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Molly, the bullsheep

giornaledi JURI BERTOLDERO – Una bella mattina, precisamente il 13 aprile 2013, dopo esserci presi un bel caffè, la mia fidanzata mi fa: andiamo a prendere la pecora?
“Ma cosa hai messo nel caffè”, cantava Lisa Ono…

Da dove nacque questa idea della pecora?
Presto detto, giorni prima avevamo letto su Facebook che la “Cooperativa di Solidarietà Sociale La Famiglia” aveva riscattato da alcuni allevatori una sessantina di agnellini che sarebbero stati destinati al pranzo pasquale.
A casa avevamo un bel giardino, una cuccia grande, vari ripari, tre American Pitbull Terrier (Amy, Rise ed Asia), un English Bull Terrier miniature (Boss) ed una ciotola in più; in teoria non ci mancava nulla e così abbiamo caricato Boss su una Smart ForTwo e dalla provincia di Venezia ci siamo spostati alla mica tanto vicina provincia di Biella.
Arrivati a destinazione ci troviamo con Alberto Scicolone, uno dei volontari che aveva promosso l’iniziativa, ed andiamo a far visita al pastore che aveva il nostro futuro agnellino. Appena smontiamo dalla macchina ci ritroviamo in mezzo a mucche, cavalli, cani, pecore, capre, oche, anatre… mancavano solo Ciccio e Nonna Papera.
Una capretta ci da il benvenuto e non si scolla più da noi, vuole le coccole, vuole salire in braccio, ci segue ovunque, non capiamo come mai ce l’abbia su con noi e non con le altre persone che c’erano quel giorno ed allora attribuiamo la cosa ad attrazioni paranormali, inspiegabili misteri occulti e chi più ne ha più ne metta.
Fatto sta che ci innamoriamo della capretta, chiediamo al pastore di cedercela (cercando di mantenere tutta la nostra serietà in quanto era in tutto e per tutto il fratello gemello di Giacomo di “Aldo, Giovanni e Giacomo”)… ma niente da fare, non la cede a nessun prezzo.
In ogni caso avevamo fatto tutta quella strada per salvare una vita e non per soddisfare un nostro capriccio: quindi iniziamo a scegliere una pecora che bene o male avrebbe potuto stare dentro al baule di una Smart assieme ad un Bull Terrier.

molly2Nessuna ci ispirava in modo particolare… ma prima di scegliere a caso i pastori ci ricordarono che avevano un agnellino chiuso in un posto vicino. Beh, già che ci siamo andiamo a vedere anche lui, allora!
Ad oggi non riusciamo ancora a capire perchè quell’agnellino (femmina) fosse chiuso fra dei bancali (spazio vitale 120 cm x 120 cm) invece di essere lasciato libero assieme agli altri agnellini, anche più piccoli di lui.
Appena il pastore fa cadere un pò di bancali ne fuoriesce uno dei musetti più dolci che abbiamo mai visto: questo agnellino di due mesi circa, dolcissimo ed allo stesso tempo coraggioso, tanto che non ha fatto la minima piega alla vista di Boss che urlava e saltava dalla gioia alla vista di quella cosa di lana.
Stendiamo un telo e carichiamo l’agnellino nel baule, Boss invece lo abbiamo tenuto in braccio in quanto non si è mai calmato da Biella fino a casa.
L’agnellino, ignaro di essere sopra ad una scatola chiamata Smart ai 130 km/h con due sconosciuti ed un Bull Terrier gracidante, inizia le presentazioni e lo fa appoggiando il suo dolce musetto sulla spalla della mia ragazza, dandole delle delicate leccatine sul viso. Anche Boss si presenta, seppur molto ma molto meno delicatamente, ricambiando le leccate.
Il viaggio procede tranquillamente fino a casa… ma il bello doveva arrivare ora: dovevo far entrare un agnellino nella casa di tre Pitbull femmine ed un Bull Terrier (più o meno) maschio.
Quel giorno ero molto sicuro di me e tutti questi “lavori” li ho sempre fatti solo ed esclusivamente quando mi sentivo carico di quella sicurezza, altrimenti so già in partenza di far molti danni.

