di VALERIA ROSSI – Mi sono fatta una sana risata, qualche settimana fa, leggendo l’email di un nuovo lettore che aveva appena “scoperto” questo sito-rivista e che, dopo avermi fatto un sacco di complimenti, scriveva (le parole non sono proprio queste, ma il succo sì): “Non avevo mai letto niente di tuo, perché – essendo tu italiana – non ti avevo filato di pezza”.
Mi sono veramente divertita, anche perché qualcuno, tempo fa, mi aveva detto “Se firmassi i libri e gli articoli come Valery Red, a quest’ora saresti più Guru tu di tutti gli altri messi insieme” (e prontamente mi sono fatta il personaggio con questo nome…ma sul giochino di Facebook dei Sims!): però l’argomento non è soltanto scherzoso. Anzi, è piuttosto serio.
A prescindere dal fatto che i Guru, notoriamente, mi fanno venire le bolle e che quindi non aspiro minimamente ad impersonare tale figura (anzi, la mia vera aspirazione, anche con questo sito, è quella di stimolare lo spirito critico e di contrastare i ciechi servilismi “settari” che caratterizzano soprattutto il lato “educazione-addestramento”), è un dato di fatto che:

a) consideriamo “oro colato” tutto ciò che arriva dall’estero (principalmente da America ed Inghilterra, considerati Paesi dalla cinofilia evolutissima);
b) consideriamo degno di interesse tutto ciò che arriva dalla TV (e ancora non abbiamo imparato, in cinquant’anni, che la TV è finzione al 95%…);
c) tendiamo a schifare tutto ciò che è “nostrano”, in netta controtendenza con tutti gli altri Paesi del mondo che invece sono di un campanilismo perfino eccessivo, a meno che non abbia l’avallo di qualche “personaggio” straniero.

Proprio ieri ho ricevuto una email pubblicitaria da un produttore di prodotti enogastronomici, con un articoletto che se la prendeva con la Juventus perché ha festeggiato lo scudetto a champagne francese anziché a spumante italiano.
Al di là del fatto che la polemica potesse essere un filino sterile (presumo che lo champagne non sia stato comprato, e forse sarebbe bastato che una ditta vinicola italiana sponsorizzasse la squadra per vedere inquadrato uno spumante italianissimo…), non ho potuto non pensare che i redattori dell’articolo avessero ragione quando scrivevano “Non si sarebbe certamente vista la stessa scena negli spogliatoi del Marsiglia o del PSG”.
E’ sicuramente verissimo.
Piuttosto che festeggiare a spumante, credo che una squadra francese avrebbe rinunciato allo scudetto: perché loro, della loro produzione, vanno giustamente fieri.
Noi, al contrario, ce la tiriamo tanto con il “made in Italy”, ma poi siamo sempre e comunque pronti ad accettare a braccia aperte e a guardare con somma riverenza tutto ciò che “viene da fuori”. Anche quando siamo MOLTO più bravi di loro.
In cinofilia il fenomeno è veramente impressionante: un po’ meno nel campo dell’allevamento, dove in qualche caso siamo riusciti ad imporci (in alcune razze l’eccellenza è indubbiamente italiana, anche se – assurdamente – non lo è proprio per le razze italiane, che non siamo mai stati capaci di valorizzare come merititavano!)…ma immensamente di più nel campo dell’educazione-addestramento-terapie comportamentali, dove pendiamo letteralmente dalle labbra di gente che, in moltissimi casi, vale molto meno di noi.
Ma non solo: perdiamo giornate intere a disquisire sui metodi di Tizio o Caia (anzi, di John o Mary!) quando queste persone lavorano in altri Stati, a migliaia di chilometri da noi, mentre rarissimamente ci confrontiamo sui cinofili di casa nostra (e se lo facciamo, ci scanniamo).

