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Un levriero per amico

di VALERIA ROSSI –  Facciamo un giochino: quante razze levriere conoscete?
Provate a contarle, a ricordare tutte quelle che avete visto o di cui avete sentito parlare: poi confrontate la vostra risposta con quella esatta (ovvero con l’elenco completo delle razze riconosciute del gruppo 10), che  trovate cliccando qui.
Fatto?
Bene! E ora ditemi:  li avevate indovinati tutti, o siete rimasti sorpresi scoprendo quanti levrieri esistano in realtà?
Io penso che solo i cinofili più acculturati siano riusciti a ricordare tutte le razze, perché quello dei levrieri è un mondo semisconosciuto al grande pubblico.

Per la Sciuramaria media, per esempio, i levrieri sono tre: “quello piccolo”  (che comprende whippet e piccolo levriero italiano, spesso indicato anche come “quello che sembra sempre malato, poverino”), “quello grosso senza pelo” e “il levriero afghano”, a volte detto anche “quello coi capelli lunghi”: però, di solito, perfino la Sciuramaria sa come si chiama.

La Sciuramaria conosce probabilmente anche il “Piccolo aiutante di Babbo Natale” (quello dei Simpson): ma chissà se si è mai resa conto che è un levriero!
Anche le “tre” razze sciuramariesche, comunque, sono assai poco diffuse: soltanto il whippet gode di una certa popolarità (si fa per dire), con  380 cuccioli iscritti nel 2011, mentre il piccolo levriero italiano è secondo con 209 iscrizioni. Dopo di loro c’è il buio completo: nessun’altra razza arriva a cento iscrizioni e alcune non arrivano neppure a dieci.
In realtà i numeri dell’ENCI non comprendono i molti (per fortuna) greyhound e galgos che vengono adottati tramite le associazioni rescue che salvano da una bruttissima fine gli ex cani da corsa (ne abbiamo parlato in questo articolo): ma anche aggiungendoci questi cani, i numeri restano bassissimi. In totale, nel 2011, tutti i levrieri insieme sono arrivati a 914 iscrizioni. Anche se raddoppiassimo questo numero con i rescue, anche volendo arrotondare un po’ per eccesso, arriveremmo a duemila cani…quando il labrador, da solo, ha fatto 7774 iscrizioni, il che la dice lunga sulla differenza di popolarità.

Eppure… eppure, vedendo tante Sciuremarie fare sci da asfalto dietro ai loro labrador, lamentarsi perché il bassotto si è mangiato tutto il divano, intelaiatura compresa, piangere perché l’husky è andato in muta e si sono ritrovate il pelo perfino nell’armadio a muro… ogni santissima volta a me viene da pensare: “Ma perché ‘sta donna non si è presa un levriero?”
No, perché quasi tutti levrieri sono cani da compagnia assolutamente perfetti (a differenza della stragrande maggioranza delle razze di moda, che “da compagnia” non sono né per selezione, né per attutidine): innanzitutto non sporcano, mai, per nessun motivo al mondo. Perfino le razze a pelo lungo evitano accuratamente di perderlo (non sarebbe mica dignitoso spelarsi in giro per casa come un cane qualsiasi): il levriero afghano, del quale verrebbe da pensare che ti lasci in giro i tappeti, non perde un pelo che sia uno! E’ vero che la sua toelettatura richiede un certo impegno, specie se si tratta di un soggetto da show: ma di pelo non ne perde, perché il suo mantello non è soggetto a mute stagionali. E’ fatto come i capelli umani, a crescita continua e con un ricambio minimo (meno di quello dei capelli umani) che avviene durante tutto l’anno e non in un solo periodo.

