto qualcosa, ancora mi accoglie quel terribile vuoto quando rientro dal lavoro, ancora quando cucino e mi cade qualcosa a terra, guardo quel pezzettino di qualcosa per terra e con una imensa tristezza mi chino a raccoglierlo io. Ancora riesco a sentire la consistenza del suo pelo sotto le dita.
    E non dico nulla perché dopo quasi tre mesi so di fare la figura della povera esaurita. Ti ringrazio Valeria, mi hai fatto sentire meno sola, ed hai descritto alla perfezione quella terribile assenza che ricopre ogni cosa…grazie

    • no, non sei affatto sola e ti scrivo adesso dopo tanti mese che forse hanno curato un pò il tuo cuore, anch’io ho smesso di dire dopo qualche mese che la mia jenny se n’è andata e quel palloncino vuoto è diventato una mongolfiera e mi amnca ancora tantissimo dopo 3 anni che non dico più niente, quel suo amore assoluto che riempiva il cuore di vita mi manca così tanto!!!

  10. Bellissimo articolo.

    Però, che magone la prima parte, mi hai fatto ripensare a quando se ne andata la mia Stella, e in famiglia nessuno sembrava capire l’esigenza per me di un secondo cane.

    Un vero vuoto pieno, solo che a me non faceva ‘gnek’, mi faceva venire delle crisi di panico, mi faceva stare male come non sono stata mai.
    Ma non puoi dire che è ‘per il cane’, perchè chi non sa non capisce.

  11. Bellissimo tentativo di spiegare l’inspiegabile….il legame o lo senti o non lo senti…..anche se all’anagrafe risulti ‘possessore’ di un cane!L’articolo è comunque un colpo basso morale, ho l’occhio umido anche se sono un 50enne ed ho la nipotina della mia vecchia PT che sta dormendo ai miei piedi…..d’altra parte dovevo aspettarmelo da una che seguo e stimo dal 1997 e che tanto mi ha insegnato.
    Una sola piccola piccola, quasi minuscola tiratina d’orecchio…..noi che facciamo salvataggio in mare ci buttiamo dentro col nostro compagno, NON LO MANDIAMO , ti prego….:)!

    • Lo so, Francesco…considerala una specie di “licenza poetica”, dài! E’ vero che voi vi buttate assieme, però se lo scrivevo così non rendeva più tanto l’immagine del cane che si fa il mazzo mentre noi ci sentiamo fighi :-). Vero è che nel soccorso nautico il mazzo se lo fanno anche i conduttori: potevo scegliere un’altra disciplina. Però mi piaceva ricordare questa, che mi piace tanto anche se non l’ho mai fatta (sviolinata riparatoria, ehm).

  12. Che bella cosa che ci hai scritto Valeria!!! Ogni cane che perdo mi lascia sulla pelle un buchetto, come quelli che lascia la varicella, che il cucciolo che regolarmente prendo dopo non riesce a riempire. Alla fine, da vecchia, sarò un grazioso piccolo colabrodo.

  13. No dai, però… così sembra che la cosa più importante di un cane è quanto soffri quando non c’è più. Che è vero, verissimo… ma è il rovescio della medaglia. Un cane dà tanta gioia: più gioia di quanta sofferenza, dopo…
    Il saldo è attivo!
    E il bello è che ti dà gioia quando vedi che è felice… ed è così facile farlo felice!

  14. :’) grandissima come sempre…uff meno male che stella è qui a consolarmi per la lacrimuccia…
    da pochissimo abbiamo perso la nostra piccola pallina di pelo ciottolina,a 7 anni ha avuto una leucemia ed è andata via in 3 giorni,farò leggere l’articolo a mia zia che è la sua vera “mamma” sono sicurissima che lo apprezzerà.

    Un bacio enorme Valeria,e grazie ancora per tutto quello che sei capace di darci.

  15. insuperabile Valeria! Ho pianto, leggendo questo tuo articolo e ricordando i miei cani; ma non voglio lasciare orfani e non ho piu’ piccoli amici. Ciao! ada

  16. Dopo 16 anni passati con la mia cagnona è esattamente questo che vivo (ed è morta da 3 anni ormai…) ed essattamente così che la penso.
    Perfetta come sempre.

