sabato 11 Luglio 2020

Quando il nostro amico ci lascia

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di DENIS FERRETTI – Nel novembre del 2001 potevo ritenermi uno dei cinofili più felici del mondo. Avere quattro cani era un bel traguardo. Avevo una cucciolona bolognese allevata da me, che non stava affatto deludendo le migliori aspettative, superando in bellezza la madre che pure si era ripresa al meglio dalle fatiche del parto. Avevo adottato un meticcio al canile, che, in breve tempo si era ambientato perfettamente, divenendo intelligente e educato, quindi motivo di tanta soddisfazione. E avevo Tessa, la femmina pastore maremmano abruzzese, ormai anziana, ma ancora in splendida forma.
Ma un giorno Tessa si ammalò all’improvviso.
Scolo nasale, occhi cisposi, aria sempre più abbattuta. Nonostante il tempestivo intervento del veterinario, la malattia non fu identificata. Forse fu una neoplasia al cervello, nascosta dal bulbo oculare. Tessa perse prima la vista, poi le forze.
Nel giro di una settimana morì.
E’ impossibile che un proprietario che ha trascorso lunghi anni in compagnia del proprio cane possa restarne privo senza sentire di aver perso qualcosa di sé, anche se si tratta di un cane anziano. Se la morte arriva improvvisa, la perdita è straziante. Tessa non era solo il mio cane. Era il mio migliore amico. Aveva vissuto con me per più di undici anni. Aveva, in un certo senso, determinato il mio modo di vivere. Dopo la sua scomparsa, la sensazione di solitudine era immensa. La prima sensazione che si prova, spesso è quella di non accettazione: “non è possibile” “non è vero”. Poi si deve affrontare la realtà.

La morte di un cane non è certo traumatica come la perdita di un familiare, ovviamente. Ma forse è proprio questo il lato più ostico della cosa. Il dolore lo dobbiamo spesso affrontare da soli, senza la comprensione del mondo esterno, senza poterci sfogare con chi ha motivi “più validi” per soffrire, quasi vergognandoci di star male per un cane. “E’ solo un cane” minimizzano in molti. Questo è davvero difficile da sopportare. “E’ solo un cane”, pensiamo alle volte anche noi, provando quasi un senso di colpa per il nostro dolore, perché inconsciamente lo mettiamo in competizione con quello che dovremmo provare per le persone che ci hanno lasciato.
Piangere e manifestare i propri sentimenti è, più che mai, imbarazzante. Gli psicologi dicono che dovremmo esprimere il dolore e non reprimerlo. Non è saggio isolarsi ed è umano piangere, ma tutte le persone c’invitano a non farlo. Siamo costretti a far finta di niente ed è tutt’altro che facile.

Diverse reazioni

Non tutti i proprietari reagiscono comunque allo stesso modo. Il dolore non si manifesta secondo uno schema fisso. Le varie reazioni possono sovrapporsi ed essere di diversa durata, a seconda della persona e delle circostanze.
La morte di un cane ancora giovane è senz’altro l’avvenimento più grave. Tutto d’un tratto, il nostro cane apparentemente sveglio e normale, non c’è più. Incidenti, avvelenamenti, malattie fulminati, sono le cause più comuni. La fonte della più grande felicità diviene di colpo quella del più sconfinato dolore. E’ questo il caso in cui, più frequentemente, i proprietari si sentono responsabili dell’accaduto, come fosse tutto dovuto a qualche negligenza da parte loro. Se si tratta del cane di famiglia, i familiari possono, talvolta incolparsi vicendevolmente. Oppure si teme di essere incolpati. Si teme che gli altri familiari, pur senza manifestarlo, ci ritengano responsabili della morte del cane. Questi dubbi dovrebbero essere eliminati al più presto. Non portano da nessuna parte e creano solo ulteriore dolore.