Poi: nessun levriero ti smonterà mai i divani. Lui, semmai, ama adagiarcisi: e al massimo controlla che tu non ci abbia lasciato sopra qualcosa, o che non abbia inopinatamente spostato i cuscini in modo a lui sgradito, nel qual caso ti guarda col fumetto che dice “Tzè, sti umani… ce ne vuole, di pazienza…”.
Perché un po’ snob, diciamolo, questi cani lo sono.
Però, nella propria famiglia, lo sono mooooolto meno di quanto non appaia a prima vista.
La cosa che impedisce ai levrieri di diventare popolari è proprio il fatto che, se tu non sei il  loro umano, ti guardano con irritante sufficienza (sempre ammesso che si degnino di guardarti, perché a volte non ti cagano proprio).
Se cerchi di avvicinarne uno con gridolini entusiasti gli vedrai fare un piccolo passo laterale, con aria indifferente ma anche schifata, nel tentativo di non lasciarsi neppure sfiorare da siffatta plebaglia.
Se riesci ad accarezzarne uno, subito dopo lo vedrai che guarda il suo umano con un altro fumetto che dice “Mi porti in toelettatura, per favore?”.
Quando sento le mamme dire:  “Non toccarlo, che è sporco!” ai figlioletti che si protendono verso un cane, penso sempre che se quel cane fosse un levriero sarebbe lui a gridare alla mamma “Non mi faccia toccare, che mi sporca!”.
Sì, decisamente un filino snob lo sembrano: ma lo sono soltanto con gli umani estranei, perché con quelli di famiglia sono affettuosi, dolcissimi, capaci di sguardi adoranti. Servili no, questo mai: ma pieni d’amore, sì.
Il fatto è che questo lato del levriero lo scopri solo se te ne prendi uno (o se frequenti con particolare assiduità una famiglia che ne possiede uno, che dopo un po’ comincia a darti confidenza e a trattarti come “uno di casa”): altrimenti ti sembrano degli stronzetti pieni di boria.
E siccome ti sembrano degli stronzetti, non ti passa neppure per l’anticamera del cervello l’idea di prenderne uno.

Bene: proviamo a sfatare un po’ questa storia dello snobbone gasato.
Il levriero è un cane indipendente, questo è vero: anche perché è un cane primitivo, praticamente intoccato dall’uomo. I levrieristi dicono che non c’è mai stata selezione umana perché il cane era già perfetto così, e tutti i torti non li hanno: cosa vuoi andare a metter mano in un’opera d’arte assolutamente perfetta?
Se andate a leggervi qualche testo sulla cinematica canina, troverete sempre e solo illustrazioni di levrieri: perché il suo galoppo “è” il galoppo. Ne è l’espressione più alta, l’icona intoccabile e non perfettibile.

Da fermo, il levriero è una statua: ogni muscolo, ogni osso, ogni pelo sembra scolpito nel marmo. Stupendo. E la cosa più affascinante è che qualsiasi levriero osserviate, da quello di altissima genealogia al rescue salvato dalla Spagna, lo troverete sempre immensamente più bello di qualsiasi statua che tenti di ritrarlo: perché da lui, anche quando è immobile, emana una sensazione di forza dirompente trattenuta a stento. Sembra sempre in procinto di lanciarsi non solo in corsa, ma in volo. E quando parte davvero, quando si distende nel suo impareggiabile galoppo, va a una velocità paurosa, sì, ma con una leggerezza e una grazia che ti lasciano lì con la mandibola che tocca terra, a pensare che non hai mai visto niente di più bello.
Di mandibole, nel corso dei secoli, devono esserne cadute un bel po’, perché nessuno si è mai permesso di pasticciare con queste razze che sono sembrate sempre troppo perfette per poter pensare di cambiarle: così il levriero si è mantenuto inalterato nei secoli, non solo nel fisico ma anche nel carattere.
E il suo carattere è contemporaneamente nobile, fiero, selvaggio ma anche mite, docile,  dolce.

Ecco: quando li conosci un po’, i levrieri, la parola che ti balza in mente quando devi descrivere il loro carattere non è più “snob”, ma “dolce”.
Però qui bisogna fare un certo distinguo tra le diverse razze: perché un whippet o un piccolo levriero italiano, se li hai in casa da due giorni, già ti mettono in mano il loro cuore.
Un Azawakh o un Saluki, dopo due mesi, sono ancora lì che ti studiano per decidere se vale davvero la pena di concederti la loro amicizia.
Queste razze antichissime (il Saluki è stato identificato come uno dei cani più antichi in assoluto) sono state vicino all’uomo per aiutarlo nella caccia: ma anche se gli azawakh venivano addirittura allattati al seno dalle donne delle tribù del Mali, sono rimasti immensamente diffidenti, indipendenti e schivi.
Pensare a se stessi come al “padrone” di uno di questi anni è una vera comica: ma padrone de che?
A questi cani non importa un beatissimo tubo del fatto che tu abbia sborsato migliaia di euro per comprarli: loro devono valutare se valga la pena o meno di affidarsi a te. Se sì (ma prima glielo devi dimostrare coi fatti), allora ti adorano. Se no, sopporteranno la tua presenza (ma senza fartelo troppo pesare: per esempio, non saranno mai aggressivi. Piuttosto, se si scocciano, se ne vanno un po’ più in là), ma non ti obbediranno mai. Tantomeno se provi ad importi con la forza, perché in questo caso avrai la chiara immagine mentale di un cane che ti fa il gesto dell’ombrello (signorilmente, eh: ma te lo fa).

In effetti Saluki ed Azawakh (il secondo ancor più del primo) non sono esattamente razze “per tutti”: nell’articolo “Azawakh: un meraviglioso mistero”, di Jacqueline Maregatti, ho letto che questi cani “sembrano non aver concluso del tutto il processo di domesticazione”, e probabilmente non siamo troppo lontani dalla verità.
Tutti gli altri levrieri, però, sono totalmente domestici e molto più “facili” anche per le Sciuremarie: sono un filino più tosti quelli a pelo duro (deerhound e irish wolfhound, il secondo dei quali è anche una specie di cavallo – proprio nel senso delle dimensioni – e quindi non avrà comunque mai grande diffusione tra le Sciuremarie da appartamento), mentre afghani e borzoi se la tirano un po’ perfino con i familiari; ma in generale si tratta di cani veramente dolci, facili da gestire (mai aggressivi, mai litigiosi con gli altri cani, mai caciaroni, sempre rispettosi della casa e perfino del giardino) e anche facili da educare… sempre e solo con le buone maniere.
A volte io sogghigno tra me e me quando leggo gli scritti di Giovanni Padrone che ineggia al gentilismo: e vorrei ben vedere! Ha dei levrieri!
Con loro, o sei gentile o ti attacchi al tram: non ci sono alternative.
Ma “gentile” non significa neppure “bocconcinaro” o “ipercoccoloso”: perché il levriero, se cerchi di comprarlo, ti rifà lo stesso preciso gesto di cui sopra.

Per farti adorare da un levriero tu devi essere una figura affidabile, coerente (ma coerente al millemila per cento!), collaborativa.
Per esempio: come ti viene in mente di chiamare il cane quando è partito sulle tracce di un coniglio nel prato? Lesa maestà! Se si caccia insieme, si lavora ognuno con i propri mezzi e nel rispetto reciproco: e poi, per un levriero, starti a due-trecento metri è starti vicinissimo (d’altronde… come dargli torto, visto che quei trecento metri, volendo, lui li copre in un nanosecondo?).
In compenso, se gli fai capire che l’hai richiamato perché c’era un valido motivo, lui rispetterà la tua scelta e ti obbedirà.
No, d’accordo: proprio “facilissimi” da educare-addestrare, forse non sono. Però, se non ci riesci, quasi non te ne accorgi: e qui sta il bello!
Perché anche le razze apparentemente docilissime, che magari sono diventate di moda proprio per questo (vedi border collie), non è che si educhino/addestrino da sole: ci devi comunque lavorare, e lavorare sodo.
Se non lo fai, o se lo fai ma non nel modo giusto, potrai ritrovarti facilmente tra le mani un border che, quando lo lasci in casa da solo per due ore, ti fa trovare qualcosa di molto simile all’effetto di uno tsunami ( e a quel punto cominci a pensare: “Forse è meglio che a questo cane faccia fare qualcosa”).
Col leviero no. Non ti succederà mai.
Lui magari, al tuo rientro, ti guarda e buffa: perché si è rotto le palle esattamente come il border, però sa contenere signorilmente il suo disappunto.  Quindi tu troverai un cane scocciatissimo, ma una casa impeccabile: e ovviamente non è giusto approfittare di questa signorilità per tenere il cane come un soprammobile…ma se per caso succede per cause di forza maggiore (tipo, che so, un’influenza dell’umano), vi assicuro che è MOLTO comodo avere un cane che non fa rappresaglie.

