di VALERIA ROSSI – Nel marasma galattico che ormai caratterizza da anni tutto ciò che riguarda l’educazione-addestramento ha brillato a lungo (troppo a lungo) la completa assenza dell’ENCI, che avrebbe probabilmente potuto – e forse dovuto – prendere in mano il pallino prima che le cose precipitassero, cercando magari di dare qualche regola in più e di interessare al fenomeno il Ministero da cui dipende.
Ma ormai è tardi per piangere sul latte versato, quindi le polemiche dietrologiche le saltiamo d’un balzo: anzi, troviamo addirittura all’ENCI una scusante, visto che il principale scopo del nostro Kennel Club è la tutela del cane di razza pura e che quindi il lato “addestramento” è sempre stato visto solo in funzione zootecnica, come mezzo per identificare e valorizzare le doti naturali che si dovrebbero (condizionale d’obbligo) cercare in allevamento.
In tutto questo l’educazione c’entra ben poco… o meglio, c’entra moltissimo, perché nessun cane può essere addestrato se prima non viene educato: però l’educazione “fine a se stessa” – ovvero ciò che serve semplicemente a favorire un corretto rapporto uomo-cane e un buon inserimento del cane nella società, senza sbocchi zootecnici – non è strettamente legata all’ENCI ed è anche comprensibile che, almeno in un primo tempo, l’ENCI se ne sia disinteressato. Tra l’altro il discorso “educazione”coinvolge anche i meticci, che non rientrano sotto la tutela dell’Ente.

A “tappare il buco” lasciato dall’ENCI, e quindi ad occuparsi solo di vera e propria educazione, ci aveva pensato inizialmente l’APNEC, formando e riconoscendo educatori professionali (vedi serie di articoli su “La storia dell’educazione-addestramento in Italia). E a parte qualche piccolo scontro su metodi e strumenti, sempre esistito ma assolutamente NON paragonabile ai veri e propri “scanni” attuali, tutto filava abbastanza liscio.
Dopodiché sono arrivate le cinofilosofie, i guru, i “talebani” (dell’una e dell’altra sponda) e le guerre di religione, il che ha cominciato a destabilizzare notevolmente il sistema: ma soprattutto, l’ENCI (che non è mai stato un istituto di beneficienza, come tutti ben sappiamo…) ha fiutato il clamoroso business del lato “educazione” ed ha deciso di infilarci lo zampino. O meglio, la zampona, perché si sa che quando si muove un colosso con congrui appoggi politici… tremano i pavimenti).
Semi-fedele a se stesso, l’Ente ha comunque dato vita ad un “Registro degli Addestratori cinofili” (almeno qui è rimasto coerente), infilando però l’educazione nel disciplinare che potete gustarvi per intero cliccando qui, ma di cui vi trascriverò per comodità alcuni brani di particolare interesse.
Tanto per cominciare, vediamo cosa fa un addestratore ENCI. Il disciplinare, all’Art.2, ci spiega che all’addestratore cinofilo compete:

a) educare i cani e prepararli al superamento delle verifiche zootecniche previste dalle differenti prove di lavoro in modo da esaltarne le specifiche qualità naturali a seconda dell’impiego e della loro affidabilità;
b) impartire insegnamenti aventi la finalità di favorire la convivenza tra uomo e cane, l’inserimento del cane nella vita sociale, sviluppandone le capacità di apprendimento e indirizzandole verso l’impiego specifico di ciascuna razza;
c) migliorare la responsabilizzazione e la conoscenza verso l’animale cane in relazione a affidabilità, equilibrio e docilità degli stessi.

I punti b) e c) riguardano palesemente l’educazione del cane (e dei suoi umani) in senso stretto, mentre il punto a) è esattamente ciò che si è sempre inteso come “addestramento”.
Non si sa per quale motivo (o forse si sa: perchè suonava “più gentile” e quindi più politically correct) qui si parli invece di “educare”.
Si spera, tra l’altro, che la consecutio temporis sia del tutto casuale, perché logica avrebbe richiesto di capovolgere completamente l’ordine: per prima cosa si deve migliorare la responsabilizzazione ecc. ecc.  (altrimenti la gente neanche te li porta, i cani…); poi si educa il cucciolo costruendo un buon rapporto, poi lo si addestra. Ma pazienza: l’importante è che i punti chiave ci siano tutti.
Sta di fatto che un addestratore riconosciuto dall’ENCI deve sapere educare gli umani, educare i cani e addestrare i cani. Tutti i cani, perché non vi è alcun riferimento al “cane di razza pura”.  Quindi si fornisce il pacchetto completo.
Ma andiamo avanti.

L’Art. 3 divide gli addestratori in tre categorie:

a) addestratori per cani da utilità, compagnia, agility e sport;
b) addestratori per cani da bestiame;
c) addestratori per cani da caccia.

Sinceramente mi lascia un po’ perplessa la seconda categoria, vista la scarsità di “cani da bestiame” in Italia e conseguentemente di campi che si dedicano a questo insegnamento. Sì, certo, c’è lo sheepdog… ma quello poteva tranquillamente rientrare tra le discipline sportive: quanto ai “veri” pastori e bovari… io non è che proprio me li veda a fare il corso dell’ENCI. Ma per carità, ben venga: se magari i pastori aggiungessero al loro già cospicuo capitale di “cinofilia pratica” anche un po’ di teoria, soprattutto quella che riguarda “la responsabilizzazione verso l’animale”… magari vedremmo un po’ meno orecchie tagliate con le forbici, un po’ meno cani legati alla catena e così via.
Sta di fatto che nei tre punti c’è  l’addestramento di varie tipologie canine…ma l'”educazione” è sparita.
Vogliamo pensare che si tratti dell'”addestramento del cane da compagnia”? E pensiamolo. Però non è molto chiaro.
Si continua a fare una pericolosa confusione tra educazione e addestramento…e Guru e talebani vari possono marciarci allegramente sopra.

Il punto più importante, però, è quello che riguarda la formazione dell’addestratore ENCI.
Come ci si forma?
Si presenta domanda indirizzata ai Centri di formazione riconosciuti dall’ENCI (CFRE), dopodiché (copincollo)…

1. L’accettazione della domanda implica l’ammissione ad un corso teorico-pratico.

2. A seconda del curriculum di studio del candidato, potranno essere riconosciuti dei crediti formativi.

3. Le materie obbligatorie che dovranno essere trattate nel predetto corso sono le seguenti:

a) materie in comune per tutti i candidati: cenni di fisiologia e apparati sensoriali; evoluzione e comparazione delle razze; etologia e comportamento animale; benessere animale; meccanica del movimento; regolamenti e normative d’interesse; alimentazione e lavoro; igiene e salute; controllo e prevenzione zoonosi; tecniche di primo soccorso.

b) materie per i candidati iscritti nella I°sezione: razze sottoposte a prove da lavoro, origini, attitudini e impiego; etogramma del cane e psicologia canina; apprendimento ed educazione metodiche di addestramento; metodiche di allenamento

c) materie per i candidati iscritti nella II°sezione: razze per la conduzione del bestiame: origini, attitudini e impiego; etogramma del cane conduttore e psicologia canina; rapporto uomo- cane- bestiame; metodiche di addestramento; metodiche di allenamento

d) materie per i candidati iscritti nella III°sezione: razze da caccia sottoposte a prove di lavoro, origini, attitudini e impiego; biologia e conoscenza della fauna d’interesse; etogramma del cane da caccia e psicologia canina; metodiche di addestramento; metodiche di allenamento.

4. I corsi teorico-pratici per addestratore saranno organizzati dai CFRE previa preventiva autorizzazione dell’ENCI che valuterà i relativi programmi.

5. l’elenco dei docenti e delle materie di cui al comma 3) dovrà essere comunicato all’ENCI, con i relativi curricula vitae, almeno 60 giorni prima dell’inizio del corso. L’ENCI potrà motivatamente disporre la sostituzione di uno o più docenti;

6. I corsi saranno tenuti da docenti qualificati nelle relative materie e saranno presenziati da un tecnico delegato ENCI nominato dal Consiglio Direttivo, che relazionerà al Consiglio Direttivo dell’ENCI sul livello tecnico, sull’andamento e sulla regolarità dei lavori.

