ringhia4di VALERIA ROSSI – La frase è apparsa in una discussione su Facebook (dico sempre che non voglio più seguire gli scanni sui vari gruppi, ma ogni tanto finisco ancora per farmici invischiare): “un cane che ringhia sta male”. Intendendosi, ovviamente, che “sta male” dal punto di vista psichico, non fisico: ovvero che si sente – bene che vada – a disagio.
La singola frase, decontestualizzata, dice poco: quindi spiego il contesto generale.
Si parlava di un malinois che ha ringhiato a una commessa  evidentemente avvezza (anche perché l’ha proprio detto) a “buttarsi a pesce” su tutti i cani che entrano nel suo negozio con il classico approccio alla “vado cercandomi un morso”: e cioè urlacchiando “ciaoooo tesorinoooooo!” e spiaccicandogli  le mani in testa o sul corpo. Ovviamente il cane non apprezza MAI questo tipo di “aggressioni” (perché lui le vede così) da parte di una persona sconosciuta: però c’è chi subisce (di solito col fumetto sulla testa che dice “c’holapazienzadiggiobbe”), c’è chi si scansa con la faccia schifata,  c’è chi avvisa con un ringhio che significa “nun ce prova’” (o quantomeno “non mi piace quello che stai facendo”)…e c’è chi morde direttamente. O magari non proprio direttamente, ma avendo prima mandato segnali di fastidio/avvertimento che l’umano in questione non ha ovviamente recepito. Un esempio drammatico è stato quello della conduttrice televisiva che si è fatta mordere dal dogo argentino (ne abbiamo parlato in questo articolo , che non a caso, si intitolava: “Dogo killer? No, umani ignoranti”).
Assumere certi atteggiamenti verso un cane sconosciuto, infatti, è sintomo di totale ignoranza non solo del linguaggio canino, ma anche delle più semplici regolette di buon senso: problema tipico dei tempi moderni, perché la mia (mannaggia) veneranda età mi consente di ricordare che, fino a ventina d’anni fa, le smanacciate in faccia al malinois o i baci in bocca al rottweiler mai visto prima non si sarebbe sognato di darle proprio nessuno.
E infatti i cani che mordevano erano rarissimi, chissà come mai.

ringhia3Per assurdo, è stato proprio il buonismo dilagante a fare i peggiori guai: perché a forza di sentir ripetere immani puttanate come “i cani sono tutti uguali” e “i cani sono tutti buoni”, la gente comune ha cominciato a credere non solo che un dobermann fosse identico a un chihuahua, ma anche (anzi, soprattutto) che “buono” fosse sinonimo di “cretino”.
No, perchè è vero, verissimo che “tutti i cani sono buoni“: nessun cane si diverte a far del male a qualcuno (gli umani invece sì), nessun cane uccide per il gusto di uccidere (gli umani sì), nessun cane è capace di dispetti, ripicche, malignità (gli umani sì, e alla grande).
Però a tutto c’è un limite.
Prendiamo, che ne so… una ragazza “buona”. La tipica persona che sorride sempre a tutti, sempre disponibile al dialogo, una che non farebbe mai non solo una cattiveria gratuita, ma neppure un dispettino. Una che, ogni volta che può, aiuta gli amici. Una specie di santa, insomma.
Ecco: secondo voi, a una ragazza così siete autorizzati a palpare il culo ogni volta che la incontrate?
O pensate che – forse – anche una ragazza così possa stamparvi cinque dita nel muso?
Ecco, guardate che per il cane è la stessa identica cosa. Uno sconosciuto che gli pianta le mani in faccia, per lui, equivale in tutto e per tutto al tipo che fa la mano morta alla ragazza sull’autobus.
Avrà il sacrosanto diritto di reagire con l’equivalente di un sberlone, che per lui è ovviamente un morso, visto che le mani non le ha?
NO. Noi, questo diritto, non glielo vogliamo concedere: solo perché lo smanacciatore è un ignorante in buona fede, e non un porco allupato, a perdere il diritto di reagire dev’essere il cane. E fin qui siamo tutti costretti ad accettarlo, perché un morso fa più male di una sberla (ma non è colpa del cane, eh…), perché in fondo il cretino di turno era animato da buone intenzioni (e neanche questa è colpa del cane), ma soprattutto perché il cretino di turno potrebbe essere anche un bambino e non è umanamente pensabile che un bambino possa essere educato a comportarsi bene con i cani a forza di morsi in faccia.
Okay, ci sta.
Ma un bel ringhio di avvertimento… almeno quello, al povero cane, glielo vogliamo concedere?!? Se non l’equivalente della sberla, almeno l’equivalente di un “Giù le mani, stronzo!” glielo vorremo lasciare?!?