La perdita di un cane anziano, ovviamente è un trauma diverso, che però comporta altre difficoltà più specifiche, in particolar modo se si è passato molto tempo insieme. E’ più marcata la sensazione che un certo periodo della nostra vita sia finito.
Può significare la fine di un certo modo di vivere. Viaggiare in un certo modo, orari delle passeggiate, mete abituali… cose di routine.
Per me, che sono rimasto con altri cani, ma di tipo completamente diverso, è stato così.
La prima settimana mi sembrava quasi di avere smesso di funzionare.
Anche quando morì la mia prima bastardina Isi, provai sentimenti analoghi. Forse la sensazione di stordimento fu ancora maggiore perché Isi era molto più anziana e aveva bisogno di molte cure. Tutto d’un tratto c’è stato il vuoto.
Non dovevo più alzarmi la notte per portarla fuori (i reni non ce la facevano più), non dovevo più darle le medicine, né prepararle cibo speciale, né aiutarla a spostarsi, né medicarla. Mi sentivo veramente afflitto.
Nella società in cui ci muoviamo questa condizione non è meritevole di tutela.
Non è una giustificazione per astenersi dal lavoro o per sottrarsi agli impegni quotidiani. Tutto continua come niente fosse… non si è scusati per nessuna défaillance: “Che cosa c’è che non va?” “Ancora non hai sbrigato quella pratica?” “Ma non senti che il telefono squilla?” “Non vieni alla festa di Paola?” “Tra una settimana si festeggia il tuo compleanno!!”
“Il mio cane è morto – si vorrebbe rispondere – il fedele compagno che mi è stato a fianco per quattordici lunghi anni e che ha segnato una parte della mia vita non è più con me. Qualcuno che mi amava di un amore puro e incondizionato mi ha lasciato per sempre”.

Ma non possiamo dirlo. Non saremmo capiti. “E’ solo un cane – ci direbbero, nella migliore delle ipotesi – Non è mica un cristiano”.
Sul luogo di lavoro, non possiamo pretendere che i colleghi si diano un contegno. Si riderà e si scherzerà come al solito. Ma non solo: ci sarà persino chi farà battutine a tema, chi ironizzerà e persino chi ci attaccherà:  “Ti dovresti vergognare! Almeno per rispetto di chi ha problemi ben più gravi”.
Già… chi sopporta la perdita di un animale, deve subire anche questo.  Se perdiamo un parente stretto il dolore può essere ovviamente molto più forte, ma nessuno sarà così insensibile e cattivo da venirci a rimproverare perché la nostra sofferenza è una cosa disdicevole.

I disturbi psicologici che si provano a seguito di questi eventi, sono perciò quelli tipicamente riscontrati nei casi di depressione, quando le persone cercano di nascondere il loro malessere.
Si deve  far finta di niente, ma non siamo noi stessi.
Estrema stanchezza, sbalzi d’umore, crisi di pianto, disturbi dell’appetito o della memoria, sono normali.
Anche le allucinazioni (capita di vedere il cane dappertutto) non sono assolutamente infrequenti.
Per un po’ di tempo i nostri sentimenti saranno imprevedibili. Anche dopo momenti di spensieratezza e di ritrovato buon umore, può esserci un particolare, un luogo, un avvenimento, che ci richiama qualche momento vissuto insieme. Una foto. Un oggetto. Una canzone. Dobbiamo essere pazienti con noi stessi: le lacrime sono uno sfogo naturale e necessario.

Nei casi più critici e imprevisti possono subentrare problemi ancora diversi. Frequenti i risentimenti anche irrazionali verso chi può essere in qualche modo responsabile della morte del cane (veterinario, altri familiari).
A una mia conoscente è capitato di perdere un cane di sei anni per torsione gastrica. La sua reazione è stata molto dura, con accuse nei confronti del marito e del veterinario. Entrambi non si erano resi conto della gravità della situazione e, secondo il suo punto di vista, non avevano fatto niente per prevenire l’incidente.
Un’altra mia amica mi racconta di aver provato persino odio nei confronti dello stesso cane, che disobbedendo agli insegnamenti era uscito dal giardino scavando una buca sotto la recinzione per poi finire vittima di un incidente.
Il sentimento più comune è comunque il senso di colpa. “Non sarebbe morto se l’avessi portato prima dal veterinario”. “Non sarebbe finito sotto a un’auto se l’avessi avuto al guinzaglio” “Dovevo rivolgermi a un altro veterinario” “Dovevo trattarlo meglio”.
Anche quest’ultimo senso di colpa è abbastanza frequente. Alcuni si ricordano delle volte in cui si sono arrabbiati inutilmente, rimpiangono di non aver passato più tempo insieme o comunque pensano di non avere dato al cane tutto ciò che si sarebbe meritato.