E fin qui, tutto chiaro.
Qualche polemica è nata sulla scelta dei Centri di Formazione (trovate l’elenco completo cliccando qui) , un po’ perché ci sono corsi di durata differente l’uno dall’altro e quindi non sembra esserci una totale omogeneità, un po’ perché qua e là è apparso qualche docente di non brillantissima capacità di comunicazione, oltre che di dubbia preparazione: e quando le due cose si sono addirittura sovrapposte, la risposta degli allievi è stata decisamente – e giustamente – poco tollerante. Ma si è trattato, dopotutto, di casi abbastanza isolati e si spera davvero che alcune figure vengano allontanate dal novero dei docenti, che nel complesso sono apparsi quasi sempre degni di tale qualifica.
Le due Polemicone con la P maiuscola sono scaturite, invece:

a) dalla postilla che si trova all’Art. 12, che specifica:

Entro dodici mesi dall’entrata in vigore del presente disciplinare, potranno chiedere l’iscrizione al Registro degli addestratori cinofili coloro che, anche avendo già presentato domanda secondo il disciplinare di riferimento, svolgono attività di addestramento da almeno tre anni nell’ambito delle specifiche sezioni, come previsto dall’art.3 del presente disciplinare.
Per gli addestratori dei cani da caccia, aver ottenuto in prove riconosciute su selvaggina naturale almeno la qualifica di eccellente con almeno due cani. Per gli addestratori dei cani da utilità e di conduzione del bestiame, aver ottenuto la menzione nella classe tre di addestramento“.

Poiché il Disciplinare è entrato in vigore nel marzo 2011, questa norma transitoria dovrebbe essere ormai “fuori corso”: a questo proposito qualcuno sostiene che invece sia ancora in vigore, ma non ho certezze in materia (se qualcun altro le ha, è pregato di comunicarcele).
In ogni caso, c’è stato (anche ammesso che non ci sia ancora) un intero anno nel quale gli addestratori avrebbero potuto accedere alla qualifica di “addestratori ENCI” conseguendo un Eccellente in IPO3 (o in prova su selvaggina naturale, per le razze da caccia): il che potrebbe sembrare assolutamente sensato, se non fosse per il piccolo particolare che i cani, in Italia, non se li prepara quasi più nessuno “in proprio”. I cani si “comprano fatti” nella stragrande maggioranza dei casi, quando si vuole fare agonismo a certi livelli.
Quindi, per fare un esempio a caso:  mio marito, che come massimo risultato addestrativo ha ottenuto un “fai l’ometto” col biscottino in bella vista (esercizio peraltro insegnato da me, perché lui non era capace manco di far quello), se domani si comprasse un malinois da IPO3 e dopodopomani andasse a fare una gara (non “una settimana dopo”, perché sarebbe già riuscito a rovinare il cane: ma in un giorno forse non ce la fa neanche lui) ed ottenesse un Eccellente, potrebbe fregiarsi del titolo di addestratore ENCI.
Ovviamente non posso credere che ci siano stati casi così estremi… però resto molto dubbiosa anche sulle capacità di un conduttore (perchè di tale figura si tratta, quando una persona porta un cane in gara) di essere anche “addestratore”. Perché, checché si creda in giro, l’addestratore – e molto di più l’educatore – non lavorano solo con i cani, ma anche (soprattutto, nel caso degli educatori) con gli umani.
Personalmente conosco alcuni ottimi conduttori (anche qualcuno che si è “fatto” il cane da solo, non solo gente che ha “comprato fatto”) che non riuscirei proprio ad immaginare alla prese con una classe di Sciuremarie. Cioè, per immaginarli me li immagino, ma inseriti nel prossimo cinepanettone natalizio: perché saremmo a “oggi le comiche”.
Da quello che non sa neppure esprimersi in italiano comprensibile a quello che il collare elettrico magari non lo metterebbe mai a un cane, ma alle Sciuremarie SUBITO… il panorama è vasto e molto divertente. Spero che questo panorama esista solo nella mia immaginazione, e che non ci siano stati casi reali: fino ad oggi, nell’elenco addestratori ENCI, i nomi che mi facevano tremare maggiormente le gambe non li ho trovati… ma se la norma transitoria fosse davvero ancora aperta, potrebbe arrivare qualche sorpresa  (se invece è scaduta, no: perché un esame teorico, certi personaggi non lo supererebbero MAI).

b) dall’inserimento tra i Centri di Formazione del famigerato corso per corrispondenza della De Agostini.
A questo proposito sono stata la prima ad insorgere con veemenza, chiedendomi se all’ENCI fossero diventati tutti pazzi. In realtà, però, parlando (a lungo) col direttore del Centro Europeo di Formazione a cui fa capo corso De Agostini, ho scoperto che la parte formativa realizzabile per corrispondenza è solo quella teorica (peraltro molto ben strutturata e assistita da “tutor” personalizzati). Poi ci vuole ANCHE la parte pratica, che si  dovrà seguire su un campo “vero”, con cani “veri”…e a questo punto il corso per corrispondenza non diventa poi troppo dissimile da un qualsiasi altro corso, anzi dà possibilità di accesso anche a coloro che abitano magari nel paesino sperduto o nell’isoletta fuori dal mondo, e che potrebbero avere difficoltà logistiche con i corsi, diciamo così, “live”.
Certo, dovranno comunque spostarsi per le lezioni pratiche: ma si tratta di 50 ore (anzi, si viene ammessi agli esami anche con l’80% di queste ore), quindi l’impegno non è proibitivo.
E attenzione: le 50 ore di pratica non sono previste solo per i corsi De Agostini, ma per TUTTI i corsi ENCI, anche quelli “live”.
Quello che non mi piace affatto, in realtà, è proprio questo numero risibile di ore che a mio avviso non possono “formare” alcunché , ma solo dare una primissima infarinatura di gestione pratica di un cane in carne ed ossa.
Un corso ENCI, ovvero un corso al termine del quale si accede ad un registro che ha il benestare del Ministero dell’Agricoultura e che quindi ha una certa aura di “ufficialità”, a mio avviso avrebbe dovuto richiedere una formazione MOLTO più completa (almeno 1000 ore di pratica, altro che 50! E sarebbero state il minimo indispensabile…), che permettesse a questi corsi di staccarsi nettamente dalla marea di corsi in stile “dammi tot soldi e io ti ammollo il diplomino, anche se non distingui una testa da una coda”.
Invece mi pare che i corsi siano proprio tutti livellati… anche perché l’ENCI (che di corsi per “educatori” non ne ha mai organizzato in vita sua, avendo preparato finora solo figuranti ufficiali) si è dovuto appoggiare a corsi già presenti in Italia e organizzati da altri.
E devo dire (mia personalissima opinione, sia chiaro) che non so quanto si sia badato all’effettiva qualità e quanto, invece, al “piazzamento” logistico.
Penso che ci sia ancora molto, ma molto da migliorare in tal senso: forse, alla fin fine, la “parte pratica” migliore sarà proprio quella proposta dal corso DeAgostini. Sicuramente piacerà di più a me, perché  (e qui mi bullo)  ho semi-promesso di dare loro una mano ad identificare i campi che potevano dare maggiori garanzie di qualità. Non c’è ancora nulla di concreto, dobbiamo ancora vederci, parlarci e capire cosa si può fare concretamente: ma se è vero che ero partita attaccando questi corsi all’arma bianca, è anche vero che cercare di dare un aiuto concreto, se si può, è meglio che criticare e basta. Specie dopo essersi convinti (e ne sono ormai convinta) che il Centro Europeo di Formazione abbia tutte le migliori intenzioni di fare le cose per bene, con la massima professionalità possibile.
Resta il fatto che le 50 ore, anche svolte su un campo serio, rimangono risibili e che mi piacerebbe fare qualcosa anche per migliorare questo aspetto. Vedremo…

Ultimo punto: il codice deontologico.
Questo lo copincollo pari pari e per intero, senza alcuna omissione, perché sicuramente è del massimo interesse per tutti:

1. L’addestratore deve esercitare la propria attività con la massima professionalità, mantenendosi aggiornato sulle normative emanate dall’ENCI per quanto riguarda il suo lavoro e le manifestazioni cinofile alle quali partecipa o intende partecipare.

