PREMESSA della Redazione – “Ti presento il cane”, come sicuramente saprete, è una rivista di cultura cinofila e non di cultura animalista, né di appelli, né di storie strappalacrime. In linea di massima, quindi, cerchiamo di parlare di tutto ciò che può servire a costruire una cinofilia migliore, anziché cercare di “piazzare” casi pietosi o di indirizzare l’opinione pubblica verso l’una o l’altra della tante (purtroppo) atrocità che ogni giorno vedono protagonisti gli animali.
La nostra scelta è dovuta sia all’ovvia considerazione che nessuno può occuparsi di mille cose contemporaneamente (a meno di non fare tutto in modo raffazzonato), sia alla profonda convinzione che la cultura sia l’unica risposta valida e l’unico possibile “antidoto” alla crudeltà verso gli animali.
Ogni tanto, però, facciamo qualche eccezione: perchè alcuni casi particolarmente eclatanti (non in termini di gravità – perché sono TUTTI gravi i casi di maltrattamento e crudeltà verso gli animali – ma proprio in termini numerici) non possano essere ignorati da nessuno, quindi neppure da noi: perchè un conto è il singolo idiota che si accanisce contro un essere vivente, e un conto sono i governi, le istituzioni che danno prova di tale e tanta ignoranza e crudeltà mentale da dar vita a fenomeni veramente inaccettabili e insostenibili. Specie quando si parla di culture vicine alla nostra e/o addirittura di Paesi che fanno parte della Comunità Europea.
Per questo abbiamo deciso di affrontare, oggi, l’argomento dello scempio delle perreras spagnole (approfittando di un articolo che ci è stato inviato da una lettrice, e che riportiamo quasi integralmente): e nei prossimi giorni parleremo anche della strage di cani randagi che si sta attuando in Ucraina per rendere più “gradevole” la location che ospiterà i prossimi campionati europei di calcio. Si tratta, di entrambi i casi, di vere e proprie “stragi di Stato” ai danni dei cani, di fronte alle quali è impossibile restare indifferenti e diventa indispensabile la ferma opposizione di tutti.

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NOTA: non abbiamo corredato questo articolo con foto raccapriccianti (ma se volete, in rete ne trovate una quantità infinita) perchè a nostro avviso le immagini troppo forti, più che a commuovere le persone, servono a far rifiutare loro l’orrore di ciò che vedono e quindi a far loro chiudere la pagina. Quelli nelle foto sono cani salvati dalle perreras, ora in attesa di adozione.

L’oscura verità delle perreras – articolo inviato da Melissa Mapelli

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Si chiamano «perreras». Dovrebbero essere simili ai nostri canili, essendo strutture dove vengono ospitati i cani e i gatti randagi di Spagna. Ma in realtà, all’interno, nascondono grandi sofferenze e maltrattamenti, ignorati dalla legge della penisola iberica – che prevede ancora la soppressione degli animali randagi – e supportati da una cultura popolare che non tutela i diritti dei “compagni dell’uomo”, ma anzi è intrisa di tradizioni assai violente, dalla corrida alla drammatica fine dei galgos (cani da caccia che, finita la loro età “produttiva”, vengono impiccati agli alberi).
Inoltre, Le perreras ricevono sovvenzioni statali per praticare l’eutanasia sugli animali domestici: ma in realtà non si controlla come viene eseguita. In genere sono gestite da persone in povertà, che speculano su tutto. Quindi è impossibile che spendano soldi per farmaci letali. Preferiscono abbatterli nei modi più atroci.
Abbiamo intervistato una gentilissima volontaria che si occupa della situazione Perreras dall’Italia per capire meglio la situazione.

– Perchè molte persone non sono al corrente di ciò che succede in Spagna?
La gente spesso e volentieri non vuole vedere, preferisce non sapere e preferisce credere che non sia questa la realtà. Credo sia opportuno aprire gli occhi e ogni persona, ogni padrone che si reca in una perrera a lasciare il proprio cane deve sapere, deve vedere con i propri occhi a che fine sono costretti gli animali al suo interno.

– Esiste qualche associazione che aiuta i poveri cani costretti a “soggiornare” nelle Perreras?
Esistono delle associazioni che si impegnano ad aiutare i cani, che cercano di salvar loro la vita, ma è necessario che cambi qualcosa a livello legale: è la legge che deve cambiare, perchè è umanamente impensabile salvare tutti gli animali abbandonati in perreras. Se non cambierà la legge, il lavoro di tutti gli animalisti sarà inutile.