Come trovare sollievo

Per superare questi momenti, dobbiamo aiutarci come possiamo. Il non poter usufruire del conforto di chi ci vive accanto è un dato oggettivo. Insensibilità, derisione, mancanza di tatto e critiche sono da mettere in preventivo.
Se avete colleghi o amici che si comportano in questo modo, perdonateli e non pensateci più.  Scontrarsi con loro non è la cosa migliore. D’altronde non sempre si tratta di cattiveria. Spesso è solo differenza di cultura.
A volte è solo perché non sanno che cosa dire, che finiscono per dire la cosa sbagliata.
Accettare una cultura diversa non significa però farsi condizionare o rinnegare la propria.
Cercare di adeguarsi a un modello di comportamento creato da altri, anche se è quello più comune nella società in cui si vive, rischia di impedire a noi stessi di avere un nostro equilibrio emotivo.
Ma, sebbene sia importante esprimere apertamene e sinceramente il proprio pensiero, c’è una grande differenza fra esternare i propri sentimenti e sfogarli sugli altri.
Non si deve addossare ad altri la propria frustrazione. I sentimenti vanno manifestati, ma non in modo ostile.
Bisogna cercare di essere pazienti con gli altri e comprendere il loro imbarazzo.
Sfogarsi può essere utile, ma dovremmo evitare manifestazioni incontrollate. E non è nemmeno carino mettere a disagio chi non è così sensibile al nostro problema.
E’ giusto farsi aiutare da chi si offre di farlo. Può essere utile parlare. Ma non con chiunque.
Parliamo con altri cinofili. Con persone che si sono trovate nella nostra stessa situazione. Con “veri amici”.
Può essere più facile capire  i propri sentimenti e superare i propri dispiaceri. Se chi ascolta si è già trovato nella nostra situazione e ha già superato il dolore, può dare qualche suggerimento pratico.
Il giorno in cui morì la mia bastardina Isi, i miei colleghi volontari del canile mi portarono fuori “di peso” a un pranzo. Era una cosa che avevamo in mente da prima. Il fidanzato di una volontaria aveva un ristorante e da mesi insisteva per offrirci un pranzo. E’ stata l’occasione per farlo.
A tavola con me c’erano alcune persone che avevano perso il loro cane da poco. Mi ha dato molta forza sapere che il mio dolore era condiviso da altri. Non certo nel senso di “mal comune, mezzo gaudio”, ovviamente.
Avevo la sensazione di essere normale, e non quella di trovarmi in un ambiente in cui tutti ti considerano come non facente parte di questo mondo. Di fronte a certe persone possiamo anche piangere. Non dobbiamo vergognarci.

Come già accennato, quando si perde un amico quattrozampe, i sensi di colpa non sono così infrequenti.
A volte si può pensare che qualche negligenza da parte nostra abbia provocato la morte del nostro cane. Capire che il senso di colpa (motivato o immotivato) è una reazione normale al dolore può essere d’aiuto.
Anche in questo caso è meglio non tenere per sé questi sentimenti. Parlare del fatto che ci si sente in colpa può essere lo sfogo di cui si ha bisogno. Ci si renda però conto che, per quanto si sia amato il cane, la sua vita non dipende da noi. Né possiamo impedire gli imprevisti o fermare il tempo. Inoltre è fuori dubbio che le nostre intenzioni non fossero cattive.
Non mettendo il cane al guinzaglio, “volevamo” forse che il cane finisse sotto a un’auto? Naturalmente no! Allora non siamo veramente colpevoli di averne causato la morte.
Ci sono tante cose che avremmo potuto fare. Ma chi può dire di essere stato un padrone perfetto?  O, ancor meglio, un “uomo” perfetto?
Si tratta solo di ammettere di non essere perfetti. Non cambieremo nulla, rimuginando su ogni specie di “se”. Prolungheremo solo la nostra sofferenza. Per quale motivo?
Se ci sono ragioni valide per ritenersi in torto, la cosa più importante per alleviare il senso di colpa è fare in modo che la cosa non si ripeta. Non si può tornare indietro. Si può andare avanti.