2. L’addestratore deve utilizzare sistemi di educazione basati sul rinforzo positivo e del controllo del cane.

3. L’addestratore deve munirsi di strutture ed attrezzature idonee ad assicurare un adeguato trattamento igienico sanitario ai cani a lui affidati.

4. L’addestratore non deve accettare più cani di quanti egli possa ragionevolmente addestrare, in considerazione, anche, delle strutture e dei mezzi di cui dispone.

5. L’addestratore deve mantenere con i clienti corretto contegno, assecondandone i desideri e mantenendoli al corrente dei metodi impiegati, dei progressi e dei risultati ottenuti.

6. L’addestratore deve prodigarsi, per quanto nelle sue possibilità, nel conseguimento dei risultati compatibili con la natura del cane e della razza a cui lo stesso appartiene

7. L’addestratore deve astenersi dal commentare criticamente l’operato ed il contegno dei colleghi, impegnandosi a rispettarne e comunque a non ostacolarne l’attività, anche nel corso di manifestazioni cinofile.

8. L’addestratore deve impegnarsi al più assoluto rispetto delle norme che regolano le manifestazioni cinofile, favorendo l’operato di organizzatori, concorrenti ed esperti giudici ed evitando di commentare giudizi riguardanti sia cani da lui presentati che altri concorrenti e attenersi alle eventuali indicazioni del Delegato ENCI.

9. L’addestratore non deve presentare soggetti a lui affidati in manifestazioni cinofile in cui prestino attività di esperto giudice il proprietario dei cani suddetti, o famigliari, o conviventi del proprietario.

10. L’addestratore può essere anche esperto giudice a condizione che non si configurino situazioni di conflitto d’interesse.

Una condanna per reati in danno d’animali comporterà la radiazione dal registro degli addestratori

Ecco, questo codice va firmato prima ancora di essere ammessi alle procedure di formazione, il che mi sembra un’ottima cosa.
Due sono invece le possibili critiche: la prima riguarda il fatto che il codice sembri tutelare molto più le persone che i cani (il punto 2, l’unico che parla espressamente di metodi e strumenti, non appare molto chiaro).
La seconda è il fatto che, evidentemente, nessuno controlli affinché questo codice venga anche rispettato. Infatti, a giudicare da alcuni dei nomi che appaiono nell’elenco degli addestratori riconosciuti, appare quantomeno strano che venga sempre rispettato il punto 2 e sono assolutamente sicura che in moltissimi casi NON viene affatto rispettato il punto 7.
E non è solo che non venga rispettato su Facebook o per altre misteriose vie internettiane magari difficili da controllare: perché sappiamo tutti, credo, la storia dello stage in cui uno di questi signori ha praticamente insultato tutti o quasi i colleghi (con nomi e cognomi). Tutti (vabbe’, tutti quelli dell’ambiente, ovvio) sentiamo i “vecchi” addestratori parlare malissimo delle nuove leve “tutta teoria e poi costretti a improvvisare una pratica che non conoscono”, mentre molte nuove leve danno dei sorpassati (e  a volte direttamente dei delinquenti) agli addestratori più anziani. Tutto questo tra persone che hanno sottoscritto un codice deontologico (e prima che mi diciate che anch’io sparo addosso a molti educatori-addestratori, metto le mani avanti: non essendo un’addestratrice ENCI, almeno il codice io non l’ho mai firmato!).
Ovvio, poi, che certe regole siano state messe lì giusto per far scena: perché lo “spetteguless” è sempre stato, se non proprio il sale della vita cinofila, almeno il suo aceto balsamico. Insomma, è qualcosa che dà più gusto: se viene a mancare, che noia!
Però, se è letteralmente impossibile “astenersi dal criticare l’operato e il contegno” di un collega, non è affatto impossibile (ed è realmente etico) “impegnarsi a rispettarne e comunque a non ostacolarne l’attività”. Specie quando questa attività neppure si conosce e si parla per sentito dire.
Ancora una domanda: per quale motivo si viene radiati dal Registro Addestratori solo in caso di condanna per reati in danno di animali?
Mi sembra decisamente ridicolo. Un po’ perché di condanne di questo tipo, che io sappia, ne è stata inflitta UNA…e, guarda caso, al sedicente addestratore (in realtà macellaio DOC) beccato da Striscia la Notizia ad utilizzare in modo vergognoso il collare elettrico.
Non mi risulta che nessun altro, MAI, sia stato non solo condannato, ma neppure denunciato: eppure di gente che usa il collare elettrico nello stesso identico modo ce n’è diversa… e anche senza arrivare a questi estremi, qualche bel maltrattatore di cani lo conosciamo sicuramente tutti.
Poiché essere “addestratori ENCI” o meno non comporta alcuna differenza in termini di possibilità lavorative (insomma, non è che “fai perdere il posto” a uno se lo cancelli dal registro: semplicemente, non potrà più avvalersi del “bollino blu” dell’ENCI), troverei molto più serio che l’ENCI sbattesse fuori a calcioni tutti coloro che – ovviamente con prove certe e documentate – dimostrino di aver contravvenuto al codice dentologico.
Non usi il rinforzo positivo, ma addestri col collare elettrico? Contravvieni al punto 2: fuori dalle palle, grazie (a meno che il rinforzo positivo e i “metodi di controllo” non vadano considerati come alternativi: “o” – “o”. Lì c’è scritto “e”…ma questo punto 2, lo ripeto, è assolutamente nebuloso e andrebbe chiarito meglio).
Sputtani pubblicamente i tuoi colleghi ad una manifestazione pubblica? Bye bye baby, sei fuori dal Registro.
E così via.
Non muore nessuno, non lasci nessuna famiglia sotto i ponti: semplicemente identifichi con la “targa” dell’ENCI solo gli addestratori DAVVERO etici, anziché riconoscere (come già avviene con gli allevatori) chiunque  paghi la quota X.

Ultimissima precisazione: il “non criticare l’operato dei colleghi” in assoluto non lo trovo giusto. Mi puzza di corporativismo, che – ci terrei a ricordarlo – è la base su cui si basano tutte le mafie.
Se un addestratore sbaglia, la critica è sacrosanta. E se sbaglia mancando di rispetto ai cani, o addirittura maltrattandoli, è sacrosanta addirittura la denuncia! Ovviamente, però, questo signore va denunciato nei modi e nelle sedi opportune (ovvero: all’ENCI ed eventualmente alla giustizia ordinaria, e non certo su FB); e per denunciarlo occorrono prove certe del fatto che abbia agito in modo contrario al codice, o addirittura alla legge.
Quindi, SI alla denuncia di eventuali macellai, ma anche degli sputtanatori professionisti: però con nomi e cognomi precisi.
NO, invece, agli insulti pubblici agli assalti talebani rivolti, oltretutto, ad intere categorie (siano esse quella degli addestratori, degli educatori o dei cinofilosofi), cercando di mettere in cattiva luce non la persona che sbaglia, ma tutti coloro che operano in modo diverso dal nostro, che hanno un’idea della cinofilia diversa dalla nostra o che, semplicemente, ci diano fastidio perché hanno il campo troppo vicino al nostro e temiamo che ci portino via i clienti.
In questo caso, che opera in modo contrario al codice che ha firmato DEVE essere eliminato dal Registro Addestratori, così come i cagnari dimostrati e riconosciuti dovrebbero essere sbattuti fuori dal Registro Allevatori: altrimenti le regole dell’ENCI continueranno ad apparire come semplice fumo negli occhi, che però non dà alcuna reale garanzia di serietà e professionalità.