– Come possiamo aiutare a salvare i cani?
La cosa più utile che si può fare per salvare un cane è adottare, adottare e sterilizzare, assolutamente, cani italiani e cani spagnoli. Prima di  comprare il cuccioletto di razza bisognerebbe chiedersi se non sia  molto più utile salvare la vita ad un animale di canile, italiano o straniero che sia: questo è l’unico gesto responsabile che possiamo fare per assicurare un futuro ai nostri amici animali. La vita è vita indipendentemente dalle forme sotto cui si manifesta, quindi è nostro dovere preservarla e proteggerla sempre.

– Può avvenire un’ adozione a distanza?
L’adozione a distanza è possibile, diverse associazioni lo fanno, ma non permette di liberare posti nei rifugi per fare spazio ad altri cani che altrimenti sarebbero condannati a morte: quindi è più utile un’adozione vera e propria, in modo che ci sia un ricambio continuo. Ogni cane che viene adottato permette ad un altro di essere salvato dalla soppressione.

– Hai visto molti cani uscire dalle Perreras ed ora avere famiglia?
Conosco tantissimi cani arrivati in Italia, ma anche salvati in Spagna, che grazie all’amore delle famiglie ed alla caparbietà dei volontari che li hanno salvati oggi sono felici e sereni nelle loro case…avrebbero potuto essere cenere, invece grazie ad una meravigliosa rete di solidarietà oggi questi piccoli sono sereni e felici della loro vita.

– Mediamente quanti cani si riescono a salvare?
Non si può fare una statistica sui cani salvati, ma se ogni famiglia ne salvasse anche soltanto uno, le cose andrebbero decisamente meglio per tutti quei volontari che ogni giorno soffrono per essere arrivati troppo tardi per salvare quel musino che hanno visto il giorno prima in perrera. E’ struggente fare di tutto per poterli salvare e poi scontrarsi con la realtà dei fatti, con il denaro necessario, con le adozioni che mancano,con tutte le difficoltà all’orizzonte.

– Un tuo pensiero libero…
Un pensiero è doveroso per tutti quegli angeli che non sono sfuggiti alle mani del boia…spero siano in grado di perdonare la cattiveria umana e spero che possano essere più sereni ora, lontani dalla cattiveria e dal dolore che hanno vissuto. Ora sono veramente liberi…e spero che possano vegliare sui loro compagni che sono ancora a rischio di sacrificio e che possano aiutarli a salvarsi….

Ciò che segue è stato invece riportato da un’utente del sito blog.chatta:

Non conoscevo la realtà delle perreras spagnole fino al momento in cui mi e’ arrivato sulla posta elettronica l’appello disperato di una mia amica che mi chiedeva di girare il messaggio a quante piu’ persone possibili. Questo e’ stato solo l’inizio della mia lotta, una lotta impari contro la cattiveria e le atrocità  di cui solo noi “umani” siamo capaci.
Il messaggio aveva in allegato tante foto, le foto dei condannati a MORTE!!!!
Non ci potevo credere, vedevo gli occhi di quei cani che attraverso le sbarre delle loro celle mi perforavano l’anima, vedevo il loro gridare AIUTO, percepivo da quegli sguardi tutta la loro disperazione. Penso di non aver mai visto nulla di più orribile in vita mia .
Per le tante persone che ancora non lo sanno in quel bel “paese civile” che e’ la Spagna esiste una legge –  e ribadisco, una LEGGE – che autorizza i gestori delle perreras (canili lager) a massacrare i cani.
Vengono anche pagati dai comuni 80-100 euro per ogni cane/gatto che uccidono.
Le povere bestiole rimangono in questi lager per 12 giorni, nel caso qualcuno li reclamasse o se qualcuno tramite le associazioni di volontari volesse adottarli: poi la fine.
I piu’ fortunati muoiono nelle camere a gas, dopo due giorni senza cibo né acqua, altrimenti la puzza che fanno da morti è troppo sgradevole.
Nelle gabbie  maschi e femmine non sterilizzate vengono messi insieme, le gravidanze sono tantissime e cuccioli che nascono in perrera sono destinati a morire, ma ancora più spesso le femmine incinte vengono ammazzate prima di dare alla luce i piccoli, in modo da eliminare il problema alla radice.
Ai  meno “fortunati”  viene fatta una puntura, ma non che li faccia morire (costa troppo): serve solo per paralizzarli parzialmente affinche’ non possano reagire per essere poi infilati  vivi nei forni. Per i gatti la stessa sorte, senza paralizzante, ma infilati nei sacchi.
Ho visto gli “umani” delle perreras prendere a calci nella pancia una cagnolina incinta fino a lasciarla agonizzante sul pavimento; ho visto gatti fatti a pezzi davanti agli occhi dei volontari lasciati al di là dei cancelli.
Ammiro con tutta me stessa i volontari che ogni giorno si prodigano in questo paese “civile” (anche membro della Comunità Europea) per salvare qualche vita con le adozioni, invidio il loro coraggio e la loro forza in questa lotta contro i mulini a vento.
Tanti sono stati i cani e gatti adottati dagli italiani e fatti arrivare alle famiglie che li hanno riscattati, tanti nelle loro nuove case al calduccio, amati e rispettati e quasi increduli di tutto questo amore. AMORE, parola che non hanno mai conosciuto.
Gli animali vivono in condizioni tremende i pochi giorni che gli restano da vivere. Gabbie affollatissime, poco cibo, alcuni muoiono di stenti prima di essere “giustiziati”.

