di PASQUALE LANDINETTI – Dopo le grandi catastrofi che nel corso degli anni hanno colpito il nostro Paese, il Volontariato di Protezione Civile ha assunto sempre più un ruolo importante nel sistema di soccorso.
Dai primi interventi spontanei degli “Angeli del Fango” nell’alluvione di Firenze fino ai giorni nostri il Volontariato è stato via via sempre più riconosciuto a livello istituzionale e, necessariamente, regolamentato. La partecipazione spontanea alle attività di soccorso e assistenza, benché lodevole ed auspicata, deve necessariamente essere garantita in termini di efficienza, efficacia e soprattutto “professionalità”, intesa non come professione remunerata, ma come indice di conoscenza e preparazione elevata.
Il vero riconoscimento del Volontariato, quale componente del sistema di Protezione Civile si ebbe con la legge 225/92, che all’art.11 inserisce il Volontariato tra le Componenti Operative insieme ai vari Corpi, Enti e Amministrazioni dello Stato. Più tardi, con il DPR 194/01, se ne disciplinò l’impiego.
Con questa legge veniva sancito il riconoscimento del Volontariato come Componente del Sistema di Protezione Civile e, conseguentemente, il Volontariato di protezione civile può operare solo all’interno delle attività di protezione civile, così come individuate e disciplinate dalla legge 225/92.

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All’interno del variegato mondo del Volontariato, alcune organizzazioni hanno iniziato a specializzarsi negli ambiti più diversificati: subacquea, trasmissioni, sanitario, etc. offrendo la loro opera in questi particolari settori di intervento.
Tra questi vi è il Volontariato che si occupa di ricerca e soccorso con ausilio dei cani, o più comunemente di Cinofilia da Soccorso.
Per garantire l’efficacia e la preparazione delle Unità Cinofile (vale la pena ricordare che per unità cinofila si intende il binomio conduttore/cane) già nel 1986 con il “Regolamento per l’abilitazione delle Unità Cinofile da impiegare per la ricerca di persone travolte da macerie”  si elaborò un sistema di certificazione basato su test e prove che la UC doveva superare.
Nella premessa si leggeva: “E’ bene innanzitutto sottolineare che l’esame attitudinale consiste in un insieme di esercizi eseguiti dall’Unità Cinofila per dimostrare il grado di efficienza posseduto. Tali esercizi, che comportano alcune difficoltà di ordine pratico che potrebbero apparire non del tutto attinenti alle singole specializzazioni, sono stati previsti in funzione dell’utilizzo delle Unità Cinofile di Soccorso in condizioni ambientali anche difficili, quali obiettivamente si possono incontrare nella realtà delle operazioni in zone impervie o disastrate”.
Era un sistema di certificazione che prevedeva una prima valutazione “attitudinale” cui doveva seguire una prova operativa.
Tali prove operative non furono mai organizzate e le U.C. per lungo tempo vennero “attivate” (chiamate a concorrere alle attività di soccorso),  anche se solo in possesso del superamento delle “prove attitudinali”.

Successivamente, con il moltiplicarsi delle Organizzazioni di Volontariato che si occupano di cinofilia da soccorso, si sentì il bisogno di aggregarsi per condividere sistemi di addestramento ed esperienze.
Nascono così le prime aggregazioni di associazioni.
La prima di queste è l’U.C.I.S – Unità Cinofile Italiane da Soccorso. Sul loro sito si legge: “Nata nel 1988, è un’Associazione Nazionale di Volontariato, inserita nell’Albo istituito presso il Dipartimento di Protezione Civile. Raggruppa, tutela e coordina i Soccorritori Cinofili presenti sul Territorio Nazionale. Garantisce la preparazione tecnica ed operativa di ogni realtà locale, dettandone linee guida coerenti con i migliori standard mondiali.”

Più tardi, nel 1991, nasce la FEDICS Federazione Italiana Cani da Soccorso: “Venti anni di attività intensa sia sul piano operativo che sul piano formativo. Per rispondere agli obiettivi di alta professionalità degli istruttori e di formazione di unità cinofile in grado di dare la massima garanzia di affidabilità nella prospettiva del delicato servizio che potrebbero essere chiamate a svolgere, la Fed.i.c.s. si è posta come condizione sine qua non un notevole investimento in cultura”.
In seguito altre grandi Organizzazioni si dotano di strutture di formazione e certificazioni delle UC.

