di STEFANIA MAZZOLENI – La mia passione per i cani é nata esattamente quando sono nata io.
Già da piccola ero affascinata da questi stupendi animali, non ho mai nutrito paura nei loro confronti ed ero sicura, come lo sono oggi, che non mi avrebbero mai tradita.
Purtroppo i miei genitori non volevano sentirne di prendemi un cucciolo tutto mio, così verso i nove anni ho iniziato ad occuparmi di Black, un bel cagnone di dieci anni. Era un incrocio tra un pastore tedesco e un pastore scozzese, di proprietà di un amico di mio padre.
Stava in una bellissima serra dietro casa mia e il pomeriggio andavo, con una mia amichetta, a portarlo a fare dei giretti nei giardini vicino casa.
Black, un paio di anni dopo, si é ammalato e ci ha lasciato…così  sono rimasta, per la prima volta, senza la compagnia di un cane che consideravo “mio”.
Da lì a poco un amico di famiglia decise di prendere con sé un bellissimo cucciolo di due mesi e mezzo, incrocio tra Husky e Akita Inu: Lucky. Iniziò il mio tragitto con uno dei cani più straordinari che io abbia mai conosciuto. Era come se fosse mio, mi occupavo di lui in tutto e per tutto, nonostante i suoi veri padroni lo amassero veramente: andavamo al parco, in centro, lo pettinavo, lavavo…e soprattutto educavo…e vi assicuro, non é stato per niente semplice; era un cane molto indipendente ed io ero solo una bambina di quasi 12 anni.
Però insieme ce l’abbiamo fatta. Presto quel bellissimo cane rosso e bianco divenne un fidato compagno di giochi che rispondeva ai miei comandi e soprattutto mi amava e mi rispettava, al punto che riuscivamo ad andare ovunque senza guinzaglio.
Era il 7 di maggio del 1996 quando finalmente i miei genitori si arresero.
Accettarono in famiglia un cucciolo: entrò nella nostra casa Kira, una cagnolina di 3 mesi e mezzo, incrocio tra un volpino e collie shetland. Una cagnolina con delle orecchie gigantesche, piena d’amore e di dolcezza.
Da quel momento Lucky e Kira fecero coppia fissa. Uscivano sempre insieme, biscottino a lui biscottino a lei, bagnetto a lui bagnetto a lei.
L’educazione della mia dolcissima Kira é stata molto più semplice, sia per la predisposizione delle razze da cui proveniva, sia perché   io in quei 4 anni passati con Lucky avevo imparato tanto!
La mia carriera di dogsitter iniziò spontaneamente: ero all’ultimo anno delle scuole superiori e si era sparsa la voce della mia passione per i cani. Non mi tirai certo indietro quando entrando in un negozio di animali la proprietaria mi chiese se potevo essere disponibile a portare a spasso il cane di una sua cliente.
Pochi giorni dopo arrivò la telefonata che stavo aspettando: quella signora molto simpatica chiamò e mi chiese di occuparmi di Ginevra (che presto imparai a chiamare Ginny), una cucciola di schnauzer gigante…di cui mi prendo cura tutt’ora!
Era la prima volta che mi occupavo di un cane e soprattutto era la prima volta che avevo il piacere di confrontarmi con uno schnauzer.
Hanno quella barbetta e il ciuffo a coprire gli occhi che li fa sembrare quasi impassibili!! Sono tutto l’esatto contrario attentissimi, attivissimi, giocherelloni e molto reattivi e protettivi. Con loro bisogna sempre stare attenti perché se si avvicina un intruso, generalmente, gli abbiaiano contro spaventandolo! Ah.. quante discussioni!
Così eravamo io, Lucky, Kira e Ginny… un vero gruppo di amici!
Decisi di tenere i miei cani insieme ai cani che da quel momento avrei curato per conto di altre persone…ed è stata immediatamente bellissimo, anche se a livello fisico molto faticoso.
Badare a molti cani contemporaneamente non è semplice, ma vi assicuro che dona emozioni fortissime. Ancora mi ricordo quei primi giorni: fra Kira e Ginny (che era più piccola d’età, ma molto più grande di stazza) nacque un’ amicizia straordinaria. Non appena si avvicinava un cane che poteva rappresentare una minaccia per l’indifesa Kira, ci pensava Ginny, cucciola, a respingerlo… dove non poteva in altro modo ricordo che persino arrivava a spingere l’intruso con la testa!
Era un vero e proprio branco e posso assicurare che ho imparato tantissimo dal modo d’amare incondizionato che hanno i cani.