COSA SI PUO’ FARE:

– Firmare la petizione contro le Perreras a questo link: http://www.firmiamo.it/stop-alle-perreras

– Sostenere l’associazione “Vita – Una Zampa per la Spagna” che si sta occupando di costruire un rifugio in Spagna per salvare gli ospiti di alcune Perreras con una donazione in denaro e adottando un animale a distanza o definitivamente.
Riferimenti:
POSTEPAY: 4023600599057884 intestata a Claudia Conte – Codice Fiscale CNTCLD84R41F205V
BONIFICO BANCARIO: intestato a “Associazione VITA” IBAN: IT29K0335901600100000016854
PAYPAL: [email protected]

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12 Commenti

  1. Pur essendoci un gran fermento non se ne sa ancora nulla. La situazione delle Perreras spagnole ed in particolare dei levrieri Galgos (e Greyhound non spagnoli ma con simile sventurato destino) mi è scoppiata tra le mani alcuni mesi fa . Un aspetto da sottolineare non è solo il trattamento subito ma la produzione vera e propria di questi animali. Cacciatori che fanno accoppiare soggetti alla ricerca del cane da caccia migliore scartando brutalmente gli altri. Anche i soggetti con maggior attitudine alla caccia non sono al sicuro. Quando non saranno più in grado di cacciare al meglio o saranno rimpiazzati da un soggetto migliore, la loro fine può prendere più direzioni: uccisi, rinchiusi in gabbie e dimenticati, abbandonati, mutilati ed abbandonati vivi, uccisi barbaramente nel peggior modo possibile quale rito propiziatorio per aver maggior fortuna con i soggetti che verranno. Nutriti fino a quando risultano utili per l’uomo al fine di mantenerli scattanti e performati. Finita la carriera di cacciatori … perché continuare a nutrirli? Una produzione sterminata. Da 20.000 a 40.000 l’anno da stime non ufficiali e assolutamente in difetto. Analogo destino (e inevitabilmente legato) per i Greyhound. Levrieri selezionati e prodotti per correre nei cinodromi allo scopo di divertire l’uomo. Costretti a vivere perennemente in gabbie (escono solo per gli allenamenti e per le gare), possono trovare la morte in pista a causa di una curva presa con troppa velocità e quindi schiantandosi contro le barriere oppure essendo dimenticati nelle gabbie quando non più veloci come un tempo. Le molte associazioni ovviamente non possono salvare tutti. La loro grande opera, oltre a salvare alcuni soggetti, è quella di fare informazione e di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica. Gli adottanti, dal canto loro, oltre a salvare una vita, contribuiscono alla diffusione del progetto. Per maggiori informazioni si possono visionare i siti internet di “Progetto Animalista per la Vita”(grazie al quale sono in attesa di adozione del mio Galghetto), “GACI”, “European Greyhound network”. Capisco la scelta di non infarcire l’articolo con foto di Galgo in condizioni pessime ma garantisco che solo quelle foto possono smuovere gli animi e far capire di cosa stiamo parlando. Non si tratta di cani rinchiusi in canili. Quello sarebbe già un lusso!

  2. A leggere queste notizie sinceramente mi viene da chiedermi come prima cosa “ma è veramente così?” I casi riportati si riferiscono a singole realtà o alla norma? Perché volendo anche sull’Italia si potrebbero fare degli articoli praticamente uguali(e se non sbaglio si fanno, una volta ho trovato un sito tedesco di un associazione che importava i cani in crucconia dal sud italia)..ci sono alcuni punti oscuri, animalisti stessi che criticano questi “traffici” e sinceramente non so cosa pensare. Ma il popolo spagnolo cosa ne pensa? Anche loro fanno finta di non vedere?

    • Ecco, bravo/a!

      Me lo chiedo anche io, su FB se ne vedono a bizzeffe di appelli di tutti i tipi. Ma i cani nel canile dietro casa?

      Non dico che si debba chiudere gli occhi, ma bisognerebbe cercare di non sprecare le energie/risorse.

