sabato , 18 novembre 2017
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Intervista con… il Pastore della Brie

NOTA: ogni tanto, come avrete già notato, spulciando tra le mie vecchie cose salta fuori qualche mio scritto pubblicato secoli fa. Quello che trovate qui sotto è un articolo sicuramente vecchissimo (era scritto a macchina!), ma non ho la più pallida idea di dove sia stato pubblicato. Anzi, non so neppure se sia mai stato pubblicato. Però mi è sembrato simpatico e quindi ve lo propongo, con una sola modifica nella frase che parla del divieto di tagliare le orecchie (che nell’originale non c’era, perché non era per nulla vietato). Se l’idea dell’intervista alla razza vi piace, fatemelo sapere: ho trovato solo questa, ma potrei farne altre nuove.

briard3

di VALERIA ROSSI – Signor Briard, vuole presentarsi?
– Con molto piacere. Sono un Pastore della Brie (o Briard, se preferite: per me fa lo stesso) di tre anni, a mantello fulvo, molto bello e tipico. Sono campione italiano di bellezza, ma questo passa in secondo piano rispetto all’orgoglio di rappresentare una razza antichissima che si sta diffondendo sempre più tra i cinofili moderni: e non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo i migliori cani del mondo.

Scusi se la interrompo: non le sembra di essere un filino immodesto?
– Assolutamente no: la verità non è immodestia, e siete proprio voi umani a dar credito a ciò che sto abbaiando. Nonostante la nostra taglia non proprio ridottissima e un mantello che ha bisogno di molte cure, noi Briard siamo sempre più richiesti: le nostre iscrizioni ai Libri Genealogici aumentano di anno in anno non solo in Francia (nostro Paese d’origine, dove siamo sempre stati amatissimi) ma anche qui in Italia e nel resto d’Europa. Una parte del merito va sicuramente ad alcuni esemplari della mia razza che stanno facendo carriera come top-models.

Vuol dire che è soltanto la bellezza a distinguervi?
–  No di certo! Quella viene sfruttata negli spot pubblicitari, e la cosa non mi dispiace affatto perché serve a farci conoscere al grande pubblico: ma in realtà chi si avvicina ad uno di noi resta conquistato soprattutto dal carattere, dalla fedeltà e dall’intelligenza. E non mi accusi nuovamente di immodestia, perché molti di noi (specialmente in Francia) sono addestrati a compiti difficilissimi come quello di cane-guida per non vedenti o di cane da protezione civile. E tutti sanno che per lavorare in questi campi occorrono grandi doti.

briard1E’ vero che voi Briard sapete amare il vostro padrone addirittura più degli altri cani?
– Questa è una domanda difficile, perché tutti i cani amano profondamente e perché ognuno di noi è convinto che non si possa amare più di così; la nostra storia però è ricchissima di aneddoti sulla lealtà, la dedizione e la fedeltà che un Briard sa portare fin dopo la morte, compreso quello da cui si pensa che derivi il nostro nome. Vuole che glielo racconti?

Certamente…
– Comincio col ricordare che la nostra storia è veramente molto antica: pare che un grande appassionato, forse addirittura un allevatore della mia razza, sia stato nientemeno che Carlo Magno!
Nel 1371, comunque, veniva ucciso Aubry Montdidier, proprietario di un Briard che purtroppo dovette assistere impotente all’omicidio; bene, qualche tempo dopo questo cane riconobbe l’assassino e lo attaccò furiosamente finché questi non ammise il suo delitto davanti a Carlo IV.
Il nostro nome, secondo questa storia, deriverebbe da “chien d’Aubry”, divenuto poi “chien de Brie” per una distorsione fonetica.
Mi rendo conto che forse si tratta solo di una leggenda (il nostro nome, con maggiore probabilità, deriva dalla regione omonima che si stende tra la Senna e la Marna), ma le leggende hanno sempre un fondo di verità.
In ogni caso, posso confermare che ognuno di noi sarebbe prontissimo a dare la vita per il suo umano in qualsiasi momento, e che ognuno di noi ha memoria ed intelligenza sufficienti per ricordare volti e fatti… e far tesoro di ogni esperienza, negativa o positiva che sia.

Questo significa che siete un po’ vendicativi?
– Be’… non esattamente: però, se una persona ci fa un torto, non lo dimentichiamo. Come abbaiavo prima, siamo cani disponibilissimi e possiamo collaborare con l’uomo praticamente in ogni campo; eppure qualche umano ci definisce “testoni” e “caparbi” e insinua che il nostro addestramento non sia dei più facili.
E’ evidentissimo che queste persone non sono riuscite ad instaurare un rapporto corretto col loro Briard: hanno commesso degli errori, e giustamente il cane ha perso la fiducia in loro.

briard6Può dirmi come nasce la sua razza? Abbiamo vostre notizie fin dal XIII secolo, ma quali cani hanno contribuito a rendervi così belli e particolari?
– Bella domanda: lei sarebbe capace di raccontarmi il suo albero genealogico fino al 1200?

