di VALERIA ROSSI – PREMESSA – Quando scrivo articoli a commento dei seminari che vado tenendo in giro per l’Italia, spesso mi capita di parlare di “cane beta” o di “cane omega”, come se tutti sapessero di cosa si tratta. Invece mi sono accorta che no, non è troppo chiaro, specie alle Sciuremarie (ovvero ai neo-cinofili).
Siccome mi hanno chiesto in millemila di dare qualche spiegazione comprensibile, io ci provo… non so bene con quale risultato, perché vedendoli dal vivo è abbastanza agevole inquadrare i cani, ma descriverne le caratteristiche a parole è tutta un’altra cosa! Comunque… ci provo.

Cominciamo col dire che questi termini (alfa, beta, omega, intermedio, specialista) sono presi di peso dal mondo lupino, dove le gerarchie (che sono circolari e non piramidali – almeno in linea di massima e con qualche eccezione – e che sono anche fluide e non fissate una volta per tutte) prevedono vari “ruoli sociali”, codificati dagli umani con tre lettere greche e alcuni aggettivi.
Poiché il lupo è il progenitore del cane, e poiché il lupo (checché se ne pensi!) è stato studiato molto più del cane, questa terminologia si può applicare anche ai cani, anche se con le debite distinzioni. In effetti i compiti, all’interno del branco, sarebbero abbastanza simili da risultare sovrapponibili… SE ci fosse sempre un vero “branco” di cui parlare.
In realtà  la cosa più importante da capire è che il cane, con rare eccezioni, NON vive in branco.
I miei husky sì, vivevano in branco (anche se era un branco interspecifico, in quanto “inquinato” dalla presenza umana), perché stavano costantemente insieme dal mattino alla sera, dividevano lo stesso territorio e le stesse risorse, erano in gran parte imparentati tra loro e andavano pure a caccia insieme (NON con l’autorizzazione dell’umana… ma ci andavano lo stesso).
I pastori tedeschi che ho allevato in un altro periodo della mia vita, al contrario, vivevano solo parzialmente insieme, non cacciavano e soprattutto non erano “famiglie” composte da genitori e figli, quindi già non erano più un branco vero e proprio.

Figuriamoci i cani del parchetto che si incontrano per mezz’oretta al giorno e che appartengono a razze diverse, tipologie diverse, famiglie umane diverse.
Il vero motivo per cui non è sempre facile stabilire con certezza a quale categoria appartenga un cane è dovuto proprio all’impossibilità di vederlo agire in un branco naturale: ciononostante, osservando un cane alle prese con altri suoi simili,  si possono trarre indicazioni abbastanza attendibili, sulla base delle quali possiamo provare a descrivere le varie tipologie.

Il cane ALPHA

Sono ormai decenni che mi sforzo di spiegare a tutti coloro che mi ascoltano (o mi leggono) che il lupo alpha (il famoso “capobranco”!) NON è quello “che sottomette tutti gli altri”.
E’, semmai, il lupo a cui gli altri si sottomettono perché lo ritengono il più forte, il più intelligente, il più esperto, il più figo di tutti: per questo ha diritto a mangiare le parti migliori della preda, il che modifica il suo odore e – pare – anche il colore del suo mantello, mettendolo così in grado di inviare segnali visivi e olfattivi particolarmente evidenti agli occhi e al naso degli altri lupi.
Ora provate a pensare a come cavolo potrebbero “eleggere” un alpha dei cani che si incontrano al parchetto dalle nove alle dieci del mattino.
Dovrebbe apparire evidente anche alla Sciuramaria che questo status lo si può acquisire solo dopo una lunga frequentazione… e non solo: lo si acquisisce anche dimostrando determinate abilità (nella caccia, nel corteggiamento, nell’organizzazione del branco, nella difesa del territorio…) che i cani non hanno mai bisogno (o non hanno modo) di mettere in pratica.
A caccia non ci devono andare, visto che la pappa arriva pronta in ciotola; a corteggiare ci proverebbero pure, ma gli umani li dividono immediatamente dalle femmine in calore e/o li cazziano se tentano un corteggiamento troppo spinto; un vero branco da organizzare non ce l’ hanno…e se stanno al parchetto non hanno neanche un territorio proprio, perché quello è territorio di tutti.
Per questo motivo il concetto di lupo alpha (anzi, di coppia alpha, perché sono sempre un maschio e una femmina) ha un significato completamente diverso da quello di cane alpha, che si può identificare solo nel capo di un gruppo (branco o branchetto che sia) di cani conviventi, sempre che l’uomo non ci abbia messo troppo pesantemente lo zampino.
Ci sono veri cani alpha tra randagi e ferali, ci sono veri cani alpha negli allevamenti di persone che, come me, permettono ai cani di convivere… ma quando metti insieme un gruppo di cani che non si conoscono, o che interagiscono solo per un’oretta al giorno, di veri e propri cani alpha non si può realmente parlare.
Al massimo si può parlare di cani a cui “piacerebbe” essere tali, o che “tenderebbero” ad assumere questo ruolo… almeno fino a prova contraria. E anche qui riusciamo comunque a fare confusione, perché la Sciuramaria normalmente ritiene “alpha” (o “dominante”, o addirittura “capobranco”: maddeche, se il branco non c’è?) il cane che va a rompere le palle a tutti gli altri, ringhiando e facendo scoppiare risse a destra e a manca.