911459_384346748350035_934322290_nIl mio piano era quello di sempre, basarmi sull’istinto… e l’istinto mi diceva così: Boss si è già presentato ma è ancora su di giri e creerebbe molto caos. Isolalo un attimo, fai avanzare prima Amy, di lei sai che ti puoi fidare in qualsiasi situazione, lei ti dirà cosa vuole fare e tu le darai o meno il consenso, poi chiama Rise e non appena hai la situazione completamente sotto controllo falla annusare ad Asia con le dovute precauzioni e senza mai farti sfuggire di mano la situazione.

Come è andata e perchè?
Ecco i risultati: ho seguito l’intuizione di isolare Boss e quindi sono passato direttamente ad Amy, che si è avvicinata caricandosi per l’attacco (ragazzi, parliamoci chiaro:  c’era una preda con la forma d’agnello davanti ad Amy, predatore con la forma di cane);  ma come sempre, prima di fare qualsiasi cosa, Amy ha girato il suo bel testone e mi ha guardato con un bel punto di domanda negli occhi.
In tutta serenità io le ho detto parole a vanvera ma con tono sereno, amichevole, sicuro ed un pochino giocherellone; mi sono chinato verso la pecora, l’ho accarezzata e ho chiamato Amy invitandola al gioco.
E’ brutto dirlo, ma praticamente le ho detto: “Questa è roba mia, vuoi venire a vedere anche tu?”
Con tutta la prudenza del caso le ha fatto fa il terzo grado (come è consuetudine di ogni cane) e non appena finito le ha sparato la sua mitragliata di leccate (come è consuetudine di Amy).

908638_384345991683444_145609990_nOk, per quanto riguarda la presentazione con “Pecora” Amy è a posto, procediamo.
Chiamo Rise, la vecchia tanto fedele quanto selvaggia, leggo in lei un interessamento troppo acceso all’agnellino, il suo istinto predatorio sta allontanando quella sincronia che sempre abbiamo nelle cose. Si avvicina lentamente, ricordandosi che in quel momento l’agnellino è sotto la mia protezione ed inizia ad annusarlo, le si spalancano gli occhi, i muscoli si irrigidiscono ed ogni movimento si fa sempre più veloce e nevrotico, l’autocontrollo va a bersi qualcosa al bar e parte un morsetto alla caviglia della poveretta, fortunatamente il mio scapaccione è più veloce e Rise si va a ritirare in cuccia.
Sicuramente quelli che io chiamo estremisti mi salteranno addosso per questo, ma il mio modo di vedere e rispettare la natura consiste nell’entrare a farne parte, pertanto reputo – quando necessario – una sberla come quello che ho visto essere il loro “NO” che allontana o pone fine ad un’azione, ovvero il morso, il pizzico.

532698_385820904869286_2019548086_nOgni cane fa storia a sé, quindi solo ed esclusivamente riferendomi a Rise posso dirmi che il lavoro è arrivato a metà: Rise sa che non deve uccidere la pecora ma nessuno mi garantisce che non lo farà in futuro.
Richiamo pertanto Rise e le dico di andare dalla pecora, gli istinti ci sono sempre ma il suo autocontrollo ora si fa sentire, fa un movimento brusco verso la pecora, si blocca e si ritira di corsa in cuccia.
La richiamo con l’intenzione di farla stancare, di eliminare l’effetto novità che ha quell’animale in quel momento ed in questo mi aiuta – come sempre – Amy passando fra i due con la sua apparente indifferenza che la contraddistingue e leccando nel muso entrambi non appena l’adrenalina di Rise inizia a salire.
Rise non è ancora molto convinta, è timorosa e probabilmente potrebbe anche dubitare di quell’animale, magari ha dei lancia razzi nascosti, non si sa mai.
Il lavoro continua comunque nei giorni successivi e solo oggi posso ritenerlo concluso (per la precisione mercoledì 24 aprile, quindi dopo circa una ventina di giorni).
Cercherò di non omettere nessuna informazione su quello che – giusto o sbagliato – è stato fatto, per lo meno per il fatto che il risultato desiderato è stato ottenuto, quindi….