Ehm… no, ho paura di no.
–  Ecco, nemmeno io: perlomeno, non sono in grado di essere molto preciso. Comunque so che diversi studiosi, in diverse epoche, hanno fatto ipotesi che univano le più svariate razze di cani. A puro titolo informativo posso citarle il Barbet, il Gos d’Altura catalano, i pastori polacchi, il Cao da Sierra de Aires, il Bobtail, il Bearded Collie e lo Shapendoes olandese.
Non si sa neppure di preciso se siamo una razza autoctona francese o se siamo arrivati in Francia al seguito di popoli nomadi, cosa possibilissima visto che siamo cani da pastore.
Personalmente non credo di avere così tante razze alle mie spalle, ma qualcuna delle ipotesi fatte dev’essere sicuramente valida: non mi dispiacerebbe discendere dal Barbet e da un’antica razza da pastore francese, come suppongono diversi studiosi.

Insomma, ci terrebbe molto ad essere un francese purosangue.
– Sgrunf… ma no: noi cani siamo superiori a piccinerie come il campanilismo. Il vero motivo per cui vorrei discendere dal Barbet è che stimo molto questo cane per la sua intelligenza. Troverei carino averla ereditata da lui.

E i suoi bellissimi orecchioni “a farfalla pelosa”, da chi li ha ereditati?
– Grrr… merde! Questi me li avete fatti voi umani, tagliandomi le orecchie quand’ero ancora un cuccioletto. Per fortuna questa pratica barbara oggi non è più in uso, anche se so che a molti umani piacciono moltissimo le orecchie tagliate e che vorrebbero continuare così. Ma almeno potreste chiedere la nostra opinione, prima di partire a sforbiciare!

briard2Lo so, lei ha perfettamente ragione; purtroppo parlare con un cane non è facile come sembra. Lo si può fare in un’intervista immaginaria come questa, ma nella realtà è un altro paio di maniche.
– Be’, basterebbe provarci. Cominciate a porvi le domande, e pensate a quello che potrebbe rispondervi il cane: in molti casi questo potrebbe bastare ad evitarvi grossi errori ed ingiustizie. Naturalmente non mi riferisco soltanto al taglio delle orecchie, ma ai cani che vengono tenuti alla catena, picchiati, o peggio ancora abbandonati…

Vogliamo tornare ad occuparci della sua razza, signor Briard? Temo che stiamo scivolando su un terreno imbarazzante.
–  Già, già… meglio cambiare argomento, vero?  Però pensateci, voi umani: abbaiare di me mi piace molto (noi francesi siamo tutti un po’ narcisisti… ), ma quando penso ai miei cugini meno fortunati mi viene una gran voglia di mordere qualcuno.

La capisco: provo anch’io lo stesso desiderio. Ma adesso mi vuole raccontare qualcosa sul suo passato di cane di pastore?
– Ah, bei tempi quelli! Però non è giusto parlare di “passato”: al mio Paese molti Briard sono ancora adibiti allo scopo originario di custodi e guide delle greggi. Purtroppo qui in Italia la pastorizia è quasi scomparsa, e nelle poche regioni in cui sopravvive vengono impiegate (giustamente, se vogliamo) soprattutto le razze autoctone.
Così noi Briard siamo utilizzati soprattutto come cani da guardia, da compagnia o da ring: ma la pastorizia ci è rimasta nel sangue. Non so cosa darei per poterci provare almeno una volta.

E’ vero che preferite lavorare da soli col gregge, senza l’intervento dell’uomo?
– Non sempre. Certo, quando siamo cuccioli l’uomo deve spiegarci come si fa: ma poi diventiamo tanto bravi da poterci arrangiare benissimo da soli. Ho sentito parlare di due pastori della Brie che erano abituati a recarsi al pascolo da soli e che rifiutavano di lavorare se l’uomo li accompagnava: posso capirli. Questa è mancanza di fiducia bella e buona!

briard_puppyPuò darsi; ma non è che voi siate un po’ troppo permalosetti?
Mais non! Siamo semplicemente consci di valere qualcosa (diciamo pure parecchio) e non ci va di essere considerati semplici “cani”, intesi come esseri inferiori. Ci piace collaborare con l’uomo, non subirne le imposizioni: collaborando noi diamo il meglio di noi stessi.
Per esempio, perché strillarci contro quando basta parlare a voce bassa, calma e pacata? Non è il caso di perforarci le orecchie per chiederci di eseguire un esercizio. Non parliamo poi delle botte: se un umano pensa di persuadersi a svolgere un qualsiasi lavoro con le maniere forti, troverà pane per i suoi denti.

