Ultime novità
Home >> Salute >> La coprofagia: quando il cane mangia le cacche (sue o altrui)

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!

email:


coprofagia_aper

La coprofagia: quando il cane mangia le cacche (sue o altrui)

di VALERIA ROSSI – La battutaccia “ma che articolo di m…a!”  me la faccio subito da sola, così vi risparmio la fatica: in effetti l’argomento non è dei più delicati ed eleganti, ma mi è appena arrivata una richiesta su FB e mi sono resa conto che non l’avevo ancora affrontato (chiediamoci perché… sigh!). Invece serve parlarne, perché purtroppo questo comportamento è molto diffuso tra i cani: quindi turiamoci il naso e andiamo avanti.

Punto primo, e principale: la cacca, ai cani, piace.
Potranno anche mangiarsela perché hanno problemi alimentari (un tempo si pensava che la coprofagia fosse causata da carenze vitaminiche o minerali: poi si sono somministrate ai cani vere e proprie overdose vitaminiche e minerali, e loro hanno continuato imperterriti), ma il  fatto è proprio che ci provano gusto.
Ovviamente sono anche “programmati” per provarcelo: perché ai canidi, in natura, può capitare di saltare i pasti anche per diversi giorni successivi (le famose gioie della vita libera…). In questi casi “riciclare” i residui alimentari non digeriti dalle cacche, proprie o altrui, può addirittura salvare la pelle all’animale.
Questo non basterebbe, però, a spiegare perché un cane che ha la pancia piena (a volte anche pienissima: a noi umani non basta l’elevatissimo quoziente di obesità che affligge la nostra specie, ma tendiamo a rendere obesi anche i cani) dovrebbe interessarsi a cotanta schifezza, visto che non ha certo la necessità di reperire residui di cibo per placare la fame: quindi diamo pure per scontato che per il cane le cacche siano prelibati bocconcini (così come lo sono, peraltro, la carne marcia, le carogne belle frollate e altre schifezze… almeno dal nostro punto di vista).
La cosa si aggrava quando il produttore di cacca mangia cibi che contengono sostanze aromatizzanti-appetivizzanti, il cui odore permane nelle feci (le “scatolette”, da questo punto di vista, sono dei veri attrattivi per i cani coprofagi): giusto per gradire (si fa per dire), aggiungiamo che la presenza di residui indigeriti/profumati è più frequente nelle feci di cani affetti da parassitosi, perché i parassiti intestinali riducono l’assorbimento delle proteine.
La conseguenza è che il cane coprofago sarà ancora più attratto dalle feci di cani parassitati: quindi non solo mangerà schifezze, ma avrà anche un rischio elevato di contrarre la stessa parassitosi.

Bene (anzi, BLEAH): una volta assodati i motivi per cui questo fenomeno si verifica, vediamo anche come mettervi fine, distinguendo alcuni casi in cui c’è una motivazione diversa (o aggiuntiva) da quella del semplice “mangio una cosa che dal mio punto di vista è buona e mi piace”.

A) Coprofagia da competizione alimentare – Questa si verifica soprattutto nei cuccioli ed interessa molto spesso i cuccioli più deboli, quelli che non riescono ad assumere tutto il cibo che vorrebbero quando viene messa giù una sola ciotola “per tutti”: in questo caso la spinta è la stessa che invita alla coprofagia i canidi selvatici.
il fenomeno è comunissimo nei canili e rifugi, un po’ meno in allevamento dove l’allevatore, di solito, controlla che tutti i piccoli siamo alimentati nello stesso modo.
Lo stress insito nella permanenza in canile (stress che spesso si riduce alla pura e semplice noia) aggrava quasi sempre la situazione.
“Non so cosa fare, mi rompo le scatole, mangio qualcosa”. Chi di noi non si è comportato nello stesso modo, in caso di noia prolungata? Solo che noi possiamo aprire il frigo e prenderci uno snack: il cane chiuso in un box prende quello che trova… e indovinate cosa troverà con maggior facilità.
Purtroppo si potrebbe pensare che, una volta portato via il cucciolo da questa situazione, lui non si sogni neppure più di mangiare cacche: ora ha a disposizione tutto il cibo che vuole, ha i giocattoli, ha gli umani che gli impediscono di annoiarsi… e invece no, molto spesso continua.
A volte la causa sta nel fatto che in realtà gli umani NON gli impediscono affatto di annoiarsi (magari si annoia su un morbido cuscinone anziché in una gabbia, ma per lui non è cambi poi tanto…): altre volte si torna al punto di partenza… e cioè al fatto che continua a mangiar cacche perché le trova appetibilissime.
SOLUZIONI: prima di tutto, la prevenzione.
E’ giusto che le cucciolate competano per il cibo, perché in questa occasione imparano competenze importanti per la propria caninità: però bisogna anche controllare che tutti abbiano mangiato il giusto, e se qualcuno è rimasto indietro (o addirittura all’asciutto) bisogna prenderlo, dividerlo dai fratellini e dargli una dose aggiuntiva di pappa.
Inoltre, sembrerebbe inutile dirlo, bisogna pulire i box dopo pochi minuti da ogni sessione di pappa, perché dopo aver mangiato i cuccioli immancabilmente sporcano: eliminare le tentazioni è il primo passo per evitare che si instauri la coprofagia.
Mi rendo conto che in un canile che magari ospita tre o quattro cucciolate la cosa diventa difficile, ma almeno in allevamento bisognerebbe sempre  intervenire nei tempi giusti.