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41 Commenti

  1. Ciao Valeria, come ti ho detto sto facendo un corso per addestratori ENCI, mi ritengo fortunato perchè il nostro corso nello specifico è stato preparato da una persona seria e competente che ha “assoldato” diversi addestratori, educatori e medici veterinari comportamentalisti per andare a studiare teoria e pratica di un pò tutte quelle che sono le realtà e le specializzazioni del mondo dell’addestramento; si è cominciato dall’apprendimento del metodo gentile per poipassare all aspetto più strettamente medico veterinario, affrontare le problematiche neuro psicologiche del cane,i giochi e gli strumenti di condotta,il pronto soccorso, ora ci stiamo dedicando all educazione ed all addestramento di base, per poi affrontare il cane sportivo dall agility al disc dog, mobility, il clicker e quindi lo shaping, il luring, affronteremo le basi dell ipo,la praparazione di un cane all esame cae 1 e quant’altro. L ENCI ha ammesso le sue mancanze in passato e vuole cambiare pagina, avvicinandosi a modo suo all addestramento ed al metodo cosi detto gentile. Detto questo è all’inizio e come in tutti gli inizi ci sono cose ben fatte e cose meno, sono d’accordo che molti centri cinofili possano prendere la palla al balzo per trasformarlo in mero business, sta già accadendo purtroppo. Qui l’ ENCI deve vigilare, e molto e cambiare le regole, doveva a mio avviso evitare il corso de agostini e anche se va contro il mio interesse dovrà poi essere moooooolto selettiva negli esami di fine corso.solo così dal marasma dei corsi per addestratori potranno uscire e dirsi addestratori enci persone seriamente preparate e qualificate. scusa lo stato confusionale ma la tachipirina non fa fronte al mio mal di testa 🙂 ….Andrea.

    • Condivido tutto (purtroppo anche il mal di testa 🙁 ): sul corso de agostini, come ho già scritto, ho cambiato idea, son partita dal “ma siamo pazzi?!?” per passare al “non mi convince”…e adesso sono al “non mi convince del tutto, ma è meglio di molto altro che offre il mercato”. Per questo credo che accetterò la proposta di collaborare: per arrivare al “mi convince del tutto”. Ovviamente, una volta che convincerà del tutto ME, non convincerà millemila altre persone (per esempio i Guru :-)). Così come accade un po’ in tutte le cose, d’altronde.
      Però la cosa più importante è quella che hai detto alla fine: l’ENCI deve essere molto selettivo. Ma so già che non sarà facile far cambiare mentalità a chi ha sempre visto il suo punto di forza nella quantità e non nella qualità.

      • Mi stavo informando sui vari centri che tengono corsi di formazione per educatori cinofili nella mia zona (Brescia-Bergamo) e sono stata contattata anche da De Agostini per aver richiesto informazioni in merito.
        Il corso è al 90% teorico, costa quasi il doppio rispetto agli altri 4-5 corsi per i quali avevo preso informazioni (ed essendo online dovrebbe semmai costare meno!) e prevede una parte teorica che MAGARI fossero 50 ore!! A me hanno detto dalle 20 alle 50 ore massimo!! Quindi c’è caso che ne facciano fare anche solo 20?? O_O
        Già un corso per educatore cinofilo dura solo 150-200 ore in media, ho sempre pensato che almeno la metà dovessero essere di pratica!
        Ho ringraziato e lasciato perdere la De Agostini.
        Preferisco affidarmi a un centro più serio, sperando di trovarlo.

        • Il numero di 50 ore è quello stabilito dall’ENCI per la formazione pratica, quindi è impossibile che esistano corsi di 20 ore. Probabilmente hai beccato qualche operatore di call center non oberato da un eccesso di preparazione… anche perché dopo il corso pratico c’è il tirocinio presso il campo, quindi si arriva tranquillamente alle 100 ore di pratica che “non” sono la media dei corsi che conosco io, anzi… sono parecchio sopra la media! 🙂

          • ti assicuro che a me è stato riferito questo dall’operatrice di call center, nessun tirocino e una parte pratica che va dalle 20 alle 50 ore.
            Io ho sentito nella mia zona Brescia-Bergamo e la maggior parte fa almeno 60 ore di pratica, almeno! A volte anche 100.
            Comunque, stiamo conversando su due post diversi dello stesso argomento, quindi ti rispondo solo nell’altro post, dove mi hai detto che sono un “troll che vuole mettere zizzania” 🙁

    • Ma infatti dopo il tirocinio, 50 ore di pratica e esame finale (con un cane preparato dall’allievo)si ci può iscrivere presso l’albo enci.
      La scelta è caduta su De Agostini per via della sua professionalità nell’editoria e il CEF De Agostini è il braccio italiano della SEDE Centrale che è Francese.
      Questo è il sito della scuola centrale:
      http://www.centre-europeen-formation.fr/#ad-image-0

      Se non si supera l’esame finale niente iscrizione all’albo ENCI

      E’ come per la laurea triennale che nel resto d’europa fa ridere in quanto non riconosciuta.
      Non è un caso che molti laurati (meglio dire diplomati) triennali se vanno all’estero fanno dei master per poter essere equiparati ai loro laureati.iennale?”

      Certo che l’enci vigilerà.
      Mai sentita la battuta inglese quando incontrano un laurato triennale italiano? “Dr o dr tr

  2. ultima postilla .. ti posso assicurare che tutti gli studenti stanno affrontando uno sforzo economico tale da non permettere la superficialità, stanno affrontando una richiesta di tempo ed impegno da non sottovalutare..per fare un corso del genere ci vogliono soldi e per (cercare di) averli bisogna lavorare (almeno nel mio caso) e lavorare partecipare a tante ore di corso e studiare ti assicuro che non è facile 🙂

  3. Ciao Valeria, vorrei fare alcune osservazioni e precisazioni sul tuo articolo.
    Ritengo che per le Categorie degli Addestratori sarebbe stato necessario suddividere la prima categoria in tre livelli, progressivi, di “abilità: Compagnia ( educazione di base) Sport (per Obidience, Agility; disc Dog ecc) e Utilità e difesa. Un po’ come la patente di guida A-B-C. Guidare il TIR non è lo stesso che un ciclomotore.
    Il “titolo” di Addestratore sarebbe stato accompagnato da un Allievo, Esperto o qualche altro sinonimo.
    Solo per imparare le tre discipline dell’IPO non sono sufficienti le 50 ore di pratica.
    Crediti formativi, esami intermedi, la partecipazione a stage specialistici sarebbero sicuramente utili all’Allievo Istruttore per farsi una solida base di esperienza, se non già acquisita.
    Non è del tutto vero che l’Enci non sia interessato ai meticci e la loro educazione/addestramento, infatti in Obedience e Agility (la più praticata in assoluto, attualmente) la cui attività sportiva si svolge sotto la tutela dell’ENCI, sino al secondo brevetto cioè il livello nazionale, i meticci sono ammessi.
    Così come il CAE1, il test di Affidabilità e Equilibrio del cane cittadino, sono valutati da Giudici ENCI e, in tutti i casi, una quota delle iscrizioni viene trattenuta dall’ente.
    Per quanto attiene alla tutela delle razze pure e l’addestramento in funzione zootecnica la mia impressione è che vengano tutelati gli interessi di pochi, allevatori e addestratori, ma ben poco quelli dei cani e loro qualità zootecniche.
    Enci dovrebbe valutare e considerare il costo dei corsi un funzione del numero dei docenti e del loro valore professionale, altrimenti ci saranno inevitabilmente i “diplomifici” a basso costo che renderanno inutile le buone intenzioni dell’ENCI.
    Il tempo utile per la presentazione delle domande per ottenere il riconoscimento per meriti pregressi del titolo di Addestratore è scaduta lo scorso 21 marzo. L’approvazione delle domande avrà necessariamente qualche “coda” ancora per qualche settimana. Un amico iscritto a un corso a fine aprile ha ottenuto nei giorni scorsi il titolo di Addestratore ENCI.
    Per ottenere il titolo era valido un brevetto al terzo livello anche di Agility e Obedience.
    Forse, però, un cane già “fatto” in queste discipline è più improbabile: non si usa il tele o la coercizione in Obedience e Agility. ☺

