fondonerodi VALERIA ROSSI – Premessa: nel lontano 1988, mio figlio aveva due anni e aveva  finalmente imparato a camminare su due zampe (fino all’anno avevo temuto che non si sarebbe alzato mai più,  visto che quelli che riteneva i suoi fratelli andavano a quattro zampe e lui non vedeva alcun motivo per muoversi in modo diverso: gattonava alla velocità della luce, tanto che faticavo ad acchiapparlo): però, esclusa quella volta-massimo due all’anno in cui nasceva una cucciolata e quindi lui poteva godere della compagnia di cani della sua stazza, per il resto del tempo, giocando con dei siberian husky adulti, il cucciolo umano non faceva altro che dare clamorose facciate per terra. Una volta, mentre rincorreva la sua  amica del cuore Snowwhite, arrivarono entrambi sull’orlo di una delle tipiche “fasce” liguri: la Snow, con uno scatto,  cambiò direzione all’ultimo secondo, mentre il bambino tirò dritto volando di sotto,  precisamente in una macchia di rovi, conciandosi come Wile Coyote quando finisce di muso dentro ai cactus.
Non andava molto meglio con Ektor, il pastore tedesco. Finché si era trattato di imparare a camminare attaccandosi al suo collo, tutto era filato liscio… ma adesso che provava a giocarci, pesando Ektor quaranta chili e lui meno della metà, il risultato era sempre lo stesso: figlio capottato e cane che lo guardava preoccupatissimo (a differenza degli husky che se ne infischiavano totalmente, oppure gli ridevano in faccia), senza peraltro capire come, quando e perché il bambino si fosse spetasciato a gambe all’aria.
Decisi quindi che era venuta l’ora di prendergli un cane tutto suo, che rimanesse piccoletto anche da adulto e con cui potesse giocare senza suicidarsi: e avendo già sperimentato la razza in precedenza, decisi che il cane perfetto per Davide sarebbe stato un bassotto. Non avevo, però, fatto i conti con mia madre, che dai miei precedenti bassotti era riuscita a farsi mordere (mia madre è riuscita a farsi mordere praticamente da qualsiasi animale vivente: perfino la sua gatta personale non la sopportava e la aggrediva stile pantera) e quindi li riteneva razza pericolosissima per un bambino piccolo.
L’infingarda signora (la cui successiva dipartita non mi impedisce di dipingerla come tale, perché tale era) si mise quindi di buzzo buono per convincermi a comprare il cane che in realtà LEI sognava da sempre: e cioè un Maltese. Ogni tentativo di spiegarle che il bambino era ancora troppo piccolo per quello che ai tempi ritenevo un “cagnolino delicato”: mia madre mise in atto tutte le procedure di sfinimento-figlia conosciute sulla faccia della terra (e oltre) e fu così che in casa nostra arrivò Tatiana dei Contini, Maltese destinata a crescere in un allevamento di siberian husky con in più la compagnia di un pastore tedesco, di una meticcia quasi trentenne, di un bambino di due anni, di due umani seminormali e di un’umana completamente pazza, nonché bambinizzatrice professionista di cani e altri animali.
Il “vero standard” che segue potrebbe quindi essere un filino influenzato dal fatto che Tatiana, in quella situazione, non potesse che diventare un cane leggerissimamente anomalo. Però, tutto sommato, di Maltesi mooolto simili a lei ne ho incontrati parecchi altri.

maltese3ASPETTO GENERALE: secondo lo Standard il Maltese è un cane “di piccolo formato, con tronco allungato, ricoperto da peli molto lunghi e bianchi, molto elegante e con portamento fiero della testa“.
E che sia piccolo è fuor di dubbio. Che abbia il pelo lungo e bianco, idem.
Che sia “elegante” lo potete credere solo quando lo vedete sfilare sui ring di un’esposizione, dove fa una scena della madonna perché sembra quasi che scivoli sul pavimento senza toccare terra: quando invece ce l’hai in casa scopri che non sa di essere un cane, ma crede di essere una macchina da rally. Infatti fa terrificanti derapate in corridoio (specialmente se stai passando tu, che così rischi ogni volta di inciamparci dentro e di spiaccicarti contro il muro) e che, per rendere più veritiera la scena, vede anche bene di infangarsi proprio come una macchina da rally, fiondandosi a zampe unite dentro a qualsiasi pozzanghera attraversi il suo campo visivo (anche qualche centinaio di metri più in là). Dopodiché non sei neppure più sicurissimo che abbia mai avuto il pelo bianco.

