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La castrazione del cane maschio riduce i problemi comportamentali: “cugginata” o realtà?

di VALERIA ROSSI – Ho già detto altre volte, credo, che spesso gli spunti per gli articoli mi arrivano dai lettori: o perché mi chiedono direttamente di trattare l’argomento X su Tpic, o perché mi chiedono magari un consiglio per il proprio cane e a me viene l’idea di parlarne in un articolo. Non ho mai detto, invece (almeno, non mi pare) che a volte questi spunti arrivano in branco: nel senso che più persone diverse, da località diverse e con cani diversi, nel giro di pochi giorni mi sottopongono tutte lo stesso argomento, che magari nessuno si era mai filato prima di allora. Probabilmente la spiegazione è molto semplice: magari è uscito un articolo su qualche giornale, o qualche TV ha trattato proprio quell’argomento.. però è una cosa curiosa, che in questi giorni mi è successa di nuovo.
Tema: la castrazione del maschio come possibile soluzione di problemi comportamentali.
In linea di massima, quando mi sento chiedere “secondo te, castrandolo, risolvo… (problemi vari, dall’aggressività intraspecifica alla distruttività al montare le gambe della gente)?”, mi verrebbe da rispondere in automatico:

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

E a volte rispondo esattamente così. Piuttosto spesso, direi… perché la stragrande maggioranza dei problemi di cui mi si parla non c’entra un tubo con gli ormoni sessuali e quindi ben difficilmente potrebbe trovare soluzione nella castrazione.

A cosa può servire, in realtà, la castrazione?

Bisogna distinguere tra la prevenzione sanitaria e la soluzione di problemi caratteriali.
Dal punto di vista sanitario la castrazione è sicuramente più utile per le femmine che per i maschi, in quanto le patologie  legate agli estrogeni sono molto più numerose di quelle dovute al testosterone: però, anche nel maschio, la castrazione previene tutti i problemi di prostata (frequentissimi nei cani anziani) e ovviamente qualsiasi possibilità di tumore ai testicoli (se li togli, non si possono ammalare).

E dal punto di vista comportamentale?
In pratica ci si limita alla (possibile, ma non certa) risoluzione di tre casi: e cioè alla tendenza alle fughe (sempre che siano di origine sessuale, altrimenti ciccia), all’aggressività tra maschi (sempre che non sia radicata da troppo tempo, altrimenti ri-ciccia nella maggior parte dei casi) e alla marcatura ossessiva, che però non viene quasi mai vissuta come un problema dagli umani.
In realtà, in moltissimi casi, impedire (proprio fisicamente, tirando via il cane col guinzaglio) le overdose di marcatura basterebbe e avanzerebbe per far diminuire il comportamento aggressivo verso gli altri maschi, senza bisogno di castrare nessuno.

A cosa NON serve la castrazione?

Non risolve praticamente mai i problemi legati alla monta (di altri cani o di persone), che quasi sempre sono legati a problemi di dominanza – o comunque di competitività – e che molto raramente hanno a che fare col sesso.
I maschi che provano interesse sessuale per gli umani sono cani antropomorfizzati all’estremo, per i quali urgerebbe una terapia comportamentale mirata alla ricostruzione totale di un rapporto evidentemente sbagliato.
Non risolve neppure i problemi di aggressività verso le persone, legati quasi sempre ad errata educazione o a mancanza di socializzazione. A me dispiace moltissimo che un sacco di educatori  new age tendano a far castrare qualsiasi cane che manifesti un minimo problema di aggressività: non mi metto a far guerre di religione perché penso “Vabbe’, alla fin fine gli avranno almeno impedito di avere una prostatite tra qualche anno”: però resta il fatto che l’approccio sia scorretto.
E’ scorretta, innanzitutto, la visione disneyana di “tutti i cani buoni con tutti”, anch’essa in grande diffusione negli ultimi tempi: quando il cane maschio raggiunge la maturità sessuale (dai 7-8 mesi ai 15 mesi, in media: in alcuni casi anche più tardi, verso i due anni) è NORMALISSIMO e soprattutto NATURALE che senta la necessità di competere per il territorio e l’accoppiamento.
Ripeto: è NOR-MA-LE che i maschi non amino gli altri maschi ed è innaturale pretendere che siano tutti allegri compagnoni disposti a giocare, giocare, giocare e a non pensare ad altro.
Per una volta, proviamo davvero ad antropomorfizzare… e immaginiamo un uomo adulto ed eterosessuale che, di fronte a una ragazza che gli fa l’occhiolino e le mossette, parta  a testa bassa in cerca di amici con cui giocare a calcetto. Come giudichereste una persona così?
Imbecille, cretino, anormale?
Ecco, e mo’ ditemi perché, invece, pretendete che il vostro cane maschio si comporti esattamente così! E se non si ci comporta, vie le palle!
Chi non è in grado di gestire un cane maschio adulto, anziché castrare ad capocchiam nella speranza di renderlo immune alle manifestazioni di una normale sessualità, a mio avviso farebbe molto meglio a prendersi una femmina.
E’ un po’ la stessa storia di chi si prende un cane a pelo lunghissimo, ma poi lo tosa perché il pelo lungo è una rottura di scatole: persone che proprio non riesco a capire. Solo che per il cane, avere un po’ più pelo o un po’ meno pelo non è che cambi molto: tra avere le palle e non averle, invece, una differenzina c’è. E soprattutto c’è di mezzo un intervento chirurgico: niente di particolarmente serio, per carità, anzi è una cosetta di routine. Ma intanto serve un’anestesia generale, che non è mai priva di un certo margine di rischio.
E soprattutto, io mi chiedo: perché prendere un maschio per poi farlo diventare femmina? Non si faceva prima a prendere una femmina?
Eh, ma quelle vanno in calore e perdono sangue: un’altra rottura di scatole!
Però smettono se le sterilizziamo: e per loro la sterilizzazione è davvero una prevenzione sanitaria fondamentale, quindi ha sempre senso farla, anche in giovane età (anzi, meglio se in giovane età).