Siete adirati con il veterinario, con gli amici e persino con il cane? Rendetevi conto che anche questa è una reazione comune.
Forse la rabbia è la conseguenza naturale del dolore. Solo prendendo coscienza della propria ira, non agendo sotto l’impulso della stessa, ma essendone consapevoli, possiamo liberarci del suo effetto deleterio.
Gli psicologi consigliano di non farsi condizionare dagli altri. Ognuno reagisce al dolore in modo diverso. Perciò, non  ho intenzione di suggerire un modo giusto per affrontare il dolore.
Ovviamente tutto è lecito, fino a un certo punto. Il sollievo dato da sedativi o alcool non è certo una cosa che si possa consigliare. Uno stato ansioso troppo estremo può degenerare in qualcosa di più serio. Ognuno dovrebbe rendersi conto che, se è normale essere addolorati, è altrettanto normale uscirne e rassegnarsi. Fa parte della vita. Dovremmo quindi interrogarci sui nostri sentimenti. Chiederci se è normale ciò che proviamo, sia esso dolore, senso di colpa o ira. Dovremmo interrogarci per scoprire che cosa ci può aiutare e come possiamo sopportare meglio la nostra sofferenza. Reprimere i propri sentimenti può essere nocivo a livello sia fisico che emotivo. E’ molto più salutare sfogare il proprio dolore.

Come si può aiutare chi ha perso un cane

 “Se c’è qualcosa che posso fare, fammelo sapere”.
Questo è quello che dicono tutti gli amici nei momenti di difficoltà. Ed è vero.
Si sa: gli amici sono sinceri. Farebbero qualsiasi cosa per aiutarci. Ma chi si trova in questa condizione, ci telefonerà per chiederci di fare qualche cosa? Di solito no.
In particolare nel caso della morte di un cane, che per i motivi spiegati precedentemente è caratterizzata da una sorta di senso di vergogna della propria sofferenza.
E’ logico che, se vogliamo davvero aiutare e confortare chi soffre, dobbiamo prendere  l’iniziativa.

Le cose da fare:
– Per prima cosa: ascoltare. Alcuni possono aver bisogno di parlare del loro cane, dell’incidente o della malattia che lo ha ucciso, o di che cosa provano da quando è morto. Perciò si chieda esplicitamente “vuoi parlarne?”. E si lasci che sia lui o lei a decidere. Si ascolti con pazienza e comprensione, senza pensare necessariamente di dover trovare risposte o soluzioni. Che dicano ciò che desiderano dire.

– Si assicuri loro che hanno fatto tutto il possibile (oppure si dica qualsiasi altra cosa, purché vera e positiva). Si dica loro che quello che provano (tristezza, rabbia, senso di colpa) non è affatto strano. Si parli di altri amici che si sono ripresi dopo una perdita simile.

– Ci si renda disponibili anche qualche tempo dopo, quando tutto sembra essere tornato normale, ma non lo è. Così si dimostra di essere veri amici. Quelli che rimangono sempre al nostro fianco. Noi cinofili dovremmo saperne qualcosa.

– Non ci si meravigli troppo di quello che potrebbero dire in un primo momento i padroni del cane scomparso. Forse sono adirati e si sentono in colpa. Se si sfogano con noi, dobbiamo avere perspicacia e pazienza per non irritarci a nostra volta.

– Può far piacere una email. Poche parole, ma scritte col cuore. Potete dire che il cane che se n’è andato vi era particolarmente caro, che ne conservate un ricordo speciale, o potete menzionare come quel cane abbia influito sulla considerazione che avete sulla sua razza. Sono cose che fanno piacere.

Le cose da non fare:

– Evitate di stare lontani perché non sapete che cosa dire o che cosa fare. Anche se generalmente si afferma il contrario, in quei momenti non si ha affatto bisogno di stare soli. O almeno, non si desidera essere evitati dagli amici. Non importa se gli amici non hanno parole. L’importante è che ci siano.

– Non ci si affretti a consigliare di eliminare oggetti che possano ricordare il cane scomparso (cuccia, ciotole, accessori). Il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” non è valido in questo caso. A volte si ha bisogno di un distacco un po’ più graduale.

– Non si consigli l’acquisto di un altro cane. L’azione non è affatto una brutta idea, ma, anche se le intenzioni sono buone, dire al proprietario che qualsiasi cane può prendere il posto di quello appena scomparso può ferirlo profondamente. Nessun cane potrà mai prendere il posto di un altro, perché ciascun cane è diverso.

– Non evitate di parlare del cane scomparso. Non si cerchi di cambiare discorso e non si abbia timore a pronunciare il nome del cane scomparso. A molti fa piacere sentire gli amici parlare delle qualità del proprio cane.

