di MARIO GIOVANNINI – Sono allergico ai gatti. Tutte le volte che la cosa viene fuori, magari durante una di quelle cene che sono anche occasioni sociali, in mezzo a gente che conosco, ma non frequento abitualmente, colleziono un’infinita serie di sguardi di compatimento, se non mi danno direttamente del deficiente: vivo con 3 gatti.
In realtà, visto che madre natura non mi ha fatto mancare niente, è solo una delle tante allergie di cui soffro, e neanche la più fastidiosa. Se proprio potessi scegliere, probabilmente, è l’intolleranza all’anestesia del dentista, quella di cui farei volentieri a meno.
Comunque, sono allergico ai gatti.
O meglio, come tutti i miei compagni di sventura, sono allergico alla proteina FelD1, una molecola presente nella loro saliva. Quindi pelo, forfora e deiezioni varie sono abbastanza deleterie. La FelD1, negli organismi sensibili, fa impazzire alcune cellule del sistema immunitario, che rispondono alzando in maniera incontrollata il livello di istamina nel sangue, provocando, in rapida successione: occhi che lacrimano e bruciano, prurito al naso, rinite, tosse e, nei casi più gravi, asma bronchiale. Non parliamo poi di un graffio, che può bruciare e prudere per giorni.
Una bella botta di vita, insomma, che ti lascia sempre prostrato, senza energie e debilitato.
La cosa più triste è poi scoprire l’incidenza del problema a livello mondiale: secondo gli esperti stiamo parlando del 14% dei bambini e dei ragazzi in età compresa tra i 6 e i 19 anni. Ma questo è un dato che  riguarda il problema allergie in generale, la cui incidenza, negli ultimi anni, è cresciuta esponenzialmente.
Un autentico esercito di nasi gocciolanti che, con ogni probabilità, rifuggirà per tutta la vita da ogni possibile contatto dai gatti.
L’unico raggio di sole, in tanta desolazione, viene da un ricercatore dell’Università della Virginia che ha dimostrato, osservando le reazioni immunitarie di 226 bambini agli allergeni del gatto presenti nelle loro case, che 1 su 5 mostrava risposte immunitarie senza sviluppare i sintomi dell’allergia.
Il sistema immunitario dei bambini produceva anticorpi differenti da quelli che provocano le crisi di allergia. In sostanza, i bambini che crescono in presenza di gatti domestici sembrano essere più protetti dalle allergie – tutte le allergie – e dall’asma.
Se però, come è successo nel mio caso, si prende coscienza del problema una volta che l’amico (o gli amici, se proprio vogliamo essere precisi precisi) a quattro zampe è entrato in casa, è difficile seguire l’imperativo ordine del medico di liberarsene, e subito. Sì, perché secondo quanto riportano i testi, il continuo contatto con l’allergene non fa da antidoto, come nel caso dei veleni, ma al contrario provoca un progressivo peggioramento della patologia. Va bene, ok. Ma io di rinunciare alle mie bambine pelose non avevo nessuna intenzione, quindi ho deciso di affrontare il problema a modo mio, documentandomi il più possibile.

Ovviamente esistono i vaccini, come per quasi tutte le allergie conosciute. Che possono essere consigliabili per bambini e ragazzi in età dello sviluppo, vista la virulenza delle reazioni in questa fase della crescita.
O per i veterinari… non c’è niente da ridere, ne conosco personalmente uno che ha dovuto affrontare il problema.
Il risultato comunque è ben lungi dall’essere garantito, come può confermare chiunque abbia sperimentato questi trattamenti, e difficilmente risolve il problema al 100%. La medicina omeopatica consiglia un trattamento con il Ribes Nigrum, sottolineando che, comunque, va affiancata ai trattamenti tradizionali in quanto non in grado di risolvere completamente la patologia.
Andrew Saxon, dell’UCLA, sta sperimentando, in questi ultimi tempi, un nuovo trattamento basato su una molecola, geneticamente modificata, che fonde una proteina umana a una felina. Pare stia dando risultati sorprendenti, con una riduzione dei valori di istamina nel sangue di oltre il 90%. Sarà la base della lotta alle allergie, di qualunque genere, nel giro di pochi anni. Ma, in attesa del futuro prossimo venturo per chi, come me, vaga intorno agli “anta” e ne ha passati due terzi a farsi fare vaccini di vario tipo, foggia e forma di somministrazione, potrebbe essere utile cercare soluzioni alternative.