  4. a me continua a puzzare questa storia dell’Enci-De Agostini, mi sa tanto di business. Ma che lascino i corsi per educatori a chi se ne intende, come l’Apnec (che non è stata ancora da loro riconosciuta).
    Un dubbioso

    • Dubbioso, per caso tu conosci qualche corso che non “sappia di business”? 🙂
      E’ evidente che chiunque organizzi corsi per qualsiasi tipo di lavoro non lo fa per la nostra bella faccia, ma per guadagnarci sopra. Il che è perfettamente lecito, se poi il corso è fatto bene e risponde alle aspettative. Altrimenti no, non va bene. Per il momento io ho avuto modo di esaminare il materiale messo a disposizione degli allievi del corso-base De Agostini e l’ho trovato decisamente professionale, ben fatto, con qualche piccolo aggiustamento da fare, ma già di ottimo livello. A parità di materiale per lo studio teorico, direi che danno la paga a tutti quelli che ho visto fino ad oggi (anche se non li ho visti tutti, ovviamente). D’altronde una mega-società come la DeAgostini ha anche i mezzi necessari per produrre materiale di alta qualità…ma questo potrebbe essere fumo negli occhi: invece no, sono molto corretti anche i contenuti. Quando e se avrò modo di esaminare anche le parti specifiche sull’educazione, potrò valutare meglio. Ma per ora mi sembra che il business (che è ovvio che ci sia) sia bilanciato dal fatto di offrire un corso ben strutturato e con contenuti qualitativamente alti.

  5. é solo un discorso di soldi cari cinofili, un certificato non vuol dire nulla. Fatevi i vostri anni di gavetta imparate sul campo e leggete e vedrete i risultati, chi vi vuole veterinari,etologi ecc in 50 ore lo fa solo per il proprio interesse, addestrare un cane è TECNICA!!!!

  6. Nessun allievo del mio corso ENCI pensa di diventarlo con le 50 ore di pratica (che da me sono state alzate a 100cmq) .. il campo ENCI che lo organizza ha a tale scopo compreso nel prezzo un anno di frequentazione del campo, sia da cliente sia da “osservatore” e “aiuto-addestratore” praticamente o vai ad addestrare il tuo cane (con i metodi appresi nel corso) o vai ad assistere l’addestratore professionista.Una cosa mi sento di dirla però ai guru ..è vero che le 50 ore di pratica son poche e che non servano a molto, ma le 100 di teoria aiutano eccome e quelle non si imparano sul campo. Altra considerazione che mi sento di fare, quanto dura un corso apnec? quanto costa e cosa offre in più? il business Enci? cosa non è business al mondo?

  7. Ciao Valeria, posso dire cosa mi indigna??!!! Allora :
    1. Perchè nelle sez. dei corsi si rimanda ad i vari siti dei vari centri senza pubblicare direttamente programma e docenti su sito enci ( a mia telefonata hanno risposto perchè il programma riguarda solo il centro!)
    2. Perchè sul sito enci nn appare le caretteristiche per divenire centro riconosciuto ( a parte il pagamento annuale della tassa di 300,00 €)
    3.Perchè visto che enci su ogni iscritto al corso prende il 20% + iva e quota di esame finale, la commissione è fatta dallo stesso centro ( enci ha solo delegato)e nn direttamente da enci come per serietà doveva fare
    4.perchè ad una mia telefonata ad un centro quando ho chiesto cosa avrei appreso di utilità e difesa ( disciplina che mi affascina)risposta è stata il regolamento
    5.Ma la cosa che mi urta di più è perchè enci nn propone sessioni di esami “da privatisti” senza obbligare nessuno all’acquisto del diplomino???!! se sei qualificato entri altrimentio fuori!! ciao.

  8. Ciao a tutti. Mi sono trovata per caso in questa discussione e allora, voi che siete molto più addentro di me, sicuramente riuscirete a darmi una mano o zampa? Io ho perso il lavoro dopo 30 anni di segretaria e allora ho deciso di fare ciò che ho sempre amato … la dog sitter. Sono stanca ma felice. Il punto comunque non sono io ma mia figlia di 21 che ha voluto seguire le orme della mamma…:-*. E’ certo che grazie alla sua giovane età vuole cercare di diventare qualcosa di più e allora abbiamo pensato ad uno primo corso e cominciare a studiare. E’ andata a segnarsi ad un corso qui a Roma autorizzato dall’ENCI corso che sembra l’unico riconosciuto. Purtroppo le iscrizioni sono state già chiuse e se ne parlerà a marzo 2013. Con la delusione di aspettare ancora altri mesi per iniziare il corso un nostro amico ci ha suggerito di seguire invece un corso APNEC che tra un pò verrà riconosciuta…. addirittura la normativa è al SENATO. Insomma ragazzi dateci una mano per muoverci senza perdere tempo e soldi. E’ inutile dirvi che mia figlia sta intanto leggendo libri sull’argomento e continua con successo il suo lavoro ma abbiamo anche un sogno nel cassetto … aprire una pensione a Roma.

    Grazie per un’eventuale risposta.

    Antonella

    • Io posso solo dirti che è riconosciuto ENCI (e quindi, per il momento, unico – insieme agli altri corsi ENCI – riconosciuto anche dal Ministero) anche il corso della De Agostini, in cui la teoria si segue per corrispondenza e la pratica si svolgerà poi in un campo della propria regione.
      Dopo aver sostenuto che i corsi per educatori per corrispondenza fossero una c…ata pazzesca, mi sono dovuta ricredere conoscendo da vicino la realtà De Agostini, tanto che adesso collaboro addirittura con loro per la ricerca dei migliori centri cinofili :-). In ogni caso, non ne parlo bene perché ora ci collaboro: ci collaboro perché ne parlo bene! Ovvero perché mi sono resa conto che è uno dei corsi più seri che ci siano in circolazione (oltre ad avere il famoso riconoscimento) e sicuramente il più completo in assoluto per l’ampiezza degli argomenti trattati.

      • Buonasera Sig.ra Valeria. Mi permetto di rispondere a questo intervento in quanto, giusto ieri, sono stata contattata dalla De Agostini per il Corso come educatore/addestratore cinofilo.
        Devo dire che l’operatrice è stata molto esauriente ma una cosa mi ha lasciata interdetta. Quando ho fatto domande riguardo all’elenco delle strutture (su Roma) dove avrei potuto effettuare la parte pratica mi è stato risposto che la struttura la dovrei scegliere io e che loro poi interverrebbero per prendere accordi per lo stage, l’assicurazione, ecc.
        Allora mi chiedo: possibile che ENCI con De Agostini non abbiano selezionato almeno nelle maggiori località un certo numero di Centri IDONEI per fare una pratica di qualità tale da giustificare il rilascio del loro attestato?
        Può, secondo Lei, una persona che non ha ancora molta esperienza scegliere con criterio chi debba insegnare? A mio avviso, generalmente si sceglie una struttura seria perchè dovrebbe essere garanzia di qualità. Non mi sembra che, almeno per questo aspetto, la De Agostini si sia sforzata molto!
        Forse Lei ha ragione dicendo che tra i corsi che ha avuto modo di verificare non ce ne sono di rilevanti, ma, a questo punto, preferisco iscrivermi ad un corso tradizionale in un Centro che mi darà la possibilità di svolgere sia la parte pratica che quella teorica e, nel caso non dovessi rimanere soddisfatta, almeno non dovrò dare a me la responsabilità della scelta! Grazie per l’attenzione.