ringhia2A quanto pare, non va bene neppure questo.  E infatti, nella discussione di cui sopra (ma non solo in questa: è un argomento che è già stato toccato più volte, in diverse occasioni) qualcuno sosteneva che il cane deve essere abituato a sopportare senza reagire qualsiasi approccio, anche il più cafone. E qualcun altro (non faccio il nome, dico solo che trattasi di famosissima educatrice cinofila) se n’è saltato fuori con la frase storica e lapidaria: “Un cane che ringhia sta male”.
Il mio commento è stato altrettanto lapidario. Ho scritto infatti, che mi dispiaceva di aver già consegnato all’editrice lo stupidario cinofilo, ma che questa l’avrei tenuta buona per la prossima edizione.
L’ho pensato e lo penso ancora, sia chiaro: detta così è una clamorosa cavolata, visto che il ringhio è una delle espressioni naturali del cane. Fa parte del suo etogramma, è una delle espressioni vocali che utilizza proprio per evitare di passare alle vie di fatto: quindi, in un certo senso, è quasi più un segnale di pace che non di guerra (anche se io lo inserisco sempre tra questi ultimi perché, se viene ignorato, fa scattare l’attacco. “Se” viene ignorato, però! Perché in caso contrario, fa proprio in modo che l’attacco non avvenga!).

tira_mollaOltre al ringhio “di guerra”, poi, c’è il ringhio di eccitazione che il cane esprime soprattutto durante il gioco: chi non ha mai avuto o visto un cucciolo che ringhia “ferocissimo” agli amichetti, o allo straccio che sta “uccidendo”, scagli la prima pietra.
Sono cani che stanno male, questi?
Mapperpiacere. Sono cani che si stanno divertendo un mondo!
E non lo fanno solo i cuccioli, ma anche i cuccioloni anche molti adulti, quando giocano tra loro o con gli umani.
In realtà – come  è stato fatto notare anche nella stessa discussione – nelle discipline sportive che prevedono attacchi sulla manica (o sul costume) il ringhio durante l’attacco viene penalizzato, in quanto viene ritenuto sinonimo di insicurezza: il che farebbe propendere per la versione “il cane non si sente a suo agio”.
Per quanto ho potuto sperimentare sulla pellaccia mia  – o meglio, dei cani miei – questo è vero in alcuni casi, mentre non è affatto vero in altri. Ho avuto/visto cani effettivamente insicuri che ringhiavano sulla manica (ma di solito manifestavano anche altri sintomi collaterali, come piloerezione e/o coda bassa), ma ho anche avuto una cagna (proprio mia-mia, che quindi mi illudo di aver conosciuto bene) che pur non avendo paura di niente e di nessuno, e pur essendo uno dei cani più sicuri di sé che abbia mai avuto per le mani, sulla manica borbottava un bel po’.
Il fatto è che borbottava perché si stava divertendo un mondo: e questo l’ho attribuito – e lo attribuisco tuttora – al fatto che i miei cani siano sempre e solo stati addestrati a mordere per predatorio, ovvero giocando.  Tant’è che il ringhio che faceva Uta sulla manica era preciso identico a quello che faceva quando si giocava al tira-e-molla da cucciola, e completamente diverso dal ringhio di aggressività che riservava, invece, ai rumori contro la porta di casa quando entrava in “modalità cane da guardia”.
Ritengo che se avessi cambiato metodo, e fossi passata ad addestrare la cagna in aggressività, Uta avrebbe smesso di ringhiare sulla manica, perché avrebbe smesso di divertirsi e avrebbe preso la cosa sul serio. Siccome non mi piace quel tipo di addestramento, ho preferito non portare la cagna in gara, e finita lì: ma sono convinta ancora oggi che penalizzare “qualsiasi” tipo di ringhio durante gli attacchi sia un errore, perché non è poi così scontato che il cane ringhi per insicurezza/paura (anche se a volte sì). Ovviamente sarebbe un bel problema insegnare a tutti i giudici di UD a distinguere i vari tipi di ringhio, anche perché ogni cane ha il suo e quindi la cosa diventerebbe improponibile… quindi mi rendo conto che sia più facile penalizzare e ciao.
Però… a mio avviso l’argomento non è così semplice e meriterebbe maggiori approfondimenti non tanto da parte di chi giudica (perché lì, ripeto, è quasi impossibile fare distinzioni corrette), ma da parte di chi alleva e deve decidere se un cane merita o no di entrare in riproduzione.