Il Siberiano è l’unico gatto ipoallergenico

La Allerca, piccola azienda americana, è balzata agli onori della cronaca, qualche anno fa, per aver annunciato di voler creare il primo gatto geneticamente modificato, privo della molecola FelD1. Poi, probabilmente, si sono resi conto di averla sparata un po’ troppo grossa e hanno indirizzato la ricerca verso un settore più semplice, che comunque ha dato i suoi risultati. Nel 2009 hanno messo in commercio i primi gatti anallergici, ottenuti semplicemente attraverso una attenta selezione delle razze in cui la proteina incriminata è presente in bassissima percentuale (soprattutto Siberiano).
Gli occhi lacrimano parecchio anche con questi gatti, ma non per l’allergia: ci vogliono 4000 euro per procurarsene un esemplare, con una lista d’attesa sempre completa per più di due anni.
In realtà, questi americani hanno scoperto l’acqua calda (ma del resto cosa ci si può aspettare da un popolo che voleva brevettarsi la pizza?). Già da tempo è risaputo che alcune razze sono più indicate di altre per la convivenza con persone allergiche. Paradossalmente, dato che di solito ci si riferisce al problema come alla “allergia ai peli del gatto”, molti sono portati a pensare che l’animale ideale sia lo Sphinx, il gatto nudo egizio, che invece fa la sua toeletta tanto quanto gli altri, risultando devastante come gli altri e brutto come pochi altri.
A detta di molti, in particolare degli allevatori della razza, è invece proprio il Siberiano quello con la minor percentuale di FelD1 in circolazione nell’organismo. Ed è, paradossalmente, a pelo lungo, molto simile al Norvegese.
Sinceramente non ho avuto modo di verificare in prima persona, ma so per certo che tutti i gatti a pelo lungo danno minori problemi a chi è allergico. Non posso dimostrarlo in maniera scientifica, ovviamente, ma solo con l’esperienza diretta sul campo: ho avuto tre Persiane e un Gatto dell’Isola di Aran, altra razza a pelo lungo (anche se non potrei giurare sulla purezza di nessuno dei loro antenati). Non so se dipenda dalla quantità di FelD1 che veicolano o, molto più semplicemente, dal fatto che si lecchino molto meno di un gatto a pelo raso: sta di fatto che, fino all’ingresso in casa di un europeo, mi ero letteralmente dimenticato cosa fosse soffrire di allergia.

Certo, da subito, ho cercato di seguire alcune regole dettate dal buon senso: se ho passato un’ora a distribuire coccole a destra e a manca, magari evito di mettermi le mani in faccia e di grattarmi gli occhi.
Cerco, per quanto possibile di non farmi leccare, anche se non sempre è possibile, e nel caso sciacquo subito la parte incriminata.
Ho eliminato diversi punti di accumulo, tappeti, tovagliette e tappetini vari, anche se quello buono del salotto non si tocca.
Copro il mio cuscino con il lenzuolo o il copriletto, il divano su cui staziono la sera con un telo, che tolgo prima di colarmici sopra. Quando si gioca evito di espormi a graffi e morsi, magari usando nastrini e stuzzichini vari.
E… basta!
All’inizio ho usato uno di quei prodotti in commercio, tipo Allerpet per citare il più famoso, da passare sul pelo che, per un paio di giorni, eliminano l’allergene.
Secondo studi recenti la loro efficacia è ancora tutta da dimostrare, personalmente l’ho trovato funzionale: ma con l’aumentare della famiglia stava diventando un lavoro a tempo pieno. Adesso, con un europeo a spasso per casa è un po’ più complicato, ma neanche poi troppo.
Gli automatismi che ho acquisito negli anni permettono una serena convivenza.
Un altro particolare che ho notato negli anni è che la crisi allergica, in presenza di un gatto a pelo corto, non è una costante.
Mi spiego meglio: fermo restando la sensibilità soggettiva, che può essere più o meno grave, non tutti provocano lo stesso grado di reazione. Non so se dipenda dall’accuratezza della loro toilette giornaliera o, molto più probabilmente, dalla quantità della proteina incriminata ereditata da avi su cui, molto spesso è impossibile indagare. Di fatto, mi è capitato spesso di avere a che fare con dei pelocorto che non davano assolutamente nessun fastidio, e altri che avevano un effetto devastante solo a sentirne parlare.
Negli anni mi sono passati per casa, prima di essere sistemati definitivamente in altre famiglie, una trentina di gatti, e ho potuto constatare come si potesse passare da un estremo all’altro, anche con esemplari molto simili. A volte può valere la pena fare un piccolo esperimento di convivenza, prima di chiudere completamente la porta ad ogni possibilità. Naturalmente Biagio, uno dei gatti che ho amato di più nella mia vita, mi faceva venire l’asma se solo si avvicinava a più di cinque metri.
Statisticamente è dimostrato quello che io ho provato con mano, anzi con naso: nei maschi, di qualsiasi razza, la presenza della FelD1 è più alta.
Ovviamente in casa non devono mai mancare i farmaci necessari a sedare l’eventuale crisi violenta: amante dei gatti sì, magari anche un po’ incosciente, ma non ho tendenze suicide.