        • Cara Simona, credo che ci sia stata un’incomprensione di base, visto che i centri in cui si svilupperà la parte pratica del corso li sceglie, eccome, la DeAgostini e non certo i corsisti! Anzi, per la precisione li sceglie una persona di fiducia della DeAgostini, che è stata incaricata proprio di svolgere questo delicato compito di “cernita” e di cui deve assolutamente fidarsi perché è una persona eccezionale, bravissima, una cinofila di immani conoscenze, esperienze, professionalità… insomma, sono io :-D!
          Ovviamente ho scherzato sull’autoincensata, ma non sull’incarico, che ho effettivamente ricevuto. Infatti, dallo “scanno” iniziale con De Agostini siamo passati alla collaborazione, a riprova del fatto che basta chiarirsi e tutto diventa più semplice: anzi, avendo avuto modo di toccare con mano la serietà e l’impegno che l’azienda ha messo in questa operazione, sono particolarmente lieta di farne parte. Quindi ritengo che l’operatrice si sia espressa particolarmente male…a meno che non intendesse dire che nelle regioni in cui ci sono moltissime adesioni (e il Lazio è una di queste) ci sarà possibilità di scelta tra più di un centro cinofilo, come in effetti si sta prevedendo di fare.
          Però la scelta sarà sempre tra centri scelti dalla DeAgostini, su indicazioni fornite dalla sottoscritta.

          Valeria Rossi

          • Sinceramente non credo si possa parlare di incomprensione. Mi è stato detto esplicitamente che loro chiedono ai propri studenti di indicare la struttura dove si vorrebbe fare la parte pratica. Io ho anche risposto che sarebbe stato piuttosto difficile trovarne una disposta ad accogliere un allievo proveniente da un Corso esterno considerando che molti di questi Centri organizzano corsi simili e la risposta che mi è stata data è che a questi centri conviene avere qualcuno che fa uno stage (gratuito per la struttura che accoglie)che viene spesato completamente da De Agostini e che non hanno motivo di proporre a queste persone i loro corsi perchè si arriva alla parte pratica solo una volta conclusa la teoria e quindi quando già si ha la qualifica.
            Ho anche detto “e se non trovo questa struttura che faccio?” la risposta “vediamo se poi possiamo aiutarla in qualche modo”. Come vede c’ poco da fraintendere!
            Sono felice di sapere da Lei che non funziona così, ma a questo punto andrebbero prima formate le persone che danno le informazioni e poi ci si può permettere di organizzare corsi di formazione a distanza.

          • comunque anche a me hanno detto che se voglio posso sceglierne uno io, infatti durante “l’interrogatorio:)” che ti fanno mi hanno chiesto perché volessi fare questa professione e io ho detto che mi piace da sempre e adesso ne ho la conferma da quando frequento un campo col mio cane e lei mi ha detto che se avessi voluto le 50 ore avrei potuto farle li bastava che mettessi in contatto la responsabile del campo con il mio futuro tutor e loro avrebbero pensato a fare tutto, il che mi è sembrato un po bruttino perché pensavo che i campi fossero selezionati con criterio in modo da metterti in mani di addestratori veramente seri e preparati ,almeno in quelle 50 ore che gia sono poche; con questo non ho niente da dire di male della mia educatrice, anzi è molto brava, però non essendo io un grande esperto, magari mi sbaglio o in giro possono esserci persone piu preparate di lei a darmi un infarinatura generale, quindi spero che tu faccia un buon lavoro nella selezione dei nostri, eventuali, futuri insegnanti, ma mi fido visto il buon lavoro che fai con questo sito e non solo:)

        • Buongiorno Simona e Dan,
          desidero confermare al 100% quanto detto nella sua risposta da Valeria Rossi.

          Grazie al suo prezioso aiuto e alla sua competenza stiamo infatti completando in tutta Italia una rete di campi di addestramento riconosciuti ENCI “di prossimità” per consentire ai nostri allievi di effettuare la formazione pratica di 50 ore (indispensabile qualora si voglia sostenere l’esame ENCI) non lontano dal proprio domicilio.

          Quello che penso abbia generato l’equivoco è forse la confusione tra la “parte pratica” intesa come FORMAZIONE PRATICA (per la quale i campi sono da noi selezionati) e “parte pratica” intesa come TIROCINIO. In questo caso è senz’altro data libertà e scelta all’allievo di segnalarci una struttura dove desidera effettuare esperienza “sul campo”. Anche il numero di ore è in questo caso variabile e può essere concordato tra la struttura e l’allievo… sapendo ovviamente che in questo mestiere non si finisce mai di imparare e più si fa esperienza meglio è!

          In ogni modo vi ringrazio entrambi della vostra segnalazione. Tutto quello che può aiutare a migliorare la trasparenza della nostra proposta è sempre benvenuto.

          Un sincero saluto

          Guido Galimberti
          Direttore del Centro Europeo di Formazione

          • Scusi direttore mi sa che allora non ho capito bene,lei ha diviso parte pratica con tirocinio,le famose 50 ore a cosa si riferiscono?nel senso:voi cercate di selezionare dei centri dove andrò a pratica ma questa pratica sarà riferits al corso o andrò semplicemente a vedere e aiutare queste persone nel loro lavoro quotidiano(che è importantissimo ma non mi diventa parte pratica del corso ma tirocinio)non so se mi sono spiegato?
            Quindi per capirsi il corso mi offre tutti i moduli teorici piu le 50 ore di applicazione pratica alla teoria studiata(in centri da voi scelti)però non capisco il tirocinio,cioè voi come fate a offrire anche il tirocinio?
            Scusi l insistenza ma le ragazze al tel non mi hanno saputo spiegare bene questo punto.
            Ultima cosa che nob mi hanno saputo dire al tel è se è possibile sapere se ci sono e quali sono i centri da voi selezionati nella mia zona(firenze) molto importante per la scelta del vostro corso.
            Mu scuso per la lunghezza ma credo che dobbiamo sempre chiarire ogni dubbio prima di fare scelte

          • Posso risponderti io (fermo restando che se il direttore vuole aggiungere qualcosa, è sempre il benvenuto!): le 50 ore sono di “formazione”, nel senso che fanno parte integrante del corso e quindi – per dirla in parole povere – vengono insegnate/acquisite le tecniche, la padronanza degli strumenti e così via. Per questo 50 ore bastano…ma certo non bastano a fare di te un educatore capace di mettere le mani sui cani! (Chi lo sostiene frega soldi alla gente, papale papale!) Per questo poi serve il tirocinio, ovvero l’esperienza pratica, ovvero il prendere in mano cani di ogni forma, età, colore e cominciare a “smanettarci”, possibilmente sotto la guida di persona più esperta per evitare di far danni.
            Questo tirocinio è indispensabile, perchè altrimenti avrai sempre una preparazione “teorica con un minimo di pratica” che però NON è sufficiente a dire che “hai in mano un mestiere”. Ecco perché si deve fare, ma non è più indispensabile farlo sul campo scelto dall’azienda (che va bene per fare le 50 ore e dare l’esame, ma magari risulta scomodo per andarci poi tutti i giorni o quasi a “fare gavetta”).
            Insomma, una volta finito il corso e dato l’esame, “non” sei ancora pronto per aprirti un campo: il tirocinio è indispensabile. Però hai sicuramente acquisito, oltre alle nozioni prettamente cinofile, anche la capacità di distinguere un istruttore bravo da uno così così, un buon campo dal campo di un macellaio e così via…ed è per questo che sei libero di scegliere dove andare a farti le tue esperienze.