In realtà il vero cane alpha (o quello che si sente tale) è un cane che gli altri non se li fila neanche di striscio: può assumere atteggiamenti dominanti (coda dritta, orecchie dritte, corpo rigido, a volte piloerezione…) quando sono gli altri ad avvicinarsi a lui, ma non è MAI, per nessun motivo, un “cane da rissa”.
Lui non cerca praticamente mai il conflitto (il che non significa che, se altri lo cercano, non lo trovino: è un capo, non un pirla), anzi tende solitamente ad isolarsi abbastanza e a starsene per i cavoli suoi, possibilmente in una posizione sopraelevata, se ce n’è una disponibile.
Può andarsi a rapportare (“presentandosi” in modo rituale) ai nuovi arrivati: ma con i cani che già conosce è una specie di tranquillo sovrintendente che controlla tutto, tutto vede e tutto sa, ma non rompe le scatole a nessuno, se non ce n’è bisogno.
Il cane alpha non è un abbaiatore coatto.
Il cane alpha, dalla sua posizione privilegiata, difficilmente si abbassa a mescolarsi con la “plebaglia” non solo per litigare, ma neppure per giocare.
Gioca quasi esclusivamente con i cuccioli (che ritiene tutti figli suoi): con gli altri adulti può accettare solo qualche breve lotta ludica (nel corso della quale a volte si ribaltano completamente le gerarchie: quindi NON si deve cercare di capire i ruoli gerarchici dei cani mentre stanno giocando).
Proprio per questo motivo, ad eccezione di alcuni casi in cui serve un intervento particolarmente intenso dal punto di vista olfattivo o comunque “segnaletico”, il cane alpha raramente viene utilizzato come tutor.

Il cane BETA

Nei branchi di lupi, i beta sono i “poliziotti”: sono quelli deputati a mantenere le regole e a garantire la sicurezza. Anche loro sono solitamente una coppia, più grande e robusta della media, che ha il compito di delimitare il territorio in cui si muove un branco (con l’orinazione e con la marcatura fatta attraverso le ghiandole dei polpastrelli: i lupi – e i cani – che raspano a tutto spiano dopo aver sporcato sono quasi sempre beta), di “mettere ordine” quando nasce qualche conflitto interno e di proteggere il branco dalle invasioni esterne.
I cani beta sono davvero molto diffusi (insieme agli omega, sono la maggioranza) e sono anche quelli che, quando non hanno modo di interagire con un vero branco, piantano più facilmente casino.
Sono i cani che si “buttano in mezzo” alle risse, solitamente cercando non di pacificare (quello lo fanno gli omega), ma di dare man forte al capo… e siccome nelle risse canine solitamente un capo non c’è, danno una mano a quello che appare il più forte, rendendo a volte drammatica la classica situazione “cane grosso contro cane piccolo”. Perché il beta, quando e se si mette di mezzo, aiuta il più grosso… e siccome il mondo reale non è quello di Walt Disney, il più piccolo corre seri rischi.

Molti “cani da rissa” sono beta non perfettamente socializzati (o non socializzati affatto): gli stessi identici cani, messi in condizione di interagire con un branco, potrebbero essere splendidi cani “regolatori”.
Il beta si “presenta” solitamente approcciando in modo sicuro e deciso l’antagonista, ma rispettando il galateo canino (approccio laterale, segnali calmanti, calma olimpica); molto tipico il gesto di appoggiare il muso sul garrese dell’altro cane (segnale di dominanza pacifica).
A volte può completare la ritualizzazione con il gesto della monta.
Nell’ambito dei “cani tutor” il beta viene utilizzato molto spesso proprio per la sua capacità di far rispettare le regole… sempre che i cani pazienti le conoscano: se così non è, serve prima l’intervento di altri cani, come omega o balie (v.).
I cani beta sono piuttosto diffusi tra le linee neoteniche più basse (soprattutto molossoidi e retriever).

