giovedì , 23 novembre 2017
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Addestratore ENCI: chi è, che fa, come ottiene questa qualifica?

di VALERIA ROSSI – Nel marasma galattico che ormai caratterizza da anni tutto ciò che riguarda l’educazione-addestramento ha brillato a lungo (troppo a lungo) la completa assenza dell’ENCI, che avrebbe probabilmente potuto – e forse dovuto – prendere in mano il pallino prima che le cose precipitassero, cercando magari di dare qualche regola in più e di interessare al fenomeno il Ministero da cui dipende.
Ma ormai è tardi per piangere sul latte versato, quindi le polemiche dietrologiche le saltiamo d’un balzo: anzi, troviamo addirittura all’ENCI una scusante, visto che il principale scopo del nostro Kennel Club è la tutela del cane di razza pura e che quindi il lato “addestramento” è sempre stato visto solo in funzione zootecnica, come mezzo per identificare e valorizzare le doti naturali che si dovrebbero (condizionale d’obbligo) cercare in allevamento.
In tutto questo l’educazione c’entra ben poco… o meglio, c’entra moltissimo, perché nessun cane può essere addestrato se prima non viene educato: però l’educazione “fine a se stessa” – ovvero ciò che serve semplicemente a favorire un corretto rapporto uomo-cane e un buon inserimento del cane nella società, senza sbocchi zootecnici – non è strettamente legata all’ENCI ed è anche comprensibile che, almeno in un primo tempo, l’ENCI se ne sia disinteressato. Tra l’altro il discorso “educazione”coinvolge anche i meticci, che non rientrano sotto la tutela dell’Ente.

A “tappare il buco” lasciato dall’ENCI, e quindi ad occuparsi solo di vera e propria educazione, ci aveva pensato inizialmente l’APNEC, formando e riconoscendo educatori professionali (vedi serie di articoli su “La storia dell’educazione-addestramento in Italia). E a parte qualche piccolo scontro su metodi e strumenti, sempre esistito ma assolutamente NON paragonabile ai veri e propri “scanni” attuali, tutto filava abbastanza liscio.
Dopodiché sono arrivate le cinofilosofie, i guru, i “talebani” (dell’una e dell’altra sponda) e le guerre di religione, il che ha cominciato a destabilizzare notevolmente il sistema: ma soprattutto, l’ENCI (che non è mai stato un istituto di beneficienza, come tutti ben sappiamo…) ha fiutato il clamoroso business del lato “educazione” ed ha deciso di infilarci lo zampino. O meglio, la zampona, perché si sa che quando si muove un colosso con congrui appoggi politici… tremano i pavimenti).
Semi-fedele a se stesso, l’Ente ha comunque dato vita ad un “Registro degli Addestratori cinofili” (almeno qui è rimasto coerente), infilando però l’educazione nel disciplinare che potete gustarvi per intero cliccando qui, ma di cui vi trascriverò per comodità alcuni brani di particolare interesse.
Tanto per cominciare, vediamo cosa fa un addestratore ENCI. Il disciplinare, all’Art.2, ci spiega che all’addestratore cinofilo compete:

a) educare i cani e prepararli al superamento delle verifiche zootecniche previste dalle differenti prove di lavoro in modo da esaltarne le specifiche qualità naturali a seconda dell’impiego e della loro affidabilità;
b) impartire insegnamenti aventi la finalità di favorire la convivenza tra uomo e cane, l’inserimento del cane nella vita sociale, sviluppandone le capacità di apprendimento e indirizzandole verso l’impiego specifico di ciascuna razza;
c) migliorare la responsabilizzazione e la conoscenza verso l’animale cane in relazione a affidabilità, equilibrio e docilità degli stessi.

