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ORIGINI E STORIA – di VALERIA ROSSI
Come tutti i cani primitivi, il Cirneco non è un cane “costruito” dall’uomo; la sua evoluzione è stata completamente naturale, il che fa sicuramente parte del suo fascino, così come l’aspetto esotico e particolarissimo.
E’ presente in Sicilia da “almeno” tremila anni, perché se ne hanno tracce storiche fin da quel tempo: non sappiamo, però, se fosse presente sul territorio in epoca ancora più antica (probabilmente sì).
Del Cirneco hanno parlato Aristotele (che nel suo “De Natura Animalium” descrive un “cane dalle orecchie aguzze” definendolo “antico cane mediterraneo”), Linneo, Claudio Eliano e molti altri studiosi naturalisti.
Aristotele fornisce anche la più attendibile etimologia del nome Cirneco: “razza di Cirene” (dal greco Kjrenaikòs, da cui si passa a cyr naecos con la trasposizione latina che vede l’inserimento del dittongo AE e l’elisione della vocale E).
Moltissime monete sicule portano l’effige di questo cane.
Altre testimonianze si trovano nei mosaici della Villa Romana di Piazza Armerina. Naturalisti come il Bellin e il Keller hanno studiato le origini di questi cani di tipo graioide che però non sono esattamente levrieri; la teoria più accreditata, al momento, sembra quella che li vede discendere dal lupo abissino.
Come il “cugino” Pharaon Hound (che gli somiglia moltissimo, ma è di taglia maggiore) e come il Podenco spagnolo, si è sviluppato nel bacino del Mediterraneo, dove ha cominciato ad affiancare l’uomo nella caccia a partire dall’era faraonica: ma se un tempo si riteneva che il Pharaon Hound fosse il suo diretto progenitore, oggi si tende a credere che la razza si sia sviluppata autonomamente e che sia autoctona siciliana.
La somiglianza con i levrieri è indiscutibile, ma i graioidi di tipo primitivo sono decisamente più rustici e più adatti al tipo di terreno su cui si devono muovere, in particolare alla roccia vulcanica nel caso del Cirneco.
Un’altra differenza dai levrieri è che il Cirneco caccia usando tanto l’olfatto che la vista (mentre i levrieri cacciano quasi esclusivamente a vista).

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Selen

La razza venne riconosciuta dall’ENCI nel 1940, con standard morfologico redatto dal Solaro. La prima allevatrice di grande rilievo, che diede un contributo fondamentale alla selezione, fu la N. D. Agata Paternò Castello, appassionata e competente cinofila catanese.
Data la localizzazione estremamente circoscritta del Cirneco, che solo da pochi anni ha varcato i confini siciliani, la bibliografia in materia è piuttosto scarsa.
Nell’Ottocento venne pubblicato un trattato di Giuseppe Galvagni, Fauna Etnea, Memoria 3° sulla terza famiglia dei carnivori, che descrive attentamente e minuziosamente il cirneco e lo chiama, alla maniera naturalistica, canis etneus. Nel 1972 venne pubblicata una monografia estremamente accurata da Giovanni Bonatti Nizzoli di Carentino, che ancor oggi costituisce l’opera più completa sulla razza.

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Hadranensis Patty ed Erica

CARATTERE ED ATTITUDINI – di JANE MOORE e DOMENICO TRICORNI
(Allevamento Hadranensis)
Chi non conosce questo cane all’inizio è attratto essenzialmente dalle sue forme, dal colore e dall’eleganza che sono caratteristiche proprie di questa razza… e solo poi chiede quale carattere lo contraddistingue.
Non è facile descrivere i comportamenti del Cirneco in quanto in tutte le razze, ma particolarmente in questa, grandissima importanza riveste il tipo di crescita che ha vissuto dal momento della nascita fino al momento dell’adozione.
La letteratura lo descrive come un cane sospettoso e diffidente verso gli estranei, ma che instaura un rapporto forte e quasi morboso con il padrone.
Tale nomea nasce soprattutto dal fatto che il Cirneco raramente varca i confini della Sicilia e quasi la totalità della sua popolazione è custodita dai cacciatori dell’Isola; nella cultura di questa terra il Cirneco è stato sempre oggetto di gelosie e di rivalità, tanto che l’atteggiamento comune è stato sempre quello di tenerlo “nascosto” soprattutto per la paura che potesse essere oggetto di furto.
La nostra esperienza, che è maturata in diversi decenni d’allevamento di questa razza con l’affisso Hadranensis, ci rivela un animale con un carattere che si dissocia profondamente dalle descrizioni ufficiali.

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Lizzie e Arianna del Borgo di Pratica

Partendo dal presupposto che si tratta di una razza primitiva e geneticamente poco manipolata, noi poniamo molta attenzione alla socializzazione dei nostri cuccioli offrendo loro tutte le opportunità rispetto i riferimenti sociali sia verso gli ambienti e sia verso persone e animali.
Il Cirneco che è stato sottoposto ad una crescita socialmente corretta mostra un carattere gioioso, allegro, affettuoso e disponibile anche verso le persone che non conosce.
Rispetto alla crescita si possono distinguere due periodi contrapposti, dove il carattere che contraddistingue i suoi comportamenti è completamente diverso: l’infanzia con l’adolescenza e dopo l’anno, con la maturità.
Il primo periodo ci mostra un cane molto vivace e curioso verso tutto ciò che lo circonda, con l’esigenza di muoversi libero per scaricare la sua energia; un “gianburrasca” birichino e prepotente, tanto che noi consigliamo di impegnarlo, quando possibile, con giochi intelligenti con i quali possa, insieme al padrone, esercitare il corpo e la mente.
Ma questo non basta per assicurare un temperamento equilibrato “a prova di bomba”; il nuovo proprietario, come nella maggior parte delle razze canine, deve fare uno sforzo particolare per consolidare il lavoro iniziato dall’allevatore al fine di superare il momento di “ribellione” dell’età adolescenziale.
Non è questa un razza adatta a chi non ha voglia di impegnarsi nel seguire la sua educazione, che va fatta con metodo strettamente dolce. ma con fermezza; quando sembra che si sia dimenticato tutto quello che gli è stato insegnato e non risponde più al richiamo bisogna continuare, per esempio con una corda lunga. L’impegno di pochi mesi sarà ripagato con tanti anni di equilibrio, ubbidienza e disponibilità collaborativa.

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Hadranensis Fedra

Dopo l’anno il nostro Cirneco, maturando, mostra un carattere completamente diverso; si rivela tanto disponibile quanto paziente ad accettare le necessità familiari, adattandosi alle realtà più disparate: e rimane sempre un cane molto affettuoso, con un attaccamento profondo verso la sua famiglia.
Da adulto necessita di essere portato, di tanto in tanto, libero per i campi o per i boschi; non dobbiamo dimenticare che si tratta sempre di un cane da caccia!
Se non viene utilizzato nell’attività venatoria bisogna dargli la possibilità di liberare il suo forte istinto che si manifesta, in assenza di conigli, nella ricerca di piccoli animali come lucertole, talpe o ricci. Ricerca che esercita sempre con grande impegno!
Il Cirneco è un cane molto longevo e anche se mostra un aspetto esile e gracile nasconde una enorme forza interiore che raramente lo vede esposto a malattie. Chi invece avesse la pretesa di portarlo alle esposizioni di bellezza deve ricordare che questa razza è soggetta alla prova di lavoro.
In realtà ciò non rappresenta un grosso problema neppure per i non cacciatori.
In questa razza l’istinto predatorio è cosi presente che basta, di tanto in tanto, portarlo in luoghi dove albergano i conigli selvatici (le sponde dei fiumi del nord Italia sono tutte abbondantemente popolati). Senza particolare insegnamenti, questi cani sviluppano da soli tutte le capacità necessarie per superare le prove di caccia. Si tratta, infatti, di una simulazione che dura circa venti minuti, senza sparo e quindi senza abbattimento del selvatico; il Cirneco non deve catturare il coniglio ma deve solo dimostrare di possedere le caratteristiche di razza descritte dallo standard.
In altre parole: la ricerca e lo scovo del coniglio e poi la capacità di seguirne le tracce fino al successivo nascondiglio o alla tana.