Il cane INTERMEDIO

In ambito lupino si è scoperto che questi sono gli individui con l’udito più sviluppato e che, per questo, hanno il compito di avvisare gli altri qualora si avvicini un potenziale pericolo. Sono tendenzialmente diffidenti verso le novità.
La loro caratteristica principale è però quella di poter sostituire – in caso di morte – qualsiasi altro lupo, con qualsiasi ruolo, all’interno del branco.
Il cane intermedio è difficile da individuare (almeno per la sottoscritta) proprio perché l’ecletticità di questo ruolo lo rende anche ingannevole: in linea di massima, osservando un gruppo di cani, possiamo considerare “intermedio” quello che sembra più interessato ad imparare dagli alpha e dai beta e che segue più facilmente le loro indicazioni. Probabilmente sono i più diffusi in assoluto tra i cani, anche se ci vuole più tempo per capire che ruolo hanno.
I lupi intermedi hanno anche il compito di far sembrare il branco più numeroso di quanto non sia, lasciando tracce olfattive molto diverse (dovute ad una dieta estremamente varia) e a vocalizzi in varie tonalità.
Per quanto ho potuto osservare tra i miei cani, sono sicurissima di aver individuato una sola husky intermedia (l’adulta nella foto sopra a sinistra), il cui comportamento rispecchiava esattamente quello degli omologhi lupi: amava mangiare cose diversissime (comprese le ciliege del mio albero preferito, che alzandosi sui posteriori “ripuliva” completamente nei rami bassi, costringendomi così a prendere la scala ogni volta che volevo una ciliegia, perché ad altezza umana non ce n’era più mezza), utilizzava vocalizzi di tonalità diversissime (aveva imparato ad abbaiare come un pastore tedesco e anche come un maltese, imitando i due non-husky di casa) ed era l’ombra della cagna alpha (sua madre), della quale prese infatti il posto quando lei si ammalò.
In nessun altro caso posso dire di aver identificato con assoluta precisione e certezza un intermedio, ma in linea di massima si può pensare a questo ruolo quando si trova un cane molto eclettico in tutte le sue manifestazioni, dal cibo al gioco alla perlustrazione del territorio.

Il cane OMEGA

Quando si parla di lupi (o di cani) omega, sembra sempre di parlare di poveri derelitti che passano la vita a strisciare ai piedi di qualcun altro.
Che striscino, in realtà, è anche vero: sono cani che tendono ad avvicinare gli altri mandando a tutta birra segnali di calma e posture di sottomissione. Però non è vero che siano dei poveracci, dei paria, degli sfigati.
Anzi! Sono dei privilegiati, visto che il loro compito è quello di disinnescare le tensioni e di appianare i conflitti: e per questo, tra i lupi, vengono ricompensati con privilegi di tutto rispetto. Per esempio, è vero che mangiano per ultimi, ma è anche vero che mangiano parti pregiate, tenute da parte apposta per loro.
Questo non è ovviamente osservabile nei branchi di cani domestici (anche i miei husky, per quanto imbrancati, mangiavano pappa in ciotola: quanto alle spedizioni di caccia, di solito non avevo modo di scoprire come si sarebbero divisi la preda perché ero troppo occupata a pagarla al pastore o al contadino incazzato nero).
E’ invece osservabilissimo il comportamento di disinnesco delle tensioni: il cane omega, così come il lupo, è quello che avvicina tutti invitandoli al gioco, facendo lo scemo, scodinzolando a tremila all’ora, distribuendo leccatine e testatine affettuose. Il classico “cane buono con tutti, che vuole sempre giocare”, insomma…e che in realtà è molto, ma molto più di questo, perché è un pacificatore nato.
Tra i lupi il suo ruolo principale (e fondamentale) è quello di mantenere la calma, per esempio, al momento del pasto, quando tutti vorrebbero mangiare per primi e più degli altri: senza un omega, ogni pasto finirebbe in rissa e il branco subirebbe sicuramente delle perdite, o si ritroverebbe con metà dei membri feriti e sanguinanti (e in mezzo ai boschi non c’è il veterinario pronto ad intervenire…).