Un’altra caratteristica importante del carattere dei levrieri è che, a differenza di molte altre razze, se scelgono di amarti e rispettarti non cambiano più idea. Anche se sbagli, anche se li deludi un po’, non stanno continuamente lì a metterti alla prova, a sfidarti, a vedere se possono prendere il tuo posto al comando del branco. Al massimo penseranno “umpf, mi son scelto un capo cretino”; ma non ti metteranno in discussione entrando in conflitto. La cosa peggiore che ti possa succedere è che non ti obbediscano più… ma in realtà sono sempre così eleganti, sobri e poco invasivi che non è che si debba star sempre lì a dargli ordini: quindi, anche se sei stato bollato come cretino, non è detto che tu te ne accorga e il tuo amor proprio sarà sempre salvo.
Per sapere se il tuo levriero ti ama e ti stima, oppure ti vuole bene ma ti considera un po’ gnucco, c’è un metodo infallibile: se ti fa molte feste quando arrivi (“molte” in levrierese, ovvero due scodinzolate e due sculettate, fine) e se viene spesso a cercare coccole e attenzioni da te, è il caso a).

Venendo a cose più pratiche, che altrimenti scrivo un librone senza aver detto quello che interessa forse di più agli aspiranti levrieristi:

a) esteticamente, il levriero o si ama o si odia: non ci sono vie di mezzo. O in lui vedi la perfezione assoluta (e allora leggi pure il seguito), oppure vedi un “poveraccio che sembra morto di fame”: in questo secondo caso, non prendertene uno perchè finiresti per rimpinzarlo di cibo e rovinarlo. Se  invece tu vedi la perfezione e non hai nessuna intenzione di rovinarla trasformando il tuo cane in una vacca, sappi che per strada troverai sempre qualcuno che ti chiederà “Ma gliene dà da mangiare, a questo povero cane?” , guadandoti come se fossi una maltrattatrice. Mettilo in conto, perché succederà molto spesso: non avvisarti sarebbe stato poco gentile da parte mia;

b) caratterialmente, se ti piacciono i caciaroni-pagliaccioni-casinari, lascia perdere. Anche se ti piacciono i cani-robot.
Se invece ami il rispetto reciproco, le attenzioni misurate, le feste sobrie, un amore fatto più di sguardi che di zampate in faccia, il levriero può essere  il cane giusto per te. Sappi anche che il levriero è telepatico: saprà sempre quello che pensi, nel bene e nel male.
Il levriero non è gerarchico: non ha mai cacciato in branco, ma individualmente o al massimo in coppia: quindi le regole del branco possono applicarsi al cucciolo, ma per un adulto non hanno quasi nessun significato. Dal punto di vista delle gerarchie è quasi più gatto che cane: un individualista, insomma… che però cerca il legame con l’uomo molto più dei gatti (quella che mi sta passeggiando sulla tastiera dandomi capocciate con gli occhi languidi non fa testo, perché è in calore).
Ah… scordati le dicerie sulla presunta “stupidità” di questi cani: sono intelligentissimi. Chi pensa che siano stupidi perché non obbediscono, evidentemente, non è stato capace di farsi stimare e rispettare (il che la dice lunga su chi sia il vero imbecille): chi ancora pensa che siano stupidi perchè “corrono dietro a uno straccio pensando che sia una lepre”, invece, non ha capito un accidenti. I levrieri sanno perfettamente che stanno facendo una competizione sportiva: il simulacro di lepre è solo una scusa. Se non ci credi, guardati questo video e poi dimmi se ti sembra che a questo cane importi qualcosa della lepre! (e dimmi anche se ti sembra stupido..):