PROPORZIONI IMPORTANTI: la lunghezza del tronco è superiore del 38% circa all’altezza al garrese. In pratica è una biscia che viaggia per casa a trecento all’ora e che ti taglia la strada in continuazione. Le rare volte in cui sta fermo, perché ha deciso di dormire quel quarto d’ora quotidiano, si piazza ugualmente in posti strategici cosicché tu possa inciampare lo stesso: se non direttamente nel cane, almeno nel pelo.
A volte, nel pelo, ci inciampa pure il cane: dopodiché ti guarda incazzatissimo perché è convinto che sia stata tutta colpa tua.

maltese4CARATTERE ED ATTITUDINI:  “Vivace, affettuoso, molto docile, ha grande capacità di intendimento“, recita lo Standard.
Bene: vivace lo è di sicuro. Sono certa che avrete visto, sul sito di qualche allevamento, dei Maltesi dolcemente e mollemente adagiati sulle ginocchia della loro umana, o placidamente sdraiati su tavolini, poltroncine e affini. Ecco, sappiate che ce li hanno incollati!
Ne sono certa: non ho il minimo dubbio. Perché il Maltese, fermo, non ci sta. Né sulle vostre ginocchia, né in braccio, né nella cuccetta tutta fiocchettini che avete preparato per lui (vi risparmio, per pietà,  la descrizione di quella che mia madre aveva preparato per Tatiana: sappiate solo che, tempo due giorni, c’era rimasta giusto una vaga idea di intelaiatura. Tutto il resto era stato portato in giro per vari angoli della casa e/o direttamente sbranato).
Il Maltese è un cane che deve fare assolutamente qualcosa, sempre, in ogni secondo della giornata: sulle ginocchia vi ci salta, sì, ma solo per abbaiarvi in faccia: “Alloraaaa?!? Andiamo, ci muoviamoooo?”. Dopodiché salta giù. E se non gli date retta, risalta su. E poi giù. E quando proprio vi ha preso per sfinimento, e voi vi alzate e gli tirate una pallina, lui la guarda schifato: “Cos’è sto giochetto idiota per cuccioli scemi? Io voglio giocare al tira e molla come i cani da UD!”
E vi porta il giocattolo scelto da lui (maglione buono, libro appena comprato, scarpa nuova…) col quale, se non siete più che pronti ad interagire, comincia immediatamente a giocare da solo dandovi una dimostrazione perfetta di quanto un cane piccolo possa avere denti grandi ed efficienti.
Cane da compagnia? Ma sì… più o meno come un border collie, o un australian kelpie.
Si stanca un filino prima di loro, solo perché è piccolo… ma dopo che ha dormito il quarto d’ora canonico è pronto a ripartire con la stessa verve di prima.

puppy_ronfChe poi… “dormire” è una parola grossa, sia chiaro. Il Maltese non dorme mai veramente, se non da anziano: al massimo si riposa un po’, ma sempre con un occhio aperto e pronto a scattare in azione in caso di necessità.
Necessità che possono essere rappresentate da:
a) qualcuno alla porta (mode “cane da guardia” on: “Baubaubaubaubau!!! Non azzardarti a entrare perché ti uccido! Sono un dobermann, un rottweiler, una tigre del Bengala! Se entri sei un umano morto!”);
b) qualcuno dentro casa: “Ah, sei entrato? Vabbe’, pazienza: adesso cosa facciamo? Mi dai da mangiare? Mi tiri la pallina? Facciamo tira-molla col maglione nuovo della mamma? No, scusa, che fai, tocchi? Le coccole, A ME?!? Ma chi sei, chi ti conosce? Giù le mani! Mi si coccola solo quando lo dico iooooooo!”… perché con gli estranei è pure un po’ stronzetto e snob, a meno che non lo facciano giocare e/o non abbiano bocconcini in mano);
c) passerotto sul balcone (mode predatorio on: “Lo voglio! Lo prendo! Aprimi ‘sta finestra che lo devo assolutamente cacciare! BAUUUUUUU!”);
d) marito in avvicinamento, a un chilometro circa da casa (“Baubaubaubau! C’è papà, c’è papà, apri la porta che c’è papà! Ma se ti dico che c’è! Lo sento! Arrivaaaaaaaaaa!!! Apriiiii!”);
e) fame ( “Sighhhhhhhhhhhhhhhhhh!!! – sospirone che manco un mastino napoletano – Ahhhhhhhhhhhhhh! Sighhhhhhhhhhhhh!”);
f) sete (“Mi riempi la ciotola? E’ vuota! No, non è mezza piena, è mezza vuota! E poi è calda. E poi è sporca. La voglio nuova e fresca… non vedi che schifezza di acqua stagnante? Guarda… ma guarda… ops, ci sono finito dentro. Tutta colpa tua. Ops, si è rovesciata. Sempre colpa tua. Ma vedi che poca che era? Vabbe’, intanto che asciughi per terra e mi metti l’acqua fresca io mi riposo un po’ sul tuo letto”… e si ci spantega sopra, allagandolo);
g) varie ed eventuali.
La mia personale Maltese avrebbe ritenuto assolutamente opportuno anche indossare un’imbragatura e tirare la slitta (“perché loro sì e io no?”), soddisfazione che non ebbe mai perché non esistono (o almeno, io non possedevo) imbragature della sua taglia: allora si vendicava abbaiando in faccia agli husky, tagliandogli la strada e cercando di mordergli i garretti quando partivano.
Per quanto riguarda le altre caratteristiche descritte dallo Standard… “affettuoso” sì, lo è. Moltissimo. Ti fa un sacco di feste, ti guarda con gli occhioni di un cane che ti ama-ti adora-ti venera (almeno fino a quando gli fa comodo).
Molto docile“… AHAHAHAHAHAHAHAH!!! Ma in quale film?
Le “grandi capacità di intendimento” le ha, assolutamente. Capisce tutto: specialmente come fregarti.

puppyTESTA: mai guardare quella di un cucciolo. Perché poi finisce che ci credi. Vedi quel faccino tondo da peluche, magari col fiocchetto (la foto è stata scattata nel decimo di secondo che passa tra il momento in cui gli metti il fiocchetto e quello in cui se lo mangia), tutto così tenero e dolce e bianco… e ci credi. Credi che rimarrà così, sempre seduto a guardarti con la faccia da cartone animato. E in effetti, ad un cartone animato somiglia.
A Bip Bip.

OCCHI: rotondi, scurissimi, sembrano due bottoni.
Ma differenza dei bottoni, sono di un’espressività pazzesca: specialmente quando vogliono comunicarti che è tutta colpa tua, che sei un umano di merda, che sei indegno di possedere un cane, che sei un affamatore e/o un assetatore (se non cambi l’acqua nella ciotola otto volte al giorno) e che non dedichi al tuo cane il tempo necessario (ovvero, dal suo punto di vista, 25 ore al giorno).
Il Maltese ti fa praticamente sempre quello sguardo lì… a meno che non sia ora di cena, nel qual caso parte in automatico l’espressione da “ma quanto ti amo, ma quanto ti adoro, ma quando si mangia?”.
Anche quando vuole le coccole, fa quella faccia lì: ma come molti gatti, l’ora delle coccole la decide lui e non voi.
Al Maltese può anche venire la faccia da perfetto deficiente e/o quella di uno stravolto dalle canne: ma succede solo se gli umani gli tirano troppo il pelo per mettergli il fiocchetto. Mia madre ci riusciva benissimo (sempre che Tatiana non la mordesse prima, perché, come vedremo tra poco, è riuscita a farsi mordere anche da lei), ma qualche volta anch’io mi sono prodotta in performance niente male. Sarà anche per il fatto che se il cane non sta fermo e devi fare tutto di corsa, a volte non ti riesce di pettinarlo proprio come vorresti.

inkaSe lo abituate per tempo, fin da cucciolo, il Maltese alla fine si rassegna al fiocchetto (anche perché, senza quello, non vede dove va): però c’è da dire che quando è pettinato da show gli viene un’aria seriosa e austera che non c’entra niente con il gran pagliaccio casinaro che è in realtà. Non guardate foto come quella qui a destra, se pensate di prendervi un Maltese.