Tra i cani domestici, che hanno decisamente meno occasioni di tensione (a meno che non siamo noi a crearle: esempio tipico, il lancio di pallina al parchetto con dieci cani che non si sono mai visti prima pronti a scannarsi per conquistarla), l’omega è comunque quello che invita tutti al gioco, che approccia tutti con segnali di sottomissione passiva e anche attiva (l’omega “capotta” spesso e volentieri), che va a metter pace quando si accorge che due cani stanno per entrare in conflitto (se ci sono già entrati, il suo intervento non serve più: di solito, a quel punto, è un beta che va a dare manforte al presunto vincitore, come abbiamo già detto sopra…e il conflitto finisce comunque, ma in modo decisamente più cruento).
I lupi omega emettono anche segnali vocali “pacificatori”, particolarmente armonici e rilassanti; nei cani questo si osserva raramente, anche se alcuni omega mandano mugolii quando stanno cercando di metter pace tra due cani in tensione.
Sia i lupi che i cani omega emettono segnali olfattivi con effetto calmante e rasserenante. Per tutti questi motivi, gli omega sono i cani più usati in assoluto come tutor.
Gli omega si trovano facilmente in tutte le razze, ma in particolare sono diffusi tra golden, border collie, setter …e ci sono perfino diversi american pit bull terrier: moltissimi lo sono in giovane età, ma parecchi anche in età adulta.

I cani SPECIALISTI

Tra i lupi ci sono due tipi principali di specialisti: i cacciatori e i balia.
I cacciatori, lo dice il nome stesso, sono quelli che inseguono la preda, la stancano o cercano di spedirla nella direzione dei beta, che poi  la attaccano definitivamente e la uccidono.
Purtroppo per me, tra i miei cani ho individuato due femmine cacciatrici, ma in condizioni normali è praticamente impossibile scoprire quale cane domestico abbia questa attitudine.
Molto più facile (e importante, specie se si ha un cucciolo) identificare il cane balia, che  in natura ha la funzione di “zio” (o  zia, se femmina) dei cuccioli della coppia alpha. Tra i cani è molto più facile trovare balia maschi; le femmine sono più rare.
Il balia “si presenta” agli altri cani in modo simile al beta, ma anziché limitarsi ad appoggiare il muso sul garrese del cucciolo, lo lecca. Dopodiché comincia ad insegnargli un sacco di cose, sempre e solo attraverso il gioco che sarà molto spesso un gioco di caccia (lo fanno anche i cani, perché nessuno di loro si è ancora convinto che la ciotola verrà sempre e comunque riempita).

I cani balia sono quelli che vanno anche a rubare cibo o giochini ai cuccioli, insegnando loro il concetto di possessività: e qui occorre un po’ di attenzione, perché cuccioli che vivono molto a lungo con cani balia possono diventare particolarmente possessivi.
Il lupo balia è anche deputato a fare la guardia alla tana in cui vivono madre e cuccioli ed è l’unico autorizzato ad entrarvi anche prima che i piccoli, svezzati, escano dalla tana.
Trasportato in ambito canino, tutto questo emerge abbastanza chiaramente quando si vede un cane che si piazza “di sentinella” vicino alla cuccia di un giovane addormentato: spesso lo fanno anche con i bambini umani.
I balia sono cani veramente preziosi non tanto come tutor, quanto per le possibilità di utilizzo nelle classi di socializzazione (che non significa “buttare allo sbaraglio mille cani insieme”, come purtroppo avviene in qualche campo cinofilo, ma mettere insieme con la dovuta competenza gruppi di cuccioli e adulti compatibili, cosicché i più giovani possano imparare a rapportarsi e non uscire choccati da questa esperienza). Ma alle classi di socializzazione dedicheremo un altro articolo: per ora mi fermo, sperando di essere riuscita a far capire qualcosa del complesso (e stupendo) mondo dei rapporti e dei ruoli intraspecifici… ribadendo, però, che per capirli davvero bisogna osservare, osservare e ancora osservare!

NOTA: mentre per quanto riguarda i lupi ho attinto materiale da libri di vari Autori, le osservazioni che riguardano i cani sono legate in gran parte alla mia esperienza personale, che però è riferita soprattutto al mio branco di Siberian husky, cani molto in alto sulla scala neotenica e in quanto tali molto vicini al lupo.
Altre razze potrebbero manifestare (e manifestano) comportamenti diversi da quelli descritti: ma ho potuto notare che, almeno a grandi linee, i ruoli sono abbastanza simili per tutti. Semmai sono le manifestazioni esteriori ad essere, in alcuni casi, meno eclatanti e quindi meno riconoscibili dall’occhio umano.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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