  17. Grazie! Avevo bisogno di ricordare. La vita in città, i ritmi lavorativi e i problemi condominiali mi stanno facendo dimenticare i veri motivi che mi hanno spinto a cercare la compagnia dei miei pelosotti. Ultimamente li vedo solo come “l’impegno” e non mi godo la loro presenza. Forse è il caso che rilegga l’articolo e mi metta a meditare….

  18. Hai fatto centro! credo tu abbia fatto piangere e ridere tutti, bell’articolo. Purtroppo viviamo in un mondo pieno di persone ciniche e che hanno disimparato ad amare, fortuna che esiste ancora tanta gente come noi che sappiamo piangere e ridere per cose semplici, le vere della vita.
    almeno credo questa sia la vita giusta, altrimenti vuol dire che ho sbagliato tutto io..

  19. Sono nata con un cane e dopo di lui altri due gli sono succeduti. Eppure, non riesco a spiegarmi perchè, nei giorni dolorosi della loro scomparsa ancora accada che, parlandone con estranei, qualcuno riesca a farci sentire eccessivi. Quasi a vergognarsi della lacrima che scende in ricordo.Va beh! La fame nel mondo… I nostri simili in difficoltà! Ma lui era diventato uno di famiglia. Un “non umano” ma ugualmente un figlio, un fratello, un amico.

  20. Un giorno, un giorno brutto, mi son fatto una domanda: «Ma si può davvero stare così male?» Mi sono risposto che sarei stato molto peggio se non avessi provato nulla, se fossi rimasto indifferente. Ho sempre pensato che quel palloncino vuoto/pieno era (è) il giusto tributo che si deve a chi ti ha dato tanto e non so dirvi quanto un cane sia capace di dare, posso solo dirvi quanto sono capace di prendere. Non si piangono gli inutili. Questo mi ha aiutato molto e ha aiutato anche molte persone con cui ho condiviso questi momenti.
    Un cane per me è la realizzazione di un bisogno e senza mi sento incompleto, un cane è uno con cui parli, che sta con te e non si chiede altro, stai con lui e non gli chiedi altro. Un cane è normale e io sono normale con un cane, un cane è lì mentre sei davanti al pc a cercare di spiegare il perché vuoi vivere con un cane, ogni tanto ti chiede di giocare e se tu non ne hai voglia si rimette lì e non devi spiegare. Un cane con le palle se ne va dietro a una “ragazza” e non ti dà spiegazioni, rincorre un gatto e non ti spiega lo stesso… e va bene così, va bene a me e va bene a lui.
    Un cane, il tuo cane, quello di un educatore ti ignora perché si è rotto di darti sempre retta e lo fa proprio mentre stai cercando di spiegare a un possibile cliente quanto sia utile avere un cane educato e lui decide che è il momento giusto per fare una bella zuffa. Bk era fantastico, si azzuffava sempre e soltanto nei posti dove lavoravo. Quanto l’ho odiato? Quanto mi ha insegnato?
    Il cane, il gatto e forse anche i conigli toccano una sfera affettiva non protetta, non ci si aspetta mai un tradimento e quindi non pensi mai a stare attento a non innamorarti troppo e siccome non ci pensi, succede.
    Ma un cane è solo un cane e io sono solo una persona: Baal e Riccardo. Cos’altro c’è da aggiungere?
    Nessuno deve condividere la propria vita con un cane, c’è chi lo fa e chi no. C’è chi ci trova un senso e chi no.
    Per chi non l’avesse capito io il senso l’ho trovato. L’esempio di Valeria è molto chiaro: che senso ha spiegare la bellezza delle forme e dei colori a un non vedente, che senso ha spiegare a chi ha tutti i sensi funzionanti le bellezze che si riescono a percepire se sei privo di vista?
    Cara Valeria, più ti leggo e più ti apprezzo.

  21. Spiegare l’ inspiegabile…verissimo!
    A me è successo un fatto strano che mi ha fatto riflettere su questa cosa.
    Quando ho preso il secondo cane una mia vicina viene a suonarmi il campanello e mi chiede “Perchè ha preso il secondo cane?” La guardo non sapendo che cosa risponderle, mentre cercavo una risposta più o meno intelligente lei continua “Io la guardo e non capisco. Vedo il lavoro che le danno, il giardino rovinato, le cacche da raccogliere ma vedo anche come vi guardate.
    Vedo qualcosa che non capisco e che non ho mai provato ma la invidio, dev’ essere bello provare certi sentimenti…è davvero molto fortunata”
    E se n’ è tornata a casa sua.

    • a te è successa una cosa piacevole… a me hanno fatto la stessa domanda e le stesse osservazioni (solo in parte) e sono andati via dicendo che avrebbero disturbato troppo e forse non sarebbero vissuti a lungo… e così scappo dalla ridente Milano Marittima (piena di rumori notturni) e cambio casa lascio la gente perfida e cattiva a vantaggio della bella campagna ravennate.

  22. Credo che per me, sia stata tutta colpa del pelo, o per meglio dire, della pelliccia…adesso vi spiego: io sono nata in una casa dove i primi giochi che mi sono stati regalati erano peluches, a forma di animali…e già lì..non ho MAI voluto bambole né bambolotti piangenti, credo li avrei uccisi (familiari preoccupati perché sospettosi di bambina con zero istinto materno, visto che l’unico ciccio bello ostinatamente regalatomi da mia zia “perché le fammine un ciccio bello lo devono avere assolutamente”, ha fatto DAVVERO una brutta fine quel giorno stesso).
    Dicevo, i peluches, così morbidi, caldi, li puoi stringere e dormirci assieme..e poi a forma di animali, con gli occhioni grandi di plastica proprio come quelli degli animali!!!!!!!!!
    Poi, una volta cresciuta, ovvero quando ho cominciato a parlare e reggermi in piedi da sola, avevo già un chiodo fisso: mamma voglio un animale! Quindi penso di essere una di quelle che ci sono nate così, punto e basta, non c’è altra spiegazione, nel mio dna c’è scritto: “Attenzione! non sopravvive senza animali!!!”
    Penso la connessione nel mio cervello di infante sia stata:
    1-wow, che bello questo coso che mi hanno regalato i miei! con tutta questa roba morbidissima che puoi stingere tanto tanto tutto il giorno!!! (PELUCHES)
    2-wow, quel coso piccolo che ho visto a casa di taldetali somiglia tantissimo al peluches che ho a casa, ma lui era vero, cioè si muoveva e faceva le fusa se lo accarezzavi, poi era ancora più caldo del mio peluches, e mooooooooooooooooooooooorbido, poi giocava con me, era belliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiissiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiimooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, mamma ne voglio uno!!!!!!!!!!!!!!!! (GATTO)
    3- O mio dio!!! oggi al parco ho visto un’altro coso, morbido, col pelo lunghissimo, ma enorme, tipo il peluches e il gatto ma la versione strafica col quintuplo del pelo e di morbidezza, e questo poi era stra-mega-fico perché l’umano gli lanciava una palla e quello la parava e poi gliela riportava, no, ma vi state rendendo conto?????!!!!!!! quello, il coso enorme e peloso, LA P-A-R-A-V-A E GLIELA R-I-P-O-R-T-A-V-A!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Non ha mai visto un gioco tanto bello in tutta la mia vita (circa 3 anni), è incredibile e assolutamente meraviglioso, anzi no, è magico..e lo voglio assolutamente anche io, al più presto perché fanculo i peluches, voglio quel coso che se lo accarezzi fa ppppppprrrrrrrrrrrrrr, e quell’altro coso enorme che se gli tiri una palla te la riporta. Punto e basta, altrimenti sciopero della fame, e ti riempio la casa di vomito e diarrea, ok cari mamma e papà? patti chiari, amicizia lunga.
    E così è stato…ho avuto gatti, pesci, uccelli, criceti, tartarughe, conigli, cane e cavallo..non tutti insieme naturalmente..
    Ah, ancora adesso, quando mettevo il naso nel pelo del mio gatto (che non c’è più), e ora del mio cavalier (devo dire per chi non lo sa, che il cavalier non puzza, ma davvero non puzza! anche io prima di prenderlo dicevo “seeeeeeeeeeh, tutti dicono che il loro cane non puzza e invece si sente tanfo di carogna a due metri di distanza!”), dicevo, quando sprofondo il naso nel pelo di Emily, dico tra me e me: “buono! profuma di peluches!”

  23. E’ la prima volta che mi capita di leggere non solo l’articolo (che mi è piaciuto tanto perchè mi ci sono ritrovata dall’inizio alla fine) ma anche tutti i commenti (che ho anche riletto un paio di volte) perchè sono molto colpita sia dal livello di condivisione che l’articolo ha ottenuto che dal fatto che lo stesso livello di condivisione lo hanno avuto anche gli stessi commenti.
    Insomma per farla semplice: nell’articolo si evidenzia un sentimento e noi che leggiamo riconosciamo quel sentimento come parte di noi e riconosciamo anche che vi sono altri come noi. Morale: scopriamo che c’è qualcosa che ci unisce, che ci rende simili ed è anche una cosa profonda, difficile da spiegare. Quindi in sostanza siamo un gruppo, anzi, mi lancio, un branco. Qualcuno potrebbe dire che siamo un branco di sentimentali smielati e basta ma io invece penso che ci sia molto molto di più. Che ci facciamo con questo branco? non lo so però vi propongo di pensarci perchè quello che è venuto fuori non sembra essere cosa da poco e niente dovrebbe essere sprecato a questo mondo, soprattutto le cose belle.

    • Donatella, a volte anch’io penso la stessa cosa: siamo in tanti ad avere gli stessi sentimenti e le stesse passioni, dovremmo veramente unirci in “qualcosa”. Poi (cinic mode on) penso che è esattamente ciò che hanno fatto i signori dell’ENCI, e dei vari Club e delle varie associazioni cinofile, o animaliste, o quel che l’è…che adesso, come passano il loro tempo? Scannandosi l’un l’altro (cinic mode off).
      Forse non basta amare i cani: forse bisognerebbe “essere” cani per riuscire a non sprecare tanto di quello che di buono c’è in noi.

  24. E’ tanto che leggo TPIC “anonimamente” ma questo articolo lo devo proprio commentare… Io non so cosa significhi quel vuoto che tanto bene descrivi nell’articolo, sono papà di due carline meravigliose solo da un anno e mezzo, ma sò cosa significhi veder rinascere la propria donna amata, mia moglie, colpita da una malattia 4 anni fa che la stava distruggendo, grazie all’amore di due “semplici” cani. Quello che ti succede nel cuore quando conosci questo amore non si può descrivere, come giustamente molti hanno detto si deve provare, si deve vivere, sentire, rimanerne colpiti tanto da pensare impossibile aver vissuto senza fino a quel momento. E se la maggior parte degli immuni (come li chiamo io) pensa che sei un deficiente quando ci parli, gli spieghi le cose, te li porti a letto, sul divano, te li porti dovunque vai, non esci la sera per stare con loro, bè….. CHISSENEFREGA!!!!! Non sapete, davvero, cosa vi perdete.

  25. Questo tipo di articoli dovresti iniziarli con “Prendete una scatola di kleenex”…a distanza di 8 mesi da quando la nostra Daisy se ne è andata e nonostante ci sia Tex con noi ci sono piccole sfumature che continuo a cogliere e che fanno ancora “sgnec”…Pezzo stupendo…

  26. davvero un articolo fantastico…ho avuto tre cani nell’arco della mia breve vita (ho 23 anni) e non ho avuto la fortuna di poter condividere a pieno il rapporto con i miei cani…uno è venuto a mancare mentre io ero ancora un “cuccioletto” è il caso di dirlo xD …ma di uno solo posso dire di sentire questo vuoto in parte ke per colpa di una grandissima idiota da me odiata tantissimo ho dovuto mandare in campagna da mio nonno…ed essendo abituato in città morì a causa delle temperature decisamente + basse…beh con questo pezzo hai smosso a me una profonda gioia mista ad infinita tristezza ripensando alla gioia di possedere un cane e ai loro sguardi ke spesso t dicono solo una cosa “ti amo”…nn hai idea quanto mi abbia colpito questo articolo veramente ti auguro tutto il bene possibile e sappi ke hai la mia gratitudine…so che te ne farai poco e che ogni qualvolta leggerai questa dannata k al posto dell “che” è come ricevere un pugno ma purtroppo è abutudine e quindi nn farci troppo caso…cmq spero un giorno di trovare un giorno una persona come te al mio fianco con cui condividere la passione per questi piccoli ma immensi concentrati d’amore ( e di peli certe volte xD) grazie mille best wishes for you and everything u desire!