B) Coprofagia da parassitosi
Come abbiamo visto, il cane può mangiare le proprie feci perché ci sono rimasti dentro residui profumati ed appetibili: e siccome questo succede più facilmente quando il cane i vermi (specie se è cucciolo).
SOLUZIONI:  è importante far controllare le feci dal veterinario e provvedere, nel caso, con una buona sverminazione.

C) Coprofagia da patologie gastro-enteriche
Gastriti, pancreatiti ed altri problemi del tratto gastroenterico possono causare coprofagia e anche pica (ovvero, ingestione di qualsiasi cosa, dai sassi alla gomma, dalla plastica alla terra: questo disturbo è pericolosissimo per la salute del cane, a differenza della coprofagia che fa schifo solo a noi, ma che al cane, proprio male che vada, procura solo qualche parassitosi facilmente debellabile).
SOLUZIONI:  un’approfondita visita veterinaria, con particolare attenzione a stomaco, intestino, pancreas e così via, deve essere sempre effettuata quando si è in presenza di un cane coprofago e/o affetto da pica: e se si riscontra un problema medico, ovviamente bisogna curarlo.

D) Coprofagia gerarchica
Questa la riporto perché ricordo di averla letta da qualche parte, non ricordo dove ma so che era uno studio scientifico e non una cugginata qualsiasi: pare che  tra i cani che vivono in branco (compresi quelli di allevamento) alcuni soggetti sottomessi prendano l’abitudine di rotolarsi nelle feci dei dominanti e di mangiare i loro escrementi, forse nel tentativo di assumere il loro stesso odore.
Prendo atto, anche se devo dire di non aver mai osservato nulla di simile nei miei personali branchi (e aggiungo dal profondo del cuore: per fortuna!).
SOLUZIONI: suddividere il branco in gruppi, evitando che i soggetti molto sottomessi convivano con i soggetti alpha.

E) Coprofagia da carenze alimentari
Per quanto un tempo fosse opinione comune che tutte le forme di coprofagia avessero questa origine, si è trovato un vero riscontro soltanto nelle razze nordiche, che digeriscono poco e male gli amidi e quindi li ritrovano quasi intatti nelle feci (e se li rimangiano, perché loro mica sanno di non digerirli: gli piacciono e quindi CHOMP!) e nei beagle con carenza di vitamina B1 (problema particolarmente diffuso in questa razza).
SOLUZIONI: ovviamente, evitare di somministrare riso e altri composti ricchi di amido ai cani nordici (tanto che glieli diamo a fare, se non li digeriscono?) e somministrare invece vitamina B1 ai beagle carenti.

F) Coprofagia indotta da errori umani
Se voi vi trovaste in un Paese straniero, di cui non capite la lingua, e qualcuno vi mettesse di fronte un piatto con dentro qualcosa che non avete mai visto e che non conoscete,  piazzandovi poi una mano dietro la testa ed abbassandovela fino a ficcarla nel piatto stesso, che cosa capireste?
Ovviamente pensereste che quel gesto, per quanto poco cortese, è un invito a mangiare quel che si trova nel piatto! Presumo che lo tradurreste con “Dài, mangia, è cibo!”.
Bene: sappiate che il cane traduce nello stesso identico modo il gesto dell’umano stizzito che, trovando una pipì o una cacca in casa, per “educarlo” gli ci ficca il muso dentro!
In effetti lo “educa” benissimo: lo educa alla coprofagia. E non avete idea di quanti casi mi siano capitati di persone che arrivavano disperate dicendomi “il mio cane mangia le cacche!”, e alla mia domanda: “Per caso avete tentato di insegnargli la pulizia casalinga mettendogli il muso  negli escrementi?” abbiano risposto: “Eh… in effetti sì!”.
Oggi l’orrenda abitudine di ficcare il muso nello sporco, grazie a Dio, è molto meno diffusa di un tempo: ma purtroppo NON  è scomparsa del tutto (anzi…) e quindi si trovano ancora cani a cui è stato letteralmente insegnato a mangiar cacca.
SOLUZIONI: evitare nel modo più assoluto questo cavolo di presunto “metodo educativo”.