Cugginate varie, in buona parte provenienti da Internet, sulle allergie:

E’ il pelo del gatto che provoca allergia, quindi sono soprattutto i gatti a pelo lungo da evitare.
Niente di più falso, è una proteina della saliva del gatto che provoca allergia. E i gatti a pelo lungo sono quelli che ne hanno la minor concentrazione. Il Gatto Siberiano, ad esempio, ne è quasi totalmente privo.

Bisogna lavare il gatto spesso, almeno ogni 15 giorni.
Sì, auguri. Nel mio caso diventerebbe un lavoro a tempo pieno. E’ sufficiente trattare il gatto con un prodotto appositamente studiato, cito ancora l’Allerpet, che elimina dal pelo la molecola FelD1.

Basta resistere per un po’, poi ci si abitua al gatto e l’allergia passa.
Assolutamente no, anzi è provato che il continuo contatto con l’allergene peggiora la patologia. Bisogna fare una scelta oculata, nel momento in cui si decide di prendere in casa il gatto. E se non si tratta di una scelta, ma di un trovatello, si può tentare la convivenza, rispettando alcune semplici regole. Ma se non funziona, meglio desistere: uno shock anafilattico non è una bella esperienza. L’importante è avere un comportamento etico e corretto.

Sono i gatti tigrati, quelli che danno più allergia.
Aaaargggg! Giuro che l’ho trovata su un forum. Si può al massimo dire che, in percentuale, i maschi hanno una concentrazione di FelD1 più alta, presente nell’organismo.

Lavare spesso gli indumenti di chi convive con un gatto.
Questa si commenta da sola. E magari consigliamo anche la doccia tutte le mattine, assieme a un’accurata igiene orale.

Regalo gatto di 8 anni per sopravvenuta allergia…
Ne ho trovati tanti, di annunci come questo, sia in rete che sui giornali. E’ un bel modo di mettersi a posto la coscienza e di non fare brutta figura con amici e parenti. Non ci sono dubbi. Ce n’è voluto di tempo per accorgersi che ti dava allergia, eh?