  27. Ho perso il mio cane da sette mesi, dopo diciassette anni di amore infinito. Lei se n’è andata portandosi via un pezzeto del mio cuore. E in quello che mi rimane c’è un pezzetto del suo. Perchè, vien da chiedersi? Io una risposta non ce l’ho. Ma adesso accanto a me c’è Nina e, continuando a non capire il motivo, non immagenerei mai la mia vita senza di lei. Anzi, senza di loro. Perchè una volta che ti entrano dentro ci restano per sempre.

  28. Ho letto tutto l’articolo… è meraviglioso.
    Apparte che scrivi benissimo,ma con questo hai superato te stessa. Sei riuscita a descrivere l’indescrivibile. Io tutt’ora ci sto male per i miei 3 bassotti, soprattutto di uno in particolare, di nome Sirius. Ancora adesso a volte ho la sensazione che ci sia ancora, mi sembra di sentire i suoi passi.. o la sensazione di accarezzarlo. Pensavo che col tempo il dolore sparisse e invece, si è affievolito leggermente. Mi basta rievocarne il ricordo, o vedere le foto che lo ritraggono, che la cicatrice sul cuore torna a sanguinare. Forse mi prenderai per anormale, ma quando morirà qualche persona che conosco, non soffrirò così tanto come ho sofferto per Sirius. Mi ha dato tanto senza chiedermi nulla in cambio, lui c’era ed era questo che contava.

  29. a noi è successo proprio così, il cane ci è capitato, per sbaglio…
    premettendo che siamo cresciute col cane della nonna, con più bava addosso che anni, poi un giorno, anni dopo, ci si è infilato in macchina da solo, sembrava un trovatello ma era solo scappato: riassunto, dopo quella settimana col cane in casa (non abbiamo voluto dargli un nome per non affezionarci, come se fosse possibile), quando abbiamo dovuto restituirlo, abbiamo conosciuto davvero il concetto “mancanza di”…
    dopo 2 mesi scarsi abbiamo preso lei, la piccola (25 kg) di casa… il motto di mia mamma? “tornassi indietro altro che figli, il cane mi dovevo prendere!”

    detto questo, mi unisco a chi ti chiede il sottotitolo “attenzione lacrime” perchè mi hai veramente emozionata!

  30. bellissimo articolo valeria e mentre lo leggevo e alternavo lacrime a sorrisi ho sentito che la mia jenny, che oramai è la sul ponte dell’arcobaleno da 3 anni, è venuta qui accanto a me e mi ha detto “guarda che ti vedo, devi smetterla di piangere pensando a me, sorridi invece per tutti i momenti belli che ci siamo regalate” perchè è così Valeria, quando il pensiero si posa su di lei, scendono le lacrime, il cuore si fa piccolo piccolo e penso sempre “dio quanto mi manchi” e a forza di ripeterlp rischio di perdere quei milioni di momenti meravigliosi che abbiamo condiviso, tutto quell’amore di cui mi ha inondato ogni giorno, si lei mi guardava estatica anche quando uscivo dal bagno 😉 estasi pura ritrovarmi ogni volta quando tornavo, quando la prendevo in braccio e mi guardava e mi metteva in pace con il mondo intero. Un umano mi ha mai fatto sentire così??? Si forse, ma non per 3650 giorni di seguito per centinaia di volte al giorno e come si fa a non sprofondare nell’abisso quando un giorno tutto questo non c’è più all’improvviso!!!

  31. bellissimo articolo, ho pianto, io un anno fa ho perso la mia Nerina aveva 18 anni , sei mesi fa ho perso il mio Flash aveva 10 anni, capisco il VUOTO e lo stomaco che si torce e una lacrimuccia che scorre ogni tanto….
    grazie Valeria …..

  32. Tutto vero.. è bello leggere cose che ti appartengono. Vorrei dire altro, ma credo ci sia già tutto nell’articolo, quindi aggiungo solo un grazie per aver messo nero su bianco ciò che pensavo fosse vero solo per me!!

  33. Bellissimo scritto e sopratutto vero. Io non potrei mai più immaginare la mia vita senza cani, mi hanno insegnato tanto e ancora tanto mi insegneranno!

  34. sono 7 mesi che il mio tatone è sul ponte, e ancora piango ogni volta che vedo una sua foto….e sento quel vuoto orribile, che pochi riescono a capire…perchè un cane? è come chiedersi: perchè rendersi la vita migliore? perchè la vita è una sola, e non voglio privarmi di un motivo di gioia immensa…altrimenti che campo a fà? ancora ciao al mio piccolo gigante Yoshi, che vive sempre nel mio cuore e mi ha insegnato tante cose….se davvero esiste un Dio, ora sei abbracciato al mio papà, che adorava i nasoni umidi…

  35. ringrazio Alessia che ha postato il link su fb.. veramente una lettura deliziosa, e – per quanto mi riguarda – condivisa al 100%!
    FANTASTICA!