L’Associazione Nazionale Alpini:  “Nell’ambito della ben oliata macchina della Protezione Civile dell’ A.N.A., si comprende da subito l’importanza di poter disporre di cani addestrati alla ricerca di sepolti sotto macerie e di dispersi in superficie. Fin dal 1984 alcune sezioni avevano cominciato a dare vita a Nuclei locali di Unità Cinofile e, a partire dall’esercitazione nazionale del 1987, questi nuclei hanno cominciato ad incontrarsi ed a conoscersi fra di loro. Nel 1990 venne stilato un Regolamento Nazionale e furono unificate le divise e dal 1993 le Unità Cinofile dell’A.N.A. dispongono di una Esercitazione Nazionale tutta dedicata a loro. Nel 1992 la Commissione Nazionale per le U.C.S. A.N.A. ha stilato un regolamento per l’operatività annuale di ricerca in superficie e di ricerca in macerie, detto regolamento applicato da tutte le sezioni, garantisce l’efficienza delle Unità Cinofile dopo il superamento degli esami attitudinali”.

Il Soccorso Alpino: “con  la Scuola Nazionale U.C.R.S., riconosciuta dallo Stato Italiano attraverso la Legge n.74 del 21/03/2001, provvede alla formazione e alla verifica delle Unità Cinofile del Soccorso Alpino e Speleologico nella ricerca di persone disperse. Rappresentata da 15 Istruttori distribuiti sul territorio nazionale organizza corsi dove, in collaborazione con la Scuola Nazionale Tecnici, forma e valuta gli allievi conduttori ed i loro cani al fine di rilasciare il brevetto di operatività di Unità Cinofila da Ricerca in Superficie. Partecipando ai corsi nazionali il binomio conduttore/cane acquisisce le capacità e le nozioni tecniche indispensabili per muoversi in totale sicurezza in ambiente montano/impervio ottimizzando il lavoro del cane nell’individuazione di odori collegabili all’eventuale persona dispersa. La professionalità tecnica, la capacità operativa e l’organizzazione che contraddistingue il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico ha fatto delle UCRS uno strumento indispensabile per ottimizzare le risorse e i tempi nella ricerca di persone disperse.”

Oggi si contano diverse realtà nazionali che hanno predisposto un loro sistema di formazione certificazione e riportarle tutte sarebbe impossibile.
Contemporaneamente anche gli Enti e Corpi dello Stato hanno organizzato propri gruppi di intervento con Unità Cinofile, che provvedono a formare e certificare in proprio secondo propri standard operativi. Tra questi il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale delle Stato, la Polizia di Stato e la Croce Rossa Italiana.
Da ultimo alcune Regioni, sulla scorta delle funzioni e compiti dati a loro in materia di organizzazione e utilizzo del volontariato, hanno emanato propri regolamenti di formazione e certificazione per tutte le unità cinofile operanti sul territorio regionale. Indipendentemente dalla organizzazione di appartenenza e dalla certificazione posseduta dalla UC, i volontari che intendono operare all’interno di questi sistemi regionali di protezione civile devono essere certificati dalla Regione. Tra le prime Regioni vanno ricordate la Regione Emilia Romagna e la Regione del Veneto.

In tutto questo lungo lasso di tempo il Dipartimento della Protezione Civile si è fatto promotore di una intensa attività di raccordo e coordinamento. Ci auguriamo che il Dipartimento voglia iniziare anche una attività di ricognizione volta alla conoscenza delle Unità Cinofile dichiarate a vari livelli e da vari soggetti e che possano dichiarare le UC “operative” con una specifica scheda di rilevamento che non si limiti ai soli elementi conoscitivi, ma che raccolga ulteriori elementi di carattere non squisitamente tecnico ma anche di tipo strategico, logistico, operativo dal punto di vista degli interventi nazionali; che si adoperi inoltre per acquisire elementi di valutazione sia diretta che indiretta sulle stesse UC, tali da consentire l’attivazione di vari livelli di efficacia operativa in rapporto alle esigenze di volta in volta prospettate.
Tale dispositivo potrebbe essere attuato attraverso intese con le Regioni e la Consulta delle Organizzazioni di Volontariato ‘nazionali’.