L’ALLERGIA AL PELO DI CANE – di Valeria Rossi

Il principale allergene nel cane è CANfI, che si trova nel pelo e nella forfora.
In generale il cane è l’animale meno allergizzante in assoluto: molte delle allergie di cui si sente parlare sono scuse belle e buone per liberarsi di lui. Quando raccoglievo materiale per uno stupidario cinofilo il volontario di un canile mi inviò alcune delle argomentazioni con cui alcuni cani tornavano indietro dopo l’adozione. Tra queste spiccava la seguente scusa: “Non posso tenerlo perché mio figlio è allergico alle graminacee”!
No comment…
In ogni modo, per l’allergia al cane valgono gli stessi accorgimenti visti nel caso del gatto: tenere pulito l’ambiente, lavare bene divani, pavimenti, cuscini ecc. (la vaporella a 100% elimina praticamente tutti gli agenti allergenici), spazzolare costantemente il cane in modo da eliminare tutto il pelo morto, che è la causa principale di allergia perché vi si accumula il maggior numero di allergeni, evitare il più possibile di tenere in casa tappeti, coprire con teli divani, poltrone e letti. Anche per il cane non c’è alcuna differenza tra pelo lungo e corto: potrebbe farne, in teoria, la presenza o meno di sottopelo, ma i cani meno allergenici in assoluto sono i Siberian Husky, che di sottopelo ne hanno praticamente un materasso.
Come per i gatti, evidentemente ci sono razze che sviluppano più o meno agente allergenico senza alcun rapporto con la lunghezza del pelo. Anche per il cane vale il fatto che tenerne uno in casa quando c’è un bambino piccolo aiuta il suo sistema immunitario a diventare più forte e resistente alle allergie.
Anche per il cane i prodotti tipo Allerpet possono rappresentare un ottimo aiuto.
Infine, attenzione a dare la colpa agli animali: la principale causa di allergie, ormai da molti anni, è l’inquinamento atmosferico (addirittura più dei pollini!). Conosco famiglie che hanno rinunciato al proprio cane o gatto per poi ritrovarsi nelle stesse identiche condizioni di prima, semplicemente perché non era l’animale la vera causa del problema.

NOTA: un recente studio italiano ha dimostrato che l’allergia agli animali diminuisce vistosamente se non si permette loro di accedere alla camera da letto (Giuseppe Verlato, Università degli Studi di Verona: pubblicato sulla rivista ‘Journal of Allergy and Clinical Immunology‘).

 

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12 Commenti

  1. Bell’articolo! Io ho la fortuna di non essere allergica ma mio padre si, a svariate cose, con manifestazioni respiratorie anche gravi. Quando venne quantificata l’allergia al gatto, nel corso di un test di controllo, diede una reazione davvero esagerata. All’epoca viveva con 3 gatti e mai è passato per la testa di liberarsene. E morti quelli, indovina, ce ne sono stati altri. Ma abbiamo avuto la fortuna che lui ha usato il cervello e lo stesso la nostra dottoressa che non ha fatto terrorismo (tante volte la gente si libera dei gatti perchè dietro ci sono dottori che fan terrorismo specie se sei allergico o resti incinta).
    Ho avuto modo di constatare anche io che ci sono gatti più allergenici di altri. La mia migliore amica finchè avevo il gatto di prima non poteva praticamente avvicinarsi a casa mia pur se drogata di antistaminico. Invece non ha alcun problema coi gatti che ho ora, entrambi a pelo corto e una tigrata! 😉

  2. A me, allergica al pelo felino e non solo, sin dall’infanzia è successo di de-sensibilizzarmi frequentando la casa dell’allora fidanzato che possedeva un micio.
    Le prime volte era tutto uno starnutire, naso grondante, occhi gonfissimi e attacchi d’asma. Ad un certo punto il mio corpo deve aver pensato “o me la faccio passare o soccombo” perchè pian piano ho smesso di avere vistose reazioni allergiche. Da un fastidio permanente sono approdata ad una fase in cui stavo male solo se dovevo dormire in una stanza dove era stato il gatto, dopodichè all’avere reazioni avverse solo in primavera quando il mio organismo era già sollecitato dalle altre allergie e poi è passato anche quello.
    Adesso sono 6 anni che convivo felicemente con i felini(ne ho 3 e dormono felicemente con me in camera da let!to).

    Questa è la mia esperienza poi ovviamente lungi da me l’idea di consigliare di prendere un gatto a un allergico.
    Però tenete viva la speranza. Non è affatto detto che ci si trascinino le allergie tutta la vita!

  3. Purtroppo, Valeria, non sempre l’allergia ai cani è una scusa per liberarsene.
    Il mio bastardasso, che hai conosciuto, era stato adottato da mia figlia, ma è rimasto a casa sua meno di 24 ore perché il suo fidanzato ha sviluppato una forte reazione allergica nella notte. E’ molto allergico ai gatti, ma già hanno un cane (bulldog francese) a cui è poco allergico, in modo del tutto sopportabile e solo in certi giorni.
    Hanno anche un coniglio, che però non gli dà il minimo fastidio.