corsaSì, è bellissimo, sì, è elegantissimo, sì, è uno spettacolo: però non è lui.
Se volete un’immagine più consona al suo vero carattere, guardate piuttosto la foto a sinistra.
Restando in tema di “occhi”, comunque, citiamo alcuni degli sguardi più tipici del Maltese:
a) sguardo fiero e superbo, col cane che ti fissa proprio dritto negli occhi e fa un’inequivocabile faccia da:” ‘zzo vuoi?”. Riservato agli estranei, sempre che non lo facciano giocare e/o mangiare;
b) sguardo birichino/furbetto: riservato ai familiari quando è in vena di pagliacciate, ma anche agli estranei muniti di giochini e/o bocconcini. Se l’estraneo gli sta sulle palle a prima vista (succede, e pure abbastanza spesso…) i giochini possono essere  ignorati: i bocconcini MAI (o quasi mai: ho conosciuto un Maltese capace di schifare anche quelli. Però è stato un caso unico);
c) sguardo da Santa Inquisizione: quando pensa che tu lo stia affamando, assetando, trascurando ecc. Strettamente riservato al suo umano di riferimento;
d) sguardo di Immane Superiorità: riservato a tutti gli altri cani del mondo, a meno che non siano anch’essi Maltesi (nel qual caso farà uno sguardo di superiorità semplice, perché comunque “un po'” superiore si sente anche ai compagni di razza);
e) sguardo da cane ENPA abbandonato, tradito e vilipeso: riservato all’umano di riferimento, qualora l’abbia sgridato giustamente. Se invece l’avesse sgridato ingiustamente, lo sguardo diventa quello di tipo c).

ORECCHIE: secondo lo Standard, “di forma tendente al triangolo e larghe circa un terzo di quanto sono lunghe. Sono inserite alte al di sopra dell’arcata zigomatica, pendenti e aderenti alle pareti laterali del cranio, poco erettili“.
Secondo il resto mondo: ma quali orecchie? Dove stanno?
(NOTA: nel cucciolo si vedono. Prendete le misure e ricordatevi dove stanno, perché ogni tanto dovrete anche ricordarvi che esistono e pulirle).

BOCCA: il Maltese pesa circa quattro chili, di cui tre di lingua. E’ capace di baciarti in bocca anche quando si trova a sei metri di distanza (sempre che si senta in vena di coccole, altrimenti non ti caga di pezza).

maltese_slapMANTELLO: oddio.
Mi piacerebbe davvero dirvi che il mantello del Maltese è impegnativo solo se intendete andare in expo… ma col cavolo che è così. Il mantello del Maltese è impegnativo sempre, perché se non lo pettinate millemila volte al giorno si annoda, si infeltrisce, si spezza, fa tutte le peggiori cose che possono venirvi in mente e anche qualcuna in più.
Tatiana, in teoria, avrebbe dovuto essere spazzolata e pettinata tre volte al giorno da mia madre. In pratica la cosa funzionava così: madre che partiva con la spazzola in mano, al grido di:  “Ammoreeee!!! Vieni che ci facciamo belleeeee!”. Cagna che scompariva sotto il letto a trecento all’ora. Madre che si infilava sotto il letto per recuperare il cane che, trasformatosi in tigre del Bengala, ruggiva, ringhiava, abbaiava.
Figlia incazzata che urlava: “ALLORA?!?” e tirava fuori il cane, subito trasformatosi in peluchino dolcissimo tutto leccatine e scodinzolatine. Figlia che deponeva il cane sul tavolo da toelettatura. Madre che cominciava a spazzolare, cane che ricominciava a ringhiare ruggire eccetera, mordendo la spazzola e spesso anche le dita. Madre che andava a mettersi un cerotto. Figlia che spazzolava il cane, ridiventato docilissimo e con gli occhietti a forma di cuore: perchè Tatiama sarebbe stata la cagna di mio figlio, che però preferiva husky e pastori tedeschi perché non si poteva giocare in pace con un cane se qualcuno continuava a urlarti “Noooo! Non così, che la spettini! Noooo!!! Non così, che le rovini il pelo!” eccetera eccetera.
A quel punto sarebbe diventata la cagna di mia madre, che però la trattava come una Barbie pelosa, ottenendone in cambio il trattamento di cui sopra – reazione sacrosanta – mentre io che la cagavo pochissimo ero stata eletta a suo Dio personale.
Dopo la spazzolatura bisognava (ogni santo giorno) pettinare, fare i pacchetti, mettere il fiocchetto… e ovviamente non parliamo proprio della toelettatura da show, perché quella comincia due giorni prima dell’esposizione ed è una cosa talmente allucinante che mi rifiuto di descrivervela tutta.
Vi metto qua una bella serie di video che la mostrano per intero (cliccate su “play list” in basso per vederli tutti in sequenza), così vi fate un’idea abbastanza precisa (e capite il motivo per cui io volevo un bassotto):