Concludendo:

SI alla castrazione se effettuata per motivi di prevenzione sanitaria.
SI alla castrazione se ci si trova di fronte ad uno dei problemi che effettivamente si possono risolvere con questa (fughe sessuali, aggressività sessuale, marcatura ossessiva), sempre che non siano radicati da anni, perché altrimenti, anche eliminando l’azione degli ormoni che inizialmente hanno scatenato questi comportamenti, il cane potrà continuare a manifestarli per pura e semplice abitudine.
In ogni caso, alla castrazione andrà SEMPRE affiancata una terapia comportamentale: e personalmente sono convintissima che, almeno in sette-otto casi su dieci, una buona terapia comportamentale possa risolvere il problema anche senza castrazione.
NO alla castrazione per tutti i problemi comportamentali che non può assolutamente risolvere (come l’aggressività interspecifica), ma neanche quando la si usa come scorciatoia perché non si ha voglia, o non si sa come affrontare il problema in altro modo.
Di fronte a casi difficili che non ce la sentiamo di affrontare perché non sappiamo come fare, non è per niente etico castrare il cane “tanto per vedere l’effetto che fa”, ben sapendo che questo effetto sarà probabilmente pari a zero. Sarebbe molto meglio ricorrere ad una persona esperta e competente che possa suggerirci le mosse giuste per migliorare il nostro rapporto con il cane. E se siamo noi stessi educatori (o magari veterinari), prima di giocare a ping pong con le palline altrui potremmo anche prendere in considerazione una cosa chiamata “umiltà” e dire al cliente: “non riesco a risolvere questo caso, per favore si rivolga a chi ne sa più di me”.
Non muore nessuno, ve lo garantisco. E non fate neppure una brutta figura: anzi, la maggior parte dei clienti sarà felicissima di aver trovato una persona corretta, capace di riconoscere i suoi limiti e di manifestare il massimo rispetto per il cane, anche quando si tratta solo di salvargli le palline (alle quali, comunque, sicuramente lui tiene).
Sia ben chiaro: un cane castrato NON è un cane infelice, non si sente “meno macho”; non diventa gay, non gli vengono i disturbi della personalità. Non ingrassa (sempre che non lo rimpinziamo di cibo), non si impigrisce, non gli succede nulla di tragico: si dimentica che esista il sesso, e fine della storia.
Però sono le motivazioni umane che in alcuni casi sono accettabili e in altri proprio no: castrare un cane per fargli un favore dal punto di vista sanitario è accettabilissimo, castrarlo perché era troppa fatica andare da un educatore/addestratore ed insegnargli a stare correttamente nella società umana è una vera porcata.
E non ci metto neppure “a mio avviso” o “secondo me”:  perché è una porcata EBBASTA.
Lo so che per il cane non cambia nulla: ma dovrebbe cambiare per la nostra coscienza. E a me questo sembra importante.

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).