sabato , 18 novembre 2017
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Striscia mostra solo ciò che le aggrada? “Caso sleddog”: la parola a De Ferrari

Intervista di VALERIA ROSSI – Alla fin fine, dopo aver scritto due diversi articoli  (cliccare qui per leggere il primo, qui per il secondo) sul caso del  presunto maltrattamento dei cani da slitta durante una gara di sleddog, l’unico che non avevo ancora sentito era proprio il protagonista principale, il musher Claudio De Ferrari: dopo il servizio di Striscia, che non mi era piaciuto neanche un po’,  mi è capitata – fortunatamente, devo dire – l’occasione di parlare con lui: e mi si sono chiarite un po’ di cose che proprio non mi tornavano.
Tanto per cominciare, devo dire che ho trovato una persona veramente distrutta dal linciaggio mediatico a cui è stata sottoposta: una persona per la quale – e ci ha tenuto subito a chiarirlo – lo sleddog è una passione e non certo un interesse economico (anzi: ci spende una carrettata di soldi); che è un padre di famiglia e che l’ha voluto sottolineare anche ai microfoni di Striscia solo perché in questi giorni è stato fatto oggetto di pesanti insinuazioni anche su come tratterebbe i suoi figli (ne ha tre, più uno adottato), il che – diciamolo – è veramente pesantino; ma soprattutto una persona che vuole moltissimo bene ai suoi cani, tanto che corre con una muta anzianotta proprio perché, non essendo un professionista, non è che possa tenersi millemila cani… ma neppure si sogna di “cambiarli” quando raggiungono una certa età: i suoi cani restano con lui dal primo all’ultimo giorno di vita, corrono finché se la sentono e dimostrano di provare piacere nel farlo, dopodiché vengono “pensionati”, sì, ma rimangono al suo fianco.
Ma come si sposa, questa immagine, con quella mostrata nel video incriminato? E con quella del presuntuoso-arrogante mostrato dalle telecamere?
La risposta alla prima domanda è quella che mi interessa di più: quindi è la prima che faccio a De Ferrari.
E lui risponde così: “Io so benissimo di aver sbagliato, questo l’ho detto e ridetto in tutte le salse. Però so anche di essere una persona preparata, che conosce i cani e in particolare i suoi cani, perché vive con loro, perchè fa sport con loro e perchè li ama, quindi li osserva e cerca di capirli.

Ribadisco quello che ho affermato dal primo momento: i miei cani erano, forse, un po’ stanchi (come è normale che sia, dopo due tappe), ma NON esausti, NON sul punto di collassare –  come qualcuno ha scritto -, NON in cattive condizioni fisiche.
Ero convinto in quel momento, e ne resto convinto tuttora, che si siano lasciati soltanto intimidire dalla presenza delle persone al check point: ma ne sono convinto perchè in altre occasioni – non filmate, purtroppo! – si sono comportati nello stesso identico modo alla partenza! Pur avendo una gran voglia di correre e di trainare, quando si vedono circondati da gente sconosciuta alcuni dei miei soggetti, che sono un po’ timidi, si buttano per terra: non ho i filmati delle occasioni in cui è successo, ma ho i testimoni. Certo, nel video si vedono cani stesi a terra con la lingua fuori ed è facile pensare a cani distrutti dalla fatica: ma vi assicuro che non era così! Faceva caldo, questo sì: per questo ansimavano. Ma se osservate il filmato con occhio più distaccato, senza lasciarvi prendere dell’emozione negativa, vedrete anche che il respiro non è affannoso; che ignorano la ciotola con l’acqua (un cane davvero stanco – e dovrebbe saperlo chiunque faccia sport – per prima cosa si butta a pesce sull’acqua. I cani da slitta mangiano anche la neve). Ma i punti ancora più importanti sono altri due: a) che il cane che qualcuno ha definito “collassato e in fin di vita”, dopo poche centinaia di metri, ha cominciato a mangiarsi la sacca nella quale l’avevo messo per farlo riposare, mugolando perché voleva correre ancora (adesso che non c’era più gente sconosciuta a disturbarlo). L’ho accontentato e lui è arrivato al traguardo insieme a tutti gli altri; b) all’arrivo tutti i cani sono stati visitati dal veterinario, come accade ad ogni fine tappa, e sono stati giudicati “normalmente” stanchi, ma senza alcun problema di salute, tant’è che tutti sono stati giudicati “abili e arruolati” per la tappa del giorno dopo. Sono stato io a non voler più utilizzare due di loro, un po’ perché sono cani di una certà età e preferisco sempre fare un po’ di turn over, un po’ perché già circolavano le prime voci su quel video e sinceramente temevo che mi si accusasse di sfruttare troppo i cani. Non mi aspettavo, invece, di essere linciato in questo modo. Non mi aspettavo che mi si volesse distruggere la vita, come è accaduto. Però gli stessi cani che sono stati definiti “distrutti”, il giorno dopo, hanno corso e hanno fatto lo stesso identico tempo del giorno prima, pur essendo due in meno: le pare che sarebbe stato possibile, se fossero stati così sfiniti?
Poi, ripeto: io ho sbagliato. Sono stato eccessivo nella mia reazione a quello che per me – e credo ancora a ragion veduta – resta però una “mancata voglia di collaborare”, e non una manifestazione di sfinimento o malessere: questo ha sicuramente peggiorato la situazione e i cani non si sono sentiti affatto motivati, ma “schiacciati” da me che li scrollavo e gliene dicevo di tutti i colori. Se mi fossi comportato in modo diverso, probabilmente sarebbero ripartiti allegramente e tutto questo non sarebbe successo. Però ci tengo a sottolinearlo: sono SICURISSIMO che i cani stavano bene. Quello che è “stato male”, perché in quell’attimo ha un po’ perso la testa, sono stato io: però sono stato stupido, non crudele. Non ho picchiato nessuno, non ho maltrattato nessun cane. Non lo farei mai, perché ai miei cani voglio bene! Mi alzo ogni mattina alle sei per andare da loro, l’ultima cosa che faccio la sera è andare da loro, passo con loro ogni secondo libero che ho. Non riesco proprio a sopportare che la gente mi veda come un aguzzino”.