911723_384346198350090_321483745_nQuindi ora tocca ad Asia, si sa, non è il mio cane (è entrata nel branco da un anno ed era inavvicinabile) e quindi non ho ancora tutta la sua fedeltà ma solo il suo rispetto e la sua obbedienza: non è poco, ma non è ancora quello che voglio ottenere.
Per fedeltà intendo: se ti dico di non mangiare o molestare Pecora tu non la devi mangiare o molestare neanche quando io sono via. Devi poterci stare, mangiare e dormire tranquillamente così come fai con gli altri membri del branco.
Il primo approccio con Asia è stato abbastanza violento, in mia presenza non l’avrebbe mai attaccata ma il suo gioco o il suo mancato autocontrollo le avrebbero fatto seriamente molto male, quindi nei primi giorni Asia e Pecora sono sempre state divise dalla rete che divide il giardino dall’entrata al garage.
Una sera andiamo a fare la spesa e lasciamo i cani dalla parte dell’entrata al garage e Pecora in giardino dopo aver rafforzato con reti varie tutte le vie di accesso. Partiamo abbastanza tranquilli, sono passate ore che Asia aveva Pecora nel raggio di pochi metri e l’effetto novità credevo fosse in qualche modo sparito.
Al supermercato ricevo una chiamata di mia madre che mi avvisa che mio nonno ha staccato Asia che stava strattonando Pecora per il collo. Pecora viene portata in stallo da mia mamma e noi arriviamo, Smart permettendo, a razzo.
La mia ira mi fa quasi andare a fuoco i capelli, ancor prima di scendere dalla macchina trovo Boss a dieci metri di distanza che si schiaccia a terra, Amy si allontana e raggiunge Rise che era già in cuccia, Asia invece mi viene incontro scodinzolante, la fulmino e si allontana con la coda fra le gambe.
Sento di non poter far nulla, neanche alzare la voce, in quel momento so che non è la cosa giusta da fare.
Fortuna vuole che ho ancora il corpo che a poco scoppia di nervoso quindi ne approfitto, vado subito a vedere Pecora (completamente illesa, seppur molto spaventata), la prendo e la porto a casa mettendola davanti ad Asia.
Asia si allontana e le obbligo di stare attaccata a Pecora, ora ti faccio venire la nausea da pecora, stai attaccata a Pecora fino a quando non ti esce dalle orecchie.
Asia più volte si allontana da Pecora ed ogni volta la richiamo obbligandola a starle vicino.

911891_384346101683433_71369781_nLa prossemica di Asia è stata completamente stravolta, volta per volta cerco di spingere sempre più in là la situazione, cerco di aumentare lo stress e le situazioni di pericolo per alzare di volta in volta il livello di guardia di Asia, chiamo persone nervose ed agitate, li faccio mangiare attaccati, lascio che Amy faccia la scema saltando come una rana fra ognuno di loro, ci gioco, li accarezzo e li schiaccio muso a muso, a volte facendo sfiorare il groppone di Asia con il mento di Pecora.
Ad oggi Asia quando passa il cancello entra tranquilla, spesso non guarda neanche la pecora e va prima a controllare cosa c’è nelle ciotole, poi va da Amy che la sta aspettando con la corda in bocca per fare il quotidiano tiro alla fune.
Non sono assolutamente sicuro di poterli lasciare soli, ma intanto un passo avanti è stato fatto, ora Asia lecca nel muso Pecora, le fa il bidet e la sua coprofagia le fa apprezzare anche altri aspetti di Pecora…

379784_385821448202565_1467177924_nPecora non è stupida, Pecora sa stupire.
Pecora ha capito chi comanda e quando i giochi iniziano a farsi pesanti (feste esagerate, salti, tiri alla fune, ecc) lei si mette fra le mie gambe o dietro di me.
Allo stesso tempo Pecora sta diventando molto bulla, quando Asia ha i suoi attacchi di dominanza cerca di bloccare il passaggio a Pecora ma lei passa avanti spingendola via con una spallata, lasciando Asia di stucco, perplessa su quello che ha fatto (dove ho sbagliato?) e confusa sulla risposta che ha ricevuto da Pecora.
Pecora è sempre più bulla, ovviamente non fa storie se le rubano il cibo dalla ciotola ma non si fa neanche il minimo problema a spingere via a testate o a spallate i cani per rubargli il cibo, neanche quando questi le mostrano i denti come per dirle: “questa è roba mia”.

Amy e Molly fanno la guardia insieme!
Amy e Molly fanno la guardia insieme!