Mamma Hadranensis Deodora con i suoi cuccioli di 4 giorni
Mamma Hadranensis Deodora con i suoi cuccioli di 4 giorni

PRIMITIVO SI’, “SELVAGGIO” NO! – di VALERIA ROSSI
Il Cirneco è sottoposto a prova di lavoro per l’attribuzione del campionato italiano di bellezza, ed ha anche uno Standard di lavoro di cui riportiamo qui qualche brano:

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Hadranensis Athena in un’azione di caccia

L’esplorazione è inframmezzata da tempi di trotto sciolto o galoppo leggero a tempi di passo brioso in relazione alle asperità del terreno. Quando il Cirneco ho la percezione della presenza del selvatico, scatta e si dirige rapido, naso fedele all’emanazione, verso la provenienza dell’usta lasciata impressa sul terreno dal coniglio al suo passaggio; accortosi però che l’emanazione svanisce o si attenua e che comunque non porta al selvatico, si ricompone nel suo atteggiamento da “cerca” e continua ad esplorare il terreno. Se invece procedendo sulla passata si rende conto che quella porta al selvatico, continua con lo stesso atteggiamento di massimo impegno seguendo ed interpretando con sollecita prontezza la qualità dell’usta per giungere al selvatico.
La sua espressività si fa più concreta e l’azione aumenta d’impeto man mano che lo distanza dal coniglio diminuisce. Nell’ultimo brevissimo tratto il Cirneco inizia a dare qualche scagno saltuario, acuto che via via diventa più frequente, quasi a divenire rabbioso quando presume d’essere al “forte” o al giusto cunicolo d’ingresso del selvatico.
Qui il Cirneco si impegna in tentativi di scavo con gli arti anteriori, annusa con violente inspirazioni all’interno del buco, sbuffa sonoro e gli scagni si trasformano in latrati vivi, vibranti, categorici, per divenire a tratti smorzati, lamentevoli, permeati di rabbia e di impotenza, mentre insiste nei tentativi di scavo.
La voce riprende sonora e vibrante per denunciare che il coniglio si muove e si sposta all’interno della tana.

Clicker training di gruppo all'allevamento Hadranensis
Clicker training di gruppo all’allevamento Hadranensis

Leggendo questa descrizione si ha l’immediata impressione di una vera forza della natura, di un cane quasi “selvaggio”; ma se viene spontaneo immaginarlo all’inseguimento della preda, ci riesce molto più difficile visualizzarlo, per esempio, su un campo di obedience.
E invece…guardate un po’ la foto a sinistra: questo splendido gruppo di attentissimi soggetti non sta puntando un coniglio, ma l’allevatrice “armata” di clicker! Infatti la signora Moore educa tutti i suoi soggetti con questo metodo, ottenendo eccellenti risultati in obbedienza.
Basta un po’ di pazienza – ci dice – soprattutto nel periodo dell’adolescenza, quando i cani diventano un po’ intemperanti; ma passato questo momento, che dura solo poche settimane, questa razza si dimostra molto collaborativa. E’ facilissimo insegnare qualsiasi esercizio a un Cirneco, perché ha un’intelligenza dawero spiccatissima; però bisogna prima arrivare a conquistarsi la sua stima e la sua fiducia, altrimenti farà di testa sua”.

Un cucciolone dal temperamento "romantico"
Un cucciolone dal temperamento “romantico”

II motivo per cui questa razza è spesso definita “diffidente”, “poco addestrabile” o “testarda” sta soprattutto nel fatto che il Cirneco ha una diffusione assai limitata. La razza vive quasi esclusivamente tra i cacciatori siciliani, che non sono esattamente i più accaniti seguaci del metodo gentile, né le persone più acculturate sulle più recenti scoperte etologiche.
Hanno con i loro cani un rapporto prettamente utilitaristico, scarsamente supportato dall’affetto.
I cuccioli non vengono quasi mai socializzati (tanto non serve, per andare a caccia), non ricevono coccole (considerate inutili sdolcinatezze femminili), vengono semplicemente usati come “strumenti da caccia”.
C’è poco da stupirsi, poi, se i cani diventano dei veri “selvaggi”!
Ma quando gli stessi cani incontrano una persona che conosce le loro esigenze, la loro psicologia, i loro sentimenti…allora la musica cambia completamente.

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Lizzie

Come spesso ripetiamo non esistono cani “testardi”, cani “stupidi”, cani “inaddestrabili”; ma esistono, purtroppo, padroni incapaci.
Talvolta solo per inesperienza, altre volte per ottusità, o magari perché la loro tradizione e la loro cultura non contemplano la presenza del cane come “membro della famiglia”, ma solo come strumento di lavoro.
Certo è che i loro cani sono molto diversi dai cani dei cinofili più acculturati.
Anche quando le linee di sangue sono le stesse, anche se i genitori sono gli stessi, c’è un abisso di differenza tra un Cirneco “usato” e uno ben socializzato, educato, inserito correttamente e compiutamente nel “branco” familiare.
Con questo non voglio dire che il Cirneco sia…un pastore tedesco o un border collie: i cani primitivi mantengono sempre quel pizzico di indipendenza e di intraprendenza che non corrispondono mai a un livello di docilità estremo.
Però indipendenza e intraprendenza (oltre ad essere doti preziose per un cane da lavoro) sono anche sintomi di intelligenza vivace, di mente attiva e dinamica. Per questo, con le razze primitive, si ottengono risultati davvero sorprendenti con gli esercizi di attivazione mentale; questi sono cani che si impegnano a fondo per risolvere i problemi e che spesso ci riescono a velocità superiore rispetto ad altre razze considerate “intelligentissime” solo perché hanno un’altissima docilità.
Ma le due cose non vanno confuse!
I cani primitivi hanno spesso una cattiva fama solo perché chi li possiede non riesce a capirli né a farsi capire da loro: invece chi riesce a penetrare nella loro “mentalità”, nei loro meccanismi psichici, rimane regolarmente incantato e non li cambiarebbe più con nessun altro cane.
Oggi che il Cirneco comincia a superare i limiti geografici (impresa che si è rivelata davvero improba soprattutto per la vera e propria “gelosia” dei siciliani nei confronti della “loro” razza), anche gli estimatori sono in costante aumento.
Qualcuno lo guarda ancora con sospetto, ma qualcuno comincia a “tentare l’avventura” scegliendolo come cane da compagnia, e ne rimane entusiasta perché questo è un cane che riserva grandi sorprese: la “furia scatenata” di cui abbiamo letto la descrizione quando caccia il coniglio è capace di trasformarsi in un amico silenzioso, quasi invisibile, quando può stare in casa con i suoi compagni umani. “Compagni”, “colleghi” e anche “capibranco”, se vogliamo: ma non “padroni”. Perché un cane primitivo dà il suo cuore soltanto alle persone che stima.

Milla, Biagio, Lizzie e Arianna dl Borgo di Pratica
Milla, Biagio, Lizzie e Arianna dl Borgo di Pratica

Non serve “fare la voce grossa” per farsi obbedire da lui, anzi è controproducente: un cane fiero e orgoglioso come lui non accetterà mai di essere “schiacciato” dal Rambo di turno. Con lui sono molto più produttive (oltre che più etiche!) le buone maniere: non la sdolcinatezza o l’eccessivo permissivismo (di cui si approfiterebbe al volo, come tutti i cani molto intelligenti!), ma una dolce fermezza accompagnata dalla massima coerenza.
E’ importante dargli poche regole, ma costanti e ferree: lui vi metterà sicuramente alla prova, specie da cucciolo-ne, insistendo anche mille volte in un comportamento che non desiderate…ma non lo fa perché “non capisce”. Lo fa, invece, perché “vuole capire” se siete un capo affidabile, una persona degna di fiducia.
Se la risposta sarà positiva, lui si affiderà completamente al suo umano di riferimento; e questi scoprirà con immensa gioia che forse…un Cirneco può essere addirittura meglio di un pastore tedesco o di un border collie!
Se la risposta sarà “no”…allora, probabilmente, il padrone andrà dicendo in giro che “questa razza” è testarda, caparbia e magari un po’ stupida. Certo, noi umani non ammettiamo facilmente che un cane ci abbia giudicato e abbia deciso che non valiamo una cicca: ma è proprio quello che accade.
E basterebbe un po’ di umiltà, a volte, per trasformare un rapporto difficile in una storia fantastica.

Lizzie e Arianna
Lizzie e Arianna

LIZZIE, IL CANE CHE NON VOLEVO
di PAOLA VACCARI (Allevamento del Borgo di Pratica)

Quando è arrivata a casa mia non volevo saperne di avere a che fare con un cane… ma il cirneco non è un cane qualsiasi! Lizzie, cosi poi l’ho chiamata, aveva poco più di due mesi e si è fatta subito voler bene, soprattutto dai miei bambini che mi pregarono e scongiurarono di tenerla.
Ha incominciato a giocare con loro, piccola con quelle grandi orecchie e la codina all’insù, fino a quando sfinita non si è appallottolata sulle mie ginocchia cercando di accaparrarsi anche il mio benestare. La guardai, tanto era bella che sembrava un cerbiattino, mi guardava con quegli occhioni che sembravano implorarmi… ed è stato proprio in quell’istante che decisi di accoglierla nella nostra casa.
Da quel giorno sono passati ormai sei anni e devo dire che nella nostra famiglia qualcosa è cambiato.
Lizzie, senza saperlo, ha unito tutti i componenti attorno a lei.
Con i bambini gioca senza mai stancarsi sopportando tutto, con mio marito va a caccia ed è forse quello che preferisce in assoluto, da me chiede solo coccole.
Si dice che un Cirneco lo si apprezza solo quando lo si conosce e devo dire che questo è assolutamente vero; è un cane che non chiede mai, ma è sempre pronto a dare qualcosa.
Quando sei triste ti consola, quando sei allegra gioca con entusiasmo, quando hai bisogno di tranquillità ti si accuccia vicino in silenzio, aspettando solo un cenno.
Tanto abbiamo apprezzato questa razza che da un solo cane siamo passati a un allevamento… naturalmente di Cirnechi! Se qualcuno mi chiede com’è il Cirneco dell’Etna posso solo dire che di «cane» ha solo l’aspetto, perché è l’amico che vorresti sempre avere al tuo fianco e che ti aiuta in tutte le situazioni, chiedendoti in cambio solo tanto, tanto affetto.

Arianna del Borgo di Pratica
Arianna del Borgo di Pratica

FCI Standard N° 199 / 03.11.1999  CIRNECO DELL’ETNA
ORIGINE: Italia
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 27.11.1989
UTILIZZAZIONE : Cane da caccia al coniglio selvatico
CLASSIFICAZIONE F.C.I.: Gruppo 5  – Cani di tipo Spitz e di tipo primitivo
Sezione 7 tipo primitivo
Senza prova di lavoro

BREVI CENNI STORICI: II Cirneco esiste in Sicilia dalle epoche più remote. Dallo studio delle razze mediterranee si deduce che il Cirneco debba trarre le sue origini da antichi cani da caccia allevati in età faraonica nella valle del Nilo e diffusi, in Sicilia dai fenici. Si può anche supporre sulla base di ricerche molto recenti che il Cirneco sia razza autoctona della Sicilia e precisamente della regione Etnea poiché i documentari di monete ed incisioni rivelano come il Cirneco colà esistesse sin da molti secoli prima della venuta di Cristo.

ASPETTO GENERALE DEL CANE
Cane di tipo primitivo dalle forme eleganti e slanciate, di media taglia, poco ingombrante ma robusto e resistente. La conformazione è quella del sub-dolicomorfo costruito leggermente, con tronco che sta nel quadrato e con pelo fine.

PROPORZIONI IMPORTANTI
Lunghezza del tronco uguale all’altezza al garrese (costruzione quadrata); altezza del torace leggermente inferiore all’altezza dal gomito a terra; rapporto tra la lunghezza della canna nasale e la lunghezza totale della testa; la canna nasale non raggiunge la metà della lunghezza totale della testa (il muso sta al cranio come 8 a 10, ma sono maggiormente apprezzati i soggetti il cui muso raggiunge la lunghezza del cranio).

COMPORTAMENTO E CARATTERE
Cane da caccia adatto a terreni aspri e specialmente indicato per la caccia al coniglio selvatico – cane dotato di grande temperamento, e dolce ed affettuoso, nel contempo.

TESTA
Regione cranica
In senso longitudinale, forma ovaleggiante; gli assi cranio-facciali sono fra di loro appena divergenti o paralleli. Il profilo superiore del cranio leggermente convesso quasi da apparire piatto, la larghezza bizigomatica del cranio non deve superare la metà della lunghezza totale della testa, arcate sopracciliari poco elevate, solco frontale poco sviluppato, cresta occipitale quasi nulla, protuberanza occipitale poco sviluppata.
Stop: Grado di accentuazione all’incirca 140ƒ.