          • Ok ora sto iniziando a avere le cose un po piu chiare,però non capisco:questo tirocinio lo faccio sempre tramite il cef (anche se a quel punto io posso scegliermi il campo) o è una cosa che farò io dopo per cavoli miei?e poi vorrei sapere come faccio a vedere quali campi per le 50 ore ci sino nelle mie zone?
            Scusate ma la ragazza al tel queste cose non me le ha sapute dire

          • Non ho ancora finito la selezione dei campi (anche perché i corsi pratici inizieranno solo in primavera: prima c’è tutta la teoria da completare, ed è bella tosta! :-)): siccome sto cercando di trovare centri/persone davvero validi, mi prendo tutto il tempo disponibile 🙂

          • Gent.mo Direttore,
            innanzitutto La ringrazio per aver risposto personalmente anche se non avrei mai messo in dubbio quanto affermato da Valeria Rossi. Comunque Le confermo quanto mi è stato detto al telefono riguardo la scelta del Centro dove poter effettuare le 50 ore di pratica. Sono assolutamente d’accordo che è per noi solo un inizio, ma, come si dice, “chi ben comincia è a metà dell’opera” e i proverbi spesso non sbagliano!
            Per chi è in procinto di iniziare un percorso come questo la chiarezza è fondamentale per la scelta considerando la miriade di proposte (e le altrettante possibili fragature!) alle quali si può andare incontro.
            Risentirò in questi giorni la Vs. collaboratrice con la quale ho già parlato più volte e spero che questa volta possa darmi indicazioni più corrette.
            Approfetterei della Vs. gentilezza per chiedere conferma di un’altra informazione che mi è stata data: le 50 ore di pratica devono per forza iniziare solo dopo aver finito la teoria e aver sostenuto l’esame? così mi è stato detto.
            Ringrazio di nuovo.
            Un cordiale saluto

          • Ciao a tutti,
            non entro nel merito delle vostre domande o pareri, parlo da neo addestratore Enci solo per dirvi che nel mio caso il corso ENCI è stato un anno denso di impegno e di studio, etologia, teoria dell’ apprendimento, metodologie di addestramento, tecniche di pronto soccorso,abbiamo anche affrontato e studiato l’ agility, l’ipo e tante altre discipline sportive legate al cane, il ruolo del cane nella protezione civile e nel soccorso, le tecniche del luring, dello shaping e tanto tanto tanto altro. Il tutto ci è stato spiegato con pazienza e professionalità da addestratori affermati, con il quale non è certo facile collaborare in altre vie e da veterinari/comportamentisti, non si può spiegare in poche righe la mole di informazioni e tecniche apprese, quanto sia stata un esperienza formante e quanto mi abbia aperto gli occhi su chi sia davvero il CANE.Posso dire con certezza che chi esce da un corso del genere ha una conoscenza altissima del Cane, poi è normale che la gavetta si fa, si è fatta e si farà, ma non nutro nessun dubbio sul fatto che il riconoscimento Enci sia garanzia di professionalità, competenza e passione.

          • Ciao Daniele, per risponderti serenamente dovrei rileggermi bene il regolamento del forum 🙂 ma al momento non ho tempo, ti posso però dire, che è in provincia di Ancona. Aggiungo anche che il 50% forse piu, dei corsisti che mi hanno accompagnato in questo anno, sono già istruttori cinofili ed hanno già un campo, quindi per loro è stato un di più, che certifica e migliora la loro già elevata capacità.

          • Andrea, non esiste alcun regolamento: qui c’è assoluta libertà, esclusa quella di insultare e/o trollare (nel qual caso siamo noi a bannare l’utente maleducato e/o il troll).
            NON è assolutamente vietato parlare bene di qualcuno, anche facendo nomi e cognomi. 🙂

  9. Salve vorrei avere qualche delucidazione sulla formazione per diventare educatore:la prima che significano i tre livelli, la seconda che differenze ci sono trs corsi riconosciuti dalle varie associazioni (enci apnec csen ecc) al di la di diventare poi loro associato,divergono anche per i contenuti?e poi a livello lavorativo quanto può giovare l essere iscritti a una di queste associqzioni?ultima domanda:
    io vorrei in futuro addestrare cani guida per ciechi, che percorso mi consigli?prima dovrei fare un corso per educatore o esistono corsi specifici?

  10. Ciao Valeria! Oggi per caso mi sono imbattuta in una pubblicità sui corsi di formazione che l’Enci dispone. Ho mandato la domanda e,devo ammettere, subito mi hanno richiamata e la signorina con cui ho parlato ha risposto a tutte le domande, fornendomi informazioni complete. Ovviamente tutto è stato presentato con entusiasmo (ovviamente a loro favore)… devo ammettere che sono un po ignorante in materia, e volendo assicurarmi la validità e l’efficienza dei corsi sono andata a vedere qualcosa su internet e mi sono imbattuta in questo articolo. Per non portarla sulle lunghe volevo esprimere la mia e chiederti giusto un paio di cose: ciò che non mi convince è il metodo di “studio”.essere autodidatti va più che bene, soprattutto nel mio caso che sto ancora studiando…ma il fatto che anche gli esami siano via internet non mi convince; ; così come il “test d’ingresso” via telefono!Cosi facendo tutti potranno prendere un attestato con buoni risultati!! (Non so la media degli altri corsi…ma i prezzi sono comunque elevati..o no?) E poi: (come scriveva sopra Simona) anche a me hanno detto che potevo scegliere il posto dove fare pratica, lo stage. Nel caso, poi,avrei riscontrato problemi, mi avrebbero aiutato loro. È passato quasi un anno da quando l’articolo è stato pubblicizzato, com’è migliorato questo servizio? ? Insomma mi chiedo come mai mi abbiano dato quest informazione, a tua detta, sbagliata!? Mi hanno poi detto che lo stage era facoltativo
    … precisando che credo esso sia fondamentale, se non alla base per diventare un vero educatore o quel che sia, l enci ti darebbe un attestato in base a cosa? A dei test fatti da casa in massima comodità e magari con l’aiuto di terzi?!? Ultima domanda: a distanza di un anno..com’è cambiata la situazione? Crede possa fare questi corsi o meglio rivolgersi a qualche altra associazione? Spero sia tutto chiaro…il mal di testa sta prendendo il sopravvento!

  11. Ciao Lara, ti rispondo io che frequento il corso che interessa a te proprio presso il CEF.
    Ne so abbastanza anche perchè a suo tempo parlai sia con le segretarie CEF, sia con l’ENCI che con dei veterinari.

    Veniamo a noi:
    Le signorine che ti chiamano (di solito passa una settimana dalla richiesta di informazioni. Con te sono stati celerissimi. Punto a favore del CEF) sono entusiaste nel presentarti un loro corso non solo perchè un nuovo iscritto possa essere o meno un qualcosa a loro favore (lo è sicuramente ma fare illazioni tipo la tua “ovviamente a loro favore” non è carino. E’ una tua supposizione e tale deve rimanere), ma perchè credono in quello che fanno e sono supportate da esiti positivi riscontrati dai 15000 alievi sparsi sia in Italia che nella madrepatria del CEF in Francia.
    Il metodo di studio che a te non convince tanto (cerca pure e-learnig e vedrai quanti corsi di studio pure universitari possono essere fatti da casa in tutta europa. Solo l’Italia è ancora indietro, come al solito) è validissimo.
    Quelli che tu chiami ESAMI sono verifiche.
    Alla fine del percorso di studi il CEF De Agostini, rilascia un attestato che ti consente di lavorare dopo uno stage che io consiglio di fare anche se non obbligatorio, presso scuole cinofile, canili privati e altre strutture similari.
    Il corso che interessa a te “addestratore cinofilo”, è un corso erogato con AUTORIZZAZIONE ENCI, come se fosse fatto presso una scuola ENCI.
    E’ un corso teorico (la pratica si fa con lo stage da 1 a 6 mesi e l’assicurazione è pagata dal CEF).
    Il costo non è addatto elevato: un mio conoscente ha fatto un corso presso un’altra scuola e per avere il diploma di educatore (neanche istruttore) cinofilo ha dovuto fare TRE (3) corsi dal costo di 1500 euro l’uno.
    Se ti iscrivi presso una scuola riconosciuta ENCI (perchè per iscriverti nell’albo NAZIONALE istruttori ENCI devi fare un corso presso una loro scuola o presso un istituto privato autorizzato dall’ENCI) spenderai la stessa cifra se non di più da pagare in due o tre soluzioni (il CEF ti fa pagare anche in comode rate).
    In questi giorni ho visto il volantino per un corso da istruttore presso un centro ENCI: circa 2000 euro.

    Rispondendo alle tue domande:

    1) Si, è compito dello studente cercare la struttura ove fare lo stage e se questi accettano, l’allievo comunica i dati al CEF che attiverà convenzione e assicurazione

    2) Il servizio dal 2007 (da quando il CEF è in Italia) è migliorato tantissimo il servizio offerto ed è in continua evoluzione per venire incontro alle esigenze degli studenti;

    3) Qual’è l’informazione che ti è stata data sbagliata?