Non mi venga a dire che lo mordete: so benissimo che non lo fareste mai!
– Infatti è così: ma perché ragionare sempre in termini di violenza? Io, quando sono arrabbiato, metto il muso. Divento cieco sordo e muto, e quando il mio umano mi chiama mi giro dall’altra parte; le assicuro che capisce al volo l’antifona! Ovviamente non mi permetterei di fare una cosa simile se fossi stato sgridato e ripreso per qualcosa che ho effettivamente combinato; una volta, da cucciolo, mi è proprio scappato di distruggere una scarpa, e quando il capo me ne ha dette di tutti i colori sono stato zitto e buono.

briard_puppy2Errori di gioventu’…
– Eh sì, da cuccioli può succedere, specialmente quando si cambiano i denti e viene una tremenda smania di rosicchiare. Certo, potevo prendermela con uno dei miei giocattoli; ma quella scarpa era così invitante!

Lei, quindi, vive in appartamento?
– Vivo in una casa con un piccolo giardino, ma di solito preferisco stare insieme agli umani, discutere con loro, giocare con loro. Logicamente ho bisogno di sgranchire le zampe piuttosto spesso, e in questi casi il giardino è prezioso: ma molti miei fratelli vivono in appartamento e non hanno problemi, perché i loro amici a due zampe li portano a correre abbastanza spesso.

Mi ha detto che ama giocare: tre anni non sono un po’ troppi per comportarsi come un cucciolotto?
–  Niente affatto: il gioco è la cosa più importante della vita! Come tutti i cani da pastore, noi restiamo un po’ cuccioli anche quando siamo anagraficamente adulti; certamente siamo più riservati verso gli estranei, ma con gli umani del nostro branco adoriamo giocare…e prendere più coccole possibile.

briard5E come cani da guardia, come vi comportate?
– Benissimo! Serve dirlo? Siamo molto eclettici e sappiamo fare di tutto: non disponiamo di un’aggressività troppo alta e tantomeno incontrollata, ma quando viene il momento di difendere la nostra casa o i nostri amici bipedi non abbiamo la minima esitazione. Per quanto riguarda la difesa personale ci serve un addestramento specifico, mentre la guardia per noi è istintiva e spesso riusciamo a farla con molta oculatezza anche senza alcun insegnamento.

Che vuole dire “con oculatezza”?
– Vuol dire che la nostra spiccata sensibilità ci fa distinguere “a naso” (è proprio il caso di dirlo) gli amici dai nemici. Non siamo tipi da avventarci contro chiunque solo perché ha varcato i nostri confini territoriali: personalmente, se arriva un intruso, gli abbaio di tornare indietro perché quella è proprietà privata, ma non gli rifilo subito un morso. Se invece il tizio è un malintenzionato, di solito lo capisco al volo: in quel caso non rispondo assolutamente dello stato dei suoi polpacci.

Lei parla sempre di “umani”, di “capi”, di “amici a due zampe”: mai di “padroni”. C’è una ragione precisa?
– Certo che c’è: credevo che si fosse già capito chiaramente da quel che ho abbaiato fino ad ora.
Il concetto di “padrone” implica, all’altro capo del guinzaglio, quello di “servitore” o di “schiavo”: e questa è una definizione che nessun Briard accetterà mai, perché noi possiamo – e vogliamo – essere trattati da pari a pari.
Certo, siamo cani: e il fatto di essere cani ci “costringe” praticamente ad amare anche l’umano che vuole comportarsi da vero e proprio “padrone”. Ma questo non significa che una persona di questo genere meriti la nostra stima e il nostro rispetto: che quindi non avrà mai, neppure se gli vogliamo bene.

Lei è soddisfatto del rapporto che ha con il suo amico a due zampe?
– Soddisfattissimo; non sarei diventato neppure un campione di bellezza se non lo fossi stato, perché un Briard è veramente bello solo quando ha la faccia felice. Io lo sono perché sono entrato nel mio attuale branco quand’ero un cucciolo molto piccolo, ed ho trovato persone che hanno cercato di capirmi anziché pretendere che fossi io a capire loro. Certo, adesso ci riesco: nonostante sia di lingua francese, capisco perfettamente l’italiano. Ma da un cucciolo di due mesi non si può pretendere altrettanto.
Oggi, con le persone della mia famiglia, ho un rapporto bellissimo: io sono il loro cane, loro sono i miei umani. Questo è il giusto modo di vivere per un Pastore della Brie… o forse per tutti i cani del mondo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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