Regione facciale
Tartufo
Forma abbastanza rettangolare, piuttosto grande, colore in relazione al manto (marrone piuttosto scuro, marrone chiaro, carnicino).
Muso
La lunghezza del muso raggiunge almeno 1’80% della lunghezza del cranio, profondità od altezza (misurata alla metà del muso) raggiunge almeno la metà della sua lunghezza del muso stesso, la larghezza (misurata alla metà del muso) è inferiore alla metà della sua lunghezza. Il muso quindi è a punta con profilo della canna nasale rettilineo, il suo profilo laterale inferiore è dato dalla mandibola.
Labbra
Fini, sottili e tese, ricoprono appena i denti della mandibola. La commessura labiale è appena visibile.
Mascella
Mascella di sviluppo normale anche se d’apparenza non robusta, mandibola poco sviluppata con mento sfuggente. Incisivi impiantati posti verticalmente sulle mascelle e perfettamente allineati e combacianti fra di loro
Guance
Piatte
Denti
Chiusura a forbice e denti completi per sviluppo e numero
Occhi
Occhi apparentemente piuttosto piccoli, colore ocra non carico, ambra e anche grigi, mai marrone o nocciola scuro, la loro posizione è laterale, espressione dolce, rime palpebrali ovali con pigmentazione uguale a quella del tartufo. Orecchie Inserite ben in alto e ravvicinate, portamento eretto e ben rigido ad apertura anteriore, forma triangolare con punta stretta, non vanno amputate. La loro lunghezza non oltrepassa la metà della lunghezza totale della testa.

COLLO
Profilo superiore molto arcuato (convesso). Lungo quanto la testa. Leggermente troncoconico, muscoli appariscenti in special modo al suo margine superiore. Pelle fine e tesa, molto aderente, assenza di giogaia.

TRONCO
Linea superiore
Rettilinea, che dal garrese scende bene verso la groppa.
Garrese
Elevato sulla linea dorsale, stretto per la convergenza della punta delle scapole, l’attacco del collo E’ armonioso, cioè senza alcuna demarcazione.
Dorso
Profilo superiore rettilineo, muscoli senza grande sviluppo, la lunghezza della parte toracica, è all’incirca tre volte la lunghezza della parte lombare, la lunghezza della parte lombare è pressappoco un quinto dell’altezza al garrese e la sua larghezza si avvicina alla misura della sua lunghezza, muscoli corti e poco appariscenti ma sodi.
Groppa
Profilo superiore piuttosto piatto, la sua inclinazione è di circa 45° sull’orizzontale, quindi groppa scoscesa, secca e robusta, la sua lunghezza raggiunge, all’incirca un terzo dell’altezza al garrese e la sua larghezza si avvicina come misura alla metà della sua lunghezza, i muscoli della groppa non sono appariscenti.
Torace
La lunghezza del torace è poco più della metà dell’altezza al garrese (circa 57%) e la sua larghezza (misurata nella parte più ampia del torace) è poco meno di un terzo dell’altezza al garrese, il torace scende all’altezza del gomito o quasi senza però oltrepassarlo, coste poco cerchiate, mai piatte, perimetro toracico che supera in misura l’altezza al garrese di circa un ottavo, petto piuttosto stretto.
Linea inferiore
Il profilo inferiore è dato da una linea che rimonta, in corrispondenza del ventre, senza brusche demarcazioni. Ventre asciutto e retratto, fianchi pari in lunghezza alla regione renale.
Coda
Inserita in basso, di forma piuttosto grossa ed uniforme in tutta la sua lunghezza, coda lunga sino a raggiungere il garretto o leggermente oltrepassarlo, in riposo è portata a scimitarra, in attenzione a tromba sul dorso, pelo raso.

ARTI
Arti anteriori
Nell’insieme l’appiombo visto di profilo evidenzia la verticale immaginaria calata a terra dall’articolazione scapolo-omerale, sino a toccare la punta delle dita così come la verticale immaginaria abbassata dall’articolazione omero-radiale divide l’avambraccio ed il carpo in due parti quasi uguali uscendo a metý del metacarpo.
L’appiombo visto di fronte deve mostrare la verticale immaginaria calata a terra dalla punta della spalla, che divide in due parti uguali l’avambraccio, il capo, il metacarpo ed il piede.
L’altezza di tutto l’arto anteriore sino al gomito è di poco superiore alla metà dell’altezza al garrese.
Spalle
La scapola deve avere la lunghezza di quasi un terzo dell’altezza al garrese ed una inclinazione di 55° sull’orizzontale, le punte delle scapole sono ravvicinate, l’angolo scapolo-omerale è di 115/120°.
Braccio
La lunghezza del braccio è la meta dell’altezza dell’arto anteriore sino al gomito, il braccio è parallelo o quasi al piano mediano del tronco, poco obliquo sull’orizzontale, la muscolatura del braccio è appariscente e netta.
Gomito
Posizione a livello della linea sternale o posto al di sotto e parallelo al piano mediano del tronco, angolo omero-radiale 150° circa. Avambraccio
La lunghezza dell’avambraccio è uguale ad un terzo dell’altezza al garrese, la sua direzione è perpendicolare al terreno, scanalatura carpio-cubitale evidente, ossatura leggera ma solida.
Carpo
Segue la linea retta dell’avambraccio, osso pisiforme ben sporgente.
Metacarpo
La lunghezza del metacarpo non deve essere inferiore al sesto dell’altezza di tutto l’arto anteriore sino al gomito, largo più del carpo ma piatto e secco, il metacarpo è leggermente inclinato dall’indietro all’avanti, ossatura piatta e secca.
Piede
Di forma ovale, da lepre, a dita ben unite fra di loro ed arcuate, unghie forti e ricurve di colore marrone o carnicino-rosa tendente al marrone, mai nere, suole dure e pigmentate del colore di quello delle unghie.

