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Cani, gatti e traslochi: tra normali preccupazioni e pura follia

trasloco1di VALERIA ROSSI – No, vabbe’: qui siamo davvero alla frutta.
Solo qualche giorno fa, ad una richiesta che compariva tra i commenti a un altro articolo, ho risposto che scrivere qualcosa sull’argomento “che fare col cane quando si trasloca?” era probabilmente superfluo, visto che non bisogna fare proprio nulla (se non, magari, accertarsi che il cane non rompa eccessivamente le scatole ai traslocatori, o che non finisca imballato in qualche scatolone: nel mio ultimo, recente trasloco non ho corso questo rischio con la Bisturi, che si limitava a seguirci per tutta la casa sperando che in mezzo a tutto quel casino apparissero miracolosamente ciotole di cibo, ma l’ho corso più di una volta con le gatte, che si infilano in tutti gli scatoloni che trovano, senza preoccuparsi del fatto che siano pieni o vuoti).
Comunque: i cani non soffrono per un trasloco. I cani si adattano praticamente a tutto, ma in questo caso non fanno neppure un grande sforzo per riuscirci, visto che a loro interessa solo stare con i propri umani, non importa dove.
Pensavo che l’unica cosa da dire fosse questa e che, comunque, quello del lettore che mi aveva posto il quesito fosse solo un eccesso di scrupolo legato al grande amore che ha per  il suo cane… ma poco fa ho ricevuto, su Facebook, una domanda sullo stesso tema che mi ha fatto saltare sulla sedia.
Copincollo testualmente:

Ho un cane che ha tre anni, da piccola ha sempre abitato nella stessa casa e raramente è rimasta da sola in casa… se tra qualche anno mi sposo vorrei portarla con me, ma la farò soffrire??? Tutti mi dicono che è sbagliato perché portandola in una nuova casa potrei farla morire…”

trasloco2MORIRE per un trasloco?
Veramente resto allibita da quello che sta succedendo nel mondo cinofilo. Da un lato si fa pensare (con tanto di trasmissione TV) che per un cane sia normalissimo, anzi addirittura benefico zompare allegramente da una famiglia all’altra, cambiando quindi non soltanto ambiente, orari, abitudini eccetera, ma anche il suo stesso branco; dall’altra “tutti” (almeno nella cerchia di amicizie e parentele dell’amica che ha scritto) dicono che un cane potrebbe morire trasferendosi, con la sua umana di riferimento, in una nuova casa.
A dire il vero io un’idea su questa storia me la sono fatta: siccome la cagnolina è il cane di famiglia, e i genitori della ragazza ci sono affezionatissimi, sperano di fargliela lasciare a loro dipingendo questo scenario apocalittico. Però, per arrivare a dipingerlo, almeno un po’ devono esserne convinti anche loro. D’accordo trovare scuse, ma deve anche trattarsi di argomenti minimamente credibili, altrimenti si rischia solo la crassa risata in faccia (tipo: se uno provasse a non far cambiare casa al cane dicendo “Guarda che se lo porti via da qui gli crescono la proboscide e le zanne”, non otterrebbe certo un grande credito).
Quindi: che possa morire magari no, ma che il cane soffra cambiando casa qualcuno evidentemente lo pensa davvero.
E invece è falso, falsissimo, totalmente avulso dalla realtà.
C’è da dire che è falsa anche la credenza che riguarda i gatti, di cui si dice che siano molto più legati all’ambiente che non ai familiari: non è assolutamente così.

fabreQuesta credenza è stata diffusa nell’Ottocento dal naturalista Jean-Henry Fabre, che lo sostenne in uno dei suoi racconti. Essendo molto conosciuto sia come studioso che come scrittore, tutti pensarono che quella che scriveva fosse la Verità Assoluta e l’idea del gatto “che ama di più la casa del padrone” divenne una delle leggende metropolitane più diffuse del mondo. Se pensiamo che Fabre spiegava anche che per far cambiare ambiente al gatto era opportuno chiuderlo in un sacco (forse Trapattoni prese spunto da qui per la sua celeberrima frase…), possiamo renderci conto di quanto ne capisse di gatti questo signore. In realtà Fabre faceva l’entomologo (anzi, è stato proprio l’inventore dell’entomologia): quindi, visto il trattamento che normalmente i gatti riservano agli insetti, non aveva poi troppa simpatia per la specie felina! C’è da dire, in compenso, che Fabre fu uno dei primi oppositori della vivisezione e che, come tale, merita un plauso… anche se è stato autore di una delle più grandi corbellerie feline di tutti i tempi.
Se la diceria ha attecchito, però, un motivo c’è: e sta nel fatto che i gatti, specie quelli che vivono in ambienti piuttosto limitati, non hanno – in media – la stessa capacità di orientamento dei cani.
Se portate in mezzo a un prato un gatto che è sempre vissuto in casa, potreste assistere a scene veramente pietose: il micio, invece di mettersi a correre e di godersi la libertà, potrebbe restare paralizzato e urlare disperato perché non sa più dove si trova. In queste occasioni, a volte, i gatti non riconoscono neppure i loro umani.

trasloco3Ovviamente un po’ di disorientamento può colpirli anche in occasione di un trasloco: infatti, per le prime ore, a volte si aggirano furtivi e con l’aria decisamente impaurita e/o schifata, rifiutando anche le coccole. Da qui a pensare che “rimpiangano la vecchia casa”, il passo è breve: ma in realtà stanno soltanto cercando di ricomporre una “mappa mentale” a cui poter fare riferimento.
I miei gatti (che sono stati tanti e hanno vissuto tanti traslochi, visto che io non sono mai stata ferma a lungo nello stesso posto) si sono comportati in modi molto diversi l’uno dall’altro: alcuni spaesati ed impauriti per qualche ora, altri per giorni, altri per niente.  Nemesi e Venerdì,  quando siamo venute a stare a Torino, hanno fatto il giro della casa con l’aria di clienti di un’agenzia immobiliare: non si sono nascoste da nessuna parte, hanno sniffato un po’ qua e un po’ là in tutte le stanze, poi hanno preso possesso del “loro” divano e ci si sono piazzate come se abitassimo ancora nella casa precedente.
E la Bisturi?
Be’, alla Bisturi forse qualcuno dovrebbe spiegare che abbiamo traslocato: perché lei, secondo me, mica lo sa.  Non ha fatto una piega: non si è neppure presa il disturbo di annusare granché in giro, ma si è fiondata direttamente sul divano e si è messa a russare.
Tanto per capire quanto un cane rischi di “morire” se si cambia casa…

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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