ringhia1Detto questo: il cane che ringhia, sta male?
In linea generale e come assioma assoluto, ovviamente NO.
C’è chi ringhia per gioco, c’è chi ringhia per eccitazione: la Bisturi, quando rientriamo dalla passeggiata mattutina, appena mette piede in casa, sa che sta per arrivare la pappa e quindi, sentendosi su di giri, ringhia a chiunque incontri – solitamente i gatti, ma a volte anche il marito o il figlio. In realtà ringhia da sola, perché poi non li degna di uno sguardo, tira dritta fino alla ciotola e lì rimane in attesa di sapere cosa sto per chiederle… e mannaggia a me quando le ho chiesto l’abbaio (due volte DUE!), perché per settimane, poi, ha anticipato l’ordine piantando su un casino infinito (non bastano quarant’anni di cinofilia per evitare gli errori, sappiatelo!). Probabilmente il ringhio di entrata, per lei, preludeva proprio all’abbaio: adesso che le chiedo un seduto, o un resta… ringhia lo stesso per prepararsi all’evento, probabilmente sperando ancora che le chieda l’abbaio (COL CAVOLO!) perché è una cosa che le piace molto e che fa con grande entusiasmo (notare che poi, per tutto il resto della giornata, è praticamente un cane muto).
In alcuni casi,  però, il cane può effettivamente sentirsi a disagio, aver paura, sentirsi intimorito e reagire ringhiando.
Sta di fatto che questo NON è stato il caso della cagna oggetto della discussione, che ha ringhiato semplicemente per avvisare la commessa che stava rompendole le palle e che, continuando, avrebbe potuto prendersi un morso. Sì, forse in un certo senso un disagio lo provava… ma non stava certo “male”. Stava benissimo, finché la tipa non ha esagerato.
E meno male, comunque, che l’ha solo avvisata.
Avviso prezioso, specialmente visto che proveniva da un cane nevrile e reattivo come il malinois: tant’è che ha permesso alla signorina di tirarsi indietro e di evitare guai, perché il ringhio lo capiscono anche i deficienti totali.
Se la cagna non avesse ringhiato, invece… cosa sarebbe successo, visto che si considerava – e a pieno titolo –  “una ragazza a cui qualcuno stava palpando il culo”?

Insomma: sì ai cani socievoli, socializzati, sociabili e chi più ne ha più ne metta. Ma “no” ai cani robotizzati.
Non solo perché saremmo al limite del maltrattamento psicologico, ma anche perché “veri” robottini non diventeranno mai.
Sono esseri senzienti, sensibili e pensanti, lo ripetiamo millemila volte al giorno! E allora, perché voler negare loro il diritto di farsi girare le palle quando qualcuno li approccia in modo scorretto e – dal loro punto di vista – offensivo?
Qualsiasi animale senziente sente anche il fastidio!
Se pensiamo sempre e solo ad inibire qualsiasi forma di comunicazione diversa da leccatine e coccoline, prima o poi al cane capiterà la giornata storta in cui si scorda le buone maniere… e non sapendo più ringhiare, addenterà direttamente.
A voi piace l’idea? A me no.

ringhioConcludendo: la cultura cinofila non consiste nell’azzerare le doti caratteriali del cane (tra le quali, ricordiamolo sempre, è compresa l’aggressività). Non consiste  in un lavoro continuo di annullamento, inibizione, schiacciamento.
Non lo accetto neppure per i cani da pet therapy, figuriamoci per i cani “normali”.
Consiste, invece, nel continuare ad allevare ed educare cani civili e socievoli, ma anche nel ricordare che esistono razze più o meno “pacioccose” e più o meno disponibili al rapporto con gli estranei, più o meno nevrili e più o meno reattive…e nel DIRLE, queste cose, al grande pubblico, così come si dicevano vent’anni fa.
Allo stesso grande pubblico bisogna far capire che il galateo canino ha regole diverse da quello umano: che abbracci, baci e coccole dagli estranei NON sono quasi mai graditi, da nessun cane.
Se li gradisce, è lui che viene a cercarli: se vengono rifilati a tradimento… perfino la Bisturi, che ha la coccolite acuta, reagisce sottraendosi. Poi le appare il fumetto con la scritta: “Ah! Vuole coccolarmi!!!” e riparte alla volta dell’estraneo saltandogli addosso (o addirittura in braccio): ma essere spacioccata a tradimento non piace neppure a lei, il che è tutto dire.
Quindi, per favore, smettiamola con questa storia dei cani “tutti buoni”: o almeno, distinguiamo tra “cani buoni” e “cani disposti a sopportare un approccio infame”.
E fino a quel momento, VIVA I CANI CHE SANNO ANCORA RINGHIARE.
Perché, se non altro, evitano di arrivare al morso: caso nel quale, naturalmente, verrebbero sempre e solo criminalizzati loro.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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