Arti posteriori
Nell’insieme l’appiombo visto di profilo evidenzia la verticale immaginaria calata a terra dalla punta della natica sino a toccare la punta delle dita o quasi, l’appiombo visto da dietro evidenzia la verticale immaginaria, calata a terra dalla punta ella natica e che divide in due parti uguali la punta del garretto, metatarso e piede.
La lunghezza totale dell’arto posteriore è all’incirca il 93% dell’altezza al garrese.
Coscia
Lunga e larga. La sua lunghezza è un terzo dell’altezza al garrese, muscoli piatti con margine posteriore della coscia poco convesso, la larghezza della coscia (faccia esterna) è pari ai 3/4 della sua lunghezza, angolo ileo-femorale è di circa 115°.
Gamba
Lunghezza di poco inferiore a quella della coscia, la gamba è inclinata di 55° sull’orizzontale. I muscoli che la ricoprono sono asciutti e ben divisi, ossatura leggera, scanalatura gambale ben marcata.
Ginocchio
Il ginocchio deve trovarsi sulla verticale calata dalla punta della natica a terra; l’angolo femoro-tibiale è di circa 120°.
Garretto
La distanza della pianta del piede alla punta del garretto non oltrepassa il 27% dell’altezza al garrese, la sua faccia esterna è larga, angolo tibio-tarsico circa 135°.
Metatarso
La sua lunghezza è uguale al terzo della lunghezza dell’arto anteriore al gomito, è di forma cilindrica e la sua posizione è verticale cioé perpendicolare al terreno, assenza di speroni.
Piede
Leggermente ovale e con tutte le caratteristiche di quello anteriore.

ANDATURA
Galoppo anche con tempi di trotto.

PELLE
Fine, ben aderente agli strati sottostanti in ogni regione del corpo. Il pigmento varia col variare delle macchie del mantello. Le mucose e la pelle del tartufo sono dei colori descritti per il tartufo e non debbono mai presentare macchie nere ne essere depigmentate.

MANTELLO
Pelo
Pelo raso sulla testa, sulle orecchie e sugli arti, semilungo (cm. 3 circa) ma ben liscio ed aderente alla cute sul tronco ed alla coda, tessitura vitrea.
Colore
a – fulvo unicolore più o meno intenso o diluito, come isabella sabbia, ecc.;
b – fulvo e bianco nelle sue gradazioni (lista bianca in testa, lista bianca al petto, piedi bianchi, punta della coda bianca, ventre bianco; (meno apprezzato il collare bianco); tollerato il color bianco unicolore o con macchie arancio; ammesso il manto fulvo frammisto di peli più chiari e più scuri.

TAGLIA E PESO
Altezza al garrese Maschi: da 46 a 50 cm. Tolleranza massima 52 cm. Femmine: da 42 a 46 cm. Tolleranza massima 50 cm.
Peso – Maschi: da 10 a 12 Kg. Femmine da 8 a 10 Kg.

I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale e ben discesi nello scroto.

DIFETTI
Ogni deviazione delle caratteristiche indicate nella descrizione delle varie regioni costituisce un difetto, che deve essere penalizzato nel giudizio in rapporto alla sua gravità e diffusione


Articolo originariamente pubblicato su “Ti presento il cane” cartaceo di marzo 2006

Le foto dell’allevamento “Hadranensis” sono di Jane  Moore.
Le foto dell’allevamento “del Borgo di Pratica” sono di Marco Leonardi.
Si ringraziano gli allevatori per lo collaborazione

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