– Attenzione alle frasi retoriche “è stato meglio così”, “ha smesso di soffrire”. Non è sempre consolante per chi è depresso cercare di trovare qualcosa di positivo nella morte.


Come spiegarlo ai bambini

Il mio primo cane scomparve quando ero già grandicello. Non so quando morì. Un giorno scomparve. Lo cercammo ovunque, ma non lo trovammo mai. Non riesco a collocare con precisione il giorno in cui ho smesso di sperare. Ogni tanto, anche a distanza di anni, fantasticavo di poterlo ritrovare, vecchissimo, magari imprigionato nel giardino di qualche villa, con un’altra famiglia che l’avesse accolto in buona fede credendolo abbandonato.
Il primo impatto con la morte di un cane è stato quando avevo quattro anni. Morì Tupi, il bastardino della mia vicina di casa, mio compagno di giochi.
“E’ andato in cielo” mi disse mia madre. Io sapevo che era finito sotto un’auto. Sapere che era andato in cielo non mi era di grande consolazione. Mi mancava, ero triste e piansi tanto. Poi, a scuola mi dissero che i cani non andavano in cielo, che non lo avrei più rivisto.

Alcuni genitori, a seconda della propria fede, possono forse trovare inopportuna la spiegazione che mi propose mia madre.
Credo che la cosa migliore sia essere semplici, ma veritieri. Non si abbia paura a utilizzare parole reali e si dica tranquillamente che il cane è morto.
“Morto”, vuol dire che il corpo ha smesso di funzionare e non può fare ciò che faceva prima. Non può più abbaiare, non può più muoversi, né vedere, né sentire.
Non si dica che “si è addormentato”, non si facciano analogie con il sonno. I bambini piccoli prendono tutto alla lettera e potrebbe insorgere la paura di addormentarsi.
Se i genitori hanno credenze religiose, di qualsiasi tipo, possono cogliere questa occasione per affrontare l’argomento. E su questo non voglio dare alcun consiglio, per non assumermi responsabilità che violano il libero arbitrio di ciascun genitore.
Solo una considerazione personale: non è necessario nascondere ai bambini di essere addolorati per la morte del cane, se il dolore è sincero. Farà capire loro che è normale soffrire e manifestare i propri sentimenti.

Ai bambini, di solito, piace molto la leggenda del Ponte dell’Arcobaleno.