Ma scusi: perché a Striscia non ha detto le stesse cose che sta dicendo a me? Io lo sento che lei è sincero, che è davvero sicuro di quello che sta dicendo. Perché con Edoardo Stoppa è stato – mi scusi il termine brusco, ma purtroppo realistico – così cafone, facendo proprio il tipo figura con cui ho titolato il mio secondo articolo?
“Inizialmente perché mi hanno spaventato. Ma proprio in senso letterale. Le spiego come sono andate le cose, così forse si capirà tutto un po’ meglio.
Quel giorno, sul lavoro, mi arriva una telefonata che dice: “Buongiorno, siamo i Carabinieri, avremmo da notificarle un atto. Stasera la troviamo in casa, verso le venti?”
Io resto un po’ perplesso. Penso che qualcuno, magari qualche animalista, mi abbia addirittura denunciato: quindi mi offro di passare direttamente io in caserma, a ritirare quest’atto. Mi interessava sapere prima possibile di cosa parlasse. Mi rispondono: “No, no, passiamo noi da lei”.
Ore venti, suonano alla porta di casa: ovviamente penso che siano i Carabinieri, visto che mi era stata preannunciata la loro visita. Mi accingo ad aprire la porta, quando mia moglie sbircia dalla finestra e mi dice: “Guarda che questi non sono Carabinieri! Non c’è nessuna loro macchina e ci sono persone nascoste dietro la siepe!”
Ovviamente, a quel punto, mi preoccupo: devo andare a vedere, ma può immaginare con quale stato d’animo. Mia moglie mi segue, perché è impaurita anche lei: pensiamo a qualche malintenzionato, e la cosa non sarebbe neppure così improbabile, visto che sono giorni che ricevo telefonate di insulti e di minacce a causa di quel video…
Scendo e mi trovo davanti telecamere e microfoni di Striscia.
Non sapevo se essere risollevato o incavolato per lo spavento che ci eravamo presi.
Stoppa mi ha subito affrontato in modo molto diretto: gentilmente, per carità, ma in modo “giornalisticamente” aggressivo. E la mia reazione è stata quella che si è vista nel filmato che hanno trasmesso. E’ vero, sono stato arrogante. Ma ero nervoso, non sono certo abituato ad affrontare situazioni simili!  In quel momento l’unica cosa che tenevo a chiarire era la mia convinzione che i cani non stessero affatto male e non fossero affatto sfiniti come apparivano. Rivedendo il fimato mi rendo conto che faccio una pessima figura: sembra che voglia difendere l’indifendibile. Ma preso così alla sprovvista, sentendomi “aggredito” e non sapendo quanto si sarebbero fermati, cosa avrei avuto modo di dire…ho detto – sicuramente in modo un po’ confuso e con toni antipatici – la cosa a cui tenevo di più: che i miei cani stavano bene, che non sono un maltrattatore e neanche uno sfruttatore.
Poi, però, una volta passata l’emozione iniziale, ho recuperato la lucidità…e qui viene la parte più sgradevole, perché gli operatori di Striscia sono rimasti a casa mia fino alle undici e mezza: e NIENTE di ciò che ci siamo detti e che ho mostrato loro è stato trasmesso.
Non solo ho spiegato loro, in modo più tranquillo e più coerente, tutte le cose che sto dicendo adesso a lei: ma li ho portati anche a vedere i cani. Hanno visto come stanno, come sono sereni, ben tenuti e in ottima forma (Stoppa ha detto per telefono a un dirigente del CIS, con cui avevo parlato precedentemente, che “nei box dei cani di De Ferrari ci andrebbe a vivere” , da tanto che sono belli, ampi e comodi. ndR). Ho mostrato loro il furgone in cui viaggiano, tutte le precauzioni che prendo per tutelare la loro salute, dalla cera per i polpastrelli alle scarpette, dal mangime che uso alle ciotole. Di tutto questo non è apparso neanche mezzo secondo. Viene proprio da pensare che l’intento fosse quello di “sbattere il mostro in prima pagina”, di fare sensazionalismo, di far vedere che mi avevano “bacchettato” a dovere facendo la figura degli impavidi eroi che affrontano il “cattivone” di turno. Mostrare dei cani scodinzolanti e felici, forse, avrebbe rovinato tutto. Non so. Io so solo che questa storia mi ha rovinato la vita…ma di questo, forse, non importa niente a nessuno”.