Esiste una pagina di Facebook (alla quale mi sono iscritta anch’io) che si chiama “Contrari ai metodi di Cesar Millan”.
Mi ci sono iscritta, d’impulso, perché sono effettivamente contraria ai suoi metodi – ritenendolo un incompetente – e perché mi scoccia che un incompetente che fa uso costante di violenza appaia in una trasmissione TV (finché le trasmissioni le fanno gli incompetenti innocui, che magari blaterano di aria fritta  ma che non scalciano né impiccano cani in diretta, l’effetto emulazione mi preoccupa molto meno)… però non partecipo quasi più. Perché mi chiedo: “Ma cosa scriviamo a fare, su questa pagina?”
Ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli, dicendoci l’un l’altro “Noi sì che siamo buoni e bravi, mentre lui è cattivissimo”: ma ce lo diciamo in italiano (lingua che Millan non conosce), su una pagina che lui non leggerà mai.
A che caspita serve?
Non serve neppure protestare con Cielo o con altri canali che lo trasmettono, visto che le televisioni NON sono fatte da cinofili e che badano – come è noto – esclusivamente all’audience. Millan ha funzionato in America (proprio perché, l’ho già detto ma lo ripeto) la cultura cinofila media americana sta messa ancor peggio della nostra, quindi viene trasmesso anche da noi. Fine. E’ lo stesso identico meccanismo per il quale ci sorbiamo i rifacimenti di tutti  telequiz americani (da “Lascia o raddoppia” in poi!), comprese cose che proprio nun se possono guarda’…nonché uno sproposito di telefilm americani, alcuni dei quali da noi floppano clamorosamente solo perché, tutto sommato, siamo un po’ meno ingenui e boccaloni dell’americano medio.
Le pagine anti-Millan, insomma, lasciano il tempo che trovano: al massimo servono per uno sfogo personale e assolutamente autoreferenziale, senza alcuno sbocco pratico (anche perché lì c’è solo gente che la pensa nello stesso modo, quindi autoreferenziale all’ennesima potenza).
In compenso non ho mai visto pagine “contrarie ai metodi di Franco Rossi” (al posto del nome fittizio metteteci pure qualsiasi nome di addestratore macellaio italiano che conosciate…e lo dico soprattutto a coloro che sugli addestratori sputano veleno a tutto spiano, sostenendo che sono tutti macellai. Un nome e cognome ce l’avrete, no? Perché non lo criticate pubblicamente, spiegando cosa fa di sbagliato? Forse perché Cesar Millan sicuramente non vi legge, e “Franco Rossi” magari sì?).
Eppure pagine che mettono in discussioni metodologie e personaggi italiani avrebbero un’utilità reale: intanto permetterebbero il confronto (anche perché non è obbligatorio scannarsi, insultarsi e prendersi a querele in faccia, anche se è diventato di gran moda), ma soprattutto consentirebbero alle persone che si avvicinano allo sport cinofilo di fare le proprie scelte, valutando accuse e anche difese.
Se Franco Rossi fosse in grado di motivare le proprie scelte, potrebbe acquisire clienti: se risultasse che è un deficiente, ne perderebbe. Se poi risultasse che è davvero un macellaio, allora potrebbe essere addirittura denunciato e dovrebbe smettere di lavorare in quel modo…e tutto questo succederebbe QUI, in Italia, proprio nei luoghi in cui “noi” (e non gente di cui non sappiamo nulla) portiamo i nostri cani.
Invece no: degli italiani non si parla mai (se non per osannare i propri Guru personali, con pagine da cui spesso vengono addirittura bannati i pareri contrari), mentre si osannano o si attaccano a testa bassa gli stranieri dei quali, solitamente, si sa giusto ciò che si vede in TV o si legge sui libri (quando li scrivono…e cioè quasi sempre).
Gente che in realtà nessuno ha mai visto neppure lavorare con UN singolo cane “dal vivo”.
Ma ci rendiamo conto di quello che stiamo facendo?

Ho già detto che sto leggendo proprio in questi giorni un libro di Cesar Millan: se non avessi visto certi suoi filmati, per quel che scrive (esclusi alcuni punti) potrei osannarlo anch’io.
Stesso discorso per la Victoria Stilwell, che scrive cose condivisibilissime ma che poi destina all’eutanasia un “ferocissimo” cocker spaniel…e lo fa pure in TV con la massima tranquillità, perché gli anglosassoni hanno una mentalità completamente diversa dalla nostra: i cani mordaci, così come quelli abbandonati, da loro sono spacciati in partenza. Se non vengono recuperati/adottati in tempi brevi, devono morire comunque. E’ del tutto logico e normale, per loro, dire “Vabbe’, ci ho provato: se non ci sono riuscita, non è cambiato nulla per questo cane, che sarebbe crepato in ogni caso”.
Ma come facciamo, noi che abbiamo decretato – grazie al cielo – l’importanza e il rispetto per la vita dei cani SANI (anche di quelli senza famiglia e/o con problemi caratteriali), a sbavare dietro a persone che vedono la cosa in modo diametralmente opposto? Eppure la Stilwell viene a tenere un seminario in Italia, e c’è la coda per andarla a sentire. Ora pare che arriverà pure Millan, e anche lui avrà il suo codazzo. Se il seminario lo tiene un italiano, bisogna pregare amici e parenti di partecipare.