Presto i cani che portavo a spasso aumentarono; le persone mi fermavano per strada facendomi domande curiose, tanto era insolito vedere una ragazza così giovane a spasso con un intero gruppo di cani.
Arrivò così Ines, una bellissima cucciolona di 10 mesi di dobermann marrone focato: la sua padrona mi chiese se facevo dogsitting… e se avevo a disposizione  ancora delle energie. Naturalmente accettai. Mi sono presa cura di Ines fino a poco tempo fa, quando purtroppo ci ha lasciati.
Essendo lei un dobermann e dato che su questa razza esistevano (ed esistono) molti pregiudizi, il suo aspetto incuteva timore in molte persone che mi incontravano. Prendermi cura di Ines é stato veramente un piacere. Era un cane buonissimo sia con le persone che con i cani. Poco dopo Ines arrivò Pingu, meticcio maschio di medie dimensioni. Pingu proveniva dal canile e credo che prima di arrivarci abbia avuto dei problemi con gli umani, quindi dagli estranei, tutt’ora, non si fa accarezzare.
Fu la prima volta in cui mi trovai a gestire un rapporto fra due maschi dominanti: il mio Lucky non voleva accettare un altro maschio nel suo branco, ma con dolcezza e un pò di pazienza sono riuscita a farli stare insieme… gli insegnai a non invadere l’uno gli spazi dell’altro.

Cosa dire? Lucky, Kira, Ginny, Ines e Pingu sono stati da subito tutti per uno e uno per tutti!
Fu l’inizio di una avventura straordinaria: regolarmente si andava al parco tutti insieme e nel corso degli anni ovviamente qualche situazione poco piacevole c’é stata ( episodi di vera vita di branco!) ma si é sempre risolto tutto nei migliore dei modi.
Nel tempo sono arrivati tanti altri amici a quattro zampe: Alia, pastore tedesco grigione di cui mi sono occupata per 5 anni, Cip, pastore tedesco bellisimo, Winnie, barboncino nero simpaticissimo, Luna, meticcio di medie dimensioni, Max, schnauzer gigante di cui mi sono presa cura per breve periodo, Olivia, labrador miele, Holliver, bellissimo e simpaticissimo bulldog inglese curato un paio d’anni, Barney e Betty coppia instancabile di jack russell, Holly, barboncina nera, Cioppy, un meticcino nero.. dolcissimo, Didò e Ulisse… ah, loro sono due dalmata fantastici ma tremendi!  Sveva, boxer fulvo.. la dolcezza in persona, di cui mi occupo saltuariamente quando i loro padroni, che sono miei amici, hanno bisogno per problemi di lavoro, Niky incrocio di pastore tedesco di quasi 13 anni…di lei che dire? É circa un annetto che la porto a spasso tutti i giorni nella pausa pranzo. É dolcissima e negli atteggiamenti e nella ricerca delle coccole é identica alla mia Kira. E ancora Ugo, Romeo, Marta, Bianca…e tanti tanti altri che ricordo tutti con affetto.