Come “dirlo” a un altro cane – di Valeria Rossi

Quanto capiscono, i cani, della morte?
Nessuno lo sa.
Le mie esperienze (purtroppo numerose: chi è cinofilo da tanti anni ha dovuto fare i conti più volte con queste realtà) sono diversissime l’una dall’altra: ho avuto cani che sembravano non essere cambiati di una virgola neppure alla scomparsa di “amici del cuore”, con cui avevano condiviso giochi e coccole per lunghi anni; ne ho avuto altri che attraversavano periodi di vera depressione e che sembravano decisamente “in lutto”. Quanto sapessero, quanto capissero il concetto di “morte”, però, non lo so.
In almeno una occasione sono rimasta sconvolta dalla reazione di un intero “branco” di fronte a qualcosa che non potevano assolutamente sapere: morì un cucciolo, neonato, che stava ancora in sala parto e che quindi nessuno dei cani del mio allevamento aveva potuto vedere.
Normalmente, quando arrivavamo al mattino, i cani nei box facevano un casino infernale di feste, abbai e scene di gioia: sapevano che si usciva, che si faceva colazione, insomma che li aspettava l’inizio di una bella giornata.
Quel giorno, quando mio marito uscì dalla sala parto e attraversò il corridoio davanti ai box per andare a seppellire il corpicino (sempre invisibile agli altri cani, perché l’avevamo fasciato in una copertina), tutti i cani rimasero immobili e zitti finché lui non fu passato oltre.
Non si sentì un solo BAU. Tutti fermi, quasi tutti seduti, lo guardarono passare serissimi come se sapessero (e non potevano saperlo) cosa portava e dove lo portava. A me venne la pelle d’oca allora, e mi viene anche adesso ripensandoci.
Che i cani “sentano qualcosa”, è certo. E non si può pensare che percepiscano solo la disperazione degli umani, perchè spesso manifestano dolore anche quando gli umani che li circondano non ne provano affatto (come avviene nel caso degli anziani soli che vengono trovati da perfetti estranei, quindi non particolarmente colpiti dalla perdita, mentre il cane che veglia il corpo del padrone è evidentemente disperato).
Sono svariate anche le testimonianze di animali che, quando una persona in casa sta per morire, si piazzano sotto il suo letto qualche giorno prima e non si muovono di lì finché tutto non è finito. E tutti abbiamo vissuto e sentito parlare di fatti completamente inspiegabili come quello che mi raccontò un amico, il cui rottweiler, alla morte del suo umano, scappò per la prima volta di casa – cosa che non si era mai sognato di fare in vita sua – e venne ritrovato al cimitero (luogo in cui non era mai stato e che non poteva neppure sapere dov’era), su una  tomba che non aveva mai visto: ma che era, naturalmente, “quella” tomba.
Come comportarsi, allora, se abbiamo più di un cane e uno di essi muore? Se succede in casa, alcuni esperti consigliano di non far sparire subito il corpo, ma di dar modo all’altro cane di vederlo, di annusarlo, di “prendere atto”, a modo suo e in un modo che non capiremo (ma non importa), di ciò che è successo. Personalmente sono d’accordo: quando ho fatto così, l’accettazione mi è sembrata più rapida e meno dolorosa. Non posso certo giurare che non fosse soltanto una mia illusione: però l’impressione è stata quella.
Se la morte avviene lontano da casa (per esempio se il cane viene sottoposto ad eutanasia nello studio del veterinario), l’unico consiglio che posso dare è quello di “far finta di niente”, almeno nei limiti del possibile, quando si torna a casa. Anche in questo caso, ovviamente, non ho alcuna certezza: ma so che quando sono tornata in lacrime e mi sono precipitata ad abbracciare l’altro cane (cosa che a NOI fa bene…), l’altro cane l’ha presa male: un po’ perchè vedeva quanto ero triste io, ovviamente, ma un po’ anche per conto suo, perchè cercava disperatamente l’amico, girava senza sosta, annusava ovunque, piagnucolava. L’unica volta in cui mi feci forza e mi comportai nel modo più normale possibile, le cose andarono molto meglio: il cane superstite mi guardò con aria molto interrogativa per un paio di giorni, ma poi si comportò come aveva sempre fatto, senza dare l’impressione di soffrire… anche se, ovviamente, quello che abbia provato in realtà non lo so. Ci sono anche persone che, dopo un lutto, sembrano normalissime. Quello che c’è nel cuore degli altri, però, non è facile saperlo: umani o cani che siano.

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245 Commenti

  1. Arrivederci Crystal…. Te ne sei andata Domenica notte dopo l’ultima carezza…
    Vuoto e angoscia dentro di noi….. Ti ameremo per sempre…. Di più non so’ scrivere..

  2. La morte di un cane non è certo traumatica come la perdita di un familiare, ovviamente? Il rapporto interspecifico, come quello intraspecifico, soddisfa criteri squisitamente soggettivi; non dovreste parlare che per voi stessi, secondo la mia modesta opinione (e senza alcuna offesa).

  3. Il mio Argo se ne è andato quattro giorni fa, a soli otto anni: un lurido, disgraziato feocromocitoma l’ha strappato a me e alla mia famiglia. Era la luce della mia casa, la cosa più bella e insieme più brutta che mi sia mai capitata; ho passato anni difficili, una brutta depressione che mi ha tenuto rinchiuso in casa per anni e anni. Argo è stata la mia unica ancora di salvezza e il fatto che sia qui lo devo probabilmente a lui. Sempre gioioso, affamato e desideroso di giocare, impazziva per i riflessi di luce, inseguendo i quali arrivava a scavare buche profondissime sia in spiaggia che nei prati. Era il boss della contrada ma, ogniqualvolta qualcuno di noi alzava la voce in casa, lui si frapponeva nel mezzo. E quando alla fine non riusciva a tenersi in corpo nè cibo nè acqua e aveva rinunciato a farlo (persino i Lindt, il suo sogno peccaminoso) e faticava a tenere gli occhi aperti.. ebbene, se noi fingevamo di accapigliarci, lui con non so quale forza riusciva a rizzarsi e a far sentire la sua voce. Tra le altre, la missione pacificatrice di Argo mi ha avvicinato ai miei come forse non ero mai stato. Mi rivedo in tutto quanto scritto nell’articolo, sensi di colpa inclusi, e manca in modo totalizzante.