  4. Anch’io convivo felicemente con uno splendido gatto, nonostante l’allergia. Nel corso degli anni è peggiorata e quindi sono stata costretta a precludergli la mia camera (e in modo particolare il mio letto), evito di spazzolarlo e passo quotidianamente l’aspirapolvere. La sua presenza non è in discussione. D’altra parte però vi sono allergeni a cui sono molto più sensibile e che mi causano problemi respiratori piuttosto “pesanti” quindi capisco chi deve fare delle difficili scelte di allontanamento…purchè non siano scuse!

  5. A casa mia viviamo la situazione inversa: ovvero il cane è allergico a noi umani! O meglio, è allergico agli acari della farina (tra le tante altre cose) e i miei genitori gestiscono un panificio. Siamo gli unici umani che si lavano le mani prima di toccare il cane 😉

  6. Condivido tutto tranne lavare il cane con la vaporella. Rovina il pelo e lo fa infeltrire. Chi è allergico alle graminacee comunque con un bolognese potrebbe avere i suoi bei problemi.

  7. La mia esperienza in merito è simile a quella di Mog..
    Da sempre gli unici animali con cui ho avuto contatti frequenti sono stati i gatti. Li aveva la nonna (2 o più) ne ho avuti io stessa diversi, poi però regalati da mia madre a parenti e amici (lei non li ha mai amati molto), con immani sofferenze mie e di mia sorella.
    Un giorno papà non curante delle nevrosi materne ci portò a casa due strepitosi cuccioli della gatta di nonna, tigrati a pelo semilungo di cui uno color visone..erano meravigliosi. Durarono una sola notte, mia sorella ebbe un attacco di rinite pazzesco e io altrettanto ma per i pianti che mi feci perchè non potevamo più tenerli…
    Poi dopo qualche anno, finalmente, convinciamo la mamma a tenere un topolino nero salvato dalla strada, pelo corto lucido, la classica gatta che attraversa le strade dei superstiziosi..:)
    Mai avuto problemi di alcun genere, ne io ne mia sorella! E’ cresciuta bella e forte dormendo sui nostri vestiti nell’armadio, e grazie anche alla meticolosità delle pulizie effettuate da mamma..mai nemmeno uno starnuto..

    Dopo tanti anni “pelo-privi” il mio attuale compagno decide di regalarmi una gattina stupenda sempre a pelo semilungo, il primo gatto tutto mio, amata mostruosamente dal primo istante…già dalla prima mezzora della sua presenza sul mio collo avevo cominciato a starnutire, ma mai avrei pensato (io che non sono mai stata allergica a nulla) che un mese dopo e a trent’anni suonati, sarei andata in giro per il nostro studio con la mascherina per cercare di evitare gli attacchi d’asma. All’epoca l’allergologo dopo aver verificato che fossi effettivamente allergica alla famigerata proteina attraverso i classici test, mi disse, diversamente da altri, che c’era una remota possibilità di immunizzazione continuando a tenere il gatto con me..
    Ero davvero disperata, ma piano piano con un pò di coraggio e le medicine a portata di mano, ho tolto la mascherina e poi ridotto gli antistaminici e gli antiasmatici..e oggi dopo 6 anni quasi 7 non ho più alcun problema!! Qualche volta in primavera in concomitanza magari con altri allergeni soffro un pò di raucedine e ho piccoli fastidi respiratori..ma di certo niente di preoccupante o insopportabile..non ho mai più preso una medicina (secondo me nei casi leggeri come il mio le medicine peggiorano la sintomatologia non appena vengono sospese).
    Quel che è certo è che la casistica è estremamente varia..Ho avuto reazioni allergiche in case con gatti europei come anche nessun problema in altre case con lo stesso tipo di gatti..
    Ma devo specificare che in effetti lavorando nel mio studio privato la gatta passa con me tutta la giornata, anzi per la precisione la passa “su di me”..ma la notte dormiamo in posti diversi e questo certamente ha aiutato molto! Adesso ho anche un cane e per fortuna non sono per niente allergica. (ovviamente le cugginate dei visitatori si sprecano..tipo “sei pazza, sei allergica al gatto e hai preso un cane!!!” oppure