Ma non solo sbaviamo per gli stranieri, attenzione: ogni volta che ci è possibile, li IMITIAMO!!! Anche quando fanno solenni cazzate.
E infatti abbiamo già chi testa i cani con le famigerate “mani di plastica”, che sono una vera aberrazione dal punto di vista comportamentale, ma che sono accettate ad occhi chiusi “perchè arrivano dagli Stati Uniti”, ad ennesima dimostrazione della nostra sudditanza psicologica nei confronti di un Paese nato l’altro ieri, senza cultura e senza storia, MA con tanti bei soldi (almeno fino a poco tempo fa: oggi non è che pure loro siano messi così bene).
Sapete qual è il Paese straniero (almeno tra quelli che ho avuto modo di conoscere) in cui c’è davvero una cultura cinofila media molto più elevata che da noi?  La Germania. Lì trovi campi di addestramento ogni due chilometri, anche nel paesino da mille anime;  ma soprattutto trovi le Sciuremarie ultrasessantenni che alle otto del mattino sono già in campo a fare obbedienza con gli stivaloni di gomma e i culoni infilati a viva forza nei jeans.
STUPENDE!

Il risultato è che in Germania non vedi un cane randagio manco a pagarlo, vedi pochissimi meticci, è cosa rarissima che si legga sul giornale che un cane ha azzannato il bambino o il tizio che faceva jogging. Però la Germania è poco considerata, perché lì si fanno moltissime discipline di morso (UD in particolare) che fanno storcere il naso ai buonisti da quando i cinofilosofi hanno raccontato in giro che in quegli sport si maltrattano i cani e si “insegna l’aggressività”.
Invece dall’America arrivano i Guru Buoni…e pazienza se lì profilerano randagismo, cucciolifici (“puppy mills”, li chiamano loro), episodi di aggressività, lista nere, regolamenti allucinanti sull’eutanasia.
Non so se vi ricordate dell’ intelligentissima proposta di Schwarzenegger (sì,  proprio Arnold, l’attore, che era anche governatore della California) che nel 2004 aveva proposto di far risparmiare 14 milioni di dollari al suo Stato ammazzando i cani randagi nei canili dopo 72 ore, anziché dopo i sei giorni previsti.
Per fortuna gli animalisti locali lo appesero metaforicamente per le palle e la proposta non  passò mai… ma i cani, nei canili californiani, sopravvivono ancora oggi per SEI GIORNI e poi vengono soppressi.
Ecco, questi sono i nostri mentori, le persone da cui pensiamo di avere tutto da imparare: mentre i Franco Rossi (in versione buona) nostrani, nell’indifferenza generale, si sbattono ogni ogni giorno per recuperare cani problematici, per far adottare i randagi anziché farli fuori, per trovare famiglie adatte al cane adatto e viceversa.
Non sempre ci  riesce  ad ottenere il meglio, con le adozioni, anche perché la preparazione dei volontari è ancora molto lacunosa: ma c’è anche chi si dà da fare per rendere i volontari un po’ meno “cuoricinisti” e più preparati.
In compenso il comparto cinotecnico è GIA’ di altissimo livello. Il tutto senza che uno straccio di pagina di FB (se non quelle personali) si disturbi a parlarne.

Se io ho voluto pubblicare la storia di Raul (sulla quale sono nate, ovviamente, polemiche infinite) è stato proprio per portare alla luce UN caso tra i millemila che ci sono ogni giorno in Italia.
Un normalissimo caso di normalissimo cane con un problema di mordacità (neppure di “aggressività”, perché Raul non è un cane aggressivo, ma un cane che pensava che relazionarsi con l’uomo significasse piantargli i denti in un braccio), che sarebbe stato eutanasizzato se non fosse intervenuto qualcuno a metterci mano.