Tutto sembrava proseguire bene, giorno dopo giorno, in compagnia dei mei “simpatici clienti”, quando nel 2005 accade qualcosa che mi indusse a pensare di abbandonare la mia attività. Verso la fine del 2004 il mio Lucky si era ammalato, e lì scoprii cosa significa soffrire per un amico. Purtroppo il tumore fu più forte delle nostre cure e a gennaio Lucky ci lasciò. Avevo ancora la mia Kira, che mi dava la forza anche per continuare il mio lavoro con gli altri cani. Ma il destino a volte si accanisce contro chi ha già sofferto.. così qualche mese dopo, a maggio, Kira mi viene tolta da un’amenia emolitica immunomediata.
In quei giorni la padrona di Ginny (di cui vi ho parlato prima) chiamò i miei genitori e gli propose di regalarmi un cucciolo. Si dissero molte cose in quella telefonata: gli raccontò che tutti sapevano che senza cani io non potevo proprio stare e che sarebbe stato ingiusto se io avessi continuato a prendermi cura dei cani altrui senza averne di miei.
Poi la signora volle parlarmi e mi disse una cosa che non dimenticherò mai: “CHI PERDE UN AMICO NON É DETTO CHE NON NE DEBBA AVERE UN ALTRO”.
Potevo scegliere il cane che avrei avuto con me: visitai il canile municipale di Monza, che conoscevo già molto bene, lessi e rilessi i libri sulle razze canine. Era una scelta che mi faceva soffrire. Alla fine decisi per uno schnauzer medio, soprattutto ricordando come Ginny, con una trasfusione di sangue, aveva cercato di salvare la mia Kira.
Ho ancora negli occhi i loro sguardi quando si incontrarono per l’ultima volta nella clinica dove avevo portato Kira.
Il 7 maggio, che coincidenza, arrivò una cucciolina di 2 mesi e mezzo tutta nera, baffuta, che abbiamo chiamato Mopsy. Alla stessa data di nove anni prima avevo accolto Kira.
Per me é stato molto difficile. Avevo perso i miei due amici nel giro di 4 mesi l’una dall’altro, trovarmi sei giorni dopo la perdita di Kira questo fagottino nero e disinibito “tra i piedi” quasi mi faceva sentire in colpa. Mia madre si prese cura di Mopsy nei primi mesi di vita: io volevo quasi negare al mio cuore di amare un altro cane.
Ripresero così, insieme a Mopsy, le mie passeggiate al parco.
Nei primi giorni speravo di rivedere in Mopsy alcuni atteggiamenti e abitudini di Lucky e Kira: ma lei si è dimostrata da subito totalmente diversa. Ben presto mi accorsi che avevo a che fare con un altro cane… che potevo, e soprattutto volevo, amare. L’educazione di Mopsy non é   stata semplicissima. Gli schnauzer, come tutti i terrier, sono cani tanto intelligenti quanto testardi!
L’impegno che dovevo darle e l’amore che lei mi trasmetteva mi hanno aiutato ad uscire dal momento di depressione che mi opprimeva.
Al parco ho conosciuto molte persone, così da diventare un solido gruppo di amici con tanti cani. Quì ho conosciuto Luca, il mio fidanzato, che ovviamente ha un cane, una cucciola di cane corso di nome Athena.
Mopsy e Athena diventarono subito grandi compagne di giochi, avevano entrambe 7 mesi e  combinavano marachelle in continuzione.
Athena é il primo cane di Luca.. e all’inizio lui era un vero disastro.
Gliele dava vinte tutte e lei cresceva contraddistinta da un bel carattere dominante. Decisi così di aiutare Luca nell’ educazione di Athena, che doveva ancora imparare a fidarsi di noi e consideraci un punto di riferimento. Così, con tanto lavoro, pazienza ed amore ce l’abbiamo fatta!
Dopo tante esperienze realizzate nella mia vita con i cani ho impararto quanto sia importante per loro condurre una vita di gruppo che, se correttamente guidata, fornisce l’opportunita a tanti cani diversi tra loro di collocarsi in un contesto in cui formare il proprio ruolo.

Articolo precedenteMantrailing: troppe polemiche e poca collaborazione per i bloodhound
Articolo successivoSei italiano? Allora in cinofilia non conti nulla (e poi copiamo le follie straniere)

Potrebbero interessarti anche...

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

5 Commenti

  1. ;D… per adesso solo questo sorriso mi viene, troppe emozioni, troppi ricordi, so cosa significa perdere un compagno di vita a 4 zampe.
    A te un brava grande grande!

  2. “Dopo tante esperienze realizzate nella mia vita con i cani ho impararto quanto sia importante per loro condurre una vita di gruppo che, se correttamente guidata, fornisce l’opportunita a tanti cani diversi tra loro di collocarsi in un contesto in cui formare il proprio ruolo.”

    concordo assolutamente! anche io sono una fautrice dei branchi ben assortiti, e ben guidati.
    con i cani che tengo in pensione ho fatto anche delle prove: nelle uscite con il mio branco la maggior parte di loro è molto più tranquilla e gestibile che in quelle individuali. sembra che la mia posizione di capo sia dimostrata dal fatto che i miei 4 cani mi seguono e mi ascoltano, anzi spesso sono direttamente loro che inseriscono i nuovi arrivati nella nostra routine, o mi aiutano a calmare gli agitati e i testardi. spesso anche cani paurosi o rissaioli in passeggiata o al parchetto, di fronte ad un vero branco affiatato e non minaccioso si rilassano e provano il desiderio di entrare a farne parte.
    certo stà a me di volta in volta valutare gli inserimenti, osservare l’ evolversi dei rapporti tra tutti, cogliere sul nascere le avvisaglie di un conflitto, ed intervenire con calma e giustizia. a volte, in caso di cani troppo simili come stazza, età e temperamento tra di loro, specie se maschi, o di razze geneticamente poco inclini ad amare i propri simili, ho preferito tenerli separati, seppure sempre a vista gli uni degli altri, come se il cancelletto o la rete fossero il confine tra due territori, delimitati comunque da me.. e questo permetteva comunque una convivenza senza tensioni, senza condannare alla solitudine nessuno, pur rispettando le distanze sociali che variano da caso a caso, ma anche nel tempo.
    la socialità è importantissima per l’ equilibrio dei cani, e quelli che hanno la fortuna di vivere in branco sviluppano maggiormente l’ arte di comunicare e imparano a ritualizzare i conflitti ..e sono uno spettacolo da ammirare!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here