Effettivamente devo dire che questi suoi gesti pieni di menefreghismo lasciano i cani abbastanza perplessi, ma il tutto finisce li. Passano i giorni e Pecora, dopo esser diventata bulla, vuole diventare un cane a tutti gli effetti, prediligendo in maniera anche ossessiva le crocchette e le scatolette dei cani ai suoi cibi da pecora: fatto sta che quando i cani mangiano Pecora deve essere chiusa in giardino, non ho ancora approfondito ma credo sia pericoloso dare da mangiare carne ad una specie non onnivora. Pecora sa stupire.
Pecora è un animale incredibilmente affettuoso, risponde ai richiami e ti segue ovunque, mi fa morir dal ridere arrivare a casa, scendere dalla macchina ed urlare “MOLLLYYYYYY!!!” e lei: “BEEEEEEEEEEEEH!!!” e si alza di scatto correndomi incontro (poi vi spiego perchè ora l’ho chiamata Molly invece di Pecora).
Insomma questa palla di lana ti viene incontro, cerca la tua mano, ti lecca e si affusola come un gatto sulle tue gambe… e lì pensi che, se in passato avessi mai mangiato agnello, ora cominceresti a vomitarlo dal disgusto.
Credo sia una questione di cultura, probabilmente come lo è per i cinesi mangiare i cani. Lo li mangiano perché non li conoscono: noi li vediamo sotto un’ottica diversa e l’idea di mangiare carne canina – giustamente – ci disgusta. Probabilmente se avessimo tutti modo di conoscere davvero gli ovini, di viverci insieme, ci disgusterebbe mangiare anche carne di pecora e l’agnello a Pasqua non sarebbe più una “prelibatezza” ma una cosa veramente macabra.

909103_384345885016788_1181113686_nE’ giunto il momento di dare un nome a “Pecora”. Ho sempre voluto dare un nome ai miei animali, un nome che riassumesse il loro carattere oppure la loro storia, da lì “Molly Biellese the Bullsheep”.
Le spiegazioni si sprecano: “Molly” è molto simile al nome della pecora clonata “Dolly”,  ma la mia mente malata associa la “D” a “doppia”  (intesa come clonazione) e la  “M” a “mono” inteso come “sei unica, come te non c’è nessuno”. Entra in campo anche il nome di un film “Alla fine arriva Polly”, dopo tutti i cani che abbiamo avuto modo di inserire ci stava alla grande “Alla fine arriva Molly”, una pecora!
“Biellese” è sia la razza (Pecora Biellese) che la provenienza,  in quanto è nata proprio a Biella.
“The Bullsheep” perchè… beh,  diciamo che il baule della Smart non è arrivato mica tanto pulito, il che riporta al termine slang “bullshit”. Ora, però, il  secondo nome ha acquisito anche un altro significato, ben più importante: ovvero Cane Molosso (bull) + Pecora (sheep).

molly

Reputo opportuno, per dare un senso a quanto scritto finora,  descrivere brevemente la storia degli attuali compagni di vita di Molly the Bullsheep, ovvero:

rise1Rise
Rise è il mio secondo American Pitbull Terrier, non saprei definire se UKC o ADBA, appena arrivata non era definibile neanche tanto come Pitbull.
Va detto che della storia di Rise si sa poco, probabilmente all’inizio era il cane di qualche famiglia, poi dovrebbe essere stata un cane da guardia di una fabbrica per qualche anno ed infine un ammasso di ossa e pidocchi recuperato da un campo nomadi. Eh sì, è proprio lì che andai a conoscerla, con la mia Fiat 500 d’epoca e con il mio vecchio UKC (Faith, il primo American Pitbull Terrier, recuperato da una situazione a dir poco problematica, se ne portò dietro tutte le conseguenze ed il mio volerlo riportare nel mondo reale accese la mia passione per i cani e mi arricchì di molte conoscenze, regalandomi inoltre altre doti non strettamente legate all’ambito cinofilo).
Mi sparai anche lì non pochi km, scendiamo in questa specie di baraccopoli e trascinata da una corda arriva barcollando questa cagnolina biafrana, piena di pidocchi e col pelo dai mille colori.
Il possente Faith si avvicina deciso alla poverina e questa gli si gira schioccando i denti con decisione, non voleva dimostrarlo ma aveva paura e le credo, in quelle condizioni se quel bestione le saltava sopra le avrebbe frantumato le ossa.
La guardo con un sorriso e le dico: “Tu ora vieni con me”. Poi la burocrazia volle che quel giorno Rise non potesse venire a casa con me ed allora ho dovuto aspettare qualche giorno.
Mi tengo in costante contatto telefonico con gli operatori del canile che avrebbero riscattato Rise, c’è qualche difficoltà, Rise non si fa prendere, si rivolta contro chi si avvicina… viene chiamato allora in causa un ragazzo – purtroppo non più fra noi – che prende con sé Rise e me la porta fino a Jesolo, una città vicina. Lì mi presento con Faith ed un amico, potrà sembrare folle – ma quel giorno non lo era – far entrare due Pitbull di cui uno praticamente sconosciuto all’interno di una Fiat 500 del 1969… ma no, quel giorno no.
Rise, da gran signora, si sedette nel sedile anteriore e guardò con aria malinconica il finestrino fino all’arrivo a casa, il suo sguardo incrociava brevemente il mio per poi girarsi dall’altra parte.
Allontanavo costantemente il bestione di Faith da quel botolino che voleva mangiare e riposarsi, mi guardava quasi incuriosita mentre iniziava a capire che ero il suo angelo custode.
Verso sera mi sedetti davanti al pc per riposarmi un pò, sentii un musetto appoggiarsi sulla coscia, lo accarezzai e mi ritrovai con un Pitbull in braccio, a quel paese anche il pc.