– Io non credo che sia così: credo che lei avesse il diritto di difendersi, anche se purtroppo finora non l’ha fatto di certo nel modo più efficace, almeno a livello di opinione pubblica. Forse questa ulteriore spiegazione, compresi i retroscena della sua apparizione in TV, potrà chiarire qualche idea.

Lo spero davvero, anche se so che molti mi hanno già condannato senza appello. Io tengo solo ad aggiungere una cosa: che la mia carriera sportiva forse si chiuderà qui, ancora non lo so. Di sicuro sono rimasto profondamente colpito da quel che è successo, quindi – al di là di quelle che saranno le sanzioni disciplinari che mi verranno comminate, devo ancora decidere cosa farò. Però la cosa che mi fa più male non è la rovina della mia immagine personale, ma la brutta impressione che ha dato il nostro sport all’opinione pubblica. Questo davvero mi ferisce, perché lo sleddog non è così: almeno ai nostri livelli, siamo un gruppo di amici che ama i cani, che si diverte con loro (e non “a discapito” loro), che si muove in un ambiente veramente sportivo. A me piace tutto il mondo che gravita intorno allo sleddog: le iniziative, le cene tutti insieme, le serate passate a parlare di cani, perfino le alzatacce al mattino per andare a pulire i box. E’ il mondo, è il mio hobby, sono vent’anni che lo pratico e nessuno – nessuno – potrà mai dire di avermi visto alzare una mano su un cane, o portare al traguardo un cane sfinito. Che un solo episodio abbia potuto distruggere tutto questo mi fa stare davvero male: ma ancor più il pensiero di aver potuto danneggiare l’immagine di questo sport che amo tanto. Anche perché uno dei miei figli sta cominciando a correre anche lui…e non vorrei davvero mai che diventasse, agli occhi del mondo, “il figlio di quello che maltratta i cani”.
So che qualcuno non mi crederà neppure adesso, so che ormai mi sono giocato la faccia e che sarà difficilissimo, se non impossibile, rimediare: ma vorrei che si capisse che ero in buona fede, che non ho mai voluto mancare di rispetto ai miei cani e soprattutto che soffrirei ancora di più se questo episodio finisse per nuocere a tutto il nostro sport, che proprio non lo merita”.

Non credo occorrano ulteriori commenti a questa intervista: le conclusioni le lascio trarre a chi legge, sia sul comportamento del musher sia sul modo quantomeno “personale” con cui gli operatori TV costruiscono i servizi.
Aggiungo solo che ho chiesto al veterinario in servizio alla gara in oggetto di farmi avere, appena pronta, la sua relazione dopo il controllo dei cani a fine tappa: in realtà la relazione è già stata completata, ma il dottore deve chiedere all’Ordine dei Veterinari l’autorizzazione alla pubblicazione e questo potrebbe richiedere un po’ di tempo. Appena ne verrò in possesso, sempre se l’Ordine darà il permesso, la pubblicherò: nel frattempo mi è sembrato comunque giusto dare voce a De Ferrari senza “tagli” e senza pressioni di sorta.
Perché in qualsiasi processo l’imputato ha diritto a difendersi: perfino in quelli che riguardano i più efferati omicidi. Che non ne abbia avuto occasione un imputato di “strattonamento di pettorine”, o – nella peggiore delle ipotesi – di misunderstanding sul grado di  stanchezza dei propri cani, mi pareva davvero un po’ eccessivo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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