di VALERIA ROSSI  – Ci ha scritto Roberto Marchi, raccontandoci una storia veramente allucinante: la sua cagnolina muore, vittima di un errore medico, lui denuncia il veterinario (e il procedimento viene archiviato dall’Ordine), il veterinario lo controdenuncia per calunnia e diffamazione… e vince la causa, basata sulla “gravissima” affermazione “mi hai aperto il cane per niente”, che peraltro risulterebbe ampiamente convalidata da perizie e pareri di illustrissimi veterinari ed accademici.
La storia è riassunta  in questo articolo:

marchi

Chi poi  volesse conoscerla in ogni dettaglio anche medico, la può leggere a questo link (da pagina 10 in poi): i nomi sono stati cambiati, ma la storia è quella.
Il documento è molto lungo e per questo non posso trascriverlo tutto, ma vi suggerisco caldamente di leggerlo perché, man mano che si procede nella lettura, sale la pelle d’oca.
In pratica, appare del tutto evidente l’errore prima diagnostico e poi chirurgico del veterinario, che imposta la propria difesa su argomentazioni quantomeno discutibili (tipo: “non ci sono tutte le documentazioni perché lui pensa a risolvere i problemi, non a dimostrare quello che fa“). E nonostante questo, il procedimento nei suoi confronti viene archiviato, mentre Roberto viene condannato per diffamazione (ricordiamo che non basta aver raccontato un fatto vero e provato perché non si possa configurare il reato di diffamazione: se tu dici pubblicamente – e in sua assenza – che il signor X è un ladro, anche se l’hai beccato mentre cercava di fregarti la macchina, sei condannabile perché hai leso il suo decoro. La veridicità dei fatti può servire solo da “scriminante della pena”, ma non basta ad evitare la querela).
Al di là di ciò che si può pensare di questa legge che, in realtà, invita caldamente tutti all’omertà per evitare denunce, restano da fare alcune considerazioni.
Per esempio: se la povera Lea non fosse stata una cagnolina, ma una persona, le cose sarebbero andate molto diversamente?
Purtroppo i fatti di cronaca fanno temere di no, perché i casi in cui le responsabilità oggettive dei medici vengano effettivamente riconosciute si contano sulle dita di una mano: e perché non è certo un segreto che gli Ordini professionali, in molti casi (non certo solo in campo medico) si comportino come delle lobby in cui il corporativismo ha la meglio sulla verità.
Peeeeeerò…  esiste, in Italia, un decreto legge sulla responsabilità civile dei medici umani (per quanto lacunoso e piuttosto opaco, tanto che da più parti si parla della necessità di una revisione), mentre non c’è traccia alcuna di leggi sulla responsabilità dei medici veterinari, ad ennesima dimostrazione del fatto che gli animali continuano ad essere considerati “cose” (a dispetto di tutte le dichiarazioni scientifiche sul fatto che si tratti di esseri senzienti e raziocinanti, ed anche a dispetto del valore affettivo che ricoprono).
Il caso di Roberto Marchi potrebbe sembrare davvero surreale, come si legge nel sottotitolo del giornale: in realtà non soltanto è assolutamente reale, ma è anche normale, visto che di casi simili se ne sentono in continuazione.
Per questo occorre – e al più presto – una normativa che tuteli animali e proprietari umani e che permetta loro, se non altro, di poter ottenere giustizia almeno nei casi più eclatanti (come questo).
Altrimenti i proprietari di animali che tentino di contrastare un veterinario palesemente inadempiente continueranno a veder aggiungere la beffa al danno, con tutta la (sacrosanta) rabbia che ne consegue.

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8 Commenti

  1. Sapete di certo tutto sui cani, ma in ambito giuridico sono decisamente il più preparato. A volte non importa così tanto il procedimento, quanto l’avvocato che ci assiste. Solo a Torino e prov gli avv sono oltre 5000, saranno mica tutti principi del foro. Ebbene, al di là della comprensibile confusione fra i reati di calunnia e diffamazione, con pene e sanzioni ben diverse, quello che conta è un penalista purosangue con le giuste nozioni e la conoscenza profonda del sistema e delle persone che lo formano. Questa è la mia opinione, dopo vent’anni di esperienza maturata nei tribunali e con l’aiuto costante dell’avvocato penalista migliore sul territorio nazionale,che mi ha insegnato molto, nonché mio amico fraterno. Tutto sommato è proprio l’avvocato che fa la differenza. Ho visto legali portare parti non attrici in un processo, quando con una sanzione amministrativa di 100 euro potevano estrometterle. Inoltre si deve attaccare con le forze frontali, ma si deve vincere con le laterali. Roberto doveva si fare una querelina per distrarre il veterinario, ma controllarlo a fondo a livello lavorativo, fiscale,giuridico, e in tutto ciò che poteva servire per creare scompensi. Non si va in acque profonde se non si nuota alla perfezione. Mi spiace per roberto e il suo cane…

  2. Caro Alberto o, per meglio dire, caro collega, visto che anche io sono un avvocato, concordo con te sulla necessità di un buon legale ma saprai benissimo che vincere una causa in Italia per responsabilità professionale, soprattutto in campo medico, è impresa non semplice, per non dire ardua.
    Il mio maestro è stato un Principe del Foro al quale un medico/assassino ha ucciso la moglie, entrata in ospedale per un banale intervento ed uscita purtroppo senza vita. Dopo anni di causa non c’è stato nulla da fare. Nessuna responsabilità è stata accertata, nessun colpevole, nessuna negligenza o imperizia medica. Tutto questo a causa di una vergognosa pratica di “copertura a vicenda” da parte dei protagonisti della storia che è ben risaputa negli ambienti in cui regna il corporativismo. Per questi motivi non c’è da stupirsi se non viene condannato l’omicida di un cane preso atto che, nel nostro paese, purtroppo, anche i padroni non se la passano bene. Detto questo, concordo sulla vergognosa carenza di tutela legale dei nostri amici a quattro zampe, ma purtoppo, come diceva Gandhi, “la grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. Evidentemente non siamo una grande nazione.

    • Concordo pienamente con il commento,vorrei soltanto augurare allo sciagurato veterinario di finire tra le mani di un medico suo pari,ma di non crepare subito…troppo facile!

  3. Sante parole!!! Marco, purtroppo è così, mi fa piacere sentire un avvocato, che parla con testa, cuore e sacrosanta verità dote molto rara!

  4. Purtroppo trovare un veterinario bravo e onesto, uno di quelli che fa questo mestiere per amore, per vocazione … beh è un’impresa da titani. Se ci riuscite tenetevelo stretto stretto perchè non so proprio quando vi ricapiterà … io ho avuto la fortuna di conoscerne uno … ci vogliono due ore di macchina per arrivare da lui ma non ho dubbi che se dovesse purtroppo servirmi qualcosa in più che la vaccinazione correrò subito da lui (sperando che non siano cose da minuti contati perchè se dovessi portarli nella mia città penso che non so se reggerei il cumulo di preoccupazioni)…

  5. Non è x essere cattiva,ma auguro tutto il male del mondo a questi veterinari..uno dovrebbe fare il veterinario, xk davvero ama gli animali, altrimenti si stessero a casa a non fare nulla.

  6. Siamo in Italia, purtroppo.
    E come direbbe il comico, ” E ho detto tutto!!”.
    Vivo sul confine con la Slovenia e il mio cane i veterinari italiani non lo vedono nemmeno con il binocolo.
    E anche per quando riguarda me stesso spesso faccio lo stesso e udite udite, spendo anche meno.
    Alle volte penso seriamente di trasferirmi definitivamente.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.