Oh, per carità: c’è anche gente che ci si diverte!
Mia madre, per esempio, ci si sarebbe divertita un sacco, se Tatiana non l’avesse regolarmente morsa entro il terzo colpo di spazzola o pettine. Ma io no.
Se c’è una cosa del mondo cinofilo che proprio non sopporto, è la toelettatura: non per niente ho sempre allevato cani per i quali bastavano un bagno e una spazzolata alla settimana, e via andare (anche in expo).
Già sbiancare il muso e i piedi degli husky per me era una rottura di palle: figuratevi quanto impazzivo di gioia dovendo preparare Tatiana. Andò a finire che la portai in esposizione due volte preparata da me, una volta preparata da un professionista (e il risultato fu così clamorosamente diverso che mi vergognai come una ladra di aver pensato di saperla toelettare)… dopodichè mia madre cadde dalle scale e finì in ospedale, io trascurai la cagna per una decina di giorni e quando la ripresi mi ritrovai in mano un tale groviglio di nodi che dovetti farla tosare quasi a zero. Da quel giorno le tenni sempre il pelo a metà lunghezza: e così finì la carriera espositiva di Tatiana (che, devo dire, non mi diede mai l’impressione di rimpiangerla più di tanto).

puppy2CONCLUDENDO: ho sempre sostenuto che non ha nessunissimo senso al mondo prendersi un cane a pelo lungo per poi tenerlo accorciato. Che è esattamente quello che ho fatto io.
Posso solo dire, a mio discolpa, che il Maltese io non me lo sarei mai comprata neanche morta, se non fosse stato per mia madre; ma devo anche confessare che tenere in ordine il pelo è una tortura cinese, è vero… ma che il cane che sta sotto quel pelo vale proprio la pena di conoscerlo. Perché è un vero CANE a trecentosessanta gradi, pieno di carattere, di fuoco, di voglia di fare e di imparare: tutt’altro che un peluchino da compagnia e basta.
Quindi, se come me avete una vaga idiosincrasia per la toelettatura estrema… non potendovi dire di non comprare un Maltese, perché sarebbe un vero delitto,  posso solo dirvi che potreste anche comprarvelo e tenergli il pelo semilungo, anziché lungo fino a terra e oltre.
Sì, lo so, mi contraddico: ma il fatto è che il Maltese è un cane della madonna, ed è un vero peccato rinunciarvi solo per via del mantello.
In quattro chili di cane (scarsi, se è femmina) troverete praticamente tutte le razze del mondo: il Maltese se la tira come un levriero, ma sa fare il pagliaccio come uno staffy; è bello come una statua e casinista come Gatto Silvestro; è permaloso come un Akita, ma sa diventare tenero e languido come un beagle; è bianco come un Bolognese, ma ci mette mezzo secondo (e una pozzanghera) a diventare di tutti i colori del Labrador: giallo, chocolate, nero (in progressione).
E’ arrogante, antipatico, dolcissimo e ruffianissimo: sa farvi sentire una cacchetta e, un secondo dopo, il Messia.
Non è possibile annoiarsi, con lui, e non ci si può stancare di lui, perché nello stesso momento in cui tu pensi “uffa”, lui si è già trasformato in un altro cane.
E poi, accidenti, è una razza italiana: e se c’è una volta in cui approvo il campanilismo, è proprio questa. Perché un cane così potevamo farlo solo noi: un cane pazzo, scriteriato, esagerato… ma indiscutibilmente geniale, come solo gli italiani sanno essere.

P.S.: a mio figlio, poi, comprai effettivamente un bassotto. Tostissimo, grande killer di galline, convinto di poter far filare dritti come fusi tutti gli altri cani dell’allevamento e anche del resto del mondo. Però Tatiana, con le buone o con le cattive, riuscì sempre a fregarlo: anche perché era riuscita a farlo innamorare perdutamente di lei.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l’affisso “di Ferranietta”) e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività).
E’ autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva “I fedeli amici dell’uomo” ed è stata conduttrice del programma TV “Ti presento il cane”, che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online.
Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC.
A settembre 2013, non resistendo al “richiamo della foresta” (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).
CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.