I punti b) e c) riguardano palesemente l’educazione del cane (e dei suoi umani) in senso stretto, mentre il punto a) è esattamente ciò che si è sempre inteso come “addestramento”.
Non si sa per quale motivo (o forse si sa: perchè suonava “più gentile” e quindi più politically correct) qui si parli invece di “educare”.
Si spera, tra l’altro, che la consecutio temporis sia del tutto casuale, perché logica avrebbe richiesto di capovolgere completamente l’ordine: per prima cosa si deve migliorare la responsabilizzazione ecc. ecc.  (altrimenti la gente neanche te li porta, i cani…); poi si educa il cucciolo costruendo un buon rapporto, poi lo si addestra. Ma pazienza: l’importante è che i punti chiave ci siano tutti.
Sta di fatto che un addestratore riconosciuto dall’ENCI deve sapere educare gli umani, educare i cani e addestrare i cani. Tutti i cani, perché non vi è alcun riferimento al “cane di razza pura”.  Quindi si fornisce il pacchetto completo.
Ma andiamo avanti.

L’Art. 3 divide gli addestratori in tre categorie:

a) addestratori per cani da utilità, compagnia, agility e sport;
b) addestratori per cani da bestiame;
c) addestratori per cani da caccia.

Sinceramente mi lascia un po’ perplessa la seconda categoria, vista la scarsità di “cani da bestiame” in Italia e conseguentemente di campi che si dedicano a questo insegnamento. Sì, certo, c’è lo sheepdog… ma quello poteva tranquillamente rientrare tra le discipline sportive: quanto ai “veri” pastori e bovari… io non è che proprio me li veda a fare il corso dell’ENCI. Ma per carità, ben venga: se magari i pastori aggiungessero al loro già cospicuo capitale di “cinofilia pratica” anche un po’ di teoria, soprattutto quella che riguarda “la responsabilizzazione verso l’animale”… magari vedremmo un po’ meno orecchie tagliate con le forbici, un po’ meno cani legati alla catena e così via.
Sta di fatto che nei tre punti c’è  l’addestramento di varie tipologie canine…ma l'”educazione” è sparita.
Vogliamo pensare che si tratti dell'”addestramento del cane da compagnia”? E pensiamolo. Però non è molto chiaro.
Si continua a fare una pericolosa confusione tra educazione e addestramento…e Guru e talebani vari possono marciarci allegramente sopra.

Il punto più importante, però, è quello che riguarda la formazione dell’addestratore ENCI.
Come ci si forma?
Si presenta domanda indirizzata ai Centri di formazione riconosciuti dall’ENCI (CFRE), dopodiché (copincollo)…

1. L’accettazione della domanda implica l’ammissione ad un corso teorico-pratico.

2. A seconda del curriculum di studio del candidato, potranno essere riconosciuti dei crediti formativi.

3. Le materie obbligatorie che dovranno essere trattate nel predetto corso sono le seguenti:

a) materie in comune per tutti i candidati: cenni di fisiologia e apparati sensoriali; evoluzione e comparazione delle razze; etologia e comportamento animale; benessere animale; meccanica del movimento; regolamenti e normative d’interesse; alimentazione e lavoro; igiene e salute; controllo e prevenzione zoonosi; tecniche di primo soccorso.

b) materie per i candidati iscritti nella I°sezione: razze sottoposte a prove da lavoro, origini, attitudini e impiego; etogramma del cane e psicologia canina; apprendimento ed educazione metodiche di addestramento; metodiche di allenamento

c) materie per i candidati iscritti nella II°sezione: razze per la conduzione del bestiame: origini, attitudini e impiego; etogramma del cane conduttore e psicologia canina; rapporto uomo- cane- bestiame; metodiche di addestramento; metodiche di allenamento

d) materie per i candidati iscritti nella III°sezione: razze da caccia sottoposte a prove di lavoro, origini, attitudini e impiego; biologia e conoscenza della fauna d’interesse; etogramma del cane da caccia e psicologia canina; metodiche di addestramento; metodiche di allenamento.

4. I corsi teorico-pratici per addestratore saranno organizzati dai CFRE previa preventiva autorizzazione dell’ENCI che valuterà i relativi programmi.