Ma di Raul ce ne sono dieci, cento, mille.
E nei prossimi mesi pubblicheremo altre storie di problemi risolti, perché sto invitando tutti, ma proprio tutti (cinofilosofi compresi) a fornirmi le proprie documentazioni per poter mostrare pubblicamente i risultati.
Non mi importa che si vedano tutti gli step, né che si svelino arcani segreti: vorrei solo mostrare cosa sa fare la cinofilia di SCUOLA ITALIANA per recuperare/salvare dei cani che, in altri Paesi, sarebbero già sottoterra da tempo.
Una delle mille polemiche nate sul caso Raul è legata proprio al fatto che non abbiamo voluto mostrare su questa rivista ogni singolo passo, ogni singolo metodo, ogni singolo strumento: a parte il fatto che non si è utilizzato nessun metodo misterioso, ma si è semplicemente creato un rapporto basato sull’ABC dell’etologia e della cinofilia… vorrei anche sottolineare che  non è questo che conta. Almeno, non quando si cerca di diffondere tra il grande pubblico una cultura cinofila DI BASE che deve partire: a) dal rispetto, b) dalla consapevolezza che ammazzare cani (o riempirli di psicofarmaci) NON è sempre inevitabile.
Che poi quanche addetto ai lavori sia rimasto deluso dal non vedere proprio tutto step by step, è un altro discorso: se sono davvero interessati, potranno rivolgersi direttamente a chi ha lavorato col cane.
Ma lo scopo principale, per noi, NON era quello di “dare lezioni” (c’è già abbastanza gente, a farlo…), bensì quello di far capire che si può fare.
D’altronde, come mi diceva ieri un amico commentando la suddetta polemica, non è che quando un medico opera tua moglie a cuore aperto tu vada a chiedergli cos’è che ha fatto, come l’ha fatto, che strumenti ha usato e così via.
Ti trovi la moglie guarita e ringrazi Dio (e anche il medico, si spera) per questo, senza andare a fare le pulci ai metodi (anche perché, se sei un normale essere umano, non ci capiresti nulla neppure se te li spiegasse).
Invece, nell’Italia cinofila, qualsiasi Sciurmario può permettersi di andare a far le pulci ai come e ai perché, mettendo in secondo piano i risultati.

Bene: a me questo gioco non interessa. A me interessa far vedere i risultati a tutti (vabbe’…a tutti quelli che mi leggono, almeno), cosicché tutti sappiano che quell’intervento a cuore aperto si può fare e che il malato può guarire.
E mi interessa dire che non sono stati usati farmaci, che il cane non è stato maltrattato in alcun modo e che si è seguita la SCUOLA ITALIANA: in questo, come negli altri casi che via via vedrete apparire su queste pagine.
Perché la scuola italiana (quella cinotecnica)  dà dei risultati:  ha appreso quello che c’era da apprendere da altre scuole (tedesca, inglese… e americana no, perché gli americani non hanno inventato assolutamente nulla!), ma poi, pur senza vantare presunte “scoperte”, ha saputo rielaborare in modo personale metodologie e programmi che funzionano.
E’ indubbio che i rappresentanti di questa scuola avrebbero dovuto appiccicarsi uno dei classici “bollini blu” autocelebrativi che caratterizzano altri comparti: non l’hanno fatto, finora, perché hanno preferito lavorare con i cani piuttosto che sul marketing… ma non è escluso (anzi, è probabile) che lo facciano prossimamente.
Per il momento continuano a mostrare risultati pratici, reali, tangibili: molto superiori a quelli delle scuole anglosassoni iper-buoniste sulla carta, ma iper-eutanasizzatrici ( psicofarmaco-dipendenti) sul piano pratico.

Comunque ripeto, per l’ennesima volta, il mio invito anche a chi segue scuole diverse e pensieri diversi da quello cinotecnico a diffondere i  propri casi. Perché non è che un cane problematico sia “più cane” o “meno cane” di un altro, a seconda dell’approccio che si usa per risolvere il suo problema.
Non c’è alcun bisogno di svelare segreti: a me basta che si veda il “prima e dopo la cura” e che si dichiari che si è lavorato in assenza di farmaci:  dopodiché pubblico tutto, da chiunque arrivi.
Dalla scuola italiana cinotecnica mi sta arrivando diverso materiale: lo vedrete presto.
Agli “altri” lo sto ancora chiedendo senza risultati. E dire che chiedo SOLO che mi dimostrino di aver prodotto risultati in assenza di maltrattamenti e di farmaci: così come si fa – e l’ho già detto e ripetuto mille volte – per accreditare qualsiasi dichiarazione/studio/scoperta scientifica.
Se poi a questi signori sta sulle scatole l’idea di avere rapporti con “Ti presento il cane”… allora citateci, linkateci, mostrateci i risultati che avete presentato in ambito accademico o in qualsiasi altro ambito vi aggradi. Però fatelo sapere a più persone possibile, quello che sapete fare!
Altrimenti voi continuerete ad apparire autoreferenziali (e poco conclusivi) al comparto cinotecnico…ma sopratutto il grande pubblico – qualora abbia a che fare con un cane difficile, e non con un cuccioletto di golden) non si fiderà mai di nessun Franco Rossi e continuerà a sbavare dietro ai Frank Red… anche quando poi i Frank Red  si chiamano Cesar Millan.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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