    4) lo stage è facoltativo per alcuni corsi perchè ad alcuni basta il solo attestato mentre altri vogliono continuare e fare le ulteriori 50 ore di pratica e l’esame finale con un cane preparato dall’allievo per iscriversi presso l’albo nazionale istruttori enci (che ricordo è un ente riconosciuto dallo stato italiano e dai ministeri delle politiche agricole e inistero dell’interno);

    5) NON E’ L’ENCI CHE TI RILASCIA L’ATTESTATO MA IL CEF. L’ENCI OBBLIGA A FARE 50 ORE DI PRATICA PIU’ ESAME FINALE PER ISCRIVERTI COME ISTRUTTORE ENCI. IL CORSO CEF VALE COME CREDITI PER ACCEDERE ALLE 50 ORE + ESAME FINALE. ( E li devi dimostrare se hai o non hai imparato nulla. Le 50 ore e l’esame finale, si possono fare dopo lo stage)

    6) Sia l’Enci che il CEF NON SONO un’associazione. I corsi che ti erogano altri centri non hanno lo stesso valore di quelli erogati da Enci e CEF o Centri autorizzati).

    A me è stato chiaro sin da subito ma a te non penso se scrivi che l’attestato te lo da l’enci.

    Una pastiglia di analgesico e passa il mal di testa…. :-)) e riposati, non pensare troppo.

  12. Aggiungo che addestratore cinofilo è autorizzato ENCI e vale come se fosse fatto presso un suo centro, mentre i corsi di Assistente veterinario, toelettatore e negozio di toelettatura, sono patrocinati dall’enci.

    Gli altri corsi erogati dal CEF sono riconosciuti e/o patrocinati da strutture odontoiatriche e mediche in generale e di assistenza all’infanzia.

    Ci sono moltissimi allievi che una volta terminati gli studi e fatto lo stage, lavorano presso le strutture dove hanno svolto lo stage (TIROCINIO).
    Qualcuno lavora in proprio.

  13. Gent.ma Valeria, mi soffermi su questo:
    “ma se la norma transitoria fosse davvero ancora aperta, potrebbe arrivare qualche sorpresa (se invece è scaduta, no: perché un esame teorico, certi personaggi non lo supererebbero MAI).”

    La norma è scaduta dallo scorso anno (31/03/2012 era il termine ultimo per fruire della “sanatoria”) e ti posso assicurare che due addestratrici (una la conosco personalmente e non l’ho più chiamata) mentre l’altra la conosco perchè più che famosa è “famigerata”.
    Quella che conosco personalmente (iscritta albo enci per sanatoria e in agility) mi dette da pensare nel momento in cui le feci vedere l’allora cucciolo grigio che era abituato a fare le feste a chiunque e voleva sempre giocare.
    Lui le corse incontro (aveva tre mesi) e scodinzolando le poggiò le zampotte anteriori sulle gambe e le porgeva il gipocattolo. La sua reazione fu: 1) scatto in piedi 2) allontanare il cucciolo 3) mi disse che “sto cane ha problemi, stai attenta”.

    Il cane è cresciuto e fa le feste a tutti gli esseri umani tranne che a lei, chissà perchè.

    E questo comportamento lo ha sempre tenuto anche con altre ersone che le chiedevano di educarle il cucciolo.
    Lei vuole cani taglia border. Altrimenti i cuccioli di altre razze hanno problemi e a lungo andare sono pericolosi e da abbattere.

    Ora deve fare il corso di aggiornamento ma ha detto che non lo fa perchè oberata di lavoro.
    Una volta scappo davanti a un labrador di 6 mesi che le fece bau. lo lasciò da solo nel campo lasciando il cancello aperto.

    Fortunatamente la sanatoria è scaduta altrimenti chi aveva partecipato a seminari e corsi di 6 (SEI) giorni da 600 euro, soddisfatti e rimborsati pure, (diventando Hostess in pet therapy) sarebbero diventati disastri ambulanti.

  14. Ciao, volevo dare la mia opinione sul corso cef,(addestratore), innanzitutto gentilissimi e rapidissimi a contattare fornendo alcune informazioni.
    Il corso costa c.a 2200 euro in modalità fad/e-learning, ti viene inviato a casa il materiale x studiare ed hai supporto via telefono e tramite e-mail dove invierai i tuoi “esercizi”( la qualità non posso stabilirla non avendo accettato)
    Rileggendo bene il contratto e vi invito a farlo , non sono obbligati contrattualmente x le 50 ore presso un centro cinofilo,cito testualmente da contratto….” fermo che CEF S.r.l. non garantisce in alcun modo né la possibilità di effettuare uno stage, né alcuna altra forma di impiego,….” ma sta’ allo studente adoperarsi per farlo”…. il che vuol dire x accedere all’esame enci dovete farvi le 50 ore in un centro accreditato/riconosciuto enci e quindi altri soldi da spendere
    Ho chiesto piu’ volte al telefono e tramite mail (non mi hanno mai risposto) di avere un elenco dei centri cinofili riconosciuti o accreditati enci, soprattutto in prossimità dove abito
    Fatevi sempre due conti in tasca + o – a quella cifra trovate corsi in tutta Itali tutto compreso, vi pagherete a parte i soldi x sostenere l’esame.
    In riepilogo, bene la parte “commerciale”, ma a mio avviso x il materiale e la modalità fad sicuramente il prezzo a mio avviso è caro, se fosse stato sui 500/1000 euro probabilmente lo avrei fatto, ma alla cifra da loro proposta ho trovato altro.

  15. ciao a tutti io il mio corso per cani di pubblica utilità l’ho fatto tramite un centro con esami e 250 ore di lezioni pratiche e sono un operatore tecnico di primo soccorso veterinario ,però non è riconosciuto dall’ENCI, lavoro ugualmente e i mie allievi sono fantastici però a qualcuno proprio non sta bene che il suo cane venga educato da un addestratore non iscritto all’albo, a me non importa, l’importante è il risultato, ma a volte mi chiedo, posso iscrivermi all’albo senza rifare tutto il corso?

  16. Sto frequentando un corso per addestratore enci a 3000 euro piu’ 360 euro a parte per esame.Ho trovato in seguito altri corsi enci stessa regione e con docenti presenti nel mio. La diffrenza e’
    di 1800 euro in meno ….cosa devo pensare? E’ possibile che l’enci nn ponga un tetto massimo? Preciso stesse or di pratica e di teoria. Chi mi sa rispondere?grazie

  17. Buongiorno a tutti!
    io sono una “sciuramarianeofitaetc”, concluso un periodo di educazione con la mia piccola belva meticcia, ho scoperto questo meravigliosa finestra sulla cultura cinofila e.. come credo accada a millemila persone ne sono rimasta magnetizzata. Ora, non avendo più a portata di zampa il mio addestratore di riferimento, ho cercato di contattare qualsivoglia struttura/sito per valutare di intraprendere questo cammino per l’educazione cinofila… il caos… praticamente come il mondo dell’istruzione umana, anche quella cinofila ti colpisce e ti stona lasciandoti nella più grande confusione ed insicurezza. Dimenticavo, piccolo rilevante dettaglio, mi trovo in Sicilia e guardando l’elenco ENCI dei centri riconosciuti.. noi siamo persi. Possibile che non ci siano soluzioni se non partire per il centro nord? e comunque.. ringrazio la redazione per le notizie chiare e fruibili sempre presenti.

  18. C’è da aggiungere una cosa, fondamentale: il corso ENCI non da una qualifica riconosciuta a livello nazionale. Di fatto, la qualifica ENCI ha lo stesso valore legale di tutte le altre qualifica date da chicchessia. L’unica delega statale che ha l’ENCI riguarda la catalogazione delle razze.
    Chi afferma il contrario o è in malafede o è male informato, ed in entrambi i caso sarebbe il caso di girare al largo.
    (Non parlo ovviamente degli autori dell’articolo).
    Una domanda però: Perchè nell’articolo non viene citata la fidasc, che ad oggi è l’unica associazione ad avere deleghe in tal senso? (Cani da caccia)

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.