    • Ciao Floppy, ho letto la tua storia che per certi versi assomiglia molto alla mia. Soffro di allergie in generale: pollini, muffe, piante, gatti (++++), cavalli (++++) e cani (++).
      Ho adottato 5 anni fa la mia splenida cagnolina razza spitz piccolo e non ho mai e dico mai avuto problemi nonostante le prove cutanee abbiano sempre mostrato ++ per l’allergene del cane.
      Circa 2 mesi fa ho deciso di adottare un compagno per la mia cagnolina, stessa razza. Da quel giorno ho cominciato ad avvertire qualcosa che non andava..respiro affannoso dopo un po’ che sto con entrambi in casa, se trascorro tutto il giorno in casa con loro ora di sera faccio fatica, il mio fiato si fa parecchio corto anche se non ho mai avuto la necessità di usare ventolin, basta andare a letto (dove ora i cani non entrano) e mi addormento.
      Ho fatto una vistia dall’allergologo che ha diagnosticato una lievissima asma cronica e per questo mi ha prescritto uno spray da usare quotidianamente per ha la funzione di prevnire gli attacchi d’asma (si chiama ALVESCO). Ho iniziato anche ad assumere Ribes nero in gocce per vedere se la situazione migliorava, onestamente un pochino si, l’asma non mi viene (il famoso fischio non c’è per fortuna) pero’ il senso di oppressione al petto c’è ancora.
      Non ho intenzione di mollare, forse ci vorrà del tempo prima che la cura omeopatica con ribes e lo spray diano i loro benefici pero’ non so se stando a contatto quotidiano con gli allergeni del cane questo mi porti ad ‘imminizzarmi’ oppure a peggiorare la cosa…i pareri sono spesso discordanti. Ho letto che tu in qualche modo ti sei ‘immunizzata’ giusto? Ti ci è voluto parecchio tempo?

      • Io ho provato con il ribes (cura omeopatica) per taanto tempo, (ma per altre allergie), non solo non ha risolto un bel niente, ma non facendo assolutamente nulla ha permesso anche all’asma di aggravarsi, ora devo prendere delle pasticche tutti i giorni per l’asma e usare il ventolin praticamente tutti i giorni :/

  8. da ragazzina, fino a quando mi sono sposata, ho curato tanti gatti che mi portavano a casa amici, vicini e conoscenti, sono allergica ad un sacco di cose e naturalmente al pelo di gatto, quando dicevo ai veterinari che frequentavo (purtroppo assiduamente) che i maschi mi facevano più reazione rispetto alle femmine mi rivolgevano uno sguardo di compatimento. L’ultima frase dell’articolo mi ha fatto saltare dalla sedia. 🙂

  9. Buongiorno a tutti sono appena iscritto, ma leggo i vostri articoli da tempo. scrivo per raccontare una strana (secondo la mia ignoranza in materia) reazione che ha mia moglie nei confronti di un Boxer. Parto dall’ inizio: io e mia moglie abbiamo avuto diversi cani in casa, sempre a contatto , tra cui 2 meticci e 1 cane corso, oltre all’ allergia agli acari, e qualche conseguente starnuto non è mai successo nulla di diverso.
    Recentemente mio fratello ha preso un Boxer, affettuosissimo cane e sapete che il boxer vuole dimostrare il proprio affetto saltandoci sopra con tutte e 4 le zampe 🙂 ecco , mia moglie ha una reazione di prurito e sfoghi cutanei (bollicine e rossore della pelle) non appena viene sfiorata dal muso di Ugo (il nome del Boxer).. abbiamo pensato che l allergia era peggiorata, ma abbiamo notato che con il nostro Cane Corso non succede nulla, neanche se gli lascia 5 litri di bava sulla mano… stessa cosa con altri cani meticci e non…. vedendo questo abbiamo fatto una prova, siamo andati a trovare la sorella di Ugo, per vedere se ha la stessa reazione… e puntualmente, appena sfiorata appaiono prurito, rossore… da puntualizzare che Ugo ha un intolleranza ad alcuni mangimi (non so specificare quali) che è stato cambiato, problemi di dermatite, e filaria..insomma non gli manca nulla :/ ora non riusciamo a capire perchè con i 2 boxer (fratello e sorella) ha queste reazioni, invece con qualsiasi altro cane, nessuna reazione .. Spero di non essere uscito fuori tema, ma sembrava l’articolo piu indicato

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Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.