5. l’elenco dei docenti e delle materie di cui al comma 3) dovrà essere comunicato all’ENCI, con i relativi curricula vitae, almeno 60 giorni prima dell’inizio del corso. L’ENCI potrà motivatamente disporre la sostituzione di uno o più docenti;

6. I corsi saranno tenuti da docenti qualificati nelle relative materie e saranno presenziati da un tecnico delegato ENCI nominato dal Consiglio Direttivo, che relazionerà al Consiglio Direttivo dell’ENCI sul livello tecnico, sull’andamento e sulla regolarità dei lavori.

E fin qui, tutto chiaro.
Qualche polemica è nata sulla scelta dei Centri di Formazione (trovate l’elenco completo cliccando qui) , un po’ perché ci sono corsi di durata differente l’uno dall’altro e quindi non sembra esserci una totale omogeneità, un po’ perché qua e là è apparso qualche docente di non brillantissima capacità di comunicazione, oltre che di dubbia preparazione: e quando le due cose si sono addirittura sovrapposte, la risposta degli allievi è stata decisamente – e giustamente – poco tollerante. Ma si è trattato, dopotutto, di casi abbastanza isolati e si spera davvero che alcune figure vengano allontanate dal novero dei docenti, che nel complesso sono apparsi quasi sempre degni di tale qualifica.
Le due Polemicone con la P maiuscola sono scaturite, invece:

a) dalla postilla che si trova all’Art. 12, che specifica:

Entro dodici mesi dall’entrata in vigore del presente disciplinare, potranno chiedere l’iscrizione al Registro degli addestratori cinofili coloro che, anche avendo già presentato domanda secondo il disciplinare di riferimento, svolgono attività di addestramento da almeno tre anni nell’ambito delle specifiche sezioni, come previsto dall’art.3 del presente disciplinare.
Per gli addestratori dei cani da caccia, aver ottenuto in prove riconosciute su selvaggina naturale almeno la qualifica di eccellente con almeno due cani. Per gli addestratori dei cani da utilità e di conduzione del bestiame, aver ottenuto la menzione nella classe tre di addestramento“.

Poiché il Disciplinare è entrato in vigore nel marzo 2011, questa norma transitoria dovrebbe essere ormai “fuori corso”: a questo proposito qualcuno sostiene che invece sia ancora in vigore, ma non ho certezze in materia (se qualcun altro le ha, è pregato di comunicarcele).
In ogni caso, c’è stato (anche ammesso che non ci sia ancora) un intero anno nel quale gli addestratori avrebbero potuto accedere alla qualifica di “addestratori ENCI” conseguendo un Eccellente in IPO3 (o in prova su selvaggina naturale, per le razze da caccia): il che potrebbe sembrare assolutamente sensato, se non fosse per il piccolo particolare che i cani, in Italia, non se li prepara quasi più nessuno “in proprio”. I cani si “comprano fatti” nella stragrande maggioranza dei casi, quando si vuole fare agonismo a certi livelli.
Quindi, per fare un esempio a caso:  mio marito, che come massimo risultato addestrativo ha ottenuto un “fai l’ometto” col biscottino in bella vista (esercizio peraltro insegnato da me, perché lui non era capace manco di far quello), se domani si comprasse un malinois da IPO3 e dopodopomani andasse a fare una gara (non “una settimana dopo”, perché sarebbe già riuscito a rovinare il cane: ma in un giorno forse non ce la fa neanche lui) ed ottenesse un Eccellente, potrebbe fregiarsi del titolo di addestratore ENCI.
Ovviamente non posso credere che ci siano stati casi così estremi… però resto molto dubbiosa anche sulle capacità di un conduttore (perchè di tale figura si tratta, quando una persona porta un cane in gara) di essere anche “addestratore”. Perché, checché si creda in giro, l’addestratore – e molto di più l’educatore – non lavorano solo con i cani, ma anche (soprattutto, nel caso degli educatori) con gli umani.
Personalmente conosco alcuni ottimi conduttori (anche qualcuno che si è “fatto” il cane da solo, non solo gente che ha “comprato fatto”) che non riuscirei proprio ad immaginare alla prese con una classe di Sciuremarie. Cioè, per immaginarli me li immagino, ma inseriti nel prossimo cinepanettone natalizio: perché saremmo a “oggi le comiche”.
Da quello che non sa neppure esprimersi in italiano comprensibile a quello che il collare elettrico magari non lo metterebbe mai a un cane, ma alle Sciuremarie SUBITO… il panorama è vasto e molto divertente. Spero che questo panorama esista solo nella mia immaginazione, e che non ci siano stati casi reali: fino ad oggi, nell’elenco addestratori ENCI, i nomi che mi facevano tremare maggiormente le gambe non li ho trovati… ma se la norma transitoria fosse davvero ancora aperta, potrebbe arrivare qualche sorpresa  (se invece è scaduta, no: perché un esame teorico, certi personaggi non lo supererebbero MAI).

b) dall’inserimento tra i Centri di Formazione del famigerato corso per corrispondenza della De Agostini.
A questo proposito sono stata la prima ad insorgere con veemenza, chiedendomi se all’ENCI fossero diventati tutti pazzi. In realtà, però, parlando (a lungo) col direttore del Centro Europeo di Formazione a cui fa capo corso De Agostini, ho scoperto che la parte formativa realizzabile per corrispondenza è solo quella teorica (peraltro molto ben strutturata e assistita da “tutor” personalizzati). Poi ci vuole ANCHE la parte pratica, che si  dovrà seguire su un campo “vero”, con cani “veri”…e a questo punto il corso per corrispondenza non diventa poi troppo dissimile da un qualsiasi altro corso, anzi dà possibilità di accesso anche a coloro che abitano magari nel paesino sperduto o nell’isoletta fuori dal mondo, e che potrebbero avere difficoltà logistiche con i corsi, diciamo così, “live”.
Certo, dovranno comunque spostarsi per le lezioni pratiche: ma si tratta di 50 ore (anzi, si viene ammessi agli esami anche con l’80% di queste ore), quindi l’impegno non è proibitivo.
E attenzione: le 50 ore di pratica non sono previste solo per i corsi De Agostini, ma per TUTTI i corsi ENCI, anche quelli “live”.
Quello che non mi piace affatto, in realtà, è proprio questo numero risibile di ore che a mio avviso non possono “formare” alcunché , ma solo dare una primissima infarinatura di gestione pratica di un cane in carne ed ossa.
Un corso ENCI, ovvero un corso al termine del quale si accede ad un registro che ha il benestare del Ministero dell’Agricoultura e che quindi ha una certa aura di “ufficialità”, a mio avviso avrebbe dovuto richiedere una formazione MOLTO più completa (almeno 1000 ore di pratica, altro che 50! E sarebbero state il minimo indispensabile…), che permettesse a questi corsi di staccarsi nettamente dalla marea di corsi in stile “dammi tot soldi e io ti ammollo il diplomino, anche se non distingui una testa da una coda”.
Invece mi pare che i corsi siano proprio tutti livellati… anche perché l’ENCI (che di corsi per “educatori” non ne ha mai organizzato in vita sua, avendo preparato finora solo figuranti ufficiali) si è dovuto appoggiare a corsi già presenti in Italia e organizzati da altri.
E devo dire (mia personalissima opinione, sia chiaro) che non so quanto si sia badato all’effettiva qualità e quanto, invece, al “piazzamento” logistico.
Penso che ci sia ancora molto, ma molto da migliorare in tal senso: forse, alla fin fine, la “parte pratica” migliore sarà proprio quella proposta dal corso DeAgostini. Sicuramente piacerà di più a me, perché  (e qui mi bullo)  ho semi-promesso di dare loro una mano ad identificare i campi che potevano dare maggiori garanzie di qualità. Non c’è ancora nulla di concreto, dobbiamo ancora vederci, parlarci e capire cosa si può fare concretamente: ma se è vero che ero partita attaccando questi corsi all’arma bianca, è anche vero che cercare di dare un aiuto concreto, se si può, è meglio che criticare e basta. Specie dopo essersi convinti (e ne sono ormai convinta) che il Centro Europeo di Formazione abbia tutte le migliori intenzioni di fare le cose per bene, con la massima professionalità possibile.
Resta il fatto che le 50 ore, anche svolte su un campo serio, rimangono risibili e che mi piacerebbe fare qualcosa anche per migliorare questo aspetto. Vedremo…

Ultimo punto: il codice deontologico.
Questo lo copincollo pari pari e per intero, senza alcuna omissione, perché sicuramente è del massimo interesse per tutti:

1. L’addestratore deve esercitare la propria attività con la massima professionalità, mantenendosi aggiornato sulle normative emanate dall’ENCI per quanto riguarda il suo lavoro e le manifestazioni cinofile alle quali partecipa o intende partecipare.

2. L’addestratore deve utilizzare sistemi di educazione basati sul rinforzo positivo e del controllo del cane.

3. L’addestratore deve munirsi di strutture ed attrezzature idonee ad assicurare un adeguato trattamento igienico sanitario ai cani a lui affidati.

4. L’addestratore non deve accettare più cani di quanti egli possa ragionevolmente addestrare, in considerazione, anche, delle strutture e dei mezzi di cui dispone.

5. L’addestratore deve mantenere con i clienti corretto contegno, assecondandone i desideri e mantenendoli al corrente dei metodi impiegati, dei progressi e dei risultati ottenuti.

6. L’addestratore deve prodigarsi, per quanto nelle sue possibilità, nel conseguimento dei risultati compatibili con la natura del cane e della razza a cui lo stesso appartiene

7. L’addestratore deve astenersi dal commentare criticamente l’operato ed il contegno dei colleghi, impegnandosi a rispettarne e comunque a non ostacolarne l’attività, anche nel corso di manifestazioni cinofile.

8. L’addestratore deve impegnarsi al più assoluto rispetto delle norme che regolano le manifestazioni cinofile, favorendo l’operato di organizzatori, concorrenti ed esperti giudici ed evitando di commentare giudizi riguardanti sia cani da lui presentati che altri concorrenti e attenersi alle eventuali indicazioni del Delegato ENCI.

9. L’addestratore non deve presentare soggetti a lui affidati in manifestazioni cinofile in cui prestino attività di esperto giudice il proprietario dei cani suddetti, o famigliari, o conviventi del proprietario.

10. L’addestratore può essere anche esperto giudice a condizione che non si configurino situazioni di conflitto d’interesse.

Una condanna per reati in danno d’animali comporterà la radiazione dal registro degli addestratori

Ecco, questo codice va firmato prima ancora di essere ammessi alle procedure di formazione, il che mi sembra un’ottima cosa.
Due sono invece le possibili critiche: la prima riguarda il fatto che il codice sembri tutelare molto più le persone che i cani (il punto 2, l’unico che parla espressamente di metodi e strumenti, non appare molto chiaro).
La seconda è il fatto che, evidentemente, nessuno controlli affinché questo codice venga anche rispettato. Infatti, a giudicare da alcuni dei nomi che appaiono nell’elenco degli addestratori riconosciuti, appare quantomeno strano che venga sempre rispettato il punto 2 e sono assolutamente sicura che in moltissimi casi NON viene affatto rispettato il punto 7.
E non è solo che non venga rispettato su Facebook o per altre misteriose vie internettiane magari difficili da controllare: perché sappiamo tutti, credo, la storia dello stage in cui uno di questi signori ha praticamente insultato tutti o quasi i colleghi (con nomi e cognomi). Tutti (vabbe’, tutti quelli dell’ambiente, ovvio) sentiamo i “vecchi” addestratori parlare malissimo delle nuove leve “tutta teoria e poi costretti a improvvisare una pratica che non conoscono”, mentre molte nuove leve danno dei sorpassati (e  a volte direttamente dei delinquenti) agli addestratori più anziani. Tutto questo tra persone che hanno sottoscritto un codice deontologico (e prima che mi diciate che anch’io sparo addosso a molti educatori-addestratori, metto le mani avanti: non essendo un’addestratrice ENCI, almeno il codice io non l’ho mai firmato!).
Ovvio, poi, che certe regole siano state messe lì giusto per far scena: perché lo “spetteguless” è sempre stato, se non proprio il sale della vita cinofila, almeno il suo aceto balsamico. Insomma, è qualcosa che dà più gusto: se viene a mancare, che noia!
Però, se è letteralmente impossibile “astenersi dal criticare l’operato e il contegno” di un collega, non è affatto impossibile (ed è realmente etico) “impegnarsi a rispettarne e comunque a non ostacolarne l’attività”. Specie quando questa attività neppure si conosce e si parla per sentito dire.
Ancora una domanda: per quale motivo si viene radiati dal Registro Addestratori solo in caso di condanna per reati in danno di animali?
Mi sembra decisamente ridicolo. Un po’ perché di condanne di questo tipo, che io sappia, ne è stata inflitta UNA…e, guarda caso, al sedicente addestratore (in realtà macellaio DOC) beccato da Striscia la Notizia ad utilizzare in modo vergognoso il collare elettrico.
Non mi risulta che nessun altro, MAI, sia stato non solo condannato, ma neppure denunciato: eppure di gente che usa il collare elettrico nello stesso identico modo ce n’è diversa… e anche senza arrivare a questi estremi, qualche bel maltrattatore di cani lo conosciamo sicuramente tutti.
Poiché essere “addestratori ENCI” o meno non comporta alcuna differenza in termini di possibilità lavorative (insomma, non è che “fai perdere il posto” a uno se lo cancelli dal registro: semplicemente, non potrà più avvalersi del “bollino blu” dell’ENCI), troverei molto più serio che l’ENCI sbattesse fuori a calcioni tutti coloro che – ovviamente con prove certe e documentate – dimostrino di aver contravvenuto al codice dentologico.
Non usi il rinforzo positivo, ma addestri col collare elettrico? Contravvieni al punto 2: fuori dalle palle, grazie (a meno che il rinforzo positivo e i “metodi di controllo” non vadano considerati come alternativi: “o” – “o”. Lì c’è scritto “e”…ma questo punto 2, lo ripeto, è assolutamente nebuloso e andrebbe chiarito meglio).
Sputtani pubblicamente i tuoi colleghi ad una manifestazione pubblica? Bye bye baby, sei fuori dal Registro.
E così via.
Non muore nessuno, non lasci nessuna famiglia sotto i ponti: semplicemente identifichi con la “targa” dell’ENCI solo gli addestratori DAVVERO etici, anziché riconoscere (come già avviene con gli allevatori) chiunque  paghi la quota X.

Ultimissima precisazione: il “non criticare l’operato dei colleghi” in assoluto non lo trovo giusto. Mi puzza di corporativismo, che – ci terrei a ricordarlo – è la base su cui si basano tutte le mafie.
Se un addestratore sbaglia, la critica è sacrosanta. E se sbaglia mancando di rispetto ai cani, o addirittura maltrattandoli, è sacrosanta addirittura la denuncia! Ovviamente, però, questo signore va denunciato nei modi e nelle sedi opportune (ovvero: all’ENCI ed eventualmente alla giustizia ordinaria, e non certo su FB); e per denunciarlo occorrono prove certe del fatto che abbia agito in modo contrario al codice, o addirittura alla legge.
Quindi, SI alla denuncia di eventuali macellai, ma anche degli sputtanatori professionisti: però con nomi e cognomi precisi.
NO, invece, agli insulti pubblici agli assalti talebani rivolti, oltretutto, ad intere categorie (siano esse quella degli addestratori, degli educatori o dei cinofilosofi), cercando di mettere in cattiva luce non la persona che sbaglia, ma tutti coloro che operano in modo diverso dal nostro, che hanno un’idea della cinofilia diversa dalla nostra o che, semplicemente, ci diano fastidio perché hanno il campo troppo vicino al nostro e temiamo che ci portino via i clienti.
In questo caso, che opera in modo contrario al codice che ha firmato DEVE essere eliminato dal Registro Addestratori, così come i cagnari dimostrati e riconosciuti dovrebbero essere sbattuti fuori dal Registro Allevatori: altrimenti le regole dell’ENCI continueranno ad apparire come semplice fumo negli occhi, che però non dà alcuna reale garanzia di serietà e professionalità.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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