rise2Non è stato facile ed immediato, ma fatto sta che tra veterinari, cibo, vitamine, affetto, giochi, corse, passeggiate, ecc. quell’ammasso di ossa che prima cadeva a terra con le zampe sanguinanti dopo 200/300 metri di passeggiata diventò il cane che vedete ora nelle foto, quello che si arrampica in verticale per prendere oggetti a tre metri di altezza, quello che fa weightpull tirando una bici per 4,5 km, quello che nuota come una nutria, che recupera gli oggetti sui fondi dei canali, che fa il tiro alla corda rimanendo appesa e mille altre cose bulle.
Sto provando a stringere il più possibile, ma credo siano informazioni importanti per capire il risultato del carattere del cane e del rapporto che ha ora con la pecora.
Reputo Rise un cane molto equilibrato, rispetta tutti e si fa rispettare da tutti, in zone non trafficate da automobili la lascio in massima tranquillità senza guinzaglio, anche in presenza di qualsiasi cane. E’ eccessivamente agitata pure per essere un Pitbull, questo sicuramente per tutti gli anni trascorsi in solitudine fra il fango e la fame, c’è voluto molto tempo per riuscire ad accarezzarla in quanto non abituata, adora il contatto umano e le carezze ma è per lei talmente bello che scappa via e ritorna cinque  volte al minuto per l’emozione.
Ad oggi continua, in camminata veloce avanti ed indietro, quasi fosse una malattia:  la lascio in un parco cani con 20 pelosi liberi e lei va avanti e indietro per tutti i lati dell’area cani, senza mai fermarsi.
Dimenticavo, Rise oggi ha circa 14 anni e la adottai quando ne aveva circa 8:  il suo momento di gloria è stato breve ma ci ho messo il cuore e quindi sono riuscito a darglielo, ora è un cane molto sicuro ed orgoglioso.
Un tempo la vecchia si chiamava Mokumba o una cosa del genere, “Rise” (rialzo) mi sembrò il nome più bello da dare alla sua storia,  in ricordo anche di una vecchia canzone di Tupac Shakur (Still I Rise) che in qualche modo nel suo slang sta a significare “e ancora tengo botta”.

bossBoss
Boss è un English Bull Terrier miniature molto particolare, cresciuto completamente da Rise, ora ha 4 anni ma all’epoca lo adottai quando aveva circa 6 mesi in un canile, il suo proprietario era morto e lui e sua sorella si erano ritrovati orfanelli.
Al canile mi dissero che fu negato a molti aspiranti padroni ma, c’è poco da dire, Rise garantì per me, il comportamento di un cane era una garanzia ben più solida di qualsiasi parola e di qualsiasi promessa.
Boss all’inizio, come tutti i Bull Terrier, era un cane eccessivamente spaccamaroni ma d’altronde ci piacciono per quello… fu compito di Rise farlo stare al suo posto e farlo andare daccordo con qualsiasi specie vivente, qualsiasi.
Successivamente arrivò Amy, ci furono delle baruffe pesanti per la ciotola e per la cuccia fino a quando non presi il pieno controllo del mio branco e vietai la violenza fisica, ora ringhiano come rimbambiti e basta. Boss purtroppo è cieco, da poco ci hanno fatto visita i ladri che l’hanno accecato con un forte colpo, come confermato dal centro oculistico veterinario.