A proposito di sport/lavoro, ogni levriero ha ovviamente bisogno di correre: è nato per questo, non è che puoi tenerlo a vita in cinquanta metri quadri. Però, se solo hai modo di liberarlo un’oretta al giorno in un prato, o su una spiaggia, insomma in ampi spazi, a lui questo basterà. Se ami lo sport cinofilo, hai invece la possibilità di farlo correre sia in pista (in Italia si parla SOLO di corse assolutamente amatoriali: niente scommesse, niente doping, niente porcate di questo genere), ma con pochissime strutture accessibili, sia nel coursing, che invece si può fare ovunque ci sia un po’ di campagna: il coursing è divertentissimo per i cani e gli umani fanno un tifo da stadio che però – a differenza che negli stadi veri – è assolutamente sportivo. E non dico altro perché sul coursing abbiamo già pubblicato questo articolo che spiega tutto.

c) dal punto di vista “logistico”, i  levrieri a pelo corto e semilungo non danno nessunissimo problema per la gestione del mantello; quelli a pelo lungo e quelli a pelo duro vanno toelettati regolarmente, ma nulla di particolarmente drammatico. Gli Afghani da show sono gli unici ad essere realmente impegnativi… ma meno di un cocker americano, tanto per fare un esempio di cane piccolo che ti dà da fare quattro volte di più di un afghano;

d) dal punto di vista sanitario, essendo cani primitivi, i levrieri sono assai poco affetti da patologie ereditarie o congenite: anche loro sono esseri viventi e come tali soggetti a malattie, ovviamente, ma l’incidenza è generalmente bassa. Per quanto l’aspetto possa apparire fragile, anche i loro arti sono molto robusti: i rischi si corrono solo se si permette al cane di ingrassare.
Il levriero è una macchina da corsa (pensate solo che il suo cuore pesa il 3,5% dell’intero peso corporeo, mentre la proporzione degli altri cani è dell’1% circa) e va trattata come tale, rispettandone le caratteristiche. Ma si rompe molto meno facilmente di una Ferrari.

Infine…giusto perché è una cosa che non solo le Sciuremarie, ma tutti gli umani del mondo sognano dal proprio cane: tutti i levrieri, un po’ per telepatia e un po’ per pura e semplice sensibilità, sanno quando è il momento di fare/non fare le cose.
Si accorgono se sei troppo impegnato per badare a loro (arrivando al punto di non chiederti neppure di uscire e di tenersi la pipì, piuttosto che disturbarti), si accorgono se hai voglia di giocare e in quel caso si sforzano di fare gli allegroni anche se magari avrebbero preferito una dormitina sul divano: insomma, sono empatici ai massimi livelli canini (quelli umani non li considero neppure: qualsiasi umano, quanto ad empatia, è un principiante se paragonato a un qualsiasi cane).
E’ difficile spiegare per iscritto questa particolarità dei levrieri: bisogna viverla per capire davvero. Sta di fatto che c’è, e che scoprirla sarà piacevolissimo per chiunque…come tutte le altre caratteristiche che non ho elencato un po’ perché non volevo scrivere un romanzo, ma un po’ anche perché, pur avendo avuto una lunga frequentazione con Whippet e Magyar Agar, non ho mai posseduto un levriero proprio “mio” e non sono affatto sicura di conoscerle tutte.
Una cosa, però, l’ho capita: avere un levriero per amico è, oggi, un privilegio di pochi…ma potrebbe diventare il piacere di molti, se solo gli umani (e non certo i cani) si rivelassero meno prevenuti e più intelligenti.

 

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).