      Noi che adottiamo i cani Spagnoli, i Tedeschi quelli Italiani e, senza andare troppo lontano, il traffico dal sud al nord del nostro paese.
      Poi vado al canile del mio comune (abito al nord) ed è pieno, stipato, pure quello!
      A volte mi chiedo se ha un senso tutto questo.

  3. poi dobbiamo sentirci dire che gli spagnoli sono più civili di noi perché fanno sposare gli omosessuali … nulla contro, ma
    iniziassero a rinchiudere queste sotto-specie di cacciatori, poi riapriamo il discorso !
    poi a seguire i cinodromi, le perreras e altre mille cose.
    solo a quel punto si può (solo) COMINCIARE a parlare di civiltà!

    le statistiche dicono anche che la spagna è una delle mete preferite
    da molti giovani italiani. mah … spero per loro che sappiano dove si stanno trasferendo.

    in tutto il mondo ci sono persone incivili e delinquenti.
    Un discorso a parte meritano i CRIMINI DI STATO.

    saluti

  4. Mi chiamo Giuliana Poletti e sono volontaria dell’Associazione Vita – Una Zampa per la Spagna, in Spagna esiste una legge a “tutela degli animali” davvero ridicola, si dice che i perros y gatos (cani e gatti) non possono essere usati per i combattimenti, non possono essere venduti alla vivisezione ma per quanto riguarda i metodi per combattere il randagismo vengono lasciati a scelta delle Comunidades Autonomas (regioni) le quali tutte usano la soppressione dopo pochi giorni dall’entrata in perreras (ore se il cane viene considerato pericoloso o se il padrone firma l’immediata soppressione), la legge prevede che si usi l’eutanasia ma è risaputo che i metodi in molte perreras sono atroci e le autorità nulla fanno. IO sono dell’idea che va imposta una legge a livello europeo che obblighi i paesi membri dell’Unione Europea ad utilizzare la sterilizzazione come unico metodo per combattere il randagismo, mi sono fatta promotrice di una raccolta firme cartacea (113.000 firme raccolte e contate una ad una da me) che sono state presentate alla Commissione Petizione del Parlamento Europeo (tramite OIPA)e discusse davanti all’On. Dallì, europarlamentare della Commissione Europea competente in materia di tutela degli animali, per ora hanno preso atto (a dire loro è stata la raccolta più ingente del 2011) e viste le pressioni stanno valutando di fare una legge…speriamo dal cuore che tutto serva, ma mai abbassare la guardia!!!

  5. mi chiamo Maria Luisa ho adottato il mio piccolo Milo con l associazione vita -unazampaperlaspagna e penso sia stata la cosa migliore fatta in vita mia !!! innanzitutto nella mia vita grazie a vita sono entrate persone fantastiche !! come Giuliana 😉 ma ho il mio Milo ed e un cane simpaticissimo e dolcissimo che ha illuminato la mia vita !!! salviamo queste povere anime vi riempiranno la vita !!! ….

  6. Ciao a tutti, mi sono occupata per anni di adozioni, sensibilizzazioni, raccolta fondi, promozioni….insomma di gran parte delle cose che servono per far capire alla gente che la civiltà umana è misurabile anche in base a come si pone nei confronti di altre specie, oltre agli umani.
    Sono sempre stata convinta che in Italia la questione randagismo, gestione dei rifugi, per non parlare della cultura cinofila con annessi&connessi fosse talmente complessa ed enorme, prima di riuscire a vederne da lontano la fine, che non ci fosse il tempo, che non fosse il caso di espatriare…è già frustrante così porca paletta, perchè espatriare in paesi le cui istituzioni sembrano non conoscere nemmeno il vero significato di civiltà, alimentando così ancora di più le frustrazioni…??
    SSeeeee…. me lo dico, ma non lo faccio.
    Due anni fa era ora di adottare un altro cane, ed escludendo i cani di razza, c’èra solo l’imbarazzo della scelta, alla fine ha vinto Raquel, direttamente dalla perrera di Huelva, 50 Kg di cane spettacolare, sotto tutti i punti di vista (se piace la dimensione balena, ovviamente…).
    entro il prossimo anno ne arriverà un altro.
    Per ora posso fornire solo questa mia esperienza personale in merito a cani tolti da perreras, ma non finirò mai di elogiare e ringraziare tutti quei volontari che operano in loco.
    Grazie anche a chi diffonderà il più possibile le informazioni relative a quell’orrore.
    Per chi volesse sapere qualcosa di più sulla mia esperienza: 3403094815.
    Raquel è un mix (credo…) mastino spagnolo.

    Giada.

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