  36. …avevo una domanda, e questo mi è sembrato l’articolo più adatto in cui formularla, quindi…
    Quanto si può amare un animale?
    Il quesito deriva dal fatto che non riesco a far capire a buona parte delle persone il sentimento che provo per i miei due gatti. Sentimento che, quando viene espresso nella sua sincerità (quindi, con due enormi cuori brillanti negli occhi), mi sembra essere percepito come esagerato. O, meglio, come un sentimento che andrebbe benissimo, se fosse rivolto verso delle persone. Ma verso un cane/gatto…insomma!

    Ho amato degli uomini, ho degli amici cari e una famiglia.
    Ovviamente, i modi in cui tutti questi amori si sono espressi sono stati diversi, perché diversi sono i ruoli delle categorie di persone citate. Ma sono stati tutti sentimenti e legami intensi. E la stessa intensità dei sentimenti, io la provo per i miei gatti. Magari glielo dimostro in modo diverso dal modo in cui lo dimostrerei a un’amica, a un uomo, o a mia madre. E mi aspetto dei feedback diversi da quelli che mi aspetterei da un’amica, da un uomo o da mia madre. Ma l’intensità del sentimento non è diversa da quella che potrei provare per un essere umano.
    Quindi, mi chiedo: sono strana io?
    Quando si dice “Amo il mio cane come un figlio”, se si parla di sentimento e non di modo di trattare l’animale, è possibile? La domanda è rivolta principalmente a Valeria, e ad altre donne che abbiano sia figli che animali.
    Sembra quasi che uno debba giustificarsi, a volte, se perde un animale e soffre, se è in pensiero per il gatto che sta male, se deve cambiare città e invece di lasciarlo, decide di portarselo dietro…
    Capita solo a me?

    p.s. articolo meraviglioso! Da brividi e lacrime.

    • Noè, io non dico di amare i miei animali esattamente come mio figlio…ma ci picchio sicuramente vicino (lui dice che voglio più bene a loro, ma per fortuna non se la prende neppure: probabilmente anche lui vuole più bene a loro che a me, quindi non gli sembra neppure strano).
      Quindi con me (e con moltissimi altri frequentatori di questo sito, penso) sfondi una porta aperta 🙂

      • …io non ho figli, per questo chiedevo!
        :-/
        Comunque, noi figli pensiamo sempre che qualcun altro sia più amato di noi (un fratello, il lavoro, qualunquealtracosa!), credo faccia parte del pacchetto genitore-figli.
        Grazie mille, mi sento meno autistica a non essere l’unica ad amare molto i suoi animali.
        Non che sarebbe cambiato molto, con le mie follie vado d’accordo.
        Ma è sempre bello non essere da soli.

  37. tranquilla Noè penso che siamo in molti a pensare come te, io amo i miei cani “quasi come mio figlio”…..e ovviamente mi danno della fanatica…..poi penso che chi non ha figli senta questo sentimento ancora più forte, penso sia normale…..almeno per me 🙂

  38. leggi questo articolo già la terza volta. da 6 mesi ho perso la mia bullmastiff ed è stato devastante. quando il veterinario è venuto a casa per farle la puntura non ho avuto il coraggio di piangere. l’ho tenuta stretta a me pensando che finalmente aveva smesso di soffrire. mia sorelle le ha chiuso gli occhi. piangevamo tutti tranne me. sono uscita prima di vederla senza respiro e in ascensore è uscito tutto. ho fatto 8 piani su e giù su e giù fin quando non ho smesso di piangere. trudy non c’è più, mi ha cresciuto per 11 anni. l’ho vista nascere e mi ha insegnato l’amore incondizionato verso il mondo. mi ha insegnato tutto. mi ha visto crescere. ora c’è un altro cane che amo alla follia. è venuta poco dopo per sopperire il dolore forse. ora mi riempie il cuore ma trudy è sempre li…la sogno anche la notte. ciao piccolina ti ho voluto un bene dell’anima..grazie per tutto quello che hai fatto per me!!!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.