asiaokAsia
Asia è un American Pitbull Terrier di 7 anni e mezzo, con il tipico carattere che contraddistingue la razza, vivace, esuberante e smaniosa di interagire. Asia è lo specchio al femminile del povero Faith.
Purtroppo l’ignoranza di alcune persone non ha dato la possibilità a questi cani di sviluppare correttamente tutte le loro potenzialità privandoli di una normale vita sociale; il forte carattere di questa razza con la loro capacità di adattamento permette però ad ovviare a tante mancanze. Credo Asia sia un lampante esempio di quanto il cane possa essere lo specchio dei padroni, per cui è sempre necessaria calma e fermezza per evitare situazioni di gioco che per questa razza sono più che normali ma che per altri cani o persone possono essere a dir poco tragiche. Parliamoci chiaro: un esuberante UKC non sufficentemente socializzato che gioca con un qualsiasi cagnolino di 1/5/10 kg può fare danni, non uscirà sangue da nessun cane ma il solo calpestarlo farà urlare la maggior parte dei chiuhauha e bastardini con conseguente “ATTENTATO, TRAGEDIA!!!”, così come i nostri telegiornali ci hanno ben insegnato.
Credo che l’American Pitbull Terrier abbia bisogno di un solido riferimento, deciso e corente, pur severo quando serve, la signorina qui in parte che appena conosciuto mi montava la gamba in continuazione (di quelle lotte…) lo può confermare, ora che è qui seduta affianco e sempre attenta a non indispettire.
Il cane siamo noi, il quattrozampe al nostro fianco è il risultato del nostro lavoro. Mi riservo di approfondire il carattere di Asia in quanto non ho potuto vivere assieme a lei certe esperienze fondamentali, credo che più che il tempo passato assieme siano le esperienze che rafforzano il rapporto fra uomo e cane.

amyAmy
Un American Pitbull Terrier ADBA di 3 anni e mezzo:  la mia preferita, mi dispiace dirlo ma è così!  Al tempo sbavavo e non poco alla vista di esemplari ADBA di American Pitbull Terrier in quanto non ho mai voluto un cane grande ma un grande cane, anzi, parlando di questa razza dire “grande cane” è ancora riduttivo… e chi ha avuto modo di conoscerli davvero sa il perchè.
Parlo anche della parte atletica: per chi ama giocare con il proprio cane (corda, nuoto, corse in bici, riporto, immersioni, salto in alto, ecc.) avere un American Pitbull Terrier ADBA è un pò come amare la guida sportiva ed avere una McLaren.
Sbavando di foto in foto un giorno venni a conoscenza di una coppia di ragazzi di Udine (150 km di distanza) che avevano due stupendi esemplari di American Pitbull Terrier (papà preso negli USA e mamma in Italia) ai quali era scappata una cucciolata fuori programma: chiesi se fosse possibile vedere questi cani in quanto non avevo mai fatto un’expo e dal vivo avevo visto sempre e solo UKC.
La chiacchierata fra appassionati dilaga nel completo racconto della nostra vita cinofila e ad un certo punto la ragazza mi fa: “Te ne regalo uno se vuoi”.  Mi ritrovai con la cucciola dei miei sogni seduta nel sedile passeggero, quella che fino a mezz’ora fa saltava fra tutti gli angoli della casa non dando pace ai furetti della proprietaria.
Amy non è il mio primo cane e non è il mio primo Pitbull, quindi probabilmente l’aver acquisito un pò di esperienza ha aiutato un pò: ma per il resto posso definirla un’autodidatta, una cagnetta dalle doti particolari che non esito ad utilizzare negli inserimenti con altri cani da dare in adozione o da tenere in stallo, di qualsiasi razza siano. Lei sa gestire la situazione, sempre senza guinzaglio. Qualche volta aiutano anche le parole ed i toni alti, non lo nego…ma  il nostro guinzaglio non è una corda di cuoio, ma una linea invisibile fra i suoi occhi ed i miei.

A pecora bulla...collare da bullo!
A pecora bulla… collare da bullo!

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