  4. Due giorni fa ho perso Luna, meticcia di taglia media di 15 anni e mezzo, era vecchissima ma nonostante i dolori dell’artrosi ci seguiva ancora in passeggiata (guai lasciarla a casa!), in casa viveva ormai con il pannolino e spesso si doveva aiutare ad alzarsi, le scale non le faceva più,… poi una improvvisa torsione gastrica ci ha costretto a dover prendere una decisione in 10 minuti….quella terribile decisione che non vorresti mai dover affrontare….poco tempo…ma soffriva terribilmente. È uscita di casa viva e nel giro di un’ora è tornata a casa morta. L’altro cane dopo averla annusata ci ha messo un po’ a realizzare, richiuso il sacco dove stava voleva aprirlo per farla uscire e la vegliava inclinando la testa da una parte all’altra come fanno spesso quando non capiscono. La sera l’abbiamo seppellita e lei non voleva lasciare la fossa dov’era la sua amica speciale. È stato straziante per tutti e ci manca davvero tanto.

  5. ANGELI. Ieri ho perso Miky, semplicemente il cuore del mio cuore, prima di lui Petra, la mia serenità, prima ancora Mimma la più bellissima del mondo, prima ancora Yna lo spirito della natura tutta racchiusa in un piccolo essere bianco di pelo morbido. In pochi anni ho perso tutto quello che di più prezioso avevo e mai più avrò. Sopravvivo, sopravviviamo, storditi dal dolore, cercando di pensare e fare altro. Più o meno inutilmente. Aspettando un segno.

  6. la mia sissy di 11 kg se ne è andata a 13 anni il primo febbraio per un tumore al fegato mi manca tanto . ha vissuto come una giovane sino a un ora prima che l’emorragia del fegato ormai preso tutto dal tumore la stroncasse . è stato terribile abbiamo pianto per giorni e non posso pensare che non ci sia più. abbiamo messo le sue ceneri in un vaso con una pianta in balcone e tutti i giorni l’andiamo a salutare e a dirle che le vogliamo bene. spero che in qualche modo ci senta . solo chi ha avuto un cane sa cosa è un cane e cosa sono i suoi sguardi dolci ed intensi.dove gli dici che gli manca solo la parola e cerchi di trovare un modo per insegnargli a parlare anche se ti rendi conto che è impossibile. piango tutte le volte che ci penso se ne è andata la mia migliore amica . che possa vivere in pace e serenità la sua nuova esistenza

  7. Ciao. Io avevo un Alaska malamut e l’ho perso ieri. Il mio cane si chiamava Iron negli ultimi periodi soffriva di dolori,non Potenza alzarsi da solo e aveva tre tumori. Mio padre era al lavoro quando decise di andare a vedere se era tutto apposto a casa,alzò il cane ma cadde diverse volte,allora andò dal vetrinario e lo fece uccidere. Neanche due minuti dopo ci aveva lasciato.
    Ti vorrò sempre un mondo di bene Iron❤❤❤

  8. Ciao a tutti…
    La mia cagnolina se ne andata proprio ieri sera e leggendo le vostre storie ci sto ankora peggio…aveva 14anni
    Siamo cresciuti insieme,avevo 10anni quando la trovammo x strada…mia madre dice ke dal pomeriggio ke stava male, ma ha aspettato me e mio padre la sera per salutarci, si e’ messa vicino i nostri piedi e pian piano se ne andata, 10min prima ke andasse avevo detto ke stamane l avrei portata dal veterinario(nel caso sopprimerla senza soffrire) dopo un po ha iniziato a tremare, con respiro affannosso…lentamente smetteva di respirare, e’ stato bruttissimo…nn lo auguro a nessuno!!!
    Vorrei poter salvare tutti i cani del mondo ma so ke e’ impossimbjle e preferirei tanto ke venisse la fine del mondo xk questa vita e qst mondo fanno skifo!!!

  9. ….la mia Luna se ne è andata da quasi 3 anni…e non passa giorno che un pensiero me la ricordi, dai disastri che combinava, all’amore, all’affetto che mi dimostrava….e sorrido ringraziando il tempo passato insieme….

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