E se il cane mangia la cacca “perché sì”, perché gli piace e basta?

Le soluzioni dovranno essere adattate al singolo soggetto, ma in linea di massima è consigliabile:

a) aumentare l’esercizio fisico. Un cane stanco è un cane rilassato, che si dedicherà a recuperare le energie spese ronfando della grossa, più che mangiando schifezze.

b) suddividere i pasti quotidiani in due, ma anche tre-quattro somministrazioni. Se alla base della coprofagia c’è sempre l’impulso atavico a “mettere qualcosa sullo stomaco”,  il fatto di non sentirsi mai completamente a pancia vuota può aiutare a limitare e in alcuni casi a eliminare del tutto questo comportamento.

c) evitare i prolungati momenti di inattività/noia. Se proprio non possiamo dedicarci al cane, diamogli qualcos’altro da fare per non rompersi eccessivamente le scatole. In questi casi i “kong” possono essere un valido supporto.

d) NON piantare mai le mani in bocca al cane per togliergli ciò che ha raccattato da terra (neanche con guanti o altre protezioni anti-schifo-umano), perché NON si deve mai dare attenzione al cane, tantomeno manipolandolo, quando manifesta un comportamento sgradito: potrebbe ripeterlo solo per il gusto di essere oggetto del nostro interesse.

e) se il cane mangia solo le proprie feci, esistono in commercio prodotti (da aggiungere alla pappa) che le rendono meno appetibili o direttamente schifose ANCHE per lui: ovviamente non servono a nulla se il cane mangia quelle altrui.
Mi dicono (ma non l’ho mai sperimentato) che lo stesso effetto si ottiene con qualche goccia di anice.

f) di fronte alla coprofagia interspecifica (ovvero, quando il cane è particolarmente attratto dalle feci di animali diversi da lui), l’unica soluzione è l’inibizione: un bel NO! secco e deciso deve fargli capire che questo comportamento non ci è gradito.
Tocca ricordare, giusto per chiudere in bellezza, che per il cane le feci degli erbivori (soprattutto quelle di cavallo) sono prelibatezze da gourmet, che quelle dei gatti sono bocconcini di prima qualità – il gatto è un carnivoro puro e quindi i residui alimentari profumano di carne… se poi il gatto mangia scatolette, abbiamo fatto bingo – …ma che (doppio bleah, mi fa schifo perfino scriverlo) il top dei top sono le feci umane: facilmente comprensibile, data la varietà e la complessità della nostra alimentazione e conseguentemente dei nostri residui.
In linea di massima nessuno di questi prodotti della digestione interspecifica può danneggiare il cane (sono più pericolose le feci dei suoi simili, per i motivi visti sopra)… ma il disgusto umano tocca i massimi livelli: quindi è bene educare il cane spiegandogli che NON gradiamo affatto che lui si cibi di tali robacce. E questo lo si può fare solo con il NO! (che non ha mai traumatizzato nessun cane, credetemi), che ovviamente il cane dovrà già conoscere.
Non servono assolutamente a nulla, invece, i rimedi “classici” consigliati dall’immancabile cuggino, tipo quello di andare in cerca di cacche e di cospargerle di peperoncino (rimedio spesso suggerito anche per il rifiuto dell’esca): i cani se le mangiano con gusto ancor maggiore (“Buone, pure condite!”).
Ed è ovviamente inutile anche picchiare il cane (lo dico anche se spero sempre che i miei lettori abbiano capito da tempo che con le botte non si risolve nulla, MAI): anzi, con i cani molti fisici pure il pattone sul culo può essere visto come un “che bello, si gioca!”…ed è inutile specificare quanto sia utile far pensare al cane che giocheremo con lui ogni volta che si metterà a mangiare una cacca.
Nei casi più disperati, l’unica è ricorrere alla museruola almeno sui terreni “ad alto rischio”: però bisognerà sempre affiancare una correzione comportamentale per riuscire a risolvere definitivamente il problema.